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martedì 25 ottobre 2011

UN PROGETTO POLITICO PER LA GIOVENTU' ESASPERATA

 
Necessary New Grounds for an authentic Movement of the Youth
Des nouvelles bases nécessaires pour un mouvement authentique de la jeunesse
Neue Grundlagen fuer eine authentische  Bewegung der Jugend unabwendbar
Di fronte ai macroscopici fallimenti delle promesse  del "modello occidentale" ci siamo a lungo stupiti dell'indifferenza con cui l'opinione pubblica e, in particolare, i ceti, le nazioni, e le generazioni, più svantaggiate accettano qualunque cosa senza reagire.

Da un lato, la promessa di sempre più  abbondanti beni materiali, dall' altra la riduzione, di anno in anno, delle prospettive di lavoro, di guadagno, di risparmio, di investimento. Da un lato, la garanzia della "Pace Perpetua": dall' altra, un investimento militare complessivo quanti altri mai vi furono nella storia, per finanziare guerre supertecnologiche e, comunque, con centinaia di migliaia di soldati (e di morti): in Afganistan, in Irak, in Libia, ecc...

La spiegazione è che quel progressivo accrescersi del conformismo, che già avevano pronosticato Tocqueville, Stuart Mills, Baudelaire e Nietzsche, è giunto, oramai, a paralizzare ogni capacità di pensiero critico costruttivo ed ogni possibilità di azione politica non manipolata da persuasori occulti.

I cittadini, solo apparentemente liberi, sono formati sulla base di luoghi comuni ripetuti senza persuasione da una scuola massificata e da mezzi di comunicazione di massa che sono semplici cinghie di trasmissione del potere.

Il convergere di intolleranza ideologica, sapere specialistico e mancanza di rigore nello studio portano all' incapacità di costruire un discorso coerente e completo e di immaginare un' azione collettiva solidale, efficace e a lungo termine.

Il "timore per il proprio status", che già Tocqueville aveva denunziato come la caratteristica prevalente delle società democratiche, impedisce di esprimere opinioni veramente alternative, le quali ultime non riuscirebbero comunque a farsi sentire per effetto della "congiura del silenzio" della maggioranza. 

Gli intellettuali, frustrati da quanto sopra, ed in preda ad un pur comprensibile "Selbsthass", divengono strutturalmente incapaci di uscire dalla sterile ripetizione di vecchie geremiadi. Altro che formulare idee nuove, progetti alternativi, strategie di trasformazione! Non sembrano  più possibili, né un Hegel, né un Marx, né un St.Simon, né un Nietzsche, ecc...

Così stando le cose, costituisce comunque un segno positivo che abbiano fatto la loro comparsa sulla scena mondiale nuovi movimenti giovanili di contestazione. Non che anch'essi non mostrino molti ed evidenti segni di senilità precoce , dalla stantia retorica assembleare alle mascherate "tipo stadio", al linguaggio vetero-sessantottesco, alle eterne, sempre eguali, diatribe fra i "pacifici manifestanti" e i "black block".

Che cosa manca dunque a questo movimento?

Primo: un'analisi storica: "che cosa sta succedendo?"

Secondo, uno sforzo di interpretazione: "perchè?"

Terzo, uno slancio profetico:" potrebbe essere diverso?"

Quarto, un'affermazione di volontà: "come vorremmo che andassero le cose?"

Quinto,una strategia: "che cosa intendiamo fare affinché le cose vadano come noi proponiamo?"


Qualcuno potrebbe accusarci di un eccessivo disfattismo.Proviamo a dimostrare che mettere insieme tutte quelle cose non sarebbe una pretesa velleitaria, ma  sarebbe, invece, del tutto credibile che queste cose fossero pensate  e realizzate da parte di giovani intellettuali, come gli "indignados", che si pretendono "alternativi".


1.Le contraddizioni della tarda modernità

Il mondo in cui viviamo è tutto una continua contraddizione, non solamente per i fatti concreti che abbiamo denunziato, ma anche già dal punto di vista concettuale.

Tutti sostengono che la democrazia presuppone più di ogni altra cosa un'etica condivisa, ma poi nessuno sa trovare un fondamento per tale etica , la quale, nei fatti, non esiste, essendo la popolazione equamente divisa fra il più totale cinismo, l'ammirazione per la criminalità comune o politica, e opposti moralismi di matrice puritana o clericale.

Tutti sostengono che tanto lo Stato quanto le Chiese e i partiti devono "fare un passo indietro a favore del mercato", ma quegli stessi invocano, un giorno sì e l'altro pure, incentivi pubblici alle imprese, iniezioni finanziarie pubbliche alle borse , salvataggi delle stesse, ammortizzatori sociali, autorevoli interventi dei vescovi a favore dei più deboli, partiti più autorevoli e decisionisti.


Tanto il neo-liberismo internazionale quanto il keynesismo hanno con ciò mostrato i loro limiti, visto che l'uno porta all'implosione delle imprese (che pur si vorrebbero favorire, e invece vengono rese irreali, sfiancate, spolpate, fatte a pezzi, svendute, delocalizzate e liquidate), e il secondo all'ingessatura e al fallimento degli Stati (che dovrebbero essere il suo veicolo favorito, e invece vengono soffocati, paralizzati, beffeggiati, caricati di costi e di debiti, messi sul banco degli imputati o commissariati).

Ciò che sta accadendo non si spiega né in termini neo-liberistici, né in termini keynesiani, bensì solo in termini geopolitici. Questo incredibile mix di messianesimo e di imperialismo, di concentrazione di potere e di soft power, di fondamentalismo e di anti-autoritarismo, di parossistico leverage  creditizio  e di multinazionali inafferrabili, di deficit americano programmatico , di parità di bilancio europea e di surplus commerciale dei BRICS, ha potuto  sopravvivere  solamente grazie a  un' abnorme concentrazione del potere in Occidente, che falsa i termini del problema, ma non può più reggere, perchè non corrisponde più ai dati reali economici, demografici, culturali e militari.

E' ora in corso, attraverso infiniti scossoni,  un aggiustamento graduale, unica alternativa possibile alla Terza Guerra Mondiale.

L'"overstretching" dell' Occidente fa sì che neppure il "Quantitative easing", cioè stampare dollari all' infinito, riesca a fare ripartire l'economia americana, e che neppure il sostegno della "comunità internazionale" (comprese la Russia e la Cina, se non perfino l'Iran) permetta più alle truppe occidentali di vincere contro le guerre di popolo medio-orientali.

Questa situazione non può essere compresa né attraverso la "grande narrazione" marxista (che attribuiva alla globalizzazione un compito addirittura salvifico, non ammettendo, certo, la possibilità che essa potesse essere bloccata da popoli "arretrati"), né dalla teoria tecnocratica della modernizzazione (secondo cui tutti i Paesi avrebbero dovuto attraversare le stesse fasi storiche).

Le difficoltà economiche dell' Occidente derivano, in realtà, proprio dalla sua vittoria, la quale  rende manifesta l' "eterogenesi dei fini" della sua ideologia nello stesso modo in cui la vittoria dell' egemonia  marxista aveva messo in evidenza l' impossibilità della società comunista.

Rendere coerenti e razionali dall' alto i comportamenti di 6 miliardi di produttori e consumatori non è possibile, né attraverso "l'economia di amministrazione e comando" di un' internazionale comunista, né attraverso un mercato mondiale manipolato dalle lobbies di Wall Street.

Le società parziali e locali debbono poter cercare i loro sempre instabili equilibri con il concorso dell'economia, ma anche della cultura, della politica e delle religioni. Altrimenti, come al tempo delle rivolte di Berlino, di Poznan, di Danzica, si procede per strappi inconsulti dell'economia e per reazioni altrettanto inconsulte dfei cittadini .

2.La mancanza di senso

Solzhenitsin aveva già dimostrato che vivere in una società dominata da un'ideologia estrema porta a "vivere nella menzogna", in un mondo irreale e insostenibile. Lo stesso sta accadendo ora a noi.

Le spiegazioni del modo in cui ci stiamo comportando diviene sempre più evanescente: dobbiamo fare certe cose perchè "lo chiedono i mercati", "lo chiede l' Europa". Ma sono i mercati e l'Europa a non sapere cosa che vogliono.

I meccanismi congiunti  della dematerializzazione dei titoli e della speculazione e fanno sì che l'andamento dei valori mobiliari (e perfino immobiliari) sia determinato da previsioni o comportamenti di politici o di esperti, che poco o nulla hanno a che fare con i beni negoziati. Una dichiarazione pessimistica della Merkel sulla Grecia può fare crollare la Borsa di Shanghai.

Anche "l' Europa" non esiste, perchè la cultura che viene spacciata per europea è in realtà americana, e la forza obiettiva dell'affinità dei popoli e della continuità del diritto non basta a formare delle decisioni politiche se  non vi sono leaders dell' Europa che si sentano veramente tali.

Occorre  vedere la realtà di quanto sta succedendo veramente : leprogressive onde di assestamento dell' economia, ma anche della cultura e della politica, da Est a Ovest. Il passaggio dei BRIC, da importatori e consumatori di beni, di capitali, tecnologia, ideologia, ad esportatori netti. La necessità di adeguarsi, non tanto ai livelli salariali e alle condizioni sindacali degli operai (che rappresentano, tanto qui che là, una minoranza della popolazione, e che comunque si stanno livellando), quanto con una nuova e diversa apertura mentale delle classi dirigenti e tecniche, che devono diventare capaci di apprendere le lezioni dei BRICS.

3.Un progetto civile veramente nuovo.

Un noto anchorman, con origini nell' estrema sinistra, intervistando uno studente "indignato"  ha interrotto quest'ultimo, terrorizzato, perchè, a suo avviso, dalle confuse e stereotipate parole dello stesso sarebbe emersa un' idea "di...rivoluzione!". Parola ormai impronunciabile, e forse giustamente, perchè priva ormai di significato. Le rivoluzioni sono già state fatte, ma hanno cambiato ben poco.
Quindi, un nuovo progetto civile può, e, a nostro avviso, deve, essere seriamente innovativo, ma non può rifarsi alla vecchia pretesa di costituire il definitivo e risolutivo progresso dell' Ummanità. Essa deve essere volta a risolvere i nostri problemi di oggi, non già quelli dell' umanità in assoluto. Problemi che sono il controllo e il disciplinamento non più dell' uomo da parte dell' apparato, bensì dell' apparato da parte dell'uomo. Attraverso un reale autogoverno legato alle tradizioni culturali e locali. Attraverso un reale federalismo fra popoli affini. Attraverso la coesistenza pacifica fra culture diverse.Attraverso la diffusione di una cultura tecnico-umanistica capace di fronteggiare adeguatamente le macchine, e una rigorosa meritocrazia, capace di portare al vertice delle strutture sociali soggetti capaci di comprendere e indirizzare processi complessi come quelli attuali.

4.Un progetto culturale e politico

L'enorme confusione di identità e ideologie: libertà e nazione, classe e umanità, occidente e oriente, conservazione e rivoluzione, ricchi e poveri, capitalismo e socialismo, modernità e antimodernità, laicismo e fondamentalismo, operai e borghesi, rende impossibile comprendersi e confrontarsi.

Occorre intanto ritrovare un senso autentico e condiviso delle parole.Come per Confucio, una nuova era parte dalla riforma dei nomi.

Poi, un nuovo concetto del politico, che parta dalla complessità dell' essere umano, nelle sue caratteristiche razionali ma anche irrazionali, comunitarie ma anche individuali.

La società non deve avere come unico obiettivo lo sviluppo senza regole della produzione scientifica e tecnica, bensì una vita equilibrata dei cittadini. Le innovazioni tecnologiche e sociali, per quanto inevitabili, vanno introdotte solo quando non solo se ne sia esclusa la dannosità, ma se ne siano anche individuate l'utilità e il controllo.

Non è ammissibile che né l'economia, né la politica, ci sorprendano in ogni momento con novità impreviste e ineluttabili. Gli intellettuali devono reimparare a ragionare in termini di infinità, ipoltici a livello strategico, gli economisti a lungo termine, e gli stessi imprenditori almeno a medio termine.

I Paesi che hanno una cultura di questo tipo, come l'India, la Cina, e, in Europa, la Germania, sono quelli che risultano, oggi, vincenti.

Essendo, noi, in Europa, abbiamo molto da impararte dalla Germania: la sua "azione concertata", la sua "cogestione", la sua "concezione istituzionale dell' impresa", la sua valorizzazione della formazione in tutti i suoi aspetti.

 6. Esiste un percorso possibile per questa generazione?

Certo, anche il superamento delle difficoltà dell' oggi non è un fatto di breve periodo. Le nuove idee hanno bisogno di tempo per affermarsi. Lo strepito delle manifestazioni non è l'accompagnamento più opportuno per la nascita di nuove idee, che le nuove élites devono imparare a maturare nella solitudine, partendo dai massimi sistemi per arrivare poi alla politica propriamente detta. Ed  anche in questa, ci dev'essere un processo di apprendimento, che parte dalle cose più vicine, la città, l'identità, l' Euroregione, l' Europa.

Solo allora sarà possibile un confronto autentico e ad armi pari con gli idoli del presente.



lunedì 10 maggio 2010

L'INNO ALLA GIOIA SULLA PIAZZA ROSSA

Ambiguous Celebration in Moscow Shows Turnpoint of Russian-European Relationships.La célébration ambigue de Moscou constitue une plaque tournante des rapports Russie-Europe. Zwiespaltige Zelebration in Moskau hinweist Wende Russisch-Europaeischer Beziehungen.




La complessità delle interrelazioni internazionali nell' era della globalizzazione fa sì che sia difficilissimo trarre indicazioni univoche dagli eventi in corso. Ci sforzeremo, comunque, di estrarre alcune considerazioni da un evento che, proprio per la sua complessità e per la sua ambiguità, sarà, certamente, di un' importanza epocale per la storia dell' Europa e della sua identità-la sfilata dell' esercito della Federazione Russa a Mosca in occasione del 65° anniversario della sconfitta della Germania nazista-.

1.Le ragioni del titolo:

-E' vero che, ufficialmente, la principale novità della parata di Mosca sarebbe costituita dalla (sparuta) presenza di truppe americane, francesi, inglesi e polacche, in rappresentanza degli alleati dell' Unione Sovietica nella Seconda Guerra Mondiale, e tuttavia, il "tocco" più innovativo ed inaspettato è stato, a nostro avviso, il fatto che, proprio alla fine della parata, sia stato suonato, come sola musica non russa, l' "Ode alla Gioia", inno ufficiale dell' Unione Europea. Solo alla fine dell' inno, il comandante generale delle truppe sulla Piazza Rossa ha annunziato: "Parad zavershiòn!"("la sfilata è finita") .

-L' Inno alla Gioia (per altro, non una novità sulla Piazza Rossa, dove era già stato eseguito l'anno scorso da una fanfara russa in occasione del Festival Internazionale della Musica Militare -"Kremliovskaja Zorja"-) è stato suonato da una fanfara congiunta, russo-francese;

-Tutto ciò è stato fatto nell' assenza di Berlusconi e Sarkozy (che avevano accettato l' invito), ma , comunque in presenza di Angela Merkel, Komarowski, Klaus, Dinkic, più rappresentanti di Slovenia, Slovacchia, Lettonia, Armenia,Azerbaidjian, oltre che delle Repubbliche dell' Asia Centrale e di Israele;

-La parata è incominciata con il travolgente ritmo di "Idiot Voinà Narodnaja"("Incomincia la Guerra Nazionale"), inno della "Grande Guerra Patriottica" (Seconda Guerra Mondiale), dell' attuale inno della Federazione Russa (che, sulla musica di quello dell' Unione Sovietica di Michal'kov padre, invoca, sulla Russia, la protezione di Dio), della "Slavianka" (marcia delle truppe "bianche" -zariste- nella Guerra Civile Russa), e di altre famose e travolgenti musiche russe, sì che l' Inno è risaltato particolarmente in un contesto "culturalmente"molto diverso;

-E' chiaro che l' inserimento dell' Inno è il risultato di una scelta politica di vertice lungamente meditata, la quale, comunque, è stata, alla fine, pensata per dare, alla manifestazione, un tono decisamente europeo (erano presenti, oltre ai reparti sopra citati, anche quelli ucraini, bielorussi, caucasici e dei Paesi Baltici), ponendo, così, in un secondo piano, i messaggi verso gli Stati Uniti (truppe americane), verso la Confederazione di Stati Indipendenti (presenza di molti Presidenti e delle truppe di quasi tutte le Repubbliche) e verso la Cina (presenza di Hu Jin Tao).

-I governanti dell' Europa (dal Presidente, al Presidente del Consiglio, a quello della Commissione, dai Presidenti e Primi Ministri degli Stati Membri, dei Laender e delle Regioni, così come i sindaci delle grandi città), hanno dimenticato di ricordare ai loro concittadini che il 9 maggio è la Festa dell' Europa, e solo quelli della Russia (, se ne sono ricordati, sì che , il 9 mggio 2010, solo sulla Piazza Rossa, davanti a tutti i grandi, e a tutti i popoli del mondo, è stato eseguito, solennemente ,l' Inno dell' Europa, e di questo occorre dire grazie a Medvedev e a Putin;

-Ciò implica obiettivamente, un'attenzione rinnovata per i rapporti fra Russia ed Europa.

2.Significato politico della manifestazione.


Nonostante l'incredibile difficoltà, da sempre, di interpretare le tendenze della Russia (un Paese che, nonostante i suoi 150 milioni costituisce la sintesi di molti altri altri popoli),tutto ciò non può restare senza seguito nel futuro dell' Europa, se non altro per una serie di considerazioni elementari che andiamo a sviluppare qui di seguito:

-la manifestaziione di cui sopra, costituisce, di per sé, la più straordinaria manifestazione di forza che uno Stato (neanche l' America, neanche la Cina) abbia potuto porre in essere dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, in quanto:

Essa testimonia l' adesione "granitica" di un popolo di 150.000.000 abitanti ad una visione storica condivisa di continuità nazionale (nonostante le controversie sui Tartari, sugli Zar e su Stalin), per cui l' intera popolazione si identifica senza riserve con lo Stato e con le Forze Armate;

Essa fornisce una sintesi inedita fra i tradizionali "valori premoderni" (adombrati dall' onnipresente simbologia zarista), il "nazionalcomunismo" (eredità dell' odiato, ma onnipresente, Stalin), e i valori "moderni" della tecnologia di avanguardia e della democrazia;

Essa dimostra che tale sintesi inedita è possibile e vitale, e che la maggior parte dei Russi (e anche degli abitanti dell' ex Unione Sovietica e dei Paesi alleati), la condivide.

Ciò dimostra anche una nuova capacità di aggregazione da parte della Russia.

3.Un tentativo di interpretazione geopolitica

Governare la Russia è stato, da sempre, uno dei compiti più difficili, a causa dell' estensione del suo territorio, dell' apertura dei suoi confini e della sua cultura, della fierezza dei suoi abitanti, ecc...

I governanti della Russia hanno, pertanto, dovuto sviluppare,fino dai tempi più antichi, un livello di "Techne Basiliké" ("arte di dominio") ben superiore a quella dei governanti di altri Paesi. Quest'idea fu espressa mirabilmente dalla Grande Caterina nelle Istruzioni Introduttive ("Nakaz") alle attivià della Commissione Legislativa (esaltate da tutti gli Illumisti italiani e francesi come il massimo prodotto della "Filosofia dei Lumi"), "secondo Montesquieu, uno Stato di grandi dimensioni non può essere governato se non in modo autocratico, sicché, di conseguenza, io governo la Russia come un autocrate ("kak samoderzhavets").

Ciò ha comportato, da sempre, un livello inaudito di sofisticazione, e/o di ambiguità (Mosca era, al contempo, l' esattore dei Mongoli e il faro della libertà; Pietro I era ,al contempo ,un grande riformatore e un crudele tiranno; Alessandro I era, al contempo, il fondatore dell' idea dell' Europa dei Popoli e il repressore delle libertà; Stalin era, nel contempo, un nazionalista georgiano e un dittatore sovietico, ecc.).

Per quel che ci riguarda, l' ambiguità concerne due, almeno apparentemente, contraddittorie, aspirazioni della Russia, riflesse nella stessa manifestazione di Mosca:

-quella di essere il centro di un sistema complesso di equilibri "eurasiatici" che vanno dall' Europa alla Cina, dall' America al Medio Oriente (quindi, sostanzialmente, il centro del mondo);

-quella di essere una parte importante, se non dominante, di un sistema europeo, e/o euro-atlantico.

Il primo dei due progetti , simboleggiato dalla presenza della Cina e delle Repubbliche centroasiatiche, ci sembra irrealistico, in quanto non ci sembra possibile che un popolo di 150 milioni di abitanti, per quanto unificato da una "mitologia nazionale" fortissima, per quanto possessore della maggior parte delle terre ve delle risorse naturali del mondo, per quanto preservatore quanto nessun altro dell' etica militare, per quanto situato in una posizione geografica centrale, possa aspirare ad un' egemonia mondiale che perfino gli Stati Uniti e la Cina, in posizioni relativamente migliori, stanno rinunziando ad esercitare.

Il secondo, invece, ci sembra essere più realistico, in quanto Europa e Russia, per quanto, apparentemente opposte, sono,in realtà, complementari, in quanto:

-se l' Unione Europea crede di realizzare il sogno della Pace Perpetua attraverso l' accettazione della sconfitta ed il pacifismo, la Russia crede di realizzarlo perpetuando gli effetti della propria vittoria nella IIa Guerra Mondiale;

-se l'Europa crede di poter fare a meno della propria difesa affidandandola agli Stati Uniti, la Russia spera di farsi affidare dagli Stati Uniti la difesa dell' Occidente, per esempio in Asia Centrale,così da diventare essa stessa un esercito dell' Occidente, ed in un certo senso, il suo centro;

-se l' Europa ricostruisce la propria storia in modo settario, facendo di ogni fase storica un giudizio di Dio, in cuisi affermi la posizione "più giusta", e quella "superata" vengo sconfitta, la Russia crede, invece, che tutte le fasi della sua storia siano positive, in quanto esse contribuiscono a fondare l'"Identità Russa".

Noi crediamo che una "Comunità da Vancouver a Vladivostock", quale viene adombrata dai presenti discorsi fra Russia, America ed Europa, abbia un senso solamente se, e nella misura, in cui essa costituisca l' affermazione delle tradizioni culturali comuni a tutto l' Occidente: Europa (compresa la Russia), America, Medio Oriente (comprensivo di Israele).La "Modernità" (che si identifica con l' America), verrebbe superata, sicché dovrà cedere il passo, da un lato, allo spiritualismo medio-orientale, e, dall' altro, al romanticismo est-europeo.In questo contesto, l' Europa, quale necessaria posizione di mediazione, potrebbe svolgere un ruolo centrale.










mercoledì 21 aprile 2010

BRACI ROSJANE

Cardinal Dziwisz'Homely of Reopens Dialogue Between Poland and Russia.L'Homélie du Cardinal Dziwisz rouvre dialogue entre Polonais et Russes.Kardinal Dziwisz's Homelie oeffnet Dialog zwischen Polen und Russen wieder.


lunedì 25 gennaio 2010

RIVOLUZIONE ISLAMICA IN EUROPA?


A Provocative Book of Christopher Caldwell about Immigration. Un livre provocateur de Christopher Caldwell sur l' immigration.Ein herausforderndes Buch von Christopher Caldwell ueber Immigration.

Nel viaggio da New York a Torino, ho avuto modo di leggere un ottimo libro sull' immigrazione in Europa, scritto dal giornalista anglo-americano: Christopher Caldwell, Reflections on the Revolution in Europe, Immigration, Islam, and the West, Doubleday, USA.

Ottimo, perchè documentato, competente e problematico, anche se scritto da un angolo di visuale che non è il mio, cioè quello WASP, e anche se veramente politicamente scorretto, perchè concentrato su un problema europeo (l' immigrazione islamica in Europa), mentre molto più logico sarebbe concentrarsi sull' immigrazione in generale, e negli Stati Uniti in particolare, questione ben più macroscopica, e foriera di ben altre "rivoluzioni"(come dimostra già soltanto il planisfero allegato).

La tesi centrale del libro è però per noi interessante, perchè è legata al discorso dell' identità europea.

Essa si può così riassumere:

"A causa dei diversi tassi di accrescimento demografico, e del diverso atteggiamento verso il relativismo culturale, nel corso di qualche decennio, l' Islam diverrà in Europa la cultura dominante."

Mentre sono note, conosciute, e, se si vuole, perfino banali, le osservazioni sulla compattezza culturale degli islamici, sui loro tassi di crescita e sulle loro ambizioni di convertire i Cristiani, sono molto interessanti, perchè originali, le osservazioni critiche sulle varie "élites" culturali che dovrebbero esprimere l' "Identità Europea": dagli "atei devoti" ,come Oriana Fallaci, ai "liberals"come Pym Fortuyn, ai fautori della liberazione sessuale.

Per esempio, a proposito della Fallaci:

"Quando gli Europei affermano i loro valori contro l' Islam, cosa affermano:un'eredità religiosa?un'eredità filosofica?una morale?uno stile di vita?Non lo sanno di preciso.In una delle sue più rabbiose filippiche contro l'Islam, la polemista italiana Oriana Fallaci minacciò la guerra contro qualunque terrorista che danneggiasse certe 'pietre miliari' di Firenze, a partire dalla cattedrale di Santa Maria del Fiore e dal vicino Battistero.Difendeva le cattedrali in quanto attrattive turistiche?(se è così, aveva ben poche chances nei confronti di una religione vecchia di 1300 anni).O difendeva un luogo di culto? (Se è così, agiva contro la maggior parte degli Europei, che sono contro l'Islam perchè costituirebbe una minaccia alla liberazione dalla religione)."

Poi, per ciò che riguarda Fortuyn:

"Non era chiaro se l' Europa, come egli la vedeva, fosse compatibile con qualsivoglia visione del mondo religiosa. Era disposto ad ammettere che la cultura individualistica che egli adorava fosse nata dal passato cristiano dell' Europa.In un certo senso, ciò che rendeva intollerabile l' Islam per Fortuyn è che esso è una religione viva.Per lui, la parità delle donne, il divieto di discriminazione razziale, e (forse, prima di tutto), la libertà di comportamento sessuale, sono diritti assoluti.Ma quello alla libertà religiosa è, oramai, un diritto la cui attauzione è stata relativizzata dal progresso della storia. Quando esso entri in conflitto con i nuovi diritti 'culturali', deve cedere.Ciò significa che il diritto alla libertà religiosa ha cessato del tutto di essere un diritto."


Infine, per ciò che concerne i militanti della liberazione sessuale:

"Non è neppure chiaro se i beneficiari della liberazione sessuale lotterebbero per la sua difesa.Il giornalista Hernyk Broder, dello Spiegel, nota il comportamento dei partecipanti alle varie parate erotiche e alle feste del sesso che costituiscono una caratteristica della Germania di oggi.Al Carnevale delle Culture di Colonia, i marciatori sono lieti di poter accusare Joachim Meisner, Cardinale di Colonia, di essere un inquisitore, o dipingono la cancelliera Merkel come plagiata da George Bush:tuttavia, sottolineano la loro sensibilità alle perplessità degli Islamici per la loro parata, e non fanno battute oscene indirizzate a politici sensibilmente meno ospitali verso la liberazione sessuale, come per esempio l'Iraniano Mahmud Ahmadinejad.

D'altro canto, l'Islam non è una religione particolarmente 'prude'; la maggior parte delle religioni sono meno 'prude' del tradizionale cristianesimo europeo, sia cattolico che protestante."

La stessa acutezza viene impiegata per descrivere la presunta "tolleranza" americana:

"Gli Europei credono che 'America' significhi cultura europea più entropia. Forse il mito più condiviso da parte gli Europei circa gli Americani è quello secondo cui gli Americani non avrebbero alcuna particolare pretesa circa la cultura ad essi propria (nella misura in cui ne abbiano una), e non si preoccupino un gran ché che i nuovi venuti restino attaccati alla loro.Tale mito è completamenmte sbagliato.L' America può essere aperta in teoria, ma, in realtà, sottopone gli immigrati ad un letto di Procuste per spingerli all' adattamento;sono queste pressioni, non già l'apertura, ad avere legato, in un solo popolo, insieme i diversi cittadini dell' America. Sì, se insistete, potrete avere una 'identità fra virgolette', ma vi conviene aver chiaro da che parte delle virgolette dovete stare se volete mantenere il vostro pane quotidiano.

Ciò che confonde gli stranieri è che queste pressioni degli Americani non sono mai dichiarate. Esse sono intrinseche al sistema sociale, e (specialmente) a quello economico, nei quali gli immigrati devono muoversi per sopravvivere."

L' osservazione finale e centrale è quella per noi determinante:

"Un'Europa Unita non avrebbe nulla da temere dall' Islam, ma l' Europa non è unita. La sua civiltà è spaccata in due, lacerata fra l' ideale dei diritti umani e l' ideale del patriottismo, fra la paura dell' eredità religiosa dell' Europa e l' orgoglio per la stessa, fra il vedere l' Islam come una nuova, e permanente, forma nel panorama religioso europeo e qualcosa che si dissolverà al contatto con l' edonismo ed il consumismo."

La spiegazione del perchè l'Europa non sia unita è anch'essa trasparente ed illuminante:

"l'Unione Europea, nonostante che, né gli Americani, né gli Europei, amino ammetterlo, è l' espressione istituzionale dell' americanizzazione dell' Europa."

venerdì 6 novembre 2009

LA FESTA DEI 20 ANNI ROVINATA DA GM


Merkel's Triumph for 20th Anniversary disturbed by GM's BoD- Le Triomphe d'Angela Merkel abimé par le réfus de GM. Merkels Triumph fuer Mauerfall von GM's Weigerung zerstoert.

Avrebbe potuto essere un triomfo: i 20 anni dalla riunificazione della Germania si collocavano subito dopo la rielezione della Cancelliera e il suo viaggio negli Stati Uniti.

Eppure, proprio durante la visita alla Georgetown University, la Cancelliera ha ricevuto la notizia che la GM, dopo essere stata salvata dal fallimento con i soldi del Governo americano e dopo che la controllata Opel lo è stata con quelli del Governo tedesco, non vuole più vendere la maggioranza delle azioni Opel alla cordata Magna-Sberbank, che l' avrebbe salvata, ma intende ,invece, chiudere tre fabbriche su quattro in Germania, fra la quale la storica fabbrica tedesco-orientale di Eisenach.

Ciò significa:

-che le multinazionali americane non possono fallire, alla faccia della retorica del mercato;

-che appena ricevuti i soldi per uscire dalla crisi, la GM si permette di rimangiarsi gli impegni verso tutto il mondo (Canada, Austria, Germania, Russia), e di licenziare gran parte dei dipendenti tedeschi, così ridicolizzando l' intera classe politica tedesca e russa;

Particolarmente paradossali due argomenti usati contro l' operazione Magna-Sberbank:

-il fatto che il Governo tedesco abbia condizionato i suoi aiuti al Piano Magna-Sberbank sarebbe contrario alle politiche della concorrenza UE;

-GM rifiuta di rendere accessibile a Sberbank le tecnologie Opel.

Quanto al primo punto, c'è da chiedersi a che cosa servirebbe il diritto della concorrenza UE se potesse servire ad impedire ad uno Stato membro di condizionare aiuti ad un' impresa in crisi ad un serio piano industriale funzionale al Paese. Se questa è l' interpretazione corretta del diritto della concorrenza, questo diritto va riformato, e subito, soprattutto se quell' interpretazione può andare a favore di società, come la General Motors, che sono dei veri Trust a livello mondiale.

Quanto al secondo punto, la GM ha appena aperto uno stabilimento a San Pietroburgo, il che significa che è disposta a dare in licenza ad una società russa la sua tecnologia più recente, ma non è disponibile a che una banca russa possa sedere nel Consiglio di sorveglianza di una sua joint-venture tedesca (come sarebbe stata la Opel), dove, per altro, Sberbank non avrebbe avuto nessun accesso alla tecnologia. Ma allora, si dica la verità: non si tratta della tecnologia, bensì del bastone di comando.

Ma, allora, la caduta del muro è stata veramente una vittoria della libertà?