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martedì 21 settembre 2010

CIVILISACHON VALDOTENA

The Week of the Festival of Aosta Valley , a Strong Occasion for Reaffirming European Minorities Rights.La semaine de la Fête de la Vallée d’Aoste a constitué une occasion exceptionnelle pour la réaffirmation des droits des peuples minoritaires.Die Woche des Aostatalsfests eine ausserodeutliche Angelegenheit Rechte der europäischen Minderheitsvölker zu behaupten.

È singolare come perfino in una Regione confinante con la Valle d’Aosta, e con una profonda comunanza storica con la stessa, come il Piemonte, si ignori la vera e propria “rivoluzione culturale” che si sta compiendo nella Valle (anche se in mezzo a profondi conflitti e differenze di opinione).

È noto come, storicamente, la Valle d’Aosta abbia, da sempre, costituito un “quid unicum”, non solamente in Italia, bensì anche nell’ambito degli Stati di Sardegna("ducatum istum non esse citra neque ultra montes sed intra montes"). Stati a cui cominciò ad appartenere poco dopo il 1000, sotto Umberto Biancamano .

La Contea (Ducato) di Aosta godette sempre di una grande autonomia, che ebbe la sua maggiore espressione nei Conseil des États de la Vallée d’Aoste, un vero “Parlamento” di “Stati” (secondo il modello medievale), il quale non cessò mai dalle sue funzioni fino alla Rivoluzione Francese, anche se, nel Settecento, con le "Royales Constitutions", il Re di Sardegna tentò di ridurne l' autonomia.

Non soltanto, ma Aosta possedeva anche, come precisa una targa esposta nel “Palais des États”, un autonomo esecutivo, i “Conseil des Commis”.Il tutto completato dal Bailli (Podestà) del Duca di Savoia e dal Vescovo di Aosta, con ampie prerogative.

Dopo l’Unità d’Italia, i Valdostani furono particolarmente attivi nell’elaborazione della loro cultura, come, per esempio, da parte dell’Abate Cerlogne, poeta e ceodificatore della lingua valdostana, e da parte del comandante partigiano Emile Chanoux, che partecipò, tra l’altro, all’elaborazione, in piena 2ª Guerra Mondiale, della Carta di Chivasso, che anticipò il sistema delle Regioni Autonome. Chanoux fu caratterizzato per altro da un vero e proprio nazionalismo savoiardo-valdostano, che trova espressione nel manifesto "L' Esprit de Victoire", ch'egli lesse al Comité de Libération di Aosta, il primo Comitato di Liberazione d' Italia. Chanoux fu ucciso dai Tedeschi poco prima della fine della guerra.

Sempre a cavallo della 2ª Guerra Mondiale, Federico Chabod, professore all’Università di Torino e anch'egli comandante partigiano, pubblicò due opere fondamentali per la storia dell’identità europea: “L’Idea di Nazione” e “Storia dell’Idea di Europa”. Chabod, per altro assente a Chivasso, fu l' estensore del contributo dei Valdostani alla Carta di Chivasso, primo documento del federalismo interno italiano e sui diritti dei popoli minoritari.

Nel 2° Dopoguerra, la Valle d’Aosta ottenne un regime di autonomia che costituì un esempio per i movimenti autonomistici di tutta Europa. Tradizionalmente, la Valle d’Aosta riuniva, sotto l’egida di un suo Collège d' Etudes Fédéralistes fondato da Corrado Gex, movimenti autonomistici dei popoli minoritari di tutta Europa. Incidentalmente, ricordiamo che Gex (che, oltre che deputato, era aviatore,tanto che gli fu dedicato l' aeroporto di Aosta, morì giovane in un incidente aereo che colpì l'aereo da lui stesso pilotato). L' indagine giudiziaria sull'incidente è stata recentemente riaperta.

Negli ultimi anni, l’iniziativa in merito alla tutela dei popoli minoritari era stata piuttosto raccolta da regioni della Mitteleuropa (Germania, Austria), e, poi, del Nord Europa (Frisia, Galles),le quali ultime gestiscono il centro Mercator di Leewaarden in Frisia Occidentale.Negli ultimi 2 anni, la Valle d’Aosta ha ricominciato a coltivare le sue vecchie ambizioni di costituire una sorta di catalizzatore , convocando ogni anno, nell’ambito del “Festival della Valle d’Aosta”, un festival dei popoli minoritari.

Quest’anno, nell’ambito del Festival, è stato organizzato un dibattito sulla globalizzazione, a cui hanno partecipato, oltre ai Valdostani, Catalani, Bretoni e Ladini.È singolare che le lingue dei popoli partecipanti (salvo il Bretone), fossero mutualmente comprensibili, tanto che il rappresentante catalano, Prof. Amigó, ha potuto tranquillamente tenere tutta la sua relazione nella propria lingua.A significare, a nostro avviso, che, dalla costa dell’Atlantico fino a Trieste, si estende un’area linguistico-dialettale sostanzialmente omogenea, che solo per motivi politici si è voluta distinguere in Galiziano, Aragonese, Catalano, Valenciano, Mallorquin, Aranese, Occitano, Franco-Provenzale, Gallo-Italico, Ladino e Friulano. Quest’area linguistica era caratterizzata, anticamente, dall’uso della Lenga d’Oc, nelle sue diverse varianti, come brillantemente esemplificato da Raimbaut de Vaqueiras, che scrisse liriche in cui intercalava Gallego, Guascone, Provenzale, Langue d' Oil, Ligure e Italiano del Nord.

I popoli minoritari godono, nelle Regioni coinvolte nel dibattito, di diritti, soprattutto culturali e linguistici, crescenti. Tuttavia, esse sono il teatro, più ancora di altri territori, del conflitto, attualmente in corso, fra, da un lato, l’omologazione indotta dalla globalizzazione, e, dall’altro, la resistenza delle culture locali.

La presenza di una forte immigrazione dall’Europa Orientale ed extra-comunitaria, aggiunge un’ulteriore variabile, che le regioni autonome minoritarie tentano di affrontare attraverso un’integrazione speciale, che, attraverso l’allargamento della comunità linguistica, includa anche i nuovi cittadini.

Come questa vicenda sia complessa è stato illustrato, soprattutto, nella seconda parte della Festa della Valle d’Aosta, la Fête du Patois, all’interno della quale si è esplorata la problematica specifica del Franco-Provenzale in Valle d’Aosta e nelle regioni confinanti (soprattutto, Vallese, Piemonte e Savoia).

Il problema del “Patois” (“Franco-Provenzale”) è di una grande complessità, in quanto ha a che fare: con: i concetti di “Lingua” e di “Dialetto”: con la categorizzazione delle “Lingue”; con i rapporti fra “lingua alta” e “lingua popolare”; con i rapporti, all’interno stesso delle Regioni Autonome, della Lingua “alta” nazionale (l’Italiano), della “Lingua Alta” alloglotta (il Francese), della "Langue du Cœur" (il Valdostano), il dialetto effettivo (quello dei singoli Comuni), le aree linguistiche affini (francoprovenzali), le parlate minoritarie nella Regione (Walser, Tedesco e Piemontese); con il rapporto fra “Civiltà alpine” e “Civiltà valligiane”, fra tradizione e globalizzazione, e così via.

La complessità di questo dibattito fa comprendere quanto siano riduttivi i discorsi politico-culturali in corso nella “grande stampa”, che ignorano questo fenomeno imponente delle “lingue e popoli minoritari” dell’Europa, ai quali appartengono all’incirca il 20% degli abitanti dell’Europa.Fa dimenticare anche come questi dibattiti eccitino ancor oggi le passioni dei Valdostani, divisi fra un autonomismo più o meno spinti e una visione più "italocentrica" della Valle d' Aosta.

Ricordiamo che vi sono in Europa più Rom, Turchi e Russofoni, che non Olandesi o Svedesi.

venerdì 10 settembre 2010

NAPOLEONE A CHERASCO: ATTUALIZZAMO LA NOSTRA STORIA

napoleone_a_cherasco


Annual Celebrations of Cherasco Truce – a Typical Creation of European Popular Culture-. Les célébrations annuelles de l’ Armistice de Cherasco: un exemple concret d’une culture populaire européenne. Jaehrliche Feiertage fuer Cherascos Friedensvertrag: konkretes Beispiel fuer europaeische Volkskultur.

Alpina e Diàlexis sono state felici, quest’ anno, di potere ospitare, nella loro sede, la conferenza stampa di “lancio” delle, ormai tradizionali, manifestazioni napoleoniche.

Manifestazioni che uniscono il Comune di Cherasco, la Fondazione Debenedetti, e, infine, le Associazioni Napoleoniche, nella persona, di Frédéric Dubois.

“Parentela", questa con i Francesi, che sono da tempo discusse, e discutibili .Citiamo, a questo proposito, fra l’ altro, la letteratura, etnografica e linguistica, circa i popoli “arpitano”, provenzale e “francoprovenzale”; il carattere “lato sensu francofono” delle aristocrazie piemontesi (ivi compresa Casa Savoia); l’influenza dell’ annessione all’ “Empire Francais” sulla nascita della classe dirigente risorgimentale; l’influenza di Napoleone III sulla II Guerra di Indipendenza.

Dal nostro punto di vista, vale a dire quello dell’ “Identità Europea”, la “Questione Napoleonica” resta tutt’ora aperta.Questo perché l’ Europa è ( e, a nostro avviso, deve restare) culturalmente pluralistica.Ciò comporta che (in questo come in tutti gli altri casi),vengano presi in considerazione tutti i più diversi punti di vista culturali e storiografici, i quali, in questo come, e più ancora, che in tanti altri casi, sono, fra di loro, assolutamente contraddittori e divergenti.

Ricordiamo infatti che, proprio nel recente "festival del Patois" di Aosta, si è affermata, sì, l'appartenenza della Valle stessa alla Francofonia, ma si è affermata pure l' esistenza di una "Civiltà Valdostana".

Di converso, ogni anno si svolge, al Colle dell' Assietta, una manifestazione storica eguale e contraria a quella di Cherasco, la Festa del Piemunt, con la quale si celebra l' anniversario della vittoria degli Stati di Sardegna sulle truppe del Re Sole.

Noi crediamo che l' insieme di queste manifestazioni dimostri ulteriormente, se mai ve ne fosse bisogno, la forza delle tradizioni nei nostri territori, e i sentimenti diversi che legano, a queste tradizioni, specifici segmenti delle nostre Società. E' proprio quest' infinita sfaccettatura dell' Europa a costituire la sua forza e la sua identità.

giovedì 29 aprile 2010

DUE NUOVE INIZIATIVE DI ALPINA E DIALEXIS A MAGGIO

Alpina and Diàlexis Have Ambition to Federate Initiatives of Cultural Associations for Europe in Piedmont.Alpina et Diàlexis ont l' ambition de fédérer les initiatives des Associations culturelles pour l'Europe.Alpina und Diàlexis haben die Anwartschaft, die kulturellen Bewegungen fuer Europa zu verbinden.



All' inizio di Maggio, si svolgeranno, presso la sede di Alpina-Diàlexis due importanti manifestazioni, unite dall' obiettivo di fare, delle nostre organizzazioni, il fulcro degli sforzi per unificare e razionalizzare le forze di coloro che si adoprano per fare di Torino un centro propositivo più favorevole,

La situazione non potrebbe essere più favorevole.

A livello mondiale, la crisi della finanza internazionale e l' emergere dei BRIC's pone le pre-condizioni affinché possa essere accettata l' idea di una nuova cultura post-moderna, che tenga conto delle tradizioni e dei valori di tutte le parti del mondo.

A livello europeo, la crisi dell' Euro ribadisce che un' Europa puramente materialistica non poò sopravvivere, se non è sostenuta da un forte afflato spirituale e dall' amicizia fra i popoli, anche quelli (come, per esempio, i Turchi e i Russi), sono stati da molti considerati come "Nemici ereditari".

In Italia, si apre, all' interno di una maggioranza tradizionalmente considerata autoritaria, una forma di dibattito che, con tutti i suoi limiti, cerca di coniugare le preferenze popolari (certamente conservatrici), con le tradizioni culturali italiane (molto più pluralistiche che quelle di certi grandi Paesi).

A livello locale, il cambiamento inaspettato e radicale della leadership regionale comporta l'esigenza di un serio ripensamento di tutti gli attori della politica culturale, al di là degli schemi precostituiti e dei privilegi ereditari.

L' obiettivo che noi perseguiamo è un dibattito aperto e senza pregiudizi fra tutti coloro che hanno a cuore la cultura in Piemonte, al fine di pervenire a:

-una definizione condivisa delle tendenze culturali presenti in Europa e dei fabbisogni culturali del Piemonte;

-un "networking" mirato alla "messa in rete" di intellettuali, associazioni, Autorità, istituzioni culturali, tutti finalizzati ad offrire in Piemonte prodotti culturali per l'Europa;

-una nuova forma di associazionismo ,capace di proporre in modo selettivo ai finanziatori ed alle Autorità prodotti culturali di eccellenza, coerenti con l' Identità Europea e Piemontese e finanziariamente sostenibili;

-un "forum" europeo delle eccellenze;

-la base programmatica per la collaborazione euroregionale fra le Regioni del Nord-Ovest, le Francia di Sud Est e la Svizzera.

Sulla strada per raggiungere questi obiettivi, Vi proponiamo, nei prossimi giorni due significative iniziative:

-4 maggio, ore 17,3o presso Alpina-Diàlexis, Via p. Giuria 6, Torino:

La presentazione presso la sede di Alpina-Diàlexis dell' iniziativa "Napoleone a Cherasco":


214° ANNIVERSARIO DELL'ARMISTIZIO DI CHERASCO

Sfilate di truppe, rievocazione storica
musiche napoleoniche e "sons et lumières"

napoleone_a_cherasco

14 -15 - 16 maggio 2010 - Centro Storico di Cherasco

Dopo i successi delle passate edizioni, tornerà "Napoleone a Cherasco" anche quest'anno: sarà il 14, 15 e 16 maggio, la manifestazione dedicata a NAPOLEONE BONAPARTE e all'Armistizio di Cherasco, proposta dalla Città di Cherasco, in collaborazione con la Fondazione De Benedetti "Cherasco 1547" (Onlus).

L'Armistizio di Cherasco, firmato il 28 aprile 1796, tra il Bonaparte (il Generale aveva solo 26 anni quando prese il comando dell'armata d'Italia che in un'inesorabile avanzata avrebbe condotto al grande successo di battaglie e vittorie) e Vittorio Amedeo III di Savoia, in seguito alla Battaglia di Mondovì, metteva fine alla prima fase della Campagna d'Italia e sanciva l'occupazione francese del territorio sud occidentale del Piemonte, dalla Valle Stura ad Alessandria, e delle fortezze di Cuneo, Ceva e Tortona, nonché l'abbandono dell'alleanza con gli Austriaci.

Quest'anno il programma si articola su tre giornate, venerdì, sabato e domenica, dedicate alla rievocazione dell'Armistizio, in base al quale la Francia annetteva Nizza, Tenda e la Savoia, e otteneva il libero transito attraverso il Piemonte per le sue truppe al fine di proseguire la guerra contro l'Austria: oltre alla battaglia tra truppe francesi, austriache e piemontesi e alla firma della tregua, sono previsti momenti culturali legati all'evento.

È prevista la partecipazione di circa 30 gruppi storici d'Italia, di Francia e d'Austria che si accamperanno ai margini del Centro Storico, lungo gli antichi bastioni della Città e sfileranno per le vie cheraschesi in diversi momenti delle giornate, riportando Cherasco all'epoca di quel fine aprile del 1796. Come le scorse edizioni, parteciperanno circa 400 soldati provenienti da tutta Europa, con reparti di artiglieria, fanteria, cavalleria, stato maggiore e vivandiere: con armi e uniformi fedeli al periodo storico rievocato, faranno rivivere lo spirito dell'epoca.

Lo scopo è quello di accostare il pubblico e i visitatori, in modo curioso, divertente e attivo, alla Storia: quella di Cherasco in particolare, che è stata per secoli parte integrante della Storia d'Italia.

Anche quest'anno ci sarà lo spettacolo di "Sons et lumière", previsto nella serata di sabato 15 maggio, dalle ore 22 alle 24, nella piazza dell'Arco del Belvedere, uno spettacolo che riproduce le vicende del periodo napoleonico, dove le immagini proiettate si fondono con l'elemento architettonico. La colonna sonora, composta da brani della Rivoluzione Francese, accompagnerà la video proiezione e narrerà la prima campagna d'Italia del 1796 e la vita di Napoleone Bonaparte.

Saranno invece due le novità per questa edizione: la presenza di un'"Antica taverna" nel piazzale Möckmühl che distribuirà il "Rancio delle truppe" (zuppa di trippe e legumi, salsiccia allo spiedo, verdure dell'orto, frutta, vino rosso di Langa a 10 Euro, con servizio il sabato dalle ore 18 alle 23 e la domenica dalle 11 alle 15). E, in collaborazione con la scuola Media Statale S. Taricco di Cherasco, la mostra e l'"atelier del fumetto Napoleonico" con il fumettista francese Stéphane Pêtre, autore di numerosi libri sull'epoca Napoleonica (nelle sale della scuola in via Beato Amedeo).

Ed ecco il programma della tre giorni napoleonica.

VENERDI' 14 MAGGIO

Ore 21 Palazzo Comunale - Conferenza storica
"Napoleone e le donne: Joséphine ele altre..." a cura del prof. Francesco Bonifacio Gianzana

SABATO 15 MAGGIO

Ore 10.00 Arrivo delle truppe e allestimento del bivacco
Movimento delle truppe nel Centro storico
Atelier "Antichi mestieri"

Ore 11.30 Scuola Media S. Taricco - Inaugurazione mostra "Fumetti Napoleonici"

Ore 15.00 Battaglia campale ed esercizi di cavalleria

Ore 17.30 Piazza del Municipio - Letture e musiche

Ore 20.00 Visita al bivacco

Ore 20.45 Centro Storico - Musiche napoleoniche e canti rivoluzionari

Ore 21.30 Concerto di Grognards e Ussari

Ore 22 - 24 Centro Storico - Grande Spettacolo "Son set lumiere"

Ore 22.15 Movimento di truppe

Ore 24.00 Ronde notturne nel Centro Storico

DOMENICA 16 MAGGIO

Ore 9.00 Centro Storico - Apertura Mercatino Napoleonico

Ore 10.00 Movimenti di truppe - Addestramento per singoli reparti

Ore 11.00 Piazza del Municipio - Saluto del Sindaco
Partenza della parata ed adunata dei reparti per la presentazione alle Autorità e agli ospiti illustri

Ore 11.30 Concerto di musiche napoleoniche

Ore 12.00 Sfilata di truppe. Movimenti della cavalleria e della fanteria

Ore 13.00 Visita al bivacco

Ore 15.00 Centro Storico - Simulazione della battaglia

Ore 16.30 Termine delle ostilità

Ore 16.40 Piazza del Municipio - Schieramento dei reparti
Rievocazione della firma dell'Armistizio tra plenipotenziari francesi e piemontesi presente Napoleone Bonaparte

Ore 17.00 Scene di giubilo e festa per le strade, tiro delle salve con cannoni schierati. Premiazione soldati


-9 Maggio:Festa dell' Europa

Ore 21,00 presso Alpina-Diàlexis,Via P. Giuria 6

DOVE STA ANDANDO OGGI

LA CULTURA EUROPEA?

Nel mondo globalizzato, la capacità di produrre cultura, (che, da sempre, ha costituito un elemento di forza per qualunque società), è divenuta un elemento “centrale” anche del vantaggio competitivo internazionale.

Ciò, certo, non solamente per il turismo, bensì anche per ciò che concerne la capacità aggregativa di carattere politico, la riproduzione del legame sociale, il sostegno all’industria culturale, l’attrazione di personale qualificato e degli intellettuali, il prestigio per i prodotti di esportazione, ecc…

Mentre, fino a poco tempo fa, l’ Europa poteva vantare una grande attrattività come “Paese di Cultura”, negli ultimi decenni, essa si è vista scalzata, non solamente dall’ America, ma anche dal Giappone, dall’ India e dalla Cina.

Inoltre,molti dei grandi intellettuali che avevano fatto la fama dell’ Europa nel Dopoguerra sono oramai scomparsi, e non si è ancora formata una generazione capace di sostituirli.

Come “rintracciare” le nuove eccellenze nel “mare magnum” dell’ industria culturale e dei media?Cosa fare per promuoverle?

(Alpina) si ripropone di stimolare uno sforzo corale di Associazioni e Autorità Torinesi per dibattere su questo tema, con l’ obiettivo di fare di Torino un centro propositivo capace di aggregare competenze di tutta Europa, e di verificare lo stato di avanzamento di questo progetto con un’ulteriore iniziativa, di respiro internazionale, da realizzarsi nei prossimi mesi.

Torino, 9 maggio 2010,


Dibattito:

DOVE STA ANDANDO OGGI

LA CULTURA EUROPEA?

Via P. Giuria n. 6

c/o

Alpina srl/Associazione Diàlexis

Tel.011 6688758 E.Mail: info@alpinasrl.com

Ore 21: Saluti di Riccardo Lala (per Alpina/Dialexis), Stefano Commodo (per IPSEG), Bruno Labate (per Poesia Attiva), Mauro Carmagnola (il Laboratorio)

E’ possibile oggi riconoscere ed individuare una “Cultura Europea”?

Esistono oggi momenti di eccellenza della cultura in Europa?

Quali le priorità di una politica europea della Cultura?

Come configurare a Torino un’ iniziativa di respiro internazionale su questi temi?

Ore 21,30.Introdurranno il dibattito di Gianpiero Leo,Costanzo Preve , Alfonso Sabatino e MArcello Croce


modera: Riccardo Lala

Ore 22,15 Dibattito

Chi desidera iscriversi a parlare, può contattarci all’ E.mail :

info@alpinasrl.com





sabato 27 febbraio 2010

LA PROVINCIA DI TORINO RILANCIA L' EUROREGIONE ALPI-MEDITERRANEO

Torino's Province Devotes Top Level Debate to Euroregion Alpes-Méditerranée. La Province de Turin Dédie Débat au Sommet à Relance d' Eurorégion Alpes-Méditerranée.Provinz Turin widmet Erhobene Debatte zum Wiederbeleben der Euroregion Alpes-Méditerranée.




Venerdì 26 Febbraio, si è svolto, presso la nuova, splendida, sede della Provincia di Torino, un ristretto, ma approfondito, dibattito, circa la scelta, che il Piemonte sembrerebbe chiamato ad adottare, fra, da un lato, la proposta sempre più insistente, da parte di Milano, di unire le forze per la costituzione di una sorta di "città a rete", e, dall' altro, lo sforzo portato avanti da ormai molti anni per sviluppare il progetto dell' Euroregione.

Hanno partecipato il Presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, l' Assessore alla Cultura, Ugo Perone, e il Vice-Sindaco di Torino, Tom Dealessandri. Ospite d' onore, Juergen Fischer, coordinatore dell' Iniziativa Ruhr 2010.

Notevole anche il numero e la qualità degli intervenuti, fra i quali anche l' ex Sindaco di Torino, Valentino Castellani.

Nella sostanza, la maggior parte degli oratori e degli intervenuti hanno manifestato la loro preferenza per la soluzione "Euroregionale", che risponde ad interessi permanenti di Torino.

Nella sostanza, la manifestazione ha confermato quelle che erano state le ipotesi iniziali da cui era partita, negli ormai lontani Anni '90 dello scorso secolo, l' intera nostra azione politico-culturale:

-la crisi delle ideologie otto-novecentesche, e la conseguente necessità di nuove forme di pensiero e di azione politica, ben radicate nella dialettica identità-differenza, a livello continentale, nazionale e locale;

-il ruolo trainante dei miti di Europa e Euroregione.

In quegli anni, le ipotesi da noi portate avanti (fra l' altro, attraverso l' Associazione Indipendente per l' Integrazione dell' Europa Occidentale), avevano incontrato serie difficoltà a svilupparsi, i quanto, nonostante la fine della 1a Repubblica e la caduta del Muro di Berlino, erano ancora forti opposte tradizioni politiche, in particolare quella incentrata su una concezione assiale e lineare della storia, e quella mercatistico-occidentale.

Oggi, quando anche i miti del Progresso Lineare e quello dell' onnipotenza del mercato hanno, oramai, perduto tutto il loro smalto, si fa finalmente sentire un po' dovunque l' esigenza di nuove idee-forza e nuove aggregazioni.

Noi restiamo sulla breccia, con le nostre idee di pluralismo culturale a livello mondiale, di riforma paritetica delle istituzioni internazionali, di aggregazioni continentali, di identità europea e delle Euroregioni. Siamo lieti che anche Istituzioni e gruppi influenti della nostra Città si interessino a questi temi, e sollecitino i cittadini a partecipare al loro svuluppo.

Non mancheremo di fornire i nostri contributi.




venerdì 29 gennaio 2010

STRANE INDISCREZIONI SUL PROGRAMMA DEL CENTRO-DESTRA IN PIEMONTE

Project to "Unify Electoral Campaign" for Lombardy, Veneto and Piedmont. Un projet d'unification des campagnes électorales pour les Régions de Lombardie, Venétie et Piémont? Projekt fuer die Vereinigung der Wahlkampagnen in Lombardei, Venetien und Piemont?

Nell' ambito delle polemiche all' interno del Centro-Destra sulla candidatura Cota, è emersa la strana affermazione che la coalizione "per rafforzare la candidatura di Cota", intenderebbe "unire le campagne elettorali delle tre regioni".

Si tratterebbe di una novità nella vita politica italiana. Novità per altro possibile se i tre programmi fossero coordinati. Il che potrebbe anche voler dire che sono "milanocentrici", come ci sarebbe da aspettarsi da un candidato della Lega e del Piemonte Orientale.

Se questo fosse il caso, il Centro-Destra farebbe ciò a suo rischio e pericolo. Infatti, abbiamo rilevato, già dalle reazioni al nostro blog, che l'avversione ad una "annessione alla Lombardia" è uno dei pochi motivi che riescono a scuotere l' apatia degli elettori piemontesi.

Ne sono la prova i commenti ricevuti al post "Ugo Perone contro Mito".

Non che non vi siano argomenti anche a favore del Progetto MITO.Ma questi argomenti interessano sostanzialmente il Piemonte Orientale, non già tutto il Piemonte.Come avevamo cercato di mostrare in un altro precedente post, dalle stesse mappe etnografiche e glottologiche elaborate dai circoli autonomisti, risulta che, in Pemonte, vi sono tre distinte fasce etno-culturali: quella alpina, di tradizioni allogene e alloglotte; quella del Piemonte Centrale, e quella del Piemonte Orientale, affine alla Lombardia.

Un governo della Regione deve tenere conto di tutte le tre componenti dell' identità piemontese, non di una sola.In particolare, non può non tener conto del ruolo di Torino, che risulterebbe svuotata dal "Progetto Mito".
Senza contare che, proprio quest'inverno, il meccanismo del pendolarismo dal Piemonte a Milano (che sarebbe al centro del Progetto Mito), ha subito duri colpi, come i ritardi di un' ora della neo-inaugurata TAV, come pure il blocco e/o il totale rallentamento di tutti i treni dall' area milanese, che abbiamo segnalato in un altro recente "post".

Pertanto, crediamo che, se il Centro-Destra dovesse veramente scegliere quella linea politica, correrebbe seriamente il rischio di perdere le elezioni.
Per parte nostra, saremmo lieti di porre questo blog al servizio di un' azione "bipartisan" per dissuadere i politici dal percorrere la strada di "MITO", ed, invece, per ricordare loro che facciamo parte di un' Euroregione, di cui nessuno sembra neppure ricordarsi.

Riccardo.lala@alpinasrl.com

0116688758

mercoledì 27 gennaio 2010

DISFUNZIONE SISTEMA FERROVIARIO NORD-OVEST


Notwithstanding Long Years of Propaganda, Rail Connections in Italy's North-West remain critical.Nonobstant Beaucoup d'années de propagande, la situation des transports dans l' Italie du Nord-Ouest reste critique

Molti lettori scrivono per segnalare il loro scontento per la situazione del trasporto ferroviario nel Nord Ovest. Come già detto, non siamo esperti di questioni ferroviarie, sicché ci interessano soprattutto valutazioni di insieme sulla nostra regione in Europa.

Come già affermato in altra sede, ciò che probabilmente più urta i cittadini è l'enorme divario fra la retorica e la realtà.

Mentre sono decenni che le Autorità parlano del trasporto su binari come mobilità sostenibile, dell' Alta Velocità come l' uscita dal provincialismo e dall' isolamento, delle privatizzazioni come strumento per accrescere l' efficienza del servizio, l' esperienza insegna invece che il servizio ferroviario italiano, che era, a suo tempo, all' avanguardia, sia per le tradizioni ingegneristiche che per la capillarità della rete, è stato lasciato andare da più decenni, con pochissime innovazioni e pochissimi investimenti.

Questo accadeva mentre, invece, nella vicina Francia veniva crata, con il TGV, una rete esemplare per tutto il mondo.

La privatizzazione, come è successo per altro anche in altri Paesi, non ha migliorato la situazione.

Il dibattito pro-Tav e anti-tav non è stato focalizzato sulle giuste questioni, per esempio, quanto sia inquinante il sistema attuale di trasporti su strada e quali alternative esistano all' inserimento nel sistema dei treni ad alta velocità europei, i quali, oltre, tra l' altro, a ridurre l' inquinamento, sono un potente strumento di rafforzamento dell' identità europea.

Con il nuovo traforo e l' alta velocità, Chambéry, Annecy, ma perfino Ginevra, potranno tornare a gravitare su Torino, Lyon sarebbe alla stessa distanza di Milano, e Parigi a quella di Roma.

Che dire, invece, ai viaggiatori sconcertatio dal caos dei treni di questo inverno?

Credo che potremmo raccogliere proposte concrete (per esempio, per il collegamento con la Malpensa e con Nizza, oltre che per un migliore legame fra Alta Velocità, treni ordinari e sistemi di trasporto metropolitano).

Scriveteci!

riccardo.lala@alpinasrl.com

lunedì 25 gennaio 2010

TAV:EUROREGIONE POSTMODERNA


The Only European Solution to Problems of Piedmont is Euro-Region. La seule solution européenne aux problèmes du Piémont, c'est l' Eurorégion. Die einzige europaeische Loesung zu den Fragen Piemonts ist Euroregion

Avevamo promesso ai nostri lettori di predisporre un post dedicato alla situazione complessiva del dibattito su MITO, comprensivo, quindi, di una valutazione circa il problema dei trasporti.

Il recente dibattito sulla TAV, che ha visto contrapporsi, nel giro di una sola giornata, da un lato, al Lingotto, a Torino, tutto l' "establishment" torinese attorno al governo regionale in carica, e, dall' altro, i politici dell' opposizione, riuniti sullo stesso tema nel pomeriggio, ha confermato, per l' ennesima volta, la nostra convinzione sul sostanziale antieuropeismo dominante in tutta l'attuale classe dirigente, di sinistra come di destra, pubblica o privata, di governo o di sottogoverno.

Fra tutti gli interventi a favore della TAV (ma, d' altra parte, neppure fra quelli a sfavore) abbiamo sentito una sola volta la parola "Europa". Eppure, la considerazione più elementare è che, se c' è la TAV, Torino è l' estrema frontiera verso le Alpi, e l' ultima periferia di Milano; se c'è la TAV, torna ad essere la Capitale delle Alpi, e il ponte fra Europa e Italia.

Questo l'aveva capito, già nel Medioevo, essendo un Aleramico, quindi un Sassone con connessioni imperiali, il Marchese di Saluzzo, che aveva fatto scavare il "Buco del Viso", che collegava il Marchesato con la Francia (ed esiste ancora adesso). Invece, non lo capiscono i provinciali politici di oggi.

La scelta fra Mito ed Europregione dipende (anche) dalla nostra valutazione del futuro della mobilità in epoca postmoderna.

In epoca postmoderna, l' enorme maggioranza delle attività, economiche, amministrative, culturali, politiche, ludiche, possono essere effettuate informaticamente. Non c'è più bisogno che milioni di pendolari si spostino ogni mattina ed ogni sera fra le metropoli e le periferie, intasando ferrovie ed autostrade e perdendo milioni di preziose ore (di vita o di lavoro).

Lo spostamento (comunque rapidissimo, attraverso metropolitane ed alta velocità), oppure svincoli autostradali "intelligenti", è riservato, da un lato, alle attività fisiche (trasporto di merci, lavori manuali), e, dall' altro, alle occasioni formali (cerimonie, assemblee, festività).

A questo punto, perde di senso non solamente la necessità di concentrarsi tutti in megalopoli come Mito, ma, addirittura, in città come Torino.

Il migrante sul web può benissimo risiedere nel Canavese o nel Roero, in Morienne o in Tarantaise, e "lavorare su Torino". Centri di cultura, di politica e di socialità possono tornare ad essere le "piccole capitali", come Ivrea, come Alba, come Saluzzo, come Casale, ma anche come Chambéry o Annecy.Lì si svolgeranno la socializzazione, le proposte innovative di base, il commercio al minuto, la manutenzione dell' infrastruttura tecnologica.

A quel punto, non ci sarà certo più bisogno che i Piemontesi si affollino a Milano, ma neanche a Torino, né che i Francesi si affollino a Lyon o a Marsiglia.Le regioni torneranno a gravitare intorno ai loro punti di forza culturali e storici: nel nostro caso, il mondo multiculturale alpino.


domenica 29 novembre 2009

INVECE DI MITO: ALPI OCCIDENTALI

Idea of Merging Torino and Milano would Mean just to Erase Torino's vocation. Fusionner Turin et Milan signifierait faire disparaitre la vocation turinoise.Turin und Mailand zu "verschmelzen" wuerde bedeuten, dass die ganze "Berufung" Turins wuerde verloren sein.

L’idea della “città a rete” non è nuova, e corrisponde, soprattutto, ad esperienze vissute nell’Europa Centrale (per esempio, “Ruhrgebiet" o “Randstad Holland”).

Essa ha un senso nella misura in cui nessun centro monopolizzi la vita della grande megalopoli. Altrimenti, si dovrebbe parlare, piuttosto, di una sorta di “annessione”, da parte di una città, dell’altra, come è il caso, per esempio, di Villeurbanne nei confronti di Lyon, oppure di Bad Godesberg nei confronti di Bonn.

Quando si leggono le consuete presentazioni del progetto MITO, si è impressionati dalla scarsa attenzione per l’identità piemontese, là dove si insiste che, grazie all’Alta Velocità, si potrà vivere a Torino e lavorare a Milano, arrivando in centro di quest’ultima con le stesse tempistiche con cui si arriverebbe da Lecco o da Pavia.Nel fare questi ragionamenti, si perde di vista che le vocazioni di Torino e Milano sono differenti: quella di Milano come grande baricentro dei traffici della Val Padana; quella di Torino come punto di convergenza di culture locali fortemente radicate nel territorio, ed a tendere, di un’area alpina più vasta, dove, al limite, conteranno più che i rapporti con Milano, quelli con Roma e con Parigi.

Il fenomeno del pendolarismo fra le due città non ci sembra un fatto da incoraggiarsi particolarmente, perché introdurrebbe elementi di forte alienazione personale in una città che ha, invece, ancora conservato ritmi di vita umani.

Quanto all’accordo, per altro già esistente, ma non adeguatamente pubblicizzato, con la Liguria (2006), anch’esso va visto nell’ottica di culture diverse e di una più ampia realtà euroregionale.

Ripetiamo soltanto, per chi non se ne ricordasse, che il Piemonte fu integrato, nel corso della sua storia, per periodi più o meno lunghi, oltre che con la Savoia e la Valle d’Aosta, da un lato, con la Sardegna e la Liguria, e, dall’altro, con le regioni francesi del Nizzardo, del Bourg e della Bresse, e con i cantoni svizzeri di Ginevra, Losanna e Vallese. È questa l’area che si sta cercando di fare rivivere con gli accordi euroregionali, e che sta divenendo una realtà grazie alla TAV. Basti pensare come già ora Chambéry, antica capitale degli Stati di Savoia, distante da Torino poco più di un’ora, graviti tutta sulla nuova stazione del TGV a Chasses-Les-Eaux, ed abbia stipulato un accordo con Torino per la doppia linea italo-francese.

Le regioni che si trovano nell’Euroregione alpina hanno caratteristiche più omogenee che non quelle della Val Padana in generale.Sono regioni collinari e montane, fortemente turistiche, e con forti presenze dell’agricoltura, del terziario avanzato e della piccola e media impresa. Soprattutto nell’area francese, vi sono anche molti parchi tecnologici. Anche le caratteristiche storiche, architettoniche e linguistiche sono molto affini.

Perciò, il nostro parere è, in definitiva, che Torino abbia tutto da guadagnare ad incrementare le proprie sinergie, prima che con Milano, con Lyon, Genova, Ginevra, Losanna, Nizza, Marsiglia e Chambéry.

Informazioni:

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riccardo.lala@alpinasrl.com

ALPI -MEDITERRANEO COME META TURISTICA UNITARIA

Regions of Alpes-Méditerranée have Interest to Market jointlly worldwide their Touristic objects.Les Régions d' Alpes-Méditerranée ont intéret à commercialiser conjointement leurs ressources touristiques dans le monde. Die Regionen von Alpes-Méditerranée haben Interesse, ihre turistische Obiekte gemeinsam zu vermarkten.

L' Italia in generale, e il Piemonte in particolare, presentano una concentrazione eccezionale di risorse paesaggistiche, storiche, culturali, turistiche ed enogastronomiche.

Tuttavia, occorre anche dire che l’Europa in generale è la maggiore meta turistica del mondo, e che, all’interno dell’Europa, l’area delle Alpi Occidentali contiene, a nostro avviso, una delle maggiori concentrazioni di luoghi di interesse, per i visitatori, per i turisti e per coloro che vogliono trasferirvisi per la piacevolezza del nostro modo di vivere.

Intanto, l’area delle Alpi Occidentali è baricentrica all’interno dell’Europa Occidentale, e, di fatto, agevolmente raggiungibile (come dimostrano gli sciatori settimanali) dalla Penisola Iberica, dalle Isole Britanniche, dalla Scandinavia e dall’Europa Centro-Orientale.Essa contiene alcuni dei luoghi dotati di maggiore risonanza storica e letteraria d’Europa: il Monte Bianco, il Cervino, il Monte Rosa, la Provenza, la Costa Azzurra, il Lago Lemano; altre grandi attrazioni turistiche, dal Museo Gallo-Romano di Lyon a quello egizio di Torino, il Lago Maggiore e Portofino.Contiene, altresì, monumenti storici di importanza non soltanto regionale, bensì anche nazionale ed europea, come, per esempio, il Mont Bégo, i luoghi del Risorgimento Italiano, i Palazzi della Società delle Nazioni e delle Nazioni Unite a Ginevra.Questo territorio conserva la memoria di grandi fatti storici, come la cultura provenzale, le riforme di Valdo e di Calvino, la proclamazione del Regno d’Italia.

Questo “blocco” compatto di Regioni, che presentano una grande affinità fra di loro, si presta egregiamente a campagne cooperative di promozione del territorio, innanzitutto per ciò che concerne il turismo, soprattutto intercontinentale, nel quale possono non essere illogici dei “tours” onnicomprensivi che comprendano, ad esempio, Lemano / Monte Bianco / Castelli del Piemonte / Liguria e Costa Azzurra, oppure “giri tematici” come, per esempio, “I castelli” o “I paesi vinicoli”.

Ma anche nel campo culturale, esistono enormi possibilità di sviluppo, nel caso in cui le regioni frontaliere non si limitassero ad utilizzarle solamente per obiettivi di carattere provinciale, bensì organizzassero mostre itineranti, convegni plurimi, produzioni cinematografiche, volte a mostrare alcuni aspetti della storia e della cultura dell’Euroregione, aventi un interesse per la storia europea e mondiale, come, per esempio, sulla cultura provenzale, sui grandi condottieri sabaudi nella storia d’Europa, sul Valdismo in Europa, su Nostradamus e Rousseau in viaggio attraverso le Alpi Occidentali, sulle avventurose vicende dei Fratelli De Maistre, sulle connessioni internazionali nel Risorgimento Italiano, sulla personalità di Duccio Galimberti.

Infine, nel campo della promozione immobiliare, il Piemonte avrebbe tutto da guadagnare da un’attività di riflessione congiunta sull’indirizzamento dei flussi turistici e sulle possibilità di cooperazione di carattere immobiliare. Films come “Il vento fa il suo giro” (che ha avuto un inaspettato successo di cassetta, nonostante il budget veramente amatoriale), dimostrano come sia sentito il problema di un migliore utilizzo (anche di tipo transfrontaliero) del territorio piemontese, come luogo che non ha perso la sua autenticità, ed in cui anche altri Europei possono ricominciare una vita attiva, ma a contatto con la natura e senza i condizionamenti della grande metropoli.

Soprattutto aree come l’Alta Langa e l’Alto Monferrato, confinanti con la Liguria ed oramai a distanze minime (in autostrada) dalle grandi metropoli del Nord, ma anche dalla Svizzera e dalla Germania, potrebbero trarre grande giovamento da questa impostazione.


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