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sabato 17 settembre 2011

IL SENSO DELL'APOCALISSE

A Very Appropriate Choice by Torino Spiritualità
Un choix très opportun de la part de Torino Spiritualità
Eine sehr sachgerechte Wahl seitens von Torino Spiritualità.
  






Quest'anno va di moda la fine del mondo. Se si cumulano l'effetto della profezia dei Maya sul 2012 con l'impressione catastrofica che molti traggono dal venir meno delle seppur relative certezze dell'ultimo mezzo secolo (Occidentalizzazione, aspettative economiche crescenti, culture della Modernità, si comprende perchè i miti sulla fine dei tempi riscuotano un interesse e una popolarità crescenti nei media e nella cultura popolare (per esempio, nella cinematografia).

Questa moda , effimera come tutte le mode e, per giunta, scatenata da fatti importanti, ma non gravissimi, e nemmeno eccezionali, ci sembra comunque  un positivo segno dei tempi, in quanto destinata a portare alla luce, seppure inizialmente solo in ambienti  ristretti, il peso centrale che le visini dell' Apocalisse esercitano sull' intero sistema della cultura del nostro tempo.


Ciò perchè l'idea stessa della "storia" quale noi la concepiamo (Evo Antico, Evo Medio, Evo Moderno) è tratta direttamente dalla tradizione apocalittica, vale a dire, innanzitutto, dall' interpretazione cristiana ed islamica dell' Apocalisse di Giovanni, ma anche, prima e al di sopra di tutto ciò, le visioni "apocalittiche" delle cosmologie indiane e iraniche.

La Bibbia, sintesi delle antiche scritture comprende:

-una prima fase (l'Antico Testamento) dedicata alla storia antica, che inizia con la creazione del mondo, si svolge nell'era in cui ancora non si era incarnato Gesù Cristo, e termina con la venuta di quest'ultimo;

-il Nuovo Testamento, che inizia con l'annunciazione della venuta di Gesù Cristo e termina con l' Apocalisse;

-l'Apocalisse stessa, che inizia con una visione di San Giovanni sull' isola di Patmos e termina con la fine del mondo e la resurrezione dei corpi.

Tutte le visioni della storia laica, dall' Educazione del Genere Umano di Lessing alla Fine della Storia di Fukuyama, sono fondate sull' interpretazione laica della storia sacra come pedagogia del genere umano:

-la Storia Antica è dominata dall' ignoranza e dall' ingiustizia;

-il Medio Evo è l'epoca in cui, grazie alla superiore intelligenza e spirito di libertà dei popoli europei, stimolati dal messaggio etico del Cristanesimo, si diradano le tenebre dell' ignoranza e nasce l'individuo;
-la storia moderna è quella in cui, grazie alla Riforma tedesca e alle scoperte occidentali, viene eroso il monopolio del trono e dell'altare, si sviluppano la scienza e la tecnica, e, alla religione trascendente, si sostituiscono le religioni immanenti dell'Umanità: progresso, democrazia e ragione.

Quei valori che le religioni occidentali riconnettevano all' Ora Ultima (unità, spiritualità, Eternità) costituiscono, ora, il contenuto della Fine della Storia (governo mondiale, comunismo, "Singularity").

Il dibattito culturale è, oggi, tutto concentrato, anche se non ci se ne accorge, su questo tema: la natura e il senso della Fine della Storia..La sconfitta (o, meglio, il ridimensionamento) del modello socio-politico-culturale comunista non ha significato, come molti hanno superficialmente creduto, la fine del paradigma del pensiero apocalittico laico, bensì un approfondimento di questo. Se il marxismo esprimeva in un modo relativamente semplice e comprensibile questa trasposizione della mitologia religiosa in quella laica (dove il Veccio Testamento corrispondeva alla società feudale, il Medio Evo a quella capitalistica, l'Età Moderna al socialismo, e la Fine dei Tempi al comunismo, la cultura tardo-contemporanea ha spostato ulteriormente questi abbinamenti, in modo tale che la Fine della Storia viene a coincidere con la "Singularity".

Questo habitus mentale è diffuso praticamente "a tappeto", fra progressisti liberali come Fukuyama e integralisti sciiti come Ahmadinejad, teocon come  Podhorez e postmoderni come Vattimo, scientisti come Kurzweil e cultori dell'esoterismo come Dan Brown. Paradossalmente, è la teologia, e la teologia non dogmatica, che si ribella a quest'assolutizzazione della storia: "Il regno di Dio, in quanto dimensione spirituale perfettamente realizzata, è una realtà che riguarda l'anima spirituale, non la storia e la politica dei popoli che vivono di una logica completamente autonoma, come già Tucidide aveva visto perfettamente" (Vito Mancuso, L'anima e il suo destino, Raffaello Corrtina Editore, Milano, 2011, pag. 299).

Materia affascinante e complessa, che speriamo di approfondire e discutere a Torino Spiritualità.

sabato 18 dicembre 2010

SINGULARITY


Kurzweil’s Theories Shade Confused Threat on Future of Mankind. Les théories de Kurzweil jettent une certaine confusion sur l’avenir de l’humanité.Kurzweils Theorien verursachen gewisse Unsicherheit über Menschheits Zukunft.

Un tema che non è fino ad ora sufficientemente conosciuto è quello relativo agli sforzi, attualmente in corso, soprattutto da parte di una serie di scienziati e di fondazioni della California, per accelerare al massimo i tempi dello sviluppo della cibernetica e dell’intelligenza artificiale, fino al momento in cui le “Macchine Intelligenti” (ma, ora, è invalsa l’abitudine di chiamarle “Macchine Spirituali”) supereranno, come intelligenza e come creatività, l’uomo stesso.

Il teorico di questa evoluzione, Ray Kurzweil (autore del libro “Singularity”), sostiene addirittura che, grazie all’applicazione del “Reverse Engineering” (cioè, di quella tecnica che permette di progettare un apparato attraverso l’imitazione delle sue caratteristiche esterne e la ricerca, con l’intelligenza artificiale, dei parametri utilizzati nel suo funzionamento interno), il momento in cui la macchina raggiungerà l’uomo va situato non già, come Kurzweil aveva ipotizzato in un primo tempo, nel 2050, bensì, addirittura, già nel 2030.

Questo è il momento che viene definito, da Kurzweil come “Singularity”, cioè quello in cui l’uomo e la macchina divengono una cosa sola. L’idea della “Singularity” esce, così, dal campo delle definizioni tecniche, per allargarsi sempre più alle sfere della futurologia, della sociologia, e, perfino, della religione e della mistica.Le incredibili nuove capacità delle macchine dovrebbero, infatti, permettere all’uomo non solamente di realizzare compiti fino ad ora perfino inimmaginabili, ma perfino di trasferire l’aspetto psicologico, e perfino... “l’anima”, individuali in una macchina, o in un programma di software, rendendola, così, “eterna”.

L’insieme delle implicazioni di siffatte evoluzioni non è stato ancora adeguatamente studiato.

Ma c’è di più: quei futurologi ed autori di “science fiction” che si erano, a loro tempo, occupati della questione, ne avevano concluso che, molto probabilmente, l’esito di questi sviluppi sarebbe stato catastrofico. Primo e fondamentale esempio: secondo Asimov, che scriveva negli Anni ’20, il tentativo, da parte degli uomini, di impedire che la creatività dei “Robot” si rivolgesse contro gli uomini stessi, sarebbe stato necessariamente destinato a fallire. Infatti, almeno secondo il punto di vista darwinista (che è quello adottato dalla cyberingegneria), ogni specie finisce per sviluppare quelle capacità che meglio si prestano alla sua sopravvivenza, e, ciò, attraverso degli scostamenti dal suo codice genetico originario. Orbene, nel caso in cui, come si presume, i progettisti umani inserissero, nel “codice genetico” dei robot la prescrizione che ogni attività di questi dev’essere rivolta al bene dell’umanità, la legge dell’evoluzione della specie farebbe sì che si sviluppino, e prevalgano, piuttosto quei “robot” che, forse anche solo a causa di un errore di progettazione, non rispettassero tale requisito, ed, anzi, al contrario, privilegiassero, nei loro comportamenti, la sopravvivenza ed il benessere dei robot.

Il famoso (e controverso) “principio di precauzione” impone, di certo, un momento di riflessione.

Ma, purtroppo, il “momento di riflessione” non può neppure essere lungo, in quanto il 2030 è alle porte. Oltre tutto, a nostro avviso, una questione come questa, la coesistenza fra uomo e robot, non è certo qualcosa che possa risolversi con una riflessione, per così dire, “puntuale”, vale a dire utilizzando, semplicemente nel momento del bisogno, le capacità culturali e politiche al momento esistenti.I nfatti, quando parliamo di “crisi della cultura” e di “crisi della politica”, intendiamo dire proprio che non c’è, ad oggi, con l’attuale cultura e con gli attuali sistemi politici, la capacità di affrontare efficacemente e tempestivamente le grandi emergenze. Anzi, al contrario, secondo quanto affermano autori come Emanuele Severino, i meccanismi politici, economici e sociali attuali fanno sì che, in ultima analisi, tutte le realizzazioni tecniche che sono fattualmente possibili in un dato momento, vengano pressoché puntualmente realizzate, senza alcuna valutazione preliminare.

Occorre pertanto partire subito ad ideare una riforma della cultura e della politica che permetta di affrontare questi temi in modo più efficace.

L’idea, da noi lanciata, di un’“Accademia Europea” mira proprio a creare i presupposti, culturali, ma anche tecnici e sociali, per questo tipo di riflessioni.

venerdì 17 dicembre 2010

INTERMINABILE DIBATTITO SULL'UMANESIMO


Important Article in The American Interest reopens debate.Le débat est réouvert par un intéressant article de « The American Interest ».Ein wichtiger Artikel in „The American Interest“ öffnet Debatte wieder.

Come non abbiamo mancato di porre in evidenza in tutte le possibili occasioni, il fatto che nostro interesse culturale prevalente sia costituito dall’Identità Europea non può significare in alcun modo che ci disinteressiamo a ciò che sta avvenendo negli altri Continenti.

Ciò, in particolare, quando le evoluzioni in corso sono strettamente legate al dibattito sull’Identità Europea, come è il caso, “in primis”, del dibattito fra gli intellettuali americani circa l’avvenire dell’“idea di umanesimo” e del “mito dell’autenticità”.

Ciò che troviamo di particolare interesse, del documentatissimo articolo di Fred Baumann in “The American Interest” (Vol. VI, N. 1 September/October 2019), intitolato “Humanisms’s Four Stages - The struggle to define what we mean by human has not succeeded. But that’s no reason to give up now, Men & Machines," pag. 83),è la sua capacità di ripercorrere, con estrema precisione, profondità e criticità, a partire dalle “radici classiche” dell’Europa, fino alla “Tarda Contemporaneità” occidentale, la contraddittoria idea di “Umanesimo”.

Risparmiamo, ai nostri lettori, da un lato, la sintesi della complessa (anche se interessantissima) ricostruzione storica di Baumann, e veniamo alla conclusione dell’Autore, secondo la quale, nonostante che la storia del concetto dimostri che i suoi teorizzatori non avevano (e non hanno) alcuna idea chiara in proposito (e, ciò, in particolare, nella nostra era “Tardo-Contemporanea” in cui gli intellettuali “umanisti” sono confrontati con il “post-umano”), il tema è essenziale ancora oggi e merita di essere riproposto.

A noi pare che quest’ analisi puntuale, documentata ed obiettiva, valga tanto per l’America, quanto per l’Europa.

Diremo di più. Proviamo una grande invidia dinanzi alla capacità di intellettuali, come Baumann, ed a riviste come “The National Interest”, di formulare in modo così chiaro temi così scomodi per i propri lettori e per le proprie “constituencies”.

In effetti, si tratta, in gran parte, di una “genealogia” particolarmente critica nei confronti degli intellettuali europei ed americani degli ultimi anni e della loro inconcludenza.

E condividiamo anche (e come potrebbe essere diversamente?) l’idea di Baumann che, nonostante tutti questi fallimenti, qualcosa vada tentato, tutti insieme, per salvare (e/o fare rivivere), se non l’“Umanesimo”, quelle esigenze e quei valori ai quali gli intellettuali “umanisti”, seppure vagamente, aspiravano.

Per quanto in forma problematica e tentativa, crediamo esista un modo di concepirci come “difensori dell’umano” nell’“Era delle Macchine Spirituali”: proprio e soltanto rievocando culture, come quelle mitiche, nelle quali la compresenza di Umano e Non Umano (Divino, Semi-divino, Sub-umano, Diabolico, eccetera) era ben radicata.

Un “ritorno” che, per l’America, un Paese “assolutamente nuovo”, che avrebbe voluto fare “tabula rasa” del passato, non è, probabilmente, possibile quanto può esserlo qui da noi.

martedì 21 settembre 2010

I "NUOVI BARBARI"


Italian Debate on Extinction of Modern Culture Misses Full Extent of Question. Le débat en Italie sur l'exhaustion de la culture de la modernité néglige le cadre de référence. Italienische Debatte ueber Erschoepfung der Kultur der Modernitaet laesst Gesamtbild ausser Sicht.


Il dibattito fra Scalfari e Baricco

Anche in Italia, la "Rentrée Littéraire" impone agli autori più affermati l'esigenza di qualche lacerante dibattito. E' il caso, ad esempio, di Scalfari e di Baricco, sulle pagine de "La Repubblica", circa "Barbari" e "Imbarbariti".

Scalfari deve lanciare il suo Nell' ampio mare aperto (Einaudi, Torino, 2010 ), in cui si tratta di temi parzialmente affini a quelli del saggio di Baricco comparso "a puntate" per diversi anni consecutivi su "La Repubblica".

Le tesi centrali di Scalfari:

-la modernità è finita con Nietzsche, anche se ha continuato una sua vita residuali per circa settant'anni dopo la sua morte;

-la caratteristica principale di Nietzsche è la "perdita del centro", giacché il Centro è in qualunque punto, non vi è più una "cosa ultima", e, di conseguenza, tutto si svolge in superficie;

-dopo i Moderni, non è venuta una nuova civiltà. I Postmoderni, se esistono, non sono un movimento vitale;

-i "Nuovi Barbari", destinati a riempire il vuoto di civiltà così lasciato, non sono ancora nati.

Anche per Baricco, ci troviamo di fronte ad una crisi di civiltà. Anche per lui, la società che va verso la sua fine è quella classicistica e borghese della Modernità. Tuttavia, per lui, i nuovi barbari ci sono già: sono, da un lato, gli imprenditori della New Technology, che, com il Web, impongono una nuova forma di cultura, e, dall' altro, le nuove generazioni educate alla Rete. Di fronte a questi "Nuovi Barbari", starebbero gli "Imbarbariti", i conservatori che difendono la civiltà ormai morta. Non si tratterebbe altro che una nuova vicenda dell'eterna dialettica fra Progresso e Reazione.


La Modernità è sempre stata in crisi

Tutto ciò può essere parzialmente vero, ma, intanto, non è,certo, nuovo.

Non è nuovo il passaggio dalla "profondità" classicistica alla "superficialità" postmoderna. Sembra poco più di una trascrizione in altre parole dell' idea nicciana di "spirito di leggerezza" ("alleggerimento") contro "spirito di gravità". Esso è già stato declinato in tutte le salse, dai futuristi, dai surrealisti,da Benjamin, da Schuon, da Calvino, da Vattimo, da Lipovetzki, ecc....

A nostro avviso, la Modernità tutta intera è un' "epoca di transizione" (cfr. p.es., St. Simon, Comte, Marx, Juenger, che, tutti, avevano in mente "una nuova età organica"). Questa transizione comincia, di fatto, intorno al 1750, quando gli Europei smettono di ammirare incondizionatamente l'Oriente e incominciano a prendere posizione nella civilissima India, saccheggiandone l' economia e le tecnologie. Spunta solo allora l' idea dell' "eccezionalità dell' Occidente", che si sviluppa, in epoca rivoluzionaria e napoleonica, con la messa in discussione (più teorica che pratica) dei ceti dell' "Ancien Régime"; essa giunge a maturazione solo intorno al 1850, quando, dopo le guerre dei Cipays e dei Taiping e quella messicano-americana, l' "Occidente" comincia a guardare agli altri popoli e alle altre civiltà come a realtà inferiori. E, tuttavia, contemporaneamente, nasce già l' idea di un superamento della modernità occidentale nella "fine della Storia", come la ritroviamo in Hegel, Comte e Marx. All' inizio del Novecento, la nascita di una vera e propria civiltà della scienza e della tecnica va di pari passo con con lo sviluppo del Decadentismo, così come la nascita delle società di massa con la fortuna del filone "nicciano").

Nel momento stesso in cui, nel 1945, con l' occupazione di tutto il mondo da parte di sistemi socio-politici "moderni", la vittoria della Modernità sembrerebbe compiersi, ecco che i due più grandi Imperi "premoderni" (che comprendono circa la metà dell' Umanità) si dichiarano indipendenti, sotto due leaders come Gandhi (che veste come un sannyasi del 1000 a.C. e fila con un arcolaio di tecnologia neolitica), e Mao che veste, come si dice in Cina, "alla Mandarina", antepone le campagne alle città e conferma il primato della lingua ideogrammatica).



Lo sviluppo delle macchine intelligenti e la "Singularity"

Infine, nel momento in cui internet anticipa già una società ed una cultura diverse da quelle della Modernità, si annunzia anche una "leadership" asiatica sulla cultura, sulla politica e sull' economia mondiali. Il mondo che ci attende si porrà alla confluenza di due grandi tendenze: la bioingegneria, sospinta, almeno fino ad oggi, dal capitalismo e dallo scientismo occidentale, e, dall' altra, la riscoperta delle culture tradizionali in corso in Asia (un mix che già vediamo nei cartoons giapponesi). Non è escluso che questo incontro abbia un andamento catastrofico.

Secondo i teorici della "Singularity", in "Occidente" si perverrebbe entro il 2030 al predominio delle macchine intelligenti. Secondo altri, intanto, il "blocco asiatico" tenderà ad autonomizzarsi dal resto del mondo, intorno al suo originale esperimento culturale (cfr. l'ultimo articolo di Rampini su "la Repubblica"). Nel medio-lungo termine, tutto cio potrebbe acuire ulteriormente gli aspetti di "controllo" già insiti tanto nell'impostazione tecnocratica dell' Occidente quanto in quella "neo-imperiale" orientale.

Tuttavia, tutto ciò sembrerebbe riguardare solo una prima fase del "Mondo Nuovo" che ci attende:"Steve Rayhawk, matematico e bioinformatico che coordina il lavoro degli studenti del Singularity Institute, sostiene che un sistema d' intelligenza artificiale programmato male potrebbe considerAre gli esseri umani una semplice materia prima"(Yves Eude, Alla conquista dell' immortalità", Le Monde, trad. Internazionale, 24/30 settembre 2010, pag. 60).L'unità del mondo verrebbe realizzata dalle macchine, sottoposte solo più al controllo di un unico enorme ordinatore (che realizzerebbe così la "Singularity", la riunificazione gnostica, o neo-platonica, o cabbalistica), nell'Uno originario. Queste tesi "californiane" riecheggiano per altro, singolarmente, quelle del "comunismo magico" dei "Bogostroiteli" bolscevichi di Lunacarskij.



I "nuovi barbari" sono le "Macchine Intelligenti".

In ogni caso, i "Nuovi Barbari" non saranno degli umani, ma le "Macchine Intelligenti", a meno che non vengano contrastate da una cultura ed una politica adeguate. Se lasciati a se stessi, i profeti californiani dell' "Ideologia di Internet" e della "Singularity"ci porteranno al dominio delle "Macchine Intelligenti," finché verranno anch'essi da queste spazzati via.

Si pone allora un problema enorme, che va ben al di là di dispute circa i più recenti "trend" letterari, anche se, in un certo senso, li ricomprende e li spiega.E' il problema della continuazione (o meno) dell' Umanità. Problema, in ultima analisi, teologico (perchè qualcosa è piuttosto che non essere?), ontologico (che cosa è l' Uomo?), antropologico (che cos'ha l'uomo in più rispetto alla "Macchina Intelligente"?), politico (le "Leggi della Robotica" di Asimov), e, infine (ma, direi, soprattutto, con urgenza), culturale: come affrontare questi dibattiti?; come coltivare l' Umanità nell' epoca delle Macchine Intelligenti?.

Anche i teorici della Singularity pensano a qualcosa di simile alle asimoviane "Leggi della Robotica". Tuttavia, ciò dimostra il loro dilettantismo: già Asimov aveva già dimostrato plasticamente nelle sue opere degli Anni '20 e '30 che queste "leggi" non funzionano. Non è un semplice fatto di " cattiva programmazione", bensì, invece, che l' "errore umano è talmente inevitabile", che l'errore, lo "scostamento", il "clinamen" è -proprio, per le teorie materialistiche e darwiniste- quell' elemento di libertà che porta all'evoluzione della specie.



Tornando al dibattito culturale.

Dal punto di vista strategico, è proprio lì che si pone la questione di come (ammesso che lo si voglia) fermare quella china che, fra tecnica, volontà di potenza, centralizzazione e Macchine Intelligenti, ci sta portando verso lo scontro finale fra Est e Ovest, fra robot e umani, o alla guerra fra robot (satelliti-spia, droni, macchine belliche semoventi, sistemi di controllo integrati di teatro, nano-macchine, ecc....):"Ma gli adepti della Singolarità hanno davanti anche un' altra sfida, probabilmente la più difficile: l' umanità deve capire cosa vuole davvero e provare a ottenerlo con l' aiuto delle macchine"(Eude, cit).

Dal punto di vista culturale, si tratterebbe forse di individuare un "uovo umanesimo", capace di giustificare filosoficamente ed esistenzialmente la scelta per la continuazione dell' Umanità (anziché quella del "passaggio di consegne" alle macchine).Dal punto di vista politico, si tratterebbe di studiare le "linee di faglia" all' interno dei diversi Moloch, che permettesse la sopravvivenza di soggetti collettivi improntati ad una logica diversa dalla pura Volontà di Potenza.L'Europa è una di quelle "linee di faglia".Come osservato da molti (cfr. p.es, Goethe, Gramsci, Nisbett, Rifkin, Gress), pur essendo posta all' interno dell' Occidente, essa non ne condivide le motivazioni di fondo. In particolare, essa è più impermeabile al "destino della Tecnica", e, per questa ragione, le è più facile dialogare con l' Oriente, ma anche porre un freno agli entusiasmi del tecnicistico. Le opere di Zamiatin, Capek, Lem, Burgess, sembrerebbero dimostrarlo. Ciò imporrebbe, però, una completa rivisitazione della nostra tradizione culturale (l'"Identità Europea"), per scoprirvi quegli elementi che si distaccano dal "mainstream" e che possono farvi contrasto.Tale ricerca è solo parzialmente in corso.

Il dibattito sulle nuove tendenze letterarie si rivela, così, come uno degli infiniti "tasselli" necessari per mettere in moto questo nuovo dibattito culturale. Occorre innanzitutto capire verso dove si sta andando. E, tuttavia, se, come abbiamo ragione di temere, la tendenza è verso la Fine dell' Uomo, allora anche il dibattito letterario dovrebbe venire sottratto ai frivoli umori delle "rentrées littéraires"e dei "tak shows", e canalizzato in questo dibattito più vasto.

In generale, si impone, a nostro avviso, un drastico ridimensionamento proprio del "carattere superficiale" della cultura contemporanea, tanto esaltato da Calvino e da Baricco, e oramai divenuto un malcostume collettivo del "mondo della cultura".Gli "Imbarbariti" sono proprio gli intellettuali contemporanei, che perdono il loro tempo dietro a questioni irrilevanti, mentre incombono scelte fondamentali per l'Umanità.

La cultura deve essere riportata alla sua drammatica serietà, imposta dal permanere, e dall' ampliarsi, non già l'estinguersi, della tragicità dell' esistenza e della storia.

E' questo, per altro, ciò che noi stiamo facendo con l'insieme delle nostre attività, e, più in particolare, con le iniziative che abbiamo lanciato con le altre Associazioni culturali torinesi in concomitanza del Progetto per la Candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura. Ci riferiamo soprattutto aprogetti come "Ricominciare dalla Cultura" e "Network della Cultura Europea".



martedì 11 maggio 2010

DIBATTITO ONLINE:DOVE STA ANDANDO LA CULTURA EUROPEA-2

QUESTIONE N. 2:
Esistono momenti di eccellenza nella cultura europea di oggi?

Do Moments of Excellence Exist in European Culture Today?
Dans la culture européenne d' aujourd'hui, existent-ils des moments d' excellence?
Gibt es, in der heutigen europaeischen Kultur, Elemente von Exzellenz?




Nel testo che segue, ci sforziamo di segnalare quelli che, a nostro avviso, sono riconosciuti Autori europei viventi di valore universale.

Ribadiamo, per altro, che, da un lato, la "non trasparenza" dell' attuale sistema mediatico non sempre ci permette di discernere i reali valori, e che, dall' altro, come messo opportunamente in evidenza recentemente da Robert Compagnon, c' è stata, recentemente, una "moria" di grandi Maestri (Stockhausen , Althusser, Juenger, Solzhenitsin, Gadamer, ecc...).

1)Teologia

Può sembrare paradossale, in un' era in cui si ritiene, quasi unanimemente (ivi compreso il Sommo Pontefice), che, oramai, la "secolarizzazione" sia giunta al suo culmine, che l' Europa possegga delle eccellenze in campo teologico.

Intanto, ricordiamo che la Religione maggioritaria dell' Europa, il Cristianesimo (in tutte le sue varie denominazioni), così pure come le due religioni "minoritarie" (islam ed ebraismo), sono più rappresentate in altri Continenti che non in Europa.

Inoltre, alcuni teologi cristiani contemporanei, dopo la "trasformazione" ,in Papi, di due grandissimi teologi, come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, con tutte le limitazioni che ciò comporta, sono divenuti più "teologi mondiali", che non "teologi cattolici, cristiani ed ecumenici".

Intendiamo riferirci, qui, a due grandi "opzioni" della teologia cattolica contemporanea, ambedue inesorabilmente orientate verso l' ecumenismo :

-la prima, impersonata da Hans Kueng, è inclinata verso gli sviluppi della teologia protestante di lingua germanica, avente il suo "cuore" alla Facoltà di Teologia dell' Università di Tuebingen.Secondo questa tendenza, ciò che accomuna le diverse religioni del mondo è la loro condivisione di un certo numero di valori: l' "etica mondiale" ("Weltethos");

-la seconda, impersonata da Raimon Panikkar,punta sulla comunananza sostanziale delle religioni, incentrata sullla ricerca della salvezza nella rinunzia al mondo.

Ambedue gli Autori sono accomunati dallo studio attento delle culture degli Altri, e, nel caso di Panikkar, da una vera e propria immedesimazione.

2)Filosofia

La filosofia contemporanea risente soprattutto della visione che Heidegger ci ha fornito di Nietzsche.

I due autori che maggiormente sono influenzati da tale interpretazione sono, in America, Rorty, e, in Europa, Vattimo.

Secondo Rorty, la civiltà contemporanea sarebbe contraddistinta dalla lotta fra le soggetttività per imporre loro punti di vista soggettivi di carattere estetico.

Secondo Vattimo, che si riallaccia, in ciò, a Gadamer, questo conflitto fra le soggettività non sarebbe immediato, bensì mediato dalla tradizione storica, che, in Europa, è cristiana.

3)Storia culturale

La storia della cultura è segnata particolarmente dall' esperienza della Scuola di Francoforte, e, in particolare, da Benjamin, Horkheimer/Adorno e Marcuse.

Secondo questi Autori, la Modernità, il Mito del Progresso, hanno raggiunto l' apice del loro ciclo, e stanno, oramai, percorrendo una parabola discendente.

Sarebbe stata riconosciuta l' impossibilità della realizzazione del progetto illuminista del superamento del mito.

L' uomo moderno anela alla ricostituzione del mito.

Anzi, tutti i grandi intellettuali moderni perseguono deliberatamente la ricostituzione del mito, da Hoelderlin, Hegel e Schelling, nel Systemprogramm des deutschen Idealismus, a Saint-Simon, che si ripropone la costituzione di "una nuova età organica", allo stesso Marx, che, nella società comunista, fa intravedere un mito antimoderno, a Nietzsche, con il mito dell' eterno ritorno, a Jung, con i suoi "archetipi", ecc...


Una recente tendenza storiografica (Touraine, Bhabha,Taguieff, Compagnon, De Michelis) identifica la storia della cultura europea con la storia dell' antimodernismo (Dante, Machiavelli, De las Casas,Montaigne, Pascal, Hoelderlin, Novalis, Goethe, De Maistre, Kierkegaard, Schopenhauer, Burkhardt, Dostojevskij,Baudelaire, Nietzsche, Jung, Weber, Heidegger,Lem, Pasolini, Tomasi di Lampedusa, Solzhenitsin, Tarkovskij, Kieslowskij, Kadaré).


3)Storia

Anche nel campo della storia propriamente detta (storia politico-sociale), ove dovrebbe regnare l' obiettività, è prevalente l' idea che la storia contenga un grado notevole di soggettività.

Franco Cardini, storico del Medioevo, è, nello stesso tempo, anche un grande critico della società contemporanea, ed unn teorico dell' Identità Europea.

In un modo, in un certo senso, parallelo, Jan Assman, Norman Davis e David Miles decostruiscono le "grandi narrazioni" della tradizione "giudaico cristiana" e dell' "Anglo-Saxon Idea".

4)Economia

Dopo le continue malefatte del sistema economico occidentale, si sente sempre più urgentemente l' esigenza di ricostituire il sistema socio-economico su nuove basi. Tuttavia, sono ben pochi gli Autori, i quali stiano ricercando nuove formule, le quali ci permettano di sfuggire ai comprovati difetti del sistema economico "occidentale" o "capitalistico", definito, da Giovanni Paolo II, "una Struttura di Peccato".

Fra i pochi Autori che operano in questo contesto, ne vorremmo segnalare due, apparentemente diversi, se non opposti.

Serge Latouche vorrebbe creare un' economia alternativa, opposta a quella attuale, fondata, non già sulla "Crescita", bensì sulla "Decrescita", non già sullo "scambio", bensì sul "dono".

Peter Koslowski incarna la versione contemporanea dell' Uomo Universale -antico, medievale, rinascimentale-. I suoi studi spaziano dalla teologia, alla filosofia, alla storia letteraria, all' economia.Il suo sforzo principale è, sulla falsariga del pensiero conservatore tedesco, da Baader, a Juenger, a Adenauer, a Papa Ratzinger, quello di dare una base etica all' economia occidentale, costruendo un' Etica degli Affari"con pretese di validità universale, in quanto fondata su una religione universale, quella cristiana.

6)Letteratura

La letteratura è uno dei campi in cui l' evoluzione della società comtemporanea sembra più che mai uccidere la creatività e la soggettività, sommergendole sotto il flusso mediatico e sotto l' omologazione dell'industria culturale.

Gli unici autori che sembrano salvarsi, almeno per un istante, sono quelli caratterizzati da una radicale alterità, spesso da un a perifericità geografica, che il "mainstream" e i "media" giudicano come "barbarie" (Albania, Kossovo, Transnistria, Cecenia).

E' il caso di Ismail Kadaré e di Nikolaj Linin.

Il primo è un riconosciuto maestro , tanto della cultura europea antimoderna, quanto della "dissidenza" dell' Europa Centrale e Orientale.Tuttavia (come non abbiamo mancato di fargli osservare in occasione della sua recente visita a Torino), da quando è caduto l' odiato regime di Enver Hodja, non ha più pubblicato alcun romanzo. Situazione simile potrebbe essere quella della tedesco-orientale Christa Wolf .

Nel caso del giovanissimo, vitalissimo e genialissimo Nikolaj Linin, transnistriano di cultura siberiana e residente a Torino, la parabola potrebbe essere ancora più rapida.

Il suo primo libro, "Educazione siberiana", pubblicato, inaspettatamente, come "opera prima" , ha avuto un successo folgorante, svelando un volto già sospettato, della Transnistria quale "Repubblica delle Mafie", la quale, per altro, di fronte alla crisi della "Società Costituita" si rivela quasi fonte di inaudita moralità.

Il secondo, e recente, libro, dedicato alla guerra in Cecenia, rivela un Linin più conformista, pacifista, antiautoritario, politico, ben lontano dal "buon selvaggio" dell' "Educazione Siberiana"


7)Cinema

Il cinema risente, più di tante altre forme di cultura, dei pesanti condizionamenti della società.

E', probabilmente per questo che la sola cinematografia interessante dal punto di vista dell' Identità Europea ci sembri essere quella russa.

L' Autore che ci sembra maggiormente interessato all' Identità Europea è Sakurov, il quale, in "Moloch", ha investigato sulla psicologia di Hitler molto più di quanto non abbia fatto la cinematografia "occidentale", ma che, soprattutto, con l' "Arca Russa", ci ha dato un' interpretazione soggettiva, anticonformista e futuribile dei rapporti Europa-Russia.L' "Arca Russa" è l' 'Ermitage, dove la Grande Caterina ha raccolto un enorme numero di opere della grande cultura occidentale per tramandarle ai futuri Europei al di là delle tempeste della storia.La visita dell' Ermitage di Sakurov è un "divertissement" storico-letterario, che ha, come cicerone, il piemontese-savoiardo Conte Josef De Maistre, pietroburghese d' onore, avendo eternato la Capitale del Nord con le suo "Soirées de St. Petersbourg". Una gran parte dell' opera è dedicata ad un ballo di gala nel palazzo, alla corte dello Zar, che si conclude con un' interminabile uscita degli aristocratici in un fittissimo nebbione, che rappresenta la Modernità.

Anche "Il Ritorno" di Zviagintsev, e "Mongol" di Bodrov, trattano problematiche tipicamente europee. "Il Ritorno" è il "Nostos" degli antichi greci. Il moderno patriarca (Agamennone, Ulisse), ritorna da lontani e misteriosi fatti bellici, nella sua bella e selvaggia patria nordica, per riprendersi moglie e figli. Egli, però, è cambiato, barbaro fra i barbari.

Per lui, i figli sono soldati, da iniziare ad un'arcaica etica bellica. Non è inumano, anzi, muore per salvare il figlio, ed i figli lo onorano come un guerriero variago, sepolto nel lago cadendo dalla sua stessa barca. Grazie all' iniziazione, i figli sono diventati altri, il primogenito è il nuovo capo della famiglia.

Lo stesso spirito è nell' iconoclastico "Mongol", dove Gengis Khan, il "nemico ereditario" dei Russi e di tutti gli Europei Orientali, è diventato l' emblema della volontà creatrice di un Piccolo Principe", che, ribellandosi alle barbariche violenze della sua gente, sa raggiungere, coll' ispirazione, con la sofferenza, con la forza di carattere, con l' abilità politica e guerriera,con la sua "pietas" verso il Dio Unico dei Mongoli, il Lupo Grigio Tengri, il ruolo più ambito, quello dell' Imperatore Universale.

8)Musica

Questo è un settore in cui, a nostro avviso, si rivelano, più ancora che nel cinema,le potenzialità dei "popoli di confine", che esprimono la capacità degli Europei di rispecchiarsi negli "Altri".

Crediamo che fenomeni pan-europei, come la musica celtica ed il folklore balcanico siano buoni esempi di come si possano recuperare antiche tradizioni in un' ottica non ristrettamente nazionalistica, bensì paneuropea.

Fenomeni come il Festival di Lorient,i film di Kusturica, le musiche di Bregovic e di Theodorakis, fanno, per l' unità dell' Europa, molto più di tanti discorsi politici.

Certo che, da quando sono finiti i problemi (vedi, guerre civili) nella ex-Jugoslavia, anche i film di Kusturica e le musiche di Bregovic, come i romanzi di Kadaré, sono finiti un pò nel dimenticatoio.

Certo, è possibile che le guerre e le persecuzioni, con il carico di passioni che esse comportano, siano una fonte insostituibile di ispirazione.E, tuttavia, abbiamo anche l' impressione che la situazione "normalizzata" che segue guerre, dittature e stragi, presentata come "pace" e "democrazia", sia, in realtà un regime più tirannico dei precedenti (la "Strana Dittatura"di Forrester, "Dittatura liberale" di Luttwak, l' "Alba Bugiarda" di Gray) , dove, sotto la patina dell' omologazione, dell' economicità, del "buonismo", del tornaconto immediato, del "politicamente correct", i creatori siano impossibilitati a fare il loro mestiere.

FATECI PERVENIRE LE VOSTRE OSSERVAZIONI, PROPOSTE E CRITICHE

per ogni ulteriore approfondimento, contattare

riccardo.lala@alpinasrl.com


venerdì 16 aprile 2010

L'ESERCITO EUROPEO

In French Press, Italian Minister Frattini Re-proposes European Army. Ministre Italien Frattini relance Armée Européenne dans presse francaise. Italienischer Minister Frattini wiederholt, in franzoesischen Presse, Vorschlag von europaeischen Armee.




Dopo l' intervista di qualche mese fa a Russia Today, il Ministro Frattini rilancia a Parigi la proposta di Esercito Europeo, di cui l' esistente Eurokorps e la nuova Brigata Franco-Italiana sarebbero le avanguardie.

Ci felicitiamo ancora una volta con Frattini, che da tempo sta lanciando le proposte più europeistiche.

Peccato che, questa volta come già infinite volte in passato, queste buone idee di qualche uomo politico, che dovrebbero suscitare come minimo un accanito dibattito, cadano nel disinteresse generale, mentre tutti pensano agli assessorati regionali, agli Italiani arrestati in Afganistan e al nuovo gruppo parlamentare di Fini.

Così, gli Europei hanno l' impressione di un continuo "Déjà vu" che non finisce mai.

Interessante anche la seconda parte dell' esternazione del Ministro Frattini, quella in cui ha affermato che "L' Esercito Europeo serve a rafforzare l' identità europea". Il che è vero; però, per rafforzare l' identità europea ci vuole ben altro. Ci vuole, innanzitutto, una cultura europea più viva.

Ora, in un recente articolo di Marc Augé su "La Repubblica", si legge che, nonostante che ,
nonostante che, oramai, il "mainstream" della cultura, e, in particolare, della cultura popolare, non provenga più dall' America, bensì dall' Asia, l' Europa continua ad essere assente.

La realtà è che le culture asiatiche stanno anche immergendosi totalmente nella postmodernità, abbandonando il periodo di omologazione su paradigmi occidentali; i "manga" mescolano scintoismo e fantascienza; i film di Bollywood sono musicals "di stile egiziano", in cui gli dei induisti danzano fra gli effetti speciali; la Cina sforna due "colossal" all' americana, uno su Confucio e uno su Mao. Noi cosa produciamo di nuovo?

In questo contesto, è preoccupante anche l' evanescenza dei contenuti culturali che vengono attribuiti alla "identità europea": tolleranza, dignità della persona. Come se gli Europei si fossero dimostrati particolarmente tolleranti nelle persecuzioni di Cristiani e pagani, eretici, protestanti e cattolici, abitanti dell' America pre-colombiana,aristocratici francesi e russi,e, per finire, Ebrei.

Come se il Buddhismo o il Confucianesimo non insegnassero la tolleranza.

Come se i Taoisti o gli scintoisti non attribuissero un alto valore alla persona.

Tolleranza e dignità della persona rientrano in quella "pietas" ,che è il valore "di base" dell' "ethos mondiale" condiviso da tutti i continenti, e presente già nell'antichissima "philosophia perennis"(le "leggi non scritte", il "diritto naturale").

Là dove le differenti identità continentali divergono è su cose più specifiche: sul maggiore o minore "peso" dell' individualità, della socialità, della contemplazione o dell' azione; sull' esistenza, o meno, di "gerarchie simboliche"; sull' indipendenza, o meno, di Stato e Chiesa.

Sono queste specificità che dobbiamo studiare ed approfondire se vogliamo veramente rafforzare l' identità europea.

martedì 16 marzo 2010

DIONIGI AEREOPAGITA


Publication of Dyonisios' Works Reiterates Interest for his Theology. La publication des Oeuvres de Denis revive l' intéret pour sa théologie. Neue Herausgabe von Dyonisios' Werke
erweckt neues Interesse fuer seine Theologie.







Perchè interessarsi oggi ad un pensatore così complessamente mistico come Dionigi?

Intanto, nel momento in cui cerchiamo criteri definitori e distintivi fra le grandi identità culturali, Dionigi, che si trova ai confini della Cristianità antica, ci offre importanti elementi di riferimento.

Certamente, ai limiti fra il neo-platonismo e la teologia cristiana antica. Eppure, a nostro avviso, anche ai confini del politeismo medio-orientale, dell' ermetismo, del mazdeismo, della teologia islamica medievale, della Qabbala, dell' Induismo e del Buddismo Mahayana.

Infatti, Dionigi è il grande costruttore del sistema di "gerarchie" spirituali che attraversa tutto il cosmo, da Dio, agli angeli, agli uomini, ai bruti, agli esseri inanimati.

Dionigi mutua del neo-platonismo (ma perchè non anche dal Samkhya, dallo Zoroastrismo, dalla teologia faraonica?), l' idea che, da un Dio centro di tutto e oriogine di tutto, si dipartano un' infinità di essenze spirituali (angeli, eoni, sefiroth), i quali cooperano con Dio nel mettere in moto l' universo intero.

Concezione che a noi può sembrare lontana, se non fosse che queste "essenze" sono proprio le protagoniste delle filosofie moderne e contemporanee (le "Monadi", la "Ragione", lo "Spirito", il "General Intellect", la "Volontà", la "Rappresentazione", il "Superuomo", la "Volontà di potenza", la "Noosfera"
e via filosofando).

Basti solamente considerare l' interesse che sta suscitando il corso su Plotino di Giovanni Bailone all' Università popolare di Torino.

Dunque, ripubblicazione delle opere complete di Dionigi: Dionigi Aeropagita, Tutte le opere, a cura di Paolo Scazzoso ed Enzo Bellini, introduzione di Giovanni Reale, con saggio integrativo di Carlo Maria Mazzucchi, Bompiani, Milano, pagg. 824, € 26,50.

Dicevamo che, nonostante la sua distanza, apparentemente abissale, dalle problematiche contemporanee, Dionigi viene,invece, unanimemente considerato attualissimo.

Ciò deriva soprattutto dall' importanza crescente del dialogo interculturale ed ecumenico.

Se e nella misura in cui Dionigi ha posto le basi elleniche e cristiane del misticismo e della visione cattolica del mondo, esso costituisce un punto di partenza insostituibile per il confronto con l' Ortodossia, con l' Ebraismo, con l' Islam, con l' Induismo e il Buddismo (almeno quello Mahayana e Theravada).

domenica 7 febbraio 2010

EUROPA: ANNUS HORRIBILIS O "LINEA PUNTEGGIATA"?

For Overcoming the Blocking of Europe, Direct Action of Civil Society is Required.Pour éviter le blocage de l' Europe, une action directe de la société civile est requise. Um Europas Sackgasse zu vermeiden, Direktaktion seitens Zivilgesellschaft ist erforderlich.

In un precedente blog, avevamo accennato alla nostra preferenza, per descrivere la situazione in cui stiamo vivendo, per la "teoria degli equilibri punteggiati", anziché per la "concezione lineare della storia" .

In concreto, le mutazioni antropologiche, culturali, socio-economiche, istituzionali e strategiche indotte dalla fine della Modernità stanno lavorando "nel profondo": erodendo la fede nol carattere provvidenziale della "civiltà occidentale"; indebolendo culture, istituzioni e dirigenti legati ai temi "forti" della Modernità; facendo emergere nuovi Paesi, nuovi paradigmi, nuove culture.Ad un certo momento, tutte queste "faglie", per ora sotterranee ed impercettibili, si apriranno improvvisamente, mostrando allo sguardo uno scenario assolutamente inedito.

Perciò, non ci stupisce il tono catastrofistico di uomini politici, giornalisti e intellettuali in questo inizio di secolo. Essi si rendono, seppur confusamente, conto del fatto, che, nei nuovi scenari, l'Europa così com' è sarà assolutamente spaesata e impreparata.

Essi denunziano anche, come Nicola Bonanni su "La Repubblica", o Barbara Spinelli su La Stampa, una lista di sintomi preoccupanti ( rallentamento economico, esclusione dalle grandi decisioni internazionali, disinteresse da parte dell' America); alcuni, come Guy Verhofstadt nella sua Lettera aperta al Presidente Van Rompuy, fanno anche un elenco di cose da farsi.

A nostro avviso, tuttavia, nessuna di queste critiche, né di questi appelli, potrà essere efficace.

Come osserva giustamente Barbara Spinelli, la ragione prima di questa irrilevanza va ricercata in un' opzione dello stesso "establishment" europeo: puntare tutto, per la sopravvivenza dell' Europa, sulla prosecuzione all' infinito di un'assoluta egemonia americana, che si sta, invece, progressivamente indebolendo.

Questa osservazione non è, a nostro avviso, sufficiente. Questo "establishment" europeo non può muoversi per ricercare opzioni diverse, in quanto la sua natura e la sua cultura glielo impediscono.

Una cultura modernistica, millenaristica, pragmatistica e tecnicistica, come quella dell' attuale "establishment", non riesce neppure ad immaginare un futuro del mondo diverso dall' omologazione sul modello culturale "occidentale", né un Occidente che non sia guidato dall' antropologia puritana.

Eppure, per competere efficacemente con le nuove realtà emergenti da tutte le parti del mondo, occorrerebbe comprendere la forza che promana, anche sulla costruzione politica, sulle attività economiche e sulle strategie militari, dall' appartenere a culture "olistiche" che non guardino solamente all'economia e alla politica.

Soprattutto, comprendere che, nella gestione del futuro mondo "multipolare", ciascuno conterà solamente in funzione della capacità che esso avrà di gettare sul piatto della bilancia esigenze, proposte e soluzioni che, da un lato, riuniscano un ampio consenso in patria e risolvano i problemi del proprio Continente, e, dall' altro, non siano contrarie alle esigenze di base di tutta l' umanità, ed alle ineludibili scelte socio-culturali degli altri Continenti.

L'America continua a proporre, a quel tavolo, l' esportazione dell' efficienza economica, sorretta dai valori della liberaldemocrazia e del mercato.La Cina butta, sul piatto della bilancia, il culto dell' "armonia", il rifiuto dell' egemonia mondiale. In fondo anche il mondo islamico, anche se in modi contraddittori, e, tavolta, distruttivi, apporta, a questo dibattito, un contributo fondamentale: l' importanza delle religioni nell'affrontare i problemi del mondo.

Che cosa apporta l' Europa al tavolo mondiale, che non sia un sottoprodotto della civilità americana?L' unica cosa che distingua l' Europa attuale dall'America è l' economia sociale di mercato. Tuttavia, Cina e Paesi in via di sviluppo sono, nella sostanza, ancor più "sociali" dell' Europa ( in quanto mirano a risolvere, con la spinta decisiva dello Stato, le esigenze drammatiche di centinaia milioni di loro cittadini).Essi non hanno molto da imparare a questo riguardo, e, comunque, non potrebbero applicare un' "economia sociale di mercato" che presupporrrebbe comunque condizioni storiche ed economiche molto diverse.

Al massimo, chi potrebbe imparare da noi sono gli Americani, i quali, però, tranne alcune modeste eccezioni, come Jeremy Rifkin, non sembrano averne una grande intenzione. Lo stesso Obama è stato costretto, dal Congresso e dagli elettori, a smorzare molto le proprie politiche sociali e ambientaliste, aventi una qualche affinità con la "economia sociale di mercato".Inoltre, si è sempre guardato bene dal fare qualunque cosa che assomigli al prendere atto che un' Unione Europea esiste. Termine mai usato da alcun Presidente americano. Come stupirsi che non sia voluto venire a Madrid? Come afferma giustamente Barbara Spinelli, gli americani non sono disposti a riconoscerci una superiorità intellettuale (a mio avviso, neppure un' eguaglianza).

Quest' apparente posizione di stallo non è inevitabile.

Il blocco culturale in cui versa l' "establishment" europeo non è "colpa" della cultura europea. Anche se oggi ci sono pochi intellettuali che "pensino fuori del coro", la maggior parte della tradizione culturale europea non è millenaristica (vedi San Paolo, Sant'Agostino e Maimonide); né economicistica (vedi Aristotile, Dante, Goethe, Tolstoj); né "suprematista bianca" (vedi De las Casas, Vieira, ancora Goethe, Carlyle, Simone Veil).

L' Europa è culturalmente attrezzata a comprendere la storia dell' Umanità nel suo complesso, senza pregiudizi "eurocentrici" o "occidentalistici" (cfr. p. es. Matteo Ricci, Schopenhauer, Guénon, Toynbee, Panikkar).Essa ha denunziato i pericoli di un futuro puramente tecnocratico (Zamiatin, Capek, Huxley, Orwell ), e tentato di elaborare "utopie" che non implichino anche, nel contempo, la "Fine della Storia" (Platone, Moro, Coudenhove Kalergi, Spinelli,Latouche).

Che questi grandi filoni della cultura europea vengano studiati ed approfonditi non potrà essere opera degli attuali "establishments", che, delle loro vecchie culture, hanno fatto la base delle loro carriere e del loro potere. Si impone un rinnovato sforzo della società civile, per incontrarsi, discutere, studiare questi temi e gli autori che li trattano, per confrontarsi con la società e formulare proposte condivise, da portare a livello europeo.

Alpina continua a proporsi come luogo di incontro e dibattito a questo fine.

Intervenite alla riunione del 9 Febbraio alle ore 21

presso Alpina Srl

Via P. Giuria n.6

10.125 Torino

tel 011 668758

E.mail: info@alpinasrl.com








giovedì 28 gennaio 2010

ALLA RICERCA DELL'IDENTITA' (LATINO) AMERICANA


Debates on Federalism in the World go beyond what Originally Assumed. Les débats sur les fédéralismes dans le monde portent plus loin de ce qu'on aurait imaginé.Debatten ueber unterschiedliche Foederalismusformen in der
Welt kommen zu unerwarteten Blickwinkeln an.


Dobbiamo ringraziare il Dipartimento di Studi Politici dell' Università di Torino e il Centro Studi sul Federalismo per l'eccellente convegno di ieri 27 gennaio su Il processo di integrazione dell'America del Sud in prospettiva comparativa, con i Professori Mariana Luna Pont e José Paradiso dell' Università Tres de Febrero di Buenos Aires.

La Lectorìa dell' Università di Buenos Aires in integrazione latinoamericanasi distingue per un approccio comparatistico alle questioni dell' integrazione internazionale, mutuato, da un lato, dallo studio dell' integrazione europea, e, dall' altro, dal metodo strutturalista (per esempio, Stein Rokkan). Secondo quanto affermato dal Prof. Paradiso, un peso rilevante viene attribuito alla sociologia.

Da tutto questo è derivato, forzatamente, un'illustrazione molto concentrata sulla storia recente dell' integrazione, in particolare dell' integrazione del "Cono Sud"(Mercosur), e con particolare riferimento alla collaborazione a livello locale.

Tuttavia, le domande del presidente della riunione, il Prof. Lucio Levi, e del pubblico, hanno allargato il dibattito ad alcuni temi che sono strettamente affini a quello affrontato direttamente dai relatori, vale a dire, il rapporto con gli Stati Uniti e con i nuovi governi di sinistra, fino ad avvicinarsi al tema dell' identità latinoamericana.

Tema che è stato sfiorato in varie sue componenti: nazionalismo particolarista dei singoli Stati sudamericani, "nazionalismo continentale", questione india, rapporto con gli Stati Uniti.

Intanto, prendiamo atto con soddisfazione che, mentre, ancora un paio di anni fa, l' atteggiamento prevalente negli ambienti accademici era quello di respingere l' "identità" come un fatto spurio della dialettica politica postmoderna, dominata dalla sociologia, dall' economia e dalla razionalità, oggi tutti danno per scontato che non si possono costruire realtà politiche, e, quindi, neppure modificare le realtà politiche esistenti, senza che vi sia un sostegno emotivo di almeno una parte della popolazione. Infatti, la forza di inerzia conferisce già sempre un supporto emotivo a non fare nulla; e, comunque, i progetti politici rivali dispongono anch'essi di un capitale emotivo, che viene utilizzato per paralizzare progetti concorrenti.

Quanto sopra vale, in particolare, per il federalismo, che, volendo promuovere modelli di autogoverno concertato a vari livelli, ha bisogno che, tanto i cittadini, quanto le élites, abbiano degli incentivi a partecipare a tali forme di autogoverno, e tanto più occorre incentivarli quanto più si intende promuovere un livello rispetto ad un altro.Ciò è ancora più terribilmente vero quando, come nel caso delle Americhe, esistano progetti di federalismo in forte concorrenza fra di loro relativi alla stessa area geografica.

Quanto sopra è esemplificato magistralmente dalla situazione americana.La "scoperta" dell' America era già sovraccarica di tensioni identitarie, che spingevano a superare le difficoltà e i sacrifici dell' "esplorazione", dell' emigrazione e della conquista: realizzare un nuovo cielo e una nuova terra, aggirare l' Islam, sconfiggere l' Impero Ottomano.

Le diverse visioni dell' identità americana sono già presenti nei conflitti fra spagnoli, portoghesi e olandesi per la gestione e spartizione dell' Impero Mondiale asburgioco, nel conflitto fra coloro che, come De Las Casas ,Vieira e Campanella, intendevano rivitalizzare le concezioni imperiali medievali, riconoscendo una dignità agli abitanti delle Americhe, e i Conquistadores, che volevano sottometterli ad una forma di sfruttamento pre-capitalistico, fra i colonizzatori inglesi e francesi, portatori dell' ideologia protestante e anti-asburgica, e i Gesuiti che vedono nelle Reducciones la realizzazione della promessa messianica, fra i Puritani che, proprio al momento dell' emigrazione, esprimono l'utopia di egemonia mondiale della "casa sulla collina", e i discendenti della Dinastia Inca, come Blas Valera e Tùpac Amaru, che rivendicano un "Regno delle Americhe", o "del Perù", all' interno della Corona di Spagna.

E' così che, paradossalmente, le Americhe, che, sotto Filippo II, erano tutte parte della Corona di Spagna,e, ancora duecento anni fa, erano in gran parte unite, sono, attualmente, divise in una trentina di Stati, che stentano a trovare un'identità comune.

Vi sono, in realta, identità fortemente concorrenti.L'idea semplicistica diffusa, del federalismo mondiale, da Coudenhove Kalergi, secondo cui le varie federazioni (tranne quella europea) avrebbero ricalcato i confini arbitrari dei continenti tracciati dai geografi, non può reggere, perchè le discriminanti fra le grandi aree del mondo non passano necessariamente per quei confini.Anzi, ciò su cui non c'è accordo sono proprio quei confini.

Evo Morales ha prestato il proprio giuramento, prima che al Parlamento di Bogotà, in abiti Inca al tempio di Tiawanaco della dea Pachamana, in cima alle Ande, in una città che, per alcuni, è la più antica del mondo.

I Paesi del Mercosur,salvo il Paraguay,residuo delle Reducciones gesuitiche, mantiengono tracce molto modeste delle popolazioni originarie.

Secondo José Valladao, nel corso del 21° secolo, gli Stati Uniti "sudamericanizzati "guideranno più che mai il mondo (l'"America-Mondo"), in quanto, grazie alla massiccia immigrazione, rappresenteranno tutti i popoli della Terra.Basti pensare il modo in cui viene gestita l' "emergenza Haiti". Infine, non possiamo dimenticare neppure la passeggera infatuazione per l' idea del G2, un'inedita alleanza fra USA e Cina, che richiama progetti del 19° Secolo (Taiping, Gordon Pascià).

I dibattiti sull' integrazione del Continente non possono non tenere conto di queste realtà, fino al punto che si possono contrapporre addirittura tre visioni assolutamente diverse del futuro dell' America: una, espressa, per esempio, dalla Presidenza Obama, basata ancora sulla Dottrina di Monroe e sull' impero Democratico ,di un'America cosmopolita, egemonizzata dal Nord, ma con elites largamente afroamericanizzate, latinizzate o asiatico-americane, che continua ad essere la guida quindi, del del mondo; un'altra, che riprende le vecchie idee di una Corona delle Americhe, a leadership india, e con un sincretismo fra neo-paganesimo e religiosità controriformista; una terza, che è quella che viene normalmente evocata, con una pluralità di federazioni, soprattutto diverse fra Nord e Sud, ma tutte di orientamento genericamente europeo-occidentale.Anche qui, i rapporti fra il Nord e il Sud, come pure fra Sudamerica e Europa, sarebbero tutti da definire.

Come si vede, la Postmodernità pone il dibattito culturale di fronte ad una contraddizione difficilmente sanabile:

-da un lato, con la sua franesia di consumo, ci costringe a concentrare il pensiero in unità ristrettissime, come i blog e i "talk shows", che offrono minor spazio di approfondimento della tradizionale cultura libresca e accademica;

-dall' altro, la realtà è più complessa, più multidisciplinare e più "bipartisan" di quanto lo stesso approfondimento accademico sia disposto ad ammettere.

Per questo, ricerchiamo un dibattito serrato con sostenitori e lettori, intellettuali ed Autorità, perfino con gli avversari, per individuare, con la massima pragmaticità, quelle forme di approfondimento e di dibattito che la realtà sociale di fatto, e anche le nuove tecnologie, ci permettano.

Anche per questo abbiamo convocato la riunione del 9 febbraio presso Alpina, per confrontarci con Voi su questi temi.

Martedì 9 febbraio 2010, presso Alpina Srl, Via Pietro Giuria, 10125 Torino
Progetti 2010

Verranno presentati filmati sulle principali aree progettuali e verrà aperto il ìdibattito.

E.mail: riccardo.lala@alpionasrl.com
Telefono
0116688758
3357761536

sabato 28 novembre 2009

IDENTITA’PIEMONTESE

Series of Contributions on European Identity in Preparation for 2010 Elections.Série de contributions sur l'identité piémontaise en préparation des elections de 2010.Serie von Beitraegen ueber Identitaet Piemonts, in Vorbereitung fuer 2010 Wahlen.







L’inizio del 21° Secolo ha segnato un momento di eccezionale rivalutazione del concetto di “Identità”, quanto mai controverso, ma, oramai, accettato da tutti almeno come base per la discussione. Si parla di ogni genere di identità: da un lato, le “identità esclusive” (famiglia, luogo di residenza, “genos”, etnia, religione, regione, nazione, continente), e, dall’altro, delle cosiddette “identità plurali”. È abbastanza ovvio che ciascun individuo (e/o, meglio, persona), sceglie (e da sempre ha scelto) fra una pluralità di identità (famiglia, luogo di residenza, comunità di opinione, e/o di culto, comunità di lavoro, ecc.), sicché la sua “concreta” identità è, in definitiva, una sorta di “sommatoria” di queste identità, ereditate e scelte, senza che nessuna di esse risulti “prevalente”. E, tuttavia, perché si arrivi al poter scegliere tra siffatte identità, occorre che esse preesistano: come, per esempio, un villaggio, una città, uno Stato, un’impresa, un’istituzione, un’associazione o una Chiesa, ecc..(cfr.Riccardo Lala, 10000 anni di identità europea, 1° Volume, Patrios Politeia, Alpina, Torino, 2006; cfr. http://www.alpinasrl.com/catalogo/cat_baustellen/cat_10000_anni_identit%E0.htm)


1.Postmodernità e Identità
In questo momento, si verifica, a nostro avviso, un’ acutizzazione della Transizione dalla Modernità alla Postmodernità. Questa può essere identificata: sul piano filosofico, con il riconoscimento generalizzato di una qualche rilevanza pubblica delle religioni; su quello delle dottrine politiche, come l’avanzare del multiculturalismo; su quello economico, con la critica del mercatismo; sul piano delle politiche locali, con la rivalutazione delle identità.Concetti legati alle logiche dell’Europa “moderna”, come, per esempio, “Destra” e “Sinistra”, sono, invece, stati oramai abbandonati dai politici più avveduti. Tuttavia, salvo qualche lodevole eccezione (cfr., per esempio, John Gray), la cultura non ha ancora elaborato in modo soddisfacente le ragioni di questo abbandono.

La crisi della Modernità dovrebbe dimostrare la grande preveggenza delle esperienze eretiche dei grandi outsider che hanno operato, più o meno a lungo, in Piemonte, come, per esempio, Alfieri, Nietzsche, Pavese, Del Noce e Jesi, ponendo in discussione l’egemonia storica della tradizione positivistica e razionalistica.

Un aspetto positivo dell’attuale dialettica culturale della nostra Regione è costituito proprio dal recente abbandono del clima di intolleranza, o, peggio ancora, di indifferenza e di silenzio, con cui il “mainstream” culturale (l’“Ideologia Piemontese”) aveva circondato gli “outsiders”, di qualunque tendenza essi fossero. Oggi, al contrario, capita, addirittura, che, di tanto in tanto, perfino l’ufficialità si attivi (anche se ancora senza eccessivo entusiasmo) per studiare e commemorare autori come Alfieri, Nietzsche, e/o il Pavese “alternativo”. Ciò permette, finalmente, di affrontare la storia del nostro territorio sotto tutti i suoi diversi profili, senza sottacerne nessuno.

2.Pluralità dell' identità piemontese.
È fondamentale, infatti, riscoprire il carattere composito della nostra Regione, dove, alle tradizioni sud-europee (Liguri, Province Alpine dell’Impero Romano, Provenzali, Francesi e Franco-Provenzali), e centro-europee (Celti, Sacro Romano Impero, Walser) proprie delle aree montagnose e delle colline del Sud, si contrappongono le influenze più strettamente “italiane” della pianura (Gallia Subalpina, Lega Lombarda, Stato di Milano, esuli risorgimentali).

Delle prime tradizioni fanno parte: la società aristocratica e militare sabauda (e aleramica); la presenza delle minoranze alloglotte per una fascia di 30-70 chilometri dallo spartiacque delle Alpi; la presenza della minoranza protestante nelle Valli Valdesi. Delle seconde, l’impronta romanica e barocca nell’eredità urbanistica, fortemente unitaria, della Regione, e la significativa presenza della Chiesa Cattolica.

Tutti i grandi filoni culturali che hanno operato in Piemonte partecipano del carattere dell’europeità, che accomuna tutti gli aspetti della cultura piemontese. L’“Ideologia Piemontese” (quell'orientamento dominante che, partendo da Gramsci e Gobetti, arriva a Bobbio e ai suoi allievi) affonda le sue radici nelle frequentazioni americane di Garibaldi ed in quelle inglesi di Mazzini e di Cavour; la tradizione tecnocratica della Fiat è strettamente collegata al mito americano, così come l’industrialismo di Gramsci e Gobetti partecipa nello stesso tempo del mito americano e di quello della rivoluzione russa; l’azionismo è strettamente legato al federalismo europeo (basti pensare alla bozza abbinata di Costituzione Italiana e di Costituzione Europea elaborata, poco prima di essere ucciso, dal leader antifascista Duccio Galimberti).L’“aristocraticismo ribelle” vede Alfieri inserirsi nel clima dello Sturm und Drang e della reazione nazionalistica all’imperialismo francese, mentre si manifesta, in Nietzsche, la misteriosa epifania di un genio europeo che a Torino conosce, nel contempo, e la celebrità e la follia.Il cattolicesimo del savoiardo e francofono De Maistre si nutre di riflessioni sulla Rivoluzione Francese, fiorisce nell’effervescente cultura pietroburghese dei tempi di Alessandro 1°, e, paradossalmente, attraverso St. Simon e Comtes, influenza la più sostanziosa fonte segreta del modernismo ; il progetto neo-guelfo di Gioberti si riallaccia, oltre che ai progetti di federazione europee elaborate alle corti di Parigi e di Praga e dagli stessi Illuministi, alla stessa visione russa della Santa Alleanza; l’attivismo sociale di Don Bosco ha una stretta parentela con il cristianesimo sociale francese ed olandese del suo tempo; Del Noce prende le mosse, per le sue analisi filosofiche, da Cartesio e Pascal.Infine, i critici piemontesi della modernità sono pieni di spunti internazionali: il Pavese scrittore, di quelli del romanzo americano, mentre il Pavese editore della “Collana Viola” è debitore a De Martino per gli interessi etnografici e religiosi; Jesi è un appassionato cultore della cultura irrazionalistica tedesca; Elémire Zolla, di origine francese, è strettamente legato allo studio del fenomeno religioso di autori cosmopoliti, come, per esempio, Mircea Eliade.Impossibile, poi, riassumere qui quali siano stati i riferimenti internazionali di precursori piemontesi del Federalismo europeo, come il Senatore Agnelli e Luigi Einaudi, Federico Chabod e, soprattutto, Duccio Galimberti.


per informazioni
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riccardo.lala@alpinasrl.com