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mercoledì 13 luglio 2011

OMAGGIO A OTTO D'ASBURGO

Death of Otto of Habsburg, leader of Paneuropa.
Mort d' Otto d'Habsbourg, leader de Paneuropa.
Tot von Otto von Habsburg, Leader von Paneuropa.

E'deceduto Ottone d'Asburgo-Lorena, erede della Casa d'Asburgo, leader di Paneuropa e europarlamentare tedesco. 
Ottone divenne Principe Reale ed Imperiale delle Corone d'Austria e d'Ungheria quando suo padre, l'Arciduca Carlo, ascese al trono.
Alla conclusione della prima guerra mondiale, le potenze vincitrici imposero l'esilio degli Asburgo e la costituzione della Repubblica Austriaca.Il Regno  d'Ungheria riuscì invece a salvaguardarsi. Tuttavia i franco-britannici impedirono agli Asburgo di recarsi in Ungheria a riottenere la Corona, sicché l'Ungheria rimase un Regno con trono vacante sino alla seconda guerra mondiale, sotto la reggenza dell'ammiraglio Miklos Horthy.
Nel frattempo, il Parlamento austriaco aveva ratificato l'esilio per la dinastia degli Asburgo e aveva provveduto a confiscarne tutte le proprietà ufficiali (Habsburgergesetz, 3 aprile 1919).
Dalla morte del padre e per tutto il tempo che egli rimase in esilio con la sua famiglia, Ottone si considerò il legittimo imperatore d'Austria, ribadendolo in diverse occasioni.
Fervente patriota austriaco, Ottone si oppose all'Anschluss nazista dell'Austria.  Ottone, ricercato dai nazisti, fu costretto a lasciare l'Europa ed a raggiungere Washington (1940 – 1944).I suoi cugini Massimiliano duca di Hohenberg ed il principe Ernesto di Hohenberg vennero arrestati ed inviati in un campo di concentramento sino alla fine della guerra.Negli anni a seguire Ottone si  adoperò per l'Europa unificata come presidente dell'Unione Paneuropea Internazionale, titolo che era stato di Richard Coudenhove-Kalergi
Dal 1979 sino al 1999 fu membro del Parlamento Europeo per la CSU.  Nell'ambito del suo impegno come parlamentare si adoperò fortemente per l'allargamento  dell'Unione Europea, in particolar modo per l'ammissione di Ungheria, Slovenia e Croazia .


 

martedì 28 giugno 2011

MANIFESTO: IL MONDO DELLA CULTURA CONTRO LO SFASCIO DELL' IDEA EUROPEA


Manifesto: Culture's World against Jettison of European Ideal.Le Manifeste: Le monde de la culture contre la ruine de l' idéal européen.Manifesto:Kulturwelt gegen die Ruine des europaeischen Ideals






Il livello di fiducia nell’Unione Europea (UE) ha raggiunto oramai i suoi minimi storici.
ALL’UE NON E’ STATA, FINO AD ORA, ATTRIBUITA UNA CAPACITA’ DECISIONALE ADEGUATA A  VALORIZZARE LE  CARATTERISTICHE DELL'UNIONE, UNICHE AL MONDO: il PIL complessivo più elevato;la valuta più forte; il più elevato “surplus” nell’ export di beni culturali (salvo che per gli audiovisivi); le Forze Armate più numerose.
MA, NONOSTANTE TUTTI I DIFETTI DELLA UE, L’ EUROPA SIAMO NOI; QUINDI, NON POSSIAMO USCIRNE, QUAND'ANCHE LO VOLESSIMO.
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1.Un antico ideale

E’questo ciò che intendiamo quando affermiamo che, senza mai essere stata, né una nazione, né un impero, “L’EUROPA E’ STATA ED E’ UNA COMUNITA’ DI DESTINO”. In particolare, come gli altri Continenti e Sub-Continenti del mondo, l’Europa ha sviluppato, nei secoli, un suo specifico modo di essere (il “Modello Socio-Economico Europeo”), non solo è il più consono al modo di pensare e di vivere degli Europei, ma che potrebbe anche costituire un prezioso contributo, da parte dell’ Europa, al resto del mondo, a condizione che essa fosse  capace di ascoltare le esigenze degli altri e di trarne  idee innovative, proponendole senza arroganza eurocentrica.

2.Un progetto “dirottato”
 
Non riteniamo che l’Unione dei nostri giorni corrisponda alla vera e propria  Idea Europea -la quale ultima un progetto culturale millenario, che, fin dal Medio Evo, ha voluto  dare forma alla “Comunità di Destino”europea che l'Europa costituiva e ancora costituisce-
Quegli antichi  intellettuali e politici, come Dubois, Podiebrad, Sully, St.Pierre, Leibniz,
Kant, Rousseau, Novalis, Mazzini e Nietzsche, nonostante le loro diversità, condividevano già  la visione dell’ Ideale Europeo come indispensabile baluardo di un'unica Comunità di Destini.
Durante la “Guerra Civile Europea” (1914-1945), diversi intellettuali federalisti, come Coudenhove Kalergi, Galimberti e Spinelli,  avevano già anche abbozzato le strutture di una Federazione Europea, comprensiva di tutta l’ Europa, dotata di poteri politici, economici e militari.
In realtà, la “Crisi dell’ Europa” è soltanto la crisi della “Cultura Funzionalistica” dell’ Unione, non già quella dell’ Europa come Comunità di Destino. I Padri Fondatori avevano compreso che la strategia “funzionalistica” (basata sull’ attribuzione, alle Istituzioni, di limitati poteri economici) costituiva solo un compromesso.Perciò, essi avevano già anche previsto che, se la costruzione europea fosse giunta ad uno stallo, gli Europei avrebbero dovuto riprendere  il loro percorso comune, ma partendo, stavolta, dalla cultura, non dall’ economia. Si deve quindi tenere  anche conto dalla necessaria autocritica degli errori ed omissioni dei politici e degli  intellettuali europei negli ultimi cinquant'anni.
Oggi, di fatto, rimangono da costruire tutti e cinque i Pilastri dell’ Idea Europea:la Costituzione; la Politica Estera e di Difesa Comune;la Politica Europea Economica e Industriale;il Sistema Socio-Politico Europeo;l’allargamento a tutto il Continente.
Nel frattempo, le “Comunità Europee” create dai Padri Fondatori, sono state sostituite da un’ “Unione” senz’anima, sempre più simile a una mera “sezione europea ” della Globalizzazione, e sempre meno capace di resistere agli eccessi di quest'ultima.

3. Sfida all’ Europa.

Alla fondazione delle Comunità,l’Europa era ancora immersa in un “guscio protettore” di  Eredità Culturale Europea, che, nelle intenzioni dei Padri Fondatori, le Comunità avrebbero dovuto promuovere, non già cancellare. La sfida, oggi, ci viene, invece, dagli esiti estremi della Globalizzazione, che rischiano di cancellare, con il declino dell’ Europa, anche i residui stessi dell’Eredità Culturale Europea. Sfortunatamente, il “Metodo Funzionalistico” è inefficace contro questa minaccia, sicché la cultura europea è chiamata ad elaborare soluzioni alternative da proporre alla politica.

4.Ripartire dalla Cultura.

Le statistiche dimostrano che l’ Europa è il continente più acculturato del mondo. Se, fondandosi su questa propria eccellenza, l’Europa riuscisse a pensarsi come il baluardo non solo dell' ’Eredità Culturale Europea, ma perfino dell' Eredità Culturale Mondiale , essa avrebbe tutte le potenzialità per divenire una   forza trainante per tutto il mondo, capace di rispondere alle tre questioni fondamentali in cui si articola la sfida della Globalizzazione: l’avvicinarsi dell’era delle “Macchine Spirituali”, in competizione, per la supremazia, con la stessa Umanità; la consapevolezza che l’Eredità Culturale europea non è che una delle grandi tradizioni dell' Eredità Culturale Mondiale; la consapevolezza del Modello Socio-Politico Europeo come l'unico strumento per consolidare, nel contempo,e la nostra comune forza economica, e la nostra solidarietà sociale.

5.La missione degli intellettuali .
 
Da una siffatta iniziativa degli intellettuali, dovrebbe poter nascere un Nuovo Discorso Europeo, capace di attualizzare l’Eredità Culturale Europea nel nuovo ambiente della Globalizzazione. Per potervi contribuire, gli intellettuali europei riconoscentisi nell’approccio qui suggerito dovrebbero porsi in grado, utilizzando tanto i nuovi mezzi di comunicazione, quanto i meccanismi finanziari dell’ Unione, di proporre, entro tempi stretti, alla classe politica, a nuovi soggetti politici e ai movimenti dei giovani, nuove formule -concettuali, filosofiche, politologiche - per fronteggiare la Sfida all’ Europa–, i cui punti fondamentali potrebbero essere tratti dalle tradizioni del Federalismo Europeo: un dialogo autentico con tutte le culture mondiali; l’individuazione di un nuovo equilibrio mondiale, accettabile da tutti; un nuovo quadro istituzionale –una “Grande Europa”, in cui le nostre specificità venissero adeguatamente rappresentate e promosse-, un compiuto Ordine Giuridico Europeo, che realizzasse autenticamente i diritti sociali, umani e civili affermati, ma solo in teoria, dall’ “Acquis Communautaire”; un federalismo europeo e interno che costituisse un’effettiva rappresentanza di tutti, non già la moltiplicazione di inutili nomenklature.

Solo sfidando il qualunquismo, gli Intellettuali Europei potrebbero ricuperare una “leadership” morale e intellettuale ormai perduta, tramandando alle nuove generazioni un esempio vivente, fornendo un ideale per cui combattere ai giovani che protestano contro il presente, e restituendo ai cittadini la fiducia, che essi stanno perdendo, nell’ Europa, nella democrazia –e, infine, nella vita stessa-.
NON CHIEDETE COSA L’ EUROPA POSSA FARE PER VOI, MA COSA VOI POTETE FARE PER L’ EUROPA
Per Alpina srl,
(Lina Sarich)
Per AICCRE
(Alfonso Sabatino)
Per Poesia Attiva
(Bruno Labate)
Per l’Associazione Culturale Dialexis
(Riccardo Lala)
Per IPSEG
(Stefano Commodo)
Per Il Laboratorio
(Mauro Carmagnola)

domenica 23 maggio 2010

DIBATTITO SULLA CRISI DELL' EURO

Myriads of Themes Touched by Euro Crisis Stimulate all Kinds of Debates. Les milliers de sujets touchés par la crise de l' Euro soulèvent tout genre de débats. Tausende von den von der Eurokrise beruehrten Themen erwecken Alle Arte von Debatten.





Le problematiche sollevate dalla "crisi greca" sono state così vaste, da legittimare il mondo giornalistico a scatenarsi con le argomentazioni più diverse: dal perchè l'Euro provpcherà la fine dell' Europa, a come ne provocherà il rafforzamento, dall' impossibilità di superare le differenze nazionali, alla crisi del modello sociale europeo, ecc...

Ci limitiamo solo ad alcuni dei temi trattati, che maggiormente si avvicinano alle nostre problematiche.

1)Impossibilità di fare l' Europa per l' eccessiva diversità fra gli Stati membri (Edoardo Nesi, Ai miei nipoti dirò "Un sogno", Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26)

Ci sembra poco plausibile, perchè i grandi Stati continentali che dominano il presente sono tutti molto diversi fra di loro.

L' America per prima comprende territori così diversi come il Maine e l' isola di Guam, l' Alaska e Puerto Rico, la California e il Vermont, e popoli così diversi come i WASP e i nativi americani, i Latinos e gli Afro Americani.

L' India possiede l' Himalaya e la Maldive, il deserto del Rajasthan e la giungla dell' Assam, popoli sinotibetani "gialli" nell' estremo Nord, Dravidi di pelle scura nel Sud, Ariani di pelle chiara nel centro.L'India, pur esssendo fortemente induista, possiede la più vasta popolazione mussulmana del mondo.L' India ha 22 lingue ufficiali, 350 lingie nazionali e 2.500 dialetti.

Anche la Cina è una realtà composita, con una sessantina di lingue e nazionalità, di cui alcune (mongoli, Uiguri, Mancesi, Miao-Yiao), non sono neppure sino-tibetani.Vi sono rappresentati, oltre ad un gran numero di atei e di Confuciani, Taoisti, Buddisti, Cristiani e mussulmani.

Certo, ciascuno di questi Paesi è tenuto insieme da due fattori: un' identità ed uno Stato. Tutti e tre sono nati da profonde lotte per definire la propria identiità: le guerre contro l' Inghilterra e contro il Messico, la Guerra Civile Americana; la "Partition" con il Pakistan, le guerre indo-pakistane;le rivolte dei Taiping e dei Boxer, la lotta di liberazione contro il Giappone, la Guerra Civile Cinese.

Quindi, il motivo della difficoltà a fare l' Europa non è l' eccessiva diversità dei popoli, bensì la difficoltà della ricerca di un' identità comune, non imposta dai vincitori delle successive guerre civili.E, tuttavia, anche per gli altri grandi paesi continentali, le identità che, alla fine, hanno prevalso, sono identità antiche, che si sono affermate malgrado le convinzioni universalistiche e modernizzatrici dei Padri Fondatori: il Puritanesimo, la cultura sanscrita, il San Yao.

In Europa, non abbiamo ancora assistito a questa crisi del partito vincitore: il laicismo illuminista di fronte al Puritanesimo; il laicismo di tipo occidentale di fronte alla cultura tradizionale di matrice sanscrita; il maoismo di fronte al Confuciasnesimo.Se ciò avvenisse anche in Europa, ci si accorgerebbe che i conflittti di oggi (laicismo contro cattolicesimo), di ieri (liberalismo contro socialismo), dell' altro ieri (fascismo contro antifascismo), e dei secoli passati (Francia contro Germania e Inghilterra; Polonia contro Germania e Russia; rivoluzione contro reazione; cattolicesimo contro protestantesimo; cristianesimo contro Islam e contro paganesimo) non sono più determinanti.Il problema dell' Europa è come mantenere in piedi la propria cultura umanistica di fronte all' invadenza della Globalizzazione. E, per fare fronte a questo problema, l' Europa fuò fare ricorso alle risorse di una cultura millenaria, che va dal Paganesimo, al Cristianesimo, all' Ebraismo, all' Islam, all' aristocrazia, agli intellettuali indipendenti, alla borghesia illuminata, all' associazionismo.

2)La cultura come contrappeso (Charles Grant,Mi preoccupa l' isolazionismo.Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26):"La cultura è l' ultimo ambito in cui vedo ancora elementi di dinamismo e vitalità.Non credo, come sento spesso dire, che la cultura europea sia "vecchia" o troppo legata al passato.In tutti gli ambiti -dalla letteratura al cinema- ci sono delle avanguardie molto interessanti"

3)Mappatura della cultura europea (Tom McCarthy,Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26):"Quello che gli artisti possono fare è provare a intercettare la strada dove le arti si muovono.La cultura ha un andamento ciclico.Capita così che una delle sue forme si conquisti una posizione di predominanza rispetto alle altre: in Francia, per esempio, negli ultimi cinquant'anni, l' esplosione dei filosofi è andata a detrimento della letteratura.Nel Regno Unito i romanzieri e i poeti di oggi sono poco letterari, sono artisti delle arti visive. E' l' arte, non l' editoria, l'arena in cui la storia letteraria attivamente - e dcreativamente- si trasforma, si discute e progredisce."

4)Necessità di scegliere fra zona di libero scambio e vero stato federale ( Donald Sassoon, Smarrita Europa, dove vai , Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26). A noi sembra un argomento stantio: l' Europa è già ora più che un' Unione Doganale; ha notevoli politiche comuni. Certo, è meno di un vero Stato Federale.Tuttavia, a nostro avviso, non è tanto questo ciò che le manca, bensì un vero "centro propulsore", anche piccolissimo, ma fortemente autocosciente, motivato, lucido e proattivo, che studi sull' identità, formi le élite, programmi il futuro, intervenga nei meccanismi politici, lanci parole d'ordine, presidi i punti nevralgici (teologia, arti creative,scuola, finanza, alta tecnologia , politica estera e di difesa).

5)Politiche della creatività (Ross Lovegrove, Non perdere la creatività, Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26)."Inoltre l' Europa è talmente variegata al suo interno che è possibile pensare a LOndra, trovare i materiali a Milano e produrre in Polonia.Sono convinto che esistono gli estremi per creare un nuovo mercato della creatività.L' Europa non è morta, deve solo organizzarsi meglio"

6)Crisi del modello sociale europeo(Steven Erlanger, A social model, continent's pride, shows corrosion, International Herald TRibune, 22-23Maggio, pima pagina).L' errore di fondo di questo articolo, come di quasi tutti coloro che si occupano di questo tema, è quello di presentare il "sistema sociale europeo" come il prodotto di politiche "di sinistra" del 2° Dopoguerra, caratterizzate daun alto tenore di vita (rispetto agli standards degli altri Continenti).

In realtà, il "solidarismo",l'anti-competizione e l' alto tenore di vita hanno radici molto lontane.

Come noto, Aristotele esaltava l' "oikonomìa", la gestione del fondo agricolo", contro la "crematistica" ("l' arte di fare soldi"):L' "oikos" omerico era un piccolo regno solidaristico, dove padrone e sudditi si sentivano parte di uno stesso destino). I "Collegia", le "Confraternite" e le "corporazioni" coordinavano già dai tempi più antichi, su basi solidaristiche, l' operare economico dei settori produttivi.La legislazione sociale tedesca fu inventata nel 2° Reich tedesco, contro la volontà di liberali e socialisti.

L'alto tenore di vita deriva dell' enorme ricchezza ereditata dagli Europei dai loro antenati, che hanno creato una cultura unica, hanno arricchito di monumenti città e villaggi, hanno inventato artigianato e cultura pregiati, hanno creato imperi.

Questa diversa ricostruzione storica ha come conseguenza anche diverse previsioni.

Certo, anche secondo noi è possibile che le svantaggiose condizioni economiche possano indurre ad una riduzione del tenore di vita degli Europei, se essi non si organizzano adeguatamente per valorizzare al meglio la propria eredità.

E, tuttavia, non si vede come questa diminuzione del tenore di vita debba necessariamente condurre ad una riduzione dell' elemento solidaristico. Anche gli Stati del Socialismo reale, come i Paesi dell' Asse durante la II Guerra Mondiale, avevano untenore di vita più basso di quello occidentale. Però, questo non toglieva ch' essi fossere organizzati secondo principi solidaristici. Principi che derivano dalle tradizioni culturali, non già dalla contingenza economica, né dal prevalere dell' una o dell' altra formula politica.



giovedì 6 maggio 2010

LAì TIS EVRòPIS, XESIKOTHìTE!

Greek Crisis Obliges Everibody in Europe to Rethink Thoroughly Last 20 Years.La crise grècque oblige tout le monde en Europe to reconsidérer radicalement les derniers 20 ans. Griechische Krisis zwingt alle in Europa die letzten 20 Jahre grundsaetzlich zu umdeuten.


L'immagine del Partenone occupato, con lo striscione: "POPOLI D' EUROPA, INSORGETE!" non può farci meditare.

Siamo fra coloro che, da sempre, hanno ritenuto prima o poi inevitabile una "frattura forte" con il mondo "globalizzato".

Riteniamo anche che le ragioni della nostra preoccupazione siano quelle che stanno portando la Grecia sull' orlo della guerra civile, come ha affermato lo stesso Primo Ministro Papandreu, facendo appello alla solidarietà dell' opposizione.

"Nocciolo duro" di questa preoccupazione: STIAMO COLPEVOLMENTE SPRECANDO LE PPNOSTRE VITE! (ciò che avrebbe voluto evitare la "Parabola dei Talenti").

Le crisi cicliche, che sono una caratteristica strutturale delle economie moderne (capitalistiche e socialistiche: chi non ricorda le "rivolte per il pane" nell' Europa dell' Est?), sono in netto contrasto con l' idea classica e cristiana del "bene vivere", che significa un' organizzazione moderata dei beni economici ("oikonomìa"), per garantire arminia e continuità alla vita della famiglia e della Città.

Esse sono tipiche di un sistema economico manipolato, dove le crisi servono a mascherare l'inconsistenza del preteso progresso economico e della pretesa mobilità sociale.Inoltre, sono il sintomo del prevalere di valori razionalistici ed utilitaristici (la "crescita", la "speculazione"), contro i valori spiritualistici ed umanistici (l'"armonia", la "solidarietà", la "Cultura").

Nel corso degli ultimi 20 anni, si è tentato di persuadere il mondo intero che tutti i problemi della storia dell' Umanità fossero in procinto di essere risolti, in quanto il "General Intellect" si sarebbe liberato dell' ultimo "errore", il Marxismo.

A questo punto, la Ragione, la Scienza e la Tecnica, attraverso l' America, l' Occidente, le Organizzazioni Internazionali e il Mercato Globale, avrebbero abbattuto i limiti ideologici, i pregiudizi culturali, le strozzature organizzativa, e sarebbe cominciata un' era di crescita illimitata, in cui ciascuno avrebbe trovato la piena soddisfazione dei suoi bisogni.

Nulla di tutto questo.

Al contrario, i più feroci pregiudizi (spirito di elezione, esclusivismo religioso e ideologico), il più chiuso egoismo (spirito "punitivo" verso tutti gli "Altri"), la più incredibile incultura ("realities", "talk shows").Ma non solo: intere classi sociali rovinate; intere generazioni che non entreranno mai nel mondo del lavoro; interi popoli, come quello irakeno e quello afgano, che sono in guerra da 20 anni.

Di fronte a questo sfacelo, che cosa obiettare a coloro che ci chiedono DI INSORGERE?

Ovviamente, insorgere contro la riduzione della società ad economia, contro l' egemonia dei mediocri, contro la propaganda menzognera. Ma anche contro l' assurda fiducia che lo Stato ociale possa sopravvivere fondendosi con la finanza internazionale; che l' Euro possa fondare la sua forza sull' alleanza con le banche d' affari americane.

L' unica speranza è che le società reali (la Società Civile Europea, gli "intellettuali inorganici", le strutture pubbliche europea e nazionale) oppongano un adeguato "contrappeso" alla globalizzazione selvaggia, ed un nuovo progetto, che ritorni alle basi originario del Sistema Socio-Politico Europeo:

-politica sociale di "armonia", fra "sviluppo" e "conservazione", fra "élite" e "popolo";

-programmazione concertata a lungo termine;

-bassi tassi di profitto ma sicurezza degli investimenti;

-privilegio della cultura e della solidarietà sul consumismo.

Non possiamo sperare che questo movimento parta da solo, o sia attivato da qualcuno di esterno (Governi, Chiese).Dev' essere attivato dalle "minoranze pensanti" del popolo europeo.

venerdì 23 aprile 2010

L'IDENTITA'BELGA


Fall of Belgian Government Raises Question on Belgian Identity.La chute du Gouvernement belge solicite une réflection sur l' Identité Belge.Fall der belgischen Regierung reizt Fragen ueber belgische Identitaet







Come noto, Baudelaire, esiliato a Bruxelles dai giudici del 2°Impero a causa del carattere licenzioso dei Fleurs du Mal, fu un accanito critico del Belgio, da lui considerato come la quintessenza della vita borghese ed amorfa.

Il Belgio si era acquisito questa fama anche a causa del suo presunto carattere "artificiale", legato alla sua pliuralità linguistica. E, tuttavia, non è proprio vero che il Belgio non abbia un' identità, né che questa fosse statea creata artificialmente nel 1830.

Infatti, già Giulio Cesare aveva definito i Belgi come il più valoroso fra i popoli celtici.

La Provìncia Belgica ebbe sempre una posizione definita all' interno dell' Impero.

La divisione fra Fiandre e Vallonia risale alla diversa composizione etnica delle due parti del Regno dei Franchi, Austrasia e Neustria.

Nel Medioevo, paradossalmente, la Contea delle Fiandre faceva parte del Regno di Francia, mentre la Vallonia costituiva il Ducato di Bassa Lorena all' interno del Regno di Germania.

Bruxelles è parte del Brabante. Essa ha, fino dal 1300, una sua costituzione feudale, la Joyeuse Entrée.La città stessa è governata dai Sette Lignaggi.

Tanto i Fiamminghi quanto i Valloni parteciparono attivamente alle Crociate (Baldovino di Fiandra e Goffredo di Buglione).Le Crociate arricchirono particolarmente le caittà commerciali del Nord.

Dalla Bassa Lorena proveniva la casata dei Lussemburgo, che governò l' Impero, la Boemia e la Polonia.

Le principali città (Bruges, Gand e Anversa) sono parte della Lega Anseatica.

I feudi dei Lussemburgo passarono alla Borgogna, e, con questa, agli Asburgo,sottpo i quali il Belgio fu unito all' Olanda.

La rivolta di Egmont contro il Duca d'Alba fu esaltata da Goethe e da Beethoven, come esemplare dell' antico spirito di libertà.

In seguito alle Guerre di Religione, si distinse una Belgica Regia, che si staccò dalle Province Unite, restando sotto gli Asburgo. Bruxelles divenne una corte asburgica.

Dopo l' annessione all' Impero Francese, con il Trattato di Vienna il Belgio fu annesso al Regno di Olanda, da cui si staccò del 1830, dando il via a moti liberali in tutta Europa.

Attualmente, il Belgio ha un ordinamento federale che assomiglia a quello che qualcuno vorrebbe introdurre in Italia, basato non già su un'autonomia di singole Regioni o CAntoni, bensì sulla sovrapposizione fra Comunità e Regioni, per cui si hanno un Nord (Fiandre), un Sud (Vallonia), e due realtà un po' ibride (Bruxelles capitale e la Comunità Germanofona).Questa struttura ricorda sotto molti punti di vista quella Medievale, con la Contea delle Fiandre, il Ducato di Bassa LOrena e Buxelles retta dai Sette Lignaggi sotto la tutela della Joyeuse Entrée.

Soprattutto, vige in Belgio, ancor più che non in Olanda, il principio del consociativismo "Verzuiling", per cui ogni istituzione è suddivisa equamente fra Fiamminghi e Valloni, fra cattolici e laici.

Si hanno così un' Università cattolica e una laica, un Partito Democristiano Vallone e uno Democristiano Fiammingo, uno socialista vallone ed uno socialista fiammingo, ecc....

A ogni crisoi di governo si parla di una scissione del Paese, ma c'è da chiedersi quanto questo cambierebbe la realtà delle cose.

D'altro canto, Bruxelles è sede delle principali istituzioni europee, e ne trae anche notevoli benefici. Penso che questo dovrebbe preoccupare maggiormente i Belgi, specie oggi, quando giungono sempre nuovi Stati membri dell' Europa Centrale e Orientale, e sembrerebbe ora di spostare qualche Istituzione verso Est.

In ogni caso, l' esperienza del Belgio nel dirimere le questioni intracomunitarie sta ancora giovando ai Belgi, che hanno ottenuto la carica di Presidente per Herman van Rompuy, massimo esperto di Verzuiling.

martedì 16 marzo 2010

LA FIAT DEVE RESTARE EUROPEA

Rumors about Spin-off of Fiat Auto Should Raise Debate about "Nationality" of FIAT. Les indiscrétions sur apport d'actif du secteur automobile solicitent un débat à propos de la "nationalité" de FIAT. "Geruechte" ueber Boersennotierung des PKW-Sektor entwickeln Neugier ueber "Nationalitaet" von FIAT


Sarà la decima volta che sentiamo di una possibilità di "scorporo" del Settore Auto della FIAT, e del suo conferimento ad un nuovo Gruppo, formato con nuovi partner internazionali, nel quale la Famiglia Agnelli non deterrebbe più il controllo assoluto (SIMCA, Peugeot, Ford,Mercedes/Chrysler, Ford, General Motors, TATA,di nuovo Chrysler,ecc...).

Eppure, fino ad ora, queste ipotesi non si erano mai materializzate.

Ciò significa che vi sono seri motivi per cui l' ipotesi è allettante, ma anche per cui essa non può avvenire.

Essa è allettante in quanto l' industria automobilistica è per sua natura mondiale, e i condizionamenti nazionali, locali e familiari, le stanno stretti.

Essa è impossibile perchè l' industria automobilistica (come la maggior parte delle industrie moderne) non può essere, né pensata, né creata, né sviluppata, né gestita, né mantenuta, né difesa, né, comunque, sopravvivere, senza una decisa opzione da parte "del Politico" (ideologia, Stato, Nazione, burocrazia, partiti, territorio, sindacati). "Politico" che "pensa" l' industria come strumento della Ragione vincitrice, che la impone penalizzando il feudo, il latifondo, l' agricoltura,il clero, che la fa nascere con la legislazione di privilegio per le società per azioni, che la sovvenziona direttamente, con le commesse militari, ed indirettamente, con le poloitiche sociali e con le infrastrutture, che la fa vivere con il welfare, che ne prolunga la vita con gli incentivi, ecc..

Oggi, siamo al "redde rationem".Oggi si può fare tutto ed il contrario di tutto, ma senza più i paraocchi delle Grandi Narrazioni, ed assumendosene una responsabilità politica dinanzi al mondo intero.

Se la fusione dovesse servire per "scippare" la FIAT alla Famiglia Agnelli, che, bene o male, l' ha sempre sostenuta; a Torino, a cui deve la propria esistenza, ed all' Europa, a cui sta ancora chiedendo aiuto, bene, allora, le reazioni potebbero, e, a nostro avviso, dovrebbero, essere molto violente, e concentriche, da parte di tutti: Europa, Torino, sindacati, famiglia.Questo potrebbe avvenire, per esempio, nel caso di un "regalo" del controllo all' America per certi pregiudizi ideologici dell' attuale "leadership" e per certi "favori" di Obama.

Lo "scorporo" potrebbe invece non essere lesivo per nessuno se esso avvenisse contestualmente ad una transazione di comune soddisfazione delle controversie in Casa Agnelli, il centro dirigenziale del nuovo Gruppo fosse a Torino, o, almeno, in Europa, e, nella proprietà, fossero adeguatamente rappresentati Famiglia Agnelli, Europa Centrale e Orientale, e, nella misura del necessario necessario, America, Turchia e India. E, comunque, la "decisione sullo stato di eccezione" deve spettare ad un' istanza europea, con un' adeguata rappresentanza del Piemonte.

Resta il problema, che almeno taluni hanno compreso, di dove debba essere il "cervello pensante" del nuovo Gruppo.A noi sembra che tale problema non sia facile, perchè è difficile sapere qual' è il "cuore pensante" di una multinazionale: quello dove si trovano i "tesoretti" dei maggiori azionisti?quello dove risiedono o hanno i loro addentellati politici tali azionisti?quello dove la società è quotata?quello dove risiedono l' Amministratore delegato e i suoi più stretti collaboratori? quello dove risiedono le staff centrali, amministrative, legali, commerciali e finanziarie? quello dove si trovano gli Enti di progettazione e di ricerca?

Già oggi, né i principali azionisti, né l' Amministratore Delegato della FIAT risiedono tutti a Torino; molti non hanno la cittadinanza italiana, e dimostrano un attaccamento per l' America non inferiore a quello per l' Europa; già oggi, buona parte dei centri direzionali si trovano in America, in Polonia, in Turchia, in Brasile.

Che cosa deve essere in Europa, e che cosa a Torino?

Anche se l' "establishment", politico ed economico, crede di avere diritto a compiere le proprie decisioni addirittura di nascosto, e, comunque, con la più totale esclusione dell' opinione pubblica, noi, invece, crediamo che queste scelte debbano essere condivise. Anche e soprattutto in un momento in cui sembrava avverarsi un' ipotesi preconizzata dallo stesso Montezemolo, e recepita dai Ministri Sacconi, Scajola e dal Commissario Tajani, quella, cioè, di sottoporre la strategia sulle ristrutturazioni dell' industria automobilistica alla suprema autorità dell' Unione Europea.

A noi preoccupa l' affermazione di certi sindacalisti, ai quali non interessa chi siai l proprietario della Fiat.Per noi dev' essere europeo, dev' essere in sintonia con le strategie dell' Unione Europea, deve partecipare alla difesa dell' Euro.

Questo perchè proprio la crisi ha dimostrato ora più che mai che le grandi imprese automobilistiche, ed, ad esempio, in concreto, General Motors, Opel, Chrysler, Autovaz e Sollers, non sopravviverebbero neanche un giorno senza un sostegno pazzesco, assolutamente antiliberista, da parte di tutte le Autorità.

Chiediamo ai nostri amici, alla Direzione FIAT, alle Autorità locali e nazionali, ai sindacati, all'opinione pubblica, all' Unione Europea, ed, in particolare, al Commissario Tajani, di aprire un pubblico dibattito europeo su questi temi.

Discendiamo da una famiglia che ha dedicato la vita a dirigere la FIAT; anche noi abbiamo dedicato a questo scopo almeno vent'anni della nostra vita, e sappiamo non poco dei temi che oggi ribollono. Siamo a disposizione di chiunque voglia affrontarli con animo sgombro da interessi eccessivamente particolaristici ed ascoltando la voce di chi ha maturato un' esperienza in queste cose.




MENTRE L' EUROPA DISCUTE, L'ASIA SALVA L'EURO

China's ,India's and other countries' Decision to Sell Dollars and to Purchase Euros Salvages Europe from Defeat from USA. La décision de Chine, Inde et autres pays de vendre leurs dollars et d'acheter des Euros sauve l' Europe d'une défaite vis-à-vis des Etats Unis. Entscheidung Chinas, Indiens und anderen Staaten, Dollar zu verkaufen, und Euros zu kaufen, rettet Europa vor Niederlage von der Seite der USA.

L'inconsistenza dell' attuale "establishment" culturale, politico e sociale non ha bisogno di conferme. I fatti stessi si incaricano quotidianamente di smentire le loro pretenziose e mistificanti teorie.

Fino a ieri, tutti si stracciavano le vesti per la crisi greca, e di altri Paesi di Eurolandia,sostenendo che tutto era colpa del mancato rispetto dei parametri di Maastricht, della connivenza dei greci con le grandi banche speculative americane, ecc...

Poi, si è scoperto che l' attacco all' Euro era semplicemente una manovra concordata fra Soros e gli Hedge Funds americani.
Sempre lo stesso establishment pretenzioso e mistificatore si era scatenato nell' elaborazione di ricette economiche complicatissime, politiche di austerità, ecc...

Invece, l' Euro si sta salvando grazie al fatto che i due Paesi economicamente più potenti del mondo, Cina ed India, oltre che i Medio Orientali e i Russi, per il loro stesso interesse, stanno vendendo dollari e comprando Euro.

Gli interessi di Cina e India sono molti ed evidenti: l'assurda posizione di predominio del dollaro; l' eccessivo indebitamento dell' America; l' eccessiva dimensione del credito dei Paesi asiatici verso l' America; l' esigenza di sbarazzarsi delle posizioni in dollari in un momento in cui ciò non costa nulla, grazie proprio alla manovra speculativa di Soros; il desiderio di prevenire manovre contro il renminbi; la volontà di punire Obama per la sua politica tracotante circa la pretesa rivalutazione del Renminbi; la volontà di trovare un alleato nell' Europa per la riforma del sistema monetario internazionale.

La leadership culturale, politica ed economica dell' Europa dovrebbe vedere la realtà del mondo economico internazionale quale essa è, non già attraverso i paraocchi ideologici di una scienza economica che, come ha dimostrato ancora recentemente Latouche, è fortemente ideologica.

L' economia non è che un componente, uno strumento, della lotta culturale, politica ed ideologica a livello mondiale, ove operano Stati, partiti e Lobbies trasversali.

Certo che contano "i fondamentali" dell' economia, certo che conta una saggia politica economica, ma contan molto di più la lotta culturale e politica e le alleanze "giuste".

Nel caso specifico, l' unica proposta seria, quella di creare un fondo europeo di intervento monetario, da spendere in occasioni come questa, è stata naturalmente bocciata.Neppure presa in considerazione l' idea di una "intelligence finanziaria europea", che permetta di prevenire le crisi speculative, anziché dovervi rimediare successivamente.






mercoledì 3 febbraio 2010

ISRAELE IN EUROPA?


Berlusconi's Offer Reopens Debate on Israel in Europe. L'offre de Berlusconi rouvre le débat sur Israel en Europe.Berlusconi's Angebot oeffnet die Debatte ueber Israel in Europa wieder

Il dibattito aperto dal discorso di Berlusconi a Gerusalemme costituisce un' esemplificazione di come il tema delle identità stia entrando con un ruolo centrale nel dibattito quotidiano.

Secondo Luca Caracciolo (La Repubblica, 3 gennaio 2010), la proposta di Berlusconi dimostrerebbe che "Berlusconi non ha una visione identitaria dell' Europa, tant'è vero che vorrebbe farci entrare tutti, dalla Russia, alla Turchia alla Bielorussia".

Il problema è che prendere posizione per le identità continentali significa precisamente definire che cosa fa parte di ciascun continente, in modo da inserire questi popoli nella rappresentanza a livello globale del continente stesso.

Ciò di cui si sta dibattendo fra il Governo cinese e il Dalai Lama non è certo la democrazia, visto che né l' uno né l'altro sono democratici, bensì del sé il Tibet faccia parte del Tien Xia cinese, a quali condizioni, e quante provincie cinesi facciano parte del Tibet.

Nello stesso modo, ciò per cui si sta disputando in America è se i latinoamericani debbano associarsi con gli USA, se debbano federarsi fra di loro, e, infine, gli Stati a prevalente influenza europea possano associarsi con quelli a prevalente cultura india.

Lo stesso vale, a nostro avviso, per l' Europa, dove, a un "nocciolo duro" (l' "Europa Centrale"), si stanno aggregando aree (come l'arcipelago Britannico, la Penisola Iberica, l' area baltica, i Balcani),che hanno forti collegamenti con realtà esterne (America del Nord o del Sud, Medio Oriente, Russia).In un futuro, anche alcune di queste realtà potrebbero associarsi all' Europa. Anzi, la maggior parte di questi territori sono già associati, in un modo o nell' altro.

Il problema è di stabilire come ciascun'area debba venire associata.

La scelta circa gli obiettivi storici determinanti per l' Europa condiziona anche le scelte circa i ruoli delle aree associate, e, quindi, anche sulle modalità di una loro associazione.

Coloro che ritengono che l' attuale orientamento culturale e politico dell' Europa debba continuare quanto più possibile privilegiano una "Comunità Euroatlantica". Coloro i quali vogliono contrastare o equilibrare questa Comunità vogliono inserire un rapporto privilegiato con il Sudamerica o il Medio Oriente. Coloro che puntano sulla centralità dell' Europa in un'area "occidentale" sono favorevoli all'associazione con Russia e Turchia.Tutto ciò, ovviamente, non già sotto la forma di una collaborazione assolutamente omogenea, bensì attraverso il concetto di "Europa a cerchi concentrici".

La proposta berlusconiana ci sembra volta in quella direzione. Non per nulla, l' offerta a Israele è connessa a quelle a Russia e Turchia.Infatti, in una "Comunità da Vancouver a Vladivostok", all' Europa spetterebbe un ruolo di baricentro fra il "messianesimo" americano e il "conservatorismo" russo, fra l'estremismo cristiano degli Americani e il sunnismo moderato dei Turchi.

In questo contesto, quale ruolo per Israele?Qui, il problema non è solamente di come l' Europa veda Israele, ma anche di come Israele veda se stessa.

Quanto all' Europa, a noi sembra che non vi sia dubbio che essa concepisca, a torto o a ragione, Israele come una parte di se stessa, sia quando essa sottolinea le "radici giudaico cristiane", sia quando, invece, ricerca le radici di una cultura laica, e perfino quando vede in Israele ceri aspetti e tendenze della storia europea che gli stessi Europei non condividono.Questo, per esempio, quando molti condannano il sionismo e non vogliono essere coinvolti nel conflitto con i Palestinesi.

Quanto a Israele, è noto quanto la sua identità sia lacerata. Tuttavia, in ultima analisi, si direbbe che l' orientamento fino ad ora prevalente sarebbe quello che si riallaccia al concetto di "Civiltà Ebraica", formulato dall'americano-israeliano Shmuel Eisenstadt.Eisenstadt, utilizzando, fondamentalmente, idee che erano state già di Spengler e di Toynbee, vede, come Huntington, diviso in "civiltà", che si identificano, essenzialmente, con le grandi religioni.Israele sarebbe, quindi, una civiltà distinta tanto dall' Europa, quanto dall' America e dal Medio Oriente.

Tuttavia, la concezione delle "civiltà" viste in questo modo incomincia a incrinarsi. Non sembra che vi siano, contrariamente a quanto previsto da Huntigton, problemi di integrazione dei Greci, dei Rumeni e dei Bulgari, ortodossi, nell' Unione Europea; le "identità continentali" sono più ampie e più flessinili delle "civiltà" .

Il dibattito su questi temi costituisce un poco il "nocciolo" della nostra battaglia culturale.

Senza anticipare conclusioni che potrei trarre solo al termine dello sforzo di completamento dei tre volumi di "10.000 Anni di Identità Europea"(cfr. http://www.alpinasrl.com/catalogo/cat_baustellen/cat_10000_anni_identit%E0.htm ;http://books.google.it/books?id=yECaemzMbREC&printsec=frontcover&dq=riccardo+lala&client=firefox-a&cd=1#v=onepage&q=&f=false ), a me sembra di potere affermare che il sionismo rappresenterebbe un' interpretazione evolutiva, modernistica e rivoluzionaria dell' Ebraismo, non diversamente da come il Puritanesimo rappresenta un' interpretazione estremistica del Cristianesimo. Ambedue hanno avuto come momento culminante l' emigrazione. Il recente riflusso delle "grandi narrazioni" messianiche dovrebbe giocare anche qui a favore di una rivalutazione di quei tradizionali orientamenti rabbinici, che, come ricordato recentemente da Jehoshua', erano sostanzialmente contrari all' "Aliyà", vista come qualcosa di simile alle sette pseudo-messianiche.

Perciò, un' idea di "ritorno" all' indietro, se non in senso fisico, almeno culturale, verso la vecchia Europa, non è da escludersi.

La domanda che tutti si pongono è: come giocherebbe una simile scelta nei confronti dei Palestinesi? Diventerebbe impossibile un' integrazione speciale con essi? Certamente, non è passata inosservata la frase di Nethaniyahu, secondo cui "il modello dei due Stati sarebbe superato".La questione di Israele nella UE avrebbe anche a che fare con quella dell' affermazione di un Euroislam, con quella di un Grande Medio Oriente, e con quella di una garanzia Internazionale dei Luoghi Santi.

Tornando a Caracciolo, a noi non pare che un' Europa più ampia, "a Cerchi Concentrici" toglierebbe identità all' Europa attuale. Anzi, quest' ultima, divenndo il centro di un' aggregazione più vasta, sarebbe, a nostro avviso, più protetta dalle ondate della globalizzazione, le quali verrebbero, per così dire, "filtrate" dalle regioni "decentrate", mentre il "nocciolo duro" potrebbe preservare un suo autonomo sviluppo ed un'autonoma capacità propositiva.






lunedì 25 gennaio 2010

RIVOLUZIONE ISLAMICA IN EUROPA?


A Provocative Book of Christopher Caldwell about Immigration. Un livre provocateur de Christopher Caldwell sur l' immigration.Ein herausforderndes Buch von Christopher Caldwell ueber Immigration.

Nel viaggio da New York a Torino, ho avuto modo di leggere un ottimo libro sull' immigrazione in Europa, scritto dal giornalista anglo-americano: Christopher Caldwell, Reflections on the Revolution in Europe, Immigration, Islam, and the West, Doubleday, USA.

Ottimo, perchè documentato, competente e problematico, anche se scritto da un angolo di visuale che non è il mio, cioè quello WASP, e anche se veramente politicamente scorretto, perchè concentrato su un problema europeo (l' immigrazione islamica in Europa), mentre molto più logico sarebbe concentrarsi sull' immigrazione in generale, e negli Stati Uniti in particolare, questione ben più macroscopica, e foriera di ben altre "rivoluzioni"(come dimostra già soltanto il planisfero allegato).

La tesi centrale del libro è però per noi interessante, perchè è legata al discorso dell' identità europea.

Essa si può così riassumere:

"A causa dei diversi tassi di accrescimento demografico, e del diverso atteggiamento verso il relativismo culturale, nel corso di qualche decennio, l' Islam diverrà in Europa la cultura dominante."

Mentre sono note, conosciute, e, se si vuole, perfino banali, le osservazioni sulla compattezza culturale degli islamici, sui loro tassi di crescita e sulle loro ambizioni di convertire i Cristiani, sono molto interessanti, perchè originali, le osservazioni critiche sulle varie "élites" culturali che dovrebbero esprimere l' "Identità Europea": dagli "atei devoti" ,come Oriana Fallaci, ai "liberals"come Pym Fortuyn, ai fautori della liberazione sessuale.

Per esempio, a proposito della Fallaci:

"Quando gli Europei affermano i loro valori contro l' Islam, cosa affermano:un'eredità religiosa?un'eredità filosofica?una morale?uno stile di vita?Non lo sanno di preciso.In una delle sue più rabbiose filippiche contro l'Islam, la polemista italiana Oriana Fallaci minacciò la guerra contro qualunque terrorista che danneggiasse certe 'pietre miliari' di Firenze, a partire dalla cattedrale di Santa Maria del Fiore e dal vicino Battistero.Difendeva le cattedrali in quanto attrattive turistiche?(se è così, aveva ben poche chances nei confronti di una religione vecchia di 1300 anni).O difendeva un luogo di culto? (Se è così, agiva contro la maggior parte degli Europei, che sono contro l'Islam perchè costituirebbe una minaccia alla liberazione dalla religione)."

Poi, per ciò che riguarda Fortuyn:

"Non era chiaro se l' Europa, come egli la vedeva, fosse compatibile con qualsivoglia visione del mondo religiosa. Era disposto ad ammettere che la cultura individualistica che egli adorava fosse nata dal passato cristiano dell' Europa.In un certo senso, ciò che rendeva intollerabile l' Islam per Fortuyn è che esso è una religione viva.Per lui, la parità delle donne, il divieto di discriminazione razziale, e (forse, prima di tutto), la libertà di comportamento sessuale, sono diritti assoluti.Ma quello alla libertà religiosa è, oramai, un diritto la cui attauzione è stata relativizzata dal progresso della storia. Quando esso entri in conflitto con i nuovi diritti 'culturali', deve cedere.Ciò significa che il diritto alla libertà religiosa ha cessato del tutto di essere un diritto."


Infine, per ciò che concerne i militanti della liberazione sessuale:

"Non è neppure chiaro se i beneficiari della liberazione sessuale lotterebbero per la sua difesa.Il giornalista Hernyk Broder, dello Spiegel, nota il comportamento dei partecipanti alle varie parate erotiche e alle feste del sesso che costituiscono una caratteristica della Germania di oggi.Al Carnevale delle Culture di Colonia, i marciatori sono lieti di poter accusare Joachim Meisner, Cardinale di Colonia, di essere un inquisitore, o dipingono la cancelliera Merkel come plagiata da George Bush:tuttavia, sottolineano la loro sensibilità alle perplessità degli Islamici per la loro parata, e non fanno battute oscene indirizzate a politici sensibilmente meno ospitali verso la liberazione sessuale, come per esempio l'Iraniano Mahmud Ahmadinejad.

D'altro canto, l'Islam non è una religione particolarmente 'prude'; la maggior parte delle religioni sono meno 'prude' del tradizionale cristianesimo europeo, sia cattolico che protestante."

La stessa acutezza viene impiegata per descrivere la presunta "tolleranza" americana:

"Gli Europei credono che 'America' significhi cultura europea più entropia. Forse il mito più condiviso da parte gli Europei circa gli Americani è quello secondo cui gli Americani non avrebbero alcuna particolare pretesa circa la cultura ad essi propria (nella misura in cui ne abbiano una), e non si preoccupino un gran ché che i nuovi venuti restino attaccati alla loro.Tale mito è completamenmte sbagliato.L' America può essere aperta in teoria, ma, in realtà, sottopone gli immigrati ad un letto di Procuste per spingerli all' adattamento;sono queste pressioni, non già l'apertura, ad avere legato, in un solo popolo, insieme i diversi cittadini dell' America. Sì, se insistete, potrete avere una 'identità fra virgolette', ma vi conviene aver chiaro da che parte delle virgolette dovete stare se volete mantenere il vostro pane quotidiano.

Ciò che confonde gli stranieri è che queste pressioni degli Americani non sono mai dichiarate. Esse sono intrinseche al sistema sociale, e (specialmente) a quello economico, nei quali gli immigrati devono muoversi per sopravvivere."

L' osservazione finale e centrale è quella per noi determinante:

"Un'Europa Unita non avrebbe nulla da temere dall' Islam, ma l' Europa non è unita. La sua civiltà è spaccata in due, lacerata fra l' ideale dei diritti umani e l' ideale del patriottismo, fra la paura dell' eredità religiosa dell' Europa e l' orgoglio per la stessa, fra il vedere l' Islam come una nuova, e permanente, forma nel panorama religioso europeo e qualcosa che si dissolverà al contatto con l' edonismo ed il consumismo."

La spiegazione del perchè l'Europa non sia unita è anch'essa trasparente ed illuminante:

"l'Unione Europea, nonostante che, né gli Americani, né gli Europei, amino ammetterlo, è l' espressione istituzionale dell' americanizzazione dell' Europa."

sabato 23 gennaio 2010

SFRUTTIAMO LE NUOVE COMPETENZE DEL TRATTATO DI LISBONA

New Right of Initiative Could Foster Creation of Grass-Roots European Movements. Le droit d'initiative législative populaire pourrait favoriser la naissance de mouvements européens de base. Neues Volksinitiativrecht fuer europaeische Gesetzentwuerfe koennte neue europaeische Volksbewegungen reizen.

Il nuovo Trattato di Lisbona, pure con tutte le sue pecche (eccessivo burocratismo), con tutti i suoi punti discutibili (sostituzione del termine "Unione" al termine "Comunità"), con tutte le sue lacune (non chiara definizione dei ruoli rispettivi dei vertici dell' Unione), contiene anche norme certamente positive, come quella che prevede il diritto dei cittadini di proporre disegni di legge europei.

Per proporre siffatti progetti di legge, si richiedono le firme di almeno 1.000.000 di proponenti. Cifra, certamente, tale da spaventare molti. E, tuttavia, se si considera che l' Unione ha, oramai, parecchie centinaia di milioni di cittadini, tale soglia pare assolutamente congrua.

Ma ciò che ci appare ancora più importante è che proprio lo sforzo per raccogliere le firme per proporre una specifica iniziativa fa sì che, automaticamente, quando ci si riunisce per raccogliere le firme, si debba creare una sorta di "movimento ad hoc". D'altra parte, una volta che un movimento fosse riuscito a mandare avanti una proposta di legge sostenuta da 1.000.000 di cittadini, sarebbe ben difficile , per i legislatori europei, non prenderla in considerazione.

Questo istituto può risultare ancor più prezioso per il fatto che l'unanimemente auspicata formazione di grandi "partiti europei" attraverso gli esistenti gruppi parlamentari presso il Parlamento Europeo pare piuttosto macchinosa, anche per il carattere poco partecipato di tali gruppi, la cui formazione, e/o dissoluzione, dipende essenzialmente da decisioni di vertice. Il convergere su Bruxelles, accanto ai gruppi degli esistenti Partiti Politici, anche di robusti movimenti di base, potrebbe sconvolgere non poco il quadro attuale, accelerando la transizione ad un nuovo quadro.

A questo punto, resta solo da individuare delle aree in cui proporre nuove iniziative.

Anche noi siamo tentati di lanciare qualche idea. Tuttavia, ci rendiamo anche conto della complessità di individuare materie in cui l' iniziativa sia possibile, ed in cui delle proposte possano risultare sensate dal punto di vista politico.

Infine, occorrerebbe valutare attentamente le proposte dal punto di vista giuridico e raccogliere appoggi per le firme.

Saremmo lieti se i nostri lettori ci fornisssero dei suggerimenti.

Per parte nostra, pensiamo a proposte relative all' insegnamento della cultura europea, al coordinamento delle politiche industriali ed estere.







lunedì 11 gennaio 2010

LA SERBIA IN EUROPA


Serbia Files Application to Enter European Union.La Serbie a présenté sa demande d' adhésion à l' Union Européenne. Serbien hat EU-Beitritt formell beantragt.

Dopo lunghe esitazioni, legate al problema del Kossovo e ai rapporti con la Russia, la Serbia ha presentato la propria domanda di adesione alla UE.Ciò significa che è stato trovato un ragionevole punto di equilibrio fra il sincero desiderio della maggior parte dei Serbi di far parte dell' Unione Europea, espresso dal Primo Ministro Tadic, e, dall' altra, l' ambizione di poter esercitare, all' interno dell' Unione, un' effettiva influenza per la difesa dei propri interessi nazionali, identificati con l' intangibilità del Kossovo e la solidarietà slava con la Russia.

La situazione si è, infatti, sbloccata dopo che, con l' appoggio della Serbia, si è potuto avviare il progetto South Stream, e il Paese è stato visitato dal Presidente Russo Medvedev.

In effetti, con South Stream, si è creato un nutrito gruppo di Paesi europei,membri della UE, a partire dalla Germania, dall'Italia e dalla Francia, per venire alla Grecia, all' Austria, all' Ungheria, alla Slovenia e alla Bulgaria, come pure non membri, come, appunto, la Serbia e la Turchia, che operano, almeno in campo energetico, di concerto con la Russia.

Questo fa pensare ai Serbi che essi potranno mantenere tutta la loro libertà di manovra sulla questione del Kossovo, attualmente pendente dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia, relativamente alla quale Medvedev ha promesso il proprio appoggio.Di questo punto di vista si è fatto portatore, in particolare, l' ex premier Kustunica, il quale, a margine del congresso di Jedinaja Rossija, ha incontrato tanto il primo ministro russo Putin, quanto l' altro leader dell' opposizione serba, Nikolic, la cui defezione aveva portato alla formazione del Governo Tadic.

La domanda di adesione ha anche sbloccato l'"empasse" che si era venuta a creare con la FIAT a proposito dell' investimento italiano nell'impresa automobilistica Zastava Automobili, promesso da gran tempo e mai realizzato. Contemporaneamente, è stata sbloccata la prima "tranche" di 100 milioni di Euro per il rinnovamento dello stabilimento di Kragujevac e la costruzione dell' impianto per la "Topolino".

Infine, con grande stupore delle autorità locali, che da tempo premevano senza risultato sulla FIAT perchè aderisse alla loro iniziativa della Zona Economica Speciale di Kragujevac, il Gruppo Torinese ha disposto unilateralmente che, alle porte del proprio comprensorio, venisse esposta la targa della Zona Economica Speciale.