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martedì 26 luglio 2011

ALLE RADICI DELL' IDEOLOGIA TEOCON

Processo per eresia nella Nuova Inghilterra puritana

Theo-cons: a Channel of Puritan Influence in Europe
Les théo-cons: un élément de l'influence puritaine  en Europe.
Theo-Konservative: ein Werkzeug des puritanischen Enflussnahme ueber Europa.


Le tragiche vicende di Oslo continuano a stimolare riflessioni e dibattiti. Il contesto culturale in cui quei fatti sono avvenuti, e in cui il loro protagonista si è mosso, sono complessi. Abbiamo un ampio movimento fondamentalista e islamofobo, presente, seppure in forme diverse, in Inghilterra, Olanda, Scandinavia,  Francia e Italia, oltre che in vari Paesi dell' Europa Orientale. Abbiamo allusioni, e più che allusioni, ai Templari e ai Massoni. Abbiamo un'imitazione strutturale del modus operandi di al-Qaida.

Scorrendo il manifesto di Breivik, ciò che stupisce sono i  riferimenti culturali. La tesi centrale è che bisogna salvare l'Identità Europea attraverso l' espulsione degli islamici. Questa identità sarebbe, al contempo, cristiana e individualistica. Gli Islamici, invece, sarebbero dei comunitaristi, alleati dei post-marxisti, i quali, con la teoria e la pratica del multiculturalismo, ne favorirebbero l' avvento.

Queste teorie, che possono sembrare raffazzonate e grezze, da un lato non sono nuove, e, dall' altro, sono tutt'altro che semplicistiche.
Non sono nuove perchè sono proprie dei teocon americani degli ultimi decenni del secolo scorso, i quali, a loro volta, le avevano ripescate da accenni presenti in tutta la storia americana. Non sono semplicistici perchè sono il risultato di una lunga fase di elaborazione, sviluppatasi, anch'essa, soprattutto in America.

I teocon americani del 20° Secolo partivano, sostanzialmente, da tre fonti culturali: dalla cultura americana ottocenteca (Trascenentalismo e Pragmatismo); dal conservatorismo ebraico di Leo Strauss e dal post-trotzkismo degli eredi di  Burnham.
Per Emerson, Whitman e Dewey, il vero sbocco del Puritanesimo sarebbe consistito nell' "Individualismo Democratico", vale a dire l'esaltazione del "Man of the Street", che non conosce la filosofia, e per il quale la religione è soprattutto una scuola di buon comportamento e di umiltà borghese, non certo di ascetismo: esso porta ad aborrire l' ambizione, l' orgoglio, perfino la cultura troppo esigente, tipici delle classi elevate europee.  Questa scelta, nel contempo religiosa e politica, sarebbe appunto  ciò che caratterizza  gli Americani rispetto agli Europei.
Per Leo Strauss, le sofisticherie della cultura europea ed ebraica liberale avrebbero  portato alla corruzione della società. Era ora, con la "conversione", la "teshuvà'" (la "seconda nascita" dei Puritani), di tornare alla tradizione  giudaico-cristiana e di difendere la società esistente dalle pretese intellettualistiche degli intellettuali relativisti e multiculturalisti.

Per i post-trotzkisti americani, l' Unione Sovietica avrebbe tradito gli ideali della democrazia radicale, che si incarnerebbero, invece, negli Stati Uniti, vero Stato rivoluzionario.

In sintesi: l'identità americana consisterebbe nella congiunzione rivoluzionaria  fra ritorno alla fede religiosa e individualismo democratico. Questa sintesi  sarebbe il senso ultimo di tutte le rivoluzioni moderne. Coloro che si oppongono a questa rivoluzione possono considerarsi tutti comunitaristi e collettivisti, nemici nello stesso modo dell' individualismo democratico e della tradizione giudaico-cristiana. Come i nemici erano, un tempo,  le monarchie europee, l'altro ieri i fascismi e ieri il comunismo, oggi il nemico comunitarista e collettivista è l'islamismo. 

L'islamismo è il nemico innanzitutto perchè, storicamente, ha sempre conteso a cristiani ed ebrei il primato fra le religioni monoteistiche,che spetterebbe, invece, alla tradizione giudaico-cristiana, poi perchè non accetta per principio l'"individualismo democratico", poi, ancora, perchè si oppone allo Stato di Israele, che, nel Medio-Oriente, è il baluardo della tradizione giudaico-cristiana , e, infine, perchè, grazie all' immigrazione, potrebbe soppiantare in Europa l' "individualismo democratico".

I marxisti, eredi del Comunismo, dopo la caduta del muro di Berlino si sarebbero alleati con gli islamisti. Con la teoria del multiculturalismo, essi renderebbero  possibile l' accettazione dell'Islamismo in Europa,  la nascita di un' Europa Islamica e la sconfitta dell' individualismo democratico.

Perciò, occorre una lotta decisa contro il post-marxismo, per permettere l' emergere, in America e in Europa, di una classe dirigente "occidentalistica", che freni, riduca ed elimini la presenza mussulmana in Europa.

Tutto ciò viene ammantato da colori europeistici e medievalistici, anche se, come si è visto, queste idee nascono in America, non già per stimolare l' Europa ad essere se stessa, bensì per difendere il predominio delle idee americane.

Che ciò sia vero è dimostrato, a fortiori, dall'incredibile assonanza dei fatti di Oslo con quelli di Waco e di Oklahoma City (oggetto di simili stragi da parte di integralisti puritani mussulmani) ,nonché con la trama dell' ultimo film di Dan Brown, "Il simbolo perduto", tutto incentrato sul conflitto fra un granghignolesco "massone cattivo" e la massoneria buona che si identifica con l' establishment americano.

Per questo, sembrerebbe  abbastanza incomprensibile che queste idee abbiano preso piede soprattutto negli ambienti della destra radicale e del tradizionalismo religioso, e, questo, soprattutto nei Paesi cattolici. Infatti, tanto la destra radicale quanto il cattolicesimo conservatore sono stati in Europa, e soprattutto nei Paesi cattolici, tradizionalmente alieni da influenze culturali protestanti, trotskistiche o ebraiche, ed, anzi,  si erano  dichiarati sempre fieramente avversi a queste tendenze.Quest' inaudita convergenza dovrebbe permetterci di comprendere come i vecchi schemi della cultura politica (come "destra-sinistra") non siano oramai più idonei a descrivere la realtà attuale.

Un altro ampio margine di riflessione dovrebbe aprirsi intorno alla questione dell' islamofobia.

Fino all'inizio dell' Ottocento, non si poteva riscontrare in Europa una particolare ostilità per il mondo mussulmano , che si differenziasse dal generale disprezzo per i popoli afro-asiatici, considerati inferiori agli Europei. Si dice addirittura che Napoleone sia tornato dalla Campagna d'Egitto con una notevole carica di filo-islamismo, che lo avrebbe indotto , tra l'altro, al suo ritorno, ad una politica anti-femminista. Ancora suo nipote Napoleone III si era battuto con successo, in occasione della sua accessione alla presidenza,  per la liberazione dell' emiro e sufi algerino 'Abd el-Qader, a cui avevano tributato alti onori, tra l'altro,  tutti i governanti occidentali. Nasceva in quegli anni l'"Orientalismo", come studio di un mondo affascinante, ma inferiore.

Un certo fastidio per i polpoli arabi si incominciò a sentire in Europa dopo la costituzione dello Stato di Israele, le guerre arabo-israeliane e l' Intifada.

Ancora l'Ayatollah Khomeini e i Taliban erano stati salutati, dai media occidentali, come  liberatori ,e solo la guerra in Iraq  aveva incominciato a fare presagire uno "scontro di civiltà" con l' Islam.

Anche se Saddam Hussain non era particolarmente islamico, l'anti-islamismo si nutrì soprattutto dell'avversione anti-irachena

Ma è soprattutto dopo l'11 Settembre che l'Islam incomincia ad essere descritto come un nemico storico dell' Occidente, l'incarnazione di tutte le società teocratiche, elitarie e maschilistiche. A quel punto, diviene percettibile e rilevante anche l'avversione contro l'immigrazione.
 
Come si vede, tutte questioni che sono principalmente americane, e che hanno investito l' Europa solo di riflesso.
Si parla tanto dei ceti medi impauriti che cercano nello straniero il capro espiatorio per il loro declassamento. Ma anche questa è una paura soprattutto americana, quella che l'influenza islamica faccia perdere smalto all'American Way of Life,cioè  al modello che la middle class americana propone di se stessa, soprattutto a scopo di esportazione verso gli altri  Paesi del mondo.


Di nuovo illogico che questa paura serpeggi in Europa. Qui, '"American Way of Life" ha cominciato ad affermarsi in tempi non lontani, e molti la vivono ancora come un declassamento.

Le nazioni dell' Europa Meridionale e Orientale, con la preservazione delle tradizioni religiose, etniche e cetuali, con le sue grandi differenze locali, con una visione spirituale della Religione, assomigliano più al  mondo islamico che non a quello anglosassone.

Non è un mistero che spesso gli Europei sono stati tentati (e ancora lo sono) di giocare la carta islamica contro l'occeidentalizzazione (confronta per esempio la "Lega dei Popoli Oppressi"sponsorizzata  da D'annunzio, i rapporti fra l' Asse,  l' Islam e il nazionalismo arabo, la politica degli Stati dell' Est Europa, dell' ENI, dei grandi partiti italiani, della Chiesa,di intellettuali eccentrici come Guénon, Foucault, Weil, Garaudi, Béjart o l'Abbé Pierre) . Ancor oggi, la presenza islamica sul territorio europeo, non meno delle collaborazioni con la Russia e con la Cina, costituisce obiettivamente un contrappeso all'influenza culturale, politica, militare ed economica americana. Per questo, sembra un paradosso che coloro che che, come Breivik, avrebbero addirittura la presunzione di emanare una "Dichiarazione di indipendenza dell' Europa", non si accorgano di questo importante aspetto, e sembrino non comprendere quanto questa loro politica ribadisca sempre più il carattere subordinato , anche nei temi del dibattito politico, dell' Europa rispetto all' America.









venerdì 10 settembre 2010

YENI OSMANLILIK

Marmara Clash Sets New Trend in Turkish World Politics. La bataille sur le Marmara montre l’ aube d’une nouvelle politique mondiale de la Turquie. Kampf um Marmara Wegweiser einer neuen tuerkischen Weltpolitik.

“Osmanlilik” è un concetto ottocentesco . L’Impero Ottomano, insistentemente descritto, da parte della propaganda “occidentale” come il vertice dell’ oscurantismo e della barbarie, incapace di evolvere, fu, nei fatti, una creazione politica incredibilmente dinamica, la quale, nel giro di di 7 secoli, seppe incarnare le aspirazioni più diverse. Nel 13° secolo, gli “emirati turcomanni” della costa egea dell’ Asia Minore incarnarono una sintesi mirabile fra Islam, Bizantinismo e culture dell’ Asia Centrale; nel 14°, il primo Regno Ottomano seppe integrare popoli diversi, prevalentemente europei; nel 15°, si pose veramente come erede della civiltà bizantina, assorbendo territori profondamente grecizzati e divenendo anche, almeno ufficialmente, il protettore del Cristianesimo in quanto “Religione del Libro”; nel 16°, esso inglobò in modo non solo formale un’Ungheria, che divenne uno dei centri dell’ Impero, una Transilvania che fu uno dei Paesi più civili e tolleranti d’ Europa, e un’ Ucraina che fornì a Solimano il Magnifico la sua coltissima favorita Roxana, a cui dedicò alcune delle più belle poesie della letteratura turca; nel 17° secolo, la Turchia era, ormai, la maggiore potenza d’Europa, sì che gli Ungheresi di Rakoczi vi fuggirono per organizzare, d’accordo con Luigi XIV, la difesa della loro identità nazionale dall’ imperialismo degli Asburgo; nel 18° Secolo, l’Impero fu scosso dalla richiesta, da parte dell’ esercito, di un’organizzazione più centralizzata, sul modello delle monarchie illuminate occidentali; nel 19° Secolo, esso sviluppò una politica di riforme (“Tanzimat”), basato sulle idee europee; all’ inizio del XX° Secolo, esso fu sede di un ricco movimento di rinascimento nazionale, che ispirò idee ed istituzioni in tutta Europa, oltre che dell'Asia; nel corso della 1° Guerra Mondiale, la Turchia tentò, prematuramente, la carta del “Panislamismo”, ricordandosi, ahimé, solo allora, che, per contrastare il “Progetto Greco”,di Caterina II il Sultano aveva rivendicato prerogative “speculari” a quelle dello Zar (“Khalifa” e difensore dell’ Islam, come lo Zar era “Imperator” e difensore della Cristianità).

Anche gli esordi della nascente repubblica turca furono segnati dal conflitto fra tendenze parallele a quelle dell’ Europa e della Russia: il laicismo autoritario ed il panturchismo .

Sullo sfondo di questo enorme scenario, si rendono intelleggibili tanto l’ “Osmanlilik” tradizionale, quanto lo “Yeni Osmanlilik”. L’ “Osmanlilik” classico e tradizionale è quello del Tardo Ottocento (impersonato, in particolare, dal Sultano Abduelhamit), e fondato su un “mix” di “modernismo reazionario (legislazione scritta di tipo europeo –“Medjellet”-), apertura ai liberali (Costituzione) e alle minoranze nazionali (“Millet”), carattere multinazionale dell’ Impero (sul modello dell’ Impero Anglo-indiano, dell’ Impero Austro-Ungarico e di quello russo).

Yeni significa, in Turco “nuovo”.Quindi, “Yeni Osmanlilik” significa “Nuovo Ottomanismo”. Perché oggi questà scelta?

Noi crediamo per motivi paralleli a quelli che stanno portando i Russi alla definizione di un “Rossijskij Konservatizm”(cfr. Identità Europea).

La Turchia, pesantemente ridimensionata dal Trattato di Trianon, e non essendo riuscita a realizzare gli obiettivi dell’ “Ideologia Panturca” di Enver Pasha, morto combattendo nella guerra civile russa, non aveva potuto fare a meno di concentrarsi sulla “modernizzazione” interna. “modernizzazione” diretta dall’ Esercito, di cui ancor oggi stiamo subendo le conseguenze.

Un’ altra scelta importante fu quella (per altro, tutt’altro che scontata), di allearsi, nel corso della IIa Guerra Mondiale, con l’ America. Ciò permise, di fatto, alla Turchia, di rilanciare ulteriormente una (per altro non eccezionale) rivoluzione industriale, e di fare accettare all’ America stessa l’ idea che la Turchia possedesse il maggior esercito dell’ Occidente.

A questo punto, la Turchia sta, giustamente, giocando le sue carte, accumulate nel corso di un secolo.

Nessuno la obbliga più, dopo 83 anni, ad accettare i “diktat” occidentali, né in termini di allineamento internazionale, né in termini di cultura. Ciò, tanto più, in quanto i “parametri” impostile nel passato dagli Occidentali sono divenuti, oramai, assolutamente obsoleti. Se l’ America, per salvare la faccia, consegna il Pakistan ai Pashtun, alla Russia e alla Cina, e l’ Irak agli Iraniani, la Turchia non ha più motivo per astenersi anch’essa un ruolo egemone sui Curdi, sui Siriani, sui Palestinesi, sugli Aseri, sui Bosniaci, sui Tartari, sui Cossovari.

Cosa c’entra tutto ciò con la vicenda del Traghetto Marmara?C’entra perché, per la prima volta a partire dalla sconfitta nella 1° Guerra Mondiale, la Turchia ha, in pratica, rivendicato il ruolo di una potenza mondiale(imponendo alle Nazioni Unite di organizzare una Commissione di Inchiesta sul “Caso Marmara”).

Paradossalmente (o logicamente?), tutto ciò avviene mentre Thilo Sarrazin lancia, in Germania, la sua “crociata” contro i Turchi.

E, ancora più paradossalmente, il Governo turco che, attraverso il suo Ministro degli Esteri, sposa l’ idea dello Yeni Osmanlilik, continua ad insistere per l’ accessione della Turchia all’ Unione Europea.

Ci sarebbero infinite spiegazioni di questi apparenti paradossi. Quella che a noi sembra più plausibile è quella avanzata dallo storico russo-tedesco Rar, secondo il quale la Russia e la Turchia aderiranno all’ Unione Europea solamente quando potranno imporle le loro condizioni.

E’, dunque, giustificata la campagna anti-turca di Sarrazin?

A nostro avviso, no, perché non l’ ha certo prescritto il medico che gli Europei debbano vivere secondo un modello “individualistico di massa” o “libertino di massa”, mentre, invece, i modello sociali di Russia e Turchia, con il loro equilibrio fra “gerarchia simbolica” ed egualitarismo, fra “comunitarismo” ed “individualismo di massa”, potrebbero rivelarsi, oggi, paradossalmente, più “sostenibili” di quelli cosiddetti “occidentali”!

venerdì 12 febbraio 2010

EUROPARLAMENTO DIFENDE PRIVACY EUROPEI

EU-Parliament Blocks Agreement with CIA Limiting Banking Privacy. Parlement Européen bloque accord avec CIA limitant la confidentialité bancaire.EU-Parlament blockiert CIA-uebereinkunft gegen Bankgeheimnis.



Il Parlamento Europeo ha bloccato un accordo, raggiunto dai Governi negli scorsi giorni con le Autorità americane, in forza del quale l' Europa stessa avrebbe obbligato il consorzio interbancario internazionale Swift a comunicare agli Stati Uniti i dati delle transazioni bancarie degli Europei.

Questo accordo era stato reso necessario dalla decisione di Swift di trasferire in Europa i servers precedentemente in America. In tal modo, la cooperazione di Swift con le Autorità americane, durata dall' 11 Settembre, non può più essere basata sulla legge americana, bensì richiede, per poter esere attuata, una base giuridica in Europa. Pertanto, i dati, accessibili alla CIA da 10 anni, non lo saranno più senza una procedura approvata dal Parlamento Europeo.

Il voto ha dimostrato che il Parlamento Europeo, quando vuole, può incidere anche su questioni di carattere fondamentale.Così facendo, ha dimostrato di volere esercitare energicamente i diritti di veto appena concessigli dal Trattato di Lisbona

Tecnocrazia contro tutela della persona

Infatti, la questione dei dati elettronici fa parte del "campo di battaglia" complessivo fra le due grandi tendenze che dividono in modo trasversale la società contemporanea.

Da un lato, i fautori della globalizzazione tecnocratica, i quali ritengono che i progressi tecnici conseguiti e progettati nell' ambito dell' attuale modello di sviluppo costituiscano il bene supremo da difendere con qualunque mezzo. Di conseguenza, la libertà di pensiero, di religione, di parola, di associazione, di manifestazione, e perfino economica, debbono essere subordinate a questo supremo obiettivo.

Dall' altro, coloro i quali ritengono che l'obiettivo dell' Umanità resti il massimo dispiegamento della personalità di ciascuno. Di conseguenza, gli obiettivi, seppur validi, della concordia fra i popoli, della pianificazione razionale, dello sviluppo economico, della sicurezza collettiva, debbono cedere quando possano compromettere la libera esplicazione della personalità umana.

I primi insistono che il massimo dispiegamento della potenza trasformatrice della tecnica non è possibile senza porre sotto pesante controllo le diversità che caratterizzano l' umanità, provocando dialettiche culturali e politiche estranee alle esigenze puramente tecniche. Questo "blocco" implica una visione in un certo senso "militare" (di tipo schmittiano) dei rapporti interpersonali ed internazionali, dove ogni cittadino è un potenziale "diverso": ogni "diverso" è un "avversario", ogni "avversario" è un potenziale "nemico", ogni potenziale "nemico" è un potenziale "combattente", e ogni potenziale "combattente" è un potenziale"terrorista".A questo punto, i normali cittadini debbono essere tenuti sotto controllo permanente, perchè potrebbero rivelarsi dei "diversi", e i "diversi" vanno comunque combattuti, perché potrebbero diventare "terroristi". Questa dialettica porta al dissenso, alla radicalizzazione e all' incremento della conflittualità.

Le idee dei secondi hanno trovato attuazione nella Carta di Nizza, il più completo documento di tutela dei diritti personali e sociali.

I fatti dell' 11 Settembre sono stati assunti , invece, come pretesto per imporre in tutto il mondo la logica del primo tipo cui sopra. Se ogni "diverso" è sospetto, occorre una "guerra infinita", per rendere tutti "eguali".In nome di questa "guerra" si può fare qualunque cosa.

La tesi opposta è che, intanto, questa "guerra infinita" vada fermata (come tutti i politici dicono di voler fare). Se, dopo 10 anni, non sì è ancora riusciti a bloccare i "terroristi", e gli stessi Stati belligeranti riconoscono che non sono più "terroristi", bensì "insorti",ciò significa che stiamo parlando di uno specifico territorio e di uno specifico scenario bellico. Non si può coinvolgere il mondo intero in una guerra che riguarda solo pochi. Dopo 10 anni, non si può controllare indefinitamente in modo poliziesco il territorio del mondo solo perchè c'è la guerriglia in Afganistan, in Pakistan, in Irak, in Palestina e nel Golfo di Aden. Se lo scopo è quello di evitare il rischio, assai potenziale, che qualcuno venga ad imporci una dittatura islamica, questa non è una buona ragione per imporci fin da subito una reale dittatura poliziesca.

Dal punto di vista dei difensori della "privacy", le invasioni nella sfera privata del cittadino, anche se, apparentemente, circoscritte, come quelle sui dati bancari, una volta inserite in un contesto più generale, che va dalle extraordinary renditions ai campi di concentramento, dalla detenzione a tempo indeterminato e senza processo alla censura sui libri di testo delle scuole, dalle interferenze partitiche sulle televisioni e sul cinema ai centri di ascolto intercontinentali sulle comunicazioni, dal controllo delle scatole nere del "web" fino all' oscuramento dei siti, incomincia ad assomigliare ad un complessivo disegno totalitario per schedarci e per disciplinarci.

Un modello europeo di difesa della "privacy" e della libertà di espressione

La ricerca dell' identità europea è anche quella di un modello armonioso di contemperamento fra le esigenze di sviluppo della persona e quelle del controllo sociale.Controllo che non si limita alle misure di polizia, ma comprende anche la promozione dall' alto di una "memoria condivisa", e l' imposizione della cultura del "politicamente corretto". Tale contemperamento si situa perciò ben lontano dall' attuale "vulgata", secondo cui ideologie lontane da quelle dominanti sono considerate come una patologia che sconfina col delitto.

La tanto decantata "Magna Charta"e il Giuramento del Ruetli, che, secondo la vulgata storiografica, costituiscono l' origine storica del costituzionalismo liberaldemocratico moderno, contenevano in bell' evidenza addirittura il "diritto di resistenza" dei sudditi, riconoscuto perfino dalla filosofia scolastica, e che, oggi, invece, viene strenuamente negato a chi non si identifichi con il "mainstream".Ciò vale non solo per coloro che dissentano dalle guerre in Medio Oriente, ma anche per il fronte opposto, come sta succedendo con il processo in corso in Olanda contro l' On.le Geert Wilders, accusato di incitamento all' odio contro l' Islam

La tutela dalle forme di controllo poliziesco, come la politica della "privacy" ha come presupposto il fatto di concepire i cittadini come originariamente dotati di libertà, e quindi anche di non accettare le scelte della maggioranza.

A nostro avviso, dev' essere mantenuto almeno il diritto al dissenso, anche se radicale, purché non si traduca in atti di violenza. Ricordiamo che, ai tempi ,tanto vituperati, della nostra gioventù, erano perfettamente accettati dal sistema gruppuscoli intellettuali che predicavano rivoluzioni di sinistra o di destra; erano ben rappresentati in Parlamento partiti di radicale, anche se pacifica, alternativa al sistema, e partecipavano perfino alla dialettica governativa partiti che miravano a modifiche sostanziali. Oggi, invece, le posizioni estreme vengono sempre più criminalizzate e soggette a misure amministrative.

I controlli di vario genere volti a salvaguardare la sicurezza dello Stato vanno svolti in modo tale da non soffocare la libertà e la diversità fino al punto da rendere impossibile la dialettica delle idee, e, quindi, il cambiamento.

Le cessioni di libertà non possono, in nessun caso, essere fatte a favore di Autorità straniere, ma, al massimo, a favore dell' Europa, sotto lo stretto controllo della Carta di Nizza, della Corte di Giustizia Europea e del Parlamento Europeo.SEcondo i Parlamentari Europei, e secondo alcuni degli stessi politici nazionali che avevano approvato l' accordo, questo era contrario ai principi "costituzionali" europei, fra i quali quelli della proporzionalità e della reciprocità. I controlli polizieschi e quelli di carattere militare possono essere necessari, ma solo se, e nella misura in cui, i primi siano legittimati dalla magistratura con adeguati mandati di perquisizione, e i secondi si svolgano in territori in cui vige il diritto bellico.I giuristi europei dovrebbero sviluppare una ben precisa "expertise" in questo campo.

Infine, non possono essere forniti ad Autorità straniere dati sensibili di carattere economico che possano compromettere la sicurezza economica internazionale dell' Europa, come sta accadendo oggi con l' attacco all' Euro.Anche per questo , gli Europarlantari hanno impostato il dibattito su questo tema come una forma di lotta per la sovranità europea. er tutti questi motivi avevamo formulato, in un precedente "post", la provocatoria proposta di formare una sorta di "intelligence economica" dell' Europa, che vegliasse su questa tormentata frontiera, essendo sottoposta alla legge ed ai tribunali europei.

Ignoriamo in che modo il legislatore comunitario intenda intervenire per colmare la lacuna venutasi a creare con la bocciatura dell' accordo. Ciò che è certo è che intendiamo essere ben presenti sul tema, seguendone tutti gli sviluppi.

giovedì 1 ottobre 2009

GUERRE CONTRO LA STORIA


Attacking Hindukush and Mesopotamia means attacking the cradle of civilisations.Attaquer l' Hindukush et la Mésopotamie signifie attacquer les berceaux des civilisations. Attacke gegen Hindukush und Mesopotamien bedeutet Attacke gegen die Wiegen der Zivilisationen
Nei dibattiti in corso sulle varie "Exit strategies" non si è mai riflettuto abbastanza sul perchè sia impossibile vincere le guerre in Afganistan e in Iraq.Si parla tanto di Isla, e, certamente, si tratta di due paesi islamici. E, tuttavia, non sono, certo, fra quelli più islamici: l' Afganistan è profondamente impregnato di tradizioni tribali, pre-islamiche, e l' Iraq è considerato un paese relativamente laico.
Ciò che questi due Paesi hanno in comune è quello di avere una civiltà antichissima ed illustre, che conferisce ad essi un senso di superiorità, che è molto più forte del messianesimo islamico o cristiano, e perfino del classico nazionalismo borghese.
Fin dal 10° millennio a.C, si stendeva, fra l' India, l' Asia Centrale e l' Anatolia, una striscia di antichissime città.
Nel Pashtunistan, anche se non in Afganistan, si trova Mergarh, probabilmente la città più antica della terra.L' Afganistan è la mitica patria degli Indoeuropei, quella che il Vendidad chiama "Ayrianam Vaejo"(la patria degli Ariani).E, infatti, nell' Impero Persiano, esso corrispondeva alla provincia di Ariana (che ancora dà il nome alla compagnia di bandiera). Il Afganistan Alessandro Magno fondò l' Impero di Gandhara (che unì la civiltà ellenistica a quella indiana). Afgano fu Jalal-ad-Din Rumi, il poeta più amato tanto nell' Islam quanto nel Nord dell' India. Dall' Afganistan partì, con Mahmud di Ghazni, l' islamizzazione dell' India.
In Mesopotamia si trovano le più antiche radici dell' Occidente, dai primi pittogrammi, alle leggi sumeriche, all' Epopea di Gilgamesh, alle radici di Abramo. Bagdad fu la splendida capitale dell'impero islamico, dove, alla Dar-al-Hikma, si fondevano le radici culturali dell'India, della Persia, della Grecia e del Medio Oriente.
Per questo, questi due Paesi hanno conservato orgogliosamente certe loro caratteristiche, come una certa organizzazione clanica, ed un certo atteggiamento guerriero.Per questo, essi hanno offerto una strenua resistenza all' invasione occidentale: contro l' Inghilterra al Khyber Pass e in Irak; contro l' Unione Sovietica in Afganistan.
E' assai improbabile che questa volta essi desistano da una lotta che li ha visti, alla lunga, sempre vincitori.