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martedì 11 maggio 2010

DIBATTITO ONLINE:DOVE STA ANDANDO LA CULTURA EUROPEA-2

QUESTIONE N. 2:
Esistono momenti di eccellenza nella cultura europea di oggi?

Do Moments of Excellence Exist in European Culture Today?
Dans la culture européenne d' aujourd'hui, existent-ils des moments d' excellence?
Gibt es, in der heutigen europaeischen Kultur, Elemente von Exzellenz?




Nel testo che segue, ci sforziamo di segnalare quelli che, a nostro avviso, sono riconosciuti Autori europei viventi di valore universale.

Ribadiamo, per altro, che, da un lato, la "non trasparenza" dell' attuale sistema mediatico non sempre ci permette di discernere i reali valori, e che, dall' altro, come messo opportunamente in evidenza recentemente da Robert Compagnon, c' è stata, recentemente, una "moria" di grandi Maestri (Stockhausen , Althusser, Juenger, Solzhenitsin, Gadamer, ecc...).

1)Teologia

Può sembrare paradossale, in un' era in cui si ritiene, quasi unanimemente (ivi compreso il Sommo Pontefice), che, oramai, la "secolarizzazione" sia giunta al suo culmine, che l' Europa possegga delle eccellenze in campo teologico.

Intanto, ricordiamo che la Religione maggioritaria dell' Europa, il Cristianesimo (in tutte le sue varie denominazioni), così pure come le due religioni "minoritarie" (islam ed ebraismo), sono più rappresentate in altri Continenti che non in Europa.

Inoltre, alcuni teologi cristiani contemporanei, dopo la "trasformazione" ,in Papi, di due grandissimi teologi, come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, con tutte le limitazioni che ciò comporta, sono divenuti più "teologi mondiali", che non "teologi cattolici, cristiani ed ecumenici".

Intendiamo riferirci, qui, a due grandi "opzioni" della teologia cattolica contemporanea, ambedue inesorabilmente orientate verso l' ecumenismo :

-la prima, impersonata da Hans Kueng, è inclinata verso gli sviluppi della teologia protestante di lingua germanica, avente il suo "cuore" alla Facoltà di Teologia dell' Università di Tuebingen.Secondo questa tendenza, ciò che accomuna le diverse religioni del mondo è la loro condivisione di un certo numero di valori: l' "etica mondiale" ("Weltethos");

-la seconda, impersonata da Raimon Panikkar,punta sulla comunananza sostanziale delle religioni, incentrata sullla ricerca della salvezza nella rinunzia al mondo.

Ambedue gli Autori sono accomunati dallo studio attento delle culture degli Altri, e, nel caso di Panikkar, da una vera e propria immedesimazione.

2)Filosofia

La filosofia contemporanea risente soprattutto della visione che Heidegger ci ha fornito di Nietzsche.

I due autori che maggiormente sono influenzati da tale interpretazione sono, in America, Rorty, e, in Europa, Vattimo.

Secondo Rorty, la civiltà contemporanea sarebbe contraddistinta dalla lotta fra le soggetttività per imporre loro punti di vista soggettivi di carattere estetico.

Secondo Vattimo, che si riallaccia, in ciò, a Gadamer, questo conflitto fra le soggettività non sarebbe immediato, bensì mediato dalla tradizione storica, che, in Europa, è cristiana.

3)Storia culturale

La storia della cultura è segnata particolarmente dall' esperienza della Scuola di Francoforte, e, in particolare, da Benjamin, Horkheimer/Adorno e Marcuse.

Secondo questi Autori, la Modernità, il Mito del Progresso, hanno raggiunto l' apice del loro ciclo, e stanno, oramai, percorrendo una parabola discendente.

Sarebbe stata riconosciuta l' impossibilità della realizzazione del progetto illuminista del superamento del mito.

L' uomo moderno anela alla ricostituzione del mito.

Anzi, tutti i grandi intellettuali moderni perseguono deliberatamente la ricostituzione del mito, da Hoelderlin, Hegel e Schelling, nel Systemprogramm des deutschen Idealismus, a Saint-Simon, che si ripropone la costituzione di "una nuova età organica", allo stesso Marx, che, nella società comunista, fa intravedere un mito antimoderno, a Nietzsche, con il mito dell' eterno ritorno, a Jung, con i suoi "archetipi", ecc...


Una recente tendenza storiografica (Touraine, Bhabha,Taguieff, Compagnon, De Michelis) identifica la storia della cultura europea con la storia dell' antimodernismo (Dante, Machiavelli, De las Casas,Montaigne, Pascal, Hoelderlin, Novalis, Goethe, De Maistre, Kierkegaard, Schopenhauer, Burkhardt, Dostojevskij,Baudelaire, Nietzsche, Jung, Weber, Heidegger,Lem, Pasolini, Tomasi di Lampedusa, Solzhenitsin, Tarkovskij, Kieslowskij, Kadaré).


3)Storia

Anche nel campo della storia propriamente detta (storia politico-sociale), ove dovrebbe regnare l' obiettività, è prevalente l' idea che la storia contenga un grado notevole di soggettività.

Franco Cardini, storico del Medioevo, è, nello stesso tempo, anche un grande critico della società contemporanea, ed unn teorico dell' Identità Europea.

In un modo, in un certo senso, parallelo, Jan Assman, Norman Davis e David Miles decostruiscono le "grandi narrazioni" della tradizione "giudaico cristiana" e dell' "Anglo-Saxon Idea".

4)Economia

Dopo le continue malefatte del sistema economico occidentale, si sente sempre più urgentemente l' esigenza di ricostituire il sistema socio-economico su nuove basi. Tuttavia, sono ben pochi gli Autori, i quali stiano ricercando nuove formule, le quali ci permettano di sfuggire ai comprovati difetti del sistema economico "occidentale" o "capitalistico", definito, da Giovanni Paolo II, "una Struttura di Peccato".

Fra i pochi Autori che operano in questo contesto, ne vorremmo segnalare due, apparentemente diversi, se non opposti.

Serge Latouche vorrebbe creare un' economia alternativa, opposta a quella attuale, fondata, non già sulla "Crescita", bensì sulla "Decrescita", non già sullo "scambio", bensì sul "dono".

Peter Koslowski incarna la versione contemporanea dell' Uomo Universale -antico, medievale, rinascimentale-. I suoi studi spaziano dalla teologia, alla filosofia, alla storia letteraria, all' economia.Il suo sforzo principale è, sulla falsariga del pensiero conservatore tedesco, da Baader, a Juenger, a Adenauer, a Papa Ratzinger, quello di dare una base etica all' economia occidentale, costruendo un' Etica degli Affari"con pretese di validità universale, in quanto fondata su una religione universale, quella cristiana.

6)Letteratura

La letteratura è uno dei campi in cui l' evoluzione della società comtemporanea sembra più che mai uccidere la creatività e la soggettività, sommergendole sotto il flusso mediatico e sotto l' omologazione dell'industria culturale.

Gli unici autori che sembrano salvarsi, almeno per un istante, sono quelli caratterizzati da una radicale alterità, spesso da un a perifericità geografica, che il "mainstream" e i "media" giudicano come "barbarie" (Albania, Kossovo, Transnistria, Cecenia).

E' il caso di Ismail Kadaré e di Nikolaj Linin.

Il primo è un riconosciuto maestro , tanto della cultura europea antimoderna, quanto della "dissidenza" dell' Europa Centrale e Orientale.Tuttavia (come non abbiamo mancato di fargli osservare in occasione della sua recente visita a Torino), da quando è caduto l' odiato regime di Enver Hodja, non ha più pubblicato alcun romanzo. Situazione simile potrebbe essere quella della tedesco-orientale Christa Wolf .

Nel caso del giovanissimo, vitalissimo e genialissimo Nikolaj Linin, transnistriano di cultura siberiana e residente a Torino, la parabola potrebbe essere ancora più rapida.

Il suo primo libro, "Educazione siberiana", pubblicato, inaspettatamente, come "opera prima" , ha avuto un successo folgorante, svelando un volto già sospettato, della Transnistria quale "Repubblica delle Mafie", la quale, per altro, di fronte alla crisi della "Società Costituita" si rivela quasi fonte di inaudita moralità.

Il secondo, e recente, libro, dedicato alla guerra in Cecenia, rivela un Linin più conformista, pacifista, antiautoritario, politico, ben lontano dal "buon selvaggio" dell' "Educazione Siberiana"


7)Cinema

Il cinema risente, più di tante altre forme di cultura, dei pesanti condizionamenti della società.

E', probabilmente per questo che la sola cinematografia interessante dal punto di vista dell' Identità Europea ci sembri essere quella russa.

L' Autore che ci sembra maggiormente interessato all' Identità Europea è Sakurov, il quale, in "Moloch", ha investigato sulla psicologia di Hitler molto più di quanto non abbia fatto la cinematografia "occidentale", ma che, soprattutto, con l' "Arca Russa", ci ha dato un' interpretazione soggettiva, anticonformista e futuribile dei rapporti Europa-Russia.L' "Arca Russa" è l' 'Ermitage, dove la Grande Caterina ha raccolto un enorme numero di opere della grande cultura occidentale per tramandarle ai futuri Europei al di là delle tempeste della storia.La visita dell' Ermitage di Sakurov è un "divertissement" storico-letterario, che ha, come cicerone, il piemontese-savoiardo Conte Josef De Maistre, pietroburghese d' onore, avendo eternato la Capitale del Nord con le suo "Soirées de St. Petersbourg". Una gran parte dell' opera è dedicata ad un ballo di gala nel palazzo, alla corte dello Zar, che si conclude con un' interminabile uscita degli aristocratici in un fittissimo nebbione, che rappresenta la Modernità.

Anche "Il Ritorno" di Zviagintsev, e "Mongol" di Bodrov, trattano problematiche tipicamente europee. "Il Ritorno" è il "Nostos" degli antichi greci. Il moderno patriarca (Agamennone, Ulisse), ritorna da lontani e misteriosi fatti bellici, nella sua bella e selvaggia patria nordica, per riprendersi moglie e figli. Egli, però, è cambiato, barbaro fra i barbari.

Per lui, i figli sono soldati, da iniziare ad un'arcaica etica bellica. Non è inumano, anzi, muore per salvare il figlio, ed i figli lo onorano come un guerriero variago, sepolto nel lago cadendo dalla sua stessa barca. Grazie all' iniziazione, i figli sono diventati altri, il primogenito è il nuovo capo della famiglia.

Lo stesso spirito è nell' iconoclastico "Mongol", dove Gengis Khan, il "nemico ereditario" dei Russi e di tutti gli Europei Orientali, è diventato l' emblema della volontà creatrice di un Piccolo Principe", che, ribellandosi alle barbariche violenze della sua gente, sa raggiungere, coll' ispirazione, con la sofferenza, con la forza di carattere, con l' abilità politica e guerriera,con la sua "pietas" verso il Dio Unico dei Mongoli, il Lupo Grigio Tengri, il ruolo più ambito, quello dell' Imperatore Universale.

8)Musica

Questo è un settore in cui, a nostro avviso, si rivelano, più ancora che nel cinema,le potenzialità dei "popoli di confine", che esprimono la capacità degli Europei di rispecchiarsi negli "Altri".

Crediamo che fenomeni pan-europei, come la musica celtica ed il folklore balcanico siano buoni esempi di come si possano recuperare antiche tradizioni in un' ottica non ristrettamente nazionalistica, bensì paneuropea.

Fenomeni come il Festival di Lorient,i film di Kusturica, le musiche di Bregovic e di Theodorakis, fanno, per l' unità dell' Europa, molto più di tanti discorsi politici.

Certo che, da quando sono finiti i problemi (vedi, guerre civili) nella ex-Jugoslavia, anche i film di Kusturica e le musiche di Bregovic, come i romanzi di Kadaré, sono finiti un pò nel dimenticatoio.

Certo, è possibile che le guerre e le persecuzioni, con il carico di passioni che esse comportano, siano una fonte insostituibile di ispirazione.E, tuttavia, abbiamo anche l' impressione che la situazione "normalizzata" che segue guerre, dittature e stragi, presentata come "pace" e "democrazia", sia, in realtà un regime più tirannico dei precedenti (la "Strana Dittatura"di Forrester, "Dittatura liberale" di Luttwak, l' "Alba Bugiarda" di Gray) , dove, sotto la patina dell' omologazione, dell' economicità, del "buonismo", del tornaconto immediato, del "politicamente correct", i creatori siano impossibilitati a fare il loro mestiere.

FATECI PERVENIRE LE VOSTRE OSSERVAZIONI, PROPOSTE E CRITICHE

per ogni ulteriore approfondimento, contattare

riccardo.lala@alpinasrl.com


lunedì 10 maggio 2010

L'INNO ALLA GIOIA SULLA PIAZZA ROSSA

Ambiguous Celebration in Moscow Shows Turnpoint of Russian-European Relationships.La célébration ambigue de Moscou constitue une plaque tournante des rapports Russie-Europe. Zwiespaltige Zelebration in Moskau hinweist Wende Russisch-Europaeischer Beziehungen.




La complessità delle interrelazioni internazionali nell' era della globalizzazione fa sì che sia difficilissimo trarre indicazioni univoche dagli eventi in corso. Ci sforzeremo, comunque, di estrarre alcune considerazioni da un evento che, proprio per la sua complessità e per la sua ambiguità, sarà, certamente, di un' importanza epocale per la storia dell' Europa e della sua identità-la sfilata dell' esercito della Federazione Russa a Mosca in occasione del 65° anniversario della sconfitta della Germania nazista-.

1.Le ragioni del titolo:

-E' vero che, ufficialmente, la principale novità della parata di Mosca sarebbe costituita dalla (sparuta) presenza di truppe americane, francesi, inglesi e polacche, in rappresentanza degli alleati dell' Unione Sovietica nella Seconda Guerra Mondiale, e tuttavia, il "tocco" più innovativo ed inaspettato è stato, a nostro avviso, il fatto che, proprio alla fine della parata, sia stato suonato, come sola musica non russa, l' "Ode alla Gioia", inno ufficiale dell' Unione Europea. Solo alla fine dell' inno, il comandante generale delle truppe sulla Piazza Rossa ha annunziato: "Parad zavershiòn!"("la sfilata è finita") .

-L' Inno alla Gioia (per altro, non una novità sulla Piazza Rossa, dove era già stato eseguito l'anno scorso da una fanfara russa in occasione del Festival Internazionale della Musica Militare -"Kremliovskaja Zorja"-) è stato suonato da una fanfara congiunta, russo-francese;

-Tutto ciò è stato fatto nell' assenza di Berlusconi e Sarkozy (che avevano accettato l' invito), ma , comunque in presenza di Angela Merkel, Komarowski, Klaus, Dinkic, più rappresentanti di Slovenia, Slovacchia, Lettonia, Armenia,Azerbaidjian, oltre che delle Repubbliche dell' Asia Centrale e di Israele;

-La parata è incominciata con il travolgente ritmo di "Idiot Voinà Narodnaja"("Incomincia la Guerra Nazionale"), inno della "Grande Guerra Patriottica" (Seconda Guerra Mondiale), dell' attuale inno della Federazione Russa (che, sulla musica di quello dell' Unione Sovietica di Michal'kov padre, invoca, sulla Russia, la protezione di Dio), della "Slavianka" (marcia delle truppe "bianche" -zariste- nella Guerra Civile Russa), e di altre famose e travolgenti musiche russe, sì che l' Inno è risaltato particolarmente in un contesto "culturalmente"molto diverso;

-E' chiaro che l' inserimento dell' Inno è il risultato di una scelta politica di vertice lungamente meditata, la quale, comunque, è stata, alla fine, pensata per dare, alla manifestazione, un tono decisamente europeo (erano presenti, oltre ai reparti sopra citati, anche quelli ucraini, bielorussi, caucasici e dei Paesi Baltici), ponendo, così, in un secondo piano, i messaggi verso gli Stati Uniti (truppe americane), verso la Confederazione di Stati Indipendenti (presenza di molti Presidenti e delle truppe di quasi tutte le Repubbliche) e verso la Cina (presenza di Hu Jin Tao).

-I governanti dell' Europa (dal Presidente, al Presidente del Consiglio, a quello della Commissione, dai Presidenti e Primi Ministri degli Stati Membri, dei Laender e delle Regioni, così come i sindaci delle grandi città), hanno dimenticato di ricordare ai loro concittadini che il 9 maggio è la Festa dell' Europa, e solo quelli della Russia (, se ne sono ricordati, sì che , il 9 mggio 2010, solo sulla Piazza Rossa, davanti a tutti i grandi, e a tutti i popoli del mondo, è stato eseguito, solennemente ,l' Inno dell' Europa, e di questo occorre dire grazie a Medvedev e a Putin;

-Ciò implica obiettivamente, un'attenzione rinnovata per i rapporti fra Russia ed Europa.

2.Significato politico della manifestazione.


Nonostante l'incredibile difficoltà, da sempre, di interpretare le tendenze della Russia (un Paese che, nonostante i suoi 150 milioni costituisce la sintesi di molti altri altri popoli),tutto ciò non può restare senza seguito nel futuro dell' Europa, se non altro per una serie di considerazioni elementari che andiamo a sviluppare qui di seguito:

-la manifestaziione di cui sopra, costituisce, di per sé, la più straordinaria manifestazione di forza che uno Stato (neanche l' America, neanche la Cina) abbia potuto porre in essere dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, in quanto:

Essa testimonia l' adesione "granitica" di un popolo di 150.000.000 abitanti ad una visione storica condivisa di continuità nazionale (nonostante le controversie sui Tartari, sugli Zar e su Stalin), per cui l' intera popolazione si identifica senza riserve con lo Stato e con le Forze Armate;

Essa fornisce una sintesi inedita fra i tradizionali "valori premoderni" (adombrati dall' onnipresente simbologia zarista), il "nazionalcomunismo" (eredità dell' odiato, ma onnipresente, Stalin), e i valori "moderni" della tecnologia di avanguardia e della democrazia;

Essa dimostra che tale sintesi inedita è possibile e vitale, e che la maggior parte dei Russi (e anche degli abitanti dell' ex Unione Sovietica e dei Paesi alleati), la condivide.

Ciò dimostra anche una nuova capacità di aggregazione da parte della Russia.

3.Un tentativo di interpretazione geopolitica

Governare la Russia è stato, da sempre, uno dei compiti più difficili, a causa dell' estensione del suo territorio, dell' apertura dei suoi confini e della sua cultura, della fierezza dei suoi abitanti, ecc...

I governanti della Russia hanno, pertanto, dovuto sviluppare,fino dai tempi più antichi, un livello di "Techne Basiliké" ("arte di dominio") ben superiore a quella dei governanti di altri Paesi. Quest'idea fu espressa mirabilmente dalla Grande Caterina nelle Istruzioni Introduttive ("Nakaz") alle attivià della Commissione Legislativa (esaltate da tutti gli Illumisti italiani e francesi come il massimo prodotto della "Filosofia dei Lumi"), "secondo Montesquieu, uno Stato di grandi dimensioni non può essere governato se non in modo autocratico, sicché, di conseguenza, io governo la Russia come un autocrate ("kak samoderzhavets").

Ciò ha comportato, da sempre, un livello inaudito di sofisticazione, e/o di ambiguità (Mosca era, al contempo, l' esattore dei Mongoli e il faro della libertà; Pietro I era ,al contempo ,un grande riformatore e un crudele tiranno; Alessandro I era, al contempo, il fondatore dell' idea dell' Europa dei Popoli e il repressore delle libertà; Stalin era, nel contempo, un nazionalista georgiano e un dittatore sovietico, ecc.).

Per quel che ci riguarda, l' ambiguità concerne due, almeno apparentemente, contraddittorie, aspirazioni della Russia, riflesse nella stessa manifestazione di Mosca:

-quella di essere il centro di un sistema complesso di equilibri "eurasiatici" che vanno dall' Europa alla Cina, dall' America al Medio Oriente (quindi, sostanzialmente, il centro del mondo);

-quella di essere una parte importante, se non dominante, di un sistema europeo, e/o euro-atlantico.

Il primo dei due progetti , simboleggiato dalla presenza della Cina e delle Repubbliche centroasiatiche, ci sembra irrealistico, in quanto non ci sembra possibile che un popolo di 150 milioni di abitanti, per quanto unificato da una "mitologia nazionale" fortissima, per quanto possessore della maggior parte delle terre ve delle risorse naturali del mondo, per quanto preservatore quanto nessun altro dell' etica militare, per quanto situato in una posizione geografica centrale, possa aspirare ad un' egemonia mondiale che perfino gli Stati Uniti e la Cina, in posizioni relativamente migliori, stanno rinunziando ad esercitare.

Il secondo, invece, ci sembra essere più realistico, in quanto Europa e Russia, per quanto, apparentemente opposte, sono,in realtà, complementari, in quanto:

-se l' Unione Europea crede di realizzare il sogno della Pace Perpetua attraverso l' accettazione della sconfitta ed il pacifismo, la Russia crede di realizzarlo perpetuando gli effetti della propria vittoria nella IIa Guerra Mondiale;

-se l'Europa crede di poter fare a meno della propria difesa affidandandola agli Stati Uniti, la Russia spera di farsi affidare dagli Stati Uniti la difesa dell' Occidente, per esempio in Asia Centrale,così da diventare essa stessa un esercito dell' Occidente, ed in un certo senso, il suo centro;

-se l' Europa ricostruisce la propria storia in modo settario, facendo di ogni fase storica un giudizio di Dio, in cuisi affermi la posizione "più giusta", e quella "superata" vengo sconfitta, la Russia crede, invece, che tutte le fasi della sua storia siano positive, in quanto esse contribuiscono a fondare l'"Identità Russa".

Noi crediamo che una "Comunità da Vancouver a Vladivostock", quale viene adombrata dai presenti discorsi fra Russia, America ed Europa, abbia un senso solamente se, e nella misura, in cui essa costituisca l' affermazione delle tradizioni culturali comuni a tutto l' Occidente: Europa (compresa la Russia), America, Medio Oriente (comprensivo di Israele).La "Modernità" (che si identifica con l' America), verrebbe superata, sicché dovrà cedere il passo, da un lato, allo spiritualismo medio-orientale, e, dall' altro, al romanticismo est-europeo.In questo contesto, l' Europa, quale necessaria posizione di mediazione, potrebbe svolgere un ruolo centrale.










martedì 27 aprile 2010

LA GRANDE STRATEGIA DELLA RUSSIA

Signature of Navy Deal with Ucraine and Renewal of Friendship with Poland: Milestones of Russia's European Strategy. La signature de l' accord naval avec Ucraine et le renouvellement de son amitié avec la Pologne ; deux plaques tournantes de la stratégie européenne de la Russie. Unterzeichnung von Flotte-Vertrag mit Ukraine und erneute Freundschaft mit Polen: zwei Meilsteine der russischen Europa-Strategie

Le ultime settimane hanno segnato un rapido succedersi di eventi che confermano lo svilupparsi della strategia di Medvedev e Putin di inserimento graduale e ragionato nell' equilibrio occidentale.

La Russia è l' unico Paese, oltre agli Stati Uniti, ad avere un'attiva strategia di lungo periodo e di carattere mondiale.Essendo un Paese multietnico, che occupa la maggior parte del globo emerso, e che raccoglie una gran parte delle risorse naturali del globo, non potrebbe essere diversamente.
Essa confina con la Cina, il Kazakhstan, l' Azerbaidjan, la Georgia, l' Ucraina, la Bielorussia, la Polonia, la Lituania, la Lettonia, l' Estonia, la Finlandia, la Norvegia il ,ed è separata da piccoli stretti dagli Stati Uniti e dal Giappone.Inoltre, essa ha, al suo interno, influenze eccentriche:occidentali, cinesi, gisapponesi, centro-asiatiche, turciche, est-europee, baltiche, scandinave, ugro-finniche.

Qualora non avesse una strategia ben radicata e non la sviluppasse giorno per giorno, non sarebbe riuscita a sopravvivere un millennio.

L'attuale strategia "a molti livelli" non si differenzia da quella classica degli Zar: Stato Europeo ortodosso, ma, al contempo, impero mondiale; potenza europea preoccupata soprattutto di esssere "riconosciuta" dal concerto delle nazioni europee, ma anche potenza mondiale che si interfaccia con America, Cina, Giappone, mondo islamico; Stato "conservatore" ma attento a non perdere i contatti con la cultura e la politica europee.

Le ultime mosse hanno coperto appunto questi aspetti: riconciliazione con l' Ucraina e accordo sui missili; North Stream e accordi col Venezuela; accordi speciali con i leader europei conservatori ed apertura alla leadership polacca.

Dove andrà a finire la Russia?A nostro avviso, nonostante la sua ambizione di "giocare a tutto "tondo" a livello mondiale, la Russia finirà per gravitare sempre più strettamente intorno all' Europa, ma, con la sua stessa presenza, finirà anche per trasformare l' Europa stessa.

mercoledì 21 aprile 2010

BRACI ROSJANE

Cardinal Dziwisz'Homely of Reopens Dialogue Between Poland and Russia.L'Homélie du Cardinal Dziwisz rouvre dialogue entre Polonais et Russes.Kardinal Dziwisz's Homelie oeffnet Dialog zwischen Polen und Russen wieder.


giovedì 11 febbraio 2010

FIAT IN RUSSIA

Fiat SpA and Russia's Sollers will Invest 2.4 Billion Euros in Carmaking Venture. Signing Overseen by Putin at S Naberezhnye Chelny (Tatarstan). Fiat SpA et L'entreprise russe Sollers investiront 2,400 milliards d' Euros dans une société mixte de production automobile. La signature, à Naberzhnye Chelny, (Tatarstan), avec la participation de Putin. Fiat SpA und russische Gesellschaft Sollers investieren 2,4 Milliarden Euro in Gemeinunternehmen fuer PKW .Die Unterzeichnung in Naberezhnye Chelny (Tatarstan), mit Teilnahme Putins.

Sergio Marchionne, numero uno del gruppo Fiat, non si ferma all'accordo con Chrysler, ma rivolge lo sguardo anche verso il grande mercato dell'est Europa, firmando una lettera d'intenti per la realizzazione di una joint venture con la russa Sollers, che già distribuisce le vetture del marchio torinese.

L'obiettivo della neonata joint venture è quello di raggiungere una capacità produttiva di 500.000 veicoli l'anno entro il 2016. In Russia saranno commercializzati ben nove nuovi modelli (berline medie e medio-grandi e Suv), sei dei quali avranno come base una nuova piattaforma derivata dall'accordo di Fiat con Chrysler. Almeno il 10% dei veicoli prodotti sarà destinato all'esportazione.

E' previsto che il Governo russo supporti l'attuazione del progetto della joint venture attraverso l'erogazione di prestiti agevolati a lungo termine che coprano l'intero ammontare degli investimenti necessari, stimati in 2,4 miliardi di euro.

La Fiat sul mercato russo

La Sollers è una holding russa che controlla parti di diverse compagnie, fra cui la Uaz e la Zmz: di questi marchi distribuisce anche i veicoli, così come fa per Fiat, Isuzu, Ssangyong e New Holland.

La Fiat era presente sul mercato russo a partire dalla costruzione, nel 1912, di una fabbrica di cuscinetti a sfere dell' allora SKF.

Negli Anni '60, la FIAT costruì, per l' allora Governo Sovietico, a Togliatti, una "città nuova" non distante da Naberezhnye Chelny, la fabbrica della Volzshkij Avtomobil'nyj Zavod (Fabbrica di Automobili del Volga-VAZ).

Dopo di allora, nonostante le infinite trattative, la Fiat non si era più ripresentata direttamente sul mercato russo. Solo ultimamente, sta già partecipando a diverse iniziative minori con la Sollers e con la Kamaz.

L' accordo è organizzato sulla falsariga dell' accordo con il Governo Americano per la Chrysler, nel quale la Fiat apporta tecnologie e macchinari, mentre il produttore locale mette a disposizione gli impianti.Il finanziamento viene erogato dalla Sberbank, che sarebbe stato l' investitore russo anche nel caso dell' operazione Opel.

L' iniziativa di oggi si inserisce in un quadro più complesso, che comprende la produzione di 300.000 auto all' anno in Polonia, oltre alle 200.000 che già produce in Polonia. Il "nocciolo duro" della produzione automobilistica FIAT viene, pertanto, spostato verso l' Europa Centro-Orientale, così come i governi di transizione del "dopo-perestrojka" avevano richiesto infinite volte.

Non possiamo negare che le alterne vicende della FIAT sui mercati dell' Europa Centrale e Orientale siano strettamente intrecciati ad una molteplicità di evoluzioni politiche internazionali.

Senza entrare nei dettagli, a noi pare che si possa, sinteticamente, affermare che almeno alcuni dei Governi e delle grandi imprese europei (e quelli italiani sono all' avanguardia) stiano finalmente comprendendo, da un lato, quali incredibili possibilità di sinergia vi siano, oggi, fra l' Europa Occidentale e quella Centro-Orientale, ed, inoltre, che queste sinergie possono costituire l' elemento propulsore di un' allargata e rafforzata identità europea.

Nuove politiche industriali sull' auto

L'accordo che pare sussistere con il Governo italiano circa la posizione da tenersi a Bruxelles sulle politiche dell' auto parte dal presupposto che il futuro dei Gruppi multinazionali a base europea non possa più essere garantito da un sostegno all' occupazione ed agli acquisti, bensì debba basarsi sul supporto alle spese di ricerca e sviluppo. Se, infatti, i nostri Gruppi delocalizzano le loro attività extra-CEE, debbono possedere tencnologie superiori per essere appetibili come partners, e per avere un ruolo di "leadership".

Ricordiamo che, invece, 20 anni, quando lavoravo per l' industira automobilistica, le nostre imprese si distinguevano per la loro scarsa attenzione per la proprietà intellettuale. Non che non ne avessero (che, anzi, avevamo realizzato studi da cui risultava una bilancia tecnologica in pareggio), solo, non sapevano che fosse proprietà intellettuale, come quel personaggio di Molière che faceva prosa senza saperlo.

Il tipo di aiuti a cui si sta pensando "sotto il cappello" della "politica industriale europea per l' automobile" sono, sostanzialmente, aiuti alla creazione e/o al mantenimento in Europa, e/o nello specifico Paese donatore, di holding finanziarie, delle strutture direzionali e dei centri di ricerca e sviluppo, mentre le capacità produttive dovrebbero essere trasferite verso paesi meno sviluppati. Un errore di prospettiva potrebbe essere , a nostro avviso, non rendersi conto che i Paesi dell' Europa Centrale e Orientale possono considerarsi paesi meno sviluppati solo in senso molto relativo. Per non parlare, ovviamente, degli Stati Uniti, verso i quali le nostre imprese stanno avviando un trasferimento di tecnologia.

Ma, per capirlo, ci vorrebbe, a monte della Politica Industriale Europea, una visione strategica e proattiva dell'economia nel mondo multipolare, dei suoi "centri" e delle sue "periferie", visione che oggi non c'è, perchè non c'è l' "identità europea".

E' chiaro che i nuovi modelli di rapporto con le multinazionali americani,cinesi e russi, non hanno neppure la più lontana parentela con il "mercatismo" degli ultimi 20 anni. Pur di avere le holdings,i marchi e il controllo politico, i grandi Paesi offrono finanziamenti del 100% sul valore dell' investimento, e, in più, pagano anche la tecnologia. Altro che il deprecato "assistenzialismo" italiano degli anni '60-80, che, comunque, presupponeva almeno un minimo di investimento del partner privato!

Non ci pare casuale che il nuovo modello abbia due soli illustri precedenti: il rapporto pubblico-privato nell' Impero Cinese, e il rapporto principi-finanza ebraica nel Sacro Romano Impero.

In ambo i casi, le "élites" preferivano delegare la finanza o l' industria a ceti specializzati, così "non sporcandosi le mani".L' economia nel suo complesso era un pubblico servizio dato in "outsourcing" (come la Protezione Civile SpA!), a una sola condizione: non entrare in concorrenza con la politica dei mandarini/dei principi.Anche qui, però, un dubbio: quelle erano élites serie, che sapevano mantenere i ruoli: le nostre sarebbero all' altezza?

Inoltre, nell' Impero Cinese,nel sacro Romano Impero, c'era, e, oggi, in America, in Cina,e, in parte, in Russia, c'è, una politica globale, che può essere il metro per misurare la conformità del comportamento dei "concessionari" alla linea politica del Paese donatore. In Europa, in mancanza di una politica economica veramente globale, c' è il rischio che prevalgano gli egoismi degli Stati membri, interessi particolari dei governanti o delle imprese, o, addirittura, gli interessi di Paesi terzi.

Per questo, crediamo che la società civile debba essere molto presente nell' elaborazione delle politiche economiche dell' Europa.

Offerta di Alpina per l' Europa Centro-Orientale.

Alpina, Diàlexis e Identità Europea hanno, da sempre, investito l' insieme delle loro risorse proprio su questa ipotesi politica, culturale e industriale. Le nostre esperienze pregresse, dal punto di vista di "business", linguistico e culturale, ci qualificano in modo particolare a svolgere queswto compito.

Siamo a disposizione di chiunque ne sia interessato, per:

-organizzare iniziative culturali finalizzate all' interscambio con l' Europa Centrale e Orientale;

-fornire alle piccole e medie imprese consulenze di "business" relativamente a progetti di sviluppo industriale in quelle aree;

-tradurre opere letterarie italiane per i mercati dell' Europa Orientale, e opere dell' Europa Orientale per l' Italia e per l' Europa;

-organizzare iniziative di studio e di proposizione sulle politiche industriali europee.

Chiunque sia interessato a queste nostre attività, è pregato di mettersi in contatto con noi con la massima urgenza, per esaminare insieme le opportunità che potremmo sfruttare congiuntamente.

Riccardo.lala@alpinasrl.com


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lunedì 8 febbraio 2010

SULL'EUROPEITA' DELL' UCRAINA

Ukraine - the cradle of Europeans.L'Ucraine: berceau des Européens Ukraine: Wiege der Europaeer


Sembra che le elezioni presidenziale ucraine abbiano dato per vincitore Janukovic, leader del Partito delle Regioni e sostenuto dalle minoranze etniche -innanzitutto, ma non solamente, quella russa-.

Chi dicesse che questo esito costituisce una sconfitta per l' Europa, farebbe meglio a considerare che cosa le minoranze etniche dell' Ucraina significano l' Europa stessa: semplicemente, la sua storia.Infatti, non v'è praticamente alcun popolo d' Europa che non sia "passato" dall' Ucraina e non abbia contribuito alla sua storia.

Antichità

Intanto, il misterioso "popolo dei kurgan", comprensivo quasi certamente dei primi indoeuropei, e, con molta probabilità, anche dei primi Turchi e Ugrofinni.

Poi, gli Sciti esaltati da Erodoto, i Sumeri e gli Assiri, che commerciarono nel Caucaso e portarono tracce della civiltà mesopotamica.

Poi, i Micenei, che esplorarono la "Tauride", a cui si riallaccia la famosa Ifigenia, la cui storia fu ripresa da Goethe, e che, per Adorno, rappresenta la quintessenza dell' umanesimo europeo. Nella vicina città greca di Olbia, vicino a Odessa, furono trovate le tavolette auree degli Orfici, che ci rivelano questa antica religione, "anello di congiunzione" fra la cultura greca e quella dell' Europa Centro-Orientale.

Poi ancora le Amazzoni e i Sarmati, che secondo la leggenda sono discendenti delle Amazzoni e dei Greci di Giasone, e i Persiani, che annessero parte dell' Ucraina al loro impero.

Poi, il Regnum Bospori, "socius" dei Romani per lunghi secoli.

Medioevo

Arrivarono poi i Goti, i Bulgari, gli Slavi e gli Ungheresi, che partirono di qui per creare i loro regni europei.

Infine, ancora, i Turchi, una tribù dei quali, i Khazari, fondarono un grande impero di religione ebraica, esaltato, dagli scrittori ebrei dalla Spagna Mussulmana, come una specie di paradiso. Secondo Koestler, sono loro gli antenati degli Askhenazim.Altre tribù, i Cumani e i Peceneghi (detti anche "Polovesiani", ciè quelli del Principe Igor, prima epopoa russa, e delle "Danze Polovesiane" di Borodin), furono respinti dai Mongoli in Crimea, dove costituiscono i Tartari di Crimea, e in Ungheria, dove costituiscono il Kiskùnhàlas, la "Piccola Cumania". Infine, il Khanato tartaro di Crimea fu parte per secoli dell' Impero Ottomano.Ad esso è dedicata l' indimenticabile novella di Pushkin "La Fontana di Bahcisaraj"

Anche gli Ebrei furono attivissimi in Ucraina, nelle varie suddivisioni dei Khazari, dei Karaiti, provenienti da Baghdad in seguito a dissidi con il Califfo e con il Gaon ebraico, ed emigrati, infine, a Trakai, presso Vilnius, come guardie del corpo del Gran Principe di Lituania. Infine, gli Askhenasiti, che, prima dell' Olocausto, rappresentavano una gran parte della popolazione ucraina, e dai quali sono originati molti dei leaders sionisti e degli emigrati in Israele.

La Russia (Rus' di Kiev), origine dell ' Impero Russo, nasce con il centro in Ucraina "solo" nel 10° secolo (dopo tutte le vicende che abbiamo narrato). Fu fondata dagli Svedesi (in Finnico, "Ruotsilainen", da "ròdrr", i "rematori" delle navi vichinghe a forma di drago, i "drakkar", la cui immagine è il simbolo dello Stato ucraino

.In seguito, il Khanato mongolo-tartaro dell' Orda d' Oro occupo' l' Ucraina, mentre, da nord-Ovest, arrivavano i Lituani, e, da Nord-Est, i Cosacchi.

Le parti più occidentali dell' Ucraina appartennero al voivodato di Moldavia, di cultura rumena. Nel Budjak, vivevano i Tartari Nogai.Oggi, i Tartari dell' Ucraina sono presenti in piccole comunità in Polonia e Bielorussia.I Polacchi chiamavano questa regione "campi selvaggi".Sulla costa, c' erano le colonie genovesi del Budjak e di Giaffa (oggi Kerc), in Crimea.

Età moderna

Nel '500, l'Ucraina settentrionale fu ceduta dalla Lituania alla Polonia, mentre la parte centro-orientale (quella oggi russofona) restava integrata nell' Impero Ottomano.Nell' Ucraina polacca, nonostante la fiera difesa dello "Slavone" (slavo ecclesiastico regionalizzato) si sviluppò una raffinata letteratura in lingua polacca, mentre la principessa ucraina Roxana fu la favorita di Solimano il Magnifico, il Sultano "europeo", che le dedicò splendide poesie in Turco Ottomano.Il "sarmatismo", cioè l' esaltazione della cultura orientaleggiante dell' Ucraina e dello stile di vita ribelle dei Cosacchi, divenne l' ideologia dominante in Polonia.

Nel secolo successivo, i Cosacchi si ribellarono alla Polonia, e Kiev fu attribuita al nuovo Impero Russo, apportandovi la cultura teologica del Seminario di Kiev.

Caterina Seconda aggregò l' Ucraina alla Russia, togliendola alla Polonia e alla Turchia, e popolandola di Russi, di Tedeschi, di Ebrei e di Greci ne costruendo città come Odessa.Leibniz avrebbe voluto che questa diventasse la capitale della Russia e dell' Europa.

La parte sud-Orientale fu assegnata all'Austria-Ungheria, dove le rivolte dei contadini ortodossi contro i nobili polacchi costituirono il primo fermento di identità ucraina moderna.Questa regione dette i natali a scrittori di lingua tedesca come Von Sacher Masoch e Von Rezzori.

Una lingua ucraina, o, meglio, rutena, fu ufficializzata per prima all' interno dell' Austria-Ungheria, mentre fu osteggiata all' interno dell' Impero Russo.Nasceva una letteratura ucraina, mentre l' ucraino Gogol' esaltava in Russo le gesta dei cosacchi ucraini.L'ebreo polacco Zamenhof creava a Odessa l' Esperanto.La rivolta a Odessa dei marinai russi dà l' occasione per il capolavoro sovietico "La Corazzata Potiomkin".

Era contemporanea

Dopo la 1a Guerra mondiale, la Germania diede l' indipendenza all' Ucraina, indipendenza sancita dalla Pace di Brest-Litovsk, mentre il Sud dell' Ucraina era occupato dalle truppe "bianche" del Generale Wrangel'.

Nell' ambito della Guerra Civile russa e della guerra Sovietico-Polacca, le truppe sovietiche occuparono la parte centrale dell' Ucraina, dove fu costituita una Repubblica Socialista Ucraina, che confluì nell'URSS, mentre l'Ovest era diviso fra Cecoslovacchia, Polonia e Romania, e la Crimea apparteneva alla Repubblica Socialista Federativa Russa.

Negli Anni '20, la Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina fu teatro di una lotta spietata fra il PCUS, dominbato da Stalin,che voleva farne il paese di elezione della "dekulakizzazione", e il Partito Comunista Ucraino, che percorreva una via nazional-comunista.Questo scontro fece, dell' Ucraina, l' epicentro del Holodomor, la grande carestia che fece milioni di vittime.

Nel corso della 2a Guerra Mondiale, l' Ucraina fu completamente occupata da Hitler, il quale, nonostante le simpatie di cui godeva in parte della popolazione ucraina (che aderì alle SS "Galizien"), non volle riconoscere, contrariamente al II Reich, nessuno Stato ucraino.

Perciò, i nazionalisti ucraini (UPA), pur essendo sostanzialmente collaborazionisti dei Tedeschi e anche antisemiti, combatterono su vari fronti, contro i partigiani ucraini filosovietici, contro i sovietici stessi, contro i partigiani polacchi dell' Armia Krajowa, e, talvolta, anche contro i Tedeschi.Fu un periodo di lotte durissime, che ha lasciato strascichi profondi non solo fra Ucraini antisovietici e Ucraini filorussi, ma anche fra Ucraini, Ebrei, Polacchi e Tartari di Crimea ,questi ultimi deportati da Stalin in Kazakhstan per timore di simpatie filotedesche.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l' Ucraina fu soggetta ad un' ondata di "russificazione", anche perché Khrusciov (che, come il successivo Segretario Generale, era ucraino), "regalò" all' Ucraina la Crimea, la quale, svuotata dei Tartari e dai Tedeschi, era (ed è essenzialmente ) esclusivamente di lingua russa.L' Ucraina divenne anche un importante centro dell' industria aerospaziale sovietica (Antonov).

Dopo l' indipendenza, la tensione fra le varie minoranze ha portato alla richiesta di una "federalizzazione" dell' Ucraina. Infatti, oltre ad un "nocciolo durao" ucraino ed ortodosso nazionale ed un Donbass russofono e ortodosso moscovita, esistono la Crimea, dove sono tornati anche i Tartari e i Tedeschi, e una regione di Odessa, di lingua russa, ma con forti componenti ebraiche, rumene, bulgare e greche. Infine, c' è la Galizia Orientale, di religione uniate e di cultura polacca, la Polessia di cultura bielorussa, la Rutenia Transcarpatica, con una popolazione mista di Ungheresi, Ruteni e altri piccolissimi popoli slavi, e, in fine, la Bucovina Settentrionale, con presenza di Rumeni, Ebrei e varie minoranze russofone e germanofone.

Crediamo, con ciò di avere contribuito almeno un poco a sipegare perchè la politica ucraina sia così difficile.









venerdì 13 novembre 2009

KAK NAM OBUSTROIT' ROSSIJU ?


Alexandr' Solzhenitzin Forgotten in Celebrations of the Fall of the Wall. Alexandre Solzhenitzin oublié dans les célébrations de la chute du Mur.Alexander Solzhenitsin vergessen in Veranstaltungen fuer Mauerfall.

E' paradossale che, nel ricordare i precursori della caduta del Muro di Berlino, si siano dimenticati alcuni personaggi, come Andrej Amalrik, Otto di Asburgo, ma, soprattutto, Alexandr' Solzhenitsin.

Amalrik aveva già descritto negli anni 60 la dissoluzione dell' Unione Sovietica travolta dalla lotta fra le nazionalità. Otto di Asburgo aveva organizzato il primo attraversamento collettivo della Cortina di Ferro.

Ma, soprattutto, Solzhenitsin aveva enunziato, già in "Vivere senza menzogna" e "La quercia e il vitello" le tesi meglio espresse nel 1990, con il suo articolo "Kak nam obustroit' Rossiju?" ("Come rifondare la Russia?"),cioè la volontaria rinunzia, da parte della Russia, alle Repubbliche e ai satelliti, considerati un peso per lo sviluppo del sentimento nazionale russo, e anche per l' economia del Paese.

Secondo Solzhenitsin, avrebbe dovuto permanere solamente una confederazione fra i popoli slavi dell' Est (Russi, Ucraini e Bielorussi, oltre che con il Kazakhstan, profondamente slavizzato). Gli accordi di Minsk, fra Eltsin e i leaders di Ucraina e Bielorussia, con cui si era creata la "Comunità di Stati Indipendenti", avevano sancito la vittoria di questa tesi.

Tuttavia, Solzhenitsin aveva duimenticato che vari problemi avrebbero esacerbato i rapporti reciproci fra i popoli slavi orientali. Fra questi, in primo luogo, quello delle minoranze russofone, lasciate dall' altra parte delle frontiere per la scelta di trasformare i vecchi confini amministrativi in frontiere di Stato.