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giovedì 28 ottobre 2010

LETTERA APERTA AGLI ASSESSORI ALLA CULTURA


Author of Book on European Cultural Capital Addresses Culture Councillors of Piedmont. L'auteur du livre sur la Capitale Culturelle Européenne s'addresse aux responsables de la Culture du Piémont. Autor des Buches ueber Kulturhauptstadt Europas wirbt um Piemonts Kultursenatoren

Torino, 28/10/2010

Al Signor Assessore alla Cultura
della Regione Piemonte
Michele Coppola

Al Sig. Assessore alla Cultura
della Provincia di Torino,
Prof. Ugo Perone

Al Sig. Assessore della Cultura
del Comune di Torino
Prof. Fiorenzo Alfieri

Lettera aperta: Torino Snodo della Cultura Europea

Signori Assessori,
in quanto autore del libro “Torino, capitale europea della Cultura? Riorientare le energie del Piemonte” (che avete avuto l’amabilità di presentare congiuntamente presso il Gruppo Dirigenti Fiat), nonché in quanto catalizzatore degli interessi dell’ associazionismo su questo tema, desidero, con la presente, felicitarmi con Voi per l’avvio del processo di messa a punto degli interessi del Territorio in relazione alla candidatura per Torino 2019.
Essendo solidali con i Vostri sforzi, ci permettiamo di ribadire rispettosamente alcune perplessità, non solo per l’assenza , al tavolo comune, della Regione, ma anche circa il “taglio” con cui, in occasione della prima riunione, è stata affrontata la questione, di carattere preliminare, circa l’ orientamento da darsi al percorso progettuale -perplessità già abbondantemente esposte nel blog “Identità Europea”, nel libro, in occasione della sua presentazione da parte Vostra, ed, infine, nella corrispondenza con Voi intercorsa-.

Tematica della candidatura
Nel corso della riunione, sarebbe stata indicata, come tematica della candidatura, in sostituzione dei temi da Voi anticipati il 6 ottobre (quali “il Mito d’ Europa” e “Cittadinanza Europea”): “Torino come caso di scuola della trasformazione da città industriale a città di cultura”.
A prescindere dal fatto che quest’ultimo “taglio”, proprio perché è quello più usuale fra le centinaia di Città Europee della Cultura e città candidate, non possederebbe carattere distintivo, gli eventi degli scorsi anni (crisi finanziaria, avanzata dei BRIC, difesa, da parte degli USA, della loro supremazia culturale, delocalizzazioni) ci sembrano avere dimostrato che un’applicazione pedissequa, all’ Europa, dell’idee della “Società della Conoscenza” del Prof. Drucker (“Strategia di Lisbona” e Piani Strategici di Torino) non è sufficiente per un’effettiva transizione dal fordismo alla società postindustriale. Non basta investire una certa percentuale del PIL in R&D e in cultura, per ottenere un passaggio “indolore” dalla società industriale alla società post-industriale. Ciò era stato utile e necessario per “forzare” un cambio culturale rispetto agli stereotipi “fordisti”; tuttavia, tutto dipende da che cosa si ricerca e da quale cultura si persegue. Se i ritrovati e i prodotti culturali che si ricercano (e ,sperabilmente, si ottengono) sono inutili, dannosi, o, comunque, già superati, sarebbe stato meglio non investire nulla. Certo, un giudizio “a priori”è ben difficile. Un po’ meno difficile è, fortunatamente, un giudizio “a posteriori”, comunque necessario per orientarsi nei confronti del futuro.
Il fatto che siamo oramai passati ad una società culturale e post-industriale è, in un certo senso, acquisito, ma non basta più. Non ci garantisce circa il fatto che il “cervello” della FIAT e dei settori “difesa” e “aerospazio” di Finmeccanica non vengano ulteriormente spostati altrove, né che i nostri tecnici ed intellettuali trovino una sistemazione di prestigio nel mercato europeo allargato, né che le industrie culturali e turistiche piemontesi acquisiscano un peso così dominante, da spostare verso di noi, da altri territori, flussi crescenti di profitti. Questo ce lo potrebbe garantire solo uno studio attento dei trend culturali, politici ed economici del mondo globalizzato, e la traduzione dei risultati in politiche selettive.

Orientamento al futuro
Comunque sia, nel 2019 (ma già anche ora) dovremo preoccuparci dei problemi del 2019 (o del 2030), non già di quelli degli Anni 90 del XX° Secolo. I problemi “culturali”più scottanti saranno allora (ma in parte sono già): controllo tecnologico globale ed eredità dell’ umanesimo; esaurimento delle risorse; crisi delle nuove generazioni; incomprensioni fra etnie, nazioni e culture.
Inutile crogiolarsi nel pensiero che “tanto il 2019 è lontano”. Secondo le previsioni, la Cina, nel 2020, avrà eguagliato il PIL degli Stati Uniti, e l’industria di questi ultimi, nel 2030, avrà realizzato il superamento dell’ uomo da parte dei robot. Se non ci fissiamo un “piano di marcia” a tappe forzate, per cui , ogni anno, l’ Europa recupererà un punto di svantaggio (in campo tecnologico, ma, prima ancora, culturale e politico) nei confronti dei due colossi, diverremo del tutto irrilevanti. Ciò vale ancor più per i singoli territori, ed, in particolare, per il nostro. Ed è del tutto indipendente dalla candidatura a “Capitale Europea della Cultura” (che però potrebbe costituire un auspicabile stimolo per Autorità, intellettuali e Società Civile).Non per nulla, nel libro, si parla non solo di Torino Capitale Europea della Cultura per il 2019, bensì anche, e soprattutto, di Torino Snodo della Cultura Europea (progetto che abbiamo già autonomamente avviato con la Società Civile).
Ovviamente, non tutti i segmenti della cultura (nell’ampia accezione della definizione UNESCO) avranno lo stesso “tasso di ritorno” -economico, sociale, politico, di immagine-. E non è neanche detto che puntare sui segmenti con più elevato tasso di ritorno sia sempre politicamente possibile.
Non intendiamo sposare, né l’idea estrema che, visto che “qualcuno” ha deciso che bisogna “tagliare la cultura”, allora, occorra “tagliare” indiscriminatamente, distruggendo tutto ciò che è stato costruito, con quello stesso spirito puramente quantitativo con cui si era, prima, investito, né quella che la Torino attuale costituisca “un modello da imitare”per tutti. Idea che, da qui al 2019, farà probabilmente sorridere, mentre i “casi di scuola” saranno Shanghai, Xian, Chennai, Abu Dhabi, Dubai (come si incomincia a rilevare da parte di molti autorevoli personaggi).

Ricominciare dalla cultura
In definitiva, a noi sembra che il tema da noi “lanciato” fin dalla Festa dell’ Europa 2010 : “RICOMINCIARE DALLA CULTURA” sia il più realistico, il più fedele alla tradizione dei Padri Fondatori, il più foriero di opportunità per il futuro.
Si tratterebbe di riconoscere realisticamente che il progetto europeo (e, quindi, anche quelli degli Stati membri e delle Regioni e Città) è ancora incompiuto, di riscoprire le radici dell’ Identità Europea nei grandi maestri della nostra cultura, di rivalutare la stessa storia dell’ Unione sotto questa luce. Torino, avendo rappresentato uno sfondo importante della dialettica fra identità e universalismo, fra profetismo e realismo, fra nazionalità e federalismo, fra umano e postumano, fra industrialismo e civiltà contadina, può, e deve, fornire all’ Europa un contributo fondamentale, tanto per ciò che concerne le sue istituzioni culturali durature, quanto per ciò che riguarda sperabilmente gli eventi del 2019.
Alle prime si riferiranno probabilmente gli auspicabili progetti di rifondazione degli Istituti di educazione superiore, delle industrie culturali, del sistema turistico e museale. Fra i secondi potrebbero rientrare manifestazioni sulla storia d’ Europa nelle Alpi Occidentali, su tradizione e nuove tecnologie, nonché eventi culturali ed artistici legati a queste ultime.
Restiamo, come sempre, a Vostra disposizione per fornirVi tutti i supporti che riteniate necessari per la definizione dei temi di cui sopra, nonché per l’eventuale collegamento con gli aspetti giuridici, economici e progettuali.

Cordiali saluti
Riccardo Lala.

mercoledì 27 ottobre 2010

PROCEDE L' ITER VERSO LA CANDIDATURA DI TORINO


Road Map towards Turin's Candidature as Europe's Culture Capital just Started. La parcours vers la candidature de Turin comme capitale européenne de la culture a commencé. Weg zur Kandidatur Turins als europaeische Kulturhauptstadt hat begonnen.

I maligni affermano che, a Torino, la città dei "bogia nen" ("coloro che non si muovono"), ogni cosa sia particolarmente difficile.

In effetti, in seguito al concordamento, fra Unione Europea e Governo Italiano, circa il fatto che, nel 2019, l' Italia dovrà ospitare una delle due Capitali Europee della Cultura, ben 11 città italiane hanno manifestato il proprio interessamento. Fra queste, anche Torino. E ci mancherebbe che, con tutte le tradizioni storiche , multuculturali ed Europee che ha Torino, essa non si candidasse.Questo anche perchè, secondo l'univoca esperienza pregressa (e come già illustrato a tutti gli Assessori), la designazione quale Capitale della Cultura è comunque conveniente per gli Enti Locali, per il semplice fatto che l' enorme maggioranza dei costi viene erogata dal Governo Centrale. Il quale ultimo, si badi bene, non può esimersi dal fare fronte ai propri impegni finanziari, avendo negoziato dieci anni fa (a condizioni di parità) con gli altri Stati Membri della UE, di ospitare, nel 2019, la Capitale Europea della Cultura.

TORINO NON PUO' NON ESSERE CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA

Chè, anzi, come amiamo ripetere, Torino non si candida ad essere capitale europea della cultura, ma LO E' GIA'.

Lo è perchè essa è comunque allo snodo fra Europa Nord-Occidentale(gran Bretagna, Francia, Benelux ) ed Europa Sud-Occidentale (Penisola Iberica), Europa Sud-Orientale (Balcani) ed Europa Nord-Orientale (scandinavia, Russia),perchè erede di tradizioni storiche veramente multinazionali e multietniche, come Gallia Cisalpina, le Tre Province Alpine, la Legione Tebea, i Burgundi, il Regno di Arles, la Savoia, gli Aleramici, i Walser, i Valdesi, i grandi generali imperiali, Napoleone , i grandi intellettuali europei, i popoli minoritari, il federalismo, la grande industria, l' immigrazione.

Lo è perchè ancor oggi è "alla frontiera" con Franco-Provenzali, Occitani e Walser, con le civiltà contadina ed alpina, con le comunità immigrate.

A questo punto, occorre soltanto che i diversi "establishments"del Territorio se ne rendano conto, come pure si rendano conto delle loro responsabilità, e, con uno scatto di reni, prendano le distanze dalle contingenti esigenze elettoralistiche (se non personalistiche), privilegiando, invece, gli interessi storici sovraordinati della Città e del Territorio.

Ma andiamo con ordine.

Fino al luglio 2010, nonostante che il 1° Piano Strategico della Città prevedesse la candidatura, già nel lontano anno 2000, nulla era succeso, finché, il 27 luglio, uscì il mio libro "Torino, Capitale Europea della Cultura? Riorientare le energie del Piemonte", che fu immediatamente distribuito a 50 "opinion leaders" (cioè, membri delle Amministrazioni Locali, parlamentari ed europarlamentari, fondazioni accademiche, professori, ecc...).

Avemmo anche il piacere e l' onore di presentare il libro all' Assessore Coppola il 28 luglio.In quell' occasione, avevamo insistito sul fatto che ciò che è importante non è tanto la designazione da parte dell' Unione Europea e del Governo Italiano, bensì una trasformazione del tessuto sociale, che permetta di affermare ancor meglio le eccellenze del Territorio.

Ovviamente, essendo la fine di luglio, nessuno fece nulla, salvo tentare di organizzare qualche appuntamento che poi non si fece mai.

Il 28 di agosto (periodo per altro infausto vista l' assenza di almeno la metà della città), il Presidente della Provincia, Antonio Saitta, e l' Assessore Provinciale alla Cultura, Ugo Perone, appena rientrati, lanciavano, lodevolmente, la campagna per la candidatura .

A questo punto, tutti si scatenano, e lo stesso 29 agosto, nonostante le vacanze, tutti (Coppola, Alfieri, Picchioni,ecc, ecc...) rilasciavano interviste.

Infine, riusciavamo a fare incontrare i tre Assessori presso il Gruppo Dirigenti Fiat (dove essi andavano, lodevolmente, abbastanza d' accordo), riconoscendo un pò tutti che, in un modo o nell' altro, Torino non potrebbe non candidarsi (seppure con tutti i distinguo di questo mondo). Ci sembra di avere fornito, con le nostre "slides" nella serata, più di un argomento a favore di questa tesi.


LA RIUNIONE DEL 27

Ora siamo alla puntata succesiva.

Era programmata, per il 27 ottobre, la prima riunione fra le Istituzioni , destinata alla definizione di un coordinamento fra le stesse (obiettivo al quale proprio noi miravamo nello scrivere il nostro libro, il quale auspicava, dichiaratamente, uno sbocco "no-partisan") .

Purtroppo, come, per altro, c'era da attendersi, le modeste divergenze di atteggiamento emerse fra le diverse Istituzioni in occasione della presentazione del 6 Ottobre del nostro libro stanno tendendo ad esasperarsi,e incomincia ad esserci il sospetto che la questione possa essere strumentalizzata ai fini delle ormai vicinissime elezioni comunali.

In sintesi: Comune e Provincia (di Centro-Sinistra), propongono, come tema centrale di Torino 2019, la celebrazione di Torino come "caso di scuola" della trasformazione di una città industriale in una città post-industriale della cultura.-quindi, un'ottica retrospettiva, che potrebbe finire per essere celebrativa-. La Regione (di Centro-Destra), non ha ancora deciso quale significato dare alla candidatura (che comunque ci sarà, perchè dipende dal Comune), ma, intanto, prende tempo.

Alla fine della storia, cioè nel 2015, chi deciderà non sarà Torino, bensì Roma e Bruxelles. Mentre le altre città e regioni stanno dando un segnale di grande unità, anteponendo gli interesse della Città a quelli del partito, abbiamo il timore che, a Torino, possa prevalere una logica opposta.Ciò non potrebbe non influenzare negativamente gli organi decisori sovraordinati.

Alpina e le organizzazioni della Società Civile sono entrate in questa vicenda animate da una forte passione civile. Città ed Europa sono, dinanzi al crollo delle Grandi Narrazioni, l'unico baluardo dell'impegno civile e della passione politica. Non possiamo abbandonare alla burocrazia o al partitismo anche quest'ultima trincea.

Crediamo quindi che il "taglio culturale" della candidatura debba essere assolutamente indipendente dalla prossima campagna elettorale. Non si tratta, né di acclamare, né di "bocciare" l'operato delle passate Amministrazioni locali.

Personalmente, sono del parere che la scorsa Amministrazione si sia dimostrata almeno ideologicamente corretta, seguendo gli orientamenti ("bi-partisan") della nostra Patria Comune europea in tema di trasformazioni urbane e di cultura (strategia di Lisbona dell' Unione Europea).

Peccato che anche la Patria Comune, così come la Mamma, possa anche sbagliare. Però, da un punto di vista umano e politico, non può, secondo noi, chi obbedisce alla Mamma, essere condannato.Non solo, ma in questo caso saremmo condannati tutti.Infatti, che si è levato a criticare la Strategia di Lisbona e a formulare proposte alternative?

Per cui: nessuna colpa per quelle Amministrazioni che seguendo la (a nostro avviso errata) "strategia di Lisbona" (cioè "interventi a pioggia" per la ricerca scientifica e per la cultura) ,abbiano di fatto reso difficile ai Territori di fare una politica selettiva delle priorità, e, tra l' altro, abbiano anche impedito loro di impiegare nella stessa direzione il proprio peso politico a Roma e/o a Bruxelles.

Tuttavia, ora si può toccare con mano che la "Strategia di Lisbona" non ha funzionato. L'Europa non si è trasformata nella società più avanzata del mondo nel settore della conoscenza. Il solo Paese europeo che non solamente ha superato la crisi, ma addirittura, ne esce con il più ampio avanzo commerciale percentuale del mondo (superiore a quello della Cina), vale a dire la Germania, vi è riuscito grazie al mantenimento e al rafforzamento dell' industria manifatturiera.

Inoltre, a causa dell' approccio troppo tecnicistico, non siamo riusciti ad approvare una Costituzione Europea.

Anche Torino si trova, oggi, con la più ampia offerta culturale d'Italia, ma con l' Università in crisi. Inoltre, incredibilmente dopo decenni di discussioni, non si è ancora trovato un accordo circa il rapporto fra la Città e le sue industrie (FIAT, ma anche Finmeccanica).

Proprio per questo, ci sembra indispensabile che si ponga fine, nell' interesse del Territorio, ad ogni polemica retrospettiva , e ci si renda, invece, conto, che mai nella storia le strategie delle classi politiche sono rimaste immobili per 20 anni, sicché, comunque, si imporrebbe un cambiamento di rotta.

Ma è proprio qui la debolezza culturale delle attuali classi politiche e culturali. Esse vengono selezionate ed elette dai nostri concittadini con l' irrealistica speranza di fermare la storia :la globalizzazione, le migrazioni- di eternare questo presente (di cui è, invece, a nostro avviso, dubbia la positività)-.

Ed è precisamente qui che emerge con evidenza la ragione per cui si è rivelato necessario scrivere il mio libro, e per cui continua ad essere necessario che vi siano, attive e vigilanti, le organizzazioni della Società Civile.

Noi non crediamo che il 2019 debba essere la celebrazione della Strategia di Lisbona, né dei Piani Strategici di Torino, ma non certo perché abbiamo un' idea minimalistica della cultura, dell' Europa o di Torino.Al contrario, perchè, alla Società della Conoscenza (idea americana degli anni ottanta del XX° Secolo), preferiamo la previsibile futura società multiculturale europea della del XXI° Secolo. E' per quest' ultima che stiamo lavorando. E' a quest'ultima che ispireremo le nostre proposte alle Istituzioni.

Stiamo inviando agli Assessori alla Cultura di Regione, Provincia e Comune, una "Lettera Aperta" (che pubblicheremo su questo blog e sui blog collegati), nella quale esporremo il nostro punto di vista su come sia possibile, per tutte le Istituzioni, trovare un punto di convergenza sulla strategia da adottarsi per la Candidatura, fondata su una visione comune di sintesi fra tradizioni locali, esigenze del presente e previsioni del futuro.

Alpina, Diàlexis e le Organizzazioni della Società Civile stanno lavorando proprio su questi temi, e sono a disposizione delle Istituzioni Locali per supportarle in questo compito.

giovedì 14 ottobre 2010

TORINO CAPITALE (6): APPELLO AI CITTADINI DELLE ALPI OCCIDENTALI

All Forces of Western Alps are Mobilized for a Cultural Rebirth of Europe thanks to our Region. Toutes les forces des Alpes Occidentales sont mobilitées pour une renaissance culturelle de l’ Europe grace à nos contributions. Alle Kraefte der Westalpen sind zugunsten eines kulturellen Wiedergeburt Europas mobilgemacht.



L’idea di una Torino Capitale Europea della Cultura coincide con il progetto originario di Alpina e Diàlexis. Se qualcuno mi chiede in che cosa consista in concreto un siffatto rapporto, ebbene, noi rispondiamo: il rapporto che stiamo cercando di instaurare fra Alpina e Diàlexis da una parte, e le Istituzioni del Territorio dall’altra. Quello di chi  studia e sviluppa un progetto che, poi, propone alle Istituzioni.
Questo potrebbe fare anche Torino con l’Europa.
Se volete vedere come Alpina e Diàlexis abbiano già messo in pratica, in questi 5 anni, questo ambizioso progetto, basta che consultiate il nostro sito Alpinasrl e/o il sito Diàlexis, o, ancora, questo  blog Identità Europea.
Non solo. A dimostrazione del fatto che il progetto di cultura europea a Torino sviluppato da Alpina e Diàlexis non è un progetto velleitario di una minoranza, Vi segnaliamo che abbiamo incominciato, fin dalla Festa dell’Europa (9 maggio 2010), a raccogliere, intorno ad esso, , una serie di associazioni culturali, le cui sigle sono quelle che sono comparse nell’invito a questa manifestazione.
Obiettivo comune è quello di approfondire le questioni più scottanti della cultura europea, per offrire al territorio un “pacchetto” di offerte adeguato alle esigenze dei tempi e funzionale ad un disegno di riqualificazione del territorio.
Ovviamente, la partecipazione a questo progetto è aperta a tutti.
Il libro, che è un “instant book” piuttosto ibrido, si conclude con un “Appello” ai Piemontesi, affinché sostengano:
  • non solamente l’idea della candidatura, bensì, anche e soprattutto, quella di un’azione politica, amministrativa e culturale, per fare veramente, di Torino, una “Capitale Europa della Cultura”, così come essa ha il diritto di pretendere sulla base della sua storia e delle sue tradizioni.
  • Coloro i quali vogliono seguire il nostro appello, possono farlo in moltissimi modi: fornendo consigli, cooperando nella realizzazione di iniziative, ponendo in essere contatti, trovando finanziamenti e/o mezzi di comunicazione, eccetera.
Invitiamo, da un lato, gli Amministratori, a prendere posizione su queste nostre proposte e provocazioni, e, dall’altro, i rappresentanti qui presenti della Società Civile a sostenere il nostro sforzo.
In ossequio alla filosofia sopra esposta, stiamo progettando, con la collaborazione delle  associazioni, una serie serrata di riunioni culturali presso la nostra sede, con un duplice obiettivo:
  • fornire una risposta collettiva alle richieste della Commissione sul futuro delle politiche culturali europee;
  • dibattere, da un lato a questo fine, ma dall’ altro anche come preliminare per la preparazione di Torino all’ Anno Europeo della Cultura, su  quelli che sono i temi di base della ricerca culturale nel mondo, i quali, a nostro avviso, si possono così riassumere:
  • la crisi delle tradizionali culture umanistiche e religiose dinanzi all’incalzare della Società delle Macchine Intelligenti;
  • l’insufficienza, in un confronto mondiale, delle Università Europee;
  • la ricerca di un punto di incontro fra cultura europea e culture “altre”.
QUESTO LAVORO CI SEMBRA PRELIMINARE, E LO PORTIAMO AVANTI COMUNQUE.
CIO’ NON SIGNIFICA CHE NON SIAMO APERTI A COLLABORAZIONI PIU’ “MIRATE” CON LE ISTITUZIONI, IN PRIMO LUOGO PER SOSTENERE IL DIBATTITO SULLA CANDIDATURA E L’ ORGANIZZAZIONE DI UN EVENTUALE TAVOLO DI LAVORO.

TORINO CAPITALE (5): ESAURIMENTO DELLA STRATEGIA DI LISBONA

Exhaustion of Turin’s Strategical Plans mirrows Exhaustion of Lisbon’s Strategy of the EU. L’épuisement des “Plans Stratégiques” de Turin reflète l’ épuisement de la “Stratégie de Lisbonne”. Erschoepfung von Turins “Strategischen Plaenen” verspiegelt Erschoepfung von Europa’s Lissabons Strategie.



Soprattutto, la cultura che stava dietro alla Strategia di Lisbona non aveva tenuto conto della crisi del sistema occidentale e dell’ emergere dei BRIC.
I “Piani Strategici di Torino” e l’azione politica ed amministrativa che ne è conseguita, che ha trovato il suo momento determinante della politica culturale della città, volta alla trasformazione, da grande città industriale ed operaia, grande capitale della cultura e dei servizi, era anch’essa fondata sulla “Strategia di Lisbona”.Anche a Torino, le supposizioni troppo ottimistiche sul fatto che l’industria italiana avrebbe mantenuto il suo peso si stanno infrangendo contro i “trends” economici e politici.

Riusciamo finalmente ad essere presi sul serio  quando ci sforziamo di spiegare che cosa volevano dire i “Padri Fondatori” dell’Europa, quando affermavano - per altro molto sibillinamente - che, qualora si fosse dovuto ricominciare a ricostruire l’Europa, si sarebbe dovuto “ricominciare dalla Cultura”.
Nell’interpretare il loro messaggio, cerchiamo  gli strumenti per andare decisamente “oltre”.Come detto, a nostro avviso, nelle tradizioni culturali di Torino esiste un bandolo della matassa. Solo, bisogna andarlo a cercare.

La nascita della “cultura postmoderna” ha costituito  un primo tassello di questo superamento, anche se essa risulta già superata dalle culture “contemporanea”, “tardo-contemporanea”, e tutte queste sono già, addirittura, minacciate dalla “Società delle Macchine Intelligenti”.Inoltre,giustamente, Jean Daniel ha lanciato, qualche giorno fa, su “La Stampa”, la “parola d’ordine”: “Canone Post-Occidentale”.

Pur ritenendo limitativa la definizione fornita da Darnel, è, per noi, assolutamente evidente che, nel futuro, non riusciremo, a nostra volta, a produrre cultura rilevante in Europa (“Identità Europea”) se non nella misura in cui riusciremo a studiare, capire, metabolizzare e dialettizzare le culture di tutte le parti del mondo.

Un problema ancora più scottante è costituito dalle diversità interne dell’Europa.Le idiosincrasie classiche del razionalismo sono nulla rispetto alle passioni che vengono scatenate, per esempio, dalla presenza dei Rom, degli Europei dell’Est, e/o delle minoranze russofone, che pure appartengono tutte, “lato sensu”, all’Europa.

Questo non è un compito ideologico, astratto, né, tanto meno, moralistico. Al contrario, esso è l’unico modo per rimuovere pregiudizi ideologici e ristretti, spesso di origine extraeuropea, e incominciare a comprendere come funzionano fenomeni come la “Società della Scienza e della Tecnica”, la “Globalizzazione”, gli “Scontri di Civiltà”, le “Globalizzazioni”, le “Delocalizzazioni”.

Per arrivare al concreto, facciamo presente che, in seguito all’assunzione della carica da parte di una nuova Commissionedella Cipriota Androulla Vassiliou, la Commissione ha lanciato, per questi mesi di ottobre e novembre, ben tre Consultazioni Pubbliche sul futuro della Politica Culturale Europea.
Ovviamente, noi parteciperemo, ed invitiamo tutte le Istituzioni e la Società Civile ad unirsi a noi per farlo.

TORINO CAPITALE (4): QUALI VANTAGGI PER TORINO?

Necessary Investigation about Returns of European Culture Capital. Une étude préliminaire est nécessaire quant aux avantages et inconvénients d’ une candidature. Eine Vorausevaluierung noetig  um Vor- und Nachteile der Bewerbung  klarzustellen.



Premesso che uno studio sistematico delle ricadute economiche dei grandi eventi in generale, e delle Capitali Europee della Cultura in particolare,  non è ancora stato effettuato, dobbiamo accontentarci, per valutare i possibili vantaggi della candidatura, delle autovalutazioni empiriche che vengono usualmente fatte in merito alla “Promozione Internazionale dei Territori”:

“Per poter sconfiggere la competizione internazionale, i territori debbono specializzarsi sulla base delle loro specifiche vocazioni, , evitando duplicazioni.
Attualmente, ogni territorio pretende di presentare un’offerta internazionale “a tutto tondo”
 Le crisi strutturale internazionale impone un’analisi approfondita dei ritorni (immediati, a breve, medio,  lungo, ecc…) degli investimenti in cultura, ed una razionalizzazione delle attività secondo un preciso disegno.
Gli investimenti “mirati” in cultura sono quelli con un ritorno più sicuro a medio,in termini materiali e immateriali”. 

Ma se questo è lo scenario generale nel quale dobbiamo muoverci, quali potrebbero essere i vantaggi per Torino?

Partirò dalle considerazioni più concrete e più materiali. Facciamo alcuni esempi:

SFRUTTARE AL MEGLIO GLI STRUMENTI FINANZIARINAZIONALI E COMUNITARI
L’effetto economico numero uno è il “Leverage” della designazione europea e dei finanziamenti (si dice 1 a 8)
  • Comunitari (specifico e generico);
  • degli sponsors;
  • degli Enti locali; 
nel confronti:
  • dei notevoli finanziamenti pubblici (normalmente, sotto forma di infrastrutture);
  • degli introiti commerciali e fiscali;
  • del ritorno turistico nel tempo.

POSSIBILITÀ DI COLLOCARE AL MEGLIO I NOSTRI INTELLETTUALI (OTTIMIZZARE IL RUOLO DELLE UNIVERSITA’)

Fra le tante iniziative che potrebbero apportare giovamenti , particolarmente importante mi sembra quella di creare sinergie fra le università del Piemonte (e possibilmente quelle delle Regioni vicine), nel senso degli insegnamenti europei, nei quali il Piemonte eccelle. 
Faccio solo alcuni esempi:

(1) Torinesi all’ estero
Personalmente, sono in contatto con alcuni torinesi, i quali svolgono funzioni interessanti un po’ dappertutto nel mondo. Io stesso sono stato, 20-25 anni fa, in questa stessa situazione. Credo che questi giovani coraggiosi e volenterosi non facciano soltanto i loro propri interessi, bensì rappresentino anche, seppure, per così dire, senza saperlo, gli interessi della loro città, la quale, grazie a loro, acquisisce contatti e competenze.

(2) Seguire i percorsi di carriera
Una delle responsabilità primarie delle nostre Istituzioni sia seguire questo percorso delicatissimo dei nostri giovani in campo internazionale
La politica che noi proponiamo è integralmente meritocratica, nel senso che Torino ed il Piemonte dovranno promuovere all’estero i loro figli migliori. Incominciando da quelli che già ci sono.

b) POSSIBILITÀ DI OFFRIRE, AI POTENZIALI DESTINATARI DELLA NOSTRA OFFERTA CULTURALE, UN PRODOTTO DIFFERENZIATO DA QUELLI DELLA CONCORRENZA.
Anche qui, vorrei fare solo un esempio.
Tutte le città d’Europa hanno un corso di laurea di Legge in Diritto Europeo, un corso di laurea di Scienze Politiche in “Integrazione Europea”, e, magari, un corso di laurea in Economia, in “Economia Europea”.
In che cosa ci distinguiamo, dunque, in ciò, qui a Torino, da tutti i nostri concorrenti in Europa (e, paradossalmente, addirittura, anche negli altri continenti)?Potremmo creare un’ “Alta Accademia dell’ Europa”, con sue facoltà di Filosofia, Linguistica, Storia culturale, Arte, Musica, Performing Arts, Cinema, Storia delle Religioni, Letteratura comparata, Storia dell’ Arte, Dottrine Politiche, Diritto,Scienza delle Comunicazioni, Cibernetica, Informatica,Tecnologia, Strategia, Economia, Management, Pubblica Amministrazione,eccetera, e, tutto ciò, con un’ ottica prevalentemente europea. Basterebbe riunire, facendo sistema, tutto quanto esiste già, dotarlo di appositi mezzi e farlo conoscere adeguatamente a livello internazionale. 

TORINO CAPITALE (3): COME CANDIDARSI A CAPITALE EUROPEA?

For Expressing Candidature of Torino, Local Authorities Must Comply with Procedural Requirements. Pour se porter candidate, Turin serait tenue au respect des exigences de la procédure. Um sich zu bewerben, wird Turin gezwungen sein, prozedurellen Erfordenissen streng zu folgen



La procedura comunitaria è riassunta nella seguente tabella:

ASSE TEMPORALE
(in anni):
N=anno della manifestazione a 1° Gennaio
(es.,1° gennaio  2019)
FASI DELLA PROCEDURA
N-6 +10 mesi (esempio 2013 per il 2019)Adesso stanno presentando le candidature per il 2016 le città spagnole.
31/12 2012Pubblicazione bando
Chiusura del termine per rispondere al bando
N-4 (ad esempio, fine  2004, per il 2019)
Notifica della candidatura di una città alle Istituzioni europee.E’ determinante la posizione del Governo dello Stato Membro a cui la città è stata “attribuita”
N-4+ 3 mesi (ad esempio,fine  marzo 2005, per il 2019)
Parere del Parlamento Europeo
Successivamente, in qualunque momento, designazione da  parte del Consiglio dei Ministri dell’ Unione, della Capitale Europea della Cultura

In base a questa procedura, se Torino decide di candidarsi, deve presentare, entro il 31/10/2013, all’Unione Europea, una domanda di candidatura con una serie di allegati, nei quali si indicano le caratteristiche della città, il suo progetto culturale e le attività che intende svolgere durante l’anno in cui sarà Capitale Europea della Cultura.
Già solo questo dimostra che dev’essere svolta un’attività complessa, della durata di due anni, nel corso della quale dev’essere compiuto un notevole sforzo inventivo, che è proprio quello che occorrerebbe avviare al più presto, se si vuole partecipare.
Quest’ attività è in parte pubblica, in parte riservata, in quanto non si possono esporre le proprie iniziative ad una “copiatura”

Ciò, anche in considerazione del fatto che ben otto città italiane ambiscono a questa designazione, ed hanno posto in essere una serie di attività per arrivarvi

Non nascondiamoci, poi, neanche, che la scelta è certamente condizionata non solamente dalla bontà del “dossier”, ma anche dalle capacità lobbistiche degli amministratori locali.


TORINO CAPITALE (2): CULTURA E CAPITALI EUROPEE DELLA CULTURA

A Precondition for a candidature is understanding  what the “Capitals of Culture” are. La condition préliminaire pour poser une candidature, c’est de comprendre qu’est que ce sont les “Capitales Européennes de la Culture”



La Decisione 1622/2006 precisa che l’iniziativa “Capitale Europea della Cultura” si riferisce a “qualunque settore della cultura”.
Per questo motivo, ci siamo rifatti alla definizione di “cultura in senso lato” che comprende, in particolare, tanto la “cultura alta”, quanto la “cultura materiale”, ripresa dalla definizione datane dal Convegno dell’ UNESCO  di Città del Messico:
«La cultura in senso lato può essere considerata come  l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze

Questa definizione è molto simile a quella di “Identità collettiva”, e quindi di “identità cittadina”, “identità locale”, “identità regionale”, “identità nazionale”, “identità europea”.

Dalla decisione e dalla restante documentazione dell’ Unione, si evince che:
Capitale europea della cultura è una città designata dall'Unione Europea, che per il periodo di un anno, ha la possibilità di mettere in mostra la sua vita e il suo sviluppo culturale. 
Diverse città europee hanno sfruttato questo periodo per trasformare completamente la loro base culturale, e facendo ciò, la loro visibilità internazionale.
La Decisione N. 1622/2006/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 24 ottobre 2006  ha stabilito che, nel 2019, vi siano due Capitali Europee della Cultura, una in Italia e una in Bulgaria.
La designazione come “Capitale Europea della Cultura” comporta notevoli investimenti del Governo nazionale e aiuti dell’ Unione Europea.
Attualmente, si considerano come candidate otto città italiane: Venezia, Ravenna, Siena, Terni, Aquila, Bari, Brindisi, Matera, e forse anche Palermo.

TORINO CAPITALE (1): GLI ASSESSORI PRESENTANO IL LIBRO SU TORINO CAPITALE ALLA SALA DEL GRUPPO DIRIGENTI FIAT

At Presentation at Gruppo Dirigenti Fiat’s Hall, Responsible People for Culture of Torino and Piedmont Discuss with R.Lala. A’ la présentation dans la salle du Grouppo Dirigenti Fiat, les responsables de la culture du Piémont et de Turino ont discuté avec Riccardo Lala. An der Vorstellungen bei Gruppo Dirigenti Fiat.

Presentiamo qui di seguito e nei successivi post, la versione scritta dell’ intervento, nonché i corrispondenti filmati della presentazione delle Slides.



“Ringrazio il Gruppo Dirigenti Fiat, che ha sempre accompagnato e sostenuto la mia attività editoriale e pubblicistica, ospitando le già due presentazioni di libri Alpina, il mio “10.000 Anni di Identità Europea” e “50 Ans d’Europe. Images et Reflexions” di Jean-Pierre Malivoir, con prefazione di Mercedes Bresso –libri che sono esposti sul banco all’ ingresso-.Ringrazio anche le Autorità qui presenti, le Associazioni che sostengono la proposta di Torino Capitale Europea della Cultura (che verranno indicate nelle slides qui di seguito), nonché il vasto, qualificato e affezionato pubblico.

Il tema richiamato nel titolo del libro “Torino, Capitale Europea della Cultura?”, pur apparendo indissolubilmente connesso ad una precisa opportunità, ha, in realtà, una grande quantità di ramificazioni e di addentellati in vari campi di attività.

Perciò, suppongo che gli oratori che seguiranno avranno modo, oltre che di pronunziarsi su Torino 2019, di spaziare anche su temi di attualità, attinenti alla politica culturale della città. Per ciò che mi concerne, mi sforzerò di riassumere le tematiche principali che ho cercato di percorrere in questo mio “instant book”, il quale a sua volta, per la sua origine occasionale, non ha potuto certo permettersi di approfondire tutti i temi in quel modo esauriente che avrei desiderato. Circoscriverò per altro ulteriormente tali temi, per non disperdere l’attenzione e il dibattito.

Memore dell’esperienza di comunicazione acquisita all’interno del Gruppo Fiat, mi servirò di “slides” sperando, con ciò, di essere più sintetico. Siamo comunque a disposizione, qui e nelle molte altre sedi disponibili, per approfondire l’informazione e per chiarire meglio il nostro pensiero.
Ovviamente, mi farebbe anche piacere che chi è interessato all’ argomento acquistasse il libro, anche soltanto come riconoscimento degli sforzi fin qui sostenuti da Alpina e Diàlexis per iniziative che sono nell’ interesse di tutti

Le tre grandi tematiche che dicevamo sono:

-Cosa sono le capitali europee della cultura?

-I vantaggi per Torino

-Il contesto culturale dell’operazione.

(I) COSA SONO LE CAPITALI CULTURALI?
Per ciò che concerne il primo punto, prenderemo le mosse da una definizione di tipo scolastico, per poi vedere gli aspetti che interessano maggiormente ai fini di un’ eventuale candidature.
Con una programmazione che, per ora, si arresta al 2019, l’Unione Europea designa una o più capitali europee della cultura, nelle quali si realizzeranno importanti eventi culturali.
Nel corso dei vari precedenti cicli di programmazione, le capitali europee della cultura (prima, “Città Europee della Cultura”) sono state circa una cinquantina, di cui tre in Italia (Firenze, Bologna e Genova).
Quest’anno, le capitali europee della cultura sono Istanbul, Essen e Pécs.

(II) Perché Torino potrebbe avere interesse a partecipare a questa iniziativa? Non siamo fra coloro i quali credono che le città debbano partecipare in ogni caso alle opportunità di organizzare grandi eventi di cui si presenti loro l’opportunità (la cosiddetta “bulimia”).
Al contrario, siamo attenti agli sviluppi della dottrina economica internazionale, che rilevano come l’impatto economico positivo dei grandi eventi sia discutibile, e, nel caso migliore, vada visto caso per caso. Nello stesso tempo, siamo anche critici della tendenza verso la “cultura-spettacolo”, e preferiremmo che le risorse destinate alla cultura fossero canalizzate verso attività che producono una vera maturazione culturale ed economica dei territori (il “Permanente” contro l’ “Effimero”). Infine, sappiamo anche che lo stesso fenomeno delle “Città Europee della Cultura”, proprio per il suo inflazionamento, rischia di  essere banalizzato ed inefficace. Ciononostante, riteniamo che, pure con queste premesse, nel contesto attuale, e con un approccio adeguato, Torino possa trarre giovamento da un’eventuale selezione per l’iniziativa, tanto dal punto di vista economico, quanto da quello della crescita culturale.

(III) Contesto culturale
E, con ciò, vengo al terzo punto: il contesto culturale.
Nella procedura di selezione per scegliere, all’interno del Paese titolare dell’iniziativa, la città designata, occorre presentare un “dossier”, all’interno del quale occorre, non solamente indicare le credenziali della città e le iniziative che si intendono realizzare nell’anno in questione, bensì anche una giustificazione delle caratteristiche della cultura della città e del contributo che, con l’iniziativa, si intende dare alla cultura europea.
Orbene, è nostra opinione che, in questo periodo, la cultura europea sia in crisi, e che le specifiche caratteristiche culturali della Città di Torino siano tali che, qualora opportunamente valorizzate, possano fornire un contributo proprio per il superamento della crisi in corso.
Se ciò fosse il caso, Torino potrebbe qualificarsi non solamente come l’effimera “Capitale Europea della Cultura”, per il 2019 (“Torino 2019”), bensì anche, e soprattutto, come una città in grado di fornire in modo permanente servizi culturali all’intera Europa (Torino Snodo della Cultura Europea”).