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lunedì 10 maggio 2010

CRISI DELL'EUROPA O CRISI DELL'EURO?

Ongoing Euro Crisis is not Europe's Crisis. La crise de l' Euro en cours n' est pas la crise de l' Europe.Heutige Euro-Krisis ist nicht Europas Krisis





I politici e i media continuano ad insistere sul fatto che l' attuale crisi dei mercati finanziari in Europa costituirebbe, in un qualche modo, una messa in causa dell' Europa.

Noi non condividiamo questo punto di vista, per considerazioni che si situano ad una serie di livelli differenti livelli:

1.INAGGIRABILITA' DELLE APPARTENENZE

L' occuparsi del futuro dell' Europa deriva, non già dall' adesione all' Unione Europea o ad un' ideologia, bensì dal fatto, elementare, che, se non ci si occupa dell' Europa, di per se stesso ci si astrae dalla vivente appartenenza alla propria comunità, e si rinunzia ad influenzare partecipativamente (o, se si vuole, democraticamente), lo sviluppo della società ed il corso della storia.

Ciò premesso, ci occupiamo della crisi dell' Euro come conseguenza del nostro interesse per l' Europa, non già in quanto centro dei nostri interessi.

2.UNA VISIONE SPIRITUALE DELL' EUROPA


La nostra appartenenza all' Europa è culturale, in quanto l' "identità plurima" postmoderna, che è affermazione di "differenza", non può che nutrirsi di una "somma di identità locali" che fortificano l' "identità individuale" e le forniscono le armi per opporsi all' omologazione.

Di conseguenza, l' immagine dell' Europa che noi ci facciamo è spirituale, basata su un certo "percorso dell' anima".Solo in questo contesto ha un senso la "pietas" verso il Divino e verso il resto dell' umanità, e, di conseguenza, una qualche antropologia. La quale, poi, per tradursi in progetti etico-politici, deve "situarsi", in una concreta storia e tradizione (nel caso specifico, quelle europee).

A questo punto, abbiamo pure un' idea di un' Europa spirituale, libera e indipendente, elitaria, forte, ben organizzata, non consumista. Ma essa è lontana mille miglia dall' Unione Europea quale la conosciamo oggi.

3.EUROPA IDEALE ED EUROPA REALE


Presumibilmente, la trasformazione dell' Unione Europea in una vera "Federazione Europea" secondo il modello federalista potrebbe avccelerare la trasformazione dell' Europa attuale in quella che noi abbiamo in mente. Tuttavia, molta strada dovrebbe ancora essere fatta anche allora sulle strade della cultura, del potere federale, della politica estera e di difesa, delle politiche culturale, ambientale ed economica.

Ciò detto, un Euro forte è meglio di un Euro debole. Un Euro forte toglie potere all' America e la dà all' Europa. Per questo, i politici europei lo difendono, e quelli americani lo combattono.

4.L'EUROPA CHE NOI VOGLIAMO

Ma, al di là di ciò, ci vorrebbe un' Europa che fosse abbastanza indifferente a queste battaglie, perchè libera dai miti della modernità, come la crescita continua, della libertà dei mercati,dell'espansione dei ceti medi, ecc..

Una siffatta Europa sarebbe pittosto difesa dalle crisi dei mercati internazionali ,poichè essa participerebbe solo marginalmente alle loro logiche.

Certo che, per costruire una siffatta nuova economia europea, ci vorrebbero una nuova cultura politica ed un nuovo Stato europeo, una nuova classe dirigente ed un' altra scienza economica, una nuova "élite" imprenditoriale ed un' altra filosofia politica, un'altra economia politica ed una diversa politica economica.

Pensarle, discuterle e costruirle non è, ovviamente, così semplice, ma, contrariamente a quanto avveniva negli ultimi ultimi 100 anni,in cui ciò sembrava un "optional", è, oramai assolutamente necessario.

Un progetto di una tale ambizione va, ovviamente, al di là di questo "post". Ci dilungheremo ben presto in altra sede su questo tema.

5.LA GRECIA E' L' EUROPA IDEALE

Ciò che, però, ci premeva di evidenziare fin da ora è che, di tutto questo sono colpevoli, semmai, la cultura economicistica dell' Occidente, le banche internazionali e l' ideologia neo-libersitica, non certo il popolo greco, che, ai primordi della sua storia ha fornito al mondo occidentale modelli ineguagliati e non caduchi di vita armoniosa fondati sulla "kalokagathìa" ("mens sana in corpore sano"), sull' "eleutherìa", la libertà dei guerrieri ("oi autonomoi" secondo la felice espressione di Ippocrate), sulla "Politeia" (regime ancestrale, pluralistico e cetuale, che è anche il nome della Repubblica di Platone), fondato non già sulla "crematistica" (dominio della finanza), bensì sull' "oikonomìa", la saggia gestione dell' azienda familiare agricola.

L' Europa e la Grecia resterebbero anche se non ci fosse l' Euro. Certo, l' Unione Europea, l' Euro, domani, l' Esercito Europeo, "rafforzano", come ha detto il Ministro Frattini, l' Identità Europea, però, non la fondano.



giovedì 6 maggio 2010

COMMEMORARE O NON COMMEMORARE L'UNIFICAZIONE DELL'ITALIA?

Polemics about Garibaldi's Anniversary opens up Fundamental Historical Debate. Les polémiqes à propos de Graibaldi ouvrent un débat historique fundamental. Polemik um Garibaldi oeffnet grundsaetzlichen Historikerstreit






Nell' attuale disputa sul se sia,o meno, opportuno commemorare i 150 anni d' Italia, così come sul se, nella prossima parata del 9 maggio a Mosca, sia opportuno, o meno, esporre i ritratti di Stalin, assume un rilievo prevalente, non già la Storia, bensì la polemica politica contingente. Questo perchè, nella versione "modernistica" della Storia, Storia e politica coincidono ("la Storia è sempre Storia Contemporanea" - per dirla con Croce-).

Il problema è che, a nostro avviso, i due contendenti - i vertici dello Stato Italiano e la Lega - condividono una visione limitativa e "censurata" della Storia europea. Pertanto, plaudiamo alla loro polemica, non già perchè ne condividiamo il merito, bensì come sintomo di una "frattura" nella "Grande Narrazione" modernistica italiana.

Per semplificare il discorso, partiremo da una sorta di "lapsus freudiano" commesso dal Ministro della Difesa La Russa, il quale, alla commemorazione della Battaglia di Solferino (una delle più sanguinose battaglie inter-europee, dove, per una questione di equilibrio di potere fra l' Impero d' Austria e quello francese, morirono migliaia e migliaia di Francesi, di Provenzali, di Piemontesi, di Lombardo-Veneti, di Tedeschi, di Austriaci, di Slavi e di Ungheresi) , si pose, e molto opportunamente, la questione del se, in un' Europa cristiana che aspira all' unità, avesse avuto un senso questo antico macello di Europei.

Paradossalmente, la risposta di La Russa era stata: Sì.

Noi, invece, risponderemmo piuttosto: no, come non l' ebbero le precedenti e successive guerre infraeuropee, aventi di mira varie forme di riconoscimento e di supremazia di singole aree, etnie, ideologie o classi, che, una volta acquisite, hanno lasciato l' Europa come'era prima, ma solamente più debole verso il resto del mondo.

Questo perché la Federazione Europea, a cui noi aspiriamo, era già prevista dai politologhi e giuristi ai tempi dell' Ancien Régime,(progetto per la Pace Perpetua), era già quasi stata realizzata da Napoleone, ed, addirittura, realizzata, almeno formalmente, dalla Santa Alleanza, che l' aveva addirittura prevista nel proprio atto costitutivo.Nel caso in cui si fossero sviluppati i "germi" di Federazione Europea già contenuti nel pensiero della Restaurazione, si sarebbe potuto conseguire la Federazione Europea negli stessi tempi, e praticamente senza spargimento di sangue.I fautori del rigido determinismo storico dicono che la storia non si fa con i "se".Tuttavia, proviamo a immaginare un possibile corso alternativo degli eventi.

Sarebbe stato solamente sufficiente derivare, con il metodo pacifico che utilizza oggi l' Unione Europea, dai principi generali impliciti nella Santa Alleanza, principi giuridici più specifici di carattere federale.A ciascuna delle crisi che furono risolte con guerre e rivoluzioni(1821,1824,1831,1848,1849,1852,1854,1859,1860, 861,1870,1871,1905,1918,1922,1924,1945,1968,1989) , si sarebbe potuto fare fronte con trattative con il "metodo comunitario", raggiungendo, comunque, risultati identici, se non migliori.

L'idea di Novalis, di Baader, di De Maistre, di Kruedener, era il superamento dello Scisma d' Oriente e della Riforma con un dialogo ecumenico, che avrebbe facilitato l' integrazione fra i popoli d' Europa.Il progetto "russo" di Santa Alleanza (ma elaborato dal Polacco di Czartorysky, e "censurato" dall' Austria e dall' Inghilterra) ricalcando il "Gran Dessin" di Enrico IV, prevedeva la conservazione delle costituzioni aristocratiche in Finlandia e in Polonia e una federazione di Stati italiani sotto la direzione del Papa.Le idee dei Neoguelfi italiani e dei federalisti di tutt'Europa(Proudhon,Cattaneo, Frantz, Dehio), trassero ispirazione proprio da questi modelli.

Durante i moti della prima metà dell' Ottocento, si sarebbe potuta rafforzare la struttura federale appena abbozzata, includere l' Impero Ottomano e allargare le autonomie . Fra il 1854 e il 1866, si sarebbero potute far partecipare direttamente le nazionalità ad un organo federale, allargandone la base sociale. Dal 1870 si sarebbe potuta creare a livello europeo quella legislazione sociale che , invece, fu creata solo nell' Impero Germanico.Tutte le riforme adottate dal 1918 a oggi avrebbero potuto benissimo esserlo senza bisogno delle Due Guerre Mondiali e dei totalitarismi, visto che, comunque, esse partirono "dall' alto".

Oggi, vivremmo nello stessissimo modo, ma senza le stragi degli ultimi due secoli.

Grandi Autori di tutte le tendenze, come
Rousseau, Novalis, Gioberti (oltre che politici come lo zar Nicola 1° e Coudenhove Kalergi), ne avevano parlato, ma nessuno li aveva voluti ascoltare.Perchè?Perchè il vero obiettivo non era nazionale, bensì ideologico e di classe.

Bisognava
impedire che lo Zar, il partito "aristocratico" di Czartoryski, De Maistre e Novalis, i "neo-guelfi" e "federalisti" "prendessero il merito" dell' unificazione d' Europa. Bisognava mobilitare i nazionalisti per fare le rivoluzioni liberali, usare gli Stati Nazionali per fare nascere l' industria, fomentare le guerre e i totalitarismi per creare il gigantismo industriale e il predominio della tecnocrazia.

Peccato (per i suoi ideatori) che questo disegno non sia riuscito.

Dopo
decine di milioni di morti in "inutili stragi",le guerre nazionali del XIX Secolo, le Guerre Mondiali, i Lager e i Gulag, l' Europa è tornata ad essere quella di prima, sempre più unita su base federale, sempre più attaccata alla terra e alle "Heimat"locali, sempre più delusa dallo scientismo ed attratta dallo spiritualismo.

A questo punto, riteniamo che
non si debbano commemorare i tanti,da Metternich a Castelreagh, da Mazzini a Garibaldi, da Cavour a Napoleone III, da Bismarck a Stalin,che, in un modo o nell' altro, resero possibili queste guerre, bensì coloro che, come Rousseau e Kant, Novalis e De Maistre, Gioberti e Coudenhove-Kalergi, Weil e Giono, cercarono di evitarle. Capiamo che questi elenchi siano "scandalosi" (perchè "trasversali"), ma noi giudichiamo in base all' Europa, non già in base a settarismi religiosi o ideologici.

Se non avessimo seguito le "Ideologie della Modernità", oggi avremmo già un' unica Europa come Stato, con lo stesso tipo di diritto e di società, senza una sola guerra, e, semmai, con rivoluzioni di modesta entità.

Per questo,
a noi sembra che il primo autore da commemorare sia Novalis, romantico ed aristocratico giovane profeta, morto giovanissimo, e che, pur essendo stato il primo grande teorico di quest' Europa, non poté neppure vedere pubblicata la sua opera, perché Goethe (che pure ammiriamo come uno dei più grandi Europei),da grande "barone", quale fu, non volle, per decenni, che fosse pubblicata un' opera che, se ben si sarebbe conciliata con la sua politica senile, certo non aveva nulla a che vedere con le sue posizioni della prima giovinezza.

Per ciò che riguarda l' Italia, una cosa è compiacersi della sua unità, un' altra approvare le modalità con cui fu raggiunta.

venerdì 23 aprile 2010

L'IDENTITA'BELGA


Fall of Belgian Government Raises Question on Belgian Identity.La chute du Gouvernement belge solicite une réflection sur l' Identité Belge.Fall der belgischen Regierung reizt Fragen ueber belgische Identitaet







Come noto, Baudelaire, esiliato a Bruxelles dai giudici del 2°Impero a causa del carattere licenzioso dei Fleurs du Mal, fu un accanito critico del Belgio, da lui considerato come la quintessenza della vita borghese ed amorfa.

Il Belgio si era acquisito questa fama anche a causa del suo presunto carattere "artificiale", legato alla sua pliuralità linguistica. E, tuttavia, non è proprio vero che il Belgio non abbia un' identità, né che questa fosse statea creata artificialmente nel 1830.

Infatti, già Giulio Cesare aveva definito i Belgi come il più valoroso fra i popoli celtici.

La Provìncia Belgica ebbe sempre una posizione definita all' interno dell' Impero.

La divisione fra Fiandre e Vallonia risale alla diversa composizione etnica delle due parti del Regno dei Franchi, Austrasia e Neustria.

Nel Medioevo, paradossalmente, la Contea delle Fiandre faceva parte del Regno di Francia, mentre la Vallonia costituiva il Ducato di Bassa Lorena all' interno del Regno di Germania.

Bruxelles è parte del Brabante. Essa ha, fino dal 1300, una sua costituzione feudale, la Joyeuse Entrée.La città stessa è governata dai Sette Lignaggi.

Tanto i Fiamminghi quanto i Valloni parteciparono attivamente alle Crociate (Baldovino di Fiandra e Goffredo di Buglione).Le Crociate arricchirono particolarmente le caittà commerciali del Nord.

Dalla Bassa Lorena proveniva la casata dei Lussemburgo, che governò l' Impero, la Boemia e la Polonia.

Le principali città (Bruges, Gand e Anversa) sono parte della Lega Anseatica.

I feudi dei Lussemburgo passarono alla Borgogna, e, con questa, agli Asburgo,sottpo i quali il Belgio fu unito all' Olanda.

La rivolta di Egmont contro il Duca d'Alba fu esaltata da Goethe e da Beethoven, come esemplare dell' antico spirito di libertà.

In seguito alle Guerre di Religione, si distinse una Belgica Regia, che si staccò dalle Province Unite, restando sotto gli Asburgo. Bruxelles divenne una corte asburgica.

Dopo l' annessione all' Impero Francese, con il Trattato di Vienna il Belgio fu annesso al Regno di Olanda, da cui si staccò del 1830, dando il via a moti liberali in tutta Europa.

Attualmente, il Belgio ha un ordinamento federale che assomiglia a quello che qualcuno vorrebbe introdurre in Italia, basato non già su un'autonomia di singole Regioni o CAntoni, bensì sulla sovrapposizione fra Comunità e Regioni, per cui si hanno un Nord (Fiandre), un Sud (Vallonia), e due realtà un po' ibride (Bruxelles capitale e la Comunità Germanofona).Questa struttura ricorda sotto molti punti di vista quella Medievale, con la Contea delle Fiandre, il Ducato di Bassa LOrena e Buxelles retta dai Sette Lignaggi sotto la tutela della Joyeuse Entrée.

Soprattutto, vige in Belgio, ancor più che non in Olanda, il principio del consociativismo "Verzuiling", per cui ogni istituzione è suddivisa equamente fra Fiamminghi e Valloni, fra cattolici e laici.

Si hanno così un' Università cattolica e una laica, un Partito Democristiano Vallone e uno Democristiano Fiammingo, uno socialista vallone ed uno socialista fiammingo, ecc....

A ogni crisoi di governo si parla di una scissione del Paese, ma c'è da chiedersi quanto questo cambierebbe la realtà delle cose.

D'altro canto, Bruxelles è sede delle principali istituzioni europee, e ne trae anche notevoli benefici. Penso che questo dovrebbe preoccupare maggiormente i Belgi, specie oggi, quando giungono sempre nuovi Stati membri dell' Europa Centrale e Orientale, e sembrerebbe ora di spostare qualche Istituzione verso Est.

In ogni caso, l' esperienza del Belgio nel dirimere le questioni intracomunitarie sta ancora giovando ai Belgi, che hanno ottenuto la carica di Presidente per Herman van Rompuy, massimo esperto di Verzuiling.

mercoledì 24 marzo 2010

IPPOCRATE, PADRE DELL' IDENTITA' EUROPEA

Debate Among Italian Physicians Raises Doubts About Hippocrates' Swearing. Un débat parmi les médicins italiens met en discussion le Serment d'Hippocrate. Debatte unter italienische Aertzte
verbreitet Zweifel ueber Hippokrates' Schwur.






Ippocrate è, nello stesso tempo, e il fondatore mitico della medicina, e il presunto redattore del "Giuramento", che costituisce la base della deontologia medica occidentale, e il primo autore ad aver parlato, in termini chiarissimi, di "identità collettive", e dell' identità degli "Europaioi".

Per questo, ci ha profondamente incuriosito il dibattito in corso a Torino, in connessione con il fatto che il "Giuramento" viene fatto leggere ai laureandi durante la cerimonia di laurea. Orbene, nel "Giuramento", fatto sotto gli auspici di Apollo, Igea e PAnacea, il neo-medico si impegna, tra l' altro, ad astenersi dal provocare l' aborto.

Ebbene, giacché l' aborto è previsto dall' ordinamento italiano, leggere il "Giuramento" implicherebbe l'impegno di non esercitare un' attività permessa dall' ordinamento.

Dal punto di vista pratico, il problema non è grave, in quanto non risulta che il "Giuramento" abbia alcun effetto giuridico.

Il problema è piuttosto di carattere culturale.

Il fatto che il rifiuto dell' aborto sia contenuto nel più antico autore medico "pagano" rafforza certamente la tesi che esso faccia parte del "Diritto Naturale", ovvero di quelle "leggi non scritte" che sono comuni a tutti gli uomini.

La messa in discussione del "Diritto Naturale" equivale a mettere in discussione il concetto di "Uomo" quale conosciuto nel corso della storia(l' Umanesimo), per aprire le porte ad una nuova realtà, tutta da definire e da scoprire.

Questa nuova realtà è stata definita "Superuomo", o "Oltreuomo".Esso è l' effetto della "trasmutazione di tutti i valori" e del prevalere della scienza e della tecnica.

L' uomo dell' Umanesimo era il prodotto della natura, così come descrive in modo insuperato Ippocrate nella sua fondamentale opera "Arie, Terre e Luoghi", dove si spiegano le "identità" locali sulla base delle diverse influenze del clima sugli uomini.

L' Oltreuomo sarà l' effetto dell' ingegneria genetica.

Come sarà l' Oltreuomo?

Sarà la rinascita della "Bestia Bionda", a cui pensava Nietzsche?

Sarà un "flaneur" come sembra vederlo Vattimo?

Sarà l' Homunculus condizionato in provetta, descritto da Huxley?

Sarà una "Macchina Intelligente", come pensa De Landa?

Non lo sappiamo, ma la tradizione ippocratea dice di fare molta attenzione. Oggi, infatti, la responsabilità del medico non è solo quella di comportarsi correttamente verso il singolo malato, bensì anche e soprattutto quella di responsabilizzarsi per la storia futura dell' umanità.

Al di là dei valori attinenti alla salute e alla medicina, le idee di Ippocrate sono atte a fare riflettere anche in campo politico.

Come abbiamo detto, Ippocrate aveva derivato innanzitutto, dalla sua teoria circa le identità collettive, fondata sulle influenze del clima, una definizione di "Identità Europea" e "Identità Asiatica", che, in ultima analisi, sopravvive fino a noi.

Si noti che Ippocrate viveva a Cos, isola della Ionia dalla quale si vede Alicarnasso, che, geograficamente, è già Asia.

Secondo Ippocrate, il clima temperato e variabile dell'Europa stimola nei suoi abitanti laboriosità, combattività, particolarismo e amore per la differenza. Invece, il clima caldo dell' Asia stimolerebbe la pigrizia, la raffinatezza e lo spirito di disciplina.

Da queste differenze caratteriali deriverebbero le differenze politiche fra l' Europa e l' Asia.

Gli Europaioi costituirebbero piccoli stati, i cui abitanti, eguali fra di loro, sarebbero per natura guerrieri, e dediti principalmente alla guerra per l' affermazione del loro Stato e per l' acquisizione delle ricchezze di quelli vicini.

Invece, gli Asiatici, più pacifici e disciplinati, vivrebbero in grandi Stati, il cui vero padrone è il sovrano. Perciò, gli Asiatici non hanno interesse alla guerra, in quanto questa rafforza il re, non i sudditi.

Questa costruzione descrive, a nostro avviso, molto fedelmente la situazione della Grecia antica, come ce la illustrano nel dettaglio i poeti antichi, Erodoto e Tucidide, con guerre di prestigio come la Guerra di Troia, l' oppressione militare sulle città vicine, come quella sugli Iloti, quella sui Meli, quella dei Trenta Tiranni. Essa è stata ripresa in modo ideologico in epoche più tarde, in particolare dal colonialismo europeo e americano e, dal connesso "Orientalismo", per giustificare l'oppressione coloniale da parte degli "Occidentali", più laborioosi, più liberi e più combattivi, sui "pigri" e "tirannici" popoli extraeuropei.

Certo, Ippocrate non era un fautore del "colonialismo" europeo.Dalle sue teorie si potrebbe, certo, trarre qualche argomento a favore del costume greco di fondare colonie all' estero -costume che non fu contestato da nessuno-. Ma, soprattutto, se ne traggono molti circa il carattere militaristico degli antichi Greci, più che sulla valenza "pacifica" della democrazia, sulla quale tanto hanno insistito gli autori moderni.

Come si vedrà meglio in Erodoto , chi pone in primo piano il valore della pace sono gli orientali, e in particolare quell' Impero Persiano che è il prototipo dei grandi Stati orientali, mentre i Greci che gli resistono sono appassionati a tal punto della guerra, come fonte di gloria, quindi, di eternità, sono i Greci. Significativa, a questo proposito, la figura di Leonida, che caccia gli alleati dal passo delle Termopili perchè vuole che la gloria di morire in battaglia per la difesa della Grecia spetti ai soli Spartani.

Tuttavia, nonostante le strumentalizzazioni ideologiche fatte da film come 300, che avvicinano Leonida ai presidenti americani che combattono guerre in Iran e in Afganistan, l' etica greca ci pare più affine a quella della "Belva Bionda" nietzscheana, che non a quella delle moderne democrazie.

Abbiamo detto della straordinaria sopravvivenza nel tempo, anche se con molte deformazioni, delle idee di Ippocrate. In particolare, esse furono riprese integralmente da Aristotele, quasi integralmente da Machiavelli.

Montesquieu ne fece la base della sua dottrina comparata dello Stato, e Caterina Seconda e Hamilton la sfruttarono come giustificazione, l' uno, del federalismo americano, l' altra, dell' autocrazia russa.

La parte oggi più in pericolo anche de lato "politico" delle idee di Ippocrate è proprio il collegamento con la natura. Il preteso "ritorno alla natura" attraverso l'ambientalismo suona molto falso.

Gli uomini dipendono sempre meno dalla natura, perchè vivono in un mondo artificiale. Le identità locali sono sempre più spesso identità ideologiche, che derivano da scelte storiche del passato.

E, tuttavia, il legame con la terra, fino ad oggi, si è spostato, ma sopravvive.

Caratteri "europei" permangono anche in America, nonostante il cambiamento di continente, di clima, e anche di "sangue". Nonostante la ipertecnologizzazione, la Cina continua a essere influenzata dalla cultura delle "Civiltà idrauliche".

Anche in Europa, il pluralismo, la diversità e la combattività restano più spiccate che in Cina, ma anche che in America.L' attaccamento alla terra resta forte, almeno nel senso che si continuano ad esaltare i radicamenti alle"Aque, Arie e Luoghi".

Quanto resisterà tutto questo all'intelligenza artificiale, alla bio-ingegneria, alle "Macchine Intelligenti"?




lunedì 25 gennaio 2010

"INTELLETTUALI" O "SAGGI"?

Necessary, but Useless, Debate on Intellectuals. Un débat nécessaire, mais inutile, sur les intellectuels. Notwendige, aber nuetzlose, Debatte um Intellektuelle.

Nel corso delle ultime settimane, si è svolto, sulle pagine de "Il Sole 24 Ore" (come eco di ciò che si svolgeva a livello editoriale), un serrato dibattito su un unico tema:

"gli intellettuali erano considerati importanti dal mondo politico (e, in particolare, dalla sinistra), durante il periodo della piena modernità, quando potevano fungere da consiglieri del principe, o dell' opposizione, o, almeno, da cinghie di trasmissione dei partiti, ma, ora che il potere è in mano alle imprese, il loro ruolo è obsoleto, e, poiché essi rifiutano di adeguuarsi, sono condannati all' estinzione"

A questo tema venivano dedicati, in particolare,
su una sola pagina ( Domenica 24 gennaio 2010, n.23, pag.24 ), ben tre articoli:

"la crisi del ruolo pubblico degli intellettuali"(Andrea Romano, Fuori gioco per carenza di idee); Serena Danna, La cultura a destra non c'è, non si vede,, pag.24; Gabriele Pedullà, Italiani mimetici o autoesotico .)

Mentre condividiamo la tesi di fondo dei tre articoli, non condividiamo, invece, le conseguenze che i vari autori intervenuti ne traggono.

Il fatto che una certa tipologia di "intellettuali" (gli "intellettuali organici", "parassiti "dei grandi partiti di massa della Modernità) sia obsoleta non dimostra nulla contro la permanenza del ruolo , anche sociale,della "funzione intellettuale".

Sono "intellettuali" i fondatori di Google e di Amazon; sono "intellettuali" politici come Putin, che hanno basato la loro carriera politica su una tesi di dottorato sulla politica energetica; sono "intellettuali" i manager di FOX e di Mediaset che fanno la politica dell' America e dell' Italia.

Da sempre, vi sono state varie categorie di "intellettuali": profeti, consiglieri, condottieri, asceti, rivoluzionari,sicofanti, chierici, adulatori, ecc...Quello che decade è una certa tipologia di "intellettuali", funzionali ad un certo tipo di politica. Non è contraddittorio rilevare che la decadenza del ruolo dell' "intellettuale organico" del "maitre à penser" colpisca, nello stesso tempo, i "chierici" dell' egemonia culturale marxista(a cui si riferisce il libro di Asor Rosa citato nel primo dei tre articoli); i "conformisti" del pensiero progressista "illuminato" ( di cui al libro di Battista dall' omonimo titolo), e i fantomatici "intellettuali di destra" del "Dì qualcosa di destra" di Mellone. Al dilà delle artificiali contrapposizioni, queste figure sono state molto simili. Preoccupate, prima di tutto, del loro "status". Poi, atte a realizzare, hegelianamente, una "profezia a rovescio", che, partendo dal potere realmente esistente, ne riconoscse la nascita taumaturgica grazie all' Astuzia della Ragione.

Qual' è la ragione di questa decadenza?

Intanto, l' irrilevanza dell' Europa.In America, ma anche nei Paesi mussulmani , i Think thank (o gli Ulema) conservano tutto il loro potere nell' influenzare la poltica dei Governi (perchè questi Governi hanno una reale politica, e quindi hanno dei reali dubbi su che cosa fare).Del resto, è agghiacciante ciò che accade nel settore della narrativa, ed è relazionato, nel suo articolo, da Gabriele Pedullà, che, cioè, i nostri scrittori non si curano nemmeno più di scrivere bene, ché, tanto, quella che conta è la traduzione in Inglese.

Poi, il fatto che le Organizzazioni Internazionali, i Governi, i Servizi Segreti, le Multinazionali, i media, le Associazioni di categoria, stanno dando lavoro a milioni e milioni di "intellettuali", "direttori dei contenuti", politologhi, redattori, giornalisti, "esperti," economisti, giuristi, traduttori, ecc....Questi sono i veri "intellettuali organici", onesti e trasparenti, che vengono pagati con uno stipendio, contributi, tasse, benefits, fanno parte di un organigramma, si prendono le loro responsabilità, professionale e politica.

A questo punto, emerge di nuovo la differenza fra gli "intellettuali indipendenti" e gli "intellettuali organici", fra Giovanni Battista e Sant'Ambrogio, fra Spinoza e Goethe, fra Solzhenitzin e Gorki.

Ma è poi corretto chiamare queste persone "intellettuali"?La parola "intelligencija" fu inventata in Russia nell' Ottocento per designare una funzione sociale, non già una categoria sociale.Solo con il marxismo "volgare" si creò la designazione degli "intellettuali" come classe.

Prima di allora, essi erano chiamati "dotti", "Gelehrte", "Savants"; oppure, "philosophes", "gens de lettres", e, prima ancora, "clerici".

A nostro avviso, la designazione originaria era "saggi", "Sophoi", "Sri", "Tsi".

I quali possono anche fungere da "consiglieri del Principe. Tuttavia, nella parte essenziale della loro opera, i "saggi" non si curano delle domande, da parte dei politici o degli imprenditori, di prodotti che servono a rispondere ad una fuggevole esigenza elettorale o commerciale. Essi cercano di vedere il domani, quello che può accadere alla nostra società, alle nostre persone, alle nostre anime, a quelle dei nostri discendenti. Cercano il perchè. Cercano i rimedi. Cercano di educare i popoli ad essere pronti alle sfide del futuro.

Certo, i "saggi" hanno sempre avuto problemi di sopravvivenza fisica.Come sopravviveranno in futuro i "saggi"?Pensiamo che faranno come sempre nel passato. Un po' con l' astuzia, un po'con la prodigalità, un po' con la frugalità, con la mansuetudine o, perfino, in certi casi, con la violenza.

Pensiamo ad esempio a Nietzsche, che fu pensionato, poverissimo e itinerante tutta la vita, ed impazzì (proprio a Torino) nel momento stesso in cui Brandes gli comunicava che le sue opere suscitavano un qualche interesse in Danimarca. Dopo di allora, lo Zarathustra, che Nietsche aveva pubblicato in poche copie e a proprie spese, divenne uno dei libri più venduti (e più influenti) di tutta la storia dell' editoria.

Quello che è certo è che, senza i "saggi", il mondo, e, "in primis", il nostro Continente, andranno alla rovina.









A

lunedì 11 gennaio 2010

CINEMATOGRAFIA CINESE


Sales Forecasts show of China Film Turnover Overcoming US Turnover in 2020. Les prévisions des ventes montrent le dépassement, en 2020, de la part de la Chine, sur la cinématographie américaine. Marktvorausschau zeigt Ueberwindung, im Jahre 2020, der Vereinigten Staaten, von der Seite von China, auch fuer was Kino-Umsatz anbelangt.

Le previsioni circa un presunto "sorpasso", da parte della Cina, dell' America, anche in campo cinematografico, non ci stupiscono.

Intanto, conosciamo i dati relativi, per esempio, alla produzione dell' industria cinematografica indiana (nelle sue varie espressioni linguistiche - Hindi, Urdu, Tamil, Kannada, Telugu-, ecc...),la quale ultima è, già oggi, la prima nel mondo (prima di quella americana e prima di quella cinese).

Tuttavia, capiamo che il superamento dell' industria cinematografica americana da parte di quella cinese possa avere un risvolto più traumatico, perchè la cinematografia cinese, contrariamente a quella indiana, è indirizzata ad un mercato mondiale. Inoltre, è opinione comune (anche se, per noi, assai superficiale), che la cultura indiana sia più compatibile con quella "occidentale", in quanto più "democratica".

A nostro avviso, il vero problema è un altro. I giornalisti si affannano a domandarsi se, in un domani, "il nostro immaginario non sarà più americano, bensì cinese". A questi giornalisti, non passa neppure per l' anticamera del cervello che il poroblema non è se l' immaginario europeo sia più americano o più cinese, bensì perchè non sia europeo.

Noi abbiamo, per parte nostra, fin troppe spiegazioni per quanto sopra, che non approfondiamo in questa sede.Comunque, a noi sembra che gli Europei dovrebbero preoccuparsi, soprattutto, del fatto che, nel corso dell' ultimo secolo, prima, è stato condiviso con Holliwood, l'originario primato europeo, quello dei Fratelli Lumière, di Fritz Lang e di Murnau,-e,ciò, ai tempi dei, Rifenstahl, Hitckock e Eizenstejn-; poi , si è passati ad un ruolo subordinato, ai tempi di Wajda, Fellini e Clair, per arrivare, ancora, ad un "cinema intellettuale", che, per quanto raffinatissimo, non interessava più alle masse, come i film di Autant Lara, di Antonioni, di Tarkowskij e di Kieslowsky.

Oggi, siamo al cinema contemporaneamente politicizzato e sovvenzionato, con kolossal del genere di "Baaarìa", che, per quanto tecnicamente ben fatti, sono avulsi dagli interessi attuali degli Italiani.

E, tuttavia, noi crediamo che il cinema europeo possa esprimere oggi, ed oggi ancor più di ieri, la specifica identità culturale europea, che consiste nel mostrare la tragicità e l ' insufficienza del presente. Messaggio che non è, però, limitato ai confini sdell' Unione europea, perchè vi sono film americani , come"Clockwork Orange" di Kubrick, russi, come "L'arca Russa"di Sakurov, e arabi, come, per esempio "al-Massir" di Joussef Shahin che costituiscono un eccellente omaggio alla cultura europea,

Sintetizzando il nostro pensierio, il motivo per cui il cinema europeo contemporaneo non è più in grado di esprimere un proprio autonomo messaggio culturale, che è, per sua natura, critico, è che esso è troppo asservito ai poteri politico ed economico, e questi ultimi sono troppo succubi dei miti e ei riti della "Globalizzazione Moderna".In queste condizioni, è semplicenmente vietato esprimere un'"identità europea"!

sabato 28 novembre 2009

PER IL PLURALISMO DELLA CULTURA IN PIEMONTE


Promotion of Pluralism in Piedmont.La promotion du pluralisme au Piémont. Promotion des piemontesischen Pluralismus.

La prevalenza, fino a tempi recenti, nella Regione, dell' "Ideologia Piemontese", soffocava, in un certo senso tutti gli altri grandi filoni della storia della cultura piemontese (come, per esempio, aristocraticismo ribelle, cattolicesimo militante, critica della modernità ed europeismo).



Ora, si richiederebbe:

a) una mappatura di “tutte” le risorse culturali e manageriali esistenti sul territorio aventi una qualche vocazione a supportare gli Enti pubblici nello svolgimento dei loro compiti istituzionali;

b)la creazione di iniziative nuove, promozionali, culturalmente alternative, indirizzate al territorio, supportate da soggetti nuovi, disponibili a mettersi in gioco tanto dal punto di vista culturale e politico, quanto da quello finanziario, che da quello professionale;

c) la promozione di una corrispondente “rete” di intellettuali, di “managers culturali”, di professionisti, capaci di supportare una politica innovativa di governo del territorio, nelle sue diverse articolazioni, capace di mettere in campo personale politico, tecnici di altissimo livello, imprenditori culturali, consulenti, ecc..

Si propone anche che, nella programmazione dei nuovi eventi culturali della Regione, si tenga adeguatamente conto:

a)di tutti questi filoni della cultura piemontese (per esempio, Alfieri, fratelli De Maistre, Neo-Guelfismo, Santi "sociali", Nietzsche, Salgari, Agnelli pubblicista, Frassati, Luigi Einaudi, Pavese "notturno", Galimberti europeista,Carta di Chivasso, Chabod, Del Noce, Zolla), oltre che di altre tendenze presenti sul territorio, come le posizioni eterodosse di Vattimo e Preve, le minoranze etniche e le comunità straniere;

b)delle tradizioni e produzioni culturali di tutta Europa e dei Paesi emergenti sullo scenario mondiale.

informazioni:
www.alpinasrl.com
riccardo.lala@alpinasrl.com
Riccardo Lala