sabato 23 gennaio 2010

CONFLITTO FRA USA E CINA PER GOOGLE


US and China Dispute over Web Control. L'Amérique et la Chine se disputent sur le controle du Web. Amerika und China streiten ueber Web-Kontrolle .

Si era già notato al vertice di Copenhagen. La Cina non si accontenta di un ruolo di comprimario dell' America. Infatti, tale ruolo presupporrebbe un riconoscimento, da parte sua, dell' universo culturale "occidentale" che costituisce, attualmente, il quadro generale della globalizzazione. All' interno di questo quadro, perfino una parità formale significherebbe una soggezione sostanziale. Lo ha riconosciuto, anche se indirettamente, in un' intervista, Condolezza Rice, là dove essa ha affermato che neanche il declino economico, politico, demografico e militare, degli USA, comporterebbe la perdita della loro "leadership" mondiale, che è, innanzitutto, una leadership culturale ed ideologica -"una certa idea della storia"-.

Solo gli USA incarnano l' interpretazione evolutiva del messaggio biblico, secondo cui il Progresso è la versione aggiornata della missione religiosa di Israele e della Chiesa, e, come tale, è ontologicamente superiore a tutte le altre forme di civiltà; esso va, quindi, esportato all' infinito, finché tutti i popoli verranno "convertiti"all' "Impero Democratico".

Al contrario, la Cina incarna una visione assolutamente opposta di civilizzazione, o, se si vuole, di ecumene : "Tien Xia",fondata sul concetto statico di "Armonia" un' ecumente della quale l' Impero del Mezzo costituisce il centro, ma che non coincide con il mondo intero. La Fine della Storia della Storia compare solo in un'interpretazione "eretica" di Confucio, il Taiping (sincretica con il Cristianesimo), che fu sanguinosamente sconfitta dall' Impero. In essa, la Cina si sarebbe fusa con gli Stati Uniti. Molti secoli prima, il progetto di Zheng He di dominare il mondo navigandolo, che ha precorso le esplorazioni europee, fu interrotto unilateralmente. Infine, lo stesso Mao, pur marxista e rivoluzionario, aspirava, in fondo, al "socialismo in un solo Paese"; infatti, affermava"Scavate profondi fossati; non aspirate mai all' egemonia".Divieto di egemonia ribadito ancora recentemente dai leader cinesi.

Perciò, è presumibile che, finché vi saranno gli Stati Uniti, questi cercheranno di "convertire" la Cina, mentre è dubbio che la Cina cerchi mai di "convertire" gli Stati Uniti. Questa sarebbe un' obiettiva debolezza della Cina, almeno agli occhi della Rice. Noi crediamo, invece, che la minor invasività della Cina finisca per procurarle molte simpatie da parte di quegli altri Paesi che non vogliono essere "convertiti".

In ogni caso, la recente crisi dimostra che la Cina non ammette nessuna ulteriore avanzata della civiltà americana all' interno del Tien Xia (anche per evitare una crisi violenta come quella dei Taiping).

Per capire la natura di questa avanzata, occorre tenere conto della complessità della struttura di potere nei due tipi di "impero", che è, per altro, parallela. Fondamentale, in tutto questo, il potere dell'informazione.

Nella società postmoderna, questo sostituisce, almeno in parte, cultura, politica e, soprattutto, esercito.Internet nasce dalla rete militare Arpanet. L' Esercito non ha mai perduto il controllo sulla rete. Tutti i principale motori di ricerca (tranne quelli cinesi, il principale dei quali è Baidu ) sono in America; quando un messaggio va sul Net può venire controllato dall' America (e spesso lo è, anche perchè la CIA e l' FBI possono controllare qualunque messaggio). China Daily ha pubblicato, e poi ritirato, un articolo in cui denunziava l' esistenza, negli USA, di 20.000 hacker al servizio del Governo per "Covert operations" all' estero tramite la rete -operazioni di cui l' articolo descriveva la strategia, il comando e le tempistiche-.Ciò è nato dal fatto che il provider americano di Baidu, Register.com, non è riuscito ad impedire un grave attacco alla home page di Baidu da parte di un gruppo di hacker autodenominatosi "Iranian Cyber Army".

Nonostante quanto comparso sui giornali qualche giorno fa, la forza delle industrie dei media, dell' entertainement e della cultura dell' America è talmente grande che un semplice incremento delle esportazioni delle corrispondenti industrie cinesi non potrebbe certo equilibrare il grado di dipendenza attuale del resto del mondo nei confronti dell' America.D 'altra parte, anche l' Europa e la Russia stanno facendo sforzi per bilanciare la preponderanza americana in questi settori, in particolare, tentando di costituire propri autonomi sistemi GPS e propri autonomi database culturali. Tuttavia, non ci sembra che esse abbiano raggiunto risultati apprezzabili.

La Cina si rende conto di essere debole in questo momento in questi settori, e corre ai ripari. Di qui la censura, l' attacco alla rete di Google, le tempestose trattative e polemiche con l' America. Ma, soprattutto (visto che la Cina è il massimo utilizzatore di Internet nel mondo) , il tentativo di creare un proprio sistema autonomo di Internet, che non dipenda neppure tecnicamente dall' America. Attualmente, infatti, l'Ente internazionale di controllo su Internet, l'ICANN, ha sede in America ed è di diritto americano.

Come andrà a finire? Rispondere a questa domanda eqivarrebbe a credere, come hanno fatto in troppi, che il corso della Storia sia già scritto in eterno, e che non vi sia, quindi, il libero arbitrio.

La prima osservazione ci pare, per altro, che, mentre un' intesa troppo stretta fra Cina e USA (il cosiddetto "G2", riedizione del progetto Taiping) avrebbe marginalizzato tutte le altre aree del mondo, e, in particolare, l' Europa, questo "scollamento" del G2 permetterebbe all' Europa di riprendere l' iniziativa sui grandi temi del Federalismo Mondiale. Cosa che il nostro Ministro degli Esteri non ha mancato di fare rilevare.

A condizione, per altro, che l' Europa sappia ciò che vuole, vale a dire, "abbia un' identità"

giovedì 21 gennaio 2010

VERSO UN' INTEGRAZIONE EURASIATICA ?

Which Role for Eurasia within World Federalism? Quel role pur l' Eurasie dans la fédération mondiale? Welche Rolle fuer Eurasien in Welt-Foederalismus?

Il lettore Ombrellari ha sollevato, in un precedente commento a questo blog, la questione del se un' eventuale ulteriore integrazione europea, e/o eurasiatica, non possa non solamente non migliorare, bensì anche peggiorare la situazione di repressione delle identità locali, già presente nell'attuale realtà.

Ci siamo riservati una risposta, ma, intanto, occorre spiegare che cosa sia l' Eurasia. In realtà, si tratta di un termine tanto abusato, quanto vago.

Innanzitutto , questo termine serve:

-a designare la "sommatoria" fra Europa e Asia;

- a precisare che la scissione fra Europa, da un lato, ed Asia, dall' altro, è arbitraria, in quanto vi è una vastissima zona di transizione fra le due aree, che va da Kazan a Vladivostok, da Sarajevo a Jerevan.


In secondo luogo, "Eurasia" è una specie di metafora, usata, di tanto in tanto, dai Russi, per indicare il loro Paese, che è, dal punto di vista geografico, maggioritariamente asiatico, ma, dal punto di vista demografico, culturale e religioso, maggioritariamente europeo. "Eurasiatismo" è una corrente culturale russa, ispirata dal famoso linguista russo bianco Principe Trubeckoj, il quale, nella fase tormentata della Guerra Civile Russa e dello Stalinismo, prese posizione, dall' estero, a favore di una "terza via" culturale per definire l' Unione Sovietica -non già come uno Stato russocentrico, né come un' "ideocrazia" marxista, bensì un impero multiculturale, russo-asiatico, erede di Gengis Khan, e, più in generale, della civiltà centro-asiatica -quella che i geo-politici giapponesi chiamavano "kiba-mingoku", i "popoli a cavallo"-.

Come noto, Trubeckoj fu uno dei massimi esponenti della scuola linguistica russa, che proprio in quegli anni, con un enorme sforzo teorico, poneva le basi , da un lato, della linguistica comparata eurasiatica, e, dall' altra, della costruzione culturale delle nuove Repubbliche sovietiche.Uno dei punti centrali degli studi della scuola linguistica russa fu lo studio comparato delle affinità fra le grandi famiglie linguistiche dell' Eurasia: indo-europea, afro-asiatica, cartvelica, sumerica, dravidica, uralo-altaica, che alcuni raggrupparono sotto la categoria del nostratico, altri sotto quella dell' euro-asiatico.Il tutto ha dato una grande spinta alla cultura del multiculturalismo.

Dopo la caduta dell' Unione Sovietica, il "neo-eurasiatismo" è stato una lobby che ha premuto sul mondo politico russo per una politica di equidistanza fra America, Europa, Cina, Giappone e mondo islamico, politica che è stata, fondamentalmente, quella seguita da Elzin nella seconda fase del suo mandato, e da Putin fino ad oggi.

Attualmente, la politica di "Evroremont" ("ristrutturazione all' europea"), seguita da Medvedev, sembra puntare su un maggiore ravvicinamento all' Europa. Ciò non esclude l' interesse per l' area "eurasiatica", intesa, almeno,come collaborazione transfrontaliera con la Cina , più stretta cooperazione economica e militare con l' Asia Centrale e rapporti meno conflittuali con Ucraina, Georgia e Moldova.

L'"integrazione eurasiatica" significherebbe, in primo luogo, l' attualizzazione dei trattati, in via di negoziazione con la Russia, sulle collaborazione commerciale, sull' abolizione dei visti e sulla sicurezza europea. In un momento successivo, tale (limitata) integrazione euroasiatica non potrebbe non fare i conti con l'esistente (e, fattualmente, determinante) integrazione fra Europa e Stati Uniti. E' in questo senso che si parla si "spirito di Pratica di Mare", o di "comunità da Vancouver a Vladivostok". In questo contesto, l'identità eurasiatica (con tutte le sue complessità) potrebbe costituire un elemento di bilanciamento delle influenze "atlantiche", con un notevole vantaggio per il ruolo dell' Europa nel suo complesso.

Ma, in una realtà così vasta, come salvare le realtà locali?

A nostro avviso, un inizio di risposta nasce dalla constatazione che l' integrazione mondiale (con le Nazioni Unite, con l' egemonia americana, con l'integrazione dei mercati e di Internet, con le migrazioni intercontinentali) esiste già, e già ora attacca, non solamente le identità locali, ma perfino quelle individuali. Il problema ,è non già ,opporvisi, cosa impossibile, bensì governarla, con una serie di regole che introducano più equilibrio.

Per ciò che riguarda l' Europa, essa ha, all' interno di questo ordine mondiale, un peso molto limitato, come dimostrato dall' esito del vertice di Kopenhagen.

Un potere mondiale, sì, ma definito, ben delimitato.Una rappresentanza mondiale, ma non basata sulla legge della giungla, bensì sulla rpresenza delle grandi aggregazioni culturali mondiali.Dei grandi "blocchi continentali", ma non intorno a potenze egemoni, bensì su basi federali.

In questo contesto, a nostro avviso, individui, associazioni, città, regioni e nazionalità conterebbero di più, non già di meno. Intanto, vi sarebbe una serie di "scudi" contro l' immediatezza della globalizzazione. Poi, le regioni e le nazionalità potrebbero interagire autorevolmente con il rispettivo Stato Continentale, che si farebbe carico, da un lato, del recepimento delle loro istanze a livello continentale, e, dall' altro, dell' attuazione delle loro richieste a livello di trattative internazionali.

Questo è proprio l' oggetto dell' attività di dibattito e proposta che vorremmo lanciare con questo blog, ed a cui tutti siete invitati a partecipare.





Alla tradizione eurasiatistica

L'UCCISIONE DELL'INCONSCIO


The Great Struggle: to Save the Unconscious. Mind La grande bataille:sauver l' inconscient. Der grosse Kampf: das Unbewusste retten

Massimo Recalcati, nel suo nuovo libro "L' uomo senza inconscio", editore Cortina, mette in rilievo una questione a nostro avviso centrale per il futuro dell' umanità: attraverso la sua pretesa di "razionalità", la presente civiltà tecnocratica mira a modificare a tal punto la psiche umana, da rendere impossibile un' esistenza libera e personale, che ha, come presupposto, un substrato irrrazionale e soggettivo.

Molti autori hanno segnato il percorso di questo processo, e la reazione contro lo stesso: Platone, con l' identificazione fra bene e ragione; Cartesio, con la riduzione dell' essere alle idee chiare e distinte; Kant, con il suo Imperativo Categorico disincarnato; Hegel, con la sua idea di Spirito Assoluto; Lukàcs, con la sua condanna dell' irrazionalismo come decadentismo borghese. E, di converso, Nietzsche, Freud e Jung, pure con accenti diversi, hanno posto in evidenza l' irriducibilità dell' uomo alla pura razionalità.

La filosofia occidentale aveva sottolineato l' esigenza di "sottrarsi alle passioni" attraverso la razionalità; anche il Cristianesimo e l' Islam, pur essendo basati sulla fede, avevano accettato, fino ad un certo punto, l' orientamento razionalistico della filosofia; con l' interpretazione evolutiva del Cristianesimo, inaugurata da Giocchino da Fiore, sviluppata da Lessing e Kant, e portata a compimento dagli hegeliani e dai positivisti, la distruzione dell' elemento irrazionale ed individualizzante diveniva il presupposto necessario per la realizzazione della Fina della Storia, un' era in cui gli uomini, non più guidati dalle loro preferenze soggettive, bensì dalla razionalità strumentale ed economica, avrebbero potuto conciliare le loro diverse esigenze attraverso un processo dialettico ed impersonale.

Espressione di questo processo, il "General Intellect", una coscienza collettiva che risolve via via tutte le qestioni attraverso una risposta universale, valida per tutti gli uomini.

Con il positivismo ed il marxismo, è chiaro che questa risposta collettiva è di tipo economico, dove, in contrasto con le pulsioni dell' inconscio, le risposte possono essere universali, in quanto basate su astrazioni matematiche, come, per esempio, "la massima ofelimità".

Pertanto, il General Intellect, che esso si esprima attraverso la forma del Partito egemone, oppure in quella dei processi anonimi del mercato, si sovrappone e si impone alla libera creatività dei soggetti, sia pure una soggettività collettiva, e, quindi, politica e mediata, per apparire, invece, come un processo oggettivo, a cui tutti, religioni, popoli, intellettuali, debbono inchinarsi.

L'espressione di soggettività eccentriche viene condannata come immorale e repressa come eversiva. Emerge, seppure con estrema difficoltà, una "middle class" universale che rifugge tanto dai miti atavistici della religione e dell' onore dei vecchi ceti agrari, quanto dall' egocentrismo del "dandy" intellettuale.

Nonostante il mito della "libertà", la "middle class" è imprigionata in un meccanismo sociale onnipervasivo, che satura ogni spazio libero dell' esistenza con gli impegni del lavoro, del bilancio familiare, della documentazione burocratica, delle relazioni sociali, dell' entertainment forzato, dello shopping.

Vengono eliminati gli spazi di silenzio, di riflessione.

Non c'è più tempo per sognare, per coltivare ambizioni, amori, avversioni.

La "Fine della Storia", in cui tutti i conflitti saranno superati, si presenta come la "Fine dell'Uomo".Questo, già dal punto di vista psichico. Per non parlare, poi, della fine anche fisica dell'uomo, sostituito dalle "macchine intelligenti".

Tutto ciò è, forse parzialmente, inevitabile, in quanto iscritto "nel DNA" dell' uomo in quanto "animale incompiuto", che, avendo il libero arbitrio, è costretto a mutare, ricercando, però, in ultima analisi, un nuovo punto di equilibrio, in cui il macchinismo sostituirà l' istinto, ed eliminerà il libero arbitrio.

Ma questo significa, forse, che dobbiamo rinunziare a ogni lotta?

Credo che il minimo che si possa pretendere di tentare sia studiare almeno questi processi, per cercare di governarli. E' il grande "dibattito sul Superuomo" che Nietzsche avrebbe voluto lanciare, ma che ha trovato così grandi difficoltà ad avviarsi.

In concreto: che cosa riteniamo che sia "essenziale per l' uomo", in un momento in cui la macchina può sostituire il corpo, forse anche il cervello, ed i meccanismi sociali possono "disciplinare" gli uomini al punto di farli diventare eguali fra di loro?

Quando si riuscisse a "salvare"o "duplicare" il nostro profilo biopsichico in un "disco rigido" o un "chip", come se fosse uno spettacolo o una biblioteca, ci saremmo così garantiti l'eternità, oppure vi sarebbe qualcosa di noi, "l' Anima", che non potrebbe essere né"salvata", né "replicata" in questo modo?

mercoledì 20 gennaio 2010

LE MIGRAZIONI, PROBLEMA UNIVERSALE


A Worldwide Study on Migrations Allows to Decode Deeprooted Meanings. L'étude des migrations comme phénomène mondial permet d'en saisir les significations universelles. Ein vergleichendes Blick auf Wanderungen ermoeglicht Verstaendnis ihrer Universellen Bedeutung.

Da uno sguardo alla carta geografica allegata risulta che il problema dell' immigrazione in Italia è, statisticamente, inferiore a quello della media dei Paesi del mondo.

Infatti, l' Italia si trova in una fascia di Paesi con un' livello di immigrazione relativamente modesto, in confronto a picchi come l' Arabia Saudita, o a Paesi di elevata immigrazione, come America, Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Russia e, perfino, Ucraina e Kazakhstan.

L' Italia si trova, dicevamo, fra i Paesi a media intensità di migranti, come la Polonia, la Turchia, la Libia, il Nepal, che, invece, siamo abituati a considerare addirittura come Paesi di emigrazione.

Queste considerazioni preliminari ci aiutano ad acquisire, nei confronti dell' immigrazione, un atteggiamento molto meno passionale di quello che predomina nei mass media e nel dibattito politico. A sentire certe discussioni, sembrerebbe che l' Italia sia la meta quasi esclusiva di tutti i tipi di migrazione, da quella per fame a quella mafiosa, da quella economica a quella politica.

I dati analizzati a livello mondiale ci mostrano, invece, che le migrazioni sono un fenomeno universale, che ha un impatto ben maggiore in altri Paesi.

Ma anche uno studio storico ci mostra che le migrazioni sono sempre esistite (Indoeuropei e Semiti, Fenici e Greci, Romani e barbari, Arabi e Ungheresi, Turchi e Tartari, Europei e Africani, tutti sono emigrati verso Paesi lontani).

Anzi, queste migrazioni hanno cambiato il mondo : esse sono "la trama della storia".Se non vi fossero state le migrazioni di Indo-Europei e di Semiti, non ci sarebbe l' attuale scenario delle lingue del mondo.

Se non ci fossero state le migrazioni degli Arabi, non ci sarebbe l' Islam; se gli Europei non fossero emigrati fuori dell' Europa, non ci sarebbe l' attuale "mondo moderno".

Certo, anche oggi le migrazioni cambiano il mondo, ed è questo il motivo principale per cui molti se ne preoccupano. E, tuttavia, le modalità secondo cui queste trasformazioni stanno avvenendo sono imprevedibili. Studiarle, richiede una vista finissima.

Si dice che le migrazioni di popoli islamici in Europa corrano il rischio di modificare l' "identità europea". Si dimentica che, con Turchia e Bulgaria, Bosnia e Albania, ma anche Russia e Georgia, l' Islam è già "da sempre" parte dell' Europa.Si dimentica anche che sono altri Paesi, come India ed America, ad essere esposte ai maggiori rischi.

Certamente, con l' aumento (relativo) degli immigrati di religione islamica, aumenterà (sempre in senso relativo) il numero dei residenti europei contrari all' attuale tipo di globalizzazione. Ma questo succede ancor più in India e in Russia, e nessuno se ne preoccupa tanto.E, per ciò che riguarda l' Europa, succede anche con l' arrivo degli emigrati ortodossi e/o sudamericani. Ma è questo un problema? Non sono le stesse Autorità Europee una fra le prime fonti, a livello mondiale, delle critiche alla globalizzazione?Non sarà, forse, che l' Europa, con i suoi immigrati, rafforza la propria stessa identità, permettendo alle proprie Autorità di condurre una politica più assertiva nel mondo?



CORRISPONDENZA DA MANHATTAN


America Undergoing a Profound Change. L'Amérique face à une transformation profonde. Amerika unterliegt tiefgreifendes Wandel.

Non ero più stato in America ed ho notato un forte cambiamento, tanto per ciò che concerne il tenore di vita della popolazione, quanto per ciò che concerne la sua composizione etnica.

Per ciò che riguarda il primo punto, si può notare ovunque, anche nei quartieri più centrali, l' abbandono delle attività di manutenzione, che caratterizza i periodi dicrisi.

Le statistiche parlano di un massiccio impoverimento, soprattutto nell' area di New York. Secondo l'Economist, il 33% della popolazione newyorkese fa ricorso a sussidi pubblici, e il 12% utilizza addirittura le mense per i poveri messe a disposizione dalle Chiese e dal volontariato.

Anche la composizione etnica della popolazione è cambiata drasticamente. Secondo le statistiche degli organismi internazionali, vivrebbero negli Stati Uniti circa 35 milioni di immigrati, pari al 12% della popolazione, di cui 12 milioni clandestini.Tuttavia, per gli Stati Uniti, queste statistiche non sono significative, perchè tutta la popolazione deriva, in ultima analisi, da un' immigrazione, e buona parte degli immigrati di lunga data sono già di origine extraeuropea.

Il risultato è che, proprio in aree metropolitane come Manhattan, l' impressione è che il numero di WASPS, ma anche di "bianchi" in generale, sia veramente modesta.

Anche i negozi e i locali pubblici sono in gran parte afroasiatici.

Ciò che colpisce maggiormente sono i canali televisivi, a maggioranza latinoamericani (domeincani, messicani, brasiliani), ma poi anche cinesi e coreani. La cosa più scioccante è stata poter assistere ad un paio di puntate di una "fiction" cinese (in lingua mandarina), intitolato "Liberazione", ed avente, come protagonisti, Mao Tse Tung, Lin Piao e Zhou En Lai.

martedì 19 gennaio 2010

VISITA A "THE LOST WORLD OF OLD EUROPE"

Riccardo Lala has Visited New York's Exhibition "The Lost World of Old Europe".Riccardo Lala décrit sa visite de l' exposition "The Lost World of Old Europe" à New York. Riccardo Lala's Bericht ueber die Ausstellung "The Lost World of Old Europe" in New York.

Non appena di ritorno da New York, non posso trattenermi dal comunicare ai nostri lettori la profonda commozione suscitata, in me ,dalla visita della mostra attualmente in corso presso l' Institute for the Study of the Ancient World, della New York University.

L' Institute for the Study of the Ancient World (ISAW) costituisce un arditissimo ed innovativo esperimento di attività universitaria di 2° ciclo, di ricerca scientifica e di didattica.

Nato, nel cuore della Lower East Side di Manhattan, come risultato della munificenza di Leon Levy, l'ISAW, un dipartimento della New York University, ha, indicato, come proprio obiettivo, quello di favorire la ricerca, lo studio e la divulgazione delle scienze dell' antichità.

E' , innanzitutto, sorprendente la capacità dell' ISAW di rinnovarsi e di proporre novità.

Come affermato, nella sua intervista, da Mr. Bagnall, suo Direttore, l' Istituto, al momento della sua fondazione, tre anni fa, non avrebbe mai pensato di dedicarsi alla Preistoria. Eppure, la mostra che abbiamo appena visitato costituisce, almeno a nostro avviso, un esempio magistrale di come trattare lo studio e la divulgazione della Preistoria stessa.

La scelta del tema non avrebbe potuto essere più felice: la Civiltà Danubiana costituisce, come ben sanno i nostri lettori, uno dei punti di frontiera fondamentali della archeologia contemporanea.Lasciamo ad altri post un' analisi dettagliata dei risultati della ricerca sottesa alla Mostra.

Qui, vogliamo sottolineare solamente alcuni aspetti fondamentali:

-la conciliazione del carattere perfetto degli "outputs" dal punto di vista della ricerca con la massima efficacia didattica;

-la persuasività della ricerca, documentata dai fondamentali contributi scientifici al catalogo,e la quale ha portato, tra l'altro, ad alcune conclusioni innovative nell' ambito del dibattito scientifico sulla materia;

-un' enorme cura formale di tutti gli aspetti.

Mentre ci congratuliamo con gli organizzatori della Mostra per i risultati conseguiti, ci riservimo di relazionare in altra sede circa i nostri sforzi per trasferire la mostra a Torino.

SERATA DEL 28/1 (ORE 21) 2010 PRESSO ALPINA , VIA GIURIA 6, 10125 TORINO



Decisive Turnabout Coincides with Alpina's January 28th Meeeting. La soirée du 28: Janvier un débat sur des décisions fondamentales pour Alpina. 28. Januar : entscheidende Debatte ueber Alpinas Zukunft.

Il mondo non cessa di porsi domande fondamentali per il proprio futuro:

-l' uomo continuerà ad esistere come tale, o verrà sostituito da un mutante ("Cyborg")?

-come deve interpretarsi la "Promessa dell' avvenire"?

-crediamo ancora che la salvezza sia materiale e collettiva?

-quanto possiamo rischiare nel tentare nuove vie inesplorate?

-come controbilanciare ("check and balances") il potere dello Stato mondiale tecnocratico?

Personalmente, crediamo che la risposta sia in un Federalismo Mondiale, in cui tutti i grandi progetti civilizzatori, tutte le grandi tradizioni di spiritualità e di civiltà, tutti i grandi raggruppamenti etnici, possano fare sentire costantemente ed efficacemente la propria voce.

Fra questi progetti ed entità vi sono, sicuramente, l' Identità Europea e quella regionale.

Crediamo che un progetto, come il nostro, volto ad approfondire questi temi, sia più che mai attuale, a causa:

- dei dibattiti sulla bioetica e sull' etica degli affari;

-del crollo delle illusioni del Progresso;

- del ritorno delle Religioni;

-dell'arroganza della tecnocrazia;

-del tentativo di imporre un "Impero Democratico".

Identità Europea, Alpina Srl e Diàlexis costituiscono una piccola realtà , ma con una grande ambizione: quella di proporre agli Europei, ed, in particolare, ai Piemontesi, un' infrastruttura di base grazie alla quale poter svolgere le loro riflessioni, ricerche, dibattiti, e proporre i loro progetti.

LE NOSTRE ATTIVITA' FUTURE NON POTRANNO BASARSI SE NON SU:

-LA DIMOSTRAZIONE DI UN INTERESSE DEL TERRITORIO PER QUESTI TEMI;

-LA DISPONIBILTA' DEI NOSTRI AMICI DI FARSI CARICO DI ALMENO PARTE DELLO SFORZO CONCETTUALE CONNESSO.

CIO' PERMETTEREBBE DI COSTITUIRE UN PICCOLO, MA QUALIFICATO, MOVIMENTO CULTURALE, CHE:

-PROMUOVA LA DISCUSSIONE;

-FACILITI LA CONOSCENZA DEI PRODOTTI CULTURALI E LA LORO DIFFUSIONE;

-ELABORI PROGETTI CULTURALI E POLITICI.

VOLETE ESSERE DEI NOSTRI?

INTERVENITE IL 28/1/2010, ALLE ORE 21,

ALLA

PROIEZIONE-DIBATTITO

SU NOSTRI PROGETTI PER IL 2010


PRESSO ALPINA srl
10125 TORINO

Tel.00390116688758
335.7761535

info@alpinasrl.com