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martedì 28 giugno 2011

UNA NUOVA CAMPAGNA PER I DIRITTI UMANI E CIVILI

E.I.'Campaign for Human and Civil Rights. La campagne d'IE pour les droits civils et humains.
E.I Kampagne fuer Menschen-und Zivilrechte.


Come nostro primo contributo al dibattito che crediamo di avere aperto con il MANIFESTO: IL MONDO DELLA CULTURA CONTRO LO SFASCIO DELL'IDEALE EUROPEO, pubblichiamo questo contributo sul tema specifico dei diritti umani e civili.

E'imprescindibile (anche solo per salvaguardare le condizioni stesse di vivibilità del nostro Continente) la nascita di un movimento culturale e politico capace di analizzare la situazione dell’ Europa nel presente contesto storico, di proporre una cultura a questo adeguata, di coordinare le forze sociali, sparse nel Continente, disponibili a lavorare per l’ Europa (il “PATRIOTTISMO EUROPEO”), e, infine, di guidare una trasformazione del quadro culturale, delle forze politiche e dell’ assetto istituzionale, secondo nuovi orientamenti, da un lato congruenti con l’identità di quest’ ultimo, e, dall’ altro, con l’attuale contesto storico. E’ ovvio che tutto ciò non si potrà fare in un solo giorno, in una sola tappa, con un unico strumento. Ma dovrà essere fatto.

E, come dicevano I Padri Fondatori, andrà fatto “ripartendo dalla cultura”, cioè non già dalla fotografia sociologica degli attuali abitanti dell’ Europa, né dalle attuali istituzioni, bensì da una libera riflessione su ciò che siamo, su ciò che vogliamo essere, con quali percorsi poterlo conseguire.

Detto così, quanto sopra potrebbe sembrare un compito immane, che può spaventare. Perciò, vorrei invece attirare almeno la Vostra attenzione su un tema che non è solo prioritario tanto dal punto di vista tattico, quanto da quello strategico, ma è addiritura improcrastinabile: IL RUOLO DELL’ EUROPA QUALE BALUARDO DI LIBERTA’ E DI CULTURA PER IL MONDO INTERO.

Le vicende della storia contemporanea, che ci vengono vendute come una storia di progressivi ampliamenti della libertà per tutti, rivelano, in realtà, giorno per giorno, una perdita sempre maggiore di quest’ultima, travolta dalla convergenza sempre più stretta fra tecnologia, ideologia, mass media, conformismo e complesso burocratico-militare, che rischiano di cancellare addiritura l’umanità, se non come specie, almeno come portatrice di identità..

Già le tecnologie attualmente in uso (“intelligence elettronica”, internet, sistemi d’ arma “intelligenti”,multimedialità), insieme alle ideologie della “modernizzazione” e dell’ “esportazione della democrazia” rendono possible, ad un unitario centro ideologico, politico, culturale e militare mondiale, di controllare, e, potenzialmente, reprimere, i comportamenti e i pensieri di miliardi di abitanti del globo, senza che questi praticamente neppure se ne accorgano, il che comporta anche una militarizzazione competitiva di tutti i Paesi del mondo. In America, il numero degli addetti ai servizi segreti (più di 1 milione) supera quello dei membri delle Forze Armate. La convergenza delle ideologie verso un imprecisato “centro” ha ridotto enormemente, rispetto agli Anni ’70, l’offerta di progetti politici. Gli sviluppi in corso, nell’ intelligenza artificiale, nella bioingegneria e nella cibernetica renderanno possible, fra brevissimo, addiritura condizionare dall’ esterno una gran parte dell’ Umanità, a mano a mano che questa farà ricorso a social networks più sofisticati e alle nuove scoperte della biomedica, come i trattamenti elettronici del cervello, che collegheranno direttamente quest’ultimo con il “sistema” dell’intelligenza artificiale centralizzata e con varie forme di automatismi, fino a che (si dice nel 2030), le machine prenderanno finalmente il sopravvento sull’uomo.

La mancata riduzione del bilancio militare americano sta provocando in tutto il mondo una nuova corsa agli armamenti, soprattutto per ciò che concerne la guerra cibernetica, il controllo digitale del territorio, i“robot in grigioverde”, i droni, la militarizzazione dello spazio. In questo contesto, le possibili nuove proposte culturali vengono sommerse dalle opposte propagande, che impongono rumorosamente i loro temi nello spazio pubblico.

L’Europa, obiettivamente “defilata” rispetto a questa dialettica, ha l’enorme opportunità di mobilitare il suo formidabile apparato culturale per svelare le vere ragioni di quella conflittualità generalizzata, tentando di elaborare un’ autentica sintesi, capace di fondare una politica comune di controllo delle sue pericolose tendenze. Tale sintesi non potrà essere fondata su un unico filone culturale, sviluppatosi in alcuni Paesi dell’ Occidente, bensì sulla retta comprensione di tutte le grandi tradizioni culturali.

Per poter esercitare, in questo processo, un ruolo attivo, l’ Europa dovrà, per prima, ripristinare, al suo interno, le necessarie condizioni di libertà culturale e politica, ed aprire uno spazio di dibattito di livello europeo. Per questo motivo, occorre aprire innanzitutto una battaglia sui diritti umani e civili, che sono sanciti, dal Diritto Europeo, con il massimo di precisione, ma che sono, in realtà, talmente disapplicati da provocare una vera e propria alterazione dell’equilibrio sociale e politico a favore di un ristretto “establishment” .Basti pensare alla pratica inesistenza dei diritto alla privacy e dell’antitrust (il che impedisce un’espressione veramente libera del pensiero e ci assoggetta alle grandi concentrazioni dell’ industria culturale), e al non riconoscimento dei diritti delle “nazioni senza stato”(il che trasforma addiritura in “minoranze” quelle che in realtà sono “maggioranze”- come per esempio, gli Scozzesi, i Russofoni, ecc..-), e comunque altera sostanzialmente gli equilibri politici (i 10 milioni di Rom e i molti milioni di islamici, cittadini europei, i quali non hanno certo una rappresentanza adeguata al loro numero), contribuendo cos’ sempre più ad uno sbilanciamento culturale e politico del Continente verso Occidente.

Un movimento che sapesse appropriarsi di questi temi potrebbe avere un seguito in Europa, e che un’ Europa che li facesse propri potrebbe farsi sentire nel mondo, unica dimensione in cui si può contrastare l’ inaudito attacco in corso contro i diritti effettivi, il quale viene oggi condotto nel nome di diritti inventati, che interessano, semmai, ristrette minoranze di privilegiati dalla globalizzazione.

martedì 21 settembre 2010

EVET!

Affirmative Vote at Turkish Referendum Confirms Trend Towards Europe.Le vote affirmatif dans le referendum turque confirme l’orientation en faveur de l’Europe.Bejahende Volksabstimmung in türkischem Referendum bestätigt Richtung nach Europa.



La Turchia non cessa di suscitare l’interesse degli osservatori politici grazie all’attivismo in tutti i campi del Governo Erdogan.

Attraverso il recente referendum, il Governo dell’AKP è riuscito, nello stesso tempo, a “centrare” due diversi obiettivi:

- indebolire le obiezioni dell’Unione Europea circa la non completa democraticità della Turchia, così eliminando uno dei principali pretesti contro la sua adesione all’Unione;

- infliggere un colpo all’opposizione militare e laicistica, attraverso l’eliminazione di molte norme che, fino a ieri, garantivano, da un lato, un diritto di veto contro le decisioni del Parlamento e del Governo, e, dall’altro, l’immunità degli alti ufficiali dalla persecuzione giudiziaria dei reati contro i diritti umani compiuti in occasione dei passati colpi di Stato.

Il referendum apre, così, la porta ad una completa riforma della Costituzione, con la possibilità di legalizzare completamente l’associazionismo islamico.

La Turchia rappresenta, sempre di più, un chiaro esempio di come, in un’epoca in cui vi è la tendenza ad imporre in modo autoritario l’omologazione culturale indotta dalla globalizzazione, la democrazia si riveli un potente strumento di difesa delle identità e delle differenze culturali.

Non casualmente, nel recente “forum”internazionale in Russia per commemorare il primo millennio della Città di Jaroslavl’, anche il Presidente Medvedev ha lanciato un’ampia offensiva nel senso della democratizzazione della Russia ,abbinata alla riproposizione del progetto di un nuovo patto per la sicurezza europea.

In tale modo, Russia e Turchia, pur non venendo considerate come possibili candidate in tempi brevi all’ingresso nell’Unione Europea, divengono, di fatto, due elementi motori della sua dialettica interna.È significativo che si moltiplichino studi di Think Tanks legati al Cremlino, che ipotizzano varie forme di integrazione della Russia nella NATO e nella UE.

Tutto ciò con una singolare coincidenza con studi di origine americana ed europea che segnalano un significativo spostamento nell’opinione pubblica europea, favorevole alle politiche del Presidente americano Obama, ma sfavorevole alla prosecuzione della “leadership”, all’interno dell’Occidente, da parte degli Stati Uniti. In definitiva, si prospetta un “Occidente allargato”, comprendente anche Russia e Turchia (oltre, eventualmente, ad alcuni Stati turcofoni e slavofoni ex-sovietici), ma in cui la leadership sarebbe destinata a spostarsi gradualmente “verso Oriente”.

venerdì 12 febbraio 2010

EUROPARLAMENTO DIFENDE PRIVACY EUROPEI

EU-Parliament Blocks Agreement with CIA Limiting Banking Privacy. Parlement Européen bloque accord avec CIA limitant la confidentialité bancaire.EU-Parlament blockiert CIA-uebereinkunft gegen Bankgeheimnis.



Il Parlamento Europeo ha bloccato un accordo, raggiunto dai Governi negli scorsi giorni con le Autorità americane, in forza del quale l' Europa stessa avrebbe obbligato il consorzio interbancario internazionale Swift a comunicare agli Stati Uniti i dati delle transazioni bancarie degli Europei.

Questo accordo era stato reso necessario dalla decisione di Swift di trasferire in Europa i servers precedentemente in America. In tal modo, la cooperazione di Swift con le Autorità americane, durata dall' 11 Settembre, non può più essere basata sulla legge americana, bensì richiede, per poter esere attuata, una base giuridica in Europa. Pertanto, i dati, accessibili alla CIA da 10 anni, non lo saranno più senza una procedura approvata dal Parlamento Europeo.

Il voto ha dimostrato che il Parlamento Europeo, quando vuole, può incidere anche su questioni di carattere fondamentale.Così facendo, ha dimostrato di volere esercitare energicamente i diritti di veto appena concessigli dal Trattato di Lisbona

Tecnocrazia contro tutela della persona

Infatti, la questione dei dati elettronici fa parte del "campo di battaglia" complessivo fra le due grandi tendenze che dividono in modo trasversale la società contemporanea.

Da un lato, i fautori della globalizzazione tecnocratica, i quali ritengono che i progressi tecnici conseguiti e progettati nell' ambito dell' attuale modello di sviluppo costituiscano il bene supremo da difendere con qualunque mezzo. Di conseguenza, la libertà di pensiero, di religione, di parola, di associazione, di manifestazione, e perfino economica, debbono essere subordinate a questo supremo obiettivo.

Dall' altro, coloro i quali ritengono che l'obiettivo dell' Umanità resti il massimo dispiegamento della personalità di ciascuno. Di conseguenza, gli obiettivi, seppur validi, della concordia fra i popoli, della pianificazione razionale, dello sviluppo economico, della sicurezza collettiva, debbono cedere quando possano compromettere la libera esplicazione della personalità umana.

I primi insistono che il massimo dispiegamento della potenza trasformatrice della tecnica non è possibile senza porre sotto pesante controllo le diversità che caratterizzano l' umanità, provocando dialettiche culturali e politiche estranee alle esigenze puramente tecniche. Questo "blocco" implica una visione in un certo senso "militare" (di tipo schmittiano) dei rapporti interpersonali ed internazionali, dove ogni cittadino è un potenziale "diverso": ogni "diverso" è un "avversario", ogni "avversario" è un potenziale "nemico", ogni potenziale "nemico" è un potenziale "combattente", e ogni potenziale "combattente" è un potenziale"terrorista".A questo punto, i normali cittadini debbono essere tenuti sotto controllo permanente, perchè potrebbero rivelarsi dei "diversi", e i "diversi" vanno comunque combattuti, perché potrebbero diventare "terroristi". Questa dialettica porta al dissenso, alla radicalizzazione e all' incremento della conflittualità.

Le idee dei secondi hanno trovato attuazione nella Carta di Nizza, il più completo documento di tutela dei diritti personali e sociali.

I fatti dell' 11 Settembre sono stati assunti , invece, come pretesto per imporre in tutto il mondo la logica del primo tipo cui sopra. Se ogni "diverso" è sospetto, occorre una "guerra infinita", per rendere tutti "eguali".In nome di questa "guerra" si può fare qualunque cosa.

La tesi opposta è che, intanto, questa "guerra infinita" vada fermata (come tutti i politici dicono di voler fare). Se, dopo 10 anni, non sì è ancora riusciti a bloccare i "terroristi", e gli stessi Stati belligeranti riconoscono che non sono più "terroristi", bensì "insorti",ciò significa che stiamo parlando di uno specifico territorio e di uno specifico scenario bellico. Non si può coinvolgere il mondo intero in una guerra che riguarda solo pochi. Dopo 10 anni, non si può controllare indefinitamente in modo poliziesco il territorio del mondo solo perchè c'è la guerriglia in Afganistan, in Pakistan, in Irak, in Palestina e nel Golfo di Aden. Se lo scopo è quello di evitare il rischio, assai potenziale, che qualcuno venga ad imporci una dittatura islamica, questa non è una buona ragione per imporci fin da subito una reale dittatura poliziesca.

Dal punto di vista dei difensori della "privacy", le invasioni nella sfera privata del cittadino, anche se, apparentemente, circoscritte, come quelle sui dati bancari, una volta inserite in un contesto più generale, che va dalle extraordinary renditions ai campi di concentramento, dalla detenzione a tempo indeterminato e senza processo alla censura sui libri di testo delle scuole, dalle interferenze partitiche sulle televisioni e sul cinema ai centri di ascolto intercontinentali sulle comunicazioni, dal controllo delle scatole nere del "web" fino all' oscuramento dei siti, incomincia ad assomigliare ad un complessivo disegno totalitario per schedarci e per disciplinarci.

Un modello europeo di difesa della "privacy" e della libertà di espressione

La ricerca dell' identità europea è anche quella di un modello armonioso di contemperamento fra le esigenze di sviluppo della persona e quelle del controllo sociale.Controllo che non si limita alle misure di polizia, ma comprende anche la promozione dall' alto di una "memoria condivisa", e l' imposizione della cultura del "politicamente corretto". Tale contemperamento si situa perciò ben lontano dall' attuale "vulgata", secondo cui ideologie lontane da quelle dominanti sono considerate come una patologia che sconfina col delitto.

La tanto decantata "Magna Charta"e il Giuramento del Ruetli, che, secondo la vulgata storiografica, costituiscono l' origine storica del costituzionalismo liberaldemocratico moderno, contenevano in bell' evidenza addirittura il "diritto di resistenza" dei sudditi, riconoscuto perfino dalla filosofia scolastica, e che, oggi, invece, viene strenuamente negato a chi non si identifichi con il "mainstream".Ciò vale non solo per coloro che dissentano dalle guerre in Medio Oriente, ma anche per il fronte opposto, come sta succedendo con il processo in corso in Olanda contro l' On.le Geert Wilders, accusato di incitamento all' odio contro l' Islam

La tutela dalle forme di controllo poliziesco, come la politica della "privacy" ha come presupposto il fatto di concepire i cittadini come originariamente dotati di libertà, e quindi anche di non accettare le scelte della maggioranza.

A nostro avviso, dev' essere mantenuto almeno il diritto al dissenso, anche se radicale, purché non si traduca in atti di violenza. Ricordiamo che, ai tempi ,tanto vituperati, della nostra gioventù, erano perfettamente accettati dal sistema gruppuscoli intellettuali che predicavano rivoluzioni di sinistra o di destra; erano ben rappresentati in Parlamento partiti di radicale, anche se pacifica, alternativa al sistema, e partecipavano perfino alla dialettica governativa partiti che miravano a modifiche sostanziali. Oggi, invece, le posizioni estreme vengono sempre più criminalizzate e soggette a misure amministrative.

I controlli di vario genere volti a salvaguardare la sicurezza dello Stato vanno svolti in modo tale da non soffocare la libertà e la diversità fino al punto da rendere impossibile la dialettica delle idee, e, quindi, il cambiamento.

Le cessioni di libertà non possono, in nessun caso, essere fatte a favore di Autorità straniere, ma, al massimo, a favore dell' Europa, sotto lo stretto controllo della Carta di Nizza, della Corte di Giustizia Europea e del Parlamento Europeo.SEcondo i Parlamentari Europei, e secondo alcuni degli stessi politici nazionali che avevano approvato l' accordo, questo era contrario ai principi "costituzionali" europei, fra i quali quelli della proporzionalità e della reciprocità. I controlli polizieschi e quelli di carattere militare possono essere necessari, ma solo se, e nella misura in cui, i primi siano legittimati dalla magistratura con adeguati mandati di perquisizione, e i secondi si svolgano in territori in cui vige il diritto bellico.I giuristi europei dovrebbero sviluppare una ben precisa "expertise" in questo campo.

Infine, non possono essere forniti ad Autorità straniere dati sensibili di carattere economico che possano compromettere la sicurezza economica internazionale dell' Europa, come sta accadendo oggi con l' attacco all' Euro.Anche per questo , gli Europarlantari hanno impostato il dibattito su questo tema come una forma di lotta per la sovranità europea. er tutti questi motivi avevamo formulato, in un precedente "post", la provocatoria proposta di formare una sorta di "intelligence economica" dell' Europa, che vegliasse su questa tormentata frontiera, essendo sottoposta alla legge ed ai tribunali europei.

Ignoriamo in che modo il legislatore comunitario intenda intervenire per colmare la lacuna venutasi a creare con la bocciatura dell' accordo. Ciò che è certo è che intendiamo essere ben presenti sul tema, seguendone tutti gli sviluppi.

giovedì 4 febbraio 2010

IL FUTURO DELLA LIBERTA'

Fini's Book Stimulates Reflexion and Critics.Le livre de Fini stimule la reflection et la critique.Fini's Buch reizt Ueberlegung und Kritik.



Rientra certamente nei compiti delle figure istituzionali, come il Presidente della Repubblica e quello della Camera, esprimere in modo persuasivo le convenzioni culturali che stanno alla base del sistema politico di cui sono rappresentanti, ed invitare le giovani generazioni ad aderirvi.

Perciò, non resta che da applaudire al fatto che i nostri Presidenti lo facciano autorevolmente.

Una tipica espressione di questa attività è il libro di Giancarlo Fini, "Il Futuro della Libertà"(Edizioni Rizzoli).

Tuttavia, è, a nostro avviso, altrettanto ovvio che tale tipo di pubblicistica, proprio per la sua natura e la sua genesi, corra il rischio di lasciare un poco un senso di incompletezza, se si pensa alla complessità delle questioni che essa affronta, e alle rigidità entro cui le posizioni istituzionali in genere sono costrette ( al contrario di quelle dei "bloggers").

La storia della libertà

Concordo con l' idea di fondo di Fini, vale a dire che il tema della libertà sia il più critico per le giovani generazioni, ma credo che visioni irenistiche, come quella offerto dal libro di Fini, corrano il rischio di indebolire, più che rafforzare, la consapevolezza dei giovani per il problema, e la loro disponibilità a battersi per esso.

L'identificazione della storia con la storia della libertà è una grande tradizionieitaliana, di cui il massimo rappresentante fu Benedetto Croce(di cui, stranamente, non si parla più). Un limite di questa impostazione è quella di fare perdere il senso della complessità della storia, ma, soprattutto, del concetto di libertà.

Come Fini giustamente ricorda verso la fine del libro, occorre distinguere una "libertà negativa"(libertà da ingerenze altrui) e una "libertà positiva"(libertà di fare delle specifiche cose concrete). Filosofi e teologi ci ricordano che esiste anche una "libertà morale" (libertà di fare il bene, qualunque cosa questo sia).

Esempio della prima: poter vivere in un' isola deserta, senza seccatori.

Esempio della seconda: poter essere curato in un ospedale.

Esempio della terza: avere il coraggio di rifiutare un ordine disumano, affrontando la morte.

Bene, contrariamente alla "storia della Libertà" che ci viene costantemente insegnata, la storia non procede necessariamente ed incontrovertibilmente verso un incremento indiscriminato della libertà. Anche perchè i tre tipi di libertà non sono paralleli, ma si condizionano (e, talvolta, si escludono) a vicenda.

Per esempio, la libertà negativa tende a diminuire sempre più, a mano a mano che il legame sociale si fa intenso, ed aumenta la "libertà positiva", qualla di ricevere "prestazioni" dalla società.Infine, la "libertà morale", difesa da Catone, Seneca, i Martiri della Legione Tebana, Bonhoeffer, Kolbe, ecc.... in genere ha modo di manifestarsi in tempi duri, in cui tanto la libertà positiva che quella negativa vengono negate.

La libertà oggi

Orbene, come si stanno muovendo, oggi, i tre tipi di libertà, e che cosa ci attende per il futuro?

La libertà negativa si sta certo affievolendo sempre più.Come rileva Conrad Lorenz, lo stesso sovraffollamento del pianeta costituisce l' attacco più violento a questa libertà. Non parliamo degli orari senza interruzione, delle luci e delle musiche sempre accese, della regolamentazione del traffico, ecc..

La libertà positiva, dopo avere conosciuto un vertice nell'Europa Comunitaria di fine secolo, dove si cumulavano le prestazioni materiali dell' "affluent society" di tipo capitalistico, con la più completa gamma delle prestazioni sociali del socialismo, sta subendo bruschi contraccolpi, in quanto, né il mercato è più in grado di garantire agli Europei una crescita quantitativa continua, né lo Stato è in grado di mantenere le vecchie prestazioni sociali.

Quanto, infine, alla libertà morale, essa è, oramai, praticamente inesistente, in quanto la stessa struttura antropologica che la sosteneva (fondata sulla civiltà classica)è stata minata in tuttio i suoi aspetti (rifiuto dei modelli dell' antichità e delle religioni trascendenti, funzionalizzazione e giuridicizzazione di tutte le decisioni, mancanza di veri margini di manovra per il singolo).

I pericoli per la libertà

Nel futuro, questo panorama tenderà a peggiorare in modo drastico.

La libertà negativa tenderà a scomparire nel modo più assoluto in un mondo di dieci miliardi e più di persone. Tutto sarà razionato e regolamentato. Qualunque atto ostile o di sabotaggio potrebbe provocare catastrofi immani: le Autorità saranno obbligate a controllare e reprimere senza remore qualunque anomalia. La robotica, la cibernetica e le tecniche elettroniche di controllo stanno fornendo strumenti spaventosi, come i "centri di ascolto" intercontinentali, la censura del web,i campi di concentramento "segreti",i "robot guardiani", i droni, lo "scanner del pensiero", ecc...

La libertà positiva, se ci sarà, si tradurrà in una progressiva sostituzione della macchina all' uomo.Per rendere tutti più intelligenti, e possibilmente egualmente intelligenti, si accrescerà la simbiosi fra l' uomo e il computer.Per garantire la salute e la longevità, si sostituiranno tutti gli arti, e perfino il cervello, con delle protesi. Lo stesso uomo verrà programmato biologicamente, poi tramutato gradualmente in un cyborg, e infine connesso ad una rete intelligente, di cui sarà solamente un "terminale"....L'eccesso di prestazioni tecnologiche e sociali si tradurrà cosìnella dipendenza totale da un universo macchinico organizzato a livello mondiale.Ideologia, informatica, cibernetica, finanza e tecnica saranno uniche a livello mondiale, e tutto ciò che si muove nel mondo sarà controllato centralmente in modo elettronico.

Le profezie di Zamiatin, di Capek, di Asimov, di Lem, di Huxley e di Oorwell si sono già realizzate: il futuro potrebbe essere molto peggio!

Un programma di battaglia per la libertà morale

La libertà diventa cruciale proprio perchè tende a sparire.In queste condizioni, quella che torna ad essere determinante è la libertà morale.

La fine della libertà negativa può essere scongiurata innanzitutto da una cultura critica, che veda i limiti dello sviluppo, e da un' educazione alla sostenibilità, che abitui ad accontentarsi di poco, come gli antichi.Poi, da un' attenzione accresciuta per gli aspetti anche procedurali della libertà. Per esempio: il diritto di parola, anche contro i dettati del "politicamente corretto"; il diritto alla "privacy" contro gli arbitri polizieschi e informatici; la tutela di tutti contro i trattamenti inumani e contro la detenzione abusiva, ecc.....Infine, la democrazia non già come "dittatura dei sondaggi", o "apoteosi della mediocrità", bensì come partecipazione quotidiana,agita e combattuta.

Che la libertà positiva non si traduca nella "trasfusione senza spargimento di sangue" , dall' umano alla macchina, può essere scongiurato solo da un rinnovato pensiero teologico, il quale, dedicandosi alla "cosa ultima", fornisca una leva contro l' autoreferenzialità della tecnocrazia. Tale pensiero, per essere operativo, non potrà essere disgiunto da una robusta cultura scientifica e tecnologica, capace di penetrare a fondo la dialettica delle "macchine intelligenti", di proporre alternative, di intervenire in tale dialettica, di limitarla, di condizionarla. Anche qui, bisogna difendere la "libertà delle religioni", cioè una laicità ben intesa, con creazione di uno spazio difeso, in cui la tecnocrazia non possa entrare, e la "libertà di ricerca", intesa come accesso agli aspetti più esoterici della tecnica, e libertà di critica della tecnocrazia.

Tutte queste cose si potranno realizzare solamente nella misura in cui si saprano utilizzare al massimo le sinergie fra le tradizioni liberali (che garantiscono l' "habeas corpus", il "due process of law" e la certezza del diritto), e quelle democratiche, che partono dall' originaria libertà positiva (il "diritto naturale"), per riconoscere il ruolo insostituibile delle formazioni sociali storiche (famiglia, città, professione), per poi costruire sistemi storici e concreti di partecipazione attiva di circolazione delle élties, di formazione dell'opinione, di deliberazione e di controllo. Quanto gli attuali strumenti normativi permettano tutto questo, va riverificato in ogni momento, soprattutto in una fase che, come dice Fini, è "costituente" (ma, a nostro avviso, più per l' Europa che per l' Italia).Vorrei solo ricordare, a quest'ultimo proposito, che l' unico soggetto politico che abbia seriamente intrapreso autonomamente l' impresa di scrivere la costituzione europea (nel 1944), il comandante partigiano piemontese Duccio Galimberti, lo fece scrivendo "in simultanea" (prima di essere ucciso), e la Costituzione Europea, e la nuova Costituzione Italiana. E' ovvio, infatti, che le due non potrebbero essere in contrasto fra di loro.

Come si vede, c' è un enorme programma di intervento culturale, educativo, scientifico, imprenditoriale, politico e giuridico.

A nostro avviso, solo sul presupposto di un siffatto programma sarà possibile lanciare un appello concreto ai giovani per la difesa della libertà.

Giacché la libertà è un valore tipicamente europeo, crediamo anche che il livello giusto per proporre un programma come quello sopra sia quello europeo.








giovedì 5 novembre 2009

LE ZUCCHE VUOTE DI HALLOWEEN


Cardinal Bertone against Judgement in Strasburg. Cardinal Bertone contre la décision de la Cour de Strasbourg. Kardinal Bertone gegen die Entscheidung von Strassburg.

Non si può negare al Cardinale Bertone una grande capacità di sintesi.In effetti, quel che resta sono le zucche vuote di Halloween. Simbolo della cultura nichilista delle nuove generazioni globalizzate. Simbolo di un grottesco spauracchio divenuto simbolo di una delle feste più sentite dai giovani. Simbolo di una cultura a suo modo religiosa, sintesi di antico paganesimo e moderno consumismo, che si impone come festa tipicamente americana e consumista, in alternativa alle festività tradizionali europee.Simbolo di un "double standard of morality" delle organizzazioni internazionali, che, mentre giudicano laici e liberatori i riti americani, giudicano bigotti e repressivi quelli degli altri.

Per carità, viva la libertà! Sia concesso a chi vuole festeggiare Halloween ed esibire i suoi simboli macabri e demoniaci, di farlo.Però, non si impedisca agli altri di esibire i loro simboli, siano essi immagini sacre o veli, kippah o bandiere.

Tra l'altro, alcuni politici italiani hanno, confusoriamente, accusato l' Unione Europea di avere adottato la controversa sentenza sul Crocifisso a scuola. Ma la UE è innocente: la Corte di Giustizia della UE è a Lussemburgo, mentre il tribunale che è adottato la sentenza è la COrte Europea dei Diritti dell' Uomo, tribunale indipendente, e, semmai, inquadrato nell' ambito del Consiglio d' Europa.