martedì 25 ottobre 2011
UN PROGETTO POLITICO PER LA GIOVENTU' ESASPERATA
martedì 11 maggio 2010
DIBATTITO ONLINE: DOVE STA ANDANDO LA CULTURA EUROPEA?-1
Idea e metodologia
Idea and Methodology
Idée et méthodologie
Idee und Methodologie
Nel mondo globalizzato, la capacità di produrre cultura, (che, da sempre, ha costituito un elemento di forza per qualunque società), è divenuta un elemento “centrale” anche del vantaggio competitivo internazionale.
Ciò, certo, non solamente per il turismo, bensì anche per ciò che concerne la capacità aggregativa di carattere politico, la riproduzione del legame sociale, il sostegno all’industria culturale, l’attrazione di personale qualificato e degli intellettuali, il prestigio per i prodotti di esportazione, ecc…
Mentre, fino a poco tempo fa, l’ Europa poteva vantare una grande attrattività come “Paese di Cultura”, negli ultimi decenni, essa si è vista scalzata, non solamente dall’ America, ma anche dal Giappone, dall’ India e dalla Cina.
Inoltre,molti dei grandi intellettuali che avevano fatto la fama dell’ Europa nel Dopoguerra sono oramai scomparsi, e non si è ancora formata una generazione capace di sostituirli.
Come “rintracciare” le nuove eccellenze nel “mare magnum” dell’ industria culturale e dei media?Cosa fare per promuoverle?
Alpina si ripropone di stimolare uno sforzo corale di Associazioni e Autorità Torinesi per dibattere su questo tema, con l’ obiettivo di fare di Torino un centro propositivo capace di aggregare competenze di tutta Europa, e di verificare lo stato di avanzamento di questo progetto con un’ulteriore iniziativa, di respiro internazionale, da realizzarsi nei prossimi mesi.
Attraverso questo post, e quelli immediatamente successivi, introduciamo la possibilità per tutti di compiere una presa di posizione, che ci aiuterà nel dibattito in corso circa le modalità migliori per proseguire l' iniziativa avviata con la serata del 9 maggio (Festa dell' Europa):
QUESTIONE N: 1:
E'possibile oggi ricomoscere e individuare una "cultura Europea"?
Is It Possible Today to Recognize and to Identify a European Culture?
Est-il possible aujourd'hui reconnaitre et identifier une culture europpéenne?
Ist es heute moeglich eine europaeische Kultur zu anerkennen und zu definieren?
La nascita di tutte le grandi realtà politiche (imperi antichi e medievali, nazioni moderne)è stata preceduta dallla formazione di una cultura condivisa (mesopotamica, egizia, greca, cinese, romana, sanscrita, araba, cristiana, di "Langue d' oil",inglese, puritana, tedesca, russa, italiana, islamico-induista).
L' esempio più semplice è quello dei grandi autori italiani (Alfieri, Leopardi, Foscolo, Manzoni), che precedono il movimento per l' Unità d' Italia.
Anche territori plurilinguistici, come la Mesopotamia, l' India e il Medio-Oriente hanno avuto culture comuni (Sumerico-assira e babilonese; persiana, hindi, urdu, dravidica ed inglese; araba, persiana e turca).
Per "cultura europea" si potrebbe intendere: 1) una cultura genericamente prodotta in Europa;2)quella rivolta ad un pubblico europeo; 3) quella che fa parte di un "discorso culturale" specificatamente europeo.
La cultura europea sub 1) è sempre esistita, da quando le civiltà protostoriche (civiltà danubiana, megalitica e "dei kurgan") hanno prodotto villaggi, simboli, ceramica, templi, utensili, gioielli, memoria culturale. Essa continua ancor oggi ad esistere, anche se si tratta di "mapparla".
La cultura europea sub 2) è esistita in determinati periodi storici, come all' inizio del Medioevo, quando i predicatori cristiani giravano per l' Europa per portare la nuova fede, diffondendo le Sacre Scritture in latino, in greco, in gotico e in slavo ecclesiastico, oppure al tempo dell' Illuminismo, quando intellettuali e sovrani di tutta Europa discutrvano in Francese gli stessi temi in tutta Europa; oppure,infine, nel tardo Ottocento, quando il dibattito culturale spaziava dall' Inghilterra alla Francia, all' Italia,alla Germania, alla Polonia, alla Russia.
Con il diffondersi dei Nazionalismi e, poi, con la divisione dell' Europa da parte della Cortina di Ferro, il dialogo culturale intereuropeo si rarefà sempre di più.
Attualmente, l'Europa si trova ad essere spazzata dai venti della globalizzazione, che travolgono anche la cultura, trasormandola in una massa disorganica di informazione, in cui diventa difficile, da un lato, distinguere i diversi radicamenti culturali, e, dall' altro la "Cultura Alta" dalla Cultura Popolare.
Tuttavia, di per sé, la globalizzazione non cancella le identità, anzi, spesso, le esalta, come avviene, per esempio, per le identità nord e sud-mericana, per quelle cinese,islamica, indica ed africana. Le culture sane e forti "cavalcano" la globalizzazione culturale come quella economica.E' ciò che vorremmo anche per l' Europa.
Esistono, oggi, fenomeni culturali specificatamente europei, nel senso che siano prodotti in Europa, da Europei e per Europei, e abbiano, come obiettivo, quello di fare parte di un "discorso europeo"?
Probabilmente, sono pochi. Spesso, gli autori sperano di avere un' "audience" mondiale, e, soprattutto, americana, e producono per quell' "audience".
Forse solo nelle scienze storiche, politiche, filosofiche e giuridiche, esistono ancora autori importanti che parlano essenzialmente ad un pubblico europeo (pensiamo a Davies, a Miles, a Cardini, a De Benoit, a Todorov). Gli storici della cultura e i sociologi che studiano gli "antimoderni" (Touraine, Bhabha, Compagnon, De Michelis), anche se parlano in termini generali, in realtà si riferiscono quasi eslusivamente all' Europa. Nel campo cinematografico, gli unici a fare un discorso "europeo" sono spesso i Russi, e, soprattutto, Sokurov, che, con "Moloch" e l' "Arca Russa", ha affrontato deliberatamente temi di memoria culturale europea, e che, con il "Faust" in lavorazione, si ripropone di produrre veramente un'opera "paneuropea".
Nel campo della cultura popolare, vi sono fenomeni transfrontalieri importanti, anche se non europei, come il celtismo o il folclore balcanico, che costituiscono un certo collante.
Tuttavia, a causa della scarsa trasparenza del mercato culturale, è difficile comprendere se stia veramente succedendo qualcosa di grande e di pertinente alla cultura europea.
SIETE INVITATI AD INTERVENIRE, ESPIMENDO I VOSTRI COMMENTI, LE VOSTRE PROPOSTE E LE VOSTRE CRITICHE. CONTINUEREMO COSI ' ATTRAVERSO IL WEB IL DIBATTITO INIZIATO IL 9 MAGGIO, E DESTINATO A COMPLETARSI CON IL CONVEGNO INTERNAZIONALE IN PREPARAZIONE.
domenica 29 novembre 2009
IDENTITA' REGIONALI, NAZIONALI E EUROPEA
Regional, National and European Identities.Identitées Régionales, nationales et Européenne.Regionale, nationale und europaeische Identitaet.Abbiamo detto in un precedente post che, a nostro avviso, una visione matura della storia nazionale italiana non può prescindere, oltre che dall’Europa, dal peso delle realtà locali.La cultura europea dovrebbe costruire, a questi fini, una più definita teoria delle identità regionali e nazionali all’interno dell’Europa.
Al vertice, si dovrebbe porre l’Identità Europea (cfr. Riccardo Lala, 10.000 anni di identità europea, 1° vol., Patrios Politeia, Alpina, 2006; http://www.alpinasrl.com/catalogo/cat_baustellen/cat_10000_anni_identit%E0.htm), che, come tutte le grandi identità continentali, può essere definita solamente come un ampio campo di intersezione di determinate tendenze metastoriche, da cui deriva la dialettica concreta del nostro Continente - così come, per esempio, quella dell’Asia Orientale si misura con la dialettica fra Taoismo, Confucianesimo e Buddismo -. Noi crediamo anche che, per l’Europa, per usare una terminologia tratta dal Nuovo Testamento, le due grandi tendenze metastoriche siano, da un lato, il “chiliasmo” (l’attesa spasmodica della Fine dei Tempi, che si incarna nel Manicheismo, nel Gioachimismo, nella Rivoluzione Francese, nel Mito del Progresso), e, dall’altro, il “Katéchon” (cioè quella forza che “trattiene” il mondo dall’avvento dell’Anticristo, forza che è stata identificata, di volta in volta, negli Imperi Romano, Tedesco e Russo, e nell’Europa stessa). Dalla dialettica fra queste forze sarebbero scaturite, per molti, conflitti ed accordi, come, per esempio, le guerre di religione, gli Stati nazionali e la stessa modernità europea( http://identitaeuropea.blogspot.com/2008/12/che-cos-per-noi-lidentit-europea.html).
All’interno dell’Identità Europea, si situano le identità delle nazioni, o di grandi aggregati, come, per esempio, la Penisola Iberica, l’Arcipelago Britannico, la Scandinavia o i Balcani.
Nel caso dell’Italia, vi è una sostanziale coincidenza fra un’“Italianità Diffusa” (che si manifesta anche in aree limitrofe, come, per esempio, il Canton Ticino, i Grigioni, la Corsica, l’isola di Malta, le coste dell’Adriatico e le isole dello Ionio e dell’Egeo), ed un’identità più “strettamente italiana” (una differenza che, per esempio, in Inglese, è quella fra “British” ed “English”, ed in Russo, fra “Russki” e “Rossijski”). E, tuttavia, nel caso dell’Italia, la caratteristica più tipica della sua identità è proprio la sua estroversione, che ha fatto sì, da un lato, che, nel corso della storia, ogni sua regione si congiungesse idealmente, ma anche politicamente, con aree diverse (Grecia, Nordafrica, Spagna, Francia, Germania, Austria, Levante), e, dall’altro, che la “missione” dell’Italia fosse vista sempre come quella di essere la portatrice di una realtà più vasta (ed, almeno, europea), per esempio: Roma, la Chiesa Cristiana, il Sacro Romano Impero, la Federazione Europea.
Ciò, in particolare, in una situazione, come quella italiana, dove le attuali Regioni sono portatrici di un patrimonio di continuità con antichi popoli già esistenti ben 1.500 anni fa, e con le Regioni fondate da Augusto circa mille anni fa. Ad esempio, in Piemonte avevamo, in prevalenza, tribù celto-liguri, come i Taurini. L’identità piemontese è, dunque, innanzitutto un’identità europea; poi, essa è molto legata al territorio, montano e collinare; presenta forti caratteristiche elitarie, legata com’è alle tradizioni dell’aristocrazia, dell’esercito, della grande industria, del sindacalismo e della tradizione azionistica e marxista. Non per nulla Torino è stata, ed, in parte, è ancora, la città dell’editoria. È una tradizione di cultura alta, riservata ed un po’ esoterica. È, in definitiva, una cultura che potrebbe essere particolarmente appropriata per una civiltà postmoderna che privilegerà la qualità sulla quantità.
La riscoperta e la promozione dell’identità piemontese saranno essenziali per poter rilanciare il territorio. Questo rilancio potrà avere luogo solo con una politica culturale più aperta (Progetto Integrato Euroregione).
Informazioni:
http://www.alpinasrl.com/
riccardo.lala@alpinasrl.com
giovedì 1 ottobre 2009
LA CRISI DELLA SINISTRA

Il concentrarsi degli osservatori sulle sconfitte della sinistra fa perdere di vista che tutte le ideologie della Modernità hanno subito un' eclissi nel corso degli ultimi 30 anni, che si è accelerata nel corso di questo secolo.
Ad esempio, le ideologie nazionaliste, particolarmente forti fra le due Guerre Mondiali, e che pure avevano avuto qualche revival anche dopo (p. es., Gaullismo, Europa Orientale), sono in netta flessione, tanto che i politici "di destra" sono oggi assai poco nazionalisti.Il conservatorismo (per esempio, quello dei Tories inglesi), è stato risucchiato dal neo-liberismo internazionale, che tuttavia ha ben poco in comune con le posizioni che furono di Benedetto Croce e di Einaudi.Il Cristianesimo sociale è stato svuotato dei suoi contenuti, tanto è vero che la maggior parte dei partiti del Partito Popolare Europeo non sono cristiano-sociali.Perfino il neo-liberismo internazionale è totalmente screditato dalla crisi mondiale.
Ma, allora, chi vince le elezioni?Una "destra" che si caratterizza solamente per non essere "di sinistra", ma che, in realtà, raccoglie reduci di tutti i movimenti e correnti, e pratica una politica non poco dirigistica (aiuti di Stato), sociale (sostegno all' occupazione), ed anti-capitalistica (braccio di ferro con le banche).
La realtà è che, fintantoché gli Europei non si porranno i problemi politici come risposta ad atteggiamenti verso l' Europa (quale civiltà per l' Europa, quali rapporti con il resto del mondo), non avrà senso alcuna ideologia, in quanto non si affronterà nessuno dei veri problemi (perdita di senso; imbarbarimento della cultura; anarchia economica, insignificanza nel contesto mondiale).
