venerdì 19 agosto 2011
UN GOVERNO ECONOMICO PER L'EUROPA?
venerdì 17 dicembre 2010
DA LISBONA A VLADIVOSTOK


Recent Days
Proposals from Russia Ignored by European Media. Les propositions russes des derniers jours ignorées par les médias. Russlands Vorschläge der letzten Tagen von europäischen Medien ignoriert.
Mentre pagine e pagine dei quotidiani italiani (ed anche di alcuni altri Paesi europei) vengono dedicate alle fughe di notizie di Wikileaks, ed, in particolare, alle assolutamente non provate irregolarità che circonderebbero i notevolissimi affari realizzati negli ultimi anni in Russia dalle imprese italiane, quegli stessi media ignorano nel modo più sistematico le proposte estremamente articolate (che possono piacere o non piacere) dello Stato russo agli Europei, per fare avanzare la stessa costruzione europea, che sembra praticamente bloccata dalle incertezze e dai dissidi interni sulle principali questioni economiche, istituzionali e di politica estera.
Innanzitutto, sono alcuni anni che il Presidente Medvedev continua a proporre, anche se con scarsi risultati, la definizione, attraverso trattati, di un nuovo sistema di sicurezza e di difesa in Europa, che sostituisca gli schemi, anche giuridici, dei tempi della Guerra Fredda, che non sono più attuali. Medvedev non si è limitato a questo, ma ha compiuto ancora un altro, grandissimo, passo in avanti per ciò che concerne lo scudo anti-missile, per il quale la Russia si è dichiarata disposta a collaborare alle stesse condizioni dei Paesi membri della NATO. Orbene, tali condizioni erano state fissate, nel Vertice di Lisbona, il giorno prima dell’arrivo di Medvedev, su richiesta del Primo Ministro turco Erdogan:
- lo “scudo” deve, ovviamente, coprire il territorio di tutti i Paesi partecipanti;
- ogni Paese partecipante deve partecipare a tutte le informazioni ed alla gestione del segmento relativo al suo territorio;
- lo scudo non deve essere indirizzato contro alcun Paese in particolare.
Pochi giorni dopo, ad un incontro con le forze economiche tedesche, Vladimir Putin ha lanciato un ambizioso progetto di cooperazione economica e culturale, atto a colmare le lacune sentite da tutti gli Europei nell’attuale fase di integrazione dell’Unione Europea: l’assenza di una politica economica, di una politica energetica e di una politica culturale comuni. La complementarietà fra Europa e Russia, soprattutto in campo economico (materie prime contro tecnologia e macchinari) è così spiccata, che una politica programmata di interscambio privilegiato (un Mercato Comune Euro-Russo) permetterebbe, agli Stati Europei, di superare la crisi, ed, alla Russia, di fare fronte al deficit di tecnologia che rallenta il suo processo di “modernizzazione”.
Questo accordo globale dovrebbe essere integrato da un accordo di interscambio culturale (professori e studenti), e da un accordo sulla liberalizzazione dei visti.
Ancora più recentemente, alcuni illustri economisti russi hanno proposto che la Russia garantisca anche, con un accordo-quadro, all’Unione Europea, l’assorbimento di certe sue produzioni, e, perfino, una partecipazione alla stabilizzazione dell' Euro.
Nel recentissimo vertice UE-Russia, è stato superato anche l’ostacolo dell’opposizione della UE all’ingresso della Russia nel WTO.
Infine, nell’ancor più recente incontro annuale fra Italia e Russia, tenutosi a Sochi ed a Krasnaya Poljana, sono stati firmati innumerevoli accordi, relativi, fra l’altro:
- alla costruzione in Russia di automobili della Fiat ed autoblindo dell’Iveco;
- alle centrali nucleari.
L’insieme di questi accordi dà indubbiamente, insieme a quanto già operativo (come il superjet fabbricato dalla Sukhoi con il supporto di Finmeccanica e Giugiaro), una grossa spinta alla ripresa dell’economia italiana, inserendosi nel quadro della collaborazione rafforzata con la UE.Anche i Francesi stanno finalizzando in questi giorni la vendita alla Russia di quattro portaelicotteri Mistral.
È veramente singolare che, a parte la Sueddeutsche Zeitung, che ha lanciato il tema con un articolo dello stesso Putin, nessuno dei mezzi di comunicazione europea abbia conferito il necessario rilievo a queste notizie.
Questo, soprattutto, in un momento in cui, a causa della crisi economica, la UE sta cercando disperatamente, ma, ahimé, in gran parte ancora infruttuosamente, nuove strade per rilanciare la propria economia, e, nel contempo, anche la collaborazione fra gli Europei.
venerdì 16 aprile 2010
A COSA SERVE L'ESERCITO EUROPEO
Discussion about European Army Opens up Debate on the Need for such Army.La discussion sur l' Armée Européenne suscite un débat sur les exigences qui sont à sa base. Auseinandersetzung ueber Euro-Armee foerdert Debatte ueber Grundlage solcher EinstellungLe difficoltà che sono esistite fin dall' inizio nella creazione di un esercito europeo dimostrano che il consenso sullo stesso è tutt' altro che immediato.
In effetti, il problema è che i molti milioni di uomini al servizio delle forze armate, o, comunque, in divisa, in Europa Occidentale (ed altrettanti in Europa Centrale e Orientale) costituioscono comunque un segmento rilevantissimo della società, e qualunque cosa gli facessimo fare influenzerebbe enormemente gli equilibri politici dell' Europa e del mondo.
Certamente, il loro numero, ed il loro costo, nella sola Europa Occidentale, è pari, almeno, a quello degli Stati Uniti. Aggiungendo l' Europa Orientale, tutto ciò si raddoppia..
Quindi, intanto, potenzialmente, a parità di sforzi, l' Europa potrebbe ottenere, in campo militare, il doppio di efficienza degli Stati Uniti.
Secondariamente, tutto ciò che ruota intorno alle Forze Armate (lavoratori del Settore Difesa, servizio civile, protezione civile, alte tecnologie, aerospazio, difesa territoriale, polizie, industria pesante), rappresenta una parte essenziale del potere dello Stato, della sua ideologia, e, in ogni caso, il maggiore datore di lavoro.
L'apparente irriformabilità del settore difesa dipende proprio dal suo legame con interessi vitali a livello nazionale e internazionale.
Supponendo, comunque, che, nei prossimi anni, l' Unione Europea intenda farsi carico di risolvere le attinenti questioni di politica internazionale, le questioni di carattere interno sarebbero, a nostro avviso, facilmente risolubili.
Si dice che una razionalizzazione delle Forze Armate europee porterebbe ad una riduzione degli organici, e quindi alla perdita di posti e di occupazione. Non lo crediamo.
Le Forze Armate svolgono, di fatto, una quantità di funzioni:
-formazione dei cittadini;
-lotta alle calamità;
-protezione del territorio;
-sicurezza;
-polizia;
-produzione di alta tecnologia;
-gestione di servizi pubblici essenziali;
-aerospazio e marina;
-"intelligence";
-difesa territoriale;
-antiterrorismo;
-pronto intervento;
-missioni internazionali;
-addestramento di riservisti e mobilitazione generale;
-mobilitazione industriale bellica;
-sicurezza delle Istituzioni;
-truppe speciali;
-nucleo permanente di difesa ordinaria;
-armi missilistiche e spaziali
Orbene, nell' ambito di un esercito integrato europeo, l' insieme di queste attività non occuperebbe certo meno persone di quante ne occupi oggi, e le loro possibilità di qualificazione e di carriera non sarebbero certo minori.
Un vero "Ministro della Difesa" europeo sarebbe uno degli uomini politici più potenti del mondo.
Un "Capo di Stato Maggiore Generale" dell' Esercito Europeo sarebbe il militare più influente e meglio pagato del mondo.
Lo "staff" del Ministero della Difesa europeo sarebbe composto di alcuni fra i migliori specialisti mondiali.
Il Servizio di Intelligence europeo sarebbe il maggiore del mondo.
I servizi di Sicurezza delle Istituzioni Europee, scaglionati in tutta Europa, avrebbero alle loro dipendenze centinaia di migliaia di militari.
Un'arma missilistica e spaziale europea sarebbe ai massimi livelli tecnologici mondiali, e vivrebbe in simbiosi con un' Agenzia Spaziale Europea infinitamente potenziata.
Le Truppe Speciali Europee (terra, mare, cielo), sarebbero di una competenza e di una varietà ineguagliabile.
L'Aviazione e la Marina europee potrebbero utilizzare i migliori mezzi tecnologici.
I Corpi di Pronto Intervento, anziché intervenire, come oggi, in maniera disordinata e casuale, sotto comando straniero, potrebbero svolgere con la massima efficacia le loro missioni istituzionali.
L' Europol e tutte le altre polizie specializzate potrebbero, finalmente, svolgere i loro compiti istituzionali in modo efficace.
Le truppe ordinarie, di protezione territoriale, i riservisti, le varie polizie nazionali, potrebbero svolgere i loro compiti istituzionali in maniera efficace.
Le enormi burocrazie dei Ministeri della Difesa potrebbero essere poste, finalmente, al servizio della pianificazione della Difesa e dell' induistria aerospaziale e della Difesa.
I Gruppi industriali di alta tecnologia potrebbero fondersi in grandi Holdings sul modello dell EADS e di Rostechnologija, da cui potrebbero dipendere colossi nei settori dell' aeronautica, dello spazio, dell' avionica, dell' elettronica, degli armamenti, dell' energia, ecc....
Le "élites" manageriali e tecnologiche che gravitano intorno al settore aerospazio e difesa potrebbero dedicarsi a progetti di livello adeguato, mentre la finanza europea potrebbe proficuamente investire in grandi e solidi gruppi europei di alta tecnologia.
Si creerebbe occupazione per lavoratori altamente specializzati, in solidi distretti industriali ad economia sostenibile, con risultati interessanti per l'occupazione, l' indotto, gli Istituti Superiori Universitari e di Ricerca Scientifica.
I prodotti europei del settore aerospaziale e della Difesa, finalmente razionalizati, potrebbero ottenere sbocchi di esportazione oggi irraggiungibili, creando tutto un settore di professionalità in questo campo e riequilibrandio la bilancia commerciale e dei pagamenti.
L' Esercito Europeo potrebbe contribuire, attraverso schemi di formazione come il "rendez-vous citoyen", la formazione militare generalizzata ed il Servizio Civile Europeo, alla educazione civica europea ed alla possibiliotà di mobilitazione generale in caso di emergenze.
E, tutto ciò, senza aumentare le spese, anzi, accrescendo gli introiti, grazie ad una riallocazione razionale, a livello europeo, di tutte le forze disponibili.
giovedì 28 gennaio 2010
UNA POLITICA ECONOMICA PER L'EUROPA (CONVEGNO A TORINO)

Il convegno del 28
E' doveroso un encomio al Centro Studi del Federalismo di Torino, che organizza ininterrottamente, a Torino, manifestazioni del massimo livello accademico sul tema del federalismo, europeo e mondiale, con ciò supplendo anche alle carenze della società civile e delle Istituzioni.
E', infatti, a nostro avviso, inaccettabile che una regione, come quella torinese, profondamente marcata da una tradizione europea, dedichi così poco spazio alle iniziative europee. Lode dunque a quelle "minoranze attive" che, nonostante il disinteresse generale, operano ,nella quotidianità, per mantenere viva questa fiammella . Già l'altro ieri avevamo avuto modo di segnalare, seppure con una nostra interpretazione molto soggettiva, l'altro importante convegno del Centro per gli Studi sul Federalismo, sull' integrazione latino-americana. Il convegno di ieri era ancora più importante e centrale, perchè trattava di un tema incredibilmente focale per noi Europei: la politica economica dell' Europa.
Il convegno era dedicato al libro del Professor Dario Velo, "Il governo dello Sviluppo economico e dell'innovazione in Europa".Relatori: Antonio Padoa Schioppa, Presidente del Centro Studi sul Federalismo; Oreste Calliano, Università degli Studi di Torino; Alfonso Iozzo, membro del Consiglio del Centro Studi sul Federalismo, Giorgio Pellicelli, Università di Torino.
Il Prof. Velo, autore del libro, ha sottolineato la complementarietà economica fra Europa Comunitaria e Stati Uniti' , mentre Alfonso Jozzo e Oreste Calliano hanno posto maggiormente in evidenza la specificità europea, che, come ha detto Calliano, è apprezzata anche da una parte degli Americani, per esempio Jeremy Rifkin. Tutti si sono trovati d' accordo nel rilevare le aperture che il Trattato di Lisbona fa ad una politica economica europea, là dove ridimensiona il ruolo eccessivo della politica della concorrenza, ma anche là dove inserisce nelle competenze europee due settori importanti come spazio e turismo.A questo ultimo proposito, è stato da tutti ribadito che la cultura europea, in particolare quella giuridica, dovrebbe svolgere un ruolo più proattivo nella formazione delle politiche europee.
Attualità del tema
L'attualità di questo tema è dimostrata dalla prossima riunione sull'economia promossa dal nuovo Presidente van Rompuy, oltre che dagli scottanti "dossier" oggi in discussione, fra i quali i due che riguardano l' Italia (Fiat e Telecom).
Qui ci limitiamo a constatare che la sopravvalutazione delle politiche europee di concorrenza abbia portato a vere e proprie distorsioni. Per esempio, una delle ragioni per cui in Europa vi è una crisi di sovrapproduzione è che gli Stati est-europei, prima di aderire alla UE o durante il periodo transitorio, concedono generosi incentivi di durata lunghissima alle case automobilistiche che intendano istallarvisi. Quindi, si costruiscono più nuovi impianti di quanti sarebbero necessari. Un altro caso è quello della presa di posizione della commissaria alla concorrenza contro l' accordo Germania-Magna, presa di posizione fomentata dai Governi dei Paesi Europei dove la Magna voleva chiudere le fabbriche. Questa presa di posizione incoraggiò coloro che, alla GM e nel Governo americano, volevano la violazione degli accordi con la Magna.
Praticamente ogni volta che c'e un merger o un'acquisizione, tutti i Governi europei si schierano da varie parti della barricata, a seconda della nazionalità del compratore e degli stabilimenti. Non esistono regole concordate. Mentre (come è stato giustamente rilevato durante il convegno), occorrerebbe favorire le imprese comuni a livello comunitario, in realtà di imprese di questo tipo ce ne sono pochissime, e anche quelle che esistiono (come EADS) non sono percepite veramente come "imprese europee", sono lacerate da faide interne ed osteggiate dai Paesi non partecipanti.
In pratica, tutti gli Stati Membri vorrrebbero avere la proprietà e il comando di tutte le aziende, ed avere almeno un' azienda di ogni tipo, come ai tempi dell' autarchia. Impensabile parlare di specializzazioni e di vocazioni nazionali concordate e/o contrattate a livello europeo.
Inoltre, tutti gli Stati membri sono troppo deboli per fronteggiare una situazione mondiale di lotta economica globale, di tutti contro tutti, in cui i grandi Stati usano mezzi leciti e no, e, soprattutto, fanno un uso imprevedibile delle nuove tecnologie dell' informazione.Significativa la scena dei BASIC riuniti in segreto a Copenhagen, ma scoperti e raggiunti da un Obama non invitato.Significativa la polemica fra USA e Cina, in cui l' unica cosa certa sarerebbe che ambedue i Governi disporrebbero di qualche decina di migliaia di Hackers intenti a destabilizzare gli altri Paesi del mondo con sabotaggi di internet ed altre azioni di disturbo. Qualcosa di simile a quanto accaduto fra la Russia e Paesi Baltici, e che ha dato luogo alla creazione di un'apposita agenzia NATO.Tipico anche il "complotto" di disinformazione contro le economie di Grecia e Spagna, denunziato ieri a Davos da Papandreu e Zapatero.
Alcune considerazioni personali sul lungo termine
Di fronte a queste situazioni, come reagire?
E' chiaro che non si possono mescolare il discorso a breve, profondamente legato ai condizionamenti giuridici, storici e politici, esistenti, e un discorso "a regime".Inoltre, il programma a breve della Commissione in questo campo è già segnato dalle dichiarazioni al Parlamento di Barroso e dei nuovi Commissari.
"A termine", cioè quando l' Unione Europea fosse veramente compiuta, è chiaro che l' Europa dovrebbe essere in grado innanzitutto di razionalizzare in profondità il proprio sistema economico, evitando inutili duplicazioni e dedicando le risorse così rese disponibili ad altre attività.Questo dovrebbe avvenire per le strutture produttive, ma anche per le politiche di incentivazione. che, adesso, almeno, non vengono più demonizzate, bensì considerate come normali, e, infine, per le stesse strutture dell' Unione, che sono diventate troppo dispersive.Basti pensare al fatto che le politiche economiche sono attualmente disperse fra almeno 15 dicasteri.
Per ciò che concerne le strutture produttive,sui grandi mercati internazionali (per esempio, aerospaziale, automobile, elettronica, farmaceutica), per garantire la concorrenza basterebbero due gruppi a livello mondiale. Tuttavia, per salvaguardare l' autonomia di ogni area geografica, e tenendo conto che sicuramente Cina e India vogliono e possono fin da ora essere autonome), basterebbero 7/8 gruppi (come l' Avvocato Agnelli diceva da decenni). Se, poi, si volesse garantire una concorrenza anche fra due "campioni "di ogni Continente, si potrebbe pensare ad un massimo di una quindicina di gruppi a livello mondiale.
Se, quindi, ci fosssero in Europa 2 gruppi autonomi, al posto degli attuali 5, 6 (per Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Svezia), parecchi grandi Paesi resterebbero senza un loro "campione nazionale". Perchè dovrebbero accettare questa situazione senza contropartite? La contropartita sarebbe quella di potersi specializzare, con il consenso e il supporto degli altri Paesi, in altre aree.Facendo un esempio estremo, ma già quasi realizzato: perchè l' Italia avrebbe bisogno di una sua industria nucleare, quando può benissimo comprare l' elettricità dalla Francia o dall' Est Europa, e invece di spendere nel nucleare spendere nell' ambiente, ma, soprattutto, nella cultura e nel turismo, dove avrebbe risorse pressoché infinite da sfruttare e una leadership incontestabile?Perchè, come è stato riferito da Roberto Palea, in campo energetico, si duplica la ricerca in tutta Europa?
Questo tipo di accordi è relativamente fattibile a livello bilaterale, ma diventa difficilissimo quando ci sono 30 governi ed altrettante imprese da accontentare. L' Unione Europea potrebbe divenire il "tavolo" dove si fanno questi accordi. Però, per fare questo ci vuole soprattutto più cultura, più expertise. Sulla scia del libro di Velo, tutti hanno stigmatizzato il fatto che l' Università non costituisca, almeno in Italia, quel serbatoio di competenze che servirebbe a supportare l' azione pubblica.
Un'altra forma di semplificazione, anche se soltanto giuridica, potrebbe essere la trasformazione dei "consorzi europei" (come l' Ariane e l' Eurojet), in "Società comuni.
E' quasi un' ovvietà affermare che non c'è nulla di più contraddittorio che proclamare la strategia della Società della Conoscenza e poi, come prima cosa, attuare severi "tagli alla cultura".Cultura che, invece, a nostro avviso, potrebbe essere finanziata proprio con i tagli alle duplicazioni produttive e burocratiche , che permetterebbero di economizzare non soltanto il costo di investimenti e posti di lavoro, ma anche quello delle burocrazie incaricate di interfacciarsi con i campioni nazionali che non ci fossero più.
Con ciò, si ritorna all' esigenza della cultura, dell' informazione, in primo luogo a favore dei decisori pubblici, poi dell'opinione pubblica europea.
Per ciò che concerne gli strumenti di incentivazione (europei, nazionali, regionali e locali), essi sono divenuti oramai così numerosi e complessi, che, da un lato, riuscire ad accedervi è un'impresa temeraria, e, all' altro, i vantaggi di ciascuno "sportello" sono veramente minimi. Occorrerebbe semplificare e rendere trasparenti normative e procedure, con un' azione legislativa programmata e sistematica.
Per ciò che concerne la dispersione operativa, occorrerebbe concentrare i temi economici su un tavolo unico.Nel corso del dibattito, Alfonso Jozzo ha citato l'esigenza che la politica economica venga gestita da un'Ente ad hoc, sulla falsariga della Tennessee Valley Authority.
Considerazioni sul breve termine.
A noi non è sembrata fuori luogo l' idea che, anche a breve, una priorità potesse essere la costituzione di una specie di "intelligence europea", di orientamento prevalentemente economico.Costituzione che, a nostro avviso, non richiederebbe particolari strumenti di diritto internazionali, né modifiche rilevanti al bilancio comunitario. Infatti, si tratterebbe solamente di una riorganizzazione di attività esistenti.Torniamo a ricordare la storia degli hacker cinesi e americani e quella del complotto contro Grecia e Spagna, che è anche un complotto contro l' Euro. Ricordiamo che quando, molto tempo fa, si era incominciato a parlare di Politica Estera e Difesa Comune, si era pensato di cominciare proprio con una "Cellula di riflessione"sulle crisi politiche internazionali. Diciamo poi che il Trattato di Lisbona ha aperto una gravissima questione di competenze, tanto in campo economico, che in quello della Politica Estera, fra Presidente, Presidente del Consiglio, Presidente della Commissione e Alto Commissario. Leggendo, infine, delle polemiche in corso circa un certo "disinteresse" dell' Alto Commissario per i propri compiti, ho scoperto che tutti questi personaggi dispongono soltanto di un modestissimo "gabinetto" di poco più di dieci persone, che, nel caso dei problemi economici e industriali, non può, certo, essere sufficiente a fronteggiare costantemente problemi settoriali della più varia natura tecnica e riferiti al mondo intero (e di competenza di quattro o cinque diversi Commissari).Ci vorrebbe fin da subito un tavolo di concertazione che fosse anche costantemente operativo, per poter fronteggiare le continue crisi.
Quindi: specialisti, tratti dagli uffici dell' Unione o dai Ministeri nazionali, che seguano in permanenza e sistematicità i vari settori, non già nell' ottica dei singoli Stati Membri, bensì nell' interesse dell' Unione, quale espresso dagli organi caso per caso competenti.Specialisti che abbiano il quadro esatto e di dettaglio della situazione, e che trovino il modo di informarsi anche sulle discussioni e iprogetti in corso, o anche solo in discussione, in ogni parte del mondo, e che possano suggerire fusioni, concntrazioni, società comuni, senza aspettare le iniziative degli Stati Membri o delle imprese, né senza reclutare caso per caso consulenti ad hoc.
Audizione dei Commissari competenti in materia economica.
La procedura di audizione della nuova Commissione dinanzi al Parlamento offre una buona dose di informazioni circa il programma della Commissione stessa, che dev' essere formalizzato Commissario per Commissario.
L'analisi critica dei programmi prenderà un po' di tempo, perchè si tratta di 15 Commissari su 27.
Poiché, a oggi, non esiste l' "Authority" suggerita da Jozzo, il Commissario che ha maggiori competenze è quello responsabile per l' Industria, che per nostra fortuna, è, attualmente, l' Italiano, Antonio Tajani. Questo dovrebbe costituire uno stimolo per tutti noi per studiare con parrticolare cura questa materia, discuterla fra di noi e formulare proposte.
Mettiamo a disposizione questo Blog, oltre che i locali di Alpina, per ognuna di queste attività.
Scriveteci
Riccardo.lala@alpinasrl.com
Tel.0116688758.
giovedì 12 febbraio 2009
Nuove prospettive per l'industria dell'energia
Les nouvelles politiques annoncées par le nouveau président Obama permettent d’imaginer des nouvelles perspectives au niveau mondial.
La decisione del presidente Obama di puntare molto, per il rilancio dell’economia americana, sull’energia, e, in particolare, sulle nuove energie, rilancia l’importanza dell’industria dell’energia quale elemento centrale dello sviluppo e dell’innovazione tecnologica. Già negli anni ’60 e ’70, il Governo Americano aveva finanziato enormi programmi di ricerca nel settore delle Centrali elettriche “turbogas”, contribuendo, così, al fatto che le industrie americane produttrici di impianti di questo tipo divenissero egemoni a livello mondiale.
Con gli incentivi statali alla co-generazione, si era contribuito, allora, notevolmente, alla liberalizzazione dei mercati americani, a quell’epoca ancora molto segmentati e regolamentati, nonché alla nascita di colossi dell’industria dell’energia e al project financing dedicato. Ciò aveva permesso, negli anni ’80, l’esportazione del modello americano, comprensivo di incentivi, liberalizzazione, project financing –esportazione che ha portato, negli anni ’90, alla ridefinizione degli scenari dell’industria dell’energia in tutto il mondo-. Sulla base delle esperienze pregresse, questa nuova spinta alla ricerca nel settore energetico, incentrata, soprattutto, sull’idrogeno, non dovrebbe trovare l’Europa impreparata. Essa è, infatti, perfettamente in grado di partire, almeno, in parallelo con l’America, nella nuova spinta alla ricerca ed all’investimento in questo settore. In particolare, l’Europa Mediterranea, con la sua abbondanza di energia solare e con la sua vicinanza al Nordafrica, dovrebbe finire per dimostrare d’essere un’area particolarmente privilegiata per questi nuovi sviluppi.
