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giovedì 26 marzo 2009

I leader mondiali confermano la fine delle egemonie

End of Hegemonies Confirmed. La fin des hégémonies est confirmée. Ende der Hegemonien bestaetigt.

A partire dall’ elezione di Obama, molti osservatori politici avevano pronosticato il fatto che la fine dell’ egemonia americana si sarebbe allontanata, in quanto il nuovo Presidente avrebbe espresso un alto grado di leadership, così soddisfacendo ad un’ esigenza comunque presente.

Le misure prese per fronteggiare la crisi economica e le promesse di rovesciare la politica militare di Bush sembravano avere frenato le crisi più evidenti.

Tuttavia, cl protrarsi della crisi economica e con il replicarsi di momenti di ostilità nei settori cruciali, i destinatari degli appelli del Presidente (Russia, Europa, Iran e Cina) sembrano sfilarsi a uno a uno.

La Russia non ha ancora incassato la fine del sistema antimissili, che già vede sorgere il problema della NATO in Svezia e in Finlandia, e, perciò, insiste nel programma missilistico, invia i bombardieri nei Caraibi e nell’ Asia Centrale, chiede una valuta mondiale.

Anche il Presidente Sarkozy si è associato a quest’ ultima richiesta, ripresa infine anche dalla Cina, e che, probabilmente, sarà proposta al prossimo G20.

Infine, per ora, gli USA non hanno neppure revocato le sanzioni economiche contro la Repubblica Islamica.

Soprattutto la proposta, ormai corale, di una nuova valuta mondiale, conferma in modo clamoroso le previsioni del libro di Antonio Mosconi.

giovedì 12 febbraio 2009

Nuove prospettive per l'industria dell'energia

Obama’s New Policies Open Up New World Perspectives.
Les nouvelles politiques annoncées par le nouveau président Obama permettent d’imaginer des nouvelles perspectives au niveau mondial.

Obama’s neue Politik erlauben uns neue Weltperspektiven auszudenken.

La decisione del presidente Obama di puntare molto, per il rilancio dell’economia americana, sull’energia, e, in particolare, sulle nuove energie, rilancia l’importanza dell’industria dell’energia quale elemento centrale dello sviluppo e dell’innovazione tecnologica. Già negli anni ’60 e ’70, il Governo Americano aveva finanziato enormi programmi di ricerca nel settore delle Centrali elettriche “turbogas”, contribuendo, così, al fatto che le industrie americane produttrici di impianti di questo tipo divenissero egemoni a livello mondiale.
Con gli incentivi statali alla co-generazione, si era contribuito, allora, notevolmente, alla liberalizzazione dei mercati americani, a quell’epoca ancora molto segmentati e regolamentati, nonché alla nascita di colossi dell’industria dell’energia e al project financing dedicato. Ciò aveva permesso, negli anni ’80, l’esportazione del modello americano, comprensivo di incentivi, liberalizzazione, project financing –esportazione che ha portato, negli anni ’90, alla ridefinizione degli scenari dell’industria dell’energia in tutto il mondo-. Sulla base delle esperienze pregresse, questa nuova spinta alla ricerca nel settore energetico, incentrata, soprattutto, sull’idrogeno, non dovrebbe trovare l’Europa impreparata. Essa è, infatti, perfettamente in grado di partire, almeno, in parallelo con l’America, nella nuova spinta alla ricerca ed all’investimento in questo settore. In particolare, l’Europa Mediterranea, con la sua abbondanza di energia solare e con la sua vicinanza al Nordafrica, dovrebbe finire per dimostrare d’essere un’area particolarmente privilegiata per questi nuovi sviluppi.

lunedì 26 gennaio 2009

mercoledì 14 gennaio 2009

"La fine delle egemonie" di Antonio Mosconi. La presentazione del nuovo libro il 16 gennaio 2009

Quali prospettive per gli equilibri mondiali, all'indomani del crollo finanziario ed economico degli Stati Uniti, dell'avanzata del gigante cinese e del permanente assetto di crisi militare nell'area caucasica e mediorientale?
Gli eventi che si stanno susseguendo negli ultimi mesi a livello mondiale, in particolare la crisi finanziaria mondiale, convergono nell’indicare che l’attuale assetto, innanzitutto economico, ma anche politico, culturale e militare, del mondo, è esposto ad una profonda mutazione, i cui contorni non sono ancora pienamente definiti e alla cui individuazione tutti gli attori, culturali, politici e sociali, possono contribuire a fornire un contributo.
Alpina, nata precisamente con ambizioni di stimolo alla ridefinizione dei ruoli fra cultura ed economia, a livello cittadino, euroregionale ed europeo, è lieta di presentare un’opera che affronta con tempestività, completezza ed efficacia, questa complessa problematica, partendo dal suo aspetto più evidente -l’economia- per giungere a formulare una proposta globale ambiziosa, ma, nonostante le apparenze, realistica: la Federazione Mondiale.
Il libro di Antonio Mosconi, La fine delle Egemonie, Unione Europea e Federalismo Mondiale, sarà presentato il 16 gennaio presso la sede di Alpina, in Via P. Giuria n. 6.
Come sempre, questo tipo di incontri fornirà l’occasione, ai nostri lettori e sostenitori, di intrattenere uno scambio diretto di opinioni con l’autore sull’argomento in oggetto, nonché di avviare anche un dibattito fra gli intervenuti, che ci auguriamo non si fermi a questa serata, ma continui anche attraverso i blog Identità Europea e Tamièia, nonché attraverso le communities sul web.

lunedì 12 gennaio 2009

Le delusioni della politica e della cultura

The disillusion of citizens includes both politics and culture.
La désillusion des citoyens à propos de la politique et de la culture.Die Enttaüschung der Bürger schliesst beide Politik und Kultur ein.

Potrebbe sembrare a molti che questo blog, seppure dedicato a temi apparentemente molto alti ed impegnativi, sia, alla fine, molto lontano dalle preoccupazioni della maggior parte dei cittadini.
I quali, anche i più seri e combattivi, non sembrano, in questi giorni, prendere di petto questioni come il federalismo mondiale, la diversità culturale, e, tanto meno, l’identità europea, perchè alle prese, vuoi con conseguenze della crisi economica, vuoi con un sempre più generalizzato disgusto per la politica e per la cultura.
Ci siamo preoccupati in altra sede della crisi economica.
Qui ci resta da dire che la crisi della politica viene vista da una minoranza come la scivolata “cesaristica” di un sistema politico gestito sempre più in modo aziendalistico, e sempre meno in base a programmi e principi.
Ma anche la maggioranza, indipendentemente dal partito per cui essa vota, è sempre più disgustata da politici privi di idee e di programmi, attenti solamente ad esaltare i propri meriti ed a diminuire quelli degli altri.
I politici appaiono tutti sempre più uguali nel loro grigiore.
Ma anche coloro che, più che della politica, hanno a cuore le sorti della cultura, non cessano di lamentare la mancanza di qualità e competenza da parte dei dirigenti dell’economia, l’indifferenza dei cittadini, la crescente incultura dei giovani.
Siamo sicuri che queste lamentele che sentiamo ogni giorno siano del tutto slegate dai grandi temi, come l’identità europea, il federalismo mondiale e la diversità culturale?
Non ci rendiamo conto che proprio l’avvento di una società come quella in cui oggi viviamo è stato profetizzato, e inutilmente scongiurato, dalla maggior parte dei grandi intellettuali europei, che, a nostro avviso, costituiscono parte integrante dell’identità europea?
Di Goethe, che già nel Werther esprimeva, in un grande affresco lo scontro fra l’economia e la cultura; di Kierkegaard, che denunziava lo svuotamento del Cristianesimo, ridotto a strumento di benessere mondano; di Nietzsche, che descriveva l’“ultimo uomo”; di Heidegger, che denunziava la perdita del senso dell’Essere, e così via...
Si potrà uscire dall’indifferenza della cultura, dalla stagnazione politica, e, perfino, dalla crisi economica, senza andarsi a rileggere quei classici che costituiscono l’identità europea, senza fare concreti sforzi, fuori dalla moderna omologazione, nel senso di una sana differenza di gusti e di culture, e senza riportare al centro della politica un serio ed effettivo dibattito sui grandi problemi, che, a questo punto, non possono essere solamente più domestici, bensì debbono elevarsi al livello europeo e mondiale?

venerdì 9 gennaio 2009

L’Isola di Sark resiste alla globablizzazione


The electors of the Island of Sark (in the Channel Islands) have voted for the party on previous Lord.
Les habitants de Sark (Iles du Canal) ont voté en faveur des parti de l’ancien seigneur.
Die Einwohner von Sark (einer der Kanalinseln) haben zugunsten der Partei des vorherigen Landesherrn.

Le elezioni dell’isola di Sark, che hanno dato 28 seggi al partito del signore dell’Isola, contro 2 ai sostenitori dei miliardari Barclay, confermano che gli abitanti delle Isole del Canale non sono scontenti del sistema feudale applicabile a questi territori, che appartengono alla Monarchia inglese, ma sottoforma di feudi indipendenti, governati dai signori locali.
Il programma dei Barclay, che volevano trasformare l’isola in un “parco a tema”, è stato, quindi, severamente bocciato dagli isolani, che preferiscono, evidentemente, l’impostazione agreste ed ecologica costantemente seguita dall’attuale amministrazione.
Ricorderemo che una situazione analoga si era verificata alcuni anni fa nel Principato del Lichtenstein, dove una riforma mirante ad esautorare il Principe era stata bocciata dagli elettori.
Non sempre l’evoluzione verso un mitizzato “progresso” è benvoluta dalla popolazione, specie oggi, quando questi minuscoli stati arcaici sopravvissuti all’“Ancien Régime” possono apparire agli Europei come felici oasi bucoliche ed ecologiche.
Anche questo fa parte dell’Identità Europea.

venerdì 12 dicembre 2008

Antonio Mosconi, La fine delle egemonie


The crisis of the world system following to the recent financial disorder cannot be solved without an effort towards a multilateral management of world economy.
La crise du système mondial suite aux récents désordres financiers ne pourra être resolue sans un effort dans la direction d’une gestion polycentrique de l’économie mondiale.
Die von den Unruhen der Finanzmärkte hervorgebrachte Krise kann nicht ohne eine multipolare Verwaltung der Weltwirtschaft überwunden werden.


Tra gli eventi che stanno scuotendo dalle fondamenta gli attuali equilibri a livello mondiale, la crisi finanziaria degli ultimi mesi assume un significato decisivo, non soltanto perché sta liquidando le residue velleità di applicare ricette neo-liberistiche e neo-conservatrici, ma, soprattutto, perché sta minando la credibilità di quell’ideologia trasversale, secondo la quale un provvidenziale impero mondiale sarebbe stato sul punto di garantire al mondo, con la “Fine della Storia”, una perpetua sicurezza e benessere, a fronte del solo costo politico di un “soft power” di carattere più ideologico e finanziario che non politico e militare.
La fine dell’egemonia americana (“ultima superpotenza”), alla quale stiamo assistendo, sembra aprire le porte ad una situazione sostanzialmente equilibrata fra America, Europa, Russia, Medio Oriente, India e Cina, nella quale non appare realistico proporre né una nuova egemonia né una chiusura protezionistica dei vari Continenti nei confronti del resto del mondo.
Ci si rende conto che, per interpretare e governare una globalizzazione complessa come quella che abbiamo di fronte, si richiede il contributo, culturale, politico ed economico, di tutte le aree del mondo.
Attore privilegiato di questa nuova fase cooperativa e multiculturale può essere l’Unione Europea, che può proporre (senza pretese di esclusività) soluzioni e ricette già sperimentate al suo interno, prima fra le quali la moneta europea.
Il libro di Mosconi, con il rigore del suo metodo, con la ricchezza dell’informazione, con la passione della proposta, può fornire preziosi stimoli di riflessione e di dibattito in questa fase costituente, in cui si richiede, da parte di cittadini e forze sociali, il massimo livello di attenzione e di propositività.


ANTONIO MOSCONI, La Fine delle Egemonie, Unione Europea e Federalismo Mondiale, Alpina, 2008, 168 pagine, € 20,00

giovedì 11 dicembre 2008

Identità europea: una scelta non convenzionale


European Identity: a non-conventional choice.Without an adequate reflection on European Identity, it will be impossible to solve adequately the problems of our Continent.
L’identité européenne: un choix non conventionnel.Sans une reflexion attentive sur l’ Identité Européenne, on ne pourra pas résoudre d’ une manière adéquate les problèmes de notre Continent.
Europäische identität: eine nicht-konventionnelle Stellungnahme.Ohne eine zutreffende Überlegung um die Europäische Identität sind die schwerwiegende Probleme Europas nicht zu loesen.
Di tanto in tanto, voci autorevolissime si alzano per invocare una maggiore attenzione per il tema dell'“Identità Europea”. Citerò solamente, in ordine cronologico inverso, il Ministro Tremonti, il Presidente della Repubblica Francese, il Sommo Pontefice (nella sua allocuzione in occasione del 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma, il 25 marzo 2007).
L’utilizzo di questo concetto da parte di personaggi così diversi, seppure tutti altamente rappresentativi delle Istituzioni, ci conforta nella convinzione che questo tema (caro a scrittori, chierici, sovrani, fin dall’antichità) continui a stare a cuore almeno alle “élites” europee anche oggi.
Noi, che certamente non vogliamo, con ciò, paragonarci a quei personaggi, abbiamo adottato una scelta che riteniamo, almeno, eccentrica - quella di dedicare il “nocciolo duro” della nostra attività editoriale al dibattito sull’Identità Europea -. Non possiamo, perciò, non ritenerci delusi e preoccupati del fatto che questo tema stia “perdendo sempre più colpi” nell’attuale dibattito culturale e politico, sicché ci sentiamo, ahimé, di poter affermare che mai, nel corso degli ultimi secoli, questo tema è stato così poco dibattuto e posto al centro dell’attualità culturale.
Tanto per tornare all’esempio citato all’inizio, proprio quegli autorevoli personaggi ai quali va il merito di avere richiamato ancora recentemente l’importanza del nostro tema, sono, poi, certamente, ben più appassionati e coinvolti da altre questioni, sicché non ci pare abbiano, in fin dei conti, offerto un sufficiente contributo all’approfondimento della materia.
Ultimo esempio: nell’affrontare i problemi posti dalla crisi finanziaria mondiale, sembra quasi si voglia nascondere il fatto che uno degli aspetti fondamentali dell’ identità europea, la tradizione europea di risparmio e di accumulazione familiare (denunziata, in passato, per esempio, da Gramsci, come un’insuperabile debolezza dell’Europa), è proprio quella che meglio permette all’Europa di resistere alla crisi.
Tutto ciò, tuttavia, è lungi dallo scoraggiarci. È condizione ideale, questa, per avviare una nuova impresa.
È con questo spirito che tentiamo questo nostro dialogo diretto con gli Europei, scommettendo sulle moderne tecnologie per portare ovunque scintille di un messaggio plurimillenario.
In questo nostro “blog” affronteremo, a mano a mano che essi si presenteranno, temi cruciali per il futuro dell’Europa, ignorati o sottovalutati dal “Pensiero Unico”.
Comunicheremo queste nostre riflessioni, da un lato, attraverso questo “blog”, e, dall’altro, attraverso una serie di “lettere aperte” a vari “opinion leaders”; “in primis”, alle Autorità alle quali spetta la promozione e la tutela dell’Europa.
Il nostro intendimento è quello di dare un contributo disinteressato ed appassionato al dibattito sull’Europa.
È nostro obiettivo, quindi, che ciascuno possa esprimere, attraverso gli strumenti del nostro blog, il proprio punto di vista sull’argomento, prendendo spunto da queste provocazioni.
Vi saremo, anzi, grati, per qualunque Vostro contributo che, semmai, ci potremmo permettere di pubblicare, qualche volta ,con un nostro commento.
Questo “blog” costituisce una parte di una rete più vasta, con la quale la Casa Editrice Alpina e l’Associazione Culturale Diálexis intendono coprire, sul web, l’ampio spettro delle attività a cui esse si dedicano. Esso fa parte del sito di Diálexis, in quanto questa è un’associazione dedicata al dibattito sull’Europa nell’area piemontese. Suo compito essenziale è illustrare la nostra posizione sui temi che Alpina e Diálexis propongono all’attenzione dei loro lettori e fruitori, chiarendo, così anche, brevemente, i motivi per cui si è scelto di concentrare su di essi la nostra attenzione.
Ad “Identità Europea” si affiancano, e dovrebbero affiancarsi sempre più, blog specifici, dedicati ad aspetti particolari della nostra attività: alcuni più strettamente associati al dibattito culturale sull’Europa, altri, invece, più coerenti con le nostre attività di consulenza e formazione, e, per questo, inserite all’interno del blog Tamieia.