martedì 29 novembre 2011
SENZA UNA SCELTA IDENTITARIA FORTE, NON C'E'SALVEZZA PER L'EUROPA
venerdì 17 dicembre 2010
AUTENTICITA' E "COSCIENZA INFELICE"

Potter’s New Book Emphasizes Contradictions of Authenticity Rhetorics. Nouveau livre d’Andrew Potter met en exergue les contradictions des « rhétoriques de l’Authenticité ».Potters letztes Buch emphatisiert Gegensaetze in der "Rhetorik der Autenticität".
Abbiamo già espresso, nel nostro precedente post, il nostro tributo agli Autori americani che collaborano a “The National Interest”, rivista di cui non condividiamo certo, al 100%, l’impostazione, ma di cui non possiamo, tuttavia, non sottolineare l’invidiabilmente alto livello.
Come abbiamo recensito con il massimo interesse l’articolo di Fred Baumann sulla crisi del concetto di umanesimo, così non possiamo neanche passare sotto silenzio l’altrettanto interessante recensione di R. Jay Magill Jr., “The Unreal Thing” (The American Interest, Vol. VI, N. 1, September/October 2010, pag. 104), dedicata ad un altro tema altrettanto scottante per ciò che riguarda le culture che fanno riferimento al “Canone Occidentale”: la "retorica dell’autenticità".
Come giustamente rileva l’Autore, la ricerca dell' autenticità costituisce una costante della cosiddetta "modernità occidentale"-una ricerca che passa attraverso tappe oramai consacrate, come, per esempio, la morte di Socrate, le opere di Lutero, Calvino, Rousseau, Thoreau, l’“alienazione” marxiana, la pittura contemporanea, eccetera.
Come rilevava già Thorstein Veblen, nelle moderne società capitalistiche, la ricerca dell’autenticità è strettamente legata ad un’affermazione di “status”, e, nella postmoderna società del ceto medio, al “feticismo della merce”.
La realtà è che l’idea, intrinsecamente rousseuiana e nietzscheana, dell’“autorealizzazione” è impossibile a conciliarsi, checché ne pensino Rorty e Vattimo, con l’“ideologia dell’eguaglianza” tipica dell’Occidente americanocentrico.
Un “riconoscimento” ben più efficace della propria “autenticità” era garantito, paradossalmente, molto meglio, come osserva l'armeno Ter Levossian, dagli antichi Imperi e dalla loro “integrazione differenziata”, che non dalle attuali democrazie, ove vigerebbe (ma solo teoricamente), l’“individualismo di massa”, ma, invece, si oscilla, di fatto, fra due estremi: da un lato, l’omologazione totale su una “way of life” assolutamente conformistica e meccanizzata, e, dall’altro,il potere incontrollato delle oligarchie del denaro.
Come nel caso precedente, crediamo che Paesi diversi, come, per esempio, l’Europa, ma anche Israele, i Paesi Islamici o l’India, siano (paradossalmente) meglio in grado di fare fronte alla crisi della “retorica dell’autenticità” di quanto non possa fare l’America. Infatti, avendo, l’America, rifiutato “a priori” ogni continuità con la pluralità (e, se si vuole, l’irrazionalità) delle “identità ereditate” delle società tradizionali, essa non è in grado di offrire, ai propri cittadini, alcun punto di riferimento per sfuggire, nella loro “ricerca di autenticità”, alla vuotezza della città tecnologica postmoderna.
Sono, invece, paradossalmente, proprio gli Europei, che sono all’origine delle contraddizioni dei concetti dell’Umanesimo e dell’Autenticità, ad essere quelli che (volendo e potendo), potrebbero pronunziare una parola risolutiva su questa questione.
giovedì 21 gennaio 2010
L'UCCISIONE DELL'INCONSCIO

Massimo Recalcati, nel suo nuovo libro "L' uomo senza inconscio", editore Cortina, mette in rilievo una questione a nostro avviso centrale per il futuro dell' umanità: attraverso la sua pretesa di "razionalità", la presente civiltà tecnocratica mira a modificare a tal punto la psiche umana, da rendere impossibile un' esistenza libera e personale, che ha, come presupposto, un substrato irrrazionale e soggettivo.
Molti autori hanno segnato il percorso di questo processo, e la reazione contro lo stesso: Platone, con l' identificazione fra bene e ragione; Cartesio, con la riduzione dell' essere alle idee chiare e distinte; Kant, con il suo Imperativo Categorico disincarnato; Hegel, con la sua idea di Spirito Assoluto; Lukàcs, con la sua condanna dell' irrazionalismo come decadentismo borghese. E, di converso, Nietzsche, Freud e Jung, pure con accenti diversi, hanno posto in evidenza l' irriducibilità dell' uomo alla pura razionalità.
La filosofia occidentale aveva sottolineato l' esigenza di "sottrarsi alle passioni" attraverso la razionalità; anche il Cristianesimo e l' Islam, pur essendo basati sulla fede, avevano accettato, fino ad un certo punto, l' orientamento razionalistico della filosofia; con l' interpretazione evolutiva del Cristianesimo, inaugurata da Giocchino da Fiore, sviluppata da Lessing e Kant, e portata a compimento dagli hegeliani e dai positivisti, la distruzione dell' elemento irrazionale ed individualizzante diveniva il presupposto necessario per la realizzazione della Fina della Storia, un' era in cui gli uomini, non più guidati dalle loro preferenze soggettive, bensì dalla razionalità strumentale ed economica, avrebbero potuto conciliare le loro diverse esigenze attraverso un processo dialettico ed impersonale.
Espressione di questo processo, il "General Intellect", una coscienza collettiva che risolve via via tutte le qestioni attraverso una risposta universale, valida per tutti gli uomini.
Con il positivismo ed il marxismo, è chiaro che questa risposta collettiva è di tipo economico, dove, in contrasto con le pulsioni dell' inconscio, le risposte possono essere universali, in quanto basate su astrazioni matematiche, come, per esempio, "la massima ofelimità".
Pertanto, il General Intellect, che esso si esprima attraverso la forma del Partito egemone, oppure in quella dei processi anonimi del mercato, si sovrappone e si impone alla libera creatività dei soggetti, sia pure una soggettività collettiva, e, quindi, politica e mediata, per apparire, invece, come un processo oggettivo, a cui tutti, religioni, popoli, intellettuali, debbono inchinarsi.
L'espressione di soggettività eccentriche viene condannata come immorale e repressa come eversiva. Emerge, seppure con estrema difficoltà, una "middle class" universale che rifugge tanto dai miti atavistici della religione e dell' onore dei vecchi ceti agrari, quanto dall' egocentrismo del "dandy" intellettuale.
Nonostante il mito della "libertà", la "middle class" è imprigionata in un meccanismo sociale onnipervasivo, che satura ogni spazio libero dell' esistenza con gli impegni del lavoro, del bilancio familiare, della documentazione burocratica, delle relazioni sociali, dell' entertainment forzato, dello shopping.
Vengono eliminati gli spazi di silenzio, di riflessione.
Non c'è più tempo per sognare, per coltivare ambizioni, amori, avversioni.
La "Fine della Storia", in cui tutti i conflitti saranno superati, si presenta come la "Fine dell'Uomo".Questo, già dal punto di vista psichico. Per non parlare, poi, della fine anche fisica dell'uomo, sostituito dalle "macchine intelligenti".
Tutto ciò è, forse parzialmente, inevitabile, in quanto iscritto "nel DNA" dell' uomo in quanto "animale incompiuto", che, avendo il libero arbitrio, è costretto a mutare, ricercando, però, in ultima analisi, un nuovo punto di equilibrio, in cui il macchinismo sostituirà l' istinto, ed eliminerà il libero arbitrio.
Ma questo significa, forse, che dobbiamo rinunziare a ogni lotta?
Credo che il minimo che si possa pretendere di tentare sia studiare almeno questi processi, per cercare di governarli. E' il grande "dibattito sul Superuomo" che Nietzsche avrebbe voluto lanciare, ma che ha trovato così grandi difficoltà ad avviarsi.
In concreto: che cosa riteniamo che sia "essenziale per l' uomo", in un momento in cui la macchina può sostituire il corpo, forse anche il cervello, ed i meccanismi sociali possono "disciplinare" gli uomini al punto di farli diventare eguali fra di loro?
Quando si riuscisse a "salvare"o "duplicare" il nostro profilo biopsichico in un "disco rigido" o un "chip", come se fosse uno spettacolo o una biblioteca, ci saremmo così garantiti l'eternità, oppure vi sarebbe qualcosa di noi, "l' Anima", che non potrebbe essere né"salvata", né "replicata" in questo modo?
