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sabato 29 ottobre 2011

COSTRUIRE, NELL' INCONTRO TRA LE PERSONE E I POPOLI, UN MONDO UNITO

Seminar about Unity of Mankind
Séminaire sur l'unité de l'humanité
Seminar ueber die Einheit der Menschheit


A Giaveno, il prossimo 5 novembre, dalle 15.30 alle 18, presso l'Istituto Pacchiotti dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Lo organizza l'associazione "La Casa dei Popoli" .
Parleranno: Younis Tawfik, scrittore ( "sfida dell'integrazione"), Luca Alemani (studioso di storia delle religioni e promotore di una "rete di cooperazione del basso con l'Afghanistan": "Il Circolo del Sole"), padre Felician (sacerdote cattolico romeno che è viceparroco a Bussoleno ), Riccartdo Lala, promotore del Comitato della Società Civile per Torino Capitale Culturale 2019.

L'unità del mondo costituisce uno dei massimi temi di riflessione dell' Umanità, non diversamente dalla vita e la morte, la verità e l'illusione, il bene e il male, l'eternità e la storia. Come tutti questi temi,  non cessa, da un lato di esercitare ed appassionare le menti,e, dall' altro, di sconvolgere periodicamente la vita sociale e politica per le differenza fra i punti di vista. Infatti, come tutti quei temi, esso rivela la limitatezza del pensiero umano e l'impossibilità di una risposta non diciamo  obiettiva, ma, almeno, chiara.
Dalla primitiva idea che il centro del mondo fosse il palo della propria tenda (Eliade) si è passati ben presto a concepire, come il centro del mondo, il proprio Paese (omfalos, Zhong Guo), poi,quest'ultimo  come un impero universale, comprendente tutti i popoli civili (Oikumène, Tian Xia, Dar ul-Islam); infine, a pensare che il proprio impero dovesse abbracciare, alla fine, il mondo intero (Impero cristiano, o democratico; Tian Xia wei gong).
Anche la globalizzazione effettiva comincia in tempi remoti, con l'"Out of Africa", e continua fino ai nostri giorni, quando l'umanità è unita dalla tecnica, dalla politica e dalla finanza. Quest'unità è però sbilanciata -asimmetrica-, da un lato, in direzione dell' economia, e, dall' altro, verso l'Occidente e il Nord del mondo.

Si notano ora due tendenze: da un lato chi vorrebbe che questa unità si rafforzasse intorno al suo attuale polo occidentale, con la sua specifica cultura, che relega le altre culture e territori ad un ruolo subodinato; dall' altra chi invece vorrebbe che l'attuale unità del mondo si riorganizzasse in modo paritario fra le grandi aree del mondo e le varie culture. Fra chi vorrebbe un ruolo ulteriormente rafforzato per le scienza e la tecnica, capaci di imporre un modo standardizzato e unificato di vita, in simbiosi con le maccine, e chi vorrebbe, invece, che l'umanità si riorganizzazsse intorno alle sue proprie esigenze, quali espresse dalle diverse opinioni e dalle differenti culture.

Noi siamo fautori di questa seconda soluzione, e intendiamo proporre schemi concettuali e politici capaci di realizzare questo obiettivo. Concetti e strategie che comprendono una nuova cultura, veramente multiculturale, la riforma delle organizzazioni internazionali e il consolidamento delle diverse identità subcontinentali.

martedì 21 settembre 2010

I "NUOVI BARBARI"


Italian Debate on Extinction of Modern Culture Misses Full Extent of Question. Le débat en Italie sur l'exhaustion de la culture de la modernité néglige le cadre de référence. Italienische Debatte ueber Erschoepfung der Kultur der Modernitaet laesst Gesamtbild ausser Sicht.


Il dibattito fra Scalfari e Baricco

Anche in Italia, la "Rentrée Littéraire" impone agli autori più affermati l'esigenza di qualche lacerante dibattito. E' il caso, ad esempio, di Scalfari e di Baricco, sulle pagine de "La Repubblica", circa "Barbari" e "Imbarbariti".

Scalfari deve lanciare il suo Nell' ampio mare aperto (Einaudi, Torino, 2010 ), in cui si tratta di temi parzialmente affini a quelli del saggio di Baricco comparso "a puntate" per diversi anni consecutivi su "La Repubblica".

Le tesi centrali di Scalfari:

-la modernità è finita con Nietzsche, anche se ha continuato una sua vita residuali per circa settant'anni dopo la sua morte;

-la caratteristica principale di Nietzsche è la "perdita del centro", giacché il Centro è in qualunque punto, non vi è più una "cosa ultima", e, di conseguenza, tutto si svolge in superficie;

-dopo i Moderni, non è venuta una nuova civiltà. I Postmoderni, se esistono, non sono un movimento vitale;

-i "Nuovi Barbari", destinati a riempire il vuoto di civiltà così lasciato, non sono ancora nati.

Anche per Baricco, ci troviamo di fronte ad una crisi di civiltà. Anche per lui, la società che va verso la sua fine è quella classicistica e borghese della Modernità. Tuttavia, per lui, i nuovi barbari ci sono già: sono, da un lato, gli imprenditori della New Technology, che, com il Web, impongono una nuova forma di cultura, e, dall' altro, le nuove generazioni educate alla Rete. Di fronte a questi "Nuovi Barbari", starebbero gli "Imbarbariti", i conservatori che difendono la civiltà ormai morta. Non si tratterebbe altro che una nuova vicenda dell'eterna dialettica fra Progresso e Reazione.


La Modernità è sempre stata in crisi

Tutto ciò può essere parzialmente vero, ma, intanto, non è,certo, nuovo.

Non è nuovo il passaggio dalla "profondità" classicistica alla "superficialità" postmoderna. Sembra poco più di una trascrizione in altre parole dell' idea nicciana di "spirito di leggerezza" ("alleggerimento") contro "spirito di gravità". Esso è già stato declinato in tutte le salse, dai futuristi, dai surrealisti,da Benjamin, da Schuon, da Calvino, da Vattimo, da Lipovetzki, ecc....

A nostro avviso, la Modernità tutta intera è un' "epoca di transizione" (cfr. p.es., St. Simon, Comte, Marx, Juenger, che, tutti, avevano in mente "una nuova età organica"). Questa transizione comincia, di fatto, intorno al 1750, quando gli Europei smettono di ammirare incondizionatamente l'Oriente e incominciano a prendere posizione nella civilissima India, saccheggiandone l' economia e le tecnologie. Spunta solo allora l' idea dell' "eccezionalità dell' Occidente", che si sviluppa, in epoca rivoluzionaria e napoleonica, con la messa in discussione (più teorica che pratica) dei ceti dell' "Ancien Régime"; essa giunge a maturazione solo intorno al 1850, quando, dopo le guerre dei Cipays e dei Taiping e quella messicano-americana, l' "Occidente" comincia a guardare agli altri popoli e alle altre civiltà come a realtà inferiori. E, tuttavia, contemporaneamente, nasce già l' idea di un superamento della modernità occidentale nella "fine della Storia", come la ritroviamo in Hegel, Comte e Marx. All' inizio del Novecento, la nascita di una vera e propria civiltà della scienza e della tecnica va di pari passo con con lo sviluppo del Decadentismo, così come la nascita delle società di massa con la fortuna del filone "nicciano").

Nel momento stesso in cui, nel 1945, con l' occupazione di tutto il mondo da parte di sistemi socio-politici "moderni", la vittoria della Modernità sembrerebbe compiersi, ecco che i due più grandi Imperi "premoderni" (che comprendono circa la metà dell' Umanità) si dichiarano indipendenti, sotto due leaders come Gandhi (che veste come un sannyasi del 1000 a.C. e fila con un arcolaio di tecnologia neolitica), e Mao che veste, come si dice in Cina, "alla Mandarina", antepone le campagne alle città e conferma il primato della lingua ideogrammatica).



Lo sviluppo delle macchine intelligenti e la "Singularity"

Infine, nel momento in cui internet anticipa già una società ed una cultura diverse da quelle della Modernità, si annunzia anche una "leadership" asiatica sulla cultura, sulla politica e sull' economia mondiali. Il mondo che ci attende si porrà alla confluenza di due grandi tendenze: la bioingegneria, sospinta, almeno fino ad oggi, dal capitalismo e dallo scientismo occidentale, e, dall' altra, la riscoperta delle culture tradizionali in corso in Asia (un mix che già vediamo nei cartoons giapponesi). Non è escluso che questo incontro abbia un andamento catastrofico.

Secondo i teorici della "Singularity", in "Occidente" si perverrebbe entro il 2030 al predominio delle macchine intelligenti. Secondo altri, intanto, il "blocco asiatico" tenderà ad autonomizzarsi dal resto del mondo, intorno al suo originale esperimento culturale (cfr. l'ultimo articolo di Rampini su "la Repubblica"). Nel medio-lungo termine, tutto cio potrebbe acuire ulteriormente gli aspetti di "controllo" già insiti tanto nell'impostazione tecnocratica dell' Occidente quanto in quella "neo-imperiale" orientale.

Tuttavia, tutto ciò sembrerebbe riguardare solo una prima fase del "Mondo Nuovo" che ci attende:"Steve Rayhawk, matematico e bioinformatico che coordina il lavoro degli studenti del Singularity Institute, sostiene che un sistema d' intelligenza artificiale programmato male potrebbe considerAre gli esseri umani una semplice materia prima"(Yves Eude, Alla conquista dell' immortalità", Le Monde, trad. Internazionale, 24/30 settembre 2010, pag. 60).L'unità del mondo verrebbe realizzata dalle macchine, sottoposte solo più al controllo di un unico enorme ordinatore (che realizzerebbe così la "Singularity", la riunificazione gnostica, o neo-platonica, o cabbalistica), nell'Uno originario. Queste tesi "californiane" riecheggiano per altro, singolarmente, quelle del "comunismo magico" dei "Bogostroiteli" bolscevichi di Lunacarskij.



I "nuovi barbari" sono le "Macchine Intelligenti".

In ogni caso, i "Nuovi Barbari" non saranno degli umani, ma le "Macchine Intelligenti", a meno che non vengano contrastate da una cultura ed una politica adeguate. Se lasciati a se stessi, i profeti californiani dell' "Ideologia di Internet" e della "Singularity"ci porteranno al dominio delle "Macchine Intelligenti," finché verranno anch'essi da queste spazzati via.

Si pone allora un problema enorme, che va ben al di là di dispute circa i più recenti "trend" letterari, anche se, in un certo senso, li ricomprende e li spiega.E' il problema della continuazione (o meno) dell' Umanità. Problema, in ultima analisi, teologico (perchè qualcosa è piuttosto che non essere?), ontologico (che cosa è l' Uomo?), antropologico (che cos'ha l'uomo in più rispetto alla "Macchina Intelligente"?), politico (le "Leggi della Robotica" di Asimov), e, infine (ma, direi, soprattutto, con urgenza), culturale: come affrontare questi dibattiti?; come coltivare l' Umanità nell' epoca delle Macchine Intelligenti?.

Anche i teorici della Singularity pensano a qualcosa di simile alle asimoviane "Leggi della Robotica". Tuttavia, ciò dimostra il loro dilettantismo: già Asimov aveva già dimostrato plasticamente nelle sue opere degli Anni '20 e '30 che queste "leggi" non funzionano. Non è un semplice fatto di " cattiva programmazione", bensì, invece, che l' "errore umano è talmente inevitabile", che l'errore, lo "scostamento", il "clinamen" è -proprio, per le teorie materialistiche e darwiniste- quell' elemento di libertà che porta all'evoluzione della specie.



Tornando al dibattito culturale.

Dal punto di vista strategico, è proprio lì che si pone la questione di come (ammesso che lo si voglia) fermare quella china che, fra tecnica, volontà di potenza, centralizzazione e Macchine Intelligenti, ci sta portando verso lo scontro finale fra Est e Ovest, fra robot e umani, o alla guerra fra robot (satelliti-spia, droni, macchine belliche semoventi, sistemi di controllo integrati di teatro, nano-macchine, ecc....):"Ma gli adepti della Singolarità hanno davanti anche un' altra sfida, probabilmente la più difficile: l' umanità deve capire cosa vuole davvero e provare a ottenerlo con l' aiuto delle macchine"(Eude, cit).

Dal punto di vista culturale, si tratterebbe forse di individuare un "uovo umanesimo", capace di giustificare filosoficamente ed esistenzialmente la scelta per la continuazione dell' Umanità (anziché quella del "passaggio di consegne" alle macchine).Dal punto di vista politico, si tratterebbe di studiare le "linee di faglia" all' interno dei diversi Moloch, che permettesse la sopravvivenza di soggetti collettivi improntati ad una logica diversa dalla pura Volontà di Potenza.L'Europa è una di quelle "linee di faglia".Come osservato da molti (cfr. p.es, Goethe, Gramsci, Nisbett, Rifkin, Gress), pur essendo posta all' interno dell' Occidente, essa non ne condivide le motivazioni di fondo. In particolare, essa è più impermeabile al "destino della Tecnica", e, per questa ragione, le è più facile dialogare con l' Oriente, ma anche porre un freno agli entusiasmi del tecnicistico. Le opere di Zamiatin, Capek, Lem, Burgess, sembrerebbero dimostrarlo. Ciò imporrebbe, però, una completa rivisitazione della nostra tradizione culturale (l'"Identità Europea"), per scoprirvi quegli elementi che si distaccano dal "mainstream" e che possono farvi contrasto.Tale ricerca è solo parzialmente in corso.

Il dibattito sulle nuove tendenze letterarie si rivela, così, come uno degli infiniti "tasselli" necessari per mettere in moto questo nuovo dibattito culturale. Occorre innanzitutto capire verso dove si sta andando. E, tuttavia, se, come abbiamo ragione di temere, la tendenza è verso la Fine dell' Uomo, allora anche il dibattito letterario dovrebbe venire sottratto ai frivoli umori delle "rentrées littéraires"e dei "tak shows", e canalizzato in questo dibattito più vasto.

In generale, si impone, a nostro avviso, un drastico ridimensionamento proprio del "carattere superficiale" della cultura contemporanea, tanto esaltato da Calvino e da Baricco, e oramai divenuto un malcostume collettivo del "mondo della cultura".Gli "Imbarbariti" sono proprio gli intellettuali contemporanei, che perdono il loro tempo dietro a questioni irrilevanti, mentre incombono scelte fondamentali per l'Umanità.

La cultura deve essere riportata alla sua drammatica serietà, imposta dal permanere, e dall' ampliarsi, non già l'estinguersi, della tragicità dell' esistenza e della storia.

E' questo, per altro, ciò che noi stiamo facendo con l'insieme delle nostre attività, e, più in particolare, con le iniziative che abbiamo lanciato con le altre Associazioni culturali torinesi in concomitanza del Progetto per la Candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura. Ci riferiamo soprattutto aprogetti come "Ricominciare dalla Cultura" e "Network della Cultura Europea".



domenica 23 maggio 2010

DIBATTITO SULLA CRISI DELL' EURO

Myriads of Themes Touched by Euro Crisis Stimulate all Kinds of Debates. Les milliers de sujets touchés par la crise de l' Euro soulèvent tout genre de débats. Tausende von den von der Eurokrise beruehrten Themen erwecken Alle Arte von Debatten.





Le problematiche sollevate dalla "crisi greca" sono state così vaste, da legittimare il mondo giornalistico a scatenarsi con le argomentazioni più diverse: dal perchè l'Euro provpcherà la fine dell' Europa, a come ne provocherà il rafforzamento, dall' impossibilità di superare le differenze nazionali, alla crisi del modello sociale europeo, ecc...

Ci limitiamo solo ad alcuni dei temi trattati, che maggiormente si avvicinano alle nostre problematiche.

1)Impossibilità di fare l' Europa per l' eccessiva diversità fra gli Stati membri (Edoardo Nesi, Ai miei nipoti dirò "Un sogno", Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26)

Ci sembra poco plausibile, perchè i grandi Stati continentali che dominano il presente sono tutti molto diversi fra di loro.

L' America per prima comprende territori così diversi come il Maine e l' isola di Guam, l' Alaska e Puerto Rico, la California e il Vermont, e popoli così diversi come i WASP e i nativi americani, i Latinos e gli Afro Americani.

L' India possiede l' Himalaya e la Maldive, il deserto del Rajasthan e la giungla dell' Assam, popoli sinotibetani "gialli" nell' estremo Nord, Dravidi di pelle scura nel Sud, Ariani di pelle chiara nel centro.L'India, pur esssendo fortemente induista, possiede la più vasta popolazione mussulmana del mondo.L' India ha 22 lingue ufficiali, 350 lingie nazionali e 2.500 dialetti.

Anche la Cina è una realtà composita, con una sessantina di lingue e nazionalità, di cui alcune (mongoli, Uiguri, Mancesi, Miao-Yiao), non sono neppure sino-tibetani.Vi sono rappresentati, oltre ad un gran numero di atei e di Confuciani, Taoisti, Buddisti, Cristiani e mussulmani.

Certo, ciascuno di questi Paesi è tenuto insieme da due fattori: un' identità ed uno Stato. Tutti e tre sono nati da profonde lotte per definire la propria identiità: le guerre contro l' Inghilterra e contro il Messico, la Guerra Civile Americana; la "Partition" con il Pakistan, le guerre indo-pakistane;le rivolte dei Taiping e dei Boxer, la lotta di liberazione contro il Giappone, la Guerra Civile Cinese.

Quindi, il motivo della difficoltà a fare l' Europa non è l' eccessiva diversità dei popoli, bensì la difficoltà della ricerca di un' identità comune, non imposta dai vincitori delle successive guerre civili.E, tuttavia, anche per gli altri grandi paesi continentali, le identità che, alla fine, hanno prevalso, sono identità antiche, che si sono affermate malgrado le convinzioni universalistiche e modernizzatrici dei Padri Fondatori: il Puritanesimo, la cultura sanscrita, il San Yao.

In Europa, non abbiamo ancora assistito a questa crisi del partito vincitore: il laicismo illuminista di fronte al Puritanesimo; il laicismo di tipo occidentale di fronte alla cultura tradizionale di matrice sanscrita; il maoismo di fronte al Confuciasnesimo.Se ciò avvenisse anche in Europa, ci si accorgerebbe che i conflittti di oggi (laicismo contro cattolicesimo), di ieri (liberalismo contro socialismo), dell' altro ieri (fascismo contro antifascismo), e dei secoli passati (Francia contro Germania e Inghilterra; Polonia contro Germania e Russia; rivoluzione contro reazione; cattolicesimo contro protestantesimo; cristianesimo contro Islam e contro paganesimo) non sono più determinanti.Il problema dell' Europa è come mantenere in piedi la propria cultura umanistica di fronte all' invadenza della Globalizzazione. E, per fare fronte a questo problema, l' Europa fuò fare ricorso alle risorse di una cultura millenaria, che va dal Paganesimo, al Cristianesimo, all' Ebraismo, all' Islam, all' aristocrazia, agli intellettuali indipendenti, alla borghesia illuminata, all' associazionismo.

2)La cultura come contrappeso (Charles Grant,Mi preoccupa l' isolazionismo.Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26):"La cultura è l' ultimo ambito in cui vedo ancora elementi di dinamismo e vitalità.Non credo, come sento spesso dire, che la cultura europea sia "vecchia" o troppo legata al passato.In tutti gli ambiti -dalla letteratura al cinema- ci sono delle avanguardie molto interessanti"

3)Mappatura della cultura europea (Tom McCarthy,Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26):"Quello che gli artisti possono fare è provare a intercettare la strada dove le arti si muovono.La cultura ha un andamento ciclico.Capita così che una delle sue forme si conquisti una posizione di predominanza rispetto alle altre: in Francia, per esempio, negli ultimi cinquant'anni, l' esplosione dei filosofi è andata a detrimento della letteratura.Nel Regno Unito i romanzieri e i poeti di oggi sono poco letterari, sono artisti delle arti visive. E' l' arte, non l' editoria, l'arena in cui la storia letteraria attivamente - e dcreativamente- si trasforma, si discute e progredisce."

4)Necessità di scegliere fra zona di libero scambio e vero stato federale ( Donald Sassoon, Smarrita Europa, dove vai , Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26). A noi sembra un argomento stantio: l' Europa è già ora più che un' Unione Doganale; ha notevoli politiche comuni. Certo, è meno di un vero Stato Federale.Tuttavia, a nostro avviso, non è tanto questo ciò che le manca, bensì un vero "centro propulsore", anche piccolissimo, ma fortemente autocosciente, motivato, lucido e proattivo, che studi sull' identità, formi le élite, programmi il futuro, intervenga nei meccanismi politici, lanci parole d'ordine, presidi i punti nevralgici (teologia, arti creative,scuola, finanza, alta tecnologia , politica estera e di difesa).

5)Politiche della creatività (Ross Lovegrove, Non perdere la creatività, Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26)."Inoltre l' Europa è talmente variegata al suo interno che è possibile pensare a LOndra, trovare i materiali a Milano e produrre in Polonia.Sono convinto che esistono gli estremi per creare un nuovo mercato della creatività.L' Europa non è morta, deve solo organizzarsi meglio"

6)Crisi del modello sociale europeo(Steven Erlanger, A social model, continent's pride, shows corrosion, International Herald TRibune, 22-23Maggio, pima pagina).L' errore di fondo di questo articolo, come di quasi tutti coloro che si occupano di questo tema, è quello di presentare il "sistema sociale europeo" come il prodotto di politiche "di sinistra" del 2° Dopoguerra, caratterizzate daun alto tenore di vita (rispetto agli standards degli altri Continenti).

In realtà, il "solidarismo",l'anti-competizione e l' alto tenore di vita hanno radici molto lontane.

Come noto, Aristotele esaltava l' "oikonomìa", la gestione del fondo agricolo", contro la "crematistica" ("l' arte di fare soldi"):L' "oikos" omerico era un piccolo regno solidaristico, dove padrone e sudditi si sentivano parte di uno stesso destino). I "Collegia", le "Confraternite" e le "corporazioni" coordinavano già dai tempi più antichi, su basi solidaristiche, l' operare economico dei settori produttivi.La legislazione sociale tedesca fu inventata nel 2° Reich tedesco, contro la volontà di liberali e socialisti.

L'alto tenore di vita deriva dell' enorme ricchezza ereditata dagli Europei dai loro antenati, che hanno creato una cultura unica, hanno arricchito di monumenti città e villaggi, hanno inventato artigianato e cultura pregiati, hanno creato imperi.

Questa diversa ricostruzione storica ha come conseguenza anche diverse previsioni.

Certo, anche secondo noi è possibile che le svantaggiose condizioni economiche possano indurre ad una riduzione del tenore di vita degli Europei, se essi non si organizzano adeguatamente per valorizzare al meglio la propria eredità.

E, tuttavia, non si vede come questa diminuzione del tenore di vita debba necessariamente condurre ad una riduzione dell' elemento solidaristico. Anche gli Stati del Socialismo reale, come i Paesi dell' Asse durante la II Guerra Mondiale, avevano untenore di vita più basso di quello occidentale. Però, questo non toglieva ch' essi fossere organizzati secondo principi solidaristici. Principi che derivano dalle tradizioni culturali, non già dalla contingenza economica, né dal prevalere dell' una o dell' altra formula politica.



giovedì 28 gennaio 2010

ALLA RICERCA DELL'IDENTITA' (LATINO) AMERICANA


Debates on Federalism in the World go beyond what Originally Assumed. Les débats sur les fédéralismes dans le monde portent plus loin de ce qu'on aurait imaginé.Debatten ueber unterschiedliche Foederalismusformen in der
Welt kommen zu unerwarteten Blickwinkeln an.


Dobbiamo ringraziare il Dipartimento di Studi Politici dell' Università di Torino e il Centro Studi sul Federalismo per l'eccellente convegno di ieri 27 gennaio su Il processo di integrazione dell'America del Sud in prospettiva comparativa, con i Professori Mariana Luna Pont e José Paradiso dell' Università Tres de Febrero di Buenos Aires.

La Lectorìa dell' Università di Buenos Aires in integrazione latinoamericanasi distingue per un approccio comparatistico alle questioni dell' integrazione internazionale, mutuato, da un lato, dallo studio dell' integrazione europea, e, dall' altro, dal metodo strutturalista (per esempio, Stein Rokkan). Secondo quanto affermato dal Prof. Paradiso, un peso rilevante viene attribuito alla sociologia.

Da tutto questo è derivato, forzatamente, un'illustrazione molto concentrata sulla storia recente dell' integrazione, in particolare dell' integrazione del "Cono Sud"(Mercosur), e con particolare riferimento alla collaborazione a livello locale.

Tuttavia, le domande del presidente della riunione, il Prof. Lucio Levi, e del pubblico, hanno allargato il dibattito ad alcuni temi che sono strettamente affini a quello affrontato direttamente dai relatori, vale a dire, il rapporto con gli Stati Uniti e con i nuovi governi di sinistra, fino ad avvicinarsi al tema dell' identità latinoamericana.

Tema che è stato sfiorato in varie sue componenti: nazionalismo particolarista dei singoli Stati sudamericani, "nazionalismo continentale", questione india, rapporto con gli Stati Uniti.

Intanto, prendiamo atto con soddisfazione che, mentre, ancora un paio di anni fa, l' atteggiamento prevalente negli ambienti accademici era quello di respingere l' "identità" come un fatto spurio della dialettica politica postmoderna, dominata dalla sociologia, dall' economia e dalla razionalità, oggi tutti danno per scontato che non si possono costruire realtà politiche, e, quindi, neppure modificare le realtà politiche esistenti, senza che vi sia un sostegno emotivo di almeno una parte della popolazione. Infatti, la forza di inerzia conferisce già sempre un supporto emotivo a non fare nulla; e, comunque, i progetti politici rivali dispongono anch'essi di un capitale emotivo, che viene utilizzato per paralizzare progetti concorrenti.

Quanto sopra vale, in particolare, per il federalismo, che, volendo promuovere modelli di autogoverno concertato a vari livelli, ha bisogno che, tanto i cittadini, quanto le élites, abbiano degli incentivi a partecipare a tali forme di autogoverno, e tanto più occorre incentivarli quanto più si intende promuovere un livello rispetto ad un altro.Ciò è ancora più terribilmente vero quando, come nel caso delle Americhe, esistano progetti di federalismo in forte concorrenza fra di loro relativi alla stessa area geografica.

Quanto sopra è esemplificato magistralmente dalla situazione americana.La "scoperta" dell' America era già sovraccarica di tensioni identitarie, che spingevano a superare le difficoltà e i sacrifici dell' "esplorazione", dell' emigrazione e della conquista: realizzare un nuovo cielo e una nuova terra, aggirare l' Islam, sconfiggere l' Impero Ottomano.

Le diverse visioni dell' identità americana sono già presenti nei conflitti fra spagnoli, portoghesi e olandesi per la gestione e spartizione dell' Impero Mondiale asburgioco, nel conflitto fra coloro che, come De Las Casas ,Vieira e Campanella, intendevano rivitalizzare le concezioni imperiali medievali, riconoscendo una dignità agli abitanti delle Americhe, e i Conquistadores, che volevano sottometterli ad una forma di sfruttamento pre-capitalistico, fra i colonizzatori inglesi e francesi, portatori dell' ideologia protestante e anti-asburgica, e i Gesuiti che vedono nelle Reducciones la realizzazione della promessa messianica, fra i Puritani che, proprio al momento dell' emigrazione, esprimono l'utopia di egemonia mondiale della "casa sulla collina", e i discendenti della Dinastia Inca, come Blas Valera e Tùpac Amaru, che rivendicano un "Regno delle Americhe", o "del Perù", all' interno della Corona di Spagna.

E' così che, paradossalmente, le Americhe, che, sotto Filippo II, erano tutte parte della Corona di Spagna,e, ancora duecento anni fa, erano in gran parte unite, sono, attualmente, divise in una trentina di Stati, che stentano a trovare un'identità comune.

Vi sono, in realta, identità fortemente concorrenti.L'idea semplicistica diffusa, del federalismo mondiale, da Coudenhove Kalergi, secondo cui le varie federazioni (tranne quella europea) avrebbero ricalcato i confini arbitrari dei continenti tracciati dai geografi, non può reggere, perchè le discriminanti fra le grandi aree del mondo non passano necessariamente per quei confini.Anzi, ciò su cui non c'è accordo sono proprio quei confini.

Evo Morales ha prestato il proprio giuramento, prima che al Parlamento di Bogotà, in abiti Inca al tempio di Tiawanaco della dea Pachamana, in cima alle Ande, in una città che, per alcuni, è la più antica del mondo.

I Paesi del Mercosur,salvo il Paraguay,residuo delle Reducciones gesuitiche, mantiengono tracce molto modeste delle popolazioni originarie.

Secondo José Valladao, nel corso del 21° secolo, gli Stati Uniti "sudamericanizzati "guideranno più che mai il mondo (l'"America-Mondo"), in quanto, grazie alla massiccia immigrazione, rappresenteranno tutti i popoli della Terra.Basti pensare il modo in cui viene gestita l' "emergenza Haiti". Infine, non possiamo dimenticare neppure la passeggera infatuazione per l' idea del G2, un'inedita alleanza fra USA e Cina, che richiama progetti del 19° Secolo (Taiping, Gordon Pascià).

I dibattiti sull' integrazione del Continente non possono non tenere conto di queste realtà, fino al punto che si possono contrapporre addirittura tre visioni assolutamente diverse del futuro dell' America: una, espressa, per esempio, dalla Presidenza Obama, basata ancora sulla Dottrina di Monroe e sull' impero Democratico ,di un'America cosmopolita, egemonizzata dal Nord, ma con elites largamente afroamericanizzate, latinizzate o asiatico-americane, che continua ad essere la guida quindi, del del mondo; un'altra, che riprende le vecchie idee di una Corona delle Americhe, a leadership india, e con un sincretismo fra neo-paganesimo e religiosità controriformista; una terza, che è quella che viene normalmente evocata, con una pluralità di federazioni, soprattutto diverse fra Nord e Sud, ma tutte di orientamento genericamente europeo-occidentale.Anche qui, i rapporti fra il Nord e il Sud, come pure fra Sudamerica e Europa, sarebbero tutti da definire.

Come si vede, la Postmodernità pone il dibattito culturale di fronte ad una contraddizione difficilmente sanabile:

-da un lato, con la sua franesia di consumo, ci costringe a concentrare il pensiero in unità ristrettissime, come i blog e i "talk shows", che offrono minor spazio di approfondimento della tradizionale cultura libresca e accademica;

-dall' altro, la realtà è più complessa, più multidisciplinare e più "bipartisan" di quanto lo stesso approfondimento accademico sia disposto ad ammettere.

Per questo, ricerchiamo un dibattito serrato con sostenitori e lettori, intellettuali ed Autorità, perfino con gli avversari, per individuare, con la massima pragmaticità, quelle forme di approfondimento e di dibattito che la realtà sociale di fatto, e anche le nuove tecnologie, ci permettano.

Anche per questo abbiamo convocato la riunione del 9 febbraio presso Alpina, per confrontarci con Voi su questi temi.

Martedì 9 febbraio 2010, presso Alpina Srl, Via Pietro Giuria, 10125 Torino
Progetti 2010

Verranno presentati filmati sulle principali aree progettuali e verrà aperto il ìdibattito.

E.mail: riccardo.lala@alpionasrl.com
Telefono
0116688758
3357761536

lunedì 25 gennaio 2010

TAIPING E G2


Maoism, Taiping and "G2" Show Striking Similarities. Le Maoisme, le Taiping et le "G2"montrent des similarités impressionnantes. Maoism, Taiping und "G2" zeignen ausserordentliche Aehnlichkeiten.

Fintantoché l' idea del G2 è rimasta viva, non abbiamo voluto insistere sul riferimento ai Taiping, che, invece, ci sembra particolarmente attuale con riferimento alle attuali vicende e prospettive della Cina.


La rivolta Taiping (che prende il nome da un'eccentrica idea confuciana di "Fine della Storia", nasce fra le minoranze tniche del Sud della Cina fra la Prima e la Seconda Guerra dell' Oppio con l' appoggio sempre più scoperto di Stati Uniti e Inghilterra.

I punti di somiglianza con le vicende più recenti sono i seguenti:

-il movimento nasce con le "Guerre dell' Oppio";

-esso introduce in Cina il Cristianesimo e l' idea della "fine della Storia";

un movimento contadino a dominanza Hakka (come sarà, inizialmente, il Partito Comunista Cinese);

-teorizza la fusione fra Cina e America come "centro del mondo";

-si appoggia in gran parte all'America e all' Inghilterra, anche se, poi, entra in conflitto con esse.

Citiamo alcuni brani dal sito http://www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Taiping_Tian_Guo.htm:

"Il cristianesimo di Hong Xiuquan diventa la religione di Stato, é vietato pregare gli idoli, i templi buddisti, taoisti e politeisti sono bruciati e i loro beni confiscati. Tutti i sudditi devono partecipare al servizio religioso ogni giorno e restituire allo Stato tutti i loro benefici, messi in comune. Hong stesso é figlio secondogenito di Dio (e fratello di Gesù), governa con l'aiuto di un portavoce di Dio e un portavoce di Gesù, sistema che prevede anche un posto per il suo luogotenente più potente, Yang Xiuqing, proclamato incarnazione dello Spirito Santo e seconda carica dello Stato: il suo ruolo lo porta ad organizzare delle riunioni medianiche dove parla in trance in nome di Dio e denuncia i traditori: chissà perché, generalmente Dio non ama i nemici di Yang.

Il 19 marzo 1853 le armate Taiping entrano a Nanchino, proclamata capitale celese, Tianjing. Però i Taiping continuano la loro marcia verso Nord, cioè verso Pechino.

L'avanzata dell'Armata Celeste é però bloccata a un centinaio di chilometri di Pechino. I Taiping ricevono l'aiuto dei ribelli Nian del Nord, ma il generale mongolo Sengge Richen é più forte; il Regno Celeste tuttavia si mantiene in piedi al Sud .....

Nei tre anni seguenti la guerra prosegue alle frontiere del Regno Celeste in campagne poco importanti, lasciando il tempo ai Qing di riprendersi. Lascia il tempo anche agli Occidentali di studiare questa strana ribellione. In un primo tempo essi provano delle simpatie per i Taiping « cristiani », però quando studiano più a fondo la loro dottrina l'effetto è tutto il contrario. Una missione britannica e una missione americana, tutte due pronte ad appgogiare i Taiping, tornano nel loro paese scandalizzati dall'eresia cinese (Yang Xiuqing non esita a chiedere quanto é grasso Dio e nega la Trinità) e dalla totale mancanza di organizzazione del Regno Celeste. In più i Taiping vietano totalmente il commercio dell'oppio e considerano gli occidentali come dei barbari naturalmente inferiori e sudditi del Regno Celeste, cosa che a loro non può fare certo piacere.

Il regime autoritario diventa via via più brutale. Hong Xiuquan, Re Celeste e profeta, lascia gli affari terreni per scrivere le sue leggi e proclami religiosi, lasciando il potere ai suoi luogotenenti: il re dell'Ovest Xiao Chaogui, il re dell'Est Yang Xiuqing, il re del Sud Qin Rigang e il re del Nord Wei Changhui. Questi luogotenenti vivono nel lusso e prendono decine di mogli contro le leggi Taiping. La dinamica rivoluzionaria dei Taiping si spegne a poco a poco, permettendo ai Qing di riconquistare il potere. Però le truppe imperiali sono sempre impegnate dalla ribellione dei Nian e nel 1856 scoppia la seconda guerra dell'oppio con la Gran Bretagna.

.....


Hong Rengan é anche più pragmatico di suo fratello, é lui a negoziare una stretta alleanza con i Nian del Nord, permettendo di ridurre la pressione sulle armate Taiping. Negozia anche con gli Occidentali, al contrario del fratello é consapevole che il paese deve modernizzarsi e compra cannoni e fucili. Convince anche i Britannici che lo strano cristianesimo cinese é solo temporaneo, per lasciare al popolo il tempo di abituarsi alla conversione. Grazie a lui i Britannici accettano di rimanere neutrali, però la Francia si allea con i Qing e spedisce consiglieri militari, il che preoccupa Londra.

Inoltre le leggi Taiping sono restaurate nella loro integralità, anche la separazione degli sessi é abolita. Ormai ci sono donne nell'amministrazione e anche reggimenti interamente composti di donne, dando alle armate Taiping un vantaggio numerico importante. L'amministrazione centrale é restaurata, ma anche sottoposta al controllo di una nuova classe di capitani civili.

L'effetto non si fa aspettare, le truppe Taiping ritrovano il loro entusiasmo e il loro fanatismo, il movimento Taiping torna ad essere una promessa di cambiamento. Con l'aiuto Nian e le armi occidentali i Taiping possono riprendere l'offensiva nel 1860 con la presa di Suzhou e Hangzhou, le armate Qing sono in rotta.

Due mesi dopo, in agosto, Hong Rengan firma la Convezione di Shanghai con l'impero britannico. Londra è preoccupata per l'influenza francese a Pechino e preferisce vedere i Taiping al potere, sopratutto con Hong Rengan alla sua testa. Il nuovo potere Taiping rassicura per la sua serietà e sembra un partner migliore per il commercio e la penetrazione in Cina. Poco dopo gli USA riconoscono ufficialmente il governo Taiping come governo legittimo cinese in nome del diritto del popolo ad autogestirsi. I Taiping aprono scuole straniere nel Regno Celeste, lasciano entrare nel paese i missionari protestanti (é a partire da questa data che il vero cristianesimo entra in Cina, e non le sue versioni mal tradotte) e firmano trattati di libero scambio in cambio della fine del commercio dell'oppio e di aiuti tecnologici con istruttori britannici. In più Hong Rengan riconosce l'uguaglianza tra il Regno Celeste e le potenze occidentali. La Gran Bretagna promette soprattutto un aiuto per la costituzione della nuova armata Taiping e delle armi moderne, però rifiuta di intervenire essa stessa.

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Al tempo stesso l'imperatore Xianfeng si spegne, lasciando il potere de facto all'imperatrice Cixi. Per Rengan e Dakai é un segno del Cielo: Dio dà il Mandato Celeste ai Taiping. Immediatamente proclama suo fratello Imperatore Celeste e la casa Qing decaduta, la nuova dinastia prende simbolicamente il nome di Ming minori. É subito riconosciuto dai Nian, dagli USA e dalla Gran Bretagna. A questa notizia le regioni Han del paese si ribellano contro la dinastia straniera Qin.

Intanto Frederick Ward sviluppa l'armata Taiping moderna con i suoi uomini della Shanghai Foreign Arms Corps. Quest'armata vestita all'occidentale (adeccezione del famoso turbante rosso dei Taiping) e armata come tale prende il nome di "Armata Sempre Vittoriosa" e il suo commando é affidato al Britannico Charles George Gordon, mentre Shi Dakai comanda le truppe tradizionali. I soldati contadini Taiping diventano un'armata di mestiere. Sempre nella stessa logica i Taiping iniziano la costruzione di ponti e vie secondo le istruzioni occidentali, e la riforma agraria Taiping si estende alle nuove conquiste insieme alle nuove missioni cristiane e a empori commerciali occidentali. Il Re Celeste inaugura la cattedrale di Tianjing di stile cinese, ma con decorazioni ispirate ai templi anglicani."

sabato 23 gennaio 2010

CONFLITTO FRA USA E CINA PER GOOGLE


US and China Dispute over Web Control. L'Amérique et la Chine se disputent sur le controle du Web. Amerika und China streiten ueber Web-Kontrolle .

Si era già notato al vertice di Copenhagen. La Cina non si accontenta di un ruolo di comprimario dell' America. Infatti, tale ruolo presupporrebbe un riconoscimento, da parte sua, dell' universo culturale "occidentale" che costituisce, attualmente, il quadro generale della globalizzazione. All' interno di questo quadro, perfino una parità formale significherebbe una soggezione sostanziale. Lo ha riconosciuto, anche se indirettamente, in un' intervista, Condolezza Rice, là dove essa ha affermato che neanche il declino economico, politico, demografico e militare, degli USA, comporterebbe la perdita della loro "leadership" mondiale, che è, innanzitutto, una leadership culturale ed ideologica -"una certa idea della storia"-.

Solo gli USA incarnano l' interpretazione evolutiva del messaggio biblico, secondo cui il Progresso è la versione aggiornata della missione religiosa di Israele e della Chiesa, e, come tale, è ontologicamente superiore a tutte le altre forme di civiltà; esso va, quindi, esportato all' infinito, finché tutti i popoli verranno "convertiti"all' "Impero Democratico".

Al contrario, la Cina incarna una visione assolutamente opposta di civilizzazione, o, se si vuole, di ecumene : "Tien Xia",fondata sul concetto statico di "Armonia" un' ecumente della quale l' Impero del Mezzo costituisce il centro, ma che non coincide con il mondo intero. La Fine della Storia della Storia compare solo in un'interpretazione "eretica" di Confucio, il Taiping (sincretica con il Cristianesimo), che fu sanguinosamente sconfitta dall' Impero. In essa, la Cina si sarebbe fusa con gli Stati Uniti. Molti secoli prima, il progetto di Zheng He di dominare il mondo navigandolo, che ha precorso le esplorazioni europee, fu interrotto unilateralmente. Infine, lo stesso Mao, pur marxista e rivoluzionario, aspirava, in fondo, al "socialismo in un solo Paese"; infatti, affermava"Scavate profondi fossati; non aspirate mai all' egemonia".Divieto di egemonia ribadito ancora recentemente dai leader cinesi.

Perciò, è presumibile che, finché vi saranno gli Stati Uniti, questi cercheranno di "convertire" la Cina, mentre è dubbio che la Cina cerchi mai di "convertire" gli Stati Uniti. Questa sarebbe un' obiettiva debolezza della Cina, almeno agli occhi della Rice. Noi crediamo, invece, che la minor invasività della Cina finisca per procurarle molte simpatie da parte di quegli altri Paesi che non vogliono essere "convertiti".

In ogni caso, la recente crisi dimostra che la Cina non ammette nessuna ulteriore avanzata della civiltà americana all' interno del Tien Xia (anche per evitare una crisi violenta come quella dei Taiping).

Per capire la natura di questa avanzata, occorre tenere conto della complessità della struttura di potere nei due tipi di "impero", che è, per altro, parallela. Fondamentale, in tutto questo, il potere dell'informazione.

Nella società postmoderna, questo sostituisce, almeno in parte, cultura, politica e, soprattutto, esercito.Internet nasce dalla rete militare Arpanet. L' Esercito non ha mai perduto il controllo sulla rete. Tutti i principale motori di ricerca (tranne quelli cinesi, il principale dei quali è Baidu ) sono in America; quando un messaggio va sul Net può venire controllato dall' America (e spesso lo è, anche perchè la CIA e l' FBI possono controllare qualunque messaggio). China Daily ha pubblicato, e poi ritirato, un articolo in cui denunziava l' esistenza, negli USA, di 20.000 hacker al servizio del Governo per "Covert operations" all' estero tramite la rete -operazioni di cui l' articolo descriveva la strategia, il comando e le tempistiche-.Ciò è nato dal fatto che il provider americano di Baidu, Register.com, non è riuscito ad impedire un grave attacco alla home page di Baidu da parte di un gruppo di hacker autodenominatosi "Iranian Cyber Army".

Nonostante quanto comparso sui giornali qualche giorno fa, la forza delle industrie dei media, dell' entertainement e della cultura dell' America è talmente grande che un semplice incremento delle esportazioni delle corrispondenti industrie cinesi non potrebbe certo equilibrare il grado di dipendenza attuale del resto del mondo nei confronti dell' America.D 'altra parte, anche l' Europa e la Russia stanno facendo sforzi per bilanciare la preponderanza americana in questi settori, in particolare, tentando di costituire propri autonomi sistemi GPS e propri autonomi database culturali. Tuttavia, non ci sembra che esse abbiano raggiunto risultati apprezzabili.

La Cina si rende conto di essere debole in questo momento in questi settori, e corre ai ripari. Di qui la censura, l' attacco alla rete di Google, le tempestose trattative e polemiche con l' America. Ma, soprattutto (visto che la Cina è il massimo utilizzatore di Internet nel mondo) , il tentativo di creare un proprio sistema autonomo di Internet, che non dipenda neppure tecnicamente dall' America. Attualmente, infatti, l'Ente internazionale di controllo su Internet, l'ICANN, ha sede in America ed è di diritto americano.

Come andrà a finire? Rispondere a questa domanda eqivarrebbe a credere, come hanno fatto in troppi, che il corso della Storia sia già scritto in eterno, e che non vi sia, quindi, il libero arbitrio.

La prima osservazione ci pare, per altro, che, mentre un' intesa troppo stretta fra Cina e USA (il cosiddetto "G2", riedizione del progetto Taiping) avrebbe marginalizzato tutte le altre aree del mondo, e, in particolare, l' Europa, questo "scollamento" del G2 permetterebbe all' Europa di riprendere l' iniziativa sui grandi temi del Federalismo Mondiale. Cosa che il nostro Ministro degli Esteri non ha mancato di fare rilevare.

A condizione, per altro, che l' Europa sappia ciò che vuole, vale a dire, "abbia un' identità"

venerdì 2 ottobre 2009

DUECENTO ANNI DI STORIA CINESE


An unavoidable reaction.Une réaction inévitable.Eine unvermeidbare Reaktion.
Quando si studia il miracolo economico (e politico) cinese, le espressioni più diffuse sono di stupore per la forza di un sistema che viene dato per superato dal punto di vista ideologico.
La difficoltà a fornire spiegazioni nasce dal fatto che ogni valutazione viene fatta non in base alla storia ed alla cultura della CIna, bensì in base a quelle dell' Occidente.
Ora, la storia della Cina incomincia, come quella dell' Occidente, nel 2° Millennio a.c, e diviene sostanzialmente unitaria a partire dal 3° Secolo A.C.
Ma, soprattutto, ancora alla fine del Settecento, la ricchezza e la cultura della CIna erano superiori a quelle dell' Europa, come ammesso apertamente da Leibniz e da Voltaire, per i quali la Cina era il modello per l' Europa, un' Europa unita ed illuminista sotto un sovrano illuminato come l' Imperatore della Cina.
Proprio in quel periodo, però, l' Inghilterra cercava di varcare le frontiere della Cina per annettera , come l' India, nella nascente talassocrazia mercantile.
Nacquero così le due Guerre dell' Oppio, l' inizio della fine dell' Impero Cinese.In esito a queste guerre, la Cina fu costretta ad aprire i suoi porti alle navi occidentali, e di permettere l' importazione dell' oppio, potente strumento di distruzione della società tradizionale.Queste due guerre, l' uso dell' oppio e le rivolte che ne conseguirono (Taiping e Boxer), costarono alla Cina molte decine di migliaia di morti, probabilmente più di quelli dell' occupazione giapponese, della Seconda Guerra MOndiale, della Gueerra Civile, delle purghe maoiste e della Rivoluzione Culturale.
All' inizio del XX secolo, la Cina, occupata, era ormai declinante, in preda all' affarismo più sfrenato ed alla prostituzione.
Tutta la vita politica cinese del secolo passato (dalla proclamazione della Repubblica, alla creazione del KuominTang, alla guerra civile, al Maoismo, hanno come obiettivo centrale di risalire la china degli ultimi cento Anni: da paese occupato, diviso, saccheggiato, sottosviluppato, a primo impero, economico e politico, del mondo.
Tutto il resto: marxismo e confucianesimo, maoismo e tecnocrazia, aperture e chiusure, comunismo e democrazia, sono solo parole, di fronte a questo chiarissimo e condiviso obiettivo, che i Cinesi stanno, oramai, raggiungendo.