domenica 27 maggio 2012
COME RISOLVERE LA CRISI EUROPEA?
martedì 30 agosto 2011
RICOMINCIARE DAL PENSIERO DEBOLE
Polemics of "New Realists" Enhance Interest for "Weak Thinking"
Addirittura, nella situazione sopra descritta, il “Pensiero Debole” non costituisce, a nostro avviso, un’arbitraria e discutibile scelta di un certo numero di filosofi “continentali” (cioè, sostanzialmente, europei, con la lodevole eccezione di Rorty), per eludere le dure lezioni della realtà, bensì, al contrario, una delle poche strade percorribili per salvare, comunque, proprio una qualche legittimità dell'esercizio della filosofia nella nostra era tardo-contemporanea. Di fronte alla diffusione, addirittura a livello di massa, del "dubbio sistematico", l’alternativa al “Pensiero Debole” non potrebbe essere, oggi, in nessun caso, una nuova "Verspiegelungstheorie” (sia essa quella di S. Tommaso o quella di Lukacs), bensì, invece, unicamente il solipsismo di De Finetti.
"Il problema è che però bisogna decidersi facendo i conti realisticamente con quello che c'è, e che, quando si è deciso, Heidegger si è deciso per Hitler. E' a dir poco stupefacente, insieme, rivendicare la superiorità della decisione sull' oggettività e cerrcare di corroborare questa tesi con l' esempio di uno che ha aderito al nazismo"(Massimo Ferraris, Epistemologia ad personam, in Micromega 5, 20/11, pag. 95).Si noti che, con queste premesse, Lukács, che era stato nominato, nel frattempo, ministro della cultura dell’Ungheria, aveva trasformato le tesi di cui sopra, esposte nel libro “La distruzione della Ragione”, in una circolare ministeriale, in base alla quale, con il sistema che era stato già della Santa Inquisizione, i libri non graditi al Ministro della Cultura erano stati fatti sparire da tutto il paese. Qualcosa di simile a ciò che si dice stia nuovamente accadendo in quel Paese ora.
Osserviamo,tra parentesi, che gli storici non hanno certo bisogno dei filosofi per riscrivere la storia, ché, anzi, tutta la storia, dai tempi più antichi, non è altro che “riscrittura”(in buona o in mala fede), dalla cancellazione del nome di Ekn-Aton alla trasformazione di Elohīm in Adonai, dalla' obliterazione delle persecuzioni cristiane contro i pagani alla trasformazione, in un “democraticoe” e "antiautoritario", del monarchico assolutista e schiavista Voltaire, fino alla negazione della nascita delle radici del patriottismo ottocentesco dalla prassi e dalla teoria della Restaurazione. E, viceversa, ci sono ancor oggi ancora tantissimi autori che stanno giustamente riscrivendo la storia appoggiandosi alla scoperta di fatti nuovi, come, per esempio, quegli archeologi che stanno scavando a Göbekli Tepe, e anticipando così la data della sedentarizzazione di popoli primitivi, a Schlomō Sand, che, sulle orme di Köstler, sta riscrivendo la storia etnica del Popolo d’Israele.
D'altronde, Ferraris dichiara apertamente la propria dipendenza dal testo di Lukacs, che fu la base per la persecuzione dei dissidenti e dei deviazionisti (chiamati, allora, guarda caso, "Revisionisti") nel Blocco Sovietico: "E' con esattezza la situazione rilevata dal Lukacs nella Distruzione della Ragione, quando osservava che gli intellettuali sentono l'ingiustizia sociale e avvertono la necessità di una trasformazione, ma al tempo stesso non se la sentono di fare nulla di reale, per cui riforme e rivoluzioni avvengono in un cielo mitico, quello, poniamo, della critica della ragione scientifica e calcolante come strumento di dominio. O sotto un cielo religioso."(Ferraris, ibidem).E, in realtà, l'attacco a Vattimo è tutto qui: è un filosofo cattolico, per quanto progressista, ma, per i "New Realists" un cattolico non può essere progressista: "Quella di Vattimo è davvero una post-filosofia, nel senso che è un'eresia cattolica in senso etimologico e paradossale: una scelta personalissima che vuol essere universale"(Ferraris, ibidem).
Peccato che tutta la storia europea (dall' Islam al protestantesimo, dal progresso al comunismo, ai fascismi) possa agevolmente essere ricondotta ad una pluralità di eresie cattoliche.
La fondamentale debolezza del dibattito fra Pensiero Debole e "New Realism" ci sembra essere la sua assoluta inattualità. A leggere l'ultimo numero di MicroMega, sembrerebbe di essere negli Anni Cuinquanta: che Lukacs abbia appena scritto la Distruzione della Ragione, e che l'unica scelta politica che gli intellettuali sono chiamati ad adottare sia quella fra il fronte del proletariato e del progresso e quello della reazione - capitalistica, vaticana o nazista-.Come se non ci fossero,oggi, l'intelligenza artificiale, i droni, Echelon, le guerre neo-colonialistiche, il dominio della finanza globale, la disoccupazione di massa, il furto informatico delle identità. Gli anni che ci attendono saranno caratterizzati dal controllo totale su ogni nostro movimento da parte di un sistema informatico generalizzato, dall'assolutizzazione dei dogmi del Pensiero Unico, da una conflittualità globalizzata fondata su rivoluzioni teleguidate, guerre umanitarie, cyberguerre, uso a fini bellici dello spazio, degli automi e delle neuroscienze, canalizzazione del consenso mediante la rete. Le previsioni di Tocqueville e di Baudelaire, di Nietzsche e di Zamiatin, di Capek e di Huxley, di Anders e di Asimov, di Lem e di Tarkovski, di Burgess e di Kubrik, si realizzaranno tutte insieme contemporaneamente.
Sono queste le grandi sfide a cui l'Umanità dovrà fare fronte. Di fronte a un "destino della tecnica" che sembra inverare le più catastrofiche visioni del "Servo Arbitrio", di fronte ad una somma disumanizzazione che si presenta come supremo progresso, l'Umanità ha bisogno della filosofia per motivare le proprie scelte. Che cosa ci dicono di queste cose i filosofi?
lunedì 4 luglio 2011
EGEMONIA CULTURALE POST-MARXISTA
Di Gentile, Gramsci fa propria anche l'attenzione al carattere nazionale della rivoluzione, in una fase in cui la Questione Nazionale era centrale per il movimento comunista internazionale (fondazione dell' Unione Sovietica, Congresso di Baku, sfida dei fascismi), gettando, così, le basi di quello che sarà la "Via Nazionale al Comunismo" del PCI, fondata su un "blocco storico" con laici e cattolici.
giovedì 6 maggio 2010
9 MAGGIO 2010: UN PUNTO DI PARTENZA
Meeting in Alpina/Diàlexis for Europe's Day to Become Starting Point For Construction of New, Cultural Europe.L'assemblée du 9 Mai 2010 auprès d' Alpina/Diàlexis ambitionne à devenir le départ pou la construction d' une Nouvelle Europe, fondée sur la culture.
Mentre, fino a poco tempo fa, l’ Europa poteva vantare una grande attrattività come “Paese di Cultura”, negli ultimi decenni, essa si è vista scalzata, non solamente dall’ America, ma anche dal Giappone, dall’ India e dalla Cina.Inoltre,molti dei grandi intellettuali che avevano fatto la fama dell’ Europa nel Dopoguerra sono oramai scomparsi, e non si è ancora formata una generazione capace di sostituirli.Come “rintracciare” le nuove eccellenze nel “mare magnum” dell’ industria culturale e dei media?Cosa fare per promuoverle?
Alpina si propone di stimolare uno sforzo corale di Associazioni e Autorità Torinesi per dibattere su questo tema, con l’ obiettivo di fare di Torino un centro propositivo capace di aggregare competenze di tutta Europa, e di verificare lo stato di avanzamento di questo progetto con un’ulteriore iniziativa, di respiro internazionale, da realizzarsi nei prossimi mesi
L’Europa che noi vogliamo non è quella di oggi. Tuttavia, questo non è un buon argomento per “chiamarsi fuori” dell’Europa, ma, anzi, è uno stimolo per battersi affinché l’Europa divenga ciò che noi vogliamo che essa sia.
Alpina, Diàlexis e tutti i nostri ospiti sono associazioni, e/o intellettuali, che si dedicano in modo prevalente alla promozione della cultura in ambito piemontese, con un respiro “lato sensu” globale, e con un accento speciale per l’Europa.La politica culturale locale è stata fatta per molti decenni sulla base delle ideologie, dei “clan” e del “lasciar vivere”: non ci su è mai posti la questione delle priorità.Priorità politiche della nostra Regione e gerarchia (quasi) obiettiva dei valori culturali.
Oggi noi non possiamo più limitarci a proporre gli Autori locali. Noi dobbiamo avere l’ambizione di rappresentare in Medalp i grandi intellettuali europei, di fare di Medalp il trampolino di lancio dei grandi intellettuali europei.Ma, per potere fare ciò, dobbiamo, preliminarmente, novelli Edipo, risolvere il fatale enigma: chi saranno i maestri dell’Europa?Domanda retorica, ma di soluzione tutt’altro che facile.
Non solamente noi abbiamo delle sensazioni preoccupanti in proposito, ma prendiamo pure atto di gravi messaggi che emergono da prese di posizioni autorevoli sugli organi di comunicazione dell’“establishment”, come
Condividiamo il senso di preoccupazione di Augé e di Compagnon.
Quanto al primo, ricordiamo che, mentre, fino agli Anni ’20, l’imitazione dei modelli europei era la regola in America, in Russia, in India, in Cina e nel Medio Oriente, ad oggi, la produzione culturale europea è praticamente ignorata in tutto il resto del mondo, mentre le opere (letterarie, filosofiche, politologiche, artistiche) europee risentono pesantemente dell’influenza nord-americana.
Come se ciò non bastasse, vi è, “a rovescio”, un “irraggiamento culturale” della Cina e dell’Islām sul resto del mondo, che serve a cancellare ulteriormente le tracce della presenza culturale europea, già massacrata dall’egemonia americana.
Ma questo fenomeno, denunziato (assai opportunamente) da Marc Augé, è, purtroppo, soltanto una faccia della medaglia.L’altra faccia è che, anche all’interno stesso dell’Europa, stanno venendo meno i grandi “mostri sacri”, la cui eccellenza era incontrastata ed incontestata.È, certamente, un fatto generazionale, eppure è anche una vicenda culturale e politica. Vorrei citare, come esempio, un dibattito che ho intrattenuto con il grande scrittore albanese Ismaïl Kadaré in occasione del suo intervento a "Torino Spiritualità" di un paio d’anni fa.In quell’occasione, interrogai Kadaré , in modo, forse, fin troppo diretto, su di un problema quantomeno scottante: non è, forse, che, con la vittoria del sistema liberaldemocratico occidentale, venga meno la concezione tradizionale di cultura, elitaria, ma anche critica?Non credo di avere avuto una significativa risposta, in quanto ,probabilmente, anche i grandi Autori dell’Est sono stati, sostanzialmente, "travolti "da questa questione.
Venendo all’Europa Occidentale, i decrescere progressivo, nei successivi decenni, delle grandi personalità artistiche, è, forse, l’estremo prolungamento della “décadence” nietzscheana.Gli ultimi “grandi artisti, scrittori e pensatori” ci hanno lasciati nell’ultimo decennio: pensiamo ad Althusser, a Gadamer, a Tarkovsky, a Kieslowsky, a Solzhenitzin, a Jünger, eccetera.Esistono nuovi Autori di un livello sufficientemente elevato per riempire il vuoto lasciato da quei grandi predecessori?
Dibattito
Via
Tel.011 6688758 E.Mail:
Ore 21: Saluti di
E’ possibile oggi riconoscere ed individuare una “Cultura Europea”?
Esistono oggi momenti di eccellenza della cultura in Europa?
Quali le priorità di una politica europea della Cultura?
Come configurare a Torino un’ iniziativa di respiro internazionale su questi temi?
Ore 21,30.Introdurranno il dibattito di Gianpiero Leo,
modera: Riccardo Lala
Ore 22,15 Dibattito
Chi desidera iscriversi a parlare, può contattarci all’ E.mail :
domenica 14 febbraio 2010
WILDERS: VERZUILING ED EUROPEITA' DEI PAESI BASSI
Wilders' Trial Fosters Debate on Dutch Identity. Le procès contre Geert Wilders stimule le débat sur l' identité hollandaise. Wilders-Prozess foerdert Debatte ueber niederlaendische IdentitaetLe espressioni usate da Wilders nella sua propaganda politica, e in "Fitna", sono state considerate come in violazione di alcuni articoli della legge penale olandese del 1934, approvati per rendere illegali i movimenti filonazisti del tempo, nei quali si vietano l' incitamento all' odio razziale, all'odio religioso, alla discriminazione su base razziale e religiosa.Tale legge era nata in parallelo all' "Anti-Terror-Gesetz" austriaca, nella quale, con gli stessi obiettivi, si concentrava sulla repressione della violenza politica.
Su questa incriminazione, si è aperto venerdì scorso un processo penale dinanzi al Tribunale di Amsterdam.
Winters sta cercando di trasformare tale processo in una forma di propaganda per le sue posizioni. Il processo ha, infatti, una forte copertura mediatica, e molti seguaci di Wilders stazionano dinanzi al Tribunale di Amsterdam per sostenerlo.Non dimentichiamo, ad onore del vero, che, in Olanda, anche la posizione dei sostenitori dell' Islam viene sostenuta con una forza addirittura eccessiva, al punto di avere dato luogo ad alcuni omicidi politici contro i sostenitori delle tesi di Winters, vale a dire quelli di Theo van Gogh e quello di Pim Fortuyn.
Questa vicenda tocca, infatti, i "nervi scoperti" dell' attuale Europa, non solamente dell' Olanda,in quanto mette in gioco vari asapetti controversi ed eterogenei dell' attuale cultura politica: critica dell' Islam in quanto "arretrato", e laicità assoluta; libertà di pensiero, e delitti di opinione; critica del "sacro violento", e difesa della "tradizione giudaico-cristiana; rifiuto del "politicamente corretto", e pretesa di interpretare la "vera" identità nazionale o europea.
A nostro avviso, l' incapacità di comprendere queste contraddizioni nasce dalla carenza di una cultura storica pluralistica, storica e non settaria dell' Europa. La contraddizione di fondo della "vulgata" degli "establishments" è stata quella di imporre l' idea che la Storia sia un' evoluzione lineare e necessaria dal peggio al meglio, ma, nello stesso tempo, pretendere anche che i nostri valori di oggi siano assolutamente validi in ogni tempo e in ogni luogo. A questo punto, la gente non capisce più perchè certi comportamenti, che vengono dati per scontati da parte dei nostri antenati e perfino da parte di personaggi "sacri", come Mosè, San Paolo, o Garibaldi, poi non vadano bene quando le fanno altri, per esempio i Mussulmani.
Nel caso che ci interessa, non si capisce più se si deve permettere la libertà di espressione di tutti: cristiani, mussulmani, ebrei, atei, progressisti, democratici o autoritari, oppure solo quella di qualcuno (ma chi?), oppure, infine, quella di nessuno, in quanto deve valere un' unica espressione, quella "politicamente corretta"(la "linea del Partito"-oggi, la "memoria condivisa"-).
Tradizione occidentale o europea?
Wilders ha giocato su questi equivoci con il suo intervento al processo, fondato su un'esaltazione della tradizione olandese di libertà, così estrema, da sfiorare una sorta di "teologia politica" della libertà. Ma, a nostro avviso, come indicato in un precedente post, proprio seguendo la falsariga della "Storia della Libertà", si perdono di vista le libertà concrete, quella "negativa", quella "positiva" e quella "morale", e non si riesce più ad articolare nessun discorso.
A nostro avviso, Wilders gioca anche, sottilmente, su un altro equivoco: quello fra "identità olandese" (e/o europea), e "identità occidentale". Certamente, Wilders ha ragione nell' affermare che la legislazione in base alla quale egli è processato costituisce un limite alla libertà di espressione.Il reato di incitamento all' odio razziale e religioso (che è stato introdotto in molti Paesi europei, e recentemente, anche in Italia), è effettivamente espressione di un valore molto radicato in Olanda, e, seppure in altra forma, in tutta Europa: il comunitarismo. Secondo alcuni politologi, come Lijphardt e Elazar, il comunitarismo, nella sua formulazione olandese ("Verzuiling"), costituisce il più importante contributo dell' Europa Centrale ex-asburgica (Benelux, Svizzera e Austria) alla cultura europea e mondiale (si parla anche di Israele, Libano e Sudafrica).Un attacco troppo violento contro un' altra comunità, razziale, religiosa o ideologica, comunque motivato, mina la tradizione olandese di pacifica convivenza (e di reciproca sopportazione) fra diverse comunità, che viene considerata perfino più importante dei tradizionali valori in materia di libertà di espressione e di verità storica.
Verzuiling
"Verzuiling" significa "costruzione fondata su pilastri".
Essa nasce con la creazione delle Province Unite, in senso stretto come sforzo di tenere insieme confessioni diverse (cattolica, luterana e calvinista). A ciascuna confessione, venivano concessi eterminati diritti ed istituzioni.In un certo senso, la "Verzuiling" era la conformazione del principio dell' equilibrio vestfaliano, fondato sul "cujus regio ejus religio" all' interno di una repubblica pluriconfessionale, federale ed aristocratica.Nel tardo Ottocento, con l' affermarsi di culture politiche laiche, si erano ammess a fare parte della"Verzuiling" anche i due "pilastri "liberale e socialista.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale,una volta liberatasi dal Nazismo, in un empito di entusiasmo patriottico, l' Olanda si era dotata di un complesso sistema istituzionale solidaristico, incentrato sulle "Product-en Bedrijfschappen", una sorta di "Verzuiling" dell' Economia, comprendente anche le due "colonne" dei lavoratori e dei datori di lavoro.
Tutte queste istituzioni esistono ancora, e sono totalmente operative, anche se, a livello ideologico-mediatico, si tende a nasconderne l' esistenza sotto gli stereotipi globalizzati del "liberismo"a destra e del "liberalismo di sinistra" a sinistra.
In Belgio, poi, la "Verzuiling" è talmente fondamentale che, senza di esso, lo stesso Paese sarebbe andato recentemente in pezzi. La costituzione federale fà sì che vi sia una "Verzuiling" etnica, una religiosa ed una ideologica. Tutti sono concordi nel riconoscere, in Herman van Rompuy, l' attuale Presidente dell' Unione Europea, il massimo esperto del la"Verzuiling", il quale, forte di questa competenza, era riuscito non molti anni fa a mettere insieme i cocci del suo Paese.
Presupposto della "Verzuiling": non c'è un solo concetto della "vita buona". Dove possiamo, viviamo insieme, dove non possiamo, viviamo separati, anche se nello stesso Paese, ciascuno con le sue idiosincrasie, i suoi costumi e le proprie istituzioni.
Wilders è uno di coloro che contestano il "Verzuiling", volendo che l' Olanda divenga un "melting pot" universalistico con un' egemonia culturale nettamente occidentale, sul modello americano. Perciò, per lui, l' attacco all' Islam diventa un potente strumento per fare saltare il "Verzuiling"(almeno nella sua visione culturale).
Da quando, infatti, il numero degli islamici ha raggiunto il milione, è chiaro che, nella logica del Benelux, si porrebbe la questione di considerare anche l' Islam come parte della "Verzuiling." Un diverso atteggiamento sarebbe contraddittorio, e rientrerebbe perfino nel divieto di discriminazione della Legge del 1934.
Tuttavia, l'introduzione dell' Islam nel concetto di "Verzuiling" si urta contro una parte della popolazione e della cultura olandesi, che vedono, come Wilders, come centrale, nella tradizione olandese,solo il calvinismo protestante, sul modello puritano(la "Dissidence of Dissent", di cui parla Huntington. Fin dall' origine, la cultura politica calvinista fu scossa dal conflitto con questa tendenza. Basti ricordare che Ugo Grozio, il "regista" del Trattato di Vestfalia (e, quindi, dell'equilibrio europeo fondato sul "cujus regio, ejus religio"), e "Pensionaris"(Giudice Supremo) della Provincia di Olanda ( quindi, "antenato "degli attuali giudici di Amsterdam), era stato addirittura condannato a morte in seguito ad un complotto dei calvinisti estremisti (riuscendo, per altro, a fuggire nascosto in una cassa di libri e passando al servizio dei Re di Svezia e di Francia).
La "pretesa universale" dell' Islam
L'attacco di Wilders all' Islam, contenuto soprattutto nel documentario "Fitna", è basato ssoprattutto sul fatto che, in parte il Corano, in parte le sue interpretazioni nei secoli, hanno costruito una teoria del "Jihad", ("Guerra Santa"), che prevede l'obbligo, per i credenti, di espandere l' "egemonia" dell' Islam nel mondo, se necessario con la guerra. La tesi di Wilders è che, giacché questa tendenza nell' Islam c'è, egli non può essere condannato per averla messa in evidenza.La Guerra Santa, che, in effetti, nel Corano, esiste, ha costituito, come tante altre cose, come rilevato da Papa Ratzinger, un' "innovazione"(negativa) dell' Islam, nella quale (diciamo noi) si fondono le due tradizioni, lievemente diverse, della "conquista di Canaan" del Vecchio Testamento, e il "compelle intrare" del Nuovo.
In realtà, nel Vecchio Testamento, vediamo espresso (ed attuato)l' imperativo della Guerra Santa con molto maggiore violenza e concretezza che nel Corano stesso: tuttavia, tale violenza è (si fa per dire)"limitata" alla repressione degli scismi ebraici ed alla "debellatio" del popolo di Canaan. Il "compelle intrare" è una serie di puri accenni del Nuovo Testamento all'opportunità di convincere i renitenti a convertirsi, se necessario con le maniere forti.
Successivamente, il Cristianesimo, parzialmente l'ebraismo, ma, soprattutto, le culture modernistiche che affermano di ispirarsi alla tradizione giudaico-cristiana, hanno ripreso e ingigantito l' idea islamica della Guerra Santa, nelle forme della Reconquista, dell' Era Messianica, delle Crociate, delle "Esplorazioni Geografiche", della Rivoluzione Mondiale, della "Globalizzazione" e dell' "Impero Democratico".
A oggi, gli elementi dell' Islam che lo contraddistinguono in tal senso non sono molto dissimili da quelli delle altre religioni e convinzioni filosofiche.Anzi, si direbbe che, dopo un periodo di calma, nell' ultimo periodo degli imperi Mughal e Ottomano, sia stata proprio l' espansione europea a sollecitare, per "rivalità mimetica", un rinnovato interesse per il "jihad".
Le tendenze delle diverse culture di origine monoteistica si sono infatti stimolate ed esaltate a vicenda nel corso della storia. In ultimo, come l' Occidente non fa mistero di considerare se stesso culturalmente e storicamente superiore al resto del mondo, e di desiderare di diffondere in tutti i Paesi i propri valori morali, culturali e politici, il proprio modo di vivere e perfino la lingua inglese, così non c'è da stupirsi se certi islamici (in primis la fazione sciita al potere in Iran e al-Qaida) affermano, in sostanza, che questa missione di unificare il mondo spetta alla religione, ai valori e alla cultura islamica, e, "last but not least", all'Arabo Classico(che non per nulla viene utilizzato nel documentario di Wilders quasi fosse una prova della volontà imperialistica degli Islamici).
In ultima analisi, l' addebito che viene fatto a Wilders sarebbe quello di sottolineare in modo troppo esasperato una caratteristica dell' Islam, che non è condivisa da tutti gli Islamici e che presenta molte affinità con aspetti religioni e culture "occidentali"(sì che andrebbe almeno parzialmente "contestualizzata"). In tale modo, egli cercherebbe di suscitare l' avversione contro gli islamici come gruppo e di legittimare provvedimenti legislativi discriminatori (divieto di immigrazione, ecc...).
Limiti della libertà di opinione.
A questo punto, il problema è fino a che punto sia possibile lasciare scatenare in territorio europeo la lotta fra le concezioni del mondo che deriva automaticamente dall' ambizione ,di alcune tendenze politiche e culturali, di egemonizzare il processo di integrazione internazionale.
Addirittura, la tanto decantata "Magna Charta" e il Giuramento del Ruetli, che, secondo la vulgata storiografica, costituiscono l' origine storica del costituzionalismo liberaldemocratico moderno, contenevano in bell' evidenza addirittura il "diritto di resistenza" dei sudditi, riconosciuto perfino dalla filosofia scolastica, e che, oggi, invece, viene strenuamente negato a chi non si identifichi con il "mainstream".
A nostro avviso, dev' essere mantenuto almeno il diritto al dissenso, anche se radicale, purché non si traduca in atti di violenza contro la legge. Ricordiamo che, ai tempi ,tanto vituperati, della nostra gioventù, erano perfettamente accettati dal sistema gruppuscoli intellettuali che predicavano rivoluzioni di sinistra o di destra; erano ben rappresentati in Parlamento partiti di radicale, anche se pacifica, alternativa al sistema, e partecipavano perfino alla dialettica governativa partiti che miravano a modifiche sostanziali. Oggi, invece, le posizioni estreme vengono sempre più criminalizzate e soggette a misure amministrative.
Riteniamo che anche oggi, intanto, i controlli di vario genere volti a salvaguardare la sicurezza dello Stato vadano svolti in modo tale da non soffocare la libertà e la diversità fino al punto da rendere impossibile la dialettica delle idee, e, quindi, il cambiamento.
Riteniamo anche che i due progetti estremi che si scontrano nel mondo: l' imposizione a tutti di una tecnocrazia di marca occidentale, e la conversione di tutti verso forme estreme di Islamismo, come quello mahdista della dirigenza sciita, siano sostanzialmente estranee alla tradizione europee (nel caso specifico, la"Verzuiling"), e che, quindi, non vadano, certo, incoraggiate sul nostro territorio. Neppure esse dovrebbero, per altro, essere vietate, ma non potrebbero entrare a far parte della"Verzuiling", inteso come patto fondativo della comunità (ma, a mio avviso, esse non lo chiedono neppure, perchè contestano il concetto stesso di "Verzuiling").
Se, poi, Wilders vada, in concreto, condannato o assolto è un compito, non facile, dei giudici olandesi, nel quale non abbiamo intenzione di interferire.
giovedì 4 febbraio 2010
IL FUTURO DELLA LIBERTA'
Fini's Book Stimulates Reflexion and Critics.Le livre de Fini stimule la reflection et la critique.Fini's Buch reizt Ueberlegung und Kritik.Rientra certamente nei compiti delle figure istituzionali, come il Presidente della Repubblica e quello della Camera, esprimere in modo persuasivo le convenzioni culturali che stanno alla base del sistema politico di cui sono rappresentanti, ed invitare le giovani generazioni ad aderirvi.
Perciò, non resta che da applaudire al fatto che i nostri Presidenti lo facciano autorevolmente.
Una tipica espressione di questa attività è il libro di Giancarlo Fini, "Il Futuro della Libertà"(Edizioni Rizzoli).
Tuttavia, è, a nostro avviso, altrettanto ovvio che tale tipo di pubblicistica, proprio per la sua natura e la sua genesi, corra il rischio di lasciare un poco un senso di incompletezza, se si pensa alla complessità delle questioni che essa affronta, e alle rigidità entro cui le posizioni istituzionali in genere sono costrette ( al contrario di quelle dei "bloggers").
La storia della libertà
Concordo con l' idea di fondo di Fini, vale a dire che il tema della libertà sia il più critico per le giovani generazioni, ma credo che visioni irenistiche, come quella offerto dal libro di Fini, corrano il rischio di indebolire, più che rafforzare, la consapevolezza dei giovani per il problema, e la loro disponibilità a battersi per esso.
L'identificazione della storia con la storia della libertà è una grande tradizionieitaliana, di cui il massimo rappresentante fu Benedetto Croce(di cui, stranamente, non si parla più). Un limite di questa impostazione è quella di fare perdere il senso della complessità della storia, ma, soprattutto, del concetto di libertà.
Come Fini giustamente ricorda verso la fine del libro, occorre distinguere una "libertà negativa"(libertà da ingerenze altrui) e una "libertà positiva"(libertà di fare delle specifiche cose concrete). Filosofi e teologi ci ricordano che esiste anche una "libertà morale" (libertà di fare il bene, qualunque cosa questo sia).
Esempio della prima: poter vivere in un' isola deserta, senza seccatori.
Esempio della seconda: poter essere curato in un ospedale.
Esempio della terza: avere il coraggio di rifiutare un ordine disumano, affrontando la morte.
Bene, contrariamente alla "storia della Libertà" che ci viene costantemente insegnata, la storia non procede necessariamente ed incontrovertibilmente verso un incremento indiscriminato della libertà. Anche perchè i tre tipi di libertà non sono paralleli, ma si condizionano (e, talvolta, si escludono) a vicenda.
Per esempio, la libertà negativa tende a diminuire sempre più, a mano a mano che il legame sociale si fa intenso, ed aumenta la "libertà positiva", qualla di ricevere "prestazioni" dalla società.Infine, la "libertà morale", difesa da Catone, Seneca, i Martiri della Legione Tebana, Bonhoeffer, Kolbe, ecc.... in genere ha modo di manifestarsi in tempi duri, in cui tanto la libertà positiva che quella negativa vengono negate.
La libertà oggi
Orbene, come si stanno muovendo, oggi, i tre tipi di libertà, e che cosa ci attende per il futuro?
La libertà negativa si sta certo affievolendo sempre più.Come rileva Conrad Lorenz, lo stesso sovraffollamento del pianeta costituisce l' attacco più violento a questa libertà. Non parliamo degli orari senza interruzione, delle luci e delle musiche sempre accese, della regolamentazione del traffico, ecc..
La libertà positiva, dopo avere conosciuto un vertice nell'Europa Comunitaria di fine secolo, dove si cumulavano le prestazioni materiali dell' "affluent society" di tipo capitalistico, con la più completa gamma delle prestazioni sociali del socialismo, sta subendo bruschi contraccolpi, in quanto, né il mercato è più in grado di garantire agli Europei una crescita quantitativa continua, né lo Stato è in grado di mantenere le vecchie prestazioni sociali.
Quanto, infine, alla libertà morale, essa è, oramai, praticamente inesistente, in quanto la stessa struttura antropologica che la sosteneva (fondata sulla civiltà classica)è stata minata in tuttio i suoi aspetti (rifiuto dei modelli dell' antichità e delle religioni trascendenti, funzionalizzazione e giuridicizzazione di tutte le decisioni, mancanza di veri margini di manovra per il singolo).
I pericoli per la libertà
Nel futuro, questo panorama tenderà a peggiorare in modo drastico.
La libertà negativa tenderà a scomparire nel modo più assoluto in un mondo di dieci miliardi e più di persone. Tutto sarà razionato e regolamentato. Qualunque atto ostile o di sabotaggio potrebbe provocare catastrofi immani: le Autorità saranno obbligate a controllare e reprimere senza remore qualunque anomalia. La robotica, la cibernetica e le tecniche elettroniche di controllo stanno fornendo strumenti spaventosi, come i "centri di ascolto" intercontinentali, la censura del web,i campi di concentramento "segreti",i "robot guardiani", i droni, lo "scanner del pensiero", ecc...
La libertà positiva, se ci sarà, si tradurrà in una progressiva sostituzione della macchina all' uomo.Per rendere tutti più intelligenti, e possibilmente egualmente intelligenti, si accrescerà la simbiosi fra l' uomo e il computer.Per garantire la salute e la longevità, si sostituiranno tutti gli arti, e perfino il cervello, con delle protesi. Lo stesso uomo verrà programmato biologicamente, poi tramutato gradualmente in un cyborg, e infine connesso ad una rete intelligente, di cui sarà solamente un "terminale"....L'eccesso di prestazioni tecnologiche e sociali si tradurrà cosìnella dipendenza totale da un universo macchinico organizzato a livello mondiale.Ideologia, informatica, cibernetica, finanza e tecnica saranno uniche a livello mondiale, e tutto ciò che si muove nel mondo sarà controllato centralmente in modo elettronico.
Le profezie di Zamiatin, di Capek, di Asimov, di Lem, di Huxley e di Oorwell si sono già realizzate: il futuro potrebbe essere molto peggio!
Un programma di battaglia per la libertà morale
La libertà diventa cruciale proprio perchè tende a sparire.In queste condizioni, quella che torna ad essere determinante è la libertà morale.
La fine della libertà negativa può essere scongiurata innanzitutto da una cultura critica, che veda i limiti dello sviluppo, e da un' educazione alla sostenibilità, che abitui ad accontentarsi di poco, come gli antichi.Poi, da un' attenzione accresciuta per gli aspetti anche procedurali della libertà. Per esempio: il diritto di parola, anche contro i dettati del "politicamente corretto"; il diritto alla "privacy" contro gli arbitri polizieschi e informatici; la tutela di tutti contro i trattamenti inumani e contro la detenzione abusiva, ecc.....Infine, la democrazia non già come "dittatura dei sondaggi", o "apoteosi della mediocrità", bensì come partecipazione quotidiana,agita e combattuta.
Che la libertà positiva non si traduca nella "trasfusione senza spargimento di sangue" , dall' umano alla macchina, può essere scongiurato solo da un rinnovato pensiero teologico, il quale, dedicandosi alla "cosa ultima", fornisca una leva contro l' autoreferenzialità della tecnocrazia. Tale pensiero, per essere operativo, non potrà essere disgiunto da una robusta cultura scientifica e tecnologica, capace di penetrare a fondo la dialettica delle "macchine intelligenti", di proporre alternative, di intervenire in tale dialettica, di limitarla, di condizionarla. Anche qui, bisogna difendere la "libertà delle religioni", cioè una laicità ben intesa, con creazione di uno spazio difeso, in cui la tecnocrazia non possa entrare, e la "libertà di ricerca", intesa come accesso agli aspetti più esoterici della tecnica, e libertà di critica della tecnocrazia.
Tutte queste cose si potranno realizzare solamente nella misura in cui si saprano utilizzare al massimo le sinergie fra le tradizioni liberali (che garantiscono l' "habeas corpus", il "due process of law" e la certezza del diritto), e quelle democratiche, che partono dall' originaria libertà positiva (il "diritto naturale"), per riconoscere il ruolo insostituibile delle formazioni sociali storiche (famiglia, città, professione), per poi costruire sistemi storici e concreti di partecipazione attiva di circolazione delle élties, di formazione dell'opinione, di deliberazione e di controllo. Quanto gli attuali strumenti normativi permettano tutto questo, va riverificato in ogni momento, soprattutto in una fase che, come dice Fini, è "costituente" (ma, a nostro avviso, più per l' Europa che per l' Italia).Vorrei solo ricordare, a quest'ultimo proposito, che l' unico soggetto politico che abbia seriamente intrapreso autonomamente l' impresa di scrivere la costituzione europea (nel 1944), il comandante partigiano piemontese Duccio Galimberti, lo fece scrivendo "in simultanea" (prima di essere ucciso), e la Costituzione Europea, e la nuova Costituzione Italiana. E' ovvio, infatti, che le due non potrebbero essere in contrasto fra di loro.
Come si vede, c' è un enorme programma di intervento culturale, educativo, scientifico, imprenditoriale, politico e giuridico.
A nostro avviso, solo sul presupposto di un siffatto programma sarà possibile lanciare un appello concreto ai giovani per la difesa della libertà.
Giacché la libertà è un valore tipicamente europeo, crediamo anche che il livello giusto per proporre un programma come quello sopra sia quello europeo.


