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lunedì 4 luglio 2011

EGEMONIA CULTURALE POST-MARXISTA

 

Gramsci - Star of Anglosaxon Liberals
Gramsci, vedette des libéraux anglo-saxons.
Gramsci, ein Modell fuer angelsaechsische Liberalen.

Lunedì 4 luglio, è comparso, su "La Stampa", un articolo di Massimiliano Panerari sulla fortuna di Gramsci nella cultura anglosassone. L'Autore cita, come esempi,  Cornel West, Stuart Hall, Ranajit Guha, Parthe Chatterjee, Rush Limbaugh, James Thornton, Herbert London.Noi ricordiamo anche che lo stesso ex ministro  Sandro Bondi aveva proposto  di  rispolverare Gramsci per costruire un' "egemonia culturale di destra".

1.Da St.Simon a Gramsci

A noi, questa fortuna dell' autore comunista degli Anni 20 e 30 non stupisce, non solo perchè ne conosciamo la ricchezza e la profondità, ma anche perchè era noto da parecchi decenni che la sua visione culturale e politica rappresentava, per così dire, il ritorno del Marxismo verso le sue fonti "democratiche" della Sinistra hegeliana   , attraverso una rilettura della cultura italiana, e, in particolare, di Giovanni Gentile.

Il Marxismo nasce come uno fra i tentativi ottocenteschi di concretizzazione della "Religione dei Moderni" di St.Simon, fondata sulla sostituzione, alla fede nell' escatologia spirituale ed individuale, di un' escatologia materiale e collettiva.

Come il pensiero di St.Simon, anche quello di Marx è ambiguo: da un lato, esso non riesce ad immaginare la Salvezza terrena dell' Umanità nella Società Comunista se non come la descrizione della vita oziosa dell' aristocrazia decadente dei suoi tempi; dall' altra, egli esalta,come portatori di una spinta rivoluzionaria, i primi capitalisti del suo tempo, i quali, attraverso la diffusione dell' industrialismo in tutto il mondo, creavano le premesse per le successive rivoluzioni socialista e comunista.In definitiva, sfugge tanto la molla che, in una concezione materialistica ed immanentistica, dovrebbe spingere l' umanità verso la rivoluzione, quanto la specificità della cultura proletaria rispetto a quelle dell' Ancien Régime e della borghesia.

Il marxismo ha continuato a dibattersi in queste sue contraddizioni, attraverso una molteplicità di interpretazioni, di sette e di applicazioni, che assomigiano molto a quelle di tutte le grandi religioni. Contraddizioni che hanno determinato il suo "inveramento", cioè messa in pratica e disvelamento, attraverso quel fenomeno che è stato chiamato, da Augusto del Noce,"eterogenesi dei fini". Partito come una promessa di Paradiso in terra, esso si trasforma gradualmente in fonte di lutti inenarrabili, per poi sfociare spontaneamente, inesorabilmente, nel suo preteso opposto, il capitalismo. Anzi, mentre, a nostro avviso, prima dell' avvento in Russia del marxismo, un vero e proprio capitalismo in senso marxista ("Dittatura di classe della borghesia") non era mai esistito in nessuna parte del mondo, solo nell'ultimo secolo, e anche per effetto del marxismo, tale "dittatura di classe" ha cominciato a realizzarsi (per esempio, con il Maccarthismo, con le dittature militari, ecc.., ma anche con gli eccessi del neo-liberismo). Come esempio del ruolo del socialismo come premessa del capitalismo (e non viceversa), ricordo perfettamente di avere ricevuto in omaggio, all' inizio degli Anni '90, al Ministero dell' Industria polacco, un manualetto rosa (erede di precedenti libretti rossi) intitolato "Od Socializmu do Kapitalizmu"("Dal  Socialismo al Capitalismo").Un'evidente inversione della prognosi storica di Marx

2.Socialdemocrazia, leninismo, fascismo.
Gramsci partecipa al dibattito sul marxismo in un' epoca molto avanzata, quando già si erano manifestati tre grandi   movimenti politici derivati dal marxismo: socialdemocrazia, leninismo e  fascismo. Egli è profondamente implicato in questi tre movimenti, dei quali vede e critica le contraddizioni, ma assume anche moltri contenuti.

Paradossalmente, l' influenza più profonda è proprio quella di Giovanni Gentile, che già nel tardo Ottocento aveva osservato che la filosofia marxista, che pure si pretenderebbe rivoluzionaria, in realtà è condannata a divenire conservatrice, in quanto fondata su un materialismo deterministico, inapace di esprimere la forza rivoluzionaria propria invece dell' idealismo, unica filosofia capace di descrivere l'eterno divenire dello Spirrito.

Di Gentile, Gramsci fa propria anche l'attenzione al carattere nazionale della rivoluzione, in una fase in cui la Questione Nazionale era centrale per il movimento comunista internazionale (fondazione dell' Unione Sovietica, Congresso di Baku, sfida dei fascismi), gettando, così, le basi di quello che sarà la "Via Nazionale al Comunismo" del PCI, fondata su un "blocco storico" con laici e cattolici.

Ultimo aspetto dell' influenza gentiliana, l'idea della politica rivoluzionaria come pedagogia nazionale, volta a sostituire il "senso comune" degli Italiani, che, allora, era di carattere cattolico, con un nuovo "senso comune", di carattere materialistico e scientistico.Tale compito pedagogico viene visto come esercizio di un' "egemonia" sugli altri partecipanti al "blocco storico" (ciò che saranno poi i "Fronti Popolari"), attraverso la quale si consumasse ed esaurisse la cultura degli alleati, in particolare, dei cattolici.

Ovviamente, anche il  leninismo ha il suo peso nel pensiero di Gramsci, che non dubita certo della necessità della Rivoluzione, né della fedele adesione del PCI all' Internazionale Comunista. Interessante il fatto che , nell' unico discorso alla Camera dei Deputati, che Mussolini interruppe in qualche punto, ma che in generale ascoltò in religioso silenzio, andando fino al banco dell' avversario per sentire meglio), lo scambio  di recriminazioni col Duce del Fascismo non fosse sulle accuse reciproche di repressione poliziesca, ma sul fatto che ciascuno dei due rivendicava la capacità di una repressione più rigorosa.

Infine, il Gramscismo diviene, di fatto, la via maerstra per la socialdemocratizzazione postbellica del PCI. Il "Blocco Storico" è la giustificazione teorica dell' "Arco Costituzionale" antifascista e del "Compromesso Storico", che, di fatto, sono dei Fronti Popolari con l'egemonia culturale del PCI. Fedele a questo scenario, la DC delega la cultura al PCI, il quale può, così, costituirsi quale autentica espressione della cultura italiana, con i suoi Vittorini, Pavese, Guttuso, Asor Rosa, Tomasi di Lampedusa, Visconti, ecc..., che sono spesso quanto di più lontano possa esservi dal Marxismo, ma che tuttavia si sforzano di restare compatibili con questo proprio grazie alla teoria dell' "Egemonia", che abroga e sostituisce quella staliniana della "Partijnost".La Socialdemocratizzazione del PCI passa per l'accettazione del fordismo e del taylorismo, esaltati come lo strumento principe per la modernizzazione dell'Italia, per superare la sua storica arretratezza, i gramsciani "contrafforti delle classi parassitarie".

3.Suicidio della rivoluzione

Del Noce aveva ben antiveduto che quest'azione sui due fronti, alleanza tattica coi cattolici e identificazione con  il ruolo modernizzazione della grande industria, avrebbero portato al "suicidio della rivoluzione". Da un lato, il Cattolicesimo, stretto nell' abbraccio di un Marxismo riportato all' idealismo gentiliano, avrebbe perduto una propria autonoma capacità di dialogare con i ceti popolari, e, dall' altra, il marxismo, ridotto ad ideologia della lotta di classe nella società capitalistica, avrebbe perso anch'esso una propria ragion d'essere, appiattendosi sull' esaltazione dell' esistente. Di converso, anche quelle spinte verso una rinnovata pretesa di  politiche alternative,  che sarebbero potute venire da un Cattolicesimo rimasto fedele a se stesso, non avrebbero potuto concretizzarsi a causa dell' esaurirsi della spinta contestativa del Cattolicesimo stesso.

Il tardo capitalismo post-taylorista e post-fordista avrebbe avuto bisogno più che mai di un post-marxismo sostanzialmente gentiliano per transitare l' intellighencija e il ceto operaio dall' alternativa all' integrazione  nella società della tecnica dispiegata. L'intellighencija  ha potuto così evitare di dover abiurare ufficialmente le proprie precedenti convinzioni, e mantenere così  la propria aura e il proprio ruolo sociale. Le altre forze culturali e politiche hanno assecondato questo gioco, perpetuando anche ora l' egemonia culturale di quel ceto formatosi con il PCI, ed accettando, ciascuna, un ruolo subordinato e culturalmente debole (neoconservatorismo, "patriottismo della Costituzione"). In questo contesto, la battaglia contro l' "Egemonia Comunista" affronta  (anche se con parole inappropriate), un bersaglio effettivo, ma è, a sua volta,  in mala fede, perchè non ha nessun' intenzione di conseguire un qualsivoglia risultato concreto, ma solo di "soffiare sul fuoco" del risentimento.
Oggi, la situazione è ancora differente. Il carattere positivistico della cultura contemporanea allontana ancor più l' "intellighencija" post-marxista dalle sue origini contestative. Si pone effettivamente, come suggerito da Bondi una questione di "Egemonia" diversa da quella "di sinistra", un' egemonia incentrata sull' ideologia del progresso e della democrazia. E  anche questa trova in Gramsci un adeguato profeta. Se l' obiettivo di Gramsci non era, alla fine, altro che  quello (che fu alla base anche del Cattolicesimo Liberale e del Mazzinianesimo),  di "modernizzare" l' Italia sul modello dei "Paesi Più Sviluppati", ebbene, questo è proprio l' obiettivo che si pone oggi il "mainstream" culturale e politico.
E, poiché, nel contesto dell' Ultima Globalizzazione, quella mazziniana "Missione delle Nazioni" sfuma,almeno in "Occidente",  perchè  tutte le nazioni "occidentali" hanno superato le loro "arretratezze", e partecipano tutte allo stesso sistema globale ( e, pertanto, sono divenute inutili dal punto di vista del Progresso), è logico che la riscoperta di Gramsci abbia luogo soprattutto nei Paesi Anglosassoni, e, in particolare, in America, perchè è lì che si decidono ora le grandi trasformazioni societarie. D'altronde, Gramsci  (come d' altronde anche Lenin e Stalin), era un grande ammiratore degli Stati Uniti, che venivano da loro considerati come lo "standard" della Modernità. Non per nulla, Mosca si arricchì in quell' epoca di grattacieli sul modello newyorkese, e i gruppi industriali nazionalizzati furono raggruppati in "tresty" (i "trusts" americani). E' ovvio che la capacità di Gramsci di portare al "suicidio della rivoluzione" sia particolarmente apprezzata nel Paese che attualmente domina il mondo.

E' per altro singolare che questa particolare dialettica non venga vista da nessuno con quella necessaria lucidità che sarebbe necessaria  per le grandi scelte culturali sull' avvenire del mondo.



domenica 23 maggio 2010

DIBATTITO SULLA CRISI DELL' EURO

Myriads of Themes Touched by Euro Crisis Stimulate all Kinds of Debates. Les milliers de sujets touchés par la crise de l' Euro soulèvent tout genre de débats. Tausende von den von der Eurokrise beruehrten Themen erwecken Alle Arte von Debatten.





Le problematiche sollevate dalla "crisi greca" sono state così vaste, da legittimare il mondo giornalistico a scatenarsi con le argomentazioni più diverse: dal perchè l'Euro provpcherà la fine dell' Europa, a come ne provocherà il rafforzamento, dall' impossibilità di superare le differenze nazionali, alla crisi del modello sociale europeo, ecc...

Ci limitiamo solo ad alcuni dei temi trattati, che maggiormente si avvicinano alle nostre problematiche.

1)Impossibilità di fare l' Europa per l' eccessiva diversità fra gli Stati membri (Edoardo Nesi, Ai miei nipoti dirò "Un sogno", Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26)

Ci sembra poco plausibile, perchè i grandi Stati continentali che dominano il presente sono tutti molto diversi fra di loro.

L' America per prima comprende territori così diversi come il Maine e l' isola di Guam, l' Alaska e Puerto Rico, la California e il Vermont, e popoli così diversi come i WASP e i nativi americani, i Latinos e gli Afro Americani.

L' India possiede l' Himalaya e la Maldive, il deserto del Rajasthan e la giungla dell' Assam, popoli sinotibetani "gialli" nell' estremo Nord, Dravidi di pelle scura nel Sud, Ariani di pelle chiara nel centro.L'India, pur esssendo fortemente induista, possiede la più vasta popolazione mussulmana del mondo.L' India ha 22 lingue ufficiali, 350 lingie nazionali e 2.500 dialetti.

Anche la Cina è una realtà composita, con una sessantina di lingue e nazionalità, di cui alcune (mongoli, Uiguri, Mancesi, Miao-Yiao), non sono neppure sino-tibetani.Vi sono rappresentati, oltre ad un gran numero di atei e di Confuciani, Taoisti, Buddisti, Cristiani e mussulmani.

Certo, ciascuno di questi Paesi è tenuto insieme da due fattori: un' identità ed uno Stato. Tutti e tre sono nati da profonde lotte per definire la propria identiità: le guerre contro l' Inghilterra e contro il Messico, la Guerra Civile Americana; la "Partition" con il Pakistan, le guerre indo-pakistane;le rivolte dei Taiping e dei Boxer, la lotta di liberazione contro il Giappone, la Guerra Civile Cinese.

Quindi, il motivo della difficoltà a fare l' Europa non è l' eccessiva diversità dei popoli, bensì la difficoltà della ricerca di un' identità comune, non imposta dai vincitori delle successive guerre civili.E, tuttavia, anche per gli altri grandi paesi continentali, le identità che, alla fine, hanno prevalso, sono identità antiche, che si sono affermate malgrado le convinzioni universalistiche e modernizzatrici dei Padri Fondatori: il Puritanesimo, la cultura sanscrita, il San Yao.

In Europa, non abbiamo ancora assistito a questa crisi del partito vincitore: il laicismo illuminista di fronte al Puritanesimo; il laicismo di tipo occidentale di fronte alla cultura tradizionale di matrice sanscrita; il maoismo di fronte al Confuciasnesimo.Se ciò avvenisse anche in Europa, ci si accorgerebbe che i conflittti di oggi (laicismo contro cattolicesimo), di ieri (liberalismo contro socialismo), dell' altro ieri (fascismo contro antifascismo), e dei secoli passati (Francia contro Germania e Inghilterra; Polonia contro Germania e Russia; rivoluzione contro reazione; cattolicesimo contro protestantesimo; cristianesimo contro Islam e contro paganesimo) non sono più determinanti.Il problema dell' Europa è come mantenere in piedi la propria cultura umanistica di fronte all' invadenza della Globalizzazione. E, per fare fronte a questo problema, l' Europa fuò fare ricorso alle risorse di una cultura millenaria, che va dal Paganesimo, al Cristianesimo, all' Ebraismo, all' Islam, all' aristocrazia, agli intellettuali indipendenti, alla borghesia illuminata, all' associazionismo.

2)La cultura come contrappeso (Charles Grant,Mi preoccupa l' isolazionismo.Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26):"La cultura è l' ultimo ambito in cui vedo ancora elementi di dinamismo e vitalità.Non credo, come sento spesso dire, che la cultura europea sia "vecchia" o troppo legata al passato.In tutti gli ambiti -dalla letteratura al cinema- ci sono delle avanguardie molto interessanti"

3)Mappatura della cultura europea (Tom McCarthy,Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26):"Quello che gli artisti possono fare è provare a intercettare la strada dove le arti si muovono.La cultura ha un andamento ciclico.Capita così che una delle sue forme si conquisti una posizione di predominanza rispetto alle altre: in Francia, per esempio, negli ultimi cinquant'anni, l' esplosione dei filosofi è andata a detrimento della letteratura.Nel Regno Unito i romanzieri e i poeti di oggi sono poco letterari, sono artisti delle arti visive. E' l' arte, non l' editoria, l'arena in cui la storia letteraria attivamente - e dcreativamente- si trasforma, si discute e progredisce."

4)Necessità di scegliere fra zona di libero scambio e vero stato federale ( Donald Sassoon, Smarrita Europa, dove vai , Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26). A noi sembra un argomento stantio: l' Europa è già ora più che un' Unione Doganale; ha notevoli politiche comuni. Certo, è meno di un vero Stato Federale.Tuttavia, a nostro avviso, non è tanto questo ciò che le manca, bensì un vero "centro propulsore", anche piccolissimo, ma fortemente autocosciente, motivato, lucido e proattivo, che studi sull' identità, formi le élite, programmi il futuro, intervenga nei meccanismi politici, lanci parole d'ordine, presidi i punti nevralgici (teologia, arti creative,scuola, finanza, alta tecnologia , politica estera e di difesa).

5)Politiche della creatività (Ross Lovegrove, Non perdere la creatività, Il Sole 24 Ore, 23 Maggio 2010, n. 140, pag. 26)."Inoltre l' Europa è talmente variegata al suo interno che è possibile pensare a LOndra, trovare i materiali a Milano e produrre in Polonia.Sono convinto che esistono gli estremi per creare un nuovo mercato della creatività.L' Europa non è morta, deve solo organizzarsi meglio"

6)Crisi del modello sociale europeo(Steven Erlanger, A social model, continent's pride, shows corrosion, International Herald TRibune, 22-23Maggio, pima pagina).L' errore di fondo di questo articolo, come di quasi tutti coloro che si occupano di questo tema, è quello di presentare il "sistema sociale europeo" come il prodotto di politiche "di sinistra" del 2° Dopoguerra, caratterizzate daun alto tenore di vita (rispetto agli standards degli altri Continenti).

In realtà, il "solidarismo",l'anti-competizione e l' alto tenore di vita hanno radici molto lontane.

Come noto, Aristotele esaltava l' "oikonomìa", la gestione del fondo agricolo", contro la "crematistica" ("l' arte di fare soldi"):L' "oikos" omerico era un piccolo regno solidaristico, dove padrone e sudditi si sentivano parte di uno stesso destino). I "Collegia", le "Confraternite" e le "corporazioni" coordinavano già dai tempi più antichi, su basi solidaristiche, l' operare economico dei settori produttivi.La legislazione sociale tedesca fu inventata nel 2° Reich tedesco, contro la volontà di liberali e socialisti.

L'alto tenore di vita deriva dell' enorme ricchezza ereditata dagli Europei dai loro antenati, che hanno creato una cultura unica, hanno arricchito di monumenti città e villaggi, hanno inventato artigianato e cultura pregiati, hanno creato imperi.

Questa diversa ricostruzione storica ha come conseguenza anche diverse previsioni.

Certo, anche secondo noi è possibile che le svantaggiose condizioni economiche possano indurre ad una riduzione del tenore di vita degli Europei, se essi non si organizzano adeguatamente per valorizzare al meglio la propria eredità.

E, tuttavia, non si vede come questa diminuzione del tenore di vita debba necessariamente condurre ad una riduzione dell' elemento solidaristico. Anche gli Stati del Socialismo reale, come i Paesi dell' Asse durante la II Guerra Mondiale, avevano untenore di vita più basso di quello occidentale. Però, questo non toglieva ch' essi fossere organizzati secondo principi solidaristici. Principi che derivano dalle tradizioni culturali, non già dalla contingenza economica, né dal prevalere dell' una o dell' altra formula politica.



martedì 16 marzo 2010

KALEVIPOEG, O DELL' IDENTITA' ESTONE


Publication, in Italian, of Synthesis of old Kalevipoeg and Today 's Writers, Presents Estonian Litterature.La synthèse, en Italien, de l' ancien Kalevipoeg et d' ouvrages contemporains, est une présentation de la culture estonienne.Zusammengelegte Herausgabe von altem Kalevipoeg und von heurtigen Autoren stellt eine Art Praesentation estnischer Kultur dar.




E' lodevole che anche in Italia ci si sforzi di fare conoscere i nuovi popoli dell' Europa, o, almeno, i popoli che hanno di recente conquistato un ruolo all' interno dell' Unione Europea.

In queso caso, gli Estoni.

Popolo che, come altri vicini (i Lettoni, i Lituani, ma perchè non anche anche gli Udmurti, e/o i Mordvini, ecc...) sono troppo poco conosciuti dagli altri Europei.

Nel caso di specie, si tratta della rivista "In forma di parole", il cui secondo volume, "La sparuta progenie di Kalev", è dedicata all'Estonia.In questo numero, sono raccolti insieme 5 canti del Kalevipoeg ed opere di autori estoni contemporanei.

Il Kalevipoeg è la saga nazionale estone, "ricostruita" secondo il modello dell' Ossian di Macpherson, delle saghe lettoni di Herder, del Kalevala di Loennroeth, delle poesie epiche illiriche del Tommaseo, delle canzoni tradizionali lituane della Gimbutas, attraverso l' audizione di artisti dilettanti rurali, e la rifusione dei materiali in opere complete e letterariamente coerenti.

La derivazione più diretta è, evidentemente, già anche per il nome, dal Kalevala finnico (o, meglio, careliano), di Loennroth, con cui, al passaggio della Finlandia dalla Svezia alla Russia, si era "costruita" un' identità nazionale per il Granducato di Finlandia (parte della Russia), ripescando tradizioni della Carelia (che, tuttavia, è sempre rimasta parte della Russia in senso stretto, e dove si trova San Pietroburgo).

Addirittura, i personaggi del Kalevipoeg sono, in gran parte, anche eroi del Kalevala.

Inoltre, solo una minima parte del Kalevipoeg riprende direttamente le antiche poesie popolari (Rune), mentre, per la maggior pate, si tratta di rielaborazioni del compilatore ottocentesco.

Kalevipoeg è un eroe fondatore: egli sbarca dalla Finlandia con l' obiettivo di generare la nuova progenie dell' Estonia.

Fra le varie cose, trasporta personalmente dalla Russia il legname necessario a costruire fortificazioni contro i Cavalieri Teutonici . Tuttavia, nella battaglia viene sconfitto, e gli vengono mozzate ambo le gambe. Nell' Aldilà, viene rigenerato, e diviene, pietrificato, il guardiano degli Inferi.

Nel Kalevipoeg si manifesta la complessità dell' eredità culturale estone.

Gli Estoni sono una delle infinite tribù ugrofinniche (uraliche) che vivono nel Nord dell' Europa, e, soprattutto, della Russia.La maggiore fra queste è il popolo finlandese, ma anche i Mordvini del Mordostan, i Mari del Mari El i Komi e i Ciuvasci delle omonime Repunbbliche russe hanno una certa consistenza.

Anticamente, tutta la parte settentrionale della Russia, lungo il Circolo Polare artico, era abitata da questi popoli, tanto da essere chiamata anche "Grande Finlandia"). Secondo molti studiosi della storia e della cultura russe(cfr. p.es., Orlando Figes, La danza di Natascia), la cultura popolare di questi popoli, rimasta a lungo sciamanica, come quella dei popoli altaici (turcici), artici (lapponi e Inuit) e siberiani, ha profondamente influenzato la cultura russa (p. es., la sagra della Primavera di Stravinskij, la pittura di Kandinskij).

In effetti, questi popoli cominciarono a subire influenze estranee (germaniche a Nord, e islamiche ad Est) nel primo periodo medievale, e cominciarono a convertirsi all' Islam e al Cattolicesimo sotto l' influenza del regno dei Bulgari del Volga e degli scandinavi. Solo nei secoli 13° e 14° vi furono vere e proprie "crociate", da parte dei danesi, dell' Impero Germanico e dell' Ordine Teutonico, per assoggettare gli Estoni, mentre la zona degli Urali veniva invasa da Tartari e Mongoli.

Nel 16° e 17° secolo, la Finlandia e l'Estonia furono sottoposte a Danesi e Svedesi, che le convertirono al luteranesimo, mentre l' impero russo conquistava i territori degli Urali, portandovi la fede ortodossa.

Con la Guerra del Baltico, Pietro il Grande tolse l'Estonia, e la parte orientale della Carelia, agli Svedesi, e vi costruì San Pietroburgo. La Finlandia e l' Estonia, in gran parte, oramai, di cultura tedesca e scandinava, subirono una crescente influenza russa, con la convivenza di tre popoli: finnici, germanici e russi.I Finnici, come, a Sud, i Baltici, furono relegati in aree rurali e furiono posti in condizioni sostanzialmente servile, mentre le loro lingue venivano studiate solo dai sacerdoti, per esigenze di predicazione.

Nel corso dell' Ottocento, anche grazie a periodi di riforma all' interno dell' Impero Russo, rinacque un certo interesse per le lingue finniche, e gruppetti di intellettuali nazionalisti cercarono di farne rinascere un uso letterario.

Durante la 1° Guerra Mondiale, l' Estonia fu occupata, come tutte le future Repubbliche Sovietiche, dall' esercito tedesco, che concesse l' indipendenza, attraverso un governo dipendente dalla Germania.

Dopo la Rivoluzione d'Ottobre, l' Estonia, contrariamente ad altre Repubbliche, mantenne l' indipendenza, salvo che, con il Patto Molotov-Ribbentrop e con l' Operazione Barbarossa, fu annessa prima all' URSS, poi alla Germania, e, infine, di nuovo all' URSS, divenendo una Repubblica sovietica.

Durante il periodo sovietico, continuò il processo di russificazione, iniziato con Pietro il Grande, anche per effetto della massiccia industrializzazione.

Verso la fine del periodo sovietico, Tallinn costituiva, come Berlino Est, una sorta di vetrina del sistema socialista, facilmente accessibile con il traghetto da Helsinki e con le trasmissioni radiotelevisive in lingua finnica.

Come in tutti i Paesi baltici, il periodo successivo all' indipendenza è stato caratterizzato da forti scontri con la minoranza linguistica russofona (che costituisce circa un terzo della popolazione, ed è la maggioranza i alcune regioni).Alla minoranza russofona vengono spesso negati come in Lettonia), i diritti delle minoranze secondo gli standard europei.

Ancora oggi, uno dei principali temi di dibattito in Estonia è costituito dalle colpe degli uni e degli altri nella prima guerra civile, sotto l' occupazione tedesca, durante il periodo sovietico e al momento dell' indipendenza.

Il che non serve certamente a programmare un futuro migliore per il Paese.

Certamente, non si può negare che lo svilupppo tardo del sistema "nazionale" abbia reso difficile, qui, come anche nel Caucaso, evitare eccessivi conflitti "nazionali" fra popolazioni diverse che vivono completamente intrecciate nella vita di tutti i giorni. Ciò è vero per i Russi che vivono nei Paesi Baltici, come per gli Uralici che vivono nel Nord della Russia (anche se hanno le loro Repubbliche).

Ma è così necessario, nell' Europa del Terzo Millennio, tracciare confini così netti fra le varie etnie d' Europa?

Ma è così

venerdì 5 marzo 2010

NUOVI PERCORSI DELLA RUSSIA IN EUROPA

Mistral's Sale to Russia Shows New trend in European-Russian Relationships. La vente des Mistrals à la Russie indique le nouveau trend dans les rélations Euro-Russes.Mistral-Verkauf zu Russland oeffnet den Weg zu neuem Euro-russischen Trend.

La vendita delle quattro porta-elicotteri francesi Mistral alla Marina russa costituisce semplicemente la conclusione di una serie, oramai lunghissima ,di segni di sinergia fra Europa e Russia, forieri di una trasformazione sostanziale degli equilibri politici, ma anche culturali e militari, dell' Occidente.Occidente del quale, concordano almeno i Russi e gli Europei, la Russia fa parte, e, all' interno del quale, essa ha diritto di esercitare tutto il peso che le deriva dalla sua storia, dalla sua cultura, dalla sua forza, dalle sue dimensioni, dai suoi legami con gli altri popoli europei

Fra gli eventi più recenti, ricordiamo:

-collaborazione fra Russia e Germania per North Stream;

-Solidarietà dell' Italia alla Russia in occasione della guerra nell' Ossezia, e mediazione francese sulla stessa guerra;

-investimenti italiani e tedeschi in Russia;

-sostegno di una dozzina di paesi europei a South Stream;

-lancio, da parte del presidente Medvedev, della parola d' ordine dell' "Evroremont", e, da parte di Edinaja Rossija, del programma del "Rossijskij Konservatizm";

-nuove forme di collaborazione fra Serbia e Russia;

-presa del potere in Ucraina del Partito delle Regioni, sotto gli auspici della Chiesa Ortodossa, con visita-lampo del neo-presidente Janukovich a Van Rompuy e Catherine Ashton;

-presa di posizione alla NATO, da parte del Presidente Napolitano, a favore dell' ingresso della Russia nella NATO stessa;

-acquisizione, da parte di Severstal, del 100% della Lucchini Spa.

Questo avvicinamento a tappe forzate fra Europa e Russia contrasta in modo evidente con l' allontanamento in corso fra Russia e Stati Uniti, in particolare per ciò che concerne gli aspetti militari, relativamente ai quali si riscontrano alcune nuove, preoccupanti, tendenze:

-insistenza, da parte degli Stati Uniti, nel voler sistemare vari generi di nuovi missili in Polonia ed in Romania;

-risposta, da parte della Transnistria, che ha proposto di collocare sul suo territorio le difese antimissile russe;

-organizzazione, da parte del Governo georgiano, di un complesso sistema amministrativo-militare avente come obiettivo la "riconquista" delle "Repubbliche secessioniste" dell' Ossetia Meridionale e dell' Abkhasia;

-proclamazione, da parte della Federazione Russa, di una Nuova Dottrina Militare, in base alla quale:

la principale minaccia alla sicurezza della Russia è costituita dal progetto dell' estensione ad Est della NATO;

viene conferito, al Presidente Medvedev, il mandato di reagire con le armi nucleari a qualunque attacco al territorio della Russia (rovesciando, con ciò, la dottrina del "secondo colpo", che era stata la dottrina militare ufficiale dell' Unione Sovietica e della Repubblica Russa sotto le Presidenze di Jeltzin e di Putin).

Speriamo che l' insieme di questi eventi faccia riflettere i politici, innanzitutto europei, poi russi ed, infine, americani, sul fatto che non vi è necessariamente né deve per forza esserci, una "corrispondenza biunivoca" fra Occidente, NATO e Europa.

giovedì 11 febbraio 2010

FIAT IN RUSSIA

Fiat SpA and Russia's Sollers will Invest 2.4 Billion Euros in Carmaking Venture. Signing Overseen by Putin at S Naberezhnye Chelny (Tatarstan). Fiat SpA et L'entreprise russe Sollers investiront 2,400 milliards d' Euros dans une société mixte de production automobile. La signature, à Naberzhnye Chelny, (Tatarstan), avec la participation de Putin. Fiat SpA und russische Gesellschaft Sollers investieren 2,4 Milliarden Euro in Gemeinunternehmen fuer PKW .Die Unterzeichnung in Naberezhnye Chelny (Tatarstan), mit Teilnahme Putins.

Sergio Marchionne, numero uno del gruppo Fiat, non si ferma all'accordo con Chrysler, ma rivolge lo sguardo anche verso il grande mercato dell'est Europa, firmando una lettera d'intenti per la realizzazione di una joint venture con la russa Sollers, che già distribuisce le vetture del marchio torinese.

L'obiettivo della neonata joint venture è quello di raggiungere una capacità produttiva di 500.000 veicoli l'anno entro il 2016. In Russia saranno commercializzati ben nove nuovi modelli (berline medie e medio-grandi e Suv), sei dei quali avranno come base una nuova piattaforma derivata dall'accordo di Fiat con Chrysler. Almeno il 10% dei veicoli prodotti sarà destinato all'esportazione.

E' previsto che il Governo russo supporti l'attuazione del progetto della joint venture attraverso l'erogazione di prestiti agevolati a lungo termine che coprano l'intero ammontare degli investimenti necessari, stimati in 2,4 miliardi di euro.

La Fiat sul mercato russo

La Sollers è una holding russa che controlla parti di diverse compagnie, fra cui la Uaz e la Zmz: di questi marchi distribuisce anche i veicoli, così come fa per Fiat, Isuzu, Ssangyong e New Holland.

La Fiat era presente sul mercato russo a partire dalla costruzione, nel 1912, di una fabbrica di cuscinetti a sfere dell' allora SKF.

Negli Anni '60, la FIAT costruì, per l' allora Governo Sovietico, a Togliatti, una "città nuova" non distante da Naberezhnye Chelny, la fabbrica della Volzshkij Avtomobil'nyj Zavod (Fabbrica di Automobili del Volga-VAZ).

Dopo di allora, nonostante le infinite trattative, la Fiat non si era più ripresentata direttamente sul mercato russo. Solo ultimamente, sta già partecipando a diverse iniziative minori con la Sollers e con la Kamaz.

L' accordo è organizzato sulla falsariga dell' accordo con il Governo Americano per la Chrysler, nel quale la Fiat apporta tecnologie e macchinari, mentre il produttore locale mette a disposizione gli impianti.Il finanziamento viene erogato dalla Sberbank, che sarebbe stato l' investitore russo anche nel caso dell' operazione Opel.

L' iniziativa di oggi si inserisce in un quadro più complesso, che comprende la produzione di 300.000 auto all' anno in Polonia, oltre alle 200.000 che già produce in Polonia. Il "nocciolo duro" della produzione automobilistica FIAT viene, pertanto, spostato verso l' Europa Centro-Orientale, così come i governi di transizione del "dopo-perestrojka" avevano richiesto infinite volte.

Non possiamo negare che le alterne vicende della FIAT sui mercati dell' Europa Centrale e Orientale siano strettamente intrecciati ad una molteplicità di evoluzioni politiche internazionali.

Senza entrare nei dettagli, a noi pare che si possa, sinteticamente, affermare che almeno alcuni dei Governi e delle grandi imprese europei (e quelli italiani sono all' avanguardia) stiano finalmente comprendendo, da un lato, quali incredibili possibilità di sinergia vi siano, oggi, fra l' Europa Occidentale e quella Centro-Orientale, ed, inoltre, che queste sinergie possono costituire l' elemento propulsore di un' allargata e rafforzata identità europea.

Nuove politiche industriali sull' auto

L'accordo che pare sussistere con il Governo italiano circa la posizione da tenersi a Bruxelles sulle politiche dell' auto parte dal presupposto che il futuro dei Gruppi multinazionali a base europea non possa più essere garantito da un sostegno all' occupazione ed agli acquisti, bensì debba basarsi sul supporto alle spese di ricerca e sviluppo. Se, infatti, i nostri Gruppi delocalizzano le loro attività extra-CEE, debbono possedere tencnologie superiori per essere appetibili come partners, e per avere un ruolo di "leadership".

Ricordiamo che, invece, 20 anni, quando lavoravo per l' industira automobilistica, le nostre imprese si distinguevano per la loro scarsa attenzione per la proprietà intellettuale. Non che non ne avessero (che, anzi, avevamo realizzato studi da cui risultava una bilancia tecnologica in pareggio), solo, non sapevano che fosse proprietà intellettuale, come quel personaggio di Molière che faceva prosa senza saperlo.

Il tipo di aiuti a cui si sta pensando "sotto il cappello" della "politica industriale europea per l' automobile" sono, sostanzialmente, aiuti alla creazione e/o al mantenimento in Europa, e/o nello specifico Paese donatore, di holding finanziarie, delle strutture direzionali e dei centri di ricerca e sviluppo, mentre le capacità produttive dovrebbero essere trasferite verso paesi meno sviluppati. Un errore di prospettiva potrebbe essere , a nostro avviso, non rendersi conto che i Paesi dell' Europa Centrale e Orientale possono considerarsi paesi meno sviluppati solo in senso molto relativo. Per non parlare, ovviamente, degli Stati Uniti, verso i quali le nostre imprese stanno avviando un trasferimento di tecnologia.

Ma, per capirlo, ci vorrebbe, a monte della Politica Industriale Europea, una visione strategica e proattiva dell'economia nel mondo multipolare, dei suoi "centri" e delle sue "periferie", visione che oggi non c'è, perchè non c'è l' "identità europea".

E' chiaro che i nuovi modelli di rapporto con le multinazionali americani,cinesi e russi, non hanno neppure la più lontana parentela con il "mercatismo" degli ultimi 20 anni. Pur di avere le holdings,i marchi e il controllo politico, i grandi Paesi offrono finanziamenti del 100% sul valore dell' investimento, e, in più, pagano anche la tecnologia. Altro che il deprecato "assistenzialismo" italiano degli anni '60-80, che, comunque, presupponeva almeno un minimo di investimento del partner privato!

Non ci pare casuale che il nuovo modello abbia due soli illustri precedenti: il rapporto pubblico-privato nell' Impero Cinese, e il rapporto principi-finanza ebraica nel Sacro Romano Impero.

In ambo i casi, le "élites" preferivano delegare la finanza o l' industria a ceti specializzati, così "non sporcandosi le mani".L' economia nel suo complesso era un pubblico servizio dato in "outsourcing" (come la Protezione Civile SpA!), a una sola condizione: non entrare in concorrenza con la politica dei mandarini/dei principi.Anche qui, però, un dubbio: quelle erano élites serie, che sapevano mantenere i ruoli: le nostre sarebbero all' altezza?

Inoltre, nell' Impero Cinese,nel sacro Romano Impero, c'era, e, oggi, in America, in Cina,e, in parte, in Russia, c'è, una politica globale, che può essere il metro per misurare la conformità del comportamento dei "concessionari" alla linea politica del Paese donatore. In Europa, in mancanza di una politica economica veramente globale, c' è il rischio che prevalgano gli egoismi degli Stati membri, interessi particolari dei governanti o delle imprese, o, addirittura, gli interessi di Paesi terzi.

Per questo, crediamo che la società civile debba essere molto presente nell' elaborazione delle politiche economiche dell' Europa.

Offerta di Alpina per l' Europa Centro-Orientale.

Alpina, Diàlexis e Identità Europea hanno, da sempre, investito l' insieme delle loro risorse proprio su questa ipotesi politica, culturale e industriale. Le nostre esperienze pregresse, dal punto di vista di "business", linguistico e culturale, ci qualificano in modo particolare a svolgere queswto compito.

Siamo a disposizione di chiunque ne sia interessato, per:

-organizzare iniziative culturali finalizzate all' interscambio con l' Europa Centrale e Orientale;

-fornire alle piccole e medie imprese consulenze di "business" relativamente a progetti di sviluppo industriale in quelle aree;

-tradurre opere letterarie italiane per i mercati dell' Europa Orientale, e opere dell' Europa Orientale per l' Italia e per l' Europa;

-organizzare iniziative di studio e di proposizione sulle politiche industriali europee.

Chiunque sia interessato a queste nostre attività, è pregato di mettersi in contatto con noi con la massima urgenza, per esaminare insieme le opportunità che potremmo sfruttare congiuntamente.

Riccardo.lala@alpinasrl.com


Alpina SpA,

Via Pietro Giuria n. 6

10125

Torino

Tel.0116688758







lunedì 8 febbraio 2010

SULL'EUROPEITA' DELL' UCRAINA

Ukraine - the cradle of Europeans.L'Ucraine: berceau des Européens Ukraine: Wiege der Europaeer


Sembra che le elezioni presidenziale ucraine abbiano dato per vincitore Janukovic, leader del Partito delle Regioni e sostenuto dalle minoranze etniche -innanzitutto, ma non solamente, quella russa-.

Chi dicesse che questo esito costituisce una sconfitta per l' Europa, farebbe meglio a considerare che cosa le minoranze etniche dell' Ucraina significano l' Europa stessa: semplicemente, la sua storia.Infatti, non v'è praticamente alcun popolo d' Europa che non sia "passato" dall' Ucraina e non abbia contribuito alla sua storia.

Antichità

Intanto, il misterioso "popolo dei kurgan", comprensivo quasi certamente dei primi indoeuropei, e, con molta probabilità, anche dei primi Turchi e Ugrofinni.

Poi, gli Sciti esaltati da Erodoto, i Sumeri e gli Assiri, che commerciarono nel Caucaso e portarono tracce della civiltà mesopotamica.

Poi, i Micenei, che esplorarono la "Tauride", a cui si riallaccia la famosa Ifigenia, la cui storia fu ripresa da Goethe, e che, per Adorno, rappresenta la quintessenza dell' umanesimo europeo. Nella vicina città greca di Olbia, vicino a Odessa, furono trovate le tavolette auree degli Orfici, che ci rivelano questa antica religione, "anello di congiunzione" fra la cultura greca e quella dell' Europa Centro-Orientale.

Poi ancora le Amazzoni e i Sarmati, che secondo la leggenda sono discendenti delle Amazzoni e dei Greci di Giasone, e i Persiani, che annessero parte dell' Ucraina al loro impero.

Poi, il Regnum Bospori, "socius" dei Romani per lunghi secoli.

Medioevo

Arrivarono poi i Goti, i Bulgari, gli Slavi e gli Ungheresi, che partirono di qui per creare i loro regni europei.

Infine, ancora, i Turchi, una tribù dei quali, i Khazari, fondarono un grande impero di religione ebraica, esaltato, dagli scrittori ebrei dalla Spagna Mussulmana, come una specie di paradiso. Secondo Koestler, sono loro gli antenati degli Askhenazim.Altre tribù, i Cumani e i Peceneghi (detti anche "Polovesiani", ciè quelli del Principe Igor, prima epopoa russa, e delle "Danze Polovesiane" di Borodin), furono respinti dai Mongoli in Crimea, dove costituiscono i Tartari di Crimea, e in Ungheria, dove costituiscono il Kiskùnhàlas, la "Piccola Cumania". Infine, il Khanato tartaro di Crimea fu parte per secoli dell' Impero Ottomano.Ad esso è dedicata l' indimenticabile novella di Pushkin "La Fontana di Bahcisaraj"

Anche gli Ebrei furono attivissimi in Ucraina, nelle varie suddivisioni dei Khazari, dei Karaiti, provenienti da Baghdad in seguito a dissidi con il Califfo e con il Gaon ebraico, ed emigrati, infine, a Trakai, presso Vilnius, come guardie del corpo del Gran Principe di Lituania. Infine, gli Askhenasiti, che, prima dell' Olocausto, rappresentavano una gran parte della popolazione ucraina, e dai quali sono originati molti dei leaders sionisti e degli emigrati in Israele.

La Russia (Rus' di Kiev), origine dell ' Impero Russo, nasce con il centro in Ucraina "solo" nel 10° secolo (dopo tutte le vicende che abbiamo narrato). Fu fondata dagli Svedesi (in Finnico, "Ruotsilainen", da "ròdrr", i "rematori" delle navi vichinghe a forma di drago, i "drakkar", la cui immagine è il simbolo dello Stato ucraino

.In seguito, il Khanato mongolo-tartaro dell' Orda d' Oro occupo' l' Ucraina, mentre, da nord-Ovest, arrivavano i Lituani, e, da Nord-Est, i Cosacchi.

Le parti più occidentali dell' Ucraina appartennero al voivodato di Moldavia, di cultura rumena. Nel Budjak, vivevano i Tartari Nogai.Oggi, i Tartari dell' Ucraina sono presenti in piccole comunità in Polonia e Bielorussia.I Polacchi chiamavano questa regione "campi selvaggi".Sulla costa, c' erano le colonie genovesi del Budjak e di Giaffa (oggi Kerc), in Crimea.

Età moderna

Nel '500, l'Ucraina settentrionale fu ceduta dalla Lituania alla Polonia, mentre la parte centro-orientale (quella oggi russofona) restava integrata nell' Impero Ottomano.Nell' Ucraina polacca, nonostante la fiera difesa dello "Slavone" (slavo ecclesiastico regionalizzato) si sviluppò una raffinata letteratura in lingua polacca, mentre la principessa ucraina Roxana fu la favorita di Solimano il Magnifico, il Sultano "europeo", che le dedicò splendide poesie in Turco Ottomano.Il "sarmatismo", cioè l' esaltazione della cultura orientaleggiante dell' Ucraina e dello stile di vita ribelle dei Cosacchi, divenne l' ideologia dominante in Polonia.

Nel secolo successivo, i Cosacchi si ribellarono alla Polonia, e Kiev fu attribuita al nuovo Impero Russo, apportandovi la cultura teologica del Seminario di Kiev.

Caterina Seconda aggregò l' Ucraina alla Russia, togliendola alla Polonia e alla Turchia, e popolandola di Russi, di Tedeschi, di Ebrei e di Greci ne costruendo città come Odessa.Leibniz avrebbe voluto che questa diventasse la capitale della Russia e dell' Europa.

La parte sud-Orientale fu assegnata all'Austria-Ungheria, dove le rivolte dei contadini ortodossi contro i nobili polacchi costituirono il primo fermento di identità ucraina moderna.Questa regione dette i natali a scrittori di lingua tedesca come Von Sacher Masoch e Von Rezzori.

Una lingua ucraina, o, meglio, rutena, fu ufficializzata per prima all' interno dell' Austria-Ungheria, mentre fu osteggiata all' interno dell' Impero Russo.Nasceva una letteratura ucraina, mentre l' ucraino Gogol' esaltava in Russo le gesta dei cosacchi ucraini.L'ebreo polacco Zamenhof creava a Odessa l' Esperanto.La rivolta a Odessa dei marinai russi dà l' occasione per il capolavoro sovietico "La Corazzata Potiomkin".

Era contemporanea

Dopo la 1a Guerra mondiale, la Germania diede l' indipendenza all' Ucraina, indipendenza sancita dalla Pace di Brest-Litovsk, mentre il Sud dell' Ucraina era occupato dalle truppe "bianche" del Generale Wrangel'.

Nell' ambito della Guerra Civile russa e della guerra Sovietico-Polacca, le truppe sovietiche occuparono la parte centrale dell' Ucraina, dove fu costituita una Repubblica Socialista Ucraina, che confluì nell'URSS, mentre l'Ovest era diviso fra Cecoslovacchia, Polonia e Romania, e la Crimea apparteneva alla Repubblica Socialista Federativa Russa.

Negli Anni '20, la Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina fu teatro di una lotta spietata fra il PCUS, dominbato da Stalin,che voleva farne il paese di elezione della "dekulakizzazione", e il Partito Comunista Ucraino, che percorreva una via nazional-comunista.Questo scontro fece, dell' Ucraina, l' epicentro del Holodomor, la grande carestia che fece milioni di vittime.

Nel corso della 2a Guerra Mondiale, l' Ucraina fu completamente occupata da Hitler, il quale, nonostante le simpatie di cui godeva in parte della popolazione ucraina (che aderì alle SS "Galizien"), non volle riconoscere, contrariamente al II Reich, nessuno Stato ucraino.

Perciò, i nazionalisti ucraini (UPA), pur essendo sostanzialmente collaborazionisti dei Tedeschi e anche antisemiti, combatterono su vari fronti, contro i partigiani ucraini filosovietici, contro i sovietici stessi, contro i partigiani polacchi dell' Armia Krajowa, e, talvolta, anche contro i Tedeschi.Fu un periodo di lotte durissime, che ha lasciato strascichi profondi non solo fra Ucraini antisovietici e Ucraini filorussi, ma anche fra Ucraini, Ebrei, Polacchi e Tartari di Crimea ,questi ultimi deportati da Stalin in Kazakhstan per timore di simpatie filotedesche.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l' Ucraina fu soggetta ad un' ondata di "russificazione", anche perché Khrusciov (che, come il successivo Segretario Generale, era ucraino), "regalò" all' Ucraina la Crimea, la quale, svuotata dei Tartari e dai Tedeschi, era (ed è essenzialmente ) esclusivamente di lingua russa.L' Ucraina divenne anche un importante centro dell' industria aerospaziale sovietica (Antonov).

Dopo l' indipendenza, la tensione fra le varie minoranze ha portato alla richiesta di una "federalizzazione" dell' Ucraina. Infatti, oltre ad un "nocciolo durao" ucraino ed ortodosso nazionale ed un Donbass russofono e ortodosso moscovita, esistono la Crimea, dove sono tornati anche i Tartari e i Tedeschi, e una regione di Odessa, di lingua russa, ma con forti componenti ebraiche, rumene, bulgare e greche. Infine, c' è la Galizia Orientale, di religione uniate e di cultura polacca, la Polessia di cultura bielorussa, la Rutenia Transcarpatica, con una popolazione mista di Ungheresi, Ruteni e altri piccolissimi popoli slavi, e, in fine, la Bucovina Settentrionale, con presenza di Rumeni, Ebrei e varie minoranze russofone e germanofone.

Crediamo, con ciò di avere contribuito almeno un poco a sipegare perchè la politica ucraina sia così difficile.









giovedì 1 ottobre 2009

GUERRE CONTRO LA STORIA


Attacking Hindukush and Mesopotamia means attacking the cradle of civilisations.Attaquer l' Hindukush et la Mésopotamie signifie attacquer les berceaux des civilisations. Attacke gegen Hindukush und Mesopotamien bedeutet Attacke gegen die Wiegen der Zivilisationen
Nei dibattiti in corso sulle varie "Exit strategies" non si è mai riflettuto abbastanza sul perchè sia impossibile vincere le guerre in Afganistan e in Iraq.Si parla tanto di Isla, e, certamente, si tratta di due paesi islamici. E, tuttavia, non sono, certo, fra quelli più islamici: l' Afganistan è profondamente impregnato di tradizioni tribali, pre-islamiche, e l' Iraq è considerato un paese relativamente laico.
Ciò che questi due Paesi hanno in comune è quello di avere una civiltà antichissima ed illustre, che conferisce ad essi un senso di superiorità, che è molto più forte del messianesimo islamico o cristiano, e perfino del classico nazionalismo borghese.
Fin dal 10° millennio a.C, si stendeva, fra l' India, l' Asia Centrale e l' Anatolia, una striscia di antichissime città.
Nel Pashtunistan, anche se non in Afganistan, si trova Mergarh, probabilmente la città più antica della terra.L' Afganistan è la mitica patria degli Indoeuropei, quella che il Vendidad chiama "Ayrianam Vaejo"(la patria degli Ariani).E, infatti, nell' Impero Persiano, esso corrispondeva alla provincia di Ariana (che ancora dà il nome alla compagnia di bandiera). Il Afganistan Alessandro Magno fondò l' Impero di Gandhara (che unì la civiltà ellenistica a quella indiana). Afgano fu Jalal-ad-Din Rumi, il poeta più amato tanto nell' Islam quanto nel Nord dell' India. Dall' Afganistan partì, con Mahmud di Ghazni, l' islamizzazione dell' India.
In Mesopotamia si trovano le più antiche radici dell' Occidente, dai primi pittogrammi, alle leggi sumeriche, all' Epopea di Gilgamesh, alle radici di Abramo. Bagdad fu la splendida capitale dell'impero islamico, dove, alla Dar-al-Hikma, si fondevano le radici culturali dell'India, della Persia, della Grecia e del Medio Oriente.
Per questo, questi due Paesi hanno conservato orgogliosamente certe loro caratteristiche, come una certa organizzazione clanica, ed un certo atteggiamento guerriero.Per questo, essi hanno offerto una strenua resistenza all' invasione occidentale: contro l' Inghilterra al Khyber Pass e in Irak; contro l' Unione Sovietica in Afganistan.
E' assai improbabile che questa volta essi desistano da una lotta che li ha visti, alla lunga, sempre vincitori.