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Organizing the Project "A New Beginning, Starting from Culture". L'organisation du projet: "Repartir de la Culture". Organisation des Projekts "Ein neuer Anfang, von der Kultur aus"
RIUNIONE DEL 3 NOVEMBRE 2010
Dopo la presentazione, il 6 ottobre, presso il Gruppo Dirigenti Fiat, del libro di Riccardo Lala “Torino, Capitale Europea della Cultura? Riorientare le energie del Piemonte”, le organizzazioni piemontesi del settore culturale (associazioni culturali, piccoli editori, imprese culturali) hanno avviato, intorno alle ipotesi del libro, un processo di aggregazione, finalizzato a costituire una rappresentanza della Società Civile nell’ambito del percorso, ormai avviato, verso la candidatura della Città.
Nel frattempo, Comune e Provincia hanno tenuto, il 27/10/2010, la prima riunione di coordinamento, con l’ obiettivo di costituire un Comitato Tecnico entro il 2011.
Le organizzazioni della Società Civile, come discusso fin dall’ inizio con le Istituzioni, hanno l’ ambizione di fornire un contributo ai dibattiti che le riguardano (come fruitori, e/o come creatori, di cultura). In tal modo, esse credono di poter dare avvio ad una qualche forma di democrazia partecipata, necessario antidoto contro la crescente sclerotizzazione della vita pubblica ufficiale.
Nell’ ambito di tali discussioni, si rivela sempre più necessario che, in vista della discussione, fra le Istituzioni, dei principi di base per la costruzione della candidatura per il 2013, le Organizzazioni della Società Civile compiano un lavoro collettivo preliminare di rivisitazione dello scenario culturale del Territorio, al fine di presentare, alle Istituzioni, un’ offerta culturale coerente.
Sono stati individuate tre amplissime tematiche, all’ interno delle quali delineare una possibile fusione fra le ricchissime tradizioni culturali del Territorio e le esigenze programmatiche della candidatura. Tali tematiche definiscono i parametri fondamentali della Tarda Contemporaneità, nel cui orizzonte temporale si situa la manifestazione,e non possono, quindi, venire trascurate nel progettare una manifestazione così lontana nel tempo.
Tali tematiche sono:
UMANO E POSTUMANO (ideologie della Fine della Storia; Nuove Tecnologie; umanesimo e tecnica; bioetica e biopolitica; nuove frontiere dell’ economia);
EDUCAZIONE DEI GIOVANI E FORMAZIONE DELLE ELITES ( crisi dell’ educazione e degli istituti di educazione; università di eccellenza; formazione al lavoro e al management; Accademia Europea);
MULTICULTURALISMO A TUTTI I LIVELLI (cittadino, euro regionale, europeo, mondiale)
QUESTIONE N. 4:Come configurare a Torino un' iniziativa di respiro internazionale su questi temi?How to figure out International Initiative in Torino about these themes?Comment envisager une initiative de niveau international à Turin sur ces thèmes?Wie koennte man eine Initiative internationales Niveaus ueber diese Themen in Turin organisieren?
Nel corso della riunione tenutasi nella sede di Alpina a Torino il 9 Maggio 2010 per celebrare la Festa dell' Europa, le Associazioni promotrici (Diàlexis, AICCRE, IPSEG, Poesia Attiva e Il Laboratorio) hanno dibattuto il tema "Dove sta andando la cultura europea?", pervenendo alla conclusione che Torino potrebbe (ed, anzi, dovrebbe,) divenire un centro di cultura europea, capace di promuovere iniziative culturali valide non solamente per il territorio, né solamente come attrattiva turistico-culturale, bensì anche come esempio, stimolo e provocazione per altre parti d' Europa.
Ciò sarebbe possibile se, e nella misura in cui:
-le Associazioni promotrici fossero capaci di fare partire da Torino un processo di aggregazione su questi temi, capace, innanzitutto di proporre a livello piemontese e MEDALP iniziative di livello europeo, e, dall' altra, di creare un "network" europeo di Associazioni che lavorino in modo ben focalizzato per il conseguimento degli stessi obiettivi;
-si riuscisse ad organizzare entro tempi brevissimi la prevista manifestazione sullo stesso tema, di cui stiamo già discutendo con Peter Koslowski, con cui abbiamo già organizzato due manidestazioni nel passato, l' una sulle differenze fra il sistema d'impresa americano e quello europeo, ed una sui 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino.
A nostro avviso, la prossima manifestazione dovrebbe avere, come obiettivo, quello di fare discutere personaggi eminenti della cultura europea sui temi oggetto della serata del 9 e di questo "Dibattito Online", vale a dire: decadenza della cultura europea, nuovi autori, politiche europee per la cultura. Al fine di poter offrire un quadro articolato, ed anche operativo, di queste problematiche, sembrerebbe utile riunire personaggi appartenenti a settori diversi delle attività culturali (filosofia, storia, narrativa, cinema, diritto, economia, scienze politiche), per poter avere una visione di insieme.
Noi stiamo già partendo a contattare gli Autori, con l' obiettivo di poter essere operativi, se possibile, già prima dell' intervallo estivo, o, almeno, subito dopo.
FATECI AVERE LE VOSTRE OSSERVAZIONI E/O PROPOSTE
Per ogni ulteriore approfondimento, potrete rivolgervi a
Alpina and Diàlexis Have Ambition to Federate Initiatives of Cultural Associations for Europe in Piedmont.Alpina et Diàlexis ont l' ambition de fédérer les initiatives des Associations culturelles pour l'Europe.Alpina und Diàlexis haben die Anwartschaft, die kulturellen Bewegungen fuer Europa zu verbinden.
All' inizio di Maggio, si svolgeranno, presso la sede di Alpina-Diàlexis due importanti manifestazioni, unite dall' obiettivo di fare, delle nostre organizzazioni, il fulcro degli sforzi per unificare e razionalizzare le forze di coloro che si adoprano per fare di Torino un centro propositivo più favorevole,
La situazione non potrebbe essere più favorevole.
A livello mondiale, la crisi della finanza internazionale e l' emergere dei BRIC's pone le pre-condizioni affinché possa essere accettata l' idea di una nuova cultura post-moderna, che tenga conto delle tradizioni e dei valori di tutte le parti del mondo.
A livello europeo, la crisi dell' Euro ribadisce che un' Europa puramente materialistica non poò sopravvivere, se non è sostenuta da un forte afflato spirituale e dall' amicizia fra i popoli, anche quelli (come, per esempio, i Turchi e i Russi), sono stati da molti considerati come "Nemici ereditari".
In Italia, si apre, all' interno di una maggioranza tradizionalmente considerata autoritaria, una forma di dibattito che, con tutti i suoi limiti, cerca di coniugare le preferenze popolari (certamente conservatrici), con le tradizioni culturali italiane (molto più pluralistiche che quelle di certi grandi Paesi).
A livello locale, il cambiamento inaspettato e radicale della leadership regionale comporta l'esigenza di un serio ripensamento di tutti gli attori della politica culturale, al di là degli schemi precostituiti e dei privilegi ereditari.
L' obiettivo che noi perseguiamo è un dibattito aperto e senza pregiudizi fra tutti coloro che hanno a cuore la cultura in Piemonte, al fine di pervenire a:
-una definizione condivisa delle tendenze culturali presenti in Europa e dei fabbisogni culturali del Piemonte;
-un "networking" mirato alla "messa in rete" di intellettuali, associazioni, Autorità, istituzioni culturali, tutti finalizzati ad offrire in Piemonte prodotti culturali per l'Europa;
-una nuova forma di associazionismo ,capace di proporre in modo selettivo ai finanziatori ed alle Autorità prodotti culturali di eccellenza, coerenti con l' Identità Europea e Piemontese e finanziariamente sostenibili;
-un "forum" europeo delle eccellenze;
-la base programmatica per la collaborazione euroregionale fra le Regioni del Nord-Ovest, le Francia di Sud Est e la Svizzera.
Sulla strada per raggiungere questi obiettivi, Vi proponiamo, nei prossimi giorni due significative iniziative:
-4 maggio, ore 17,3o presso Alpina-Diàlexis, Via p. Giuria 6, Torino:
La presentazione presso la sede di Alpina-Diàlexis dell' iniziativa "Napoleone a Cherasco":
214° ANNIVERSARIO DELL'ARMISTIZIO DI CHERASCO
Sfilate di truppe, rievocazione storica
musiche napoleoniche e "sons et lumières"
14 -15 - 16 maggio 2010 - Centro Storico di Cherasco
Dopo i successi delle passate edizioni, tornerà "Napoleone a Cherasco" anche quest'anno: sarà il 14, 15 e 16 maggio, la manifestazione dedicata a NAPOLEONE BONAPARTE e all'Armistizio di Cherasco, proposta dalla Città di Cherasco, in collaborazione con la Fondazione De Benedetti "Cherasco 1547" (Onlus).
L'Armistizio di Cherasco, firmato il 28 aprile 1796, tra il Bonaparte (il Generale aveva solo 26 anni quando prese il comando dell'armata d'Italia che in un'inesorabile avanzata avrebbe condotto al grande successo di battaglie e vittorie) e Vittorio Amedeo III di Savoia, in seguito alla Battaglia di Mondovì, metteva fine alla prima fase della Campagna d'Italia e sanciva l'occupazione francese del territorio sud occidentale del Piemonte, dalla Valle Stura ad Alessandria, e delle fortezze di Cuneo, Ceva e Tortona, nonché l'abbandono dell'alleanza con gli Austriaci.
Quest'anno il programma si articola su tre giornate, venerdì, sabato e domenica, dedicate alla rievocazione dell'Armistizio, in base al quale la Francia annetteva Nizza, Tenda e la Savoia, e otteneva il libero transito attraverso il Piemonte per le sue truppe al fine di proseguire la guerra contro l'Austria: oltre alla battaglia tra truppe francesi, austriache e piemontesi e alla firma della tregua, sono previsti momenti culturali legati all'evento.
È prevista la partecipazione di circa 30 gruppi storici d'Italia, di Francia e d'Austria che si accamperanno ai margini del Centro Storico, lungo gli antichi bastioni della Città e sfileranno per le vie cheraschesi in diversi momenti delle giornate, riportando Cherasco all'epoca di quel fine aprile del 1796. Come le scorse edizioni, parteciperanno circa 400 soldati provenienti da tutta Europa, con reparti di artiglieria, fanteria, cavalleria, stato maggiore e vivandiere: con armi e uniformi fedeli al periodo storico rievocato, faranno rivivere lo spirito dell'epoca.
Lo scopo è quello di accostare il pubblico e i visitatori, in modo curioso, divertente e attivo, alla Storia: quella di Cherasco in particolare, che è stata per secoli parte integrante della Storia d'Italia.
Anche quest'anno ci sarà lo spettacolo di "Sons et lumière", previsto nella serata di sabato 15 maggio, dalle ore 22 alle 24, nella piazza dell'Arco del Belvedere, uno spettacolo che riproduce le vicende del periodo napoleonico, dove le immagini proiettate si fondono con l'elemento architettonico. La colonna sonora, composta da brani della Rivoluzione Francese, accompagnerà la video proiezione e narrerà la prima campagna d'Italia del 1796 e la vita di Napoleone Bonaparte.
Saranno invece due le novità per questa edizione: la presenza di un'"Antica taverna"nel piazzale Möckmühl che distribuirà il "Rancio delle truppe" (zuppa di trippe e legumi, salsiccia allo spiedo, verdure dell'orto, frutta, vino rosso di Langa a 10 Euro, con servizio il sabato dalle ore 18 alle 23 e la domenica dalle 11 alle 15). E, in collaborazione con la scuola Media Statale S. Taricco di Cherasco, la mostra e l'"atelier del fumetto Napoleonico" con il fumettista francese Stéphane Pêtre, autore di numerosi libri sull'epoca Napoleonica (nelle sale della scuola in via Beato Amedeo).
Ed ecco il programma della tre giorni napoleonica.
VENERDI' 14 MAGGIO
Ore 21Palazzo Comunale - Conferenza storica
"Napoleone e le donne: Joséphine ele altre..." a cura del prof. Francesco Bonifacio Gianzana
SABATO 15 MAGGIO
Ore 10.00 Arrivo delle truppe e allestimento del bivacco
Movimento delle truppe nel Centro storico
Atelier "Antichi mestieri"
Ore 11.30Scuola Media S. Taricco - Inaugurazione mostra "Fumetti Napoleonici"
Ore 15.00 Battaglia campale ed esercizi di cavalleria
Ore 17.30Piazza del Municipio - Letture e musiche
Ore 20.00 Visita al bivacco
Ore 20.45Centro Storico - Musiche napoleoniche e canti rivoluzionari
Ore 21.30 Concerto di Grognards e Ussari
Ore 22 - 24Centro Storico - Grande Spettacolo "Son set lumiere"
Ore 10.00 Movimenti di truppe - Addestramento per singoli reparti
Ore 11.00Piazza del Municipio - Saluto del Sindaco
Partenza della parata ed adunata dei reparti per la presentazione alle Autorità e agli ospiti illustri
Ore 11.30 Concerto di musiche napoleoniche
Ore 12.00 Sfilata di truppe. Movimenti della cavalleria e della fanteria
Ore 13.00 Visita al bivacco
Ore 15.00Centro Storico- Simulazione della battaglia
Ore 16.30 Termine delle ostilità
Ore 16.40Piazza del Municipio - Schieramento dei reparti
Rievocazione della firma dell'Armistizio tra plenipotenziari francesi e piemontesi presente Napoleone Bonaparte
Ore 17.00 Scene di giubilo e festa per le strade, tiro delle salve con cannoni schierati. Premiazione soldati
-9 Maggio:Festa dell' Europa
Ore 21,00 presso Alpina-Diàlexis,Via P. Giuria 6
DOVE STA ANDANDO OGGI
LA CULTURA EUROPEA?
Nel mondo globalizzato, la capacità di produrre cultura, (che, da sempre, ha costituito un elemento di forza per qualunque società), è divenuta un elemento “centrale” anche del vantaggio competitivo internazionale.
Ciò, certo, non solamente per il turismo, bensì anche per ciò che concerne la capacità aggregativa di carattere politico, la riproduzione del legame sociale, il sostegno all’industria culturale,l’attrazione di personale qualificato e degli intellettuali, il prestigio per i prodotti di esportazione, ecc…
Mentre, fino a poco tempo fa, l’ Europa poteva vantare una grande attrattività come “Paese di Cultura”, negli ultimi decenni, essa si è vista scalzata, non solamente dall’ America, ma anche dal Giappone, dall’ India e dalla Cina.
Inoltre,molti dei grandi intellettuali che avevano fatto la fama dell’ Europa nel Dopoguerra sono oramai scomparsi, e non si è ancora formata una generazione capace di sostituirli.
Come “rintracciare” le nuove eccellenze nel “mare magnum” dell’ industria culturale e dei media?Cosa fare per promuoverle?
(Alpina) si ripropone di stimolare uno sforzo corale di Associazioni e Autorità Torinesi perdibattere su questo tema, con l’ obiettivodi fare di Torino un centro propositivo capace di aggregare competenze di tutta Europa, e di verificare lo stato di avanzamento di questo progetto con un’ulteriore iniziativa, di respiro internazionale, da realizzarsi nei prossimi mesi.
Torino, 9 maggio 2010,
Dibattito:
DOVE STA ANDANDO OGGI
LA CULTURA EUROPEA?
Via P. Giuria n. 6
c/o
Alpina srl/Associazione Diàlexis
Tel.011 6688758E.Mail: info@alpinasrl.com
Ore 21: Saluti di Riccardo Lala (per Alpina/Dialexis), Stefano Commodo (perIPSEG), Bruno Labate (per Poesia Attiva), Mauro Carmagnola (il Laboratorio)
E’ possibile oggi riconoscere ed individuare una “Cultura Europea”?
Esistono oggi momentidi eccellenza della cultura in Europa?
Quali le priorità di una politicaeuropea della Cultura?
Come configurare a Torino un’ iniziativa di respiro internazionale su questi temi?
Ore 21,30.Introdurranno il dibattito di Gianpiero Leo,Costanzo Preve, Alfonso Sabatino e MArcello Croce
modera: Riccardo Lala
Ore22,15 Dibattito
Chi desidera iscriversi a parlare, può contattarci all’ E.mail:
Necessary, but Useless, Debate on Intellectuals. Un débat nécessaire, mais inutile, sur les intellectuels. Notwendige, aber nuetzlose, Debatte um Intellektuelle.
Nel corso delle ultime settimane, si è svolto, sulle pagine de "Il Sole 24 Ore" (come eco di ciò che si svolgeva a livello editoriale), un serrato dibattito su un unico tema:
"gli intellettuali erano considerati importanti dal mondo politico (e, in particolare, dalla sinistra), durante il periodo della piena modernità, quando potevano fungere da consiglieri del principe, o dell' opposizione, o, almeno, da cinghie di trasmissione dei partiti, ma, ora che il potere è in mano alle imprese, il loro ruolo è obsoleto, e, poiché essi rifiutano di adeguuarsi, sono condannati all' estinzione"
A questo tema venivano dedicati, in particolare, su una sola pagina ( Domenica 24 gennaio 2010, n.23, pag.24 ), ben tre articoli:
"la crisi del ruolo pubblico degli intellettuali"(Andrea Romano,Fuori gioco per carenza di idee); Serena Danna, La cultura a destra non c'è, non si vede,, pag.24; Gabriele Pedullà, Italiani mimetici o autoesotico .)
Mentre condividiamo la tesi di fondo dei tre articoli, non condividiamo, invece, le conseguenze che i vari autori intervenuti ne traggono.
Il fatto che una certa tipologia di "intellettuali" (gli "intellettuali organici", "parassiti "dei grandi partiti di massa della Modernità) sia obsoleta non dimostra nulla contro la permanenza del ruolo , anche sociale,della "funzione intellettuale".
Sono "intellettuali" i fondatori di Google e di Amazon; sono "intellettuali" politici come Putin, che hanno basato la loro carriera politica su una tesi di dottorato sulla politica energetica; sono "intellettuali" i manager di FOX e di Mediaset che fanno la politica dell' America e dell' Italia.
Da sempre, vi sono state varie categorie di "intellettuali": profeti, consiglieri, condottieri, asceti, rivoluzionari,sicofanti, chierici, adulatori, ecc...Quello che decade è una certa tipologia di "intellettuali", funzionali ad un certo tipo di politica. Non è contraddittorio rilevare che la decadenza del ruolo dell' "intellettuale organico" del "maitre à penser" colpisca, nello stesso tempo, i "chierici" dell' egemonia culturale marxista(a cui si riferisce il libro di Asor Rosa citato nel primo dei tre articoli); i "conformisti" del pensiero progressista "illuminato" ( di cui al libro di Battista dall' omonimo titolo), e i fantomatici "intellettuali di destra" del "Dì qualcosa di destra" di Mellone. Al dilà delle artificiali contrapposizioni, queste figure sono state molto simili. Preoccupate, prima di tutto, del loro "status". Poi, atte a realizzare, hegelianamente, una "profezia a rovescio", che, partendo dal potere realmente esistente, ne riconoscse la nascita taumaturgica grazie all' Astuzia della Ragione.
Qual' è la ragione di questa decadenza?
Intanto, l' irrilevanza dell' Europa.In America, ma anche nei Paesi mussulmani , i Think thank (o gli Ulema) conservano tutto il loro potere nell' influenzare la poltica dei Governi (perchè questi Governi hanno una reale politica, e quindi hanno dei reali dubbi su che cosa fare).Del resto, è agghiacciante ciò che accade nel settore della narrativa, ed è relazionato, nel suo articolo, da Gabriele Pedullà, che, cioè, i nostri scrittori non si curano nemmeno più di scrivere bene, ché, tanto, quella che conta è la traduzione in Inglese.
Poi, il fatto che le Organizzazioni Internazionali, i Governi, i Servizi Segreti, le Multinazionali, i media, le Associazioni di categoria, stanno dando lavoro a milioni e milioni di "intellettuali", "direttori dei contenuti", politologhi, redattori, giornalisti, "esperti," economisti, giuristi, traduttori, ecc....Questi sono i veri "intellettuali organici", onesti e trasparenti, che vengono pagati con uno stipendio, contributi, tasse, benefits, fanno parte di un organigramma, si prendono le loro responsabilità, professionale e politica.
A questo punto, emerge di nuovo la differenza fra gli "intellettuali indipendenti" e gli "intellettuali organici", fra Giovanni Battista e Sant'Ambrogio, fra Spinoza e Goethe, fra Solzhenitzin e Gorki.
Ma è poi corretto chiamare queste persone "intellettuali"?La parola "intelligencija" fu inventata in Russia nell' Ottocento per designare una funzione sociale, non già una categoria sociale.Solo con il marxismo "volgare" si creò la designazione degli "intellettuali" come classe.
Prima di allora, essi erano chiamati "dotti", "Gelehrte", "Savants"; oppure, "philosophes", "gens de lettres", e, prima ancora, "clerici".
A nostro avviso, la designazione originaria era "saggi", "Sophoi", "Sri", "Tsi".
I quali possono anche fungere da "consiglieri del Principe. Tuttavia, nella parte essenziale della loro opera, i "saggi" non si curano delle domande, da parte dei politici o degli imprenditori, di prodotti che servono a rispondere ad una fuggevole esigenza elettorale o commerciale. Essi cercano di vedere il domani, quello che può accadere alla nostra società, alle nostre persone, alle nostre anime, a quelle dei nostri discendenti. Cercano il perchè. Cercano i rimedi. Cercano di educare i popoli ad essere pronti alle sfide del futuro.
Certo, i "saggi" hanno sempre avuto problemi di sopravvivenza fisica.Come sopravviveranno in futuro i "saggi"?Pensiamo che faranno come sempre nel passato. Un po' con l' astuzia, un po'con la prodigalità, un po' con la frugalità, con la mansuetudine o, perfino, in certi casi, con la violenza.
Pensiamo ad esempio a Nietzsche, che fu pensionato, poverissimo e itinerante tutta la vita, ed impazzì (proprio a Torino) nel momento stesso in cui Brandes gli comunicava che le sue opere suscitavano un qualche interesse in Danimarca. Dopo di allora, lo Zarathustra, che Nietsche aveva pubblicato in poche copie e a proprie spese, divenne uno dei libri più venduti (e più influenti) di tutta la storia dell' editoria.
Quello che è certo è che, senza i "saggi", il mondo, e, "in primis", il nostro Continente, andranno alla rovina.
Idea of Merging Torino and Milano would Mean just to Erase Torino's vocation. Fusionner Turin et Milan signifierait faire disparaitre la vocation turinoise.Turin und Mailand zu "verschmelzen" wuerde bedeuten, dass die ganze "Berufung" Turins wuerde verloren sein.
L’idea della “città a rete” non è nuova, e corrisponde, soprattutto, ad esperienze vissute nell’Europa Centrale (per esempio, “Ruhrgebiet" o “Randstad Holland”).
Essa ha un senso nella misura in cui nessun centro monopolizzi la vita della grande megalopoli. Altrimenti, si dovrebbe parlare, piuttosto, di una sorta di “annessione”, da parte di una città, dell’altra, come è il caso, per esempio, di Villeurbanne nei confronti di Lyon, oppure di Bad Godesberg nei confronti di Bonn.
Quando si leggono le consuete presentazioni del progetto MITO, si è impressionati dalla scarsa attenzione per l’identità piemontese, là dove si insiste che, grazie all’Alta Velocità, si potrà vivere a Torino e lavorare a Milano, arrivando in centro di quest’ultima con le stesse tempistiche con cui si arriverebbe da Lecco o da Pavia.Nel fare questi ragionamenti, si perde di vista che le vocazioni di Torino e Milano sono differenti: quella di Milano come grande baricentro dei traffici della Val Padana; quella di Torino come punto di convergenza di culture locali fortemente radicate nel territorio, ed a tendere, di un’area alpina più vasta, dove, al limite, conteranno più che i rapporti con Milano, quelli con Roma e con Parigi.
Il fenomeno del pendolarismo fra le due città non ci sembra un fatto da incoraggiarsi particolarmente, perché introdurrebbe elementi di forte alienazione personale in una città che ha, invece, ancora conservato ritmi di vita umani.
Quanto all’accordo, per altro già esistente, ma non adeguatamente pubblicizzato, con la Liguria (2006), anch’esso va visto nell’ottica di culture diverse e di una più ampia realtà euroregionale.
Ripetiamo soltanto, per chi non se ne ricordasse, che il Piemonte fu integrato, nel corso della sua storia, per periodi più o meno lunghi, oltre che con la Savoia e la Valle d’Aosta, da un lato, con la Sardegna e la Liguria, e, dall’altro, con le regioni francesi del Nizzardo, del Bourg e della Bresse, e con i cantoni svizzeri di Ginevra, Losanna e Vallese. È questa l’area che si sta cercando di fare rivivere con gli accordi euroregionali, e che sta divenendo una realtà grazie alla TAV. Basti pensare come già ora Chambéry, antica capitale degli Stati di Savoia, distante da Torino poco più di un’ora, graviti tutta sulla nuova stazione del TGV a Chasses-Les-Eaux, ed abbia stipulato un accordo con Torino per la doppia linea italo-francese.
Le regioni che si trovano nell’Euroregione alpina hanno caratteristiche più omogenee che non quelle della Val Padana in generale.Sono regioni collinari e montane, fortemente turistiche, e con forti presenze dell’agricoltura, del terziario avanzato e della piccola e media impresa. Soprattutto nell’area francese, vi sono anche molti parchi tecnologici. Anche le caratteristiche storiche, architettoniche e linguistiche sono molto affini.
Perciò, il nostro parere è, in definitiva, che Torino abbia tutto da guadagnare ad incrementare le proprie sinergie, prima che con Milano, con Lyon, Genova, Ginevra, Losanna, Nizza, Marsiglia e Chambéry.
Culture to be considered as a segment of piemontese industry. La culture doit etre considérée comme un secteur de la culture piemontaise. Kultur muss als ein Bestandteil der Piemontesischen Kultur betrachtet werden.
Senza addentrarci nella disamina dei diversi settori di attività che stanno gradualmente accrescendosi in Piemonte, e ricoprendo, per così dire, gli spazi lasciati vuoti dalla struttura della “Città dell’Automobile”, ci concentreremo, qui di seguito, sulle sole problematiche proprie all’industria culturale.
Ci si accorgerà anche che, oggi, la cultura non è solamente il necessario “background” per il governo del Paese e per la promozione del territorio, bensì anche un settore produttivo importante (fondazioni, associazioni, case editrici, istituzioni teatrali, musei, cinematografia, festival) ed un segmento rilevante dell’impegno, tanto nel settore privato, che nel settore pubblico allargato (istituti finanziari, premi letterari, mostre, finanziamenti, cooperazioni internazionali, ecc.).
Nonostante l’enorme incremento dell’offerta culturale in Piemonte negli ultimi anni, vi è stata sempre più, in questi stessi anni, la sensazione diffusa che la situazione attuale sia di stallo, e, ciò, per una serie di motivi, che hanno fornito anche alimento ad importanti polemiche nel corso degli ultimi mesi:
-i “tagli” ai finanziamenti alla cultura;
-lo scandalo del Premio Grinzane Cavour;
-la crisi dell’industria editoriale piemontese;
-le “manovre” di Roma e di Milano per sottrarre a Torino la Fiera del Libro e Settembre Musica;
-la scarsa incisività delle iniziative regionali in materia di cinema;
-la necessità di una maggiore trasparenza dei finanziamenti alla cultura;
-la domanda di un maggiore livello di privatizzazione.
Qui come altrove, la ragione fondamentale delle difficoltà è costituita dalla mancanza di una visione complessiva coerente, intorno alla quale mobilitare le energie e le risorse pubbliche e private. Il venir meno delle capacità innovative dell’“Ideologia Piemontese”, che costituiva, in passato, tale filo conduttore, ha lasciato un vuoto che viene riempito dall’occasionalismo.
Certo, la situazione attuale presenta anche alcuni vantaggi, in quanto consente una maggiore apertura e libertà di espressione. Riteniamo, infatti, che ci si debba tenere lontani da ambedue gli eccessi: da un lato, dall’eccessiva invadenza di un “pensiero unico”, ma, dall’altro, anche dall’assenza del pensiero e dalla mancanza di progettualità.
Che cosa si potrebbe, dunque, proporre, per riempire il vuoto che si è, così, venuto a creare? Non crediamo di dire niente di nuovo, bensì, anzi, di ripetere un tema ricorrente nei dibattiti dedicati a questo argomento, affermando che i nuovi contenuti dovrebbero essere forniti dall’Identità Regionale, a cui abbiamo dedicato molte pagine in altri interventi.L’Identità Piemontese costituisce, infatti, un tema condiviso, che può costituire l’elemento catalizzatore di un dibattito aperto, nel quale possano confluire tutti i contributi culturali di vario orientamento. Dovrebbe così essere possibile un coordinamento delle azioni a livello regionale, in modo da concentrare gli sforzi di tutti verso filoni prioritari, come, per esempio:
-la salvaguardia del patrimonio;
-l’orientamento locale della scuola;
-le sinergie fra economia e cultura;
-una maggiore trasparenza e professionalizzazione delle attività culturali, continuando ed approfondendo tendenze già in atto come “contraccolpo” allo scandalo del Premio Grinzane Cavour;
-un ricambio, almeno parziale, di una classe dirigente delle istituzioni culturali, o, almeno, della sua cultura dominante.
Per ciò che riguarda la salvaguardia del patrimonio, insisteremmo sulla necessità di valorizzare quegli elementi (come, per esempio, la preistoria, i castelli, i santuari, le sinagoghe, i luoghi Valdesi, i luoghi storici del Risorgimento e della Resistenza) che forniscono un legame con le grandi vicende storiche del territorio, ed, inoltre, di rievocare alla memoria i fenomeni culturali minoritari e/o elitari, che comunque contribuiscono a formare la ricchezza dell’identità regionale (minoranze etniche, intellettuali anticonformisti, europeismo).
Quanto all’orientamento locale della scuola, ricordiamo l’urgenza di sviluppare la conoscenza della storia e della linguistica locali, ponendole in collegamento con le grandi vicende storiche connesse (per esempio, la storia del Monferrato con quella del Sacro Romano Impero, quella del Principato di Acaia con le Crociate, quella del Paese Walser con l’economia transfrontaliera medievale, quella delle Valli Valdesi con la formazione del Regno di Sardegna, quella di Torino con il Risorgimento, l’industrializzazione e la critica della modernità).
Per ciò che concerne le sinergie fra economia e cultura, alla complementarietà fra le industrie terziarie (editoria, formazione e consulenza) nei confronti delle attività produttive, alla necessità di utilizzare il Web (2.0 e 3.0) e la “banda larga” quali veicoli per la diffusione della cultura prodotta sul territorio, e, di converso, alla cultura del territorio come stimolo per gli investimenti volti all’incremento dell’interconnettività delle reti, oltre che a quelli nel settore dell’editoria elettronica.
Per ciò che concerne la trasparenza del sistema di finanziamento, pensiamo al superamento del sistema dei contributi parziali a fondo perduto, ed alla generalizzazione di un sistema competitivo per l’assegnazione, su basi di progettualità, competenza ed economicità, la gestione dei servizi culturali. Per ciò che riguarda la professionalizzazione, ad un esame di carattere competitivo delle varie competenze, allo stimolo alla creazione di consorzi ed alla formalizzazione di collaborazioni con i giovani aventi carattere permanente.
Per quanto concerne l’orientamento strategico, esso dovrebbe, a nostro avviso, essere finalizzato ad un orientamento dell’offerta culturale che fosse capace di fuoriuscire dalla vieta alternativa: preservazione del patrimonio/innovazione, ma mirasse, invece, ad offrire iniziative capaci di suscitare interesse grazie alla loro attinenza alle problematiche culturali della Regione (per esempio, rapporti con le altre regioni transfrontaliere, reperti fondamentali e classici del patrimonio culturale europeo, approfondimenti sulle grandi aree del mondo, in ispecie quelle con le quali si stanno intensificando i rapporti economici, come, per esempio, la Cina, l’India ed il Medio Oriente).
Continuity of Piemontese Military Traditions ,since the Taurini and up to Aerospace Industry. La continuité des traditions militaires des Piémontais remontent aux anciens Taurini, et arrivent jusqu'à l' industrie aérospatiale. Militaerische Tradition von Piemont, von den alten Taurini bis die heutige Luftfahrzeugindustrie.
Una delle forze che parteciparono con un ruolo determinante al Risorgimento furono le Forze Armate - prima, quelle degli Stati di Sardegna, poi, quelle irregolari dei Mazziniani (i “Garibaldini”), ed, infine, quelle del Regno d’Italia. Infatti, occorre ricordarlo, il Risorgimento non avvenne, né per via pacifica (come avrebbe voluto Gioberti), e neppure per via rivoluzionaria (come avrebbe voluto Mazzini), bensì, ed esclusivamente, per via bellica (ciò, con tutto quanto, di positivo, e/o di negativo, può venire, a ciò, ricollegato) -.
Torino fu, fin dalla sua fondazione, un accampamento militare romano. I Taurini e i Salassi, che abitavano precedentemente il territorio, erano popoli molto combattivi. Essi avevano dato molto filo da torcere, gli uni ai Cartaginesi, e, gli altri, ai Romani. I loro “cugini” Cozii rimasero così irriducibili che il regno della dinastia Cozia (Regnum Cottii) continuò ad essere autonomo nell’Impero per alcuni secoli (partecipando, così, ed in modo egregio, a quel fenomeno singolare di identità esasperata, che furono le tre “Province Alpine” dell’Impero, tre province piccolissime che i Romani non pensarono mai di fondere, né con la Narbonense, né con l’Italia, né con la Rezia - altro che Astérix! -).
Il Piemonte e la Savoia furono sempre dominate dai guerrieri. Secondo la Chanson de Roland, l’Arcangelo aveva consegnato al paladino Orlando la sua spada magica, Durendart, proprio in quella Val Moriana che sarebbe diventata la culla della dinastia dei Savoia. Quest’ultima fu per secoli insignita della carica di Vicario Imperiale, e come tale, i suoi esponenti governarono, ad esempio, la Contea di Nizza, che fece uno spontaneo “Acte de Dédition” nel 1399, per evitare di cadere sotto il dominio degli Angioini.Emanuele Filiberto ed Eugenio di Savoia furono fra i più grandi comandanti dell’esercito imperiale. Ad essi spetta il merito delle vittorie della parte imperiale, a cui furono dovuti i Trattati di Château Cambrésis, di Utrecht e di Rastadt, i quali permisero alla Dinastia di Savoia, oltre che di divenire Re di Sardegna, di riallocare i propri possedimenti prevalentemente in Italia, divenendo, così, una potenza italiana, e rilanciando, così, il ruolo di Torino e del Piemonte.
Ma, anche prescindendo dai Savoia, le altre grandi dinastie piemontesi del Medioevo, gli Arduinici di Ivrea, gli Aleramici del Monferrato e gli Acaia del Piemonte Centrale, furono grandi schiatte di guerrieri, illustratesi nelle discese in Italia dell’Imperatore e nelle Crociate.
Il Piemonte del Medioevo era costituito da un mosaico di feudi, di cui ancor oggi troviamo le tracce negli infiniti castelli che costellano la nostra Regione, ed i cui feudatari hanno costituito, fino a tempi recentissimi, le famiglie dei notabili torinesi. A mano a mano che i Savoia centralizzano i loro Stati, questi feudatari entrano a fare parte dei loro eserciti. L’esercito sabaudo era uno dei migliori d’Europa: esso tenne testa a lungo anche alle armate napoleoniche. Tanti ufficiali, come, ad esempio, Xavier de Maistre, dopo la sconfitta definitiva da parte di Napoleone, fecero una brillante carriera all’estero, sempre nell’ottica di battere Napoleone. La loro memoria non viene, a nostro avviso, adeguatamente ricordata dalla storia militare.
Come tutti gli eserciti italiani, che erano stati rifondati da Napoleone durante il lungo periodo dell’occupazione francese, l’esercito del Regno di Sardegna era divenuto molto politicizzato in senso liberale. Nel 1821, le truppe piemontesi si erano ribellate, ed avevano marciato su Torino, occupandola per qualche mese. Tuttavia, in generale, le truppe erano fedeli al Re di Sardegna, e lo seguirono con onore nella 1ª e 2ª Guerra d’Indipendenza. Dopo il trasferimento della capitale d’Italia a Firenze, gli unici veri “assets” che rimanevano a Torino erano l’aristocrazia e l’Esercito.
Anche la nascente industria trasse grande vantaggio dalla presenza dell’Esercito, il quale, almeno fino alla Prima Guerra Mondiale, era ampiamente schierato sulla frontiera occidentale, dato che l’Italia era alleata degli Imperi Centrali.Nella 1ª Guerra Mondiale, la grande industria fu dedicata prevalentemente alle produzioni militari. Al tempo del fascismo, la capacità del Gruppo Fiat di produrre qualunque prodotto tecnologico si sposava con le esigenze belliche del nascente imperialismo italiano, sotto lo slogan “Terra, Mare, Cielo”.
Ancor oggi, il Piemonte si caratterizza per la sua forte vocazione alle sinergie fra industria e Forze Armate. Basti ricordare: le recentissime polemiche circa i piani di trasferimento di impianti Alenia a Cameri per la produzione dell’aereo americano F-35; il fatto che l’Iveco possegga un’importante divisione (seppure localizzata a Bolzano), dedicata alla produzione di veicoli militari; e, comunque, in generale, alla presenza, sul territorio, di imprese con un’importante valenza militare, come l’Avio.
Questa tradizione di industria militare (che, oggi, significa, “tout-court”, industria di alta tecnologia, grazie alle sinergie con il trasporto civile e con lo spazio) è un patrimonio che nessuno intende abbandonare, come è testimoniato dal fatto che, sotto l’egida della Regione Piemonte, è stato creato il Polo Aerospaziale Piemontese. La presenza sul territorio di questo tipo di industria è fonte non solamente di opportunità, bensì anche di problemi, come dimostrano, per esempio, i difficili rapporti fra Alenia ed Enti territoriali in relazione allo spostamento a Cameri della produzione dell’F-35.
La Regione potrebbe essere più presente sui temi dell’industria aerospaziale, rappresentando anche, quando necessario, nei confronti di controparti nazionali ed internazionali, le esigenze delle realtà industriali presenti sul territorio.
La problematica connessa con l’industria piemontese aerospaziale e della difesa costituisce, tra l’altro, un’ottima esemplificazione di come, nonostante le trasformazioni indotte dalla globalizzazione, la problematica connessa alla difesa nazionale sia e resti sempre presente nel pensiero delle popolazioni e dei loro governanti. La realtà è che, anche nel XXI Secolo, dominato dalla moderna globalizzazione e dalle organizzazioni internazionali e sovrannazionali, la difesa è comunque necessaria, come fatto di sicurezza del territorio, ma anche come elemento di peso politico nel contesto internazionale, in quanto la disponibilità a mettere, o a non mettere, a disposizione, di determinate operazioni internazionali, le proprie capacità belliche, oppure anche solamente la propria capacità di mobilitazione industriale (basi militari, centri di ascolto, servizi logistici), costituisce un’importante “merce di scambio” per importanti trattative internazionali.
Tutti gli Stati hanno capito questo fatto, e sanno fare un accorto uso politico di queste loro risorse. L’Italia e l’Europa seguono, come è noto, rispetto a buona parte degli attori comparabili presenti sulla scena mondiale, un corso assolutamente moderato. Le loro risorse belliche sono di gran lunga inferiori alle loro potenzialità, e sono anche utilizzate con molta parsimonia. Tuttavia, ci vogliono. Infatti, già così, l’Europa non è mai presa, a nostro avviso, sufficientemente sul serio a livello internazionale in nessuna occasione. Se, poi, non disponesse neppure di un minimo di forze armate, la situazione risulterebbe, se possibile, ancora peggiore.
Si dice, giustamente, che la situazione attuale è sbagliata, che l’Europa spende inutilmente le proprie risorse in decine di piccoli eserciti fra di loro incompatibili. Tutto ciò è verissimo: e, tuttavia, se, da almeno 15 anni, esistono precisi progetti per una forza di difesa comune, ma nessuno li “tira fuori dal cassetto”, vuole dire che le difficoltà di fare emergere un progetto logico e condiviso sono molto grandi.
A questo proposito, crediamo che anche i territori ove sono localizzati elementi importanti del sistema di difesa (in questo caso, per ciò che concerne l’industria militare, il Piemonte) debbano dire la loro, in particolare per ciò che concerne le ricadute industriali e tecnologiche
Regions of Alpes-Méditerranée have Interest to Market jointlly worldwide their Touristic objects.Les Régions d' Alpes-Méditerranée ont intéret à commercialiser conjointement leurs ressources touristiques dans le monde. Die Regionen von Alpes-Méditerranée haben Interesse, ihre turistische Obiekte gemeinsam zu vermarkten.
L' Italia in generale, e il Piemonte in particolare, presentano una concentrazione eccezionale di risorse paesaggistiche, storiche, culturali, turistiche ed enogastronomiche.
Tuttavia, occorre anche dire che l’Europa in generale è la maggiore meta turistica del mondo, e che, all’interno dell’Europa, l’area delle Alpi Occidentali contiene, a nostro avviso, una delle maggiori concentrazioni di luoghi di interesse, per i visitatori, per i turisti e per coloro che vogliono trasferirvisi per la piacevolezza del nostro modo di vivere.
Intanto, l’area delle Alpi Occidentali è baricentrica all’interno dell’Europa Occidentale, e, di fatto, agevolmente raggiungibile (come dimostrano gli sciatori settimanali) dalla Penisola Iberica, dalle Isole Britanniche, dalla Scandinavia e dall’Europa Centro-Orientale.Essa contiene alcuni dei luoghi dotati di maggiore risonanza storica e letteraria d’Europa: il Monte Bianco, il Cervino, il Monte Rosa, la Provenza, la Costa Azzurra, il Lago Lemano; altre grandi attrazioni turistiche, dal Museo Gallo-Romano di Lyon a quello egizio di Torino, il Lago Maggiore e Portofino.Contiene, altresì, monumenti storici di importanza non soltanto regionale, bensì anche nazionale ed europea, come, per esempio, il Mont Bégo, i luoghi del Risorgimento Italiano, i Palazzi della Società delle Nazioni e delle Nazioni Unite a Ginevra.Questo territorio conserva la memoria di grandi fatti storici, come la cultura provenzale, le riforme di Valdo e di Calvino, la proclamazione del Regno d’Italia.
Questo “blocco” compatto di Regioni, che presentano una grande affinità fra di loro, si presta egregiamente a campagne cooperative di promozione del territorio, innanzitutto per ciò che concerne il turismo, soprattutto intercontinentale, nel quale possono non essere illogici dei “tours” onnicomprensivi che comprendano, ad esempio, Lemano / Monte Bianco / Castelli del Piemonte / Liguria e Costa Azzurra, oppure “giri tematici” come, per esempio, “I castelli” o “I paesi vinicoli”.
Ma anche nel campo culturale, esistono enormi possibilità di sviluppo, nel caso in cui le regioni frontaliere non si limitassero ad utilizzarle solamente per obiettivi di carattere provinciale, bensì organizzassero mostre itineranti, convegni plurimi, produzioni cinematografiche, volte a mostrare alcuni aspetti della storia e della cultura dell’Euroregione, aventi un interesse per la storia europea e mondiale, come, per esempio, sulla cultura provenzale, sui grandi condottieri sabaudi nella storia d’Europa, sul Valdismo in Europa, su Nostradamus e Rousseau in viaggio attraverso le Alpi Occidentali, sulle avventurose vicende dei Fratelli De Maistre, sulle connessioni internazionali nel Risorgimento Italiano, sulla personalità di Duccio Galimberti.
Infine, nel campo della promozione immobiliare, il Piemonte avrebbe tutto da guadagnare da un’attività di riflessione congiunta sull’indirizzamento dei flussi turistici e sulle possibilità di cooperazione di carattere immobiliare. Films come “Il vento fa il suo giro” (che ha avuto un inaspettato successo di cassetta, nonostante il budget veramente amatoriale), dimostrano come sia sentito il problema di un migliore utilizzo (anche di tipo transfrontaliero) del territorio piemontese, come luogo che non ha perso la sua autenticità, ed in cui anche altri Europei possono ricominciare una vita attiva, ma a contatto con la natura e senza i condizionamenti della grande metropoli.
Soprattutto aree come l’Alta Langa e l’Alto Monferrato, confinanti con la Liguria ed oramai a distanze minime (in autostrada) dalle grandi metropoli del Nord, ma anche dalla Svizzera e dalla Germania, potrebbero trarre grande giovamento da questa impostazione.
Piedmont has all Necessary Resources for Alternative Energies.Le Piémont a toutes les ressources pour les nouvelles énergies. Piemont verfuegt ueber alle Voraussetzungen fuer die Entwicklung neuer Energien
La scelta circa le nuove politiche energetiche da adottarsi, a livello mondiale, europeo, nazionale e regionale, sono influenzate da una quantità molto ampia di fattori, che vanno da una giusta preoccupazione, ispirata al “Principio Precauzione”, per il futuro del mondo, minacciato dal consumo indiscriminato di energia, a considerazioni strategiche circa gli approvvigionamenti, agli interessi, delle industrie nazionali, a piazzarsi ciascuna nelle posizioni migliori quanto alle tecnologie per le nuove fonti energetiche, a preoccupazioni, infine, per il risparmio energetico, la qualità generale dell’ambiente e della vita, e così via.
Ovviamente, in tali decisioni, concernenti le nuove fonti energetiche, il livello regionale è, forse, concettualmente, l’ultimo, giacché le decisioni fondamentali, sull’inquinamento atmosferico, sull’approvvigionamento energetico, sui regimi fiscali incentivanti, vengono assunti ad altri, superiori, livelli.
E, tuttavia, ciò non toglie che, avvalendosi delle prerogative ad esse spettanti in determinate materie - come, per esempio, gli incentivi alla ricerca scientifica -, talune Regioni, e, fra le prime, la nostra, abbiano, lodevolmente, deciso di porsi all’avanguardia, tanto per ciò che concerne la ricerca, quanto la sperimentazione, delle nuove energie alternative.
Questo, soprattutto, per ciò che concerne il futuro, e, ciò, in particolare, grazie alla Convenzione stipulata recentemente fra il Piemonte e la Puglia, la quale ultima ha una posizione particolare per ciò che riguarda le nuove energie, sia per il ruolo che la legislazione italiana attribuisce all’Italia meridionale nel campo dell’eolico, sia per la presenza, a Monopoli, di un’Università dell’Idrogeno. La Regione Piemonte ha appena annunziato la creazione di molte nuove centrali fotovoltaiche anche in Piemonte.
Inoltre, il Politecnico di Torino ed il Centro Ricerche Fiat sono all’avanguardia per ciò che riguarda le automobili pulite, ed, in particolare, le automobili “ibride”. Le particolari competenze del Gruppo Fiat nel settore delle automobili “pulite” hanno costituito un particolare “atout” per il Gruppo, per potersi proporre come “partner” credibile del Governo Americano nel salvataggio del Gruppo Chrysler.
Infine, con Maire Engineering (ex Fiat Engineering), Torino vanta una lunga esperienza nel campo della progettazione e gestione di impianti energetici in tutto il mondo.
Perfino nel settore nucleare, il Piemonte aveva acquisito delle esperienze con la Centrale di Trino e con i depositi di Saluggia (ancora in attività).
Ovviamente, chiunque sarà a governare la Regione, non potrà esimersi dal riprendere questa preziosa eredità, e da cercare di svilupparla ulteriormente. Tuttavia, nulla va dato per scontato. I meccanismi che hanno portato agli attuali impegni del territorio in campo energetico risentono anch’essi di una serie di vizi e limitazioni: sensazionalismo propagandistico, eccessi di tecnicismo, verticismo, che vanno rivisti e corretti.
Inoltre, non si sono, a nostro avviso, colte appieno le potenzialità della nostra Regione in tre aree:
a)lo sviluppo con il supporto regionale di nuovi modelli di business fondati sulle energie alternative (come, per esempio, quelli legati alla tecnologia dell’idrogeno per l’automobile);
b)l’attrazione verso il Piemonte delle sedi delle società energetiche, che hanno sede a Milano e Roma, anche quando sono nate a Torino;
c)le potenzialità di promozione a livello mondiale delle competenze piemontesi nella costruzione e gestione di impianti energetici innovativi(Progetto di internazionalizzazione dell’industria energetica piemontese).
Short Analysis of Ethnic Diversity in Piedmont. Brève analyse dela différence ethnique au Piémont.Kurze Einleitung zu den ethnischen Unterschiede unter den Voelkern Piemonts
Come già enunziato altrove, il Piemonte è storicamente molto variegato, e culturalmente diversificato, in modo non diverso dalla vicina Svizzera, con la quale condivide certi aspetti linguistici, etnici, storici e culturali. Dal punto di vista etno-linguistico, il Piemonte può essere distinto in due fondamentali “blocchi”: da un lato, le pianure e le colline, già facenti parte dell’Italia Augustea (Gallia Cisalpina e Liguria), e, dall’altro, le Alpi, già facenti parte delle tre “Province Alpine”.
Nel primo blocco, prevale, tradizionalmente, il dialetto piemontese, che alcuni considerano una lingua, facente parte delle “parlate gallo-italiche”(anche se in aree importanti, come Verbano, Cusio e Ossola, oltre che il Tortonese, la parlata è lombarda, e, nell' Ovadese, è ligure.
Nel secondo, prevalgono parlate allogene: Provenzale, Franco-Provenzale, Francese e Walser.In passato, queste aree allogene avevano una maggiore influenza nella Regione, in quanto potevano riallacciarsi alle aree etno-linguistiche d’origine (i Walser, al Sacro Romano Impero; i Francesi ed i Franco-Provenzali, alla Francia; i Provenzali, alla Contea di Nizza, alla République des Escartouns ed al Delfinato; i Valdesi, agli Stati protestanti del Nord; tutti, agli Stati Sabaudi quale Stato Europeo transfrontaliero, multinazionale e multiculturale).
Ad esempio, i Valdesi, originari di Lione, avevano costituito, nel Medioevo, un’isola di autonomia culturale e religiosa, ed avevano esercitato, al tempo della guerra Franco-Piemontese, una decisa influenza, non solo sugli esiti della guerra e sulla nascita del Regno di Sardegna, ma, perfino, sull’equilibrio delle forze a livello europeo. Successivamente, essi, in quanto maggiore comunità protestante, hanno costituito anche il polo di aggregazione di tutti i Protestanti d’Italia. Anche i Provenzali avevano dato, nel Medioevo, il loro contributo alla cultura del Piemonte, attraverso l’attiva presenza dei Trobadors presso le corti feudali del Piemonte Meridionale, e, soprattutto, del Marchese Bonifacio del Monferrato.
Con la creazione dello Stato sabaudo, l’inurbamento e l’industrializzazione, questi territori avevano perduto la loro importanza come aree di passaggio all’interno di realtà politiche ed economiche europee, transfrontaliere e multiculturali, riducendosi a territori di montagna caratterizzati dallo spopolamento e dalla povertà.
Durante la 2ª Guerra Mondiale, i popoli alpini hanno avuto un’importante occasione di affermare la propria identità, costituendo un importante supporto logistico ed una base di reclutamento del movimento della Resistenza. In particolare, essi hanno fornito un fondamentale contributo allo sviluppo del pensiero federalistico ed alle idee di autonomia locale, inviando i loro rappresentanti a stipulare a Chivasso, insieme agli autonomisti valdostani, la Carta dei Popoli Alpini.
Dopo la 2ª Guerra Mondiale, le zone alpine piemontesi non avevano neppure potuto fruire dei vantaggi dell’autonomia concessa alla Valle d’Aosta (che era stata staccata dalla Provincia di Ivrea), ed avevano avuto, come unica risorsa, il turismo, il quale, per altro, soprattutto nelle forme in cui si manifestava in quegli anni (attraverso la cementificazione e le seconde case per il fine settimana), tendeva a cancellare ancor più le identità locali ed a ridurre ulteriormente i momenti di aggregazione delle popolazioni locali.
Solamente negli ultimi anni, grazie al movimento, a livello europeo, per il riconoscimento delle identità locali, grazie alle politiche europee per la cooperazione transfrontaliera ed alle legislazioni locali a favore della montagna e delle lingue minoritarie, si assiste ad un fenomeno di riqualificazione delle culture locali, che passa attraverso la creazione di centri di cultura locale, l’insegnamento delle lingue locali, una politica urbanistica rispettosa del patrimonio naturale e delle tradizioni architettoniche, il rilancio dell’artigianato e delle industrie agroalimentari, la diffusione transregionale delle culture locali.
Negli ultimi anni, gli sforzi analoghi che si stanno compiendo in tutto l’arco alpino, dalla Provenza alla Svizzera, dall’Austria alla Croazia, hanno trovato la propria consacrazione nella Convenzione delle Alpi, con l’ambizioso scopo di coordinare tutte le molteplici iniziative che si stanno svolgendo a livello europeo, nazionale, regionale e locale.
Un ultimo accenno: è in corso, a livello nazionale, una campagna per l’abolizione delle Province. E, in effetti, le Province sono estranee alle nostre tradizioni storiche, in quanto alla Provincia di Torino non corrispondono né il Marchesato di Torino, né quello di Susa, né il Comune di Chieri, ecc.. Inoltre, le Province non tengono conto delle minoranze etniche, le quali sono, per altro, decentrate e poco popolate.
E, tuttavia, giacché è impensabile che all’abolizione delle Province non subentri una qualche realtà alternativa (come, per esempio, le Città Metropolitane e le Comunità Montane), più o meno sulla falsariga degli “Stadtkreise” e dei “Landkreise” tedeschi, ci permetteremmo sommessamente di suggerire una Comunità delle Valli Occitane, una Comunità Franco-Provenzale, una Comunità Valdese ed una Comunità Walser.