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venerdì 10 settembre 2010

YENI OSMANLILIK

Marmara Clash Sets New Trend in Turkish World Politics. La bataille sur le Marmara montre l’ aube d’une nouvelle politique mondiale de la Turquie. Kampf um Marmara Wegweiser einer neuen tuerkischen Weltpolitik.

“Osmanlilik” è un concetto ottocentesco . L’Impero Ottomano, insistentemente descritto, da parte della propaganda “occidentale” come il vertice dell’ oscurantismo e della barbarie, incapace di evolvere, fu, nei fatti, una creazione politica incredibilmente dinamica, la quale, nel giro di di 7 secoli, seppe incarnare le aspirazioni più diverse. Nel 13° secolo, gli “emirati turcomanni” della costa egea dell’ Asia Minore incarnarono una sintesi mirabile fra Islam, Bizantinismo e culture dell’ Asia Centrale; nel 14°, il primo Regno Ottomano seppe integrare popoli diversi, prevalentemente europei; nel 15°, si pose veramente come erede della civiltà bizantina, assorbendo territori profondamente grecizzati e divenendo anche, almeno ufficialmente, il protettore del Cristianesimo in quanto “Religione del Libro”; nel 16°, esso inglobò in modo non solo formale un’Ungheria, che divenne uno dei centri dell’ Impero, una Transilvania che fu uno dei Paesi più civili e tolleranti d’ Europa, e un’ Ucraina che fornì a Solimano il Magnifico la sua coltissima favorita Roxana, a cui dedicò alcune delle più belle poesie della letteratura turca; nel 17° secolo, la Turchia era, ormai, la maggiore potenza d’Europa, sì che gli Ungheresi di Rakoczi vi fuggirono per organizzare, d’accordo con Luigi XIV, la difesa della loro identità nazionale dall’ imperialismo degli Asburgo; nel 18° Secolo, l’Impero fu scosso dalla richiesta, da parte dell’ esercito, di un’organizzazione più centralizzata, sul modello delle monarchie illuminate occidentali; nel 19° Secolo, esso sviluppò una politica di riforme (“Tanzimat”), basato sulle idee europee; all’ inizio del XX° Secolo, esso fu sede di un ricco movimento di rinascimento nazionale, che ispirò idee ed istituzioni in tutta Europa, oltre che dell'Asia; nel corso della 1° Guerra Mondiale, la Turchia tentò, prematuramente, la carta del “Panislamismo”, ricordandosi, ahimé, solo allora, che, per contrastare il “Progetto Greco”,di Caterina II il Sultano aveva rivendicato prerogative “speculari” a quelle dello Zar (“Khalifa” e difensore dell’ Islam, come lo Zar era “Imperator” e difensore della Cristianità).

Anche gli esordi della nascente repubblica turca furono segnati dal conflitto fra tendenze parallele a quelle dell’ Europa e della Russia: il laicismo autoritario ed il panturchismo .

Sullo sfondo di questo enorme scenario, si rendono intelleggibili tanto l’ “Osmanlilik” tradizionale, quanto lo “Yeni Osmanlilik”. L’ “Osmanlilik” classico e tradizionale è quello del Tardo Ottocento (impersonato, in particolare, dal Sultano Abduelhamit), e fondato su un “mix” di “modernismo reazionario (legislazione scritta di tipo europeo –“Medjellet”-), apertura ai liberali (Costituzione) e alle minoranze nazionali (“Millet”), carattere multinazionale dell’ Impero (sul modello dell’ Impero Anglo-indiano, dell’ Impero Austro-Ungarico e di quello russo).

Yeni significa, in Turco “nuovo”.Quindi, “Yeni Osmanlilik” significa “Nuovo Ottomanismo”. Perché oggi questà scelta?

Noi crediamo per motivi paralleli a quelli che stanno portando i Russi alla definizione di un “Rossijskij Konservatizm”(cfr. Identità Europea).

La Turchia, pesantemente ridimensionata dal Trattato di Trianon, e non essendo riuscita a realizzare gli obiettivi dell’ “Ideologia Panturca” di Enver Pasha, morto combattendo nella guerra civile russa, non aveva potuto fare a meno di concentrarsi sulla “modernizzazione” interna. “modernizzazione” diretta dall’ Esercito, di cui ancor oggi stiamo subendo le conseguenze.

Un’ altra scelta importante fu quella (per altro, tutt’altro che scontata), di allearsi, nel corso della IIa Guerra Mondiale, con l’ America. Ciò permise, di fatto, alla Turchia, di rilanciare ulteriormente una (per altro non eccezionale) rivoluzione industriale, e di fare accettare all’ America stessa l’ idea che la Turchia possedesse il maggior esercito dell’ Occidente.

A questo punto, la Turchia sta, giustamente, giocando le sue carte, accumulate nel corso di un secolo.

Nessuno la obbliga più, dopo 83 anni, ad accettare i “diktat” occidentali, né in termini di allineamento internazionale, né in termini di cultura. Ciò, tanto più, in quanto i “parametri” impostile nel passato dagli Occidentali sono divenuti, oramai, assolutamente obsoleti. Se l’ America, per salvare la faccia, consegna il Pakistan ai Pashtun, alla Russia e alla Cina, e l’ Irak agli Iraniani, la Turchia non ha più motivo per astenersi anch’essa un ruolo egemone sui Curdi, sui Siriani, sui Palestinesi, sugli Aseri, sui Bosniaci, sui Tartari, sui Cossovari.

Cosa c’entra tutto ciò con la vicenda del Traghetto Marmara?C’entra perché, per la prima volta a partire dalla sconfitta nella 1° Guerra Mondiale, la Turchia ha, in pratica, rivendicato il ruolo di una potenza mondiale(imponendo alle Nazioni Unite di organizzare una Commissione di Inchiesta sul “Caso Marmara”).

Paradossalmente (o logicamente?), tutto ciò avviene mentre Thilo Sarrazin lancia, in Germania, la sua “crociata” contro i Turchi.

E, ancora più paradossalmente, il Governo turco che, attraverso il suo Ministro degli Esteri, sposa l’ idea dello Yeni Osmanlilik, continua ad insistere per l’ accessione della Turchia all’ Unione Europea.

Ci sarebbero infinite spiegazioni di questi apparenti paradossi. Quella che a noi sembra più plausibile è quella avanzata dallo storico russo-tedesco Rar, secondo il quale la Russia e la Turchia aderiranno all’ Unione Europea solamente quando potranno imporle le loro condizioni.

E’, dunque, giustificata la campagna anti-turca di Sarrazin?

A nostro avviso, no, perché non l’ ha certo prescritto il medico che gli Europei debbano vivere secondo un modello “individualistico di massa” o “libertino di massa”, mentre, invece, i modello sociali di Russia e Turchia, con il loro equilibrio fra “gerarchia simbolica” ed egualitarismo, fra “comunitarismo” ed “individualismo di massa”, potrebbero rivelarsi, oggi, paradossalmente, più “sostenibili” di quelli cosiddetti “occidentali”!

lunedì 14 giugno 2010

VECCHISSIMA EUROPA

Crisis of Political Systems Reinforces Crisis of Euro.La crise des systèmes politiques renforce la crise de l' Euro.Krise der politischen Systhemen verstaerkt Euro-Krise.








L'articolo di Andrea Bonanati sulla prima pagina della Repubblica del 14 giugno 2010, Piccole Patrie d' Europa, prende atto della crisi dei partiti politici in Europa, e rileva che tale crisi è legata a quella del progetto europeo: "Forse non ne eravamo veramente consapevoli ma, dalla Francia alla Finlandia, dall' Olanda ai Paesi dell' Est, il progetto di costruire un' Europa unita è stata l' unica vera proposta politica dell' ultimo mezzo secolo."

FINALMENTE!

Noi lo ripetevamo, appunto, da quasi 50 anni. I fatti di Grecia (crisi finanziaria), Inghilterra ("Hung Parliament") , Germania (dimissioni Koehler), Belgio (vittoria separatista), sono qui a confermarlo.

E, conseguentemente, dice Bonanno, andando in crisi l' Europa, vanno in crisi i Partiti Politici.

Bisogna intendersi su che cosa stia andando in crisi.

L' idea di un' Europa Unita non si identifica con il progetto portato avanti dal 1957 a oggi. Esso prende forma lentissimamente, dal '300 ad oggi, attraverso progetti e discussioni sempre più precisi e dettagliati. Teoricamente, esso si potrà ritenere completato solamente quando un sistema socio-politico che comprenda l' intero continente parteciperà su un piede di parità con gli altri continenti a determinare i destini del mondo. Oggi, l' Europa manca ancora di parti importanti, soprattutto nelle sue parti orientali e non ha, sui destini del mondo (e sui suoi stessi destini), quello stesso peso che hanno America e Cina.

Il progetto europeo che è oggi in crisi è quello avviato nel 1957 dai Governi, il quale aveva alcuni presupposti: organizzare la parte occidentale dell' Europa, favorire la ricostruzione dopo la guerra, diffondere il benessere. Quel progetto non era concepito "dall' Atlantico agli Urali", né come di livello pari a quello degli Stati Uniti.E, infatti, è in tono polemico che De Gaulle vi contrapponeva il suo disegno. Esso non si proponeva di costruire un nuovo tipo di società, diverso dalla semplice ricostruzione. Esso non si poneva il problema che il benessere avrebbe anche potuto diminuire.

Oggi, il progetto originario non è in crisi: è stato realizzato. Abbiamo un' Europa Occidentale e centrale unita nella NATO. Abbiamo ricostruito l' Europa dalla 2a Guerra Mondiale e ristrutturato i Paesi ex comunisti dell' Europa Centrale e Orientale. Godiamo di livello di benessere superiore a quello di qualunque altro territorio del mondo.

L' "establishement" politico e culturale che si poneva quegli obiettivi non ha, i realtà, più nulla da proporre. Anzi, ogni cosa nuova che accade lo spaventa. L' America si ritira da alcune sue posizioni. E come facciamo? I paesi in via di sviluppo ci portano nuove idee? Aiuto, è in pericolo la nostra identità! Si riduce la corsa al benessere? E' la fine del consenso sociale!

Peccato che uno Stato non si governa senza progetto, e solo con la paura del nuovo. e, se esso non si autogoverna, ci vuole qualcun altro che lo governi, secondo il progetto che esseo ha ideato. E, infatti, l' America ci ha provato, con la parola d' ordine "siamo tutti americani!".Ci riesce?Un po'sì, un pò no. Fra un pò, ci proveranno altri: i Russi, i Turchi?Tuttavia, per quanto più vivi e più progettuali degli Europei, anche questi due Paesi non ci sembrano avere le idee molto chiare su "che cosa vogliono fare da grandi".

Qui, le idee bisogna farsele venire!

L'unità non è completata ad Est. L' Europa non può darsi una politica estera.

Dopo la ricostruzione, bisogna pensare a un modo di vivere che ci piaccia e che corrisponda alla nostra cultura (tradizione, ambiente, creatività, pluralismo).

Dopo il benessere, bisogna pensare ad un' economia umana e sostenibile, condivisa con gli altri continenti.

Un' Europa così sarebbe qualcosa di irriconoscibile, un progetto politico diverso, per i prossimi 50 anni.

Chi oserà prendere in mano questo nuovo progetto?

domenica 14 febbraio 2010

WILDERS: VERZUILING ED EUROPEITA' DEI PAESI BASSI

Wilders' Trial Fosters Debate on Dutch Identity. Le procès contre Geert Wilders stimule le débat sur l' identité hollandaise. Wilders-Prozess foerdert Debatte ueber niederlaendische Identitaet






Geerd Wilders è un parlamentare olandese fortemente liberista e occidentalista, noto per la sua avversione all' Islam, e per avere prodotto un piccolo documentario , intitolato "Fitna", nel quale si evidenziano gli aspetti del Corano e dell' attuale discorso politico del fondamentalismo islamico che incitano alla Guerra Santa.

Le espressioni usate da Wilders nella sua propaganda politica, e in "Fitna", sono state considerate come in violazione di alcuni articoli della legge penale olandese del 1934, approvati per rendere illegali i movimenti filonazisti del tempo, nei quali si vietano l' incitamento all' odio razziale, all'odio religioso, alla discriminazione su base razziale e religiosa.Tale legge era nata in parallelo all' "Anti-Terror-Gesetz" austriaca, nella quale, con gli stessi obiettivi, si concentrava sulla repressione della violenza politica.

Su questa incriminazione, si è aperto venerdì scorso un processo penale dinanzi al Tribunale di Amsterdam.

Winters sta cercando di trasformare tale processo in una forma di propaganda per le sue posizioni. Il processo ha, infatti, una forte copertura mediatica, e molti seguaci di Wilders stazionano dinanzi al Tribunale di Amsterdam per sostenerlo.Non dimentichiamo, ad onore del vero, che, in Olanda, anche la posizione dei sostenitori dell' Islam viene sostenuta con una forza addirittura eccessiva, al punto di avere dato luogo ad alcuni omicidi politici contro i sostenitori delle tesi di Winters, vale a dire quelli di Theo van Gogh e quello di Pim Fortuyn.

Questa vicenda tocca, infatti, i "nervi scoperti" dell' attuale Europa, non solamente dell' Olanda,in quanto mette in gioco vari asapetti controversi ed eterogenei dell' attuale cultura politica: critica dell' Islam in quanto "arretrato", e laicità assoluta; libertà di pensiero, e delitti di opinione; critica del "sacro violento", e difesa della "tradizione giudaico-cristiana; rifiuto del "politicamente corretto", e pretesa di interpretare la "vera" identità nazionale o europea.

A nostro avviso, l' incapacità di comprendere queste contraddizioni nasce dalla carenza di una cultura storica pluralistica, storica e non settaria dell' Europa. La contraddizione di fondo della "vulgata" degli "establishments" è stata quella di imporre l' idea che la Storia sia un' evoluzione lineare e necessaria dal peggio al meglio, ma, nello stesso tempo, pretendere anche che i nostri valori di oggi siano assolutamente validi in ogni tempo e in ogni luogo. A questo punto, la gente non capisce più perchè certi comportamenti, che vengono dati per scontati da parte dei nostri antenati e perfino da parte di personaggi "sacri", come Mosè, San Paolo, o Garibaldi, poi non vadano bene quando le fanno altri, per esempio i Mussulmani.

Nel caso che ci interessa, non si capisce più se si deve permettere la libertà di espressione di tutti: cristiani, mussulmani, ebrei, atei, progressisti, democratici o autoritari, oppure solo quella di qualcuno (ma chi?), oppure, infine, quella di nessuno, in quanto deve valere un' unica espressione, quella "politicamente corretta"(la "linea del Partito"-oggi, la "memoria condivisa"-).

Tradizione occidentale o europea?

Wilders ha giocato su questi equivoci con il suo intervento al processo, fondato su un'esaltazione della tradizione olandese di libertà, così estrema, da sfiorare una sorta di "teologia politica" della libertà. Ma, a nostro avviso, come indicato in un precedente post, proprio seguendo la falsariga della "Storia della Libertà", si perdono di vista le libertà concrete, quella "negativa", quella "positiva" e quella "morale", e non si riesce più ad articolare nessun discorso.

A nostro avviso, Wilders gioca anche, sottilmente, su un altro equivoco: quello fra "identità olandese" (e/o europea), e "identità occidentale". Certamente, Wilders ha ragione nell' affermare che la legislazione in base alla quale egli è processato costituisce un limite alla libertà di espressione.Il reato di incitamento all' odio razziale e religioso (che è stato introdotto in molti Paesi europei, e recentemente, anche in Italia), è effettivamente espressione di un valore molto radicato in Olanda, e, seppure in altra forma, in tutta Europa: il comunitarismo. Secondo alcuni politologi, come Lijphardt e Elazar, il comunitarismo, nella sua formulazione olandese ("Verzuiling"), costituisce il più importante contributo dell' Europa Centrale ex-asburgica (Benelux, Svizzera e Austria) alla cultura europea e mondiale (si parla anche di Israele, Libano e Sudafrica).Un attacco troppo violento contro un' altra comunità, razziale, religiosa o ideologica, comunque motivato, mina la tradizione olandese di pacifica convivenza (e di reciproca sopportazione) fra diverse comunità, che viene considerata perfino più importante dei tradizionali valori in materia di libertà di espressione e di verità storica.

Verzuiling

"Verzuiling" significa "costruzione fondata su pilastri".

Essa nasce con la creazione delle Province Unite, in senso stretto come sforzo di tenere insieme confessioni diverse (cattolica, luterana e calvinista). A ciascuna confessione, venivano concessi eterminati diritti ed istituzioni.In un certo senso, la "Verzuiling" era la conformazione del principio dell' equilibrio vestfaliano, fondato sul "cujus regio ejus religio" all' interno di una repubblica pluriconfessionale, federale ed aristocratica.Nel tardo Ottocento, con l' affermarsi di culture politiche laiche, si erano ammess a fare parte della"Verzuiling" anche i due "pilastri "liberale e socialista.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale,una volta liberatasi dal Nazismo, in un empito di entusiasmo patriottico, l' Olanda si era dotata di un complesso sistema istituzionale solidaristico, incentrato sulle "Product-en Bedrijfschappen", una sorta di "Verzuiling" dell' Economia, comprendente anche le due "colonne" dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Tutte queste istituzioni esistono ancora, e sono totalmente operative, anche se, a livello ideologico-mediatico, si tende a nasconderne l' esistenza sotto gli stereotipi globalizzati del "liberismo"a destra e del "liberalismo di sinistra" a sinistra.

In Belgio, poi, la "Verzuiling" è talmente fondamentale che, senza di esso, lo stesso Paese sarebbe andato recentemente in pezzi. La costituzione federale fà sì che vi sia una "Verzuiling" etnica, una religiosa ed una ideologica. Tutti sono concordi nel riconoscere, in Herman van Rompuy, l' attuale Presidente dell' Unione Europea, il massimo esperto del la"Verzuiling", il quale, forte di questa competenza, era riuscito non molti anni fa a mettere insieme i cocci del suo Paese.

Presupposto della "Verzuiling": non c'è un solo concetto della "vita buona". Dove possiamo, viviamo insieme, dove non possiamo, viviamo separati, anche se nello stesso Paese, ciascuno con le sue idiosincrasie, i suoi costumi e le proprie istituzioni.

Wilders è uno di coloro che contestano il "Verzuiling", volendo che l' Olanda divenga un "melting pot" universalistico con un' egemonia culturale nettamente occidentale, sul modello americano. Perciò, per lui, l' attacco all' Islam diventa un potente strumento per fare saltare il "Verzuiling"(almeno nella sua visione culturale).

Da quando, infatti, il numero degli islamici ha raggiunto il milione, è chiaro che, nella logica del Benelux, si porrebbe la questione di considerare anche l' Islam come parte della "Verzuiling." Un diverso atteggiamento sarebbe contraddittorio, e rientrerebbe perfino nel divieto di discriminazione della Legge del 1934.

Tuttavia, l'introduzione dell' Islam nel concetto di "Verzuiling" si urta contro una parte della popolazione e della cultura olandesi, che vedono, come Wilders, come centrale, nella tradizione olandese,solo il calvinismo protestante, sul modello puritano(la "Dissidence of Dissent", di cui parla Huntington. Fin dall' origine, la cultura politica calvinista fu scossa dal conflitto con questa tendenza. Basti ricordare che Ugo Grozio, il "regista" del Trattato di Vestfalia (e, quindi, dell'equilibrio europeo fondato sul "cujus regio, ejus religio"), e "Pensionaris"(Giudice Supremo) della Provincia di Olanda ( quindi, "antenato "degli attuali giudici di Amsterdam), era stato addirittura condannato a morte in seguito ad un complotto dei calvinisti estremisti (riuscendo, per altro, a fuggire nascosto in una cassa di libri e passando al servizio dei Re di Svezia e di Francia).

La "pretesa universale" dell' Islam

L'attacco di Wilders all' Islam, contenuto soprattutto nel documentario "Fitna", è basato ssoprattutto sul fatto che, in parte il Corano, in parte le sue interpretazioni nei secoli, hanno costruito una teoria del "Jihad", ("Guerra Santa"), che prevede l'obbligo, per i credenti, di espandere l' "egemonia" dell' Islam nel mondo, se necessario con la guerra. La tesi di Wilders è che, giacché questa tendenza nell' Islam c'è, egli non può essere condannato per averla messa in evidenza.La Guerra Santa, che, in effetti, nel Corano, esiste, ha costituito, come tante altre cose, come rilevato da Papa Ratzinger, un' "innovazione"(negativa) dell' Islam, nella quale (diciamo noi) si fondono le due tradizioni, lievemente diverse, della "conquista di Canaan" del Vecchio Testamento, e il "compelle intrare" del Nuovo.

In realtà, nel Vecchio Testamento, vediamo espresso (ed attuato)l' imperativo della Guerra Santa con molto maggiore violenza e concretezza che nel Corano stesso: tuttavia, tale violenza è (si fa per dire)"limitata" alla repressione degli scismi ebraici ed alla "debellatio" del popolo di Canaan. Il "compelle intrare" è una serie di puri accenni del Nuovo Testamento all'opportunità di convincere i renitenti a convertirsi, se necessario con le maniere forti.

Successivamente, il Cristianesimo, parzialmente l'ebraismo, ma, soprattutto, le culture modernistiche che affermano di ispirarsi alla tradizione giudaico-cristiana, hanno ripreso e ingigantito l' idea islamica della Guerra Santa, nelle forme della Reconquista, dell' Era Messianica, delle Crociate, delle "Esplorazioni Geografiche", della Rivoluzione Mondiale, della "Globalizzazione" e dell' "Impero Democratico".

A oggi, gli elementi dell' Islam che lo contraddistinguono in tal senso non sono molto dissimili da quelli delle altre religioni e convinzioni filosofiche.Anzi, si direbbe che, dopo un periodo di calma, nell' ultimo periodo degli imperi Mughal e Ottomano, sia stata proprio l' espansione europea a sollecitare, per "rivalità mimetica", un rinnovato interesse per il "jihad".

Le tendenze delle diverse culture di origine monoteistica si sono infatti stimolate ed esaltate a vicenda nel corso della storia. In ultimo, come l' Occidente non fa mistero di considerare se stesso culturalmente e storicamente superiore al resto del mondo, e di desiderare di diffondere in tutti i Paesi i propri valori morali, culturali e politici, il proprio modo di vivere e perfino la lingua inglese, così non c'è da stupirsi se certi islamici (in primis la fazione sciita al potere in Iran e al-Qaida) affermano, in sostanza, che questa missione di unificare il mondo spetta alla religione, ai valori e alla cultura islamica, e, "last but not least", all'Arabo Classico(che non per nulla viene utilizzato nel documentario di Wilders quasi fosse una prova della volontà imperialistica degli Islamici).

In ultima analisi, l' addebito che viene fatto a Wilders sarebbe quello di sottolineare in modo troppo esasperato una caratteristica dell' Islam, che non è condivisa da tutti gli Islamici e che presenta molte affinità con aspetti religioni e culture "occidentali"(sì che andrebbe almeno parzialmente "contestualizzata"). In tale modo, egli cercherebbe di suscitare l' avversione contro gli islamici come gruppo e di legittimare provvedimenti legislativi discriminatori (divieto di immigrazione, ecc...).

Limiti della libertà di opinione.

A questo punto, il problema è fino a che punto sia possibile lasciare scatenare in territorio europeo la lotta fra le concezioni del mondo che deriva automaticamente dall' ambizione ,di alcune tendenze politiche e culturali, di egemonizzare il processo di integrazione internazionale.

La tradizione europea non è nel senso di una dottrina dominante, bensì di una pluralità di tendenze.Questo era tanto più forte, quanto più si risale nel tempo.

Addirittura, la tanto decantata "Magna Charta" e il Giuramento del Ruetli, che, secondo la vulgata storiografica, costituiscono l' origine storica del costituzionalismo liberaldemocratico moderno, contenevano in bell' evidenza addirittura il "diritto di resistenza" dei sudditi, riconosciuto perfino dalla filosofia scolastica, e che, oggi, invece, viene strenuamente negato a chi non si identifichi con il "mainstream".

A nostro avviso, dev' essere mantenuto almeno il diritto al dissenso, anche se radicale, purché non si traduca in atti di violenza contro la legge. Ricordiamo che, ai tempi ,tanto vituperati, della nostra gioventù, erano perfettamente accettati dal sistema gruppuscoli intellettuali che predicavano rivoluzioni di sinistra o di destra; erano ben rappresentati in Parlamento partiti di radicale, anche se pacifica, alternativa al sistema, e partecipavano perfino alla dialettica governativa partiti che miravano a modifiche sostanziali. Oggi, invece, le posizioni estreme vengono sempre più criminalizzate e soggette a misure amministrative.

Riteniamo che anche oggi, intanto, i controlli di vario genere volti a salvaguardare la sicurezza dello Stato vadano svolti in modo tale da non soffocare la libertà e la diversità fino al punto da rendere impossibile la dialettica delle idee, e, quindi, il cambiamento.

Riteniamo anche che i due progetti estremi che si scontrano nel mondo: l' imposizione a tutti di una tecnocrazia di marca occidentale, e la conversione di tutti verso forme estreme di Islamismo, come quello mahdista della dirigenza sciita, siano sostanzialmente estranee alla tradizione europee (nel caso specifico, la"Verzuiling"), e che, quindi, non vadano, certo, incoraggiate sul nostro territorio. Neppure esse dovrebbero, per altro, essere vietate, ma non potrebbero entrare a far parte della"Verzuiling", inteso come patto fondativo della comunità (ma, a mio avviso, esse non lo chiedono neppure, perchè contestano il concetto stesso di "Verzuiling").

Se, poi, Wilders vada, in concreto, condannato o assolto
è un compito, non facile, dei giudici olandesi, nel quale non abbiamo intenzione di interferire.

lunedì 8 febbraio 2010

SULL'EUROPEITA' DELL' UCRAINA

Ukraine - the cradle of Europeans.L'Ucraine: berceau des Européens Ukraine: Wiege der Europaeer


Sembra che le elezioni presidenziale ucraine abbiano dato per vincitore Janukovic, leader del Partito delle Regioni e sostenuto dalle minoranze etniche -innanzitutto, ma non solamente, quella russa-.

Chi dicesse che questo esito costituisce una sconfitta per l' Europa, farebbe meglio a considerare che cosa le minoranze etniche dell' Ucraina significano l' Europa stessa: semplicemente, la sua storia.Infatti, non v'è praticamente alcun popolo d' Europa che non sia "passato" dall' Ucraina e non abbia contribuito alla sua storia.

Antichità

Intanto, il misterioso "popolo dei kurgan", comprensivo quasi certamente dei primi indoeuropei, e, con molta probabilità, anche dei primi Turchi e Ugrofinni.

Poi, gli Sciti esaltati da Erodoto, i Sumeri e gli Assiri, che commerciarono nel Caucaso e portarono tracce della civiltà mesopotamica.

Poi, i Micenei, che esplorarono la "Tauride", a cui si riallaccia la famosa Ifigenia, la cui storia fu ripresa da Goethe, e che, per Adorno, rappresenta la quintessenza dell' umanesimo europeo. Nella vicina città greca di Olbia, vicino a Odessa, furono trovate le tavolette auree degli Orfici, che ci rivelano questa antica religione, "anello di congiunzione" fra la cultura greca e quella dell' Europa Centro-Orientale.

Poi ancora le Amazzoni e i Sarmati, che secondo la leggenda sono discendenti delle Amazzoni e dei Greci di Giasone, e i Persiani, che annessero parte dell' Ucraina al loro impero.

Poi, il Regnum Bospori, "socius" dei Romani per lunghi secoli.

Medioevo

Arrivarono poi i Goti, i Bulgari, gli Slavi e gli Ungheresi, che partirono di qui per creare i loro regni europei.

Infine, ancora, i Turchi, una tribù dei quali, i Khazari, fondarono un grande impero di religione ebraica, esaltato, dagli scrittori ebrei dalla Spagna Mussulmana, come una specie di paradiso. Secondo Koestler, sono loro gli antenati degli Askhenazim.Altre tribù, i Cumani e i Peceneghi (detti anche "Polovesiani", ciè quelli del Principe Igor, prima epopoa russa, e delle "Danze Polovesiane" di Borodin), furono respinti dai Mongoli in Crimea, dove costituiscono i Tartari di Crimea, e in Ungheria, dove costituiscono il Kiskùnhàlas, la "Piccola Cumania". Infine, il Khanato tartaro di Crimea fu parte per secoli dell' Impero Ottomano.Ad esso è dedicata l' indimenticabile novella di Pushkin "La Fontana di Bahcisaraj"

Anche gli Ebrei furono attivissimi in Ucraina, nelle varie suddivisioni dei Khazari, dei Karaiti, provenienti da Baghdad in seguito a dissidi con il Califfo e con il Gaon ebraico, ed emigrati, infine, a Trakai, presso Vilnius, come guardie del corpo del Gran Principe di Lituania. Infine, gli Askhenasiti, che, prima dell' Olocausto, rappresentavano una gran parte della popolazione ucraina, e dai quali sono originati molti dei leaders sionisti e degli emigrati in Israele.

La Russia (Rus' di Kiev), origine dell ' Impero Russo, nasce con il centro in Ucraina "solo" nel 10° secolo (dopo tutte le vicende che abbiamo narrato). Fu fondata dagli Svedesi (in Finnico, "Ruotsilainen", da "ròdrr", i "rematori" delle navi vichinghe a forma di drago, i "drakkar", la cui immagine è il simbolo dello Stato ucraino

.In seguito, il Khanato mongolo-tartaro dell' Orda d' Oro occupo' l' Ucraina, mentre, da nord-Ovest, arrivavano i Lituani, e, da Nord-Est, i Cosacchi.

Le parti più occidentali dell' Ucraina appartennero al voivodato di Moldavia, di cultura rumena. Nel Budjak, vivevano i Tartari Nogai.Oggi, i Tartari dell' Ucraina sono presenti in piccole comunità in Polonia e Bielorussia.I Polacchi chiamavano questa regione "campi selvaggi".Sulla costa, c' erano le colonie genovesi del Budjak e di Giaffa (oggi Kerc), in Crimea.

Età moderna

Nel '500, l'Ucraina settentrionale fu ceduta dalla Lituania alla Polonia, mentre la parte centro-orientale (quella oggi russofona) restava integrata nell' Impero Ottomano.Nell' Ucraina polacca, nonostante la fiera difesa dello "Slavone" (slavo ecclesiastico regionalizzato) si sviluppò una raffinata letteratura in lingua polacca, mentre la principessa ucraina Roxana fu la favorita di Solimano il Magnifico, il Sultano "europeo", che le dedicò splendide poesie in Turco Ottomano.Il "sarmatismo", cioè l' esaltazione della cultura orientaleggiante dell' Ucraina e dello stile di vita ribelle dei Cosacchi, divenne l' ideologia dominante in Polonia.

Nel secolo successivo, i Cosacchi si ribellarono alla Polonia, e Kiev fu attribuita al nuovo Impero Russo, apportandovi la cultura teologica del Seminario di Kiev.

Caterina Seconda aggregò l' Ucraina alla Russia, togliendola alla Polonia e alla Turchia, e popolandola di Russi, di Tedeschi, di Ebrei e di Greci ne costruendo città come Odessa.Leibniz avrebbe voluto che questa diventasse la capitale della Russia e dell' Europa.

La parte sud-Orientale fu assegnata all'Austria-Ungheria, dove le rivolte dei contadini ortodossi contro i nobili polacchi costituirono il primo fermento di identità ucraina moderna.Questa regione dette i natali a scrittori di lingua tedesca come Von Sacher Masoch e Von Rezzori.

Una lingua ucraina, o, meglio, rutena, fu ufficializzata per prima all' interno dell' Austria-Ungheria, mentre fu osteggiata all' interno dell' Impero Russo.Nasceva una letteratura ucraina, mentre l' ucraino Gogol' esaltava in Russo le gesta dei cosacchi ucraini.L'ebreo polacco Zamenhof creava a Odessa l' Esperanto.La rivolta a Odessa dei marinai russi dà l' occasione per il capolavoro sovietico "La Corazzata Potiomkin".

Era contemporanea

Dopo la 1a Guerra mondiale, la Germania diede l' indipendenza all' Ucraina, indipendenza sancita dalla Pace di Brest-Litovsk, mentre il Sud dell' Ucraina era occupato dalle truppe "bianche" del Generale Wrangel'.

Nell' ambito della Guerra Civile russa e della guerra Sovietico-Polacca, le truppe sovietiche occuparono la parte centrale dell' Ucraina, dove fu costituita una Repubblica Socialista Ucraina, che confluì nell'URSS, mentre l'Ovest era diviso fra Cecoslovacchia, Polonia e Romania, e la Crimea apparteneva alla Repubblica Socialista Federativa Russa.

Negli Anni '20, la Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina fu teatro di una lotta spietata fra il PCUS, dominbato da Stalin,che voleva farne il paese di elezione della "dekulakizzazione", e il Partito Comunista Ucraino, che percorreva una via nazional-comunista.Questo scontro fece, dell' Ucraina, l' epicentro del Holodomor, la grande carestia che fece milioni di vittime.

Nel corso della 2a Guerra Mondiale, l' Ucraina fu completamente occupata da Hitler, il quale, nonostante le simpatie di cui godeva in parte della popolazione ucraina (che aderì alle SS "Galizien"), non volle riconoscere, contrariamente al II Reich, nessuno Stato ucraino.

Perciò, i nazionalisti ucraini (UPA), pur essendo sostanzialmente collaborazionisti dei Tedeschi e anche antisemiti, combatterono su vari fronti, contro i partigiani ucraini filosovietici, contro i sovietici stessi, contro i partigiani polacchi dell' Armia Krajowa, e, talvolta, anche contro i Tedeschi.Fu un periodo di lotte durissime, che ha lasciato strascichi profondi non solo fra Ucraini antisovietici e Ucraini filorussi, ma anche fra Ucraini, Ebrei, Polacchi e Tartari di Crimea ,questi ultimi deportati da Stalin in Kazakhstan per timore di simpatie filotedesche.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l' Ucraina fu soggetta ad un' ondata di "russificazione", anche perché Khrusciov (che, come il successivo Segretario Generale, era ucraino), "regalò" all' Ucraina la Crimea, la quale, svuotata dei Tartari e dai Tedeschi, era (ed è essenzialmente ) esclusivamente di lingua russa.L' Ucraina divenne anche un importante centro dell' industria aerospaziale sovietica (Antonov).

Dopo l' indipendenza, la tensione fra le varie minoranze ha portato alla richiesta di una "federalizzazione" dell' Ucraina. Infatti, oltre ad un "nocciolo durao" ucraino ed ortodosso nazionale ed un Donbass russofono e ortodosso moscovita, esistono la Crimea, dove sono tornati anche i Tartari e i Tedeschi, e una regione di Odessa, di lingua russa, ma con forti componenti ebraiche, rumene, bulgare e greche. Infine, c' è la Galizia Orientale, di religione uniate e di cultura polacca, la Polessia di cultura bielorussa, la Rutenia Transcarpatica, con una popolazione mista di Ungheresi, Ruteni e altri piccolissimi popoli slavi, e, in fine, la Bucovina Settentrionale, con presenza di Rumeni, Ebrei e varie minoranze russofone e germanofone.

Crediamo, con ciò di avere contribuito almeno un poco a sipegare perchè la politica ucraina sia così difficile.









venerdì 5 febbraio 2010

ISTANBUL CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA


For First Time, non-EU city designated as Ueuropean Cultural Capital. Pour la première fois, une ville non communautaire designée comme "Capitale européenne de la Culture. Fuer den ersten Mal, wird eine aussserhalb der EU liegende Stadt als Kulturhauptstadt ernannt.

Purtroppo, l' istituzione delle "città europee della Cultura", che dovrebbe svolgere un ruolo centrale nella formazione dell' identità europea, si è progrezzivamente snaturato, anche a causa della prassi lottizzatoria, in forza della quale vengono nominate due, se non tre, città.

Quest' anno, sono state nominate tre città: Istanbul, Essen e Pecs.

Mentre Essen e Pecs hanno lasciato poco entusiasti gli stessi Tedeschi e Ungheresi, visto il non eccessivo messaggio culturale legato a tali città, Istanbul campeggia incontrastata, come una scelta importante, che, comunque, farà discutere.

Intanto, è il primo anno che questo titolo verrà attribuito ad una città che non fa parte dell' Unione Europea.In secondo luogo, si tratta di una storia così importante, da costituire per tutti una fonte di riflessione e di confronto.

Intanto, Istanbul (Costantinopoli) è una delle tre città che si proclamarono "successore di Roma", con Veliko Tarnovo (in Bulgaria), e Mosca.Tant' è vero che, in varie lingue orientali, la Turchia è designata come Rum, o Rom.

Poi, è sita geograficamente all' esatta metà fra l'Europa e l' Asia.SE non fosser per questo, essa sarebbe automaticamente, coi suoi 12 milioni di abitanti, la maggiore città d' Europa.

Infine, è, oggi, una città prevalentemente mussulmana, facente parte di uno Stato che ha visto lo scontro più accanito fra tre concezioni dell' Islam: quella ottomana, di monarchia assoluta partimoniale e multiculturale, poco interessata alla supremazia religiosa; quella islamica militante dell' ultimo periodo ottomano, in cui l'Impero Ottomano rivendicò il Califfato (cioè la guida religiosa di tutti i Mussulmani), a partire dal 1774; infine, il periodo laicistico di Kemal Atatuerk, in cui la religione fu strattamente sottoposta al Governo. Il dibattito sull' Islam in corso in Turchia interessa quindi tutti, in Europa e in Medio Oriente.

Infine, come città, Istanbul conserva le memorie della civiltà bizantina, delle popolazioni greca, armena, albanese e italiana (Galata) che la abitavano accanto a quella turca, dell' architettura islamica, dell' Impero, ma anche degli stili europei degli ultimi tre secoli.

Per ultimo, Istanbul è anche una città moderna, pulsante di vita economica e culturale.

Istanbul non è la capitale della Turchia.

Kemal Atatuerk, leader nazionalista, non la amava, per il suo carattere monarchico e cosmopolita, nonché per la facile raggiungibilità da parte degli eserciti e delle flotte di invasione.

Coerente con la sua idea della costruzione di una nazione etnicamente pura, anatolica e turanica, costruì la nuova capitale, Ankara, nel cuore dell' Anatolia.Contemporaneamente, proibì la lingua ufficiale dell' Impero (Osmanli), una koiné di arabo, persiano e turco, modernizzando la lingua, più "turca", usata dai contadini dell' Anatolia.

Nel caso in cui la Turchia entrasse, finalmente, a far parte dell' Unione Europea, sarebbe, quindi, probabilmente, di nuovo la cosmopolita Istanbul a prendere il sopravvento sulla provinciale Ankara.

Ricordiamo che Alpina possiede una propria area di attività, chiamata Evrazija-Avrasya (che utilizza anche come marchio il Ponte Atatuerk, che, nella foto, si intravvede dietro Rumeli Hisari), nell' ambito della quale vorremmo realizzare iniziative anche per il 2011, anno italo-russo.

Saremmo lieti se ci segnalaste iniziative che possono rientrare in queste categorie.

info@alpinasrl.com

Alpina srl
Via Pietro Giuria 6
10125 Torino



mercoledì 3 febbraio 2010

ISRAELE IN EUROPA?


Berlusconi's Offer Reopens Debate on Israel in Europe. L'offre de Berlusconi rouvre le débat sur Israel en Europe.Berlusconi's Angebot oeffnet die Debatte ueber Israel in Europa wieder

Il dibattito aperto dal discorso di Berlusconi a Gerusalemme costituisce un' esemplificazione di come il tema delle identità stia entrando con un ruolo centrale nel dibattito quotidiano.

Secondo Luca Caracciolo (La Repubblica, 3 gennaio 2010), la proposta di Berlusconi dimostrerebbe che "Berlusconi non ha una visione identitaria dell' Europa, tant'è vero che vorrebbe farci entrare tutti, dalla Russia, alla Turchia alla Bielorussia".

Il problema è che prendere posizione per le identità continentali significa precisamente definire che cosa fa parte di ciascun continente, in modo da inserire questi popoli nella rappresentanza a livello globale del continente stesso.

Ciò di cui si sta dibattendo fra il Governo cinese e il Dalai Lama non è certo la democrazia, visto che né l' uno né l'altro sono democratici, bensì del sé il Tibet faccia parte del Tien Xia cinese, a quali condizioni, e quante provincie cinesi facciano parte del Tibet.

Nello stesso modo, ciò per cui si sta disputando in America è se i latinoamericani debbano associarsi con gli USA, se debbano federarsi fra di loro, e, infine, gli Stati a prevalente influenza europea possano associarsi con quelli a prevalente cultura india.

Lo stesso vale, a nostro avviso, per l' Europa, dove, a un "nocciolo duro" (l' "Europa Centrale"), si stanno aggregando aree (come l'arcipelago Britannico, la Penisola Iberica, l' area baltica, i Balcani),che hanno forti collegamenti con realtà esterne (America del Nord o del Sud, Medio Oriente, Russia).In un futuro, anche alcune di queste realtà potrebbero associarsi all' Europa. Anzi, la maggior parte di questi territori sono già associati, in un modo o nell' altro.

Il problema è di stabilire come ciascun'area debba venire associata.

La scelta circa gli obiettivi storici determinanti per l' Europa condiziona anche le scelte circa i ruoli delle aree associate, e, quindi, anche sulle modalità di una loro associazione.

Coloro che ritengono che l' attuale orientamento culturale e politico dell' Europa debba continuare quanto più possibile privilegiano una "Comunità Euroatlantica". Coloro i quali vogliono contrastare o equilibrare questa Comunità vogliono inserire un rapporto privilegiato con il Sudamerica o il Medio Oriente. Coloro che puntano sulla centralità dell' Europa in un'area "occidentale" sono favorevoli all'associazione con Russia e Turchia.Tutto ciò, ovviamente, non già sotto la forma di una collaborazione assolutamente omogenea, bensì attraverso il concetto di "Europa a cerchi concentrici".

La proposta berlusconiana ci sembra volta in quella direzione. Non per nulla, l' offerta a Israele è connessa a quelle a Russia e Turchia.Infatti, in una "Comunità da Vancouver a Vladivostok", all' Europa spetterebbe un ruolo di baricentro fra il "messianesimo" americano e il "conservatorismo" russo, fra l'estremismo cristiano degli Americani e il sunnismo moderato dei Turchi.

In questo contesto, quale ruolo per Israele?Qui, il problema non è solamente di come l' Europa veda Israele, ma anche di come Israele veda se stessa.

Quanto all' Europa, a noi sembra che non vi sia dubbio che essa concepisca, a torto o a ragione, Israele come una parte di se stessa, sia quando essa sottolinea le "radici giudaico cristiane", sia quando, invece, ricerca le radici di una cultura laica, e perfino quando vede in Israele ceri aspetti e tendenze della storia europea che gli stessi Europei non condividono.Questo, per esempio, quando molti condannano il sionismo e non vogliono essere coinvolti nel conflitto con i Palestinesi.

Quanto a Israele, è noto quanto la sua identità sia lacerata. Tuttavia, in ultima analisi, si direbbe che l' orientamento fino ad ora prevalente sarebbe quello che si riallaccia al concetto di "Civiltà Ebraica", formulato dall'americano-israeliano Shmuel Eisenstadt.Eisenstadt, utilizzando, fondamentalmente, idee che erano state già di Spengler e di Toynbee, vede, come Huntington, diviso in "civiltà", che si identificano, essenzialmente, con le grandi religioni.Israele sarebbe, quindi, una civiltà distinta tanto dall' Europa, quanto dall' America e dal Medio Oriente.

Tuttavia, la concezione delle "civiltà" viste in questo modo incomincia a incrinarsi. Non sembra che vi siano, contrariamente a quanto previsto da Huntigton, problemi di integrazione dei Greci, dei Rumeni e dei Bulgari, ortodossi, nell' Unione Europea; le "identità continentali" sono più ampie e più flessinili delle "civiltà" .

Il dibattito su questi temi costituisce un poco il "nocciolo" della nostra battaglia culturale.

Senza anticipare conclusioni che potrei trarre solo al termine dello sforzo di completamento dei tre volumi di "10.000 Anni di Identità Europea"(cfr. http://www.alpinasrl.com/catalogo/cat_baustellen/cat_10000_anni_identit%E0.htm ;http://books.google.it/books?id=yECaemzMbREC&printsec=frontcover&dq=riccardo+lala&client=firefox-a&cd=1#v=onepage&q=&f=false ), a me sembra di potere affermare che il sionismo rappresenterebbe un' interpretazione evolutiva, modernistica e rivoluzionaria dell' Ebraismo, non diversamente da come il Puritanesimo rappresenta un' interpretazione estremistica del Cristianesimo. Ambedue hanno avuto come momento culminante l' emigrazione. Il recente riflusso delle "grandi narrazioni" messianiche dovrebbe giocare anche qui a favore di una rivalutazione di quei tradizionali orientamenti rabbinici, che, come ricordato recentemente da Jehoshua', erano sostanzialmente contrari all' "Aliyà", vista come qualcosa di simile alle sette pseudo-messianiche.

Perciò, un' idea di "ritorno" all' indietro, se non in senso fisico, almeno culturale, verso la vecchia Europa, non è da escludersi.

La domanda che tutti si pongono è: come giocherebbe una simile scelta nei confronti dei Palestinesi? Diventerebbe impossibile un' integrazione speciale con essi? Certamente, non è passata inosservata la frase di Nethaniyahu, secondo cui "il modello dei due Stati sarebbe superato".La questione di Israele nella UE avrebbe anche a che fare con quella dell' affermazione di un Euroislam, con quella di un Grande Medio Oriente, e con quella di una garanzia Internazionale dei Luoghi Santi.

Tornando a Caracciolo, a noi non pare che un' Europa più ampia, "a Cerchi Concentrici" toglierebbe identità all' Europa attuale. Anzi, quest' ultima, divenndo il centro di un' aggregazione più vasta, sarebbe, a nostro avviso, più protetta dalle ondate della globalizzazione, le quali verrebbero, per così dire, "filtrate" dalle regioni "decentrate", mentre il "nocciolo duro" potrebbe preservare un suo autonomo sviluppo ed un'autonoma capacità propositiva.






mercoledì 20 gennaio 2010

LE MIGRAZIONI, PROBLEMA UNIVERSALE


A Worldwide Study on Migrations Allows to Decode Deeprooted Meanings. L'étude des migrations comme phénomène mondial permet d'en saisir les significations universelles. Ein vergleichendes Blick auf Wanderungen ermoeglicht Verstaendnis ihrer Universellen Bedeutung.

Da uno sguardo alla carta geografica allegata risulta che il problema dell' immigrazione in Italia è, statisticamente, inferiore a quello della media dei Paesi del mondo.

Infatti, l' Italia si trova in una fascia di Paesi con un' livello di immigrazione relativamente modesto, in confronto a picchi come l' Arabia Saudita, o a Paesi di elevata immigrazione, come America, Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Russia e, perfino, Ucraina e Kazakhstan.

L' Italia si trova, dicevamo, fra i Paesi a media intensità di migranti, come la Polonia, la Turchia, la Libia, il Nepal, che, invece, siamo abituati a considerare addirittura come Paesi di emigrazione.

Queste considerazioni preliminari ci aiutano ad acquisire, nei confronti dell' immigrazione, un atteggiamento molto meno passionale di quello che predomina nei mass media e nel dibattito politico. A sentire certe discussioni, sembrerebbe che l' Italia sia la meta quasi esclusiva di tutti i tipi di migrazione, da quella per fame a quella mafiosa, da quella economica a quella politica.

I dati analizzati a livello mondiale ci mostrano, invece, che le migrazioni sono un fenomeno universale, che ha un impatto ben maggiore in altri Paesi.

Ma anche uno studio storico ci mostra che le migrazioni sono sempre esistite (Indoeuropei e Semiti, Fenici e Greci, Romani e barbari, Arabi e Ungheresi, Turchi e Tartari, Europei e Africani, tutti sono emigrati verso Paesi lontani).

Anzi, queste migrazioni hanno cambiato il mondo : esse sono "la trama della storia".Se non vi fossero state le migrazioni di Indo-Europei e di Semiti, non ci sarebbe l' attuale scenario delle lingue del mondo.

Se non ci fossero state le migrazioni degli Arabi, non ci sarebbe l' Islam; se gli Europei non fossero emigrati fuori dell' Europa, non ci sarebbe l' attuale "mondo moderno".

Certo, anche oggi le migrazioni cambiano il mondo, ed è questo il motivo principale per cui molti se ne preoccupano. E, tuttavia, le modalità secondo cui queste trasformazioni stanno avvenendo sono imprevedibili. Studiarle, richiede una vista finissima.

Si dice che le migrazioni di popoli islamici in Europa corrano il rischio di modificare l' "identità europea". Si dimentica che, con Turchia e Bulgaria, Bosnia e Albania, ma anche Russia e Georgia, l' Islam è già "da sempre" parte dell' Europa.Si dimentica anche che sono altri Paesi, come India ed America, ad essere esposte ai maggiori rischi.

Certamente, con l' aumento (relativo) degli immigrati di religione islamica, aumenterà (sempre in senso relativo) il numero dei residenti europei contrari all' attuale tipo di globalizzazione. Ma questo succede ancor più in India e in Russia, e nessuno se ne preoccupa tanto.E, per ciò che riguarda l' Europa, succede anche con l' arrivo degli emigrati ortodossi e/o sudamericani. Ma è questo un problema? Non sono le stesse Autorità Europee una fra le prime fonti, a livello mondiale, delle critiche alla globalizzazione?Non sarà, forse, che l' Europa, con i suoi immigrati, rafforza la propria stessa identità, permettendo alle proprie Autorità di condurre una politica più assertiva nel mondo?



lunedì 23 novembre 2009

NEO-OTTOMANISMO


Turkey and Armenia Finally in Agreement!La Turquie et l' Armenie finalement d' accord!Tuerkei und Armenien endlich zustimmen.

Ci voleva un governo "non laico" ad Ankara perchè si ponesse fine al secolare conflitto fra Turchia e Armenia.E ci voleva l' intervento della Russia per por fine all' ormai più che ventennale guerra fra l'armenia e l' Azerbaidjan per il Nagorno-Karabagh.

Ci voleva un "non laico", perchè l'odio interetnico nell'area ex ottomana nasce con il nazionalismo laico dei militari turchi, che vogliono affermare l' etnia turca (minoritaria), contro le altre etnie dell' Impero (maggioritarie).L' ha detto chiaramente il presidente Abdullah Guel, che l'espressione "neo ottomano" è stata coniata dagli avversari dell' AKP (il partito islamico moderato di governo), per denigrarlo, ma, alla fine, l'AKP l' ha fatto proprio, perchè, a suo avviso, significa conoscenza e comprensione degli altrio popoli.

E ci voleva la Russia per por fine al conflitto del Nagorno-Karabagh perché è quel conflitto, più ancora che quello afgano, ad aver fatto crollare l' Unione Sovietica. Il fatto che di Repubbliche Sovietiche (Armenia e Azerbaidjian), potessero letteralmente farsi guerra, pur essendo parte dell' Unione Sovietica, per contestare una decisione amministrativa di Mosca (l'annessione del Nagorno-Karabagh all' Azerbaidjan) dimostrava che, una volta venuta meno anche la più lontana eco del terrore staliniano, l'Unione non esisteva più, e ciscuno avrebbe esercitato il suo "diritto di secessione" .Regolarmente riconosciuto dalla costituzione staliniana ed accttato senza colpo ferire dalle nuove autorità sovietiche. Ma non per questo meno catastrofico, come hanno dimostrato le decine di guerre che ne sono conseguite nello Spazio Post-Sovietico.

Ora la Russia, iniziatrice, con Elcin e con Solzhenitzin, di questa politica di disimpegno, sta capendo che, in un modo o nell' altro, senza di lei, nello spazio eurasiatico non può esservi pace.Lo stanno capendo anche i suoi vicini: Turchia, Armenia, Azerbaidjan. Ed, infatti, è la paziente, quasi ininterrotta, mediazione russa, ad aver portato ad una trattativa (non ancora un accordo), sul Nagorno-Karabagh, e, di rimbalzo, anche con la Turchia. Perchè gli Aseri sono Turchi, e gli Armeni, combattendo gli Aseri, sfogavano il loro atavico odio verso i Turchi.

Sembra che i politici attuali (almeno in quell' area) siano più saggi di quelli che li avevano preceduti.

mercoledì 4 novembre 2009

RUMELI (TURCHIA EUROPEA)


Turkey's European tradition is confirmed by history.La tradition européenne de la Turquie est confirmée par l' histoire. Die Europaeische Tradition der Tuerkei ist von Geschichte bestaetigt.

Mentre la Russia conferma il ruolo trainante negli sviluppi dell' Europa, inserendosi, in un modo o nell' altro, nelle evoluzioni politiche e culturali in corso, anche la Turchia mostra di tanto in tanto la capacità di inserirsi nelle nuove dialettiche in corso a livello europeo, come nel caso dei molti nuovi gasdotti che attraverseranno il suo territorio.

Sono ben note le diatribe circa l' ammissibilità della Turchia in Europa, e sono comprensibili richieste di regimi speciali, come per la Russia ed eventualmente per Israele. In effetti, neanche in passato vi era più stata, da Costantino in poi, l' unità dell' Impero romano.

E, tuttavia, ci sembra difficile negare carattere europeo alla Turchia quando lo si riconosce ai Dipartimenti Francesi d' Oltremare, che si trovano in Oceania, Africa e America.

In effetti, la prima civiltà europea, quella danubuiana (VI-IV millennio a.C.) presenta evidenti derivazioni da quella turca di Catal Huyuk (VIII Millennio); il mito di Europa contiene riferimenti all' Anatolia; l'epopea troiana è chiaramente tributaria della storia hittita e delle influenze assire veicolate dal Kurdistan e dal Mar Nero; la cultura greca si sviluppa in gran parte in Anatolia, cuore del mondo ellenistico e della prima Cristianità; Bisanzio ha costituito per molti millenni il cuore della Cristianità, affiancata dall' Impero bulgaro di origine turcica; popoli turcici (come i Bulgari del Volga, i Cumani, i Peceneghi ed i Khazari hanno abitato da sempre l' Europa e ne hanno influenzato la cultura; l' Impero Ottomano si sviluppa parallelamente in Europa ed in Asia.

Le bandiere della Russia di Kiev, della Serbia, dell' Impero Ottomano e della Turchia odierna contengono tutte il riferimento alla Luna.

Durante i 600 anni della loro espansione in Europa, i Turchi hanno vissuto in osmosi con Armeni, Greci, Italiani, Bulgari, Albanesi, Serbi, Bosniaci, Croati, Ungheresi, Ucraini, Tartari. I generali turchi, i Sufi turchi e gli ebrei ottomani hanno veicolato da sempre idee parallele alle contemporaneee tendenze europee.

Il crollo dell' Impero Ottomano è contemporaneo a quello degli Imperi Tedesco, Austriaco e Russo, ed ha provocato gli stessi problemi. L' attuale nostalgia per il Sultanato non è dissimile da quella per l' Impero Austro-Ungarico in Europa Centrale e per quello zarista in Russia.

Buona parte dei Turchi di oggi sono, in realtà, come rivelano i loro nomi, discendenti di Armeni, Georgiani, Greci, Italiani delle colonie genovesi e veneziane, Circassi, Tartari e Mesketi fuggiti dalla Russia, Slavi del Sud fuggiti dai Balcani.

Le problematiche della Turchia attuale (confessionalismo o laicismo), non sono molto diverse da quelle che affrontiamo in Italia.

E' vero che la Turchia ha anche una proiezione verso il Medio Oriente, ma ogni Paese d' Europa, in quanto Paese ex-coloniale, ha una propria proiezione verso il resto del mondo.

Ricordiamo una cosa per tutte: il termine Rum, che, in Arabo, significa Roma, indica, in tutte le lingue orientali, l' Impero Bizantino, e, per estensione, anche il suo successore, l' Impero Ottomano.

Cosicché, per gli Ottomani, Rumeli (il "Paese dei Romani") erano i Balcani, tanto che, nella parte europea di Istambul, esiste ancora un Rumeli Hisar (Fortezza della Turchia Europea):