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venerdì 19 agosto 2011

UN GOVERNO ECONOMICO PER L'EUROPA?

Not just Economy, but Politics
Non seulement de l' économie, de la politique
Nicht nur Wirtschaft, sondern Politik.


L'esito dell' incontro di Mercoledì 16 fra Angela Merkel e Sarkozy è stato catastrofico per i mercati: in luogo di "un governo europeo per l' economia", degli "Eurobond" e della "Tobin Tax", sono uscite dall' incontro solo vaghe promesse di incontri periodici al vertice.

1.La bozza di Eurobonds 
Invece, è bastata, il 18,  una risposta del commissario europeo Olli Rehn al Parlamento Europeo circa una bozza, in preparazione, di direttiva sugli Eurobond, perchè le Borse aperte in quel momento invertissero la loro tendenza, riducendo drasticamente le perdite di una giornata partita in rosso.

Ciò dimostra, intanto, che le buone idee e l'attivismo politico sono la merce più rara e più richiesta, e che la Commissione e il Parlamento Europeo possono fare, per l'economia, europea e mondiale, di più dei "leaders" dei più importanti Stati nazionali. A condizione, ovviamente, che, alle parole, seguano i fatti.

E, tuttavia, mentre cogliamo l'occasione per spezzare una lancia a favore  degli Eurobonds, e ci complimentiamo con il Commissario Rehn per l'ottima iniziativa, non possiamo astenerci dal considerare che l'insieme delle vicende, spesso inspiegabile, di questa crisi, si spiega, a nostro avviso, con considerazioni extraeconomiche.

2.When China Rules the World

In termini generali, la crisi costituisce l'aspetto esteriore, enfatizzato dai riti dell' economia globalizzata, di un aggiustamento strutturale che vede il passaggio della leadership economica dagli Stati Uniti ai Brics. Questo passaggio ha le sue criticità, le sue metodologie e le sue tempistiche. Nelle sue linee generali, sta già avvenendo.

All' interno dell' economia occidentale, la perdita di prospettive deriva da una riduzione delle aspettative. aspettative che, fino ad oggi, erano quelle di una crescita infinita trainata dal progetto millenaristico americano di un'Umanità resa "quasi immortale" e "quasi perfetta" dalla Scienza e dalla Tecnica.Questa prospettiva tiene coeso l' Occidente, ispira l'azione politica e militare, rende accettabile un sistema economico che si regge sul permannte squilibrio, nobilita ancche i lati meno accettabili di un modello di vita economicistico e precario.

3.Indifferenza degli Europei

La minor tensione dell' Europa si giustifica con il fatto che quel progetto è americano, non europeo. L'ideologia della "Pace Perpetua" maschera la perdita di autonomia dell' Europa, che ha come contropartita l'impossibilità di guerre e rivoluzioni all' interno della NATO. Nello scambio politico con l' America, l' Europa rinunzia a una propria progettualità, e, in cambio, ottiene la possibilità di economizzare su difesa e  sistema finanziario, senza essere condannata a seguire le dure regole del sistema americano.

4.Dialettica della crisi

Tuttavia, questo intero armamentario rischia di divenire obsoleto. La cieca fiducia nella marcia vittoriosa della missione americana è stata scossa dalle guerre inutili e dalle crisi a ripetizione. Restano tuttavia un'ideologia consolidata, un esercito che non ha eguali nella storia, un mercato finanziario che coordina le economie del mondo intero. Tuttavia, non è più certo che "il XXI° Secolo sarà americano",come sosteneva Valladao, e l' America ha, come minimo,  bisogno del consenso dei BRICS per mantenere le proprie posizioni.

Nella situazione di ridimensionamento in cui si trova, e in cui costringe il mondo intero, l' America non può fare sconti a nessuno, tanto meno all' Europa, che non dispone di alcuna credibile arma negoziale. Le necessità di aggiustamento ("sacrifici"), per quanto modeste, non possono essere sopportate dagli Europei, perchè, al di là del mediocre compromesso con l' America, essi non dispongono di una solida idea fondatrice.

5.Sacrifici perchè?
Gli Europei non sanno perchè dovrebbero fare sacrifici. Per permettere la prosecuzione del progetto americano? Per sopravvivere? Ma quali sono le cose che servono per sopravvivere? Nessuno lo dice chiaramente.
E' invece proprio di qui che si dovrebbe partire. Un'idea-guida  (sia essa una credenza religiosa o un'ideologia), è indispensabile per tenere in piedi una società. Gli Europei non hanno questa idea comune. L'ideologia della "Pace Perpetua", già poco credibile in astratto, si è infranta dinanzi alla ex-Jugoslavia, all' Afganistan, all' Irak, alla Libia. E, comunque, non detterebbe in nessun caso regole comportamentali in tantissimi campi, in primis in quello economico.

6.Alla ricerca di una ragion d'essere.

Una volta crollato il mito dell' America "paese leader del mondo libero", e, di conseguenza, anche la speranza di poter continuare a sopravvivere sotto le ali di un fantomatico "Occidente", l'Europa sarà costretta a cercarsi una ragion d'essere. Ragion d'essere che non potrà sorgere se non come reazione a questa fase in cui, in nome di un benessere un po' stantio, si sono sacrificate l'armonia, l'autenticità, la creatività, l'umanità, la cultura.

L'Europa aspirerà a permettere a tutti di esprimere la loro personalità, senza l'obbligo di adeguarsi a un "Pensiero Unico" conformistico, senzal'ansia di stare dietro alle stressanti e mutevoli esigenze dell' economia, senza la continua imposizione di mode dal sistema mediatico.

Questa possibilità di esprimere la propria autenticità non è venuta dall' individualismo di massa, che ha portato solo incertezza, ansia, povertà, disoccupazione, criminalità. Essa andrà ricercata in una società che parta dalla ricerca dell' equilibrio, fra cura dell' anima e impegno nelle cose, fra cultura e tecniche, fra politica e economia, fra élites e ceti sociali, fra religioni e libertà di coscienza, fra Stato e privati, fra pubblica amministrazione e impresa, fra pubblico e privato, fra piccolo e grande, fra universale, europeo, regionale e locale.

7.Riordinare la scala delle priorità

In una siffatta società, il ruolo di leadership dovrebbe essere riconosciuto non già all' economia (sia essa costituita dal capitale o dal lavoro), bensì alla cultura, alla religione e alla politica.

Anziché i "tagli alla cultura", l' Europa di domani dovrà garantire alla cultura creativa modi di sussistenza che ne garantiscano l' autonomia. Solo una cultura autonoma saprà proporre agli Europei obiettivi appetibili, che, posti in concorrenza fra di loro, possono ispirare l'azione propositiva della politica. Una classe politica alleggerita, distribuita in modo organico fra Europa, Euroregioni e livello locale, con una larga partecipazione dei cittadini, potrà interopretare le istanze della maggioranza senza comprimere le minoranze, con progetti autorevoli, che i legislatori e l'Amministrazione possano tradurre tempestivamente in istituzioni e norme.

Le imprese, pubbliche e private, dovranno essere indirizzate, dal legislatore europeo, verso grandi progetti europei , come il rilancio della "cultura alta", lo scambio culturale, le industrie culturali, le alte tecnologie, l'economia sostenibile, la difesa del patrimonio culturale e ambientale, la salute, la famiglia, l'aiuto ai poveri e ai Paesi in difficoltà.

Le grandi imprese europee dovranno coalizzarsi o fondersi, in modo da essere competitive con i grandi concorrenti degli altri Continenti e da essere partner credibili per l' Europa nella realizzazione di progetti come le Accademie Europee, i curricula scolastici e professionali europei, un'industria europea dei media, la Politica Estera e di Difesa Comune, l'aerospaziale, l'ICT,  le bioscienze, l'Alta Velocità, le Energie Rinnovabili,l'urbanistica sostenibile, il turismo culturale, la finanza etica, ecc..

Tutto ciò potrà permettere una ragionevole distribuzione delle risorse, concordata fra i livelli centrale, regionale e locale, fra Stato, Amministrazione, grande impresa, piccola impresa, terzo settore, privati, volontariato, in modo da garantire la piena occupazione nel rispetto delle imprescindibili esigenze della meritocrazia e della necessità di sfruttare al meglio le vocazioni di ciscuno.

L'economia non potrà essere lasciata a briglia sciolta in balia dei mercati internazionali. L'Europa è così grande da poter costituire un autonomo "polo" dell' economia mondiale, con proprie finalità storiche, proprie regole di mercato, proprie risorse finanziarie, propri gruppi produttivi, una propria scuola di management, propri standard organizzativi e produttivi. Essa si interfaccerà tanto con gli altri grandi Stati continentali, quanto con i gruppi multinazionali, ma nella salvaguardia della propria sovranità e riservandosi il diritto di essere determinante in tutte le grandi scelte mondiali.

8.Un nuovo sistema politico
Per realizzare una società di questo tipo, sarebbe necessario strutturare i sistemi di governo in modo sostenibile e vicino ai cittadini, cercando di  concentrare le competenze nei luoghi dove esse sono più naturali. A livello locale, occorrerà sfruttare le energie della democrazia diretta, dei giovani, del volontariato. A livello regionale, occorrerà puntare sulla professionalità, la rappresentatività, l'organizzazione politica; a livello europeo,la delega, le élite della cultura e del lavoro, la multiculturalità e la decisionalità.

9.Un difficile percorso

L'Europa non potrà raggiungere una siffatta strutturazione senza una ben precisa fase di maturazione, che parta dallo studio delle basi culturali, che passi poi ad una fase di dialogo culturale e politico, per poi attraversare una fase di associazionismo diffuso, intorno a precisi nuclei programmatici. Solo allora, si potrà affrontare su basi nuove la lotta politica, con una strategia di progressive aggregazioni intorno all' ideale europeo, che garantisca un' unità di impulso nella massima pluralità di ispirazioni.

Un movimento politico siffatto dovrebbe percorrere tutte le necessarie strade istituzionali (regioni, euroregioni, stati nazionali, istituzioni europee) per impostare un programma di riforme istituzionali ed economiche in linea con quanto sopra, una serie di iniziative concrete (culturali, legislative, imprenditoriali, tecnologiche, amministrative), per avvicinarsi al modello di cui sopra.

10.Un'Europa libera, autentica e autorevole
Soprattutto, tale movimento dovrebbe guadagnare all' Europa la propria autonomia (culturale, politica, economica, militare) dal mondo globalizzato, e, in particolare, dall' Occidente. "A regime", l' Europa dovrebbe divenire, con alcune altre aree del mondo, l'attore privilegiato, nell' ambito di un rinnovato sistema di Organizzazioni Internazionali, del sistema decisionale sulle grandi questioni che riguardano il futuro del mondo (cultura, natura e tecnica; le alte tecnologie; la tutela della pace e delle minoranze; lo sviluppo della cultura e il dialogo interculturale; il commercio e la finanza internazionali; la tutela dell'ambiente; la fame nel mondo, ecc...).

11.Non dimenticare i problemi del presente

Tutto ciò richiederebbe, anche nella migliore delle ipotesi, parecchi anni. Che non sarebbero, certo, un periodo di riposo per chi volesse intraprendere quest'avventura. Ma durante i quali, certamente, non si risolverebbero i gravi problemi dell' Europa di oggi.

E' tuttavia possibile, a nostro avviso, immaginare un cammino parallelo:mentre il movimento per il rinnovamento dell' Europa procede nella creazione di questo nuovo patrimonio di idee, di esperienze e di proposte, esso potrebbe (e dovrebbe) riversare nell' arena pubblica le proposte che si andassero via via formulando.

Cosa che noi stiamo tentando di fare con questo blog e con il blog http:www.europestwolungs.blogspot.com

Tornando agli Eurobonds e alla Tobin Tax, sen'altro sarebbero delle buone idee, non tanto per delle considerazioni teniche, che non siamo in grado di valutare, quanto perchè darebbero all' Unione un leverage effettivo che oggi non hanno. Orbene, è impossibile pensare che l' Europa possa avere un impatto reale sulla realtà (e, in particolare, sull' economia) se non ha alcuno strumento per operare. Già l'idea del vincolo di bilancio fa riflettere, in quanto priva l' Europa di quei margini di libertà che hanno i suoi grandi competitors, l' America e la Cina.

12.Il "piano inclinato" non basta

Ci sono, poi, i sostenitori della teoria del "piano inclinato", secondo cui, seppure in  modo casuale, è inevitabile che l'Europa divenga sempre più unita. Costoro ci ricordano i sostenitori delle "Quattro Modernizzazioni" di Talcott Parsons, secondo cui sarebbe  inevitabile che tutti i popoli si modernizzino con le stesse modalità. Crediamo anche noi che, indipendentemente da un'azione politica determinata, si realizzerà comunque, nel tempo, una maggiore omologazione fra le varie parti d'Europa. Ma questo è un effetto della globalizzazione, non già dell' Unione Europea. Al contrario, se l' Europa ha un senso, questo dovrebbe essere quello di rendere possibile, qui, un certo modo di convivenza che è diverso da quello di altri Continenti, e, pertanto, anche da quello del mondo globalizzato. In questo senso, il tipo di omologazione che viene indotto dalla globalizzazione va in una direzione opposta a quello in cui dovrebbe andare l'integrazione europea.

Per questo, si rende più che mai necessaria una specifica azione culturale e politica, che indirizzi il futuro dell' Europa secondo i desiderata degli Europei, non già secondo le inclinazioni pseudo-obiettive della globalizzazione. 

Se, poi, invece, preferiamo, come oggi,  la dittatura dei media, le guerre fuori dell'Europa che si trascinano senza alcun obiettivo, la decadenza della nostra antica cultura, lo smantellamento della scuola, dei servizi pubblici e delle grandi imprese, i crolli finanziari, la disoccupazione di massa, allora, non facciamo pure nulla e aspettiamo di vedere come le cose andranno per conto proprio.


















venerdì 17 dicembre 2010

DA LISBONA A VLADIVOSTOK


Recent Days Proposals from Russia Ignored by European Media. Les propositions russes des derniers jours ignorées par les médias. Russlands Vorschläge der letzten Tagen von europäischen Medien ignoriert.

Mentre pagine e pagine dei quotidiani italiani (ed anche di alcuni altri Paesi europei) vengono dedicate alle fughe di notizie di Wikileaks, ed, in particolare, alle assolutamente non provate irregolarità che circonderebbero i notevolissimi affari realizzati negli ultimi anni in Russia dalle imprese italiane, quegli stessi media ignorano nel modo più sistematico le proposte estremamente articolate (che possono piacere o non piacere) dello Stato russo agli Europei, per fare avanzare la stessa costruzione europea, che sembra praticamente bloccata dalle incertezze e dai dissidi interni sulle principali questioni economiche, istituzionali e di politica estera.

Innanzitutto, sono alcuni anni che il Presidente Medvedev continua a proporre, anche se con scarsi risultati, la definizione, attraverso trattati, di un nuovo sistema di sicurezza e di difesa in Europa, che sostituisca gli schemi, anche giuridici, dei tempi della Guerra Fredda, che non sono più attuali. Medvedev non si è limitato a questo, ma ha compiuto ancora un altro, grandissimo, passo in avanti per ciò che concerne lo scudo anti-missile, per il quale la Russia si è dichiarata disposta a collaborare alle stesse condizioni dei Paesi membri della NATO. Orbene, tali condizioni erano state fissate, nel Vertice di Lisbona, il giorno prima dell’arrivo di Medvedev, su richiesta del Primo Ministro turco Erdogan:

- lo “scudo” deve, ovviamente, coprire il territorio di tutti i Paesi partecipanti;

- ogni Paese partecipante deve partecipare a tutte le informazioni ed alla gestione del segmento relativo al suo territorio;

- lo scudo non deve essere indirizzato contro alcun Paese in particolare.

Pochi giorni dopo, ad un incontro con le forze economiche tedesche, Vladimir Putin ha lanciato un ambizioso progetto di cooperazione economica e culturale, atto a colmare le lacune sentite da tutti gli Europei nell’attuale fase di integrazione dell’Unione Europea: l’assenza di una politica economica, di una politica energetica e di una politica culturale comuni. La complementarietà fra Europa e Russia, soprattutto in campo economico (materie prime contro tecnologia e macchinari) è così spiccata, che una politica programmata di interscambio privilegiato (un Mercato Comune Euro-Russo) permetterebbe, agli Stati Europei, di superare la crisi, ed, alla Russia, di fare fronte al deficit di tecnologia che rallenta il suo processo di “modernizzazione”.

Questo accordo globale dovrebbe essere integrato da un accordo di interscambio culturale (professori e studenti), e da un accordo sulla liberalizzazione dei visti.

Ancora più recentemente, alcuni illustri economisti russi hanno proposto che la Russia garantisca anche, con un accordo-quadro, all’Unione Europea, l’assorbimento di certe sue produzioni, e, perfino, una partecipazione alla stabilizzazione dell' Euro.

Nel recentissimo vertice UE-Russia, è stato superato anche l’ostacolo dell’opposizione della UE all’ingresso della Russia nel WTO.

Infine, nell’ancor più recente incontro annuale fra Italia e Russia, tenutosi a Sochi ed a Krasnaya Poljana, sono stati firmati innumerevoli accordi, relativi, fra l’altro:

- alla costruzione in Russia di automobili della Fiat ed autoblindo dell’Iveco;

- alle centrali nucleari.

L’insieme di questi accordi dà indubbiamente, insieme a quanto già operativo (come il superjet fabbricato dalla Sukhoi con il supporto di Finmeccanica e Giugiaro), una grossa spinta alla ripresa dell’economia italiana, inserendosi nel quadro della collaborazione rafforzata con la UE.Anche i Francesi stanno finalizzando in questi giorni la vendita alla Russia di quattro portaelicotteri Mistral.

È veramente singolare che, a parte la Sueddeutsche Zeitung, che ha lanciato il tema con un articolo dello stesso Putin, nessuno dei mezzi di comunicazione europea abbia conferito il necessario rilievo a queste notizie.

Questo, soprattutto, in un momento in cui, a causa della crisi economica, la UE sta cercando disperatamente, ma, ahimé, in gran parte ancora infruttuosamente, nuove strade per rilanciare la propria economia, e, nel contempo, anche la collaborazione fra gli Europei.

venerdì 16 aprile 2010

A COSA SERVE L'ESERCITO EUROPEO

Discussion about European Army Opens up Debate on the Need for such Army.La discussion sur l' Armée Européenne suscite un débat sur les exigences qui sont à sa base. Auseinandersetzung ueber Euro-Armee foerdert Debatte ueber Grundlage solcher Einstellung







Le difficoltà che sono esistite fin dall' inizio nella creazione di un esercito europeo dimostrano che il consenso sullo stesso è tutt' altro che immediato.

In effetti, il problema è che i molti milioni di uomini al servizio delle forze armate, o, comunque, in divisa, in Europa Occidentale (ed altrettanti in Europa Centrale e Orientale) costituioscono comunque un segmento rilevantissimo della società, e qualunque cosa gli facessimo fare influenzerebbe enormemente gli equilibri politici dell' Europa e del mondo.

Certamente, il loro numero, ed il loro costo, nella sola Europa Occidentale, è pari, almeno, a quello degli Stati Uniti. Aggiungendo l' Europa Orientale, tutto ciò si raddoppia..

Quindi, intanto, potenzialmente, a parità di sforzi, l' Europa potrebbe ottenere, in campo militare, il doppio di efficienza degli Stati Uniti.

Secondariamente, tutto ciò che ruota intorno alle Forze Armate (lavoratori del Settore Difesa, servizio civile, protezione civile, alte tecnologie, aerospazio, difesa territoriale, polizie, industria pesante), rappresenta una parte essenziale del potere dello Stato, della sua ideologia, e, in ogni caso, il maggiore datore di lavoro.

L'apparente irriformabilità del settore difesa dipende proprio dal suo legame con interessi vitali a livello nazionale e internazionale.

Supponendo, comunque, che, nei prossimi anni, l' Unione Europea intenda farsi carico di risolvere le attinenti questioni di politica internazionale, le questioni di carattere interno sarebbero, a nostro avviso, facilmente risolubili.

Si dice che una razionalizzazione delle Forze Armate europee porterebbe ad una riduzione degli organici, e quindi alla perdita di posti e di occupazione. Non lo crediamo.

Le Forze Armate svolgono, di fatto, una quantità di funzioni:

-formazione dei cittadini;

-lotta alle calamità;

-protezione del territorio;

-sicurezza;

-polizia;

-produzione di alta tecnologia;

-gestione di servizi pubblici essenziali;

-aerospazio e marina;

-"intelligence";

-difesa territoriale;

-antiterrorismo;

-pronto intervento;

-missioni internazionali;

-addestramento di riservisti e mobilitazione generale;

-mobilitazione industriale bellica;

-sicurezza delle Istituzioni;

-truppe speciali;

-nucleo permanente di difesa ordinaria;

-armi missilistiche e spaziali

Orbene, nell' ambito di un esercito integrato europeo, l' insieme di queste attività non occuperebbe certo meno persone di quante ne occupi oggi, e le loro possibilità di qualificazione e di carriera non sarebbero certo minori.

Un vero "Ministro della Difesa" europeo sarebbe uno degli uomini politici più potenti del mondo.

Un "Capo di Stato Maggiore Generale" dell' Esercito Europeo sarebbe il militare più influente e meglio pagato del mondo.

Lo "staff" del Ministero della Difesa europeo sarebbe composto di alcuni fra i migliori specialisti mondiali.

Il Servizio di Intelligence europeo sarebbe il maggiore del mondo.

I servizi di Sicurezza delle Istituzioni Europee, scaglionati in tutta Europa, avrebbero alle loro dipendenze centinaia di migliaia di militari.

Un'arma missilistica e spaziale europea sarebbe ai massimi livelli tecnologici mondiali, e vivrebbe in simbiosi con un' Agenzia Spaziale Europea infinitamente potenziata.

Le Truppe Speciali Europee (terra, mare, cielo), sarebbero di una competenza e di una varietà ineguagliabile.

L'Aviazione e la Marina europee potrebbero utilizzare i migliori mezzi tecnologici.

I Corpi di Pronto Intervento, anziché intervenire, come oggi, in maniera disordinata e casuale, sotto comando straniero, potrebbero svolgere con la massima efficacia le loro missioni istituzionali.

L' Europol e tutte le altre polizie specializzate potrebbero, finalmente, svolgere i loro compiti istituzionali in modo efficace.

Le truppe ordinarie, di protezione territoriale, i riservisti, le varie polizie nazionali, potrebbero svolgere i loro compiti istituzionali in maniera efficace.

Le enormi burocrazie dei Ministeri della Difesa potrebbero essere poste, finalmente, al servizio della pianificazione della Difesa e dell' induistria aerospaziale e della Difesa.

I Gruppi industriali di alta tecnologia potrebbero fondersi in grandi Holdings sul modello dell EADS e di Rostechnologija, da cui potrebbero dipendere colossi nei settori dell' aeronautica, dello spazio, dell' avionica, dell' elettronica, degli armamenti, dell' energia, ecc....

Le "élites" manageriali e tecnologiche che gravitano intorno al settore aerospazio e difesa potrebbero dedicarsi a progetti di livello adeguato, mentre la finanza europea potrebbe proficuamente investire in grandi e solidi gruppi europei di alta tecnologia.

Si creerebbe occupazione per lavoratori altamente specializzati, in solidi distretti industriali ad economia sostenibile, con risultati interessanti per l'occupazione, l' indotto, gli Istituti Superiori Universitari e di Ricerca Scientifica.

I prodotti europei del settore aerospaziale e della Difesa, finalmente razionalizati, potrebbero ottenere sbocchi di esportazione oggi irraggiungibili, creando tutto un settore di professionalità in questo campo e riequilibrandio la bilancia commerciale e dei pagamenti.

L' Esercito Europeo potrebbe contribuire, attraverso schemi di formazione come il "rendez-vous citoyen", la formazione militare generalizzata ed il Servizio Civile Europeo, alla educazione civica europea ed alla possibiliotà di mobilitazione generale in caso di emergenze.

E, tutto ciò, senza aumentare le spese, anzi, accrescendo gli introiti, grazie ad una riallocazione razionale, a livello europeo, di tutte le forze disponibili.



giovedì 28 gennaio 2010

UNA POLITICA ECONOMICA PER L'EUROPA (CONVEGNO A TORINO)


Important presentation, by the Center for the Study of Federalism in Turin, of Dario Velo's Book "The Government of the Economic Development and of Innovation in Europe" . La présentatin, de la part du Centre pour l' étude du Fédéralisme à Turin, du livre de Dario Velo "Le gouvernement du développement économique et de l' innovation en Europe". Eine wichtige Vorstellung, von der Seite des Instituts fuer das Studium des Foederalismus, in Turin, von Dario Velo's Buch "Die Lenkung der Wirtschaftlichen Entwicklung und der Innovation in Europa.


Il convegno del 28

E' doveroso un encomio al Centro Studi del Federalismo di Torino, che organizza ininterrottamente, a Torino, manifestazioni del massimo livello accademico sul tema del federalismo, europeo e mondiale, con ciò supplendo anche alle carenze della società civile e delle Istituzioni.

E', infatti, a nostro avviso, inaccettabile che una regione, come quella torinese, profondamente marcata da una tradizione europea, dedichi così poco spazio alle iniziative europee. Lode dunque a quelle "minoranze attive" che, nonostante il disinteresse generale, operano ,nella quotidianità, per mantenere viva questa fiammella . Già l'altro ieri avevamo avuto modo di segnalare, seppure con una nostra interpretazione molto soggettiva, l'altro importante convegno del Centro per gli Studi sul Federalismo, sull' integrazione latino-americana. Il convegno di ieri era ancora più importante e centrale, perchè trattava di un tema incredibilmente focale per noi Europei: la politica economica dell' Europa.

Il convegno era dedicato al libro del Professor Dario Velo, "Il governo dello Sviluppo economico e dell'innovazione in Europa".Relatori: Antonio Padoa Schioppa, Presidente del Centro Studi sul Federalismo; Oreste Calliano, Università degli Studi di Torino; Alfonso Iozzo, membro del Consiglio del Centro Studi sul Federalismo, Giorgio Pellicelli, Università di Torino.

Il Prof. Velo, autore del libro, ha sottolineato la complementarietà economica fra Europa Comunitaria e Stati Uniti' , mentre Alfonso Jozzo e Oreste Calliano hanno posto maggiormente in evidenza la specificità europea, che, come ha detto Calliano, è apprezzata anche da una parte degli Americani, per esempio Jeremy Rifkin. Tutti si sono trovati d' accordo nel rilevare le aperture che il Trattato di Lisbona fa ad una politica economica europea, là dove ridimensiona il ruolo eccessivo della politica della concorrenza, ma anche là dove inserisce nelle competenze europee due settori importanti come spazio e turismo.A questo ultimo proposito, è stato da tutti ribadito che la cultura europea, in particolare quella giuridica, dovrebbe svolgere un ruolo più proattivo nella formazione delle politiche europee.

Attualità del tema

L'attualità di questo tema è dimostrata dalla prossima riunione sull'economia promossa dal nuovo Presidente van Rompuy, oltre che dagli scottanti "dossier" oggi in discussione, fra i quali i due che riguardano l' Italia (Fiat e Telecom).

Qui ci limitiamo a constatare che la sopravvalutazione delle politiche europee di concorrenza abbia portato a vere e proprie distorsioni. Per esempio, una delle ragioni per cui in Europa vi è una crisi di sovrapproduzione è che gli Stati est-europei, prima di aderire alla UE o durante il periodo transitorio, concedono generosi incentivi di durata lunghissima alle case automobilistiche che intendano istallarvisi. Quindi, si costruiscono più nuovi impianti di quanti sarebbero necessari. Un altro caso è quello della presa di posizione della commissaria alla concorrenza contro l' accordo Germania-Magna, presa di posizione fomentata dai Governi dei Paesi Europei dove la Magna voleva chiudere le fabbriche. Questa presa di posizione incoraggiò coloro che, alla GM e nel Governo americano, volevano la violazione degli accordi con la Magna.

Praticamente ogni volta che c'e un merger o un'acquisizione, tutti i Governi europei si schierano da varie parti della barricata, a seconda della nazionalità del compratore e degli stabilimenti. Non esistono regole concordate. Mentre (come è stato giustamente rilevato durante il convegno), occorrerebbe favorire le imprese comuni a livello comunitario, in realtà di imprese di questo tipo ce ne sono pochissime, e anche quelle che esistiono (come EADS) non sono percepite veramente come "imprese europee", sono lacerate da faide interne ed osteggiate dai Paesi non partecipanti.

In pratica, tutti gli Stati Membri vorrrebbero avere la proprietà e il comando di tutte le aziende, ed avere almeno un' azienda di ogni tipo, come ai tempi dell' autarchia. Impensabile parlare di specializzazioni e di vocazioni nazionali concordate e/o contrattate a livello europeo.

Inoltre, tutti gli Stati membri sono troppo deboli per fronteggiare una situazione mondiale di lotta economica globale, di tutti contro tutti, in cui i grandi Stati usano mezzi leciti e no, e, soprattutto, fanno un uso imprevedibile delle nuove tecnologie dell' informazione.Significativa la scena dei BASIC riuniti in segreto a Copenhagen, ma scoperti e raggiunti da un Obama non invitato.Significativa la polemica fra USA e Cina, in cui l' unica cosa certa sarerebbe che ambedue i Governi disporrebbero di qualche decina di migliaia di Hackers intenti a destabilizzare gli altri Paesi del mondo con sabotaggi di internet ed altre azioni di disturbo. Qualcosa di simile a quanto accaduto fra la Russia e Paesi Baltici, e che ha dato luogo alla creazione di un'apposita agenzia NATO.Tipico anche il "complotto" di disinformazione contro le economie di Grecia e Spagna, denunziato ieri a Davos da Papandreu e Zapatero.

Alcune considerazioni personali sul lungo termine

Di fronte a queste situazioni, come reagire?

E' chiaro che non si possono mescolare il discorso a breve, profondamente legato ai condizionamenti giuridici, storici e politici, esistenti, e un discorso "a regime".Inoltre, il programma a breve della Commissione in questo campo è già segnato dalle dichiarazioni al Parlamento di Barroso e dei nuovi Commissari.

"A termine", cioè quando l' Unione Europea fosse veramente compiuta, è chiaro che l' Europa dovrebbe essere in grado innanzitutto di razionalizzare in profondità il proprio sistema economico, evitando inutili duplicazioni e dedicando le risorse così rese disponibili ad altre attività.Questo dovrebbe avvenire per le strutture produttive, ma anche per le politiche di incentivazione. che, adesso, almeno, non vengono più demonizzate, bensì considerate come normali, e, infine, per le stesse strutture dell' Unione, che sono diventate troppo dispersive.Basti pensare al fatto che le politiche economiche sono attualmente disperse fra almeno 15 dicasteri.

Per ciò che concerne le strutture produttive,sui grandi mercati internazionali (per esempio, aerospaziale, automobile, elettronica, farmaceutica), per garantire la concorrenza basterebbero due gruppi a livello mondiale. Tuttavia, per salvaguardare l' autonomia di ogni area geografica, e tenendo conto che sicuramente Cina e India vogliono e possono fin da ora essere autonome), basterebbero 7/8 gruppi (come l' Avvocato Agnelli diceva da decenni). Se, poi, si volesse garantire una concorrenza anche fra due "campioni "di ogni Continente, si potrebbe pensare ad un massimo di una quindicina di gruppi a livello mondiale.

Se, quindi, ci fosssero in Europa 2 gruppi autonomi, al posto degli attuali 5, 6 (per Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Svezia), parecchi grandi Paesi resterebbero senza un loro "campione nazionale". Perchè dovrebbero accettare questa situazione senza contropartite? La contropartita sarebbe quella di potersi specializzare, con il consenso e il supporto degli altri Paesi, in altre aree.Facendo un esempio estremo, ma già quasi realizzato: perchè l' Italia avrebbe bisogno di una sua industria nucleare, quando può benissimo comprare l' elettricità dalla Francia o dall' Est Europa, e invece di spendere nel nucleare spendere nell' ambiente, ma, soprattutto, nella cultura e nel turismo, dove avrebbe risorse pressoché infinite da sfruttare e una leadership incontestabile?Perchè, come è stato riferito da Roberto Palea, in campo energetico, si duplica la ricerca in tutta Europa?

Questo tipo di accordi è relativamente fattibile a livello bilaterale, ma diventa difficilissimo quando ci sono 30 governi ed altrettante imprese da accontentare. L' Unione Europea potrebbe divenire il "tavolo" dove si fanno questi accordi. Però, per fare questo ci vuole soprattutto più cultura, più expertise. Sulla scia del libro di Velo, tutti hanno stigmatizzato il fatto che l' Università non costituisca, almeno in Italia, quel serbatoio di competenze che servirebbe a supportare l' azione pubblica.

Un'altra forma di semplificazione, anche se soltanto giuridica, potrebbe essere la trasformazione dei "consorzi europei" (come l' Ariane e l' Eurojet), in "Società comuni.

E' quasi un' ovvietà affermare che non c'è nulla di più contraddittorio che proclamare la strategia della Società della Conoscenza e poi, come prima cosa, attuare severi "tagli alla cultura".Cultura che, invece, a nostro avviso, potrebbe essere finanziata proprio con i tagli alle duplicazioni produttive e burocratiche , che permetterebbero di economizzare non soltanto il costo di investimenti e posti di lavoro, ma anche quello delle burocrazie incaricate di interfacciarsi con i campioni nazionali che non ci fossero più.

Con ciò, si ritorna all' esigenza della cultura, dell' informazione, in primo luogo a favore dei decisori pubblici, poi dell'opinione pubblica europea.

Per ciò che concerne gli strumenti di incentivazione (europei, nazionali, regionali e locali), essi sono divenuti oramai così numerosi e complessi, che, da un lato, riuscire ad accedervi è un'impresa temeraria, e, all' altro, i vantaggi di ciascuno "sportello" sono veramente minimi. Occorrerebbe semplificare e rendere trasparenti normative e procedure, con un' azione legislativa programmata e sistematica.

Per ciò che concerne la dispersione operativa, occorrerebbe concentrare i temi economici su un tavolo unico.Nel corso del dibattito, Alfonso Jozzo ha citato l'esigenza che la politica economica venga gestita da un'Ente ad hoc, sulla falsariga della Tennessee Valley Authority.

Considerazioni sul breve termine.

A noi non è sembrata fuori luogo l' idea che, anche a breve, una priorità potesse essere la costituzione di una specie di "intelligence europea", di orientamento prevalentemente economico.Costituzione che, a nostro avviso, non richiederebbe particolari strumenti di diritto internazionali, né modifiche rilevanti al bilancio comunitario. Infatti, si tratterebbe solamente di una riorganizzazione di attività esistenti.Torniamo a ricordare la storia degli hacker cinesi e americani e quella del complotto contro Grecia e Spagna, che è anche un complotto contro l' Euro. Ricordiamo che quando, molto tempo fa, si era incominciato a parlare di Politica Estera e Difesa Comune, si era pensato di cominciare proprio con una "Cellula di riflessione"sulle crisi politiche internazionali. Diciamo poi che il Trattato di Lisbona ha aperto una gravissima questione di competenze, tanto in campo economico, che in quello della Politica Estera, fra Presidente, Presidente del Consiglio, Presidente della Commissione e Alto Commissario. Leggendo, infine, delle polemiche in corso circa un certo "disinteresse" dell' Alto Commissario per i propri compiti, ho scoperto che tutti questi personaggi dispongono soltanto di un modestissimo "gabinetto" di poco più di dieci persone, che, nel caso dei problemi economici e industriali, non può, certo, essere sufficiente a fronteggiare costantemente problemi settoriali della più varia natura tecnica e riferiti al mondo intero (e di competenza di quattro o cinque diversi Commissari).Ci vorrebbe fin da subito un tavolo di concertazione che fosse anche costantemente operativo, per poter fronteggiare le continue crisi.

Quindi: specialisti, tratti dagli uffici dell' Unione o dai Ministeri nazionali, che seguano in permanenza e sistematicità i vari settori, non già nell' ottica dei singoli Stati Membri, bensì nell' interesse dell' Unione, quale espresso dagli organi caso per caso competenti.Specialisti che abbiano il quadro esatto e di dettaglio della situazione, e che trovino il modo di informarsi anche sulle discussioni e iprogetti in corso, o anche solo in discussione, in ogni parte del mondo, e che possano suggerire fusioni, concntrazioni, società comuni, senza aspettare le iniziative degli Stati Membri o delle imprese, né senza reclutare caso per caso consulenti ad hoc.

Audizione dei Commissari competenti in materia economica.

La procedura di audizione della nuova Commissione dinanzi al Parlamento offre una buona dose di informazioni circa il programma della Commissione stessa, che dev' essere formalizzato Commissario per Commissario.

L'analisi critica dei programmi prenderà un po' di tempo, perchè si tratta di 15 Commissari su 27.

Poiché, a oggi, non esiste l' "Authority" suggerita da Jozzo, il Commissario che ha maggiori competenze è quello responsabile per l' Industria, che per nostra fortuna, è, attualmente, l' Italiano, Antonio Tajani. Questo dovrebbe costituire uno stimolo per tutti noi per studiare con parrticolare cura questa materia, discuterla fra di noi e formulare proposte.

Mettiamo a disposizione questo Blog, oltre che i locali di Alpina, per ognuna di queste attività.

Scriveteci

Riccardo.lala@alpinasrl.com

Tel.0116688758.















giovedì 12 febbraio 2009

Nuove prospettive per l'industria dell'energia

Obama’s New Policies Open Up New World Perspectives.
Les nouvelles politiques annoncées par le nouveau président Obama permettent d’imaginer des nouvelles perspectives au niveau mondial.

Obama’s neue Politik erlauben uns neue Weltperspektiven auszudenken.

La decisione del presidente Obama di puntare molto, per il rilancio dell’economia americana, sull’energia, e, in particolare, sulle nuove energie, rilancia l’importanza dell’industria dell’energia quale elemento centrale dello sviluppo e dell’innovazione tecnologica. Già negli anni ’60 e ’70, il Governo Americano aveva finanziato enormi programmi di ricerca nel settore delle Centrali elettriche “turbogas”, contribuendo, così, al fatto che le industrie americane produttrici di impianti di questo tipo divenissero egemoni a livello mondiale.
Con gli incentivi statali alla co-generazione, si era contribuito, allora, notevolmente, alla liberalizzazione dei mercati americani, a quell’epoca ancora molto segmentati e regolamentati, nonché alla nascita di colossi dell’industria dell’energia e al project financing dedicato. Ciò aveva permesso, negli anni ’80, l’esportazione del modello americano, comprensivo di incentivi, liberalizzazione, project financing –esportazione che ha portato, negli anni ’90, alla ridefinizione degli scenari dell’industria dell’energia in tutto il mondo-. Sulla base delle esperienze pregresse, questa nuova spinta alla ricerca nel settore energetico, incentrata, soprattutto, sull’idrogeno, non dovrebbe trovare l’Europa impreparata. Essa è, infatti, perfettamente in grado di partire, almeno, in parallelo con l’America, nella nuova spinta alla ricerca ed all’investimento in questo settore. In particolare, l’Europa Mediterranea, con la sua abbondanza di energia solare e con la sua vicinanza al Nordafrica, dovrebbe finire per dimostrare d’essere un’area particolarmente privilegiata per questi nuovi sviluppi.