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giovedì 21 luglio 2011

FINALMENTE IL DISCORSO E' CHIARO SULLA POLITICA ESTERA E DI DIFESA COMUNE

                                                      Sobieski con il Principe Eugenio sotto le mura di Vienna
How to React to Hague's Destructive Comments
Comment réagir aux comments destructif de Hague
Wie kann man zu Hagues zerstoererischen Bemerkungen reagieren?

Stranissima partenza per la Presidenza polacca dell' Unione. Inaspettatamente, questa aveva inserito, fra le proprie priorità, l' avanzamento della Politica Estera e di Difesa Comune, che giace nel sonno da circa vent'anni. Cosa, questa, già notevole, essendo stata la Polonia per lungo tempo, cioè ai tempi dei Fratelli Kaczinski, un paese assolutamente atlantista. Altra novità, l' idea di un comando generale comune, da collocarsi in Inghilterra, era condivisa da Lady Ashton, Inglese e Alta Commissaria per la Politica Estera e di Difesa Comune.

Eppure, non appena la proposta è emersa, essa è stata bocciata dal Minisdtro britannico della Difesa, con la classica argomentazione americana che tale comando costituirebbe un inutile doppione del comando SHAPE della NATO e, quindi, indebolirebbe, anziché rafforzare, la NATO stessa, unico strummento di difesa di tutto l' Occidente.

A questo punto, Lasy Ashton ha commentato che la posizione di Hague è eguale a quella dei precedenti governi laburisti, e che quindi non costituisce una sorpresa. Altri fanno notare che, se Francia,Germania,Polonia e Italia volessero veramente una Politica Estera e di Difesa Comune, basterebbe che lanciassero una Cooperazione Rafforzata.

La realtà vera è che non si possono distinguere la politica estera dell' Europa e la Difersa Comune.

I vari Governi europei sono divisi al 100% sulla loro visione del futuro assetto mondiale.

L'Italia non vede alcun problema nell'accresciuto peso dei BRIC e della Turchia, tant' è vero che   ha stipulato importanti accordi strategici con questi Paesi, fra cui quelli petroliferi, aereonautici e di difesa con la Russia, quello con la Cina per il Porto di Taranto e quelli per lòa difesa con la Turchia e perfino con la Libia di Gheddafi.

La Germania vorrebbe soprattutto evitare coinvolgimenti in nuove guerre.

La Francia vorrebbe farsi delegare dagli Stati Uniti un ruolo egemone sulle attività militari dell' Europa, continuando a interferire nella politica africana.

L'Inghilterra è interessata solamente all' alleanza con l' America.

Per poter condurre una politica estera e di difesa comune occorre vedere nello stesso modo il ruolo dell' Europa nel mondo.

Orbene, non c'è un' idea europea su questo punto. Il "sistema occidentale" deve tentare di espandersi all' infinito, con la sua ideologia, le sue élites, le tecnologie del post-umano, il suo sistema onnipervasivo di "intelligence",il suo individualismo di massa,  la sua finanza senza controllo, le sue multinazionali,  la sua spesa militare pari al 50% di quella mondiale, ecc...?Oppure siamo favorevoli ad uno scenario in cui, come dice Martin Jacques, "China Rules the World". Vogliamo imporre i sistemi occidentali con il "soft power" anziché con la forza come gli Stati Uniti? Vogliamo un mondo multipolare come propone la Russia? Accettiamo di coprire a nostre spese la ritirata dell' America dai fronti più caldi, come vorrebbe Sarkozi? Vogliamo continuare a essere una "potenza civile", come vuole la Germania, pronunziando sermoni e lasciando che gli altri se la sbrighino?


I punti di vista sono così disparati che, in altri tempi, la decisione sarebbe spettata alle armi.Oggi, fortunatamente, una guerra o una guerra civile fra gli Europei non è ipotizzabile. Tuttavia, questo ha paralizzato il processo decisionale. Non è vero che con un vero governo europeo le cose migliorerebbero, perchè anche all' interno di un Parlamento o di un governo ci possono essere i punti di vista più disparati. Il problema a monte è quello di raggiungere una maggiore omogeneità culturale. Non certo un' omoplogazione, bensì il raggruppamento intorno ad alcuni poli principali di pensiero.

Per fare ciò ci vogliono più cultura e più politica. Le posizioni sono disparate perchè sono quelle di restretti circoli nazionali autoperpetuantisi, che non lasciano alcuno spazio di intervento, né alla società civile, né alla cultura. Ma, visto che non si può bloccare tutto in attesa che gli Europei abbiano studiato e discusso abbastanza, la nostra modesta proposta è quella di non cominciare dal tetto, ma dalle fondamenta. Non dal Comando Generale, ma dalla "cellula di analisi"; non dai "Corpi Europei", ma da un' Accademia Militare Europea, non da spedizioni comuni, ma da un' "Intelligence" comune, ecc...

giovedì 28 gennaio 2010

UNA POLITICA ECONOMICA PER L'EUROPA (CONVEGNO A TORINO)


Important presentation, by the Center for the Study of Federalism in Turin, of Dario Velo's Book "The Government of the Economic Development and of Innovation in Europe" . La présentatin, de la part du Centre pour l' étude du Fédéralisme à Turin, du livre de Dario Velo "Le gouvernement du développement économique et de l' innovation en Europe". Eine wichtige Vorstellung, von der Seite des Instituts fuer das Studium des Foederalismus, in Turin, von Dario Velo's Buch "Die Lenkung der Wirtschaftlichen Entwicklung und der Innovation in Europa.


Il convegno del 28

E' doveroso un encomio al Centro Studi del Federalismo di Torino, che organizza ininterrottamente, a Torino, manifestazioni del massimo livello accademico sul tema del federalismo, europeo e mondiale, con ciò supplendo anche alle carenze della società civile e delle Istituzioni.

E', infatti, a nostro avviso, inaccettabile che una regione, come quella torinese, profondamente marcata da una tradizione europea, dedichi così poco spazio alle iniziative europee. Lode dunque a quelle "minoranze attive" che, nonostante il disinteresse generale, operano ,nella quotidianità, per mantenere viva questa fiammella . Già l'altro ieri avevamo avuto modo di segnalare, seppure con una nostra interpretazione molto soggettiva, l'altro importante convegno del Centro per gli Studi sul Federalismo, sull' integrazione latino-americana. Il convegno di ieri era ancora più importante e centrale, perchè trattava di un tema incredibilmente focale per noi Europei: la politica economica dell' Europa.

Il convegno era dedicato al libro del Professor Dario Velo, "Il governo dello Sviluppo economico e dell'innovazione in Europa".Relatori: Antonio Padoa Schioppa, Presidente del Centro Studi sul Federalismo; Oreste Calliano, Università degli Studi di Torino; Alfonso Iozzo, membro del Consiglio del Centro Studi sul Federalismo, Giorgio Pellicelli, Università di Torino.

Il Prof. Velo, autore del libro, ha sottolineato la complementarietà economica fra Europa Comunitaria e Stati Uniti' , mentre Alfonso Jozzo e Oreste Calliano hanno posto maggiormente in evidenza la specificità europea, che, come ha detto Calliano, è apprezzata anche da una parte degli Americani, per esempio Jeremy Rifkin. Tutti si sono trovati d' accordo nel rilevare le aperture che il Trattato di Lisbona fa ad una politica economica europea, là dove ridimensiona il ruolo eccessivo della politica della concorrenza, ma anche là dove inserisce nelle competenze europee due settori importanti come spazio e turismo.A questo ultimo proposito, è stato da tutti ribadito che la cultura europea, in particolare quella giuridica, dovrebbe svolgere un ruolo più proattivo nella formazione delle politiche europee.

Attualità del tema

L'attualità di questo tema è dimostrata dalla prossima riunione sull'economia promossa dal nuovo Presidente van Rompuy, oltre che dagli scottanti "dossier" oggi in discussione, fra i quali i due che riguardano l' Italia (Fiat e Telecom).

Qui ci limitiamo a constatare che la sopravvalutazione delle politiche europee di concorrenza abbia portato a vere e proprie distorsioni. Per esempio, una delle ragioni per cui in Europa vi è una crisi di sovrapproduzione è che gli Stati est-europei, prima di aderire alla UE o durante il periodo transitorio, concedono generosi incentivi di durata lunghissima alle case automobilistiche che intendano istallarvisi. Quindi, si costruiscono più nuovi impianti di quanti sarebbero necessari. Un altro caso è quello della presa di posizione della commissaria alla concorrenza contro l' accordo Germania-Magna, presa di posizione fomentata dai Governi dei Paesi Europei dove la Magna voleva chiudere le fabbriche. Questa presa di posizione incoraggiò coloro che, alla GM e nel Governo americano, volevano la violazione degli accordi con la Magna.

Praticamente ogni volta che c'e un merger o un'acquisizione, tutti i Governi europei si schierano da varie parti della barricata, a seconda della nazionalità del compratore e degli stabilimenti. Non esistono regole concordate. Mentre (come è stato giustamente rilevato durante il convegno), occorrerebbe favorire le imprese comuni a livello comunitario, in realtà di imprese di questo tipo ce ne sono pochissime, e anche quelle che esistiono (come EADS) non sono percepite veramente come "imprese europee", sono lacerate da faide interne ed osteggiate dai Paesi non partecipanti.

In pratica, tutti gli Stati Membri vorrrebbero avere la proprietà e il comando di tutte le aziende, ed avere almeno un' azienda di ogni tipo, come ai tempi dell' autarchia. Impensabile parlare di specializzazioni e di vocazioni nazionali concordate e/o contrattate a livello europeo.

Inoltre, tutti gli Stati membri sono troppo deboli per fronteggiare una situazione mondiale di lotta economica globale, di tutti contro tutti, in cui i grandi Stati usano mezzi leciti e no, e, soprattutto, fanno un uso imprevedibile delle nuove tecnologie dell' informazione.Significativa la scena dei BASIC riuniti in segreto a Copenhagen, ma scoperti e raggiunti da un Obama non invitato.Significativa la polemica fra USA e Cina, in cui l' unica cosa certa sarerebbe che ambedue i Governi disporrebbero di qualche decina di migliaia di Hackers intenti a destabilizzare gli altri Paesi del mondo con sabotaggi di internet ed altre azioni di disturbo. Qualcosa di simile a quanto accaduto fra la Russia e Paesi Baltici, e che ha dato luogo alla creazione di un'apposita agenzia NATO.Tipico anche il "complotto" di disinformazione contro le economie di Grecia e Spagna, denunziato ieri a Davos da Papandreu e Zapatero.

Alcune considerazioni personali sul lungo termine

Di fronte a queste situazioni, come reagire?

E' chiaro che non si possono mescolare il discorso a breve, profondamente legato ai condizionamenti giuridici, storici e politici, esistenti, e un discorso "a regime".Inoltre, il programma a breve della Commissione in questo campo è già segnato dalle dichiarazioni al Parlamento di Barroso e dei nuovi Commissari.

"A termine", cioè quando l' Unione Europea fosse veramente compiuta, è chiaro che l' Europa dovrebbe essere in grado innanzitutto di razionalizzare in profondità il proprio sistema economico, evitando inutili duplicazioni e dedicando le risorse così rese disponibili ad altre attività.Questo dovrebbe avvenire per le strutture produttive, ma anche per le politiche di incentivazione. che, adesso, almeno, non vengono più demonizzate, bensì considerate come normali, e, infine, per le stesse strutture dell' Unione, che sono diventate troppo dispersive.Basti pensare al fatto che le politiche economiche sono attualmente disperse fra almeno 15 dicasteri.

Per ciò che concerne le strutture produttive,sui grandi mercati internazionali (per esempio, aerospaziale, automobile, elettronica, farmaceutica), per garantire la concorrenza basterebbero due gruppi a livello mondiale. Tuttavia, per salvaguardare l' autonomia di ogni area geografica, e tenendo conto che sicuramente Cina e India vogliono e possono fin da ora essere autonome), basterebbero 7/8 gruppi (come l' Avvocato Agnelli diceva da decenni). Se, poi, si volesse garantire una concorrenza anche fra due "campioni "di ogni Continente, si potrebbe pensare ad un massimo di una quindicina di gruppi a livello mondiale.

Se, quindi, ci fosssero in Europa 2 gruppi autonomi, al posto degli attuali 5, 6 (per Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Svezia), parecchi grandi Paesi resterebbero senza un loro "campione nazionale". Perchè dovrebbero accettare questa situazione senza contropartite? La contropartita sarebbe quella di potersi specializzare, con il consenso e il supporto degli altri Paesi, in altre aree.Facendo un esempio estremo, ma già quasi realizzato: perchè l' Italia avrebbe bisogno di una sua industria nucleare, quando può benissimo comprare l' elettricità dalla Francia o dall' Est Europa, e invece di spendere nel nucleare spendere nell' ambiente, ma, soprattutto, nella cultura e nel turismo, dove avrebbe risorse pressoché infinite da sfruttare e una leadership incontestabile?Perchè, come è stato riferito da Roberto Palea, in campo energetico, si duplica la ricerca in tutta Europa?

Questo tipo di accordi è relativamente fattibile a livello bilaterale, ma diventa difficilissimo quando ci sono 30 governi ed altrettante imprese da accontentare. L' Unione Europea potrebbe divenire il "tavolo" dove si fanno questi accordi. Però, per fare questo ci vuole soprattutto più cultura, più expertise. Sulla scia del libro di Velo, tutti hanno stigmatizzato il fatto che l' Università non costituisca, almeno in Italia, quel serbatoio di competenze che servirebbe a supportare l' azione pubblica.

Un'altra forma di semplificazione, anche se soltanto giuridica, potrebbe essere la trasformazione dei "consorzi europei" (come l' Ariane e l' Eurojet), in "Società comuni.

E' quasi un' ovvietà affermare che non c'è nulla di più contraddittorio che proclamare la strategia della Società della Conoscenza e poi, come prima cosa, attuare severi "tagli alla cultura".Cultura che, invece, a nostro avviso, potrebbe essere finanziata proprio con i tagli alle duplicazioni produttive e burocratiche , che permetterebbero di economizzare non soltanto il costo di investimenti e posti di lavoro, ma anche quello delle burocrazie incaricate di interfacciarsi con i campioni nazionali che non ci fossero più.

Con ciò, si ritorna all' esigenza della cultura, dell' informazione, in primo luogo a favore dei decisori pubblici, poi dell'opinione pubblica europea.

Per ciò che concerne gli strumenti di incentivazione (europei, nazionali, regionali e locali), essi sono divenuti oramai così numerosi e complessi, che, da un lato, riuscire ad accedervi è un'impresa temeraria, e, all' altro, i vantaggi di ciascuno "sportello" sono veramente minimi. Occorrerebbe semplificare e rendere trasparenti normative e procedure, con un' azione legislativa programmata e sistematica.

Per ciò che concerne la dispersione operativa, occorrerebbe concentrare i temi economici su un tavolo unico.Nel corso del dibattito, Alfonso Jozzo ha citato l'esigenza che la politica economica venga gestita da un'Ente ad hoc, sulla falsariga della Tennessee Valley Authority.

Considerazioni sul breve termine.

A noi non è sembrata fuori luogo l' idea che, anche a breve, una priorità potesse essere la costituzione di una specie di "intelligence europea", di orientamento prevalentemente economico.Costituzione che, a nostro avviso, non richiederebbe particolari strumenti di diritto internazionali, né modifiche rilevanti al bilancio comunitario. Infatti, si tratterebbe solamente di una riorganizzazione di attività esistenti.Torniamo a ricordare la storia degli hacker cinesi e americani e quella del complotto contro Grecia e Spagna, che è anche un complotto contro l' Euro. Ricordiamo che quando, molto tempo fa, si era incominciato a parlare di Politica Estera e Difesa Comune, si era pensato di cominciare proprio con una "Cellula di riflessione"sulle crisi politiche internazionali. Diciamo poi che il Trattato di Lisbona ha aperto una gravissima questione di competenze, tanto in campo economico, che in quello della Politica Estera, fra Presidente, Presidente del Consiglio, Presidente della Commissione e Alto Commissario. Leggendo, infine, delle polemiche in corso circa un certo "disinteresse" dell' Alto Commissario per i propri compiti, ho scoperto che tutti questi personaggi dispongono soltanto di un modestissimo "gabinetto" di poco più di dieci persone, che, nel caso dei problemi economici e industriali, non può, certo, essere sufficiente a fronteggiare costantemente problemi settoriali della più varia natura tecnica e riferiti al mondo intero (e di competenza di quattro o cinque diversi Commissari).Ci vorrebbe fin da subito un tavolo di concertazione che fosse anche costantemente operativo, per poter fronteggiare le continue crisi.

Quindi: specialisti, tratti dagli uffici dell' Unione o dai Ministeri nazionali, che seguano in permanenza e sistematicità i vari settori, non già nell' ottica dei singoli Stati Membri, bensì nell' interesse dell' Unione, quale espresso dagli organi caso per caso competenti.Specialisti che abbiano il quadro esatto e di dettaglio della situazione, e che trovino il modo di informarsi anche sulle discussioni e iprogetti in corso, o anche solo in discussione, in ogni parte del mondo, e che possano suggerire fusioni, concntrazioni, società comuni, senza aspettare le iniziative degli Stati Membri o delle imprese, né senza reclutare caso per caso consulenti ad hoc.

Audizione dei Commissari competenti in materia economica.

La procedura di audizione della nuova Commissione dinanzi al Parlamento offre una buona dose di informazioni circa il programma della Commissione stessa, che dev' essere formalizzato Commissario per Commissario.

L'analisi critica dei programmi prenderà un po' di tempo, perchè si tratta di 15 Commissari su 27.

Poiché, a oggi, non esiste l' "Authority" suggerita da Jozzo, il Commissario che ha maggiori competenze è quello responsabile per l' Industria, che per nostra fortuna, è, attualmente, l' Italiano, Antonio Tajani. Questo dovrebbe costituire uno stimolo per tutti noi per studiare con parrticolare cura questa materia, discuterla fra di noi e formulare proposte.

Mettiamo a disposizione questo Blog, oltre che i locali di Alpina, per ognuna di queste attività.

Scriveteci

Riccardo.lala@alpinasrl.com

Tel.0116688758.















sabato 23 gennaio 2010

CONFLITTO FRA USA E CINA PER GOOGLE


US and China Dispute over Web Control. L'Amérique et la Chine se disputent sur le controle du Web. Amerika und China streiten ueber Web-Kontrolle .

Si era già notato al vertice di Copenhagen. La Cina non si accontenta di un ruolo di comprimario dell' America. Infatti, tale ruolo presupporrebbe un riconoscimento, da parte sua, dell' universo culturale "occidentale" che costituisce, attualmente, il quadro generale della globalizzazione. All' interno di questo quadro, perfino una parità formale significherebbe una soggezione sostanziale. Lo ha riconosciuto, anche se indirettamente, in un' intervista, Condolezza Rice, là dove essa ha affermato che neanche il declino economico, politico, demografico e militare, degli USA, comporterebbe la perdita della loro "leadership" mondiale, che è, innanzitutto, una leadership culturale ed ideologica -"una certa idea della storia"-.

Solo gli USA incarnano l' interpretazione evolutiva del messaggio biblico, secondo cui il Progresso è la versione aggiornata della missione religiosa di Israele e della Chiesa, e, come tale, è ontologicamente superiore a tutte le altre forme di civiltà; esso va, quindi, esportato all' infinito, finché tutti i popoli verranno "convertiti"all' "Impero Democratico".

Al contrario, la Cina incarna una visione assolutamente opposta di civilizzazione, o, se si vuole, di ecumene : "Tien Xia",fondata sul concetto statico di "Armonia" un' ecumente della quale l' Impero del Mezzo costituisce il centro, ma che non coincide con il mondo intero. La Fine della Storia della Storia compare solo in un'interpretazione "eretica" di Confucio, il Taiping (sincretica con il Cristianesimo), che fu sanguinosamente sconfitta dall' Impero. In essa, la Cina si sarebbe fusa con gli Stati Uniti. Molti secoli prima, il progetto di Zheng He di dominare il mondo navigandolo, che ha precorso le esplorazioni europee, fu interrotto unilateralmente. Infine, lo stesso Mao, pur marxista e rivoluzionario, aspirava, in fondo, al "socialismo in un solo Paese"; infatti, affermava"Scavate profondi fossati; non aspirate mai all' egemonia".Divieto di egemonia ribadito ancora recentemente dai leader cinesi.

Perciò, è presumibile che, finché vi saranno gli Stati Uniti, questi cercheranno di "convertire" la Cina, mentre è dubbio che la Cina cerchi mai di "convertire" gli Stati Uniti. Questa sarebbe un' obiettiva debolezza della Cina, almeno agli occhi della Rice. Noi crediamo, invece, che la minor invasività della Cina finisca per procurarle molte simpatie da parte di quegli altri Paesi che non vogliono essere "convertiti".

In ogni caso, la recente crisi dimostra che la Cina non ammette nessuna ulteriore avanzata della civiltà americana all' interno del Tien Xia (anche per evitare una crisi violenta come quella dei Taiping).

Per capire la natura di questa avanzata, occorre tenere conto della complessità della struttura di potere nei due tipi di "impero", che è, per altro, parallela. Fondamentale, in tutto questo, il potere dell'informazione.

Nella società postmoderna, questo sostituisce, almeno in parte, cultura, politica e, soprattutto, esercito.Internet nasce dalla rete militare Arpanet. L' Esercito non ha mai perduto il controllo sulla rete. Tutti i principale motori di ricerca (tranne quelli cinesi, il principale dei quali è Baidu ) sono in America; quando un messaggio va sul Net può venire controllato dall' America (e spesso lo è, anche perchè la CIA e l' FBI possono controllare qualunque messaggio). China Daily ha pubblicato, e poi ritirato, un articolo in cui denunziava l' esistenza, negli USA, di 20.000 hacker al servizio del Governo per "Covert operations" all' estero tramite la rete -operazioni di cui l' articolo descriveva la strategia, il comando e le tempistiche-.Ciò è nato dal fatto che il provider americano di Baidu, Register.com, non è riuscito ad impedire un grave attacco alla home page di Baidu da parte di un gruppo di hacker autodenominatosi "Iranian Cyber Army".

Nonostante quanto comparso sui giornali qualche giorno fa, la forza delle industrie dei media, dell' entertainement e della cultura dell' America è talmente grande che un semplice incremento delle esportazioni delle corrispondenti industrie cinesi non potrebbe certo equilibrare il grado di dipendenza attuale del resto del mondo nei confronti dell' America.D 'altra parte, anche l' Europa e la Russia stanno facendo sforzi per bilanciare la preponderanza americana in questi settori, in particolare, tentando di costituire propri autonomi sistemi GPS e propri autonomi database culturali. Tuttavia, non ci sembra che esse abbiano raggiunto risultati apprezzabili.

La Cina si rende conto di essere debole in questo momento in questi settori, e corre ai ripari. Di qui la censura, l' attacco alla rete di Google, le tempestose trattative e polemiche con l' America. Ma, soprattutto (visto che la Cina è il massimo utilizzatore di Internet nel mondo) , il tentativo di creare un proprio sistema autonomo di Internet, che non dipenda neppure tecnicamente dall' America. Attualmente, infatti, l'Ente internazionale di controllo su Internet, l'ICANN, ha sede in America ed è di diritto americano.

Come andrà a finire? Rispondere a questa domanda eqivarrebbe a credere, come hanno fatto in troppi, che il corso della Storia sia già scritto in eterno, e che non vi sia, quindi, il libero arbitrio.

La prima osservazione ci pare, per altro, che, mentre un' intesa troppo stretta fra Cina e USA (il cosiddetto "G2", riedizione del progetto Taiping) avrebbe marginalizzato tutte le altre aree del mondo, e, in particolare, l' Europa, questo "scollamento" del G2 permetterebbe all' Europa di riprendere l' iniziativa sui grandi temi del Federalismo Mondiale. Cosa che il nostro Ministro degli Esteri non ha mancato di fare rilevare.

A condizione, per altro, che l' Europa sappia ciò che vuole, vale a dire, "abbia un' identità"

martedì 12 gennaio 2010

RIUNIONE DELLA UE PER L' ECONOMIA


Van Rompuy Convenes Economy Meeting, but Zapatero Seeks Starring Role. Van Rompuy convoque un sommet sur l' économie, mais Zapatero ambitionne à un role de leader. Van Rompuy vorbereitet Wirtschaftsgipfel, waehrend Zapatero sucht Leadersrolle.




Avevamo rilevato, già in tempi non sospetti, che la bozza di Costituzione Europea proposta alla ratifica degli Stati Europei, e, "a fortiori", il testo del Trattato di Lisbona, nella sua forma definitivamente approvata, sono lacunosi.

In particolare, non risolvono il problema della rappresentatività dell' Europa, in quanto non esprimono precise priorità, né una chiara ripartizione dei ruoli.

L' esempio migliore di tale lacunosità è costituito dalla mancata chiara definizione dei ruoli di coordinamento spettanti al Presidente dell' Unione, al Presidente del Consiglio e al Presidente della Commissione.

Tale lacuna è venuta immediatamente alla luce al manifestarsi della prima iniziativa del neo-Presidente europeo Van Rompuy, che ha convocato per Febbraio un vertice per l' economia.

Appena annunziato il vertice, il presidente di turno del Consiglio, lo spagnolo Zapatero, si è affrettato a presentare un proprio programma per il vertice, ed a discutere con Van Rompuy del suo ruolo futuro.

Speriamo che la concorrenza fra più attori politici li stimoli tutti a fare meglio.

Quello che ci preoccupa di più è la mancanza di una visione generale prevalente ("Europaeische Leitkultur"), di una visione strategica, di un' élite europea determinata a portarla avanti, di un progetto di governo a lungo termine, di una classe politica adeguata, di un piano a medio termine, ecc..., quale, invece, avevamo invocato, fino dal 2006, con il nostro libro "10.000 anni di identità europea".

Cosa vogliamo che sia l' Europa fra 100 anni? Che ruolo vi occupano cultura, religione, società, economia, lavoro, natura? Quali saranno le occupazioni prevalenti degli Europei? Come trascorreranno il loro tempo? Come esprimeranno la loro partecipazione alla cosa pubblica?Quali organizzazioni si faranno carico di tradurre i loro desiderata in fatti concreti?

Noi abbiamo un nostro punto di vista su una cultura ed un modello socio-economico europeo, sulle strategie economiche, sugli obiettivi umani degli Europei, sul futuro della politica, e ne renderemo conto, nel corso del tempo, su questo Blog. Desideremmo che questo nostro sforzo trvoi un riscontro da parte dei nostri lettori, e, nel caso in cui ciò non avvenisse, considereremmo decaduto il nostro compito.

sabato 9 gennaio 2010

DOPO COPENAGHEN


No Agreement at Copenhagen Forum.Aucun accord à Copenhague.Kein Abkommen in Kopenhagen.

A nostro avviso, lo svolgimento e la conclusione del vertice dimostrano innanzitutto la complessità dello scenario politico internazionale.

Innanzitutto, più che mai le posizioni dei vari Paesi si sono rivelate differenziate, e legate, più che al problema specifico, alle rispettive priorità politiche.

Tanto l' America, quanto la Cina, ambiscono innanzitutto a mostrare la loro capacità di "leadership" e il loro rifiuto di essere condizionate dall' esterno. I "BASIC", capitanati, appunto, dalla Cina, non vogliono compromettere in alcun modo la loro corsa verso il vertice dell' economia mondiale.L? Europa avrebbe voluto dimostrare di esprimere, attraverso la sua posizione di avanguardia, la propria ambizione di "potenza civile" che riesce a dirigere il mondo solamente grazie alle sue buone idee e alle buone intenzioni. Anche la Russia avrebbe voluto fare da paciere. Invece, l' una e l' altra sono state platealmente escluse dal dibattito per la convergenza di fatto di America e BASIC.I Paesi più poveri ambiscono soprattutto ad acquisire, grazie al discorso sull'ambiente, ulteriori aiuti internazionali.

Solo i Paesi tropicali rivieraschi, come il Bangladesh, le Maldive e Tuvalu, sono seriamente preoccupati del surriscaldamento atmosferico, che, secondo le previsioni, li cancellerà fra breve dalla carta geografica.

L' atteggiamento di molti fra i negoziatori - "in primis", quello della Cina, ma poi anche quelli dei BASIC e dell' America, sono stati nettamente sprezzanti, con Hua Kuo Feng assente, Wen Ji Bao asserragliato nel proprio albergo, i BASIC che si riuniscono di nascosto, Obama che si installa di prepotenza nella loro riunione segreta e sigla l' accordo con la Cina senza consultare gli Europei.

Se l' Europa vuole continuare nella sua pretesa di avere un ruolo di "guida morale" del mondo, deve prendere atto di quanto accaduto, traendone una serie di lezioni:

-le sue posizioni debbono essere più mature e articolate, tenendo conto anche delle esigenze degli altri;

ci dev' essere un ben maggiore coordinamento fra i vari organi dell' Unione e gli Stati Membri;

-si deve essere pronti a formare coalizioni con i Paesi che hanno posizioni più simili alle nostre, come i paesi rivierasci e la Russia;

-si deve comunque pretendere un maggiore rispetto delle procedure formali.

No c' è che dire, un bel po' di compiti per Van Rompuy, Zapatero, Barroso e Katherin Ashton.

lunedì 23 novembre 2009

AUGURI AI NUOVI LEADERS DELL' UNIONE


Whilst professional Commentators Exercise usual Europe-Bashing, we Bet on Newly Elected Leaders.Tandis que les commentateurs professionnels rouspètent, comme toujours, sur les décisions de l' Europe, nous faisons confiance aux dirigents qui viennent d' etre nommés. Waehrend professionelle Beobachter kritisieren, wie gewoehnlich, die Entscheidungen Europas, wir haben Vertrauen in neugewaehlte Stellvertreter.

E' ben noto che gli osservatori politici professionali avrebbero preferito che venissero nominati politici di lungo corso (e per tutte le stagioni), come Blair e D'Alema. Noi, invece, preferiamo questi eletti, meno blasonati , ma non certo sprovveduti. uomini (e donne) nuovi, per una politica nuova.

Ricordiamo che Blair è stato responsabile, con Bush, dell' incredibile storia delle armi di distruzione di massa che non esistono, e D'Alema dell' incredibile (per degli Europei) decisione di bombardare Belgrado.

Intanto, Van Rompuy e Lady Ashton non hanno sulla coscienza nessuna pesante responsabilità politica come quelle dei "leader di prima grandezza".

In secondo luogo, il loro curriculum, apparentemente modesto, è, invece, assolutamente appropriato ai loro compiti, come non ha mancato, opportunamente, di fare osservare fin dall' inizio Lady Ashton.

Van Rompuy ha presieduto ben due governi del Belgio, riuscendo a conciliare le opposte tendenze, con la tradizionale saggezza della Verzuiling. Inoltre, è un uomo di cultura, multiculturale (scrive Haiku in Fiammingo), ed incredibilmente aperto rispetto ai nostri politici (sui suoi blog ci sono gli indirizzi e gli e.mail di casa e dell' ufficio).

Lady Ashton, oltre ad essere commissaria europea, è stata per tutta la vita un' attivista per nobili cause sociali.

Come avremmo potuto, specie nelle attuali condizioni, trovare due rappresentanti più degni?

Auguri, e buon lavoro!