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sabato 13 marzo 2010

PRIMA CHE A CHAMBERY, ARRIVEREMO IN TAV A SINGAPORE

Announcement by Chairman of Chinese Engineering Academy about new Eurasian Trains. L'annonce, de la part du président de l' Académie Chinoise d'Engégnérie, des nouveaux chemins de fer eurasiatiques.Vorschlag, von der Seite des Vorsitzenden der Chinesischen Technischen Akademie, neuer eurasiatischen Linien.



Il recente libro di Martin Jaques, "When China Rules the World" ha fatto molto discutere negli Stati Uniti, in quanto, nella situazione attuale, caratterizzata da un predominio americano in campo culturale, ideologico e militare, è difficile capire come questa preannunziata egemonia della Cina potrebbe realizzarsi in concreto.

Soprattutto, è stato giustamente messo in rilievo come il carattere non messianico del Confucianesimo, ed il tradizionale ritegno dei Cinesi ad uscire dal loro "Tian Xia" costituiscano un ostacolo al porsi, da parte cinese, come un modello esportabile, e, come tale, atto a proporsi come leader a livello mondiale.

E, certamente, il Confucianesimo, diversamente dal marxismo, non è ispirato ad una "rivalità mimetica" con il modello americano, che lo sospinga a contrapporvisi per contendergli il primato del "progresso".

Il Confucianesimo è la quintessenza del conservatorismo. Esso è profondamente convinto, come De Maistre e come Tocqueville, che non ci si può opporre frontalmente al "progresso", che la "controrivoluzione" non è una rivoluzione di senso contrario.

Il saggio confuciano non agisce. Il suo obiettivo è il "Wu Wei" : l' "azione non azione" dell' Imperatore che, compiendo impeccabilmente i riti, orienta il corso del mondo.

La Cina di oggi non aspira ad imporsi con la forza. Essa resta fedele all' imperativo maoista di "non aspirare mai all' egemonia".Ciò significa che essa aspira semplicemente ad essere se stessa. Ma, essendo se stessa, essa esercita automaticamente un fenomeno di "irraggiamento".E questo può essere un problema, perchè, nell' era della dismisura tecnico-economica, anche un impero confuciano tende a crescere indefinitamente, e ad avere bisogno di spazio vitale, di terre, di materie prime.

Tuttavia, quest' espansione si manifesta, almeno per ora, come un puro e semplice irraggiamento , senza ricerca dell' egemonia. Con lo spostamento dell' accento su Confucio, si è scatenata una reazione a catena, per cui anche nei Paesi vicini, dove la parola era tabù, è tornato in auge il "conservatorismo" (è il caso della Russia).

In campo economico e demografico, siamo vedendo un altro possibile percorso di questo irraggiamento nel grandioso progetto di tre linee di Alta Velocità eurasiatiche che la Cina sta negoziando con 17 Paesi.

Una linea collegherà il Sud-Est asiatico, unendo Kunming, nella regione cinese dello Yunnan, a Singapore. La seconda linea attraverserà l´Asia centrale. Da Urumqi, nello Xinjiang, si spingerà in Kirghizistan per raggiungere Ashgabat in Turkmenistan e Astana in Kazakhstan. Da qui, arriverà fino a Budapest e a Bratislava. La terza linea, dalle zone minerarie della Manciuria, penetrerà nella Russia siberiana ed europea, in Bielorussia e Polonia, per terminare in Germania.

Pechino ha dichiarato che gli accordi economici sono già chiusi con la maggioranza delle nazioni coinvolte.«Anche India, Pakistan e Iran - ha detto il ministro dei trasporti - sono in trattative per entrare nel network ferroviario del secolo». L´alta velocità euroasiatica punta in realtà al traffico merci e alla nascita di nuovi poli industriali, ma soprattutto allo scambio di risorse naturali e delle cosiddette "terre rare".

La Cina prevede che i supertreni renderanno conveniente lo sfruttamento di immense zone minerarie sotto il Baltico, nell´Europa orientale e in Asia centrale. La semicancellata Via cammelliera della seta cederà il passo alla nuova Via ferroviaria del gas, del petrolio e dei metalli essenziali per le nuove tecnologie.

Obiettivo: inclinare verso l´Estremo Oriente il pendio politico che fino a oggi ha fatto scorrere l´energia verso l´Occidente europeo. I supertreni, secondo il ministro delle Ferrovie, Liu Zhijun, spingeranno anche «centinaia di milioni di persone a trasferirsi a Ovest, in aree del continente oggi spopolate e ricchissime di risorse».

Ecco, il problema numero uno sarà spostare milioni di Cinesi dal loro Paese sovraffollato verso le zone semidesertiche dell' Asia Centrale e della Siberia. Cosa che è un' obiettiva esigenza economica a livello mondiale, ma che costituisce anche un problema politico per la Russia, che si vede sull' orlo di restituire ai Cinesi i territori acquisiti nell' Ottocento, ma anche per la Turchia, che sperava di affermarsi fra i popoli amici dell' Asia Centrale.

Russia e Turchia, se non vorranno perdere sempre di più il loro ruolo strategico, dovranno appoggiarsi sempre di più all' Europa (come già oggi fanno, puntando molto su iniziative comuni proprio nei territori possibili oggetto dell' espansione cinese, come quelle coll'Iri, con l' Eni, con la Finmeccanica e con la Fiat nell' Estremo Oriente Siberiano, e quelli dell' Eni in Kazakhstan ).

L' Europa non può disinteressarsi di ciò che sta accadendo su quello scacchiere.

Soprattutto, non può procedere con il passo di oggi, quando i Cinesi costruiscono in 10 anni tre ferrovie eurasiatiche, mentre noi impieghiamo alcuni dcenni a decidere il percorso della TAV da Torino a Chambéry.




sabato 27 febbraio 2010

EDUCAZIONE SIBERIANA ED EREDITA' COSACCA

Lilin’s Book Raises Questions about Russia’s Identity. Le livre de Lilin ouvre des questions sur l' identité de la Russie. Lilins Buch entfaltet Neugier über Russlands Identität

Abbiamo parlato, in questo nostro blog, dell’“Europeità” di vari Paesi, dall’Olanda alla Polonia, ai Paesi Baltici, all’Ucraina. Indirettamente, anche di Turchia ed Israele.Abbiamo parlato molto anche della Russia, ma non abbiamo mai ancora affrontato il tema della sua appartenenza all’Europa: tema complesso, controverso ed attualissimo, al quale contiamo di dedicare al più presto un intero volume.

Tuttavia, un fenomeno letterario degli ultimi giorni ci ha stimolato ad intervenire al più presto, attraverso questo blog, su un aspetto molto specifico.Innanzitutto, siamo stupiti ed ammirati per il libro di Nikolai Lilin,Educazione Siberiana (Einaudi, Torino, 2010), e per la lungimiranza della casa editrice Einaudi, che è riuscita (come capita di rado in Italia), a mettere sul mercato un prodotto letterario innovativo, tempestivo, e capace di fare riflettere. A nostro avviso, non sono estranee (come non lo sono state mai nella storia di Einaudi), considerazioni molto ampie di politica culturale, che ci ricordano un poco lo spirito della “Collana Viola” di Cesare Pavese.

Lilin è un giovanissimo cittadino della Transnistria, piccola repubblica secessionista della Moldova, sita sulla fascia costiera orientale del Dniestr, che separa la Moldova dall’Ucraina.Ciò per cui siamo soliti sentire parlare della Transnistria è il fatto di essere dominata dalla mafia russa. Il che è, in fondo, l’oggetto del libro.

La Transnistria, nonostante la sua pessima fama, ha anch’essa, come tutte le terre d’Europa, una lunga e nobile tradizione culturale. La sua capitale, Tiraspol, è una delle più antiche città greche, Tyras, da cui si dice siano partiti i Greci per la conquista del loro paese.Nel Medioevo, Tyras appartenne, fra gli altri, al Granducato di Lituania ed all’Impero Ottomano, che la ribattezzò Akkerman.Dopo la 1ª Guerra Mondiale, avendo la Renania occupato l’attuale Moldova (allora, Bessarabia), i bolscevichi costituirono, all’interno della Repubblica Socialista Ucraina, una Repubblica Autonoma di Moldavia (l’attuale Transnistria), come possibile “testa di ponte” per la riconquista della Bessarabia.

Con il Patto Molotov-Ribbentrop, la Moldova fu assegnata all’URSS, ma, subito dopo, nell’ ambito dell’Operazione Barbarossa, essa fu occupata dai Romeni.Dopo la 2ª Guerra Mondiale, l’Unione Sovietica occupò nuovamente la Moldova, fondendola con la Transnistria in una “Repubblica Sovietica Moldava”.

Alla caduta dell’Unione Sovietica, la Transnistria, nel frattempo abitata da popolazioni di tutta l’ex URSS in gran parte deportate e parlanti in Russo, si dichiarò indipendente, e si difese, nel corso di una guerra civile, dal tentativo di occupazione da parte della Moldova (divenuta indipendente), e della Romania. Alla fine, la Transnistria fu occupata dall’esercito russo, ed ai suoi cittadini fu concessa la cittadinanza russa.Tuttavia, la Russia, fedele al principio della continuità dei confini interni dell’URSS (che però ha ignorato in Ossetia e Abkhasia), rifiuta (nonostante le continue richieste del governo locale), di riconoscere l’indipendenza della Transnistria che, tra l’ altro, è completamente isolata dalla Russia, essendo “incuneata” fra la Moldova e l’ Ucraina.

Che cos’ha tutto ciò a che fare con il libro di Lilin?Molto, perché è il substrato storico e geografico in cui il libro si colloca.

Si parla di una Transnistria creata dai Bolscevichi con popolazioni deportate. Ed, infatti, è questa la condizione di Lilin, ragazzo che nasce nell’ex Unione Sovietica da una famiglia siberiana deportata ai tempi di Stalin per le sue attività criminose.

Perché è proprio questo il punto. Convalidando, con ciò, fino al paradosso, lo stereotipo che un po’ tutti ne abbiamo, dal libro si direbbe che, in Transnistria, praticamente tutti (se non, forze, i poliziotti e le truppe russe), siano criminali, e, tuttavia, ciò non darebbe luogo a seri problemi di convivenza civile, in quanto i delinquenti della Transnistria sarebbero soggetti a codici d’onore così rigidi, da sostituire egregiamente le leggi.Tali codici sarebbero interiorizzati come una vera e propria religione laica (in cui si incastrano miti e riti ancestrali siberiani e la religione ortodossa). Ma perfino i pochissimi “devianti” sarebbero riportati subito all’ordine dall’immediata reazione del gruppo.

Almeno la comunità dei criminali Urca, di origine siberiana, con il loro proprio linguaggio, con la loro arte dei tatuaggi, con le loro gerarchie familiari, con i riti delle armi, con il codice di condotta cavalleresca, sono un’immagine perfetta di una società tradizionale e guerriera, vivente a diretto contatto con la natura e con il divino. La loro specifica subcultura ha un nome “Educazione Siberiana”, che si estende all’ intero quartiere abitato dagli Urca.Essa ci ricorda altri mondi dell’ex Unione Sovietica, come, per esempio, quello del Caucaso.All’interno della Transnistria, accanto ad altre comunità di criminali - georgiani, armeni, ucraini - gli Urca si considerano come un’“élite morale”, in quanto i loro codici d’onore sono i più puri.

Lilin è orgoglioso di appartenere a questa comunità. Partecipa ai riti di passaggio, venera gli anziani, partecipa agli scontri armati con lo stesso spirito con cui lo facevano i guerrieri omerici.Aborre la politica, il nazionalismo, la polizia, l’esercito. Quando viene convocato dall’Esercito Russo, vorrebbe esercitare una sorta di “obiezione di coscienza”, in quanto delinquente pluricondannato, ma per questo suo scatto d’orgoglio (e per il suo prezioso curriculum di misfatti) viene inviato nelle truppe speciali in Cecenia.

Perché Lilin? Che messaggi si possono trarre da questo libro?

Intanto, perché qui in Europa, ed, in particolare, qui a Torino, c’è sempre stato un rifiuto, se vogliamo snobistico, degli eccessi di razionalità che ci hanno caratterizzati. È per questo che già 50 anni fa Pavese aveva fatto pubblicare dalla sua razionalissima e marxistissima Casa Editrice, libri come quelli di De Martino e di Ginzburg, che parlavano di popoli pre-moderni, di miti, di riti, di irrazionale.

In secondo luogo, perché quest’idea del “criminale onesto” (vecchia come il mondo, e tipica, in particolare, della vecchia letteratura popolare), costituisce un contraltare provocatorio agli stereotipi mafiosi e corruttivi tipici della cultura italiana. Non per nulla, Roberto Saviano è stato lo “sponsor” n. 1 del libro di Lilin.

Poi anche perché, in questo momento di espansione ad Est dell’Europa, di conflitti nell’Europa Centro-Orientale e di riaffermazione della cultura russa, tutto ciò che viene da quelle parti, se adeguatamente “impacchettato”, può vendersi molto bene. D’altra parte, il mito dei “delinquenti onesti”, che vivono in quest’autonoma repubblichetta fra la steppa ed il grande fiume, si ricollega in modo troppo puntuale a quel mito del cosacco, di cui tutti, in Europa Centrale ed Orientale, e, soprattutto, Ucraina e Russia, cercano di riappropriarsi. Kozak (o Kasakh) significherebbe, nelle varie lingue turciche della steppa, “fuggiasco”, “cavaliere errante”. Tale nome viene usato, nel Medioevo, a nord del Mar Nero, per indicare quegli ultimi nomadi che non si sono ancora integrati negli imperi bizantino, ungherese, bulgaro, lituano, russo, tartaro, turco.I Cosacchi appaiono così come mercenari, prima dei Bizantini, poi dei Polacchi. Verso i Cosacchi fuggono, secondo la leggenda, i contadini russi costretti alla schiavitù della gleba.

A Zaporozhie (oggi, Zaporizzhja), sulle rapide del Dniepr, si crea la “Repubblica cosacca di Zaporozhie”, fortemente fortificata, titolare di una potente flotta, capace di saccheggiare Istanbul,e vassalla del Re di Polonia, che affida ai Cosacchi il governo dell’Ucraina, ma rifiuta loro lo “status” di “piccola nobiltà”(“szlachta”).

I Cosacchi sono diventati famosi per il quadro (che alleghiamo) che li ritrae nell’atto di scrivere al Sultano una lettera di insulti. Poco dopo, si ribelleranno ai Polacchi, saccheggiando la Polonia, e passeranno dalla parte della Russia, anche se con continue ribellioni (Mazeppa, Razin, Pugačëv).Infinite le loro vicende successive, con lo Zar, con la Russia, perfino con Hitler.

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, e, soprattutto, in questi ultimi giorni, si è assistito ad un vero e proprio “tiro alla fune” culturale fra Ucraina e Russia per appropriarsi dell’eredità cosacca, dove l’Ucraina ha fatto dei Cosacchi dei “borghesi” che si ribellano all’autocrazia zarista, e la Russia li ha ritrasformati in un corpo militare privilegiato. È di questi giorni il decreto del Presidente Medvedev che crea 10 “armate cosacche” a cavallo e con uniformi zariste.

Che parte potrà avere il “mito cosacco” nell’“Identità Europea”?

Di questo, ad un altro post.

domenica 29 novembre 2009

POSSIBILITA' DI SVILUPPO IN RUSSIA


Tight Connections between Italy and Russia Offer Specific Opportunities. Les rapports étroits entre Italie et Russie offrent des opportunités particulières aux entreprises italiennes. Besondere Beziehungen zwischen Italien und Russland bieten spezielle Moeglichkeiten zu italienischen Unternehmen.

Riteniamo opportuno e necessario dedicare un apposito paragrafo ad esaminare le speciali opportunità esistenti, a oggi, nella collaborazione fra imprese italiane ed imprese dell’Europa Centrale ed Orientale.

Come abbiamo detto, la piccola e media impresa piemontese si trovano, attualmente, in una situazione di stallo, nella quale le loro possibilità di partecipare a processi di internazionalizzazione risultano estremamente limitate.Esistono, tuttavia, anche casi particolari, nei quali situazioni di “handicap”, come, per esempio, carenza di mercati domestici, mancanza di risorse per lo sviluppo, possono non risultare determinanti. Ciò può accadere, per esempio, nel caso di quei mercati nuovi, nei quali, da un lato, lo sforzo principale della prospezione incombe essenzialmente sulle strutture pubbliche, e, dall’altro, l’investimento di capitale è veramente minimo, in quanto possono essere, addirittura, le strutture locali (come, per esempio, quelle delle “Zone Economiche Speciali”) a provvedere, a costo politico e/o a costo zero, i terreni, i fabbricati ed i servizi. In questi casi, ciò che conta è l’“expertise” professionale ed imprenditoriale dei piccoli e medi imprenditori italiani, la quale può ricevere senza indugio, in questi casi, un’adeguata valorizzazione.

Questo tipo di situazioni può verificarsi in tutti quei casi in cui sussista un’immediata ed inequivocabile sinergia fra il “Sistema Italia” ed i sistemi locali.Una situazione di questo tipo ci sembra si stia verificando nell’Europa Centrale ed Orientale, grazie all’enorme attivismo del Governo Italiano, in particolare nei confronti della Russia.

Tale attivismo sta comportando, in un certo senso, come sottoprodotto, anche una grande capacità di azione nel campo dei rapporti economici bilaterali con altri Paesi (i quali, a loro volta, hanno forti legami con la Russia), come è dimostrato, per esempio, dai casi della Serbia e di Cuba.
Secondo una “communis opinio”, anche in questo tipo di rapporti economici, le piccole e medie imprese verrebbero penalizzate, in quanto i rapporti economici di questo tipo verrebbero avviati attraverso incontri al vertice (per esempio, a livello dei responsabili politici), affiancati o seguiti da delegazioni commerciali, nelle quali sarebbero, ovviamente, sovrarappresentate le grandi imprese pubbliche e private.

Nonostante che tutto ciò sia, almeno parzialmente, vero, è anche vero che queste attività di alto livello pongono i presupposti istituzionali e finanziari per un coinvolgimento più capillare delle imprese italiane, e, ciò, anche perché, normalmente, questi incontri al vertice corrispondono ad obiettive enormi possibilità di sinergia fra i rispettivi sistemi economici.Un caso specifico è costituito, anche qui, dalla Russia, paese con il quale i rapporti dell’Italia non sono mai stati così stretti come oggi. La Russia, in seguito alla caduta del sistema sovietico ed alla riaffermazione della propria autonoma identità nazionale, si trova, oggi, sospesa fra, da un lato, enormi sfide, e, dall’altro, altrettanto enormi opportunità.

Le sfide sono costituite dall’inevitabile inerzia del follow-up del sistema precedente, e dalla conseguente difficoltà di dotarsi in tempi rapidi di un’identità veramente alternativa a quella sovietica, senza perdere, nel contempo, una serie di posizioni acquisite dal sistema precedente.
Le opportunità sono costituite dal poter disporre del territorio di gran lunga più vasto e meno popolato della terra (più di 10 milioni di km2), ora, paradossalmente, liberato, grazie all’“effetto serra”, dai ghiacci perenni che lo attanagliavano, ed oramai divenuto la più grande riserva di risorse agricole e minerarie del mondo.

La decrescente popolazione russa (la quale, tra l’altro, nutre un’atavica idiosincrasia per le grandi distese siberiane), è largamente insufficiente per sfruttare pienamente queste enormi risorse.
La Russia sta tentando, intanto, la strada di una partnership differenziata (innanzitutto con la Cina, poi con i Paesi dell’Asia Centrale e l’India) per la coltivazione delle terre e la fornitura degli elementari servizi al colosso siberiano, con tutte le difficoltà ed incertezze a ciò connesse (minaccia demografica della Cina, necessità di fare ricorso al discusso “land grabbing”).

Anche per questi motivi, i partners privilegiati della Russia restano gli Europei, culturalmente affini, non animati da missioni imperiali, ricchi, possessori di tecnologie; in particolare, gli Italiani, i quali, in quanto soci di Gazprom nella distribuzione in Europa del gas siberiano, hanno anche una posizione privilegiata nell’estrazione di gas e nella produzione di energia elettrica in Russia.

Questo tipo di sinergia sta funzionando già ora egregiamente con IRI, ENI, ENEL, Finmeccanica, FIAT, Gruppo Marcegaglia e con un certo numero di piccole e medie imprese, ma, come sempre, soprattutto del Nord-Est e dell’Italia Centrale.

Tutto ciò potrebbe essere ulteriormente incrementato, grazie alla forte crescita del tenore di vita, all’urgenza di nuove infrastrutture e di industrie agroalimentari. Vi è un enorme spazio per servizi energetici, bancari, consulenziali, per l’edilizia, l’agricoltura, l’industria del lusso, quelle alberghiera, della ristorazione, ecc.. Di ciò potrebbero trarne profitto, tra gli altri, anche le piccole e medie imprese del Nord-Ovest.

Tali piccole e medie imprese potrebbero accodarsi alle grandi, per fornire beni e servizi nei grandi snodi nei quali si sta svolgendo questa cooperazione - vale a dire, oltre a Mosca e San Pietroburgo, a Soci, a Vladivostok, sugli Urali, nella Penisola di Yamal, a Novyj Urengoj, a Novosibirsk, nel Donji Vostok -.

Un ragionamento analogo potrebbe farsi, ad esempio, relativamente alle nuove opportunità di investimento in Serbia, con particolare riferimento al Comprensorio Industriale di Kragujevac.
Le Autorità piemontesi potrebbero - ed anzi, a nostro avviso, dovrebbero - predisporre un minimo di servizi aggiuntivi a favore delle imprese piemontesi.


Informazioni:

www.alpinasrl.com
http://www.alpinasrl.com/Bouleusis_piccole_imprese.pdf
http://tamieia.blogspot.com/
riccardo.lala@alpinasrl.com

venerdì 2 ottobre 2009

LO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI E LE RISORSE DELL'EUROPA


Global heating increases value of Groenland and Siberia.L'échauffement global accroit la valeur de Groenlande e Sibérie.Globale Heizung steigert die Werte von Gruenland und Sibirien.
Con il surriscaldamento globale, la vita economica dei paesi artici cambierà drasticamente.La Siberia, considerata sinonimo di paese inospitale, sta divenendo la maggiore riserva mondiale di terre agricole non sfuttate.Sarà possibile navigare lungo rotte polari. Sarà possibile ricercare gli idrocarburi a grande profondità sotto l' Oceano Artico.
Diventano, perciò, determinanti territori, come la Siberia e la Groenlandia, che, fino ad ora, non erano stati presi in considerazione da nessuno.
Indipendentemente dal disgelo, la Siberia aveva già cominciato da tempo ad attirare l' interesse dei governi e delle grandi imprese. Già ai tempi della Perestrojka e di Elzin, le gandi imprese petrolifere occidentali si erano accaparrate le risorse siberiane.Questa era stata la ragione della lotta con gli oligarchi, e della rinazionalizzazione dell' industria petroliofera russa.Attualmente, grazie agli accordi con Eni, Enel, Eon, ecc..., le imprese europee sono profondamente coinvolte nell' estrazione petrolifera e nella produzione di energia elettrica in Siberia.Inoltre, le multinazionali agricole indiane, cinesi, arabe e del Sud-Est Asiatico si stanno accaparrando superfici enormi di terreno, che intendono coltivare con mano d' opera immigrata.L' immigrazione dalla Cina, dalle due Coree, dal Vietnam, e, perfino, dal Giappone, si incrementa di giorno in giorno.Il Governo russo fa ogni sforzi per attrarre investitori in luoghi lontani e sconosciuti come Celiabinsk e la penisola di Jamal.
Per parte sua, la Groenlandia, anche in considerazione del suo potenziale petrolifero, sta accelerando il percorso per il distacco da Copenhagen.
L' Europa non si rende probabilmente conto che cosa significano queste due aree per il suo futuro, e non sta facendo nulla per legarle sempre più, economicamente ma anche culturalmente e politicamente, all' Europa. Gli inviti ad investire in Siberia vengono accolti solo da una minoranza di grandi imprese; non sono state formulate fino ad ora serie proposte per una forma di partecipazione della Groenlandia all' Unione Europea (che diverrebbe meno improbabile dopo la richiesta di adesione dell' Islanda).
E' ora che questo tema venga posto all' ordine del giorno, specie oggi, che la Presidenza del Consiglio spetta alla Svezia.

giovedì 1 ottobre 2009

L'EUROPA: COMPARSA SULLA SCENA MONDIALE


Europe irrelevant on the world scene.L'Europe sans pois sur la scène mondiale.Europa gewichtslos auf der Weltbuehne
Negli Anni Novanta, in seguito al crollo del Sistema Sovietico ed all' avvicinarsi, all' Europa, da un lato, della Russia, e, dall' altro, dell'Europa Centrale e Orientale, i Governi Europei avevano tentato di dare più sostanza all' Unione Europea, da un lato con l' introduzione dell' Euro, e, dall' altro, con l' idea di una "Politica Estera e di Difesa Comune". La stessa idea di "Identità Europea" era stata citata dal Trattato di Amsterdam come base per tale Politica Estera e di Difesa Comune
Dopo più di 15 anni, di questa politica non vi è più traccia.
Sono accadute cose importantissime, come le guerre in Irak, nell' ex Unione Sovietica, in Afganistan; l'allargamento del G 7 fino a G 20; le discussioni sul Sistema Antimissili e sul Nuovo Sistema Monetario Internazionale; lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e in Siberia, senza che l' Europa abbia non solamente agito, ma nemeno discusso.
Certo, vi sono state posizioni chiare di alcuni Stati: dell' Inghilterra a favore delle guerre della NATO; di Francia e Germania contro la Guerra in Irak; della Polonia e dei Baltici a favore dello Scudo Spaziale; dell'Italia a favore della Russia.
E, tuttavia, si è trattato di azioni isolate, episodiche, normalmente contraddittorie, e men che mai discusse con i partner europei.
Ultimamente, si è giunti al paradosso che non è l' Europa, bensì l' America, a "tirare le orecchie" a chi, come l' Italia, assume iniziative autonome, come in Palestina, in Iran e in Russia.L'"Occidente" deve trattare unito (ne sa qualcosa il Ministro Frattini).
Che cosa ciò significhi è dimostrato dal caso del rinnovo del trattato di partenariato Europa-Russia, dove pare che i Russi si rifiutino di parlare con gli Europei prima di capire che cosa ne pensino gli Americani.
Molti dicono che, con la ratifica del Trattato di Lisbona, tutto ciò dovrebbe cambiare, perché vi sarebbe una procedura per decidere una posizione comune su ogni tema di politica estera e di difesa.
Certo, una procedura è una bella cosa, ma, se gli obiettivi dei vari Stati sono troppo divergenti, o, peggio ancora, inconsistenti, la procedura non può fare nascere una strategia politica.
Ciò che serve è la riapertura del dibattito culturale e politico, per stabilire chi sono gli Europei, quali sono i loro interessi comuni, a chi vogliono affidare il compito di rappresentarli e se hanno ancora fiducia negli establishments al potere.