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lunedì 1 agosto 2011

UN SOGNO CORAGGIOSO AL LIMITE DELLA FOLLIA

Reply to Franco Cardini on Globalisation and European Ideal
Réponse  à Franco cardini sur globalisation et idéal européen
Antwort zu Franco Cardini betreffend Globalisation und europaeisches Ideal












(postato sul sito dell' Associazione "Identità Europea" l'1/8/2011) in risposta a "Intervista a Franco Cardini"




Rendo omaggio alla voce, come sempre nobile  e originale, ma ma isolata, di Franco Cardini, con i cui punti di riferimento valoriali e con le cui prese di posizione politico-culturali mi identifico .L’esistenza stessa dell’ Associazione “Identità Europea” è uno dei pochissimi tentativi di porre le basi di un dibattito su questi temi così ardui.Vorrei contribuire a portare avanti il lavoro così intrapreso con un abbozzo di valutazione sui temi dell’ intervento di Cardini e proposte di azione.


Lo Strappo della Modernità
Senz’altro, l’attuale situazione vede il dominio, sulla scena mondiale, di un progetto tecnocratico con pretese così totalitazzanti da avere un sapore addirittura anticristico (“Mysterium Iniquitatis”). Nonostante tutti gli sforzi per occultarlo, si tratta semplicemente del tentativo di trasferire nei prodotti dell’ uomo (manufatti, macchine, idee, processi, software, automi) quelle caratteristiche di infinitezza, onnipotenza e eternità che le tradizioni religiose e filosofiche (in particolare, quelle cristiane), avevano, da sempre, attribuito al Divino. A questo fine ultimo furono finalizzati “il livellamento giacobino, l’individualismo, lo strapotere dell’ economia e della tecnologia, il progressismo materialista ”.Tale progetto presenta forti rischi di rovesciarsi nel proprio opposto a causa della perdita, che esso comporta, di un sano senso del limite. Esso incomincia a delinearsi fra il XVI e il XVIII Secolo, in parallelo con la perdita di autorità della Chiesa e dell’ Impero, e, aggiungerei, con la scoperta dell’ America, che segnò la nascita del meccanismo moderno che ha consentito all’ Occidente, con la conquista dei grandi spazi, la manipolazione, decimazione e schiavizzazione dei popoli extraeuropei e il controllo globale attraverso il commercio ineguale, di asservire e sfruttare tutto il mondo. Le strutture stesse del mondo globalizzato in cui viviamo sono già così delineate
Nonostante tale progetto, era vivo in quei tempi in tutta Europa anche il desiderio  di ricostruire su nuove basi la Civitas Christiana, in sintonia, e non già in conflitto, con le altre grandi civiltà mondiali (De Las Casas, Ricci), “facendo valere i valori delle comunità locali, dei corpi intermedi e delle antiche libertà”. Da questo desiderio nascono i primi progetti di unificazione europea(Podebrad, Sully). Purtroppo, nessuno di questi progetti riuscì a realizzarsi, mentre, invece, prevalsero le guerre di religione, gli assolutismi, i nazionalismi, la rapacità dei conquistadores e degli usurai. Siamo così di fronte a una serie interminabile di buone occasioni mancate (gli Hohenstaufen, Carlo V, Napoleone, il Congresso di Vienna, Paneuropa, la Seconda Guerra Mondiale, il ’68, l’89).

La "Eurolandia finanziario-burocratico-bancaria?"
La debolezza dell’ideale europeo deriva dal non avere affrontato alla radice la divergenza concettuale che l’oppone fin da principio al progetto della Globalizzazione. Tanto la Globalizzazione è assolutistica nel suo disegno di controllo totale, quanto il progetto europeo è critico e pluralistico.
Tale debolezza del nostro progetto è testimoniata dalla sua lentissima gestazione, da Dante a Dubois, da Podebrad a Enrico IV, da Crucé a St.Pierre, da Leibniz a Rousseau, da Novalis a Alessandro 1°, da Gioberti a Mazzini, da Nietzsche a Coudenhove Kalergi, da Galimberti a Spinelli, fino ai Padri Fondatori delle Comunità Europee. Durante quella gestazione, non poté mai attecchire il patriottismo europeo, travolto dalle passioni settarie e dagli interessi particolari. Le dispute filosofiche dell’ Illuminismo prevalsero sul diffuso europeismo, i rapporti di forza fra le Grandi Potenze allontanarono la Santa Alleanza dall’originario progetto di Novalis, quello  dell’ unità fra le confessioni cristiane. L’interesse per le rivoluzioni nazionali e liberali prevalse, nei mazziniani, sull’ idea della Giovine Europa, così come il progetto di Paneuropa si dissolse come neve al sole dinanzi alla 2° Guerra Mondiale. Neanche le idee di Drieu la Rochelle e di Thiriart trovarono seguaci durante la 2° Guerra Mondiale, né dopo.
L’impossibilità di fare dell’ Unione Europea qualcosa di diverso da un’”inculturazione”, sul piano locale, del progetto tecnocratico della globalizzazione si spiega già con quell’originaria mancanza di coraggio intellettuale.
I padri fondatori delle Comunità  Europee, contraddicendo i progetti di alcuni anticipatori, come Alexandre Marc e Duccio Galimberti,  accettarono che le Comunità costituissero un’unione parziale, priva dei requisiti della Spada e della Moneta,  perché, all’epoca, i rapporti di forza (militari e culturali) non avrebbero permesso di concepire un equilibrio mondiale diverso da quello delle Grandi Potenze vincitrici, che costituivano due opposte, ma convergenti, espressioni della Globalizzazione.

Il “sogno coraggioso al limite della follia”
L’”accelerazione della storia” designa l’avvicinarsi sempre più precipitoso (un paio di decenni) degli esiti apocalittici della globalizzazione, quali descritti da Zamyatin, da Asimov, da Capek, da Guenther Anders, da Aldous Huxley, da Manuel de Landa: il controllo totale del mondo da un unico “centro” automatizzato, la sostituzione degli uomini con gli automi, la fusione fra l’ uomo e la macchina, la trasformazione del mondo in programmi elettronici, ecc.. L’attuale struttura del potere mondiale rende ancora più impossibile un effettivo controllo su questi sviluppi, concentrando tutto nelle mani del sistema burocratico-militare, e trasformando l’equilibrio costituzionale e i diritti civili in una semplice messa in scena. Un’Europa effettivamente libera, indipendente e unita, con  la possibilità di esprimersi liberamente, costituirebbe, ancor più di ieri, una minaccia per questa mostruosa concentrazione di potere.  Per questo,”per  sperarvi, ci vuole un sogno coraggioso, al limite della follia”.
Tuttavia, la  modifica, attualmente in corso, dei rapporti di forza fra i Continenti potrebbe aprire, a livello strategico, spiragli per la ripresa del progetto europeo. Nell’immediato, l’America, rimasta l’ Unica Superpotenza, sta cedendo progressivamente quote del proprio potere a favore della Cina, dell’ Islam, della Russia, del Sud del mondo. Il rinvigorirsi, in tempi brevissimi, di queste parti del mondo, ridurrà fra breve  il senso di dipendenza dell’ Occidente verso l’ America, e potrà perfino risvegliare , in alcuni, a medio termine, degli  interrogativi sul significato della Modernità e sulle sue alternative. L’accrescersi della competizione a livello mondiale finirà, prima o poi,  per destabilizzare, tra l’altro, anche l’equilibrio dell’ Europa. Nella peggiore delle ipotesi, si arriverà ad un conflitto globale, con l’uso massiccio delle armi elettroniche e la presa di controllo definitiva da parte di queste ultime.

Chiedere l’impossibile.
Il processo di trasformazione quale sopra delineato è in corso; né la sua durata,né la sua violenza, sono prevedibili. In un qualsiasi momento, una scossa violenta potrebbe indebolire i vecchi sistemi di controllo, facendo  sentire con urgenza, anche e soprattutto in Europa,  la domanda di una proposta culturale, politica, e perfino militare, nuova.
Rispondere a una siffatta domanda richiederebbe di poter offrire all’Europa un concetto di governo ben definito, una classe dirigente alternativa, piccola ma coesa e preparata, una dottrina dello Stato completa e aggiornata. Se tale scossa dovesse verificarsi ora, saremmo però dinanzi a un’ ennesima occasione perduta. Infatti, oggi, tutte queste cose non vi sono, e, pertanto, è da prevedersi che, anche dopo la prevedibile crisi sistemica, riprenderebbe, sotto altre forme,  la marcia della Globalizzazione. Peggio: se la crisi fosse totale, ci troveremmo coinvolti, nostro malgrado,  in una guerra di distruzione.
I pochi intellettuali, uomini di Chiesa, politici, scienziati e tecnici che credono nell’ Europa hanno la precisa responsabilità di preparare questo concetto di governo, europeo e mondiale,con il dialogo, con le loro opere, con attività di formazione e di organizzazione, senza pretendere che l’occasione propizia arrivi al momento che ci fa più comodo. Siamo a disposizione per organizzare tale dialogo.
Solo così si potrà passare, dal “sogno coraggioso al limite della follia”, a un piano d’azione lucido e di respiro storico.


mercoledì 13 luglio 2011

OMAGGIO A OTTO D'ASBURGO

Death of Otto of Habsburg, leader of Paneuropa.
Mort d' Otto d'Habsbourg, leader de Paneuropa.
Tot von Otto von Habsburg, Leader von Paneuropa.

E'deceduto Ottone d'Asburgo-Lorena, erede della Casa d'Asburgo, leader di Paneuropa e europarlamentare tedesco. 
Ottone divenne Principe Reale ed Imperiale delle Corone d'Austria e d'Ungheria quando suo padre, l'Arciduca Carlo, ascese al trono.
Alla conclusione della prima guerra mondiale, le potenze vincitrici imposero l'esilio degli Asburgo e la costituzione della Repubblica Austriaca.Il Regno  d'Ungheria riuscì invece a salvaguardarsi. Tuttavia i franco-britannici impedirono agli Asburgo di recarsi in Ungheria a riottenere la Corona, sicché l'Ungheria rimase un Regno con trono vacante sino alla seconda guerra mondiale, sotto la reggenza dell'ammiraglio Miklos Horthy.
Nel frattempo, il Parlamento austriaco aveva ratificato l'esilio per la dinastia degli Asburgo e aveva provveduto a confiscarne tutte le proprietà ufficiali (Habsburgergesetz, 3 aprile 1919).
Dalla morte del padre e per tutto il tempo che egli rimase in esilio con la sua famiglia, Ottone si considerò il legittimo imperatore d'Austria, ribadendolo in diverse occasioni.
Fervente patriota austriaco, Ottone si oppose all'Anschluss nazista dell'Austria.  Ottone, ricercato dai nazisti, fu costretto a lasciare l'Europa ed a raggiungere Washington (1940 – 1944).I suoi cugini Massimiliano duca di Hohenberg ed il principe Ernesto di Hohenberg vennero arrestati ed inviati in un campo di concentramento sino alla fine della guerra.Negli anni a seguire Ottone si  adoperò per l'Europa unificata come presidente dell'Unione Paneuropea Internazionale, titolo che era stato di Richard Coudenhove-Kalergi
Dal 1979 sino al 1999 fu membro del Parlamento Europeo per la CSU.  Nell'ambito del suo impegno come parlamentare si adoperò fortemente per l'allargamento  dell'Unione Europea, in particolar modo per l'ammissione di Ungheria, Slovenia e Croazia .


 

venerdì 16 aprile 2010

A COSA SERVE L'ESERCITO EUROPEO

Discussion about European Army Opens up Debate on the Need for such Army.La discussion sur l' Armée Européenne suscite un débat sur les exigences qui sont à sa base. Auseinandersetzung ueber Euro-Armee foerdert Debatte ueber Grundlage solcher Einstellung







Le difficoltà che sono esistite fin dall' inizio nella creazione di un esercito europeo dimostrano che il consenso sullo stesso è tutt' altro che immediato.

In effetti, il problema è che i molti milioni di uomini al servizio delle forze armate, o, comunque, in divisa, in Europa Occidentale (ed altrettanti in Europa Centrale e Orientale) costituioscono comunque un segmento rilevantissimo della società, e qualunque cosa gli facessimo fare influenzerebbe enormemente gli equilibri politici dell' Europa e del mondo.

Certamente, il loro numero, ed il loro costo, nella sola Europa Occidentale, è pari, almeno, a quello degli Stati Uniti. Aggiungendo l' Europa Orientale, tutto ciò si raddoppia..

Quindi, intanto, potenzialmente, a parità di sforzi, l' Europa potrebbe ottenere, in campo militare, il doppio di efficienza degli Stati Uniti.

Secondariamente, tutto ciò che ruota intorno alle Forze Armate (lavoratori del Settore Difesa, servizio civile, protezione civile, alte tecnologie, aerospazio, difesa territoriale, polizie, industria pesante), rappresenta una parte essenziale del potere dello Stato, della sua ideologia, e, in ogni caso, il maggiore datore di lavoro.

L'apparente irriformabilità del settore difesa dipende proprio dal suo legame con interessi vitali a livello nazionale e internazionale.

Supponendo, comunque, che, nei prossimi anni, l' Unione Europea intenda farsi carico di risolvere le attinenti questioni di politica internazionale, le questioni di carattere interno sarebbero, a nostro avviso, facilmente risolubili.

Si dice che una razionalizzazione delle Forze Armate europee porterebbe ad una riduzione degli organici, e quindi alla perdita di posti e di occupazione. Non lo crediamo.

Le Forze Armate svolgono, di fatto, una quantità di funzioni:

-formazione dei cittadini;

-lotta alle calamità;

-protezione del territorio;

-sicurezza;

-polizia;

-produzione di alta tecnologia;

-gestione di servizi pubblici essenziali;

-aerospazio e marina;

-"intelligence";

-difesa territoriale;

-antiterrorismo;

-pronto intervento;

-missioni internazionali;

-addestramento di riservisti e mobilitazione generale;

-mobilitazione industriale bellica;

-sicurezza delle Istituzioni;

-truppe speciali;

-nucleo permanente di difesa ordinaria;

-armi missilistiche e spaziali

Orbene, nell' ambito di un esercito integrato europeo, l' insieme di queste attività non occuperebbe certo meno persone di quante ne occupi oggi, e le loro possibilità di qualificazione e di carriera non sarebbero certo minori.

Un vero "Ministro della Difesa" europeo sarebbe uno degli uomini politici più potenti del mondo.

Un "Capo di Stato Maggiore Generale" dell' Esercito Europeo sarebbe il militare più influente e meglio pagato del mondo.

Lo "staff" del Ministero della Difesa europeo sarebbe composto di alcuni fra i migliori specialisti mondiali.

Il Servizio di Intelligence europeo sarebbe il maggiore del mondo.

I servizi di Sicurezza delle Istituzioni Europee, scaglionati in tutta Europa, avrebbero alle loro dipendenze centinaia di migliaia di militari.

Un'arma missilistica e spaziale europea sarebbe ai massimi livelli tecnologici mondiali, e vivrebbe in simbiosi con un' Agenzia Spaziale Europea infinitamente potenziata.

Le Truppe Speciali Europee (terra, mare, cielo), sarebbero di una competenza e di una varietà ineguagliabile.

L'Aviazione e la Marina europee potrebbero utilizzare i migliori mezzi tecnologici.

I Corpi di Pronto Intervento, anziché intervenire, come oggi, in maniera disordinata e casuale, sotto comando straniero, potrebbero svolgere con la massima efficacia le loro missioni istituzionali.

L' Europol e tutte le altre polizie specializzate potrebbero, finalmente, svolgere i loro compiti istituzionali in modo efficace.

Le truppe ordinarie, di protezione territoriale, i riservisti, le varie polizie nazionali, potrebbero svolgere i loro compiti istituzionali in maniera efficace.

Le enormi burocrazie dei Ministeri della Difesa potrebbero essere poste, finalmente, al servizio della pianificazione della Difesa e dell' induistria aerospaziale e della Difesa.

I Gruppi industriali di alta tecnologia potrebbero fondersi in grandi Holdings sul modello dell EADS e di Rostechnologija, da cui potrebbero dipendere colossi nei settori dell' aeronautica, dello spazio, dell' avionica, dell' elettronica, degli armamenti, dell' energia, ecc....

Le "élites" manageriali e tecnologiche che gravitano intorno al settore aerospazio e difesa potrebbero dedicarsi a progetti di livello adeguato, mentre la finanza europea potrebbe proficuamente investire in grandi e solidi gruppi europei di alta tecnologia.

Si creerebbe occupazione per lavoratori altamente specializzati, in solidi distretti industriali ad economia sostenibile, con risultati interessanti per l'occupazione, l' indotto, gli Istituti Superiori Universitari e di Ricerca Scientifica.

I prodotti europei del settore aerospaziale e della Difesa, finalmente razionalizati, potrebbero ottenere sbocchi di esportazione oggi irraggiungibili, creando tutto un settore di professionalità in questo campo e riequilibrandio la bilancia commerciale e dei pagamenti.

L' Esercito Europeo potrebbe contribuire, attraverso schemi di formazione come il "rendez-vous citoyen", la formazione militare generalizzata ed il Servizio Civile Europeo, alla educazione civica europea ed alla possibiliotà di mobilitazione generale in caso di emergenze.

E, tutto ciò, senza aumentare le spese, anzi, accrescendo gli introiti, grazie ad una riallocazione razionale, a livello europeo, di tutte le forze disponibili.



domenica 7 febbraio 2010

EUROPA: ANNUS HORRIBILIS O "LINEA PUNTEGGIATA"?

For Overcoming the Blocking of Europe, Direct Action of Civil Society is Required.Pour éviter le blocage de l' Europe, une action directe de la société civile est requise. Um Europas Sackgasse zu vermeiden, Direktaktion seitens Zivilgesellschaft ist erforderlich.

In un precedente blog, avevamo accennato alla nostra preferenza, per descrivere la situazione in cui stiamo vivendo, per la "teoria degli equilibri punteggiati", anziché per la "concezione lineare della storia" .

In concreto, le mutazioni antropologiche, culturali, socio-economiche, istituzionali e strategiche indotte dalla fine della Modernità stanno lavorando "nel profondo": erodendo la fede nol carattere provvidenziale della "civiltà occidentale"; indebolendo culture, istituzioni e dirigenti legati ai temi "forti" della Modernità; facendo emergere nuovi Paesi, nuovi paradigmi, nuove culture.Ad un certo momento, tutte queste "faglie", per ora sotterranee ed impercettibili, si apriranno improvvisamente, mostrando allo sguardo uno scenario assolutamente inedito.

Perciò, non ci stupisce il tono catastrofistico di uomini politici, giornalisti e intellettuali in questo inizio di secolo. Essi si rendono, seppur confusamente, conto del fatto, che, nei nuovi scenari, l'Europa così com' è sarà assolutamente spaesata e impreparata.

Essi denunziano anche, come Nicola Bonanni su "La Repubblica", o Barbara Spinelli su La Stampa, una lista di sintomi preoccupanti ( rallentamento economico, esclusione dalle grandi decisioni internazionali, disinteresse da parte dell' America); alcuni, come Guy Verhofstadt nella sua Lettera aperta al Presidente Van Rompuy, fanno anche un elenco di cose da farsi.

A nostro avviso, tuttavia, nessuna di queste critiche, né di questi appelli, potrà essere efficace.

Come osserva giustamente Barbara Spinelli, la ragione prima di questa irrilevanza va ricercata in un' opzione dello stesso "establishment" europeo: puntare tutto, per la sopravvivenza dell' Europa, sulla prosecuzione all' infinito di un'assoluta egemonia americana, che si sta, invece, progressivamente indebolendo.

Questa osservazione non è, a nostro avviso, sufficiente. Questo "establishment" europeo non può muoversi per ricercare opzioni diverse, in quanto la sua natura e la sua cultura glielo impediscono.

Una cultura modernistica, millenaristica, pragmatistica e tecnicistica, come quella dell' attuale "establishment", non riesce neppure ad immaginare un futuro del mondo diverso dall' omologazione sul modello culturale "occidentale", né un Occidente che non sia guidato dall' antropologia puritana.

Eppure, per competere efficacemente con le nuove realtà emergenti da tutte le parti del mondo, occorrerebbe comprendere la forza che promana, anche sulla costruzione politica, sulle attività economiche e sulle strategie militari, dall' appartenere a culture "olistiche" che non guardino solamente all'economia e alla politica.

Soprattutto, comprendere che, nella gestione del futuro mondo "multipolare", ciascuno conterà solamente in funzione della capacità che esso avrà di gettare sul piatto della bilancia esigenze, proposte e soluzioni che, da un lato, riuniscano un ampio consenso in patria e risolvano i problemi del proprio Continente, e, dall' altro, non siano contrarie alle esigenze di base di tutta l' umanità, ed alle ineludibili scelte socio-culturali degli altri Continenti.

L'America continua a proporre, a quel tavolo, l' esportazione dell' efficienza economica, sorretta dai valori della liberaldemocrazia e del mercato.La Cina butta, sul piatto della bilancia, il culto dell' "armonia", il rifiuto dell' egemonia mondiale. In fondo anche il mondo islamico, anche se in modi contraddittori, e, tavolta, distruttivi, apporta, a questo dibattito, un contributo fondamentale: l' importanza delle religioni nell'affrontare i problemi del mondo.

Che cosa apporta l' Europa al tavolo mondiale, che non sia un sottoprodotto della civilità americana?L' unica cosa che distingua l' Europa attuale dall'America è l' economia sociale di mercato. Tuttavia, Cina e Paesi in via di sviluppo sono, nella sostanza, ancor più "sociali" dell' Europa ( in quanto mirano a risolvere, con la spinta decisiva dello Stato, le esigenze drammatiche di centinaia milioni di loro cittadini).Essi non hanno molto da imparare a questo riguardo, e, comunque, non potrebbero applicare un' "economia sociale di mercato" che presupporrrebbe comunque condizioni storiche ed economiche molto diverse.

Al massimo, chi potrebbe imparare da noi sono gli Americani, i quali, però, tranne alcune modeste eccezioni, come Jeremy Rifkin, non sembrano averne una grande intenzione. Lo stesso Obama è stato costretto, dal Congresso e dagli elettori, a smorzare molto le proprie politiche sociali e ambientaliste, aventi una qualche affinità con la "economia sociale di mercato".Inoltre, si è sempre guardato bene dal fare qualunque cosa che assomigli al prendere atto che un' Unione Europea esiste. Termine mai usato da alcun Presidente americano. Come stupirsi che non sia voluto venire a Madrid? Come afferma giustamente Barbara Spinelli, gli americani non sono disposti a riconoscerci una superiorità intellettuale (a mio avviso, neppure un' eguaglianza).

Quest' apparente posizione di stallo non è inevitabile.

Il blocco culturale in cui versa l' "establishment" europeo non è "colpa" della cultura europea. Anche se oggi ci sono pochi intellettuali che "pensino fuori del coro", la maggior parte della tradizione culturale europea non è millenaristica (vedi San Paolo, Sant'Agostino e Maimonide); né economicistica (vedi Aristotile, Dante, Goethe, Tolstoj); né "suprematista bianca" (vedi De las Casas, Vieira, ancora Goethe, Carlyle, Simone Veil).

L' Europa è culturalmente attrezzata a comprendere la storia dell' Umanità nel suo complesso, senza pregiudizi "eurocentrici" o "occidentalistici" (cfr. p. es. Matteo Ricci, Schopenhauer, Guénon, Toynbee, Panikkar).Essa ha denunziato i pericoli di un futuro puramente tecnocratico (Zamiatin, Capek, Huxley, Orwell ), e tentato di elaborare "utopie" che non implichino anche, nel contempo, la "Fine della Storia" (Platone, Moro, Coudenhove Kalergi, Spinelli,Latouche).

Che questi grandi filoni della cultura europea vengano studiati ed approfonditi non potrà essere opera degli attuali "establishments", che, delle loro vecchie culture, hanno fatto la base delle loro carriere e del loro potere. Si impone un rinnovato sforzo della società civile, per incontrarsi, discutere, studiare questi temi e gli autori che li trattano, per confrontarsi con la società e formulare proposte condivise, da portare a livello europeo.

Alpina continua a proporsi come luogo di incontro e dibattito a questo fine.

Intervenite alla riunione del 9 Febbraio alle ore 21

presso Alpina Srl

Via P. Giuria n.6

10.125 Torino

tel 011 668758

E.mail: info@alpinasrl.com








giovedì 28 gennaio 2010

ALLA RICERCA DELL'IDENTITA' (LATINO) AMERICANA


Debates on Federalism in the World go beyond what Originally Assumed. Les débats sur les fédéralismes dans le monde portent plus loin de ce qu'on aurait imaginé.Debatten ueber unterschiedliche Foederalismusformen in der
Welt kommen zu unerwarteten Blickwinkeln an.


Dobbiamo ringraziare il Dipartimento di Studi Politici dell' Università di Torino e il Centro Studi sul Federalismo per l'eccellente convegno di ieri 27 gennaio su Il processo di integrazione dell'America del Sud in prospettiva comparativa, con i Professori Mariana Luna Pont e José Paradiso dell' Università Tres de Febrero di Buenos Aires.

La Lectorìa dell' Università di Buenos Aires in integrazione latinoamericanasi distingue per un approccio comparatistico alle questioni dell' integrazione internazionale, mutuato, da un lato, dallo studio dell' integrazione europea, e, dall' altro, dal metodo strutturalista (per esempio, Stein Rokkan). Secondo quanto affermato dal Prof. Paradiso, un peso rilevante viene attribuito alla sociologia.

Da tutto questo è derivato, forzatamente, un'illustrazione molto concentrata sulla storia recente dell' integrazione, in particolare dell' integrazione del "Cono Sud"(Mercosur), e con particolare riferimento alla collaborazione a livello locale.

Tuttavia, le domande del presidente della riunione, il Prof. Lucio Levi, e del pubblico, hanno allargato il dibattito ad alcuni temi che sono strettamente affini a quello affrontato direttamente dai relatori, vale a dire, il rapporto con gli Stati Uniti e con i nuovi governi di sinistra, fino ad avvicinarsi al tema dell' identità latinoamericana.

Tema che è stato sfiorato in varie sue componenti: nazionalismo particolarista dei singoli Stati sudamericani, "nazionalismo continentale", questione india, rapporto con gli Stati Uniti.

Intanto, prendiamo atto con soddisfazione che, mentre, ancora un paio di anni fa, l' atteggiamento prevalente negli ambienti accademici era quello di respingere l' "identità" come un fatto spurio della dialettica politica postmoderna, dominata dalla sociologia, dall' economia e dalla razionalità, oggi tutti danno per scontato che non si possono costruire realtà politiche, e, quindi, neppure modificare le realtà politiche esistenti, senza che vi sia un sostegno emotivo di almeno una parte della popolazione. Infatti, la forza di inerzia conferisce già sempre un supporto emotivo a non fare nulla; e, comunque, i progetti politici rivali dispongono anch'essi di un capitale emotivo, che viene utilizzato per paralizzare progetti concorrenti.

Quanto sopra vale, in particolare, per il federalismo, che, volendo promuovere modelli di autogoverno concertato a vari livelli, ha bisogno che, tanto i cittadini, quanto le élites, abbiano degli incentivi a partecipare a tali forme di autogoverno, e tanto più occorre incentivarli quanto più si intende promuovere un livello rispetto ad un altro.Ciò è ancora più terribilmente vero quando, come nel caso delle Americhe, esistano progetti di federalismo in forte concorrenza fra di loro relativi alla stessa area geografica.

Quanto sopra è esemplificato magistralmente dalla situazione americana.La "scoperta" dell' America era già sovraccarica di tensioni identitarie, che spingevano a superare le difficoltà e i sacrifici dell' "esplorazione", dell' emigrazione e della conquista: realizzare un nuovo cielo e una nuova terra, aggirare l' Islam, sconfiggere l' Impero Ottomano.

Le diverse visioni dell' identità americana sono già presenti nei conflitti fra spagnoli, portoghesi e olandesi per la gestione e spartizione dell' Impero Mondiale asburgioco, nel conflitto fra coloro che, come De Las Casas ,Vieira e Campanella, intendevano rivitalizzare le concezioni imperiali medievali, riconoscendo una dignità agli abitanti delle Americhe, e i Conquistadores, che volevano sottometterli ad una forma di sfruttamento pre-capitalistico, fra i colonizzatori inglesi e francesi, portatori dell' ideologia protestante e anti-asburgica, e i Gesuiti che vedono nelle Reducciones la realizzazione della promessa messianica, fra i Puritani che, proprio al momento dell' emigrazione, esprimono l'utopia di egemonia mondiale della "casa sulla collina", e i discendenti della Dinastia Inca, come Blas Valera e Tùpac Amaru, che rivendicano un "Regno delle Americhe", o "del Perù", all' interno della Corona di Spagna.

E' così che, paradossalmente, le Americhe, che, sotto Filippo II, erano tutte parte della Corona di Spagna,e, ancora duecento anni fa, erano in gran parte unite, sono, attualmente, divise in una trentina di Stati, che stentano a trovare un'identità comune.

Vi sono, in realta, identità fortemente concorrenti.L'idea semplicistica diffusa, del federalismo mondiale, da Coudenhove Kalergi, secondo cui le varie federazioni (tranne quella europea) avrebbero ricalcato i confini arbitrari dei continenti tracciati dai geografi, non può reggere, perchè le discriminanti fra le grandi aree del mondo non passano necessariamente per quei confini.Anzi, ciò su cui non c'è accordo sono proprio quei confini.

Evo Morales ha prestato il proprio giuramento, prima che al Parlamento di Bogotà, in abiti Inca al tempio di Tiawanaco della dea Pachamana, in cima alle Ande, in una città che, per alcuni, è la più antica del mondo.

I Paesi del Mercosur,salvo il Paraguay,residuo delle Reducciones gesuitiche, mantiengono tracce molto modeste delle popolazioni originarie.

Secondo José Valladao, nel corso del 21° secolo, gli Stati Uniti "sudamericanizzati "guideranno più che mai il mondo (l'"America-Mondo"), in quanto, grazie alla massiccia immigrazione, rappresenteranno tutti i popoli della Terra.Basti pensare il modo in cui viene gestita l' "emergenza Haiti". Infine, non possiamo dimenticare neppure la passeggera infatuazione per l' idea del G2, un'inedita alleanza fra USA e Cina, che richiama progetti del 19° Secolo (Taiping, Gordon Pascià).

I dibattiti sull' integrazione del Continente non possono non tenere conto di queste realtà, fino al punto che si possono contrapporre addirittura tre visioni assolutamente diverse del futuro dell' America: una, espressa, per esempio, dalla Presidenza Obama, basata ancora sulla Dottrina di Monroe e sull' impero Democratico ,di un'America cosmopolita, egemonizzata dal Nord, ma con elites largamente afroamericanizzate, latinizzate o asiatico-americane, che continua ad essere la guida quindi, del del mondo; un'altra, che riprende le vecchie idee di una Corona delle Americhe, a leadership india, e con un sincretismo fra neo-paganesimo e religiosità controriformista; una terza, che è quella che viene normalmente evocata, con una pluralità di federazioni, soprattutto diverse fra Nord e Sud, ma tutte di orientamento genericamente europeo-occidentale.Anche qui, i rapporti fra il Nord e il Sud, come pure fra Sudamerica e Europa, sarebbero tutti da definire.

Come si vede, la Postmodernità pone il dibattito culturale di fronte ad una contraddizione difficilmente sanabile:

-da un lato, con la sua franesia di consumo, ci costringe a concentrare il pensiero in unità ristrettissime, come i blog e i "talk shows", che offrono minor spazio di approfondimento della tradizionale cultura libresca e accademica;

-dall' altro, la realtà è più complessa, più multidisciplinare e più "bipartisan" di quanto lo stesso approfondimento accademico sia disposto ad ammettere.

Per questo, ricerchiamo un dibattito serrato con sostenitori e lettori, intellettuali ed Autorità, perfino con gli avversari, per individuare, con la massima pragmaticità, quelle forme di approfondimento e di dibattito che la realtà sociale di fatto, e anche le nuove tecnologie, ci permettano.

Anche per questo abbiamo convocato la riunione del 9 febbraio presso Alpina, per confrontarci con Voi su questi temi.

Martedì 9 febbraio 2010, presso Alpina Srl, Via Pietro Giuria, 10125 Torino
Progetti 2010

Verranno presentati filmati sulle principali aree progettuali e verrà aperto il ìdibattito.

E.mail: riccardo.lala@alpionasrl.com
Telefono
0116688758
3357761536

venerdì 13 novembre 2009

PICNIC SUI CAMPI MINATI


First Crossing of East-West Border by Pretender to the Trone of the Holy Roman Empire. La première traversée de la frontière entre Est et Ouest par le Prétendent au Trone du Sacré Romain Empire. Der erste Durchbruch in Ost-Westen Grenze von der Seite Grossherzogs Otto von Oesterreich.


E' significativo che, nelle commemorazioni del 20° annibversario della caduta del Muro di Berlino, siano stati dimenticati non solamente Andrej Amal'rik e Aleksandr' Solzhenitsin, bensì anche Otto d'Asburgo, ultimo discendente della dinastia che ha ricoperto per 500 anni la carica di Imperatore del Sacro Romano Impero, pretendente al trono dell' Impero Austro-Ungarico e successore di Richard Coudenhove-Kalergi alla presidenza del Movimento Paneuropa.

In effetti, da un lato la dinastia austro-ungarica, e, dall' altro, il Movimento Paneuropa, hanno dato un notevole contributo ai primi tentativi di unificazione europea, per esempio, con il primo convegno paneuropeo, tenutosi già negli Anni Trenta, con la partecipazione di tutti gli Stati Europei, e, poi, tra l' altro, ultimamente, proprio con il famoso "Picnic di Sopron", nel 1989 - un Picnic di Paneuropa alla frontiera austro-ungherese, con la partecipazione, fra l' altro , di un certo numero di turisti tedesco-orientali, che costituì l' occasione del primo attraversamento simbolico non autorizzato della Cortina di Ferro (quell' invalicabile fortificazione che, al di là del Muro di Berlino, separava in modo radicale l' Europa dell' Est da quella dell' Ovest)-.

Questo primo attraversamento non autorizzato costituì un ulteriore stimolo agli eventi che portarono alla caduta del Muro.

giovedì 12 novembre 2009

I PRIMI PROGETTI DI UNIFICAZIONE PANEUROPEA


The Roots of the Ideal of a United Pan-Europe go back to Middle Ages. Les racines de l'idéal de l' unité pan-européenne remontent au Moyen-Age.Die ersten Projekte von pan-europaeischen Einheit gehen zuruek zu Mittealter.

Contrariamente a quanto comunemente ritenuto, l'idea dell' unità europea non risale solamente al progetto razionalistico di nuovo concerto fra Stati europei, noto come Progetto per la Pace Perpetua, bensì risale all' idea imperiale di pace universale, cantato nell' Eneide e nelle Ecloghe, all' ideale biblico della nuova Gerusalemme, ed all'idea bulgara e russa della Terza Roma.Già nell' Anno Mille, i tre (quattro) grandi imperi europei (Germanico, Bizantino, Kievano e Bulgaro) coprivano buona parte dei Paesi d' Europa (Francia Orientale, Benelux, Alpi, Germania, Italia, Boemia, Balcani, Anatolia, Ucraina e Moscovia). Essi condividevano l' orientamento cristiano e l' aspirazione alla pace universale.

I progetti di Trattato Europeo di Dubois, Podebrad, Sully, Crucé, St. Pierre,St. Simon e Proudhon, aspiravano a ripristinare questa primitiva unità sotto nuova forma. Essi comprendevano l' Europa Occidentale e quella orientale.Anche le Istruzioni di Czartorysky a Novosiltsev per il Congresso di Vienna, il Primato civile e morale degli Italiani di Gioberti e la Giovine Europa di Mazzini condividevano quest'aspirazione.

Il primo progetto globale di federalismo europeo (cultura più diritto; Europa più mondo), la Paneuropa di Coudenhove-Kalergi nasceva nel substrato culturale e politico dell' Impero Austro-Ungarico, e, in particolare, in Austria e Boemia. Tanto Trockij, quanto il Principe Trubeckoj, pensavano ad un' unità fra pari, fra Russia, Europa ed Asia Centrale.

I primi congressi federalisti dopo la 2a Guerra Mondiale prendevano in considerazione l' idea di associare l' Unione Sovietica.

Dopo la 2a Guerra Mondiale, una serie di movimenti di resistenza militare antisovietica, nei Paesi Baltici, in Polonia, in Ucraina e in Romania, si tenevano in stretto contatto con loro, così pure come (almeno a leggere le sentenze dei Tribunali Speciali, anche le fazioni titoiste dei partiti comunisti).Nel 1956, la Rivolta Ungherese fu suscitata dall' eco dei moti di Poznan'; nel '68, la Primavera di Praga e i moti studenteschi in Polonia furono paralleli al '68 dell' Europa Occidentale.Fra il 1987 ed il 1991, non vi fu angolo dell' Europa Centrale e Orientale ad essere risparimato dalle "rivoluzioni di velluto".

Tutto ciò per ricordare che non c'è mai stato un solo momento della storia europea in cui l'unità del Continente sia stata concepita altrimenti che come unità fra Oriente e Occidente.