martedì 16 marzo 2010

MENTRE L' EUROPA DISCUTE, L'ASIA SALVA L'EURO

China's ,India's and other countries' Decision to Sell Dollars and to Purchase Euros Salvages Europe from Defeat from USA. La décision de Chine, Inde et autres pays de vendre leurs dollars et d'acheter des Euros sauve l' Europe d'une défaite vis-à-vis des Etats Unis. Entscheidung Chinas, Indiens und anderen Staaten, Dollar zu verkaufen, und Euros zu kaufen, rettet Europa vor Niederlage von der Seite der USA.

L'inconsistenza dell' attuale "establishment" culturale, politico e sociale non ha bisogno di conferme. I fatti stessi si incaricano quotidianamente di smentire le loro pretenziose e mistificanti teorie.

Fino a ieri, tutti si stracciavano le vesti per la crisi greca, e di altri Paesi di Eurolandia,sostenendo che tutto era colpa del mancato rispetto dei parametri di Maastricht, della connivenza dei greci con le grandi banche speculative americane, ecc...

Poi, si è scoperto che l' attacco all' Euro era semplicemente una manovra concordata fra Soros e gli Hedge Funds americani.
Sempre lo stesso establishment pretenzioso e mistificatore si era scatenato nell' elaborazione di ricette economiche complicatissime, politiche di austerità, ecc...

Invece, l' Euro si sta salvando grazie al fatto che i due Paesi economicamente più potenti del mondo, Cina ed India, oltre che i Medio Orientali e i Russi, per il loro stesso interesse, stanno vendendo dollari e comprando Euro.

Gli interessi di Cina e India sono molti ed evidenti: l'assurda posizione di predominio del dollaro; l' eccessivo indebitamento dell' America; l' eccessiva dimensione del credito dei Paesi asiatici verso l' America; l' esigenza di sbarazzarsi delle posizioni in dollari in un momento in cui ciò non costa nulla, grazie proprio alla manovra speculativa di Soros; il desiderio di prevenire manovre contro il renminbi; la volontà di punire Obama per la sua politica tracotante circa la pretesa rivalutazione del Renminbi; la volontà di trovare un alleato nell' Europa per la riforma del sistema monetario internazionale.

La leadership culturale, politica ed economica dell' Europa dovrebbe vedere la realtà del mondo economico internazionale quale essa è, non già attraverso i paraocchi ideologici di una scienza economica che, come ha dimostrato ancora recentemente Latouche, è fortemente ideologica.

L' economia non è che un componente, uno strumento, della lotta culturale, politica ed ideologica a livello mondiale, ove operano Stati, partiti e Lobbies trasversali.

Certo che contano "i fondamentali" dell' economia, certo che conta una saggia politica economica, ma contan molto di più la lotta culturale e politica e le alleanze "giuste".

Nel caso specifico, l' unica proposta seria, quella di creare un fondo europeo di intervento monetario, da spendere in occasioni come questa, è stata naturalmente bocciata.Neppure presa in considerazione l' idea di una "intelligence finanziaria europea", che permetta di prevenire le crisi speculative, anziché dovervi rimediare successivamente.






UN'ORIGINE COMUNE DEGLI ALFABETI?


Von Petzinger's Research Shows Worldwide Communalities in Palaeolythic Symbols. La recherche de von Petzinger montre des communalités entre les symboles du paléolythique. Von Petzingers Studie zeigt Gemeinsamkeiten zwischen Symbolen in der Palaeolythik.



Una delle nostre tesi preferite è che esista una sorta di "stratificazione" delle caratteristiche proprie di ciascuna cultura, ove, al vertice, vi sono caratteristiche generalissime di tutta l' umanità, poi, a scendere, caratteristiche un poco più specifiche delle diverse grandi "cerchia culurali", poi ancora più specifiche e più marcate, quelle delle diverse "nazioni" o "regioni", infine, specificissimi i "geni dei luoghi", ed, irriducibili, le identità personali.

Un simile elemento di "individuazione" sembrerebbe percorrere tutti gli aspetti della cultura. Uno di questi è il linguaggio.

Anche questo campo, si contrappongono, come noto, due scuole: da un lato, quella monogenetica, secondo la quale tutte le lingue sono nate da un' unica lingua, e quella poligenetica, secondo la quale le origini delle lingue sono disparate.

Non entriamo qui in questo dibattito per altro molto fruttuoso, ma ci limitiamo a quello su un aspetto della lingua: l' alfabeto.

In questo campo, risulta abbastanza assodato che vi furono certamente quattro sistemi di scrittura "capostipiti": quello sumerico, quello cinese, quello maya e quello inca.

Secondo le tesi di Marija Gimbutas, la scrittura sumerica deriverebbe da quella danubiana.

Tuttavia, l' idea che anche queste scritture "capostipiti" avessero un' origine comune, era già stata avanzata, a metà del secolo scorso, dal grande storico Toynbee, il quale riteneva che i primi caratteri cinesi derivassero da quelli sumerici, i quali ultimi costituivano, per lui, l' antenato di tutte le scritture del mondo.

Ora, la giovanissima studiosa Geneviève von Petzinger ha condotto una ricerca comparatistica sulla simbologia presente nelle principali grotte paleolitiche, giungendo alla conclusione (esposta in un convegno scientifico a Chicago e ripresa dalla stampa internazionale), secondo cui almeno 26 segni appaiono regolarmente in tutte le grotte, anche se tali graffiti rupestri risalgono a periodi distanti fra di loro un paio di decine di millenni.


Si tratta spesso di segni con spiccate caratteristiche descrittive (cerchio, scala, pettine, freccia, uccello, mano "positiva"), altre, invece,(mano "negativa"-cioè il segno della croce dei Cristiani ortodossi, la croce di Sant' Andrea e il cancelletto), hanno a prima vista un più marcato valore simbolico.

E' chiaro che questi simboli si ritrovano, quasi inalterati, in buona parte degli alfabeti del mondo, se non altro perchè essi sono molto semplici.

Tuttavia, l' ipotesi che i più antichi sistemi di scrittura, come quello "danubiano", del 6000 a.C., quello sumerico, del 4000 a.c., e quello cinese di Banpo, del 2000 a.C.(che sono tutti palesemente ideogrammatici), possano derivare da una comune "koiné" paleolitica non ci sembra così fuori del mondo, anche perchè proprio la diversità fra le lingue antiche e la mancanza di una cultura formale rendevano probabilmente più necessario per i popoli primitivi, più ancora che per noi, un linguaggio universale di simboli, capace di veicolare le stesse idee in qualunque lingua.

Questo era, a quanto raccontavano i navigatori dell' Oriente ancora nel secolo scorso, l' uso che, nei porti orientali, si faceva degli "Han Chi", i caratteri cinesi, o, almeno, dei loro simboli di base.

E ciò è quanto comunque succede ancor oggi in Cina, dove le circa cinquanta lingue divengono mutualmente intelleggibili grazie all' uso di simboli ideogrammatici comuni.

Quali le implicazioni storico-culturali di questa tesi?

Innanzitutto, la conferma, almeno per ciò che concerne l' alfabeto, della nostra tesi della "stratificazione" delle radici delle diverse civiltà.

Poi, una maggiore plausibilità dell' anticipazione, da parte della "scrittura danubiana", rispetto a quella sumerica, e, di conseguenza, rispetto anche al cuneiforme, ai geroglifici, agli alfabeti fenicio, greco, latino, arabo, indiano, ecc...

Infine, una rivalutazione generale della capacità di "produzione culturale" dell' uomo preistorico, che rende plausibile tutta quella fase più antica della storia dei popoli, che, normalmente, viene considerata puramente inventata: dalla "Dimora artica dei Veda", all' "età dell' oro", dalla "Torre di Babele", al "Diluvio Universale", dai "Compagni di Horus" all'' "Imperatore Giallo".

Intanto, non possiamo non complimentarci con Geneviève von Petzinger, che ci auguriamo di avere presto con noi a Torino, la cui opera dimostra che non è vero che oggi i giovani non abbiano modo di farsi sentire, ché, anzi, Geneviève dimostra che, attraverso uno studio serio ed il coraggio di portare avanti tesi anticonvenzionali, i giovani possono più di un tempo influenzare la storia della cultura.

sabato 13 marzo 2010

PRIMA CHE A CHAMBERY, ARRIVEREMO IN TAV A SINGAPORE

Announcement by Chairman of Chinese Engineering Academy about new Eurasian Trains. L'annonce, de la part du président de l' Académie Chinoise d'Engégnérie, des nouveaux chemins de fer eurasiatiques.Vorschlag, von der Seite des Vorsitzenden der Chinesischen Technischen Akademie, neuer eurasiatischen Linien.



Il recente libro di Martin Jaques, "When China Rules the World" ha fatto molto discutere negli Stati Uniti, in quanto, nella situazione attuale, caratterizzata da un predominio americano in campo culturale, ideologico e militare, è difficile capire come questa preannunziata egemonia della Cina potrebbe realizzarsi in concreto.

Soprattutto, è stato giustamente messo in rilievo come il carattere non messianico del Confucianesimo, ed il tradizionale ritegno dei Cinesi ad uscire dal loro "Tian Xia" costituiscano un ostacolo al porsi, da parte cinese, come un modello esportabile, e, come tale, atto a proporsi come leader a livello mondiale.

E, certamente, il Confucianesimo, diversamente dal marxismo, non è ispirato ad una "rivalità mimetica" con il modello americano, che lo sospinga a contrapporvisi per contendergli il primato del "progresso".

Il Confucianesimo è la quintessenza del conservatorismo. Esso è profondamente convinto, come De Maistre e come Tocqueville, che non ci si può opporre frontalmente al "progresso", che la "controrivoluzione" non è una rivoluzione di senso contrario.

Il saggio confuciano non agisce. Il suo obiettivo è il "Wu Wei" : l' "azione non azione" dell' Imperatore che, compiendo impeccabilmente i riti, orienta il corso del mondo.

La Cina di oggi non aspira ad imporsi con la forza. Essa resta fedele all' imperativo maoista di "non aspirare mai all' egemonia".Ciò significa che essa aspira semplicemente ad essere se stessa. Ma, essendo se stessa, essa esercita automaticamente un fenomeno di "irraggiamento".E questo può essere un problema, perchè, nell' era della dismisura tecnico-economica, anche un impero confuciano tende a crescere indefinitamente, e ad avere bisogno di spazio vitale, di terre, di materie prime.

Tuttavia, quest' espansione si manifesta, almeno per ora, come un puro e semplice irraggiamento , senza ricerca dell' egemonia. Con lo spostamento dell' accento su Confucio, si è scatenata una reazione a catena, per cui anche nei Paesi vicini, dove la parola era tabù, è tornato in auge il "conservatorismo" (è il caso della Russia).

In campo economico e demografico, siamo vedendo un altro possibile percorso di questo irraggiamento nel grandioso progetto di tre linee di Alta Velocità eurasiatiche che la Cina sta negoziando con 17 Paesi.

Una linea collegherà il Sud-Est asiatico, unendo Kunming, nella regione cinese dello Yunnan, a Singapore. La seconda linea attraverserà l´Asia centrale. Da Urumqi, nello Xinjiang, si spingerà in Kirghizistan per raggiungere Ashgabat in Turkmenistan e Astana in Kazakhstan. Da qui, arriverà fino a Budapest e a Bratislava. La terza linea, dalle zone minerarie della Manciuria, penetrerà nella Russia siberiana ed europea, in Bielorussia e Polonia, per terminare in Germania.

Pechino ha dichiarato che gli accordi economici sono già chiusi con la maggioranza delle nazioni coinvolte.«Anche India, Pakistan e Iran - ha detto il ministro dei trasporti - sono in trattative per entrare nel network ferroviario del secolo». L´alta velocità euroasiatica punta in realtà al traffico merci e alla nascita di nuovi poli industriali, ma soprattutto allo scambio di risorse naturali e delle cosiddette "terre rare".

La Cina prevede che i supertreni renderanno conveniente lo sfruttamento di immense zone minerarie sotto il Baltico, nell´Europa orientale e in Asia centrale. La semicancellata Via cammelliera della seta cederà il passo alla nuova Via ferroviaria del gas, del petrolio e dei metalli essenziali per le nuove tecnologie.

Obiettivo: inclinare verso l´Estremo Oriente il pendio politico che fino a oggi ha fatto scorrere l´energia verso l´Occidente europeo. I supertreni, secondo il ministro delle Ferrovie, Liu Zhijun, spingeranno anche «centinaia di milioni di persone a trasferirsi a Ovest, in aree del continente oggi spopolate e ricchissime di risorse».

Ecco, il problema numero uno sarà spostare milioni di Cinesi dal loro Paese sovraffollato verso le zone semidesertiche dell' Asia Centrale e della Siberia. Cosa che è un' obiettiva esigenza economica a livello mondiale, ma che costituisce anche un problema politico per la Russia, che si vede sull' orlo di restituire ai Cinesi i territori acquisiti nell' Ottocento, ma anche per la Turchia, che sperava di affermarsi fra i popoli amici dell' Asia Centrale.

Russia e Turchia, se non vorranno perdere sempre di più il loro ruolo strategico, dovranno appoggiarsi sempre di più all' Europa (come già oggi fanno, puntando molto su iniziative comuni proprio nei territori possibili oggetto dell' espansione cinese, come quelle coll'Iri, con l' Eni, con la Finmeccanica e con la Fiat nell' Estremo Oriente Siberiano, e quelli dell' Eni in Kazakhstan ).

L' Europa non può disinteressarsi di ciò che sta accadendo su quello scacchiere.

Soprattutto, non può procedere con il passo di oggi, quando i Cinesi costruiscono in 10 anni tre ferrovie eurasiatiche, mentre noi impieghiamo alcuni dcenni a decidere il percorso della TAV da Torino a Chambéry.




lunedì 8 marzo 2010

MOSTRA DI CONFUCIO A NEW YORK


Confucius Exhibition Confirms Rising of Self-Consciousness of Chinese Identity and Preservation, by New York, of Central Role. L'exposition sur Confucius à New York démontre la croissante conscience, de la part des Chinois, de leur identité, e le maintien, de la part de New York, de son role contral.Konfucius-Ausstellung bestaetigt wachsende Selbstbehauptung chinesischer Identitaet
und Behaltung, von der Seite New Yorks, seiner zentralen Rolle.






L'esposizione in corso all' Istituto Confucio di New york sulla figura di Confucio dimostra due cose:

-che il Governo Cinese ha avviato una revisione a 180° della tradizionale politica anticonfuciana del PCC, la quale aveva avuto il suo culmine nella campagna lanciata da Qiang Qing: "Criticate Lin Biao, criticate Confucio";

-che, anche per operazioni culturali realmente eversive, come questa, New York resta determinante.

Confucio rappresenta l' elemento collante di tutte le culture dell' Asia Orientale.

Operante nel 5° Secolo a.c., lo stesso periodo di Budda, dei primi autori della Bibbia, dei Pre-Socratici greci (quella che fu chiamata l' "Epoca Assiale"), Confucio è il primo ed insuperato maestro del conservatorismo.

Di stirpe aristocratica, e nostalgico dell' antico impero dei Zhou, egli è il "consigliere del Principe".La base del suo pensiero, spiritualistico ma non confessionle, è l' etica cetuale, specchio dell' armonia dell' Universo:

"Che l' Imperatore sia Imperatore, che il Signore sia Signore, che il Padre sia Padre, che il Figlio sia Figlio".

Affinché ciascuno svolga la propria funzione nell' armonia dell' universo "Tian", occorre che l' Imperatore faccia rispettare i riti "Li", e che i "Signori", detentori del sapere, "rettifichino i nomi", cioè adeguino il discorso pubblico all'armonia innata della società.

Per il suo carattere "laico", il confucianesimo si può accoppiare con religioni, come, per esempio, il taoismo e il buddhismo, altre due "scuole" della Cina, le quali tutte costituiscono, insieme, le "San Jiao", le "tre Scuole". In realtà, tutte e tre coesistono da sempre con il Politeismo Cinese (la "Religione Popolare"), e, da settant' anni, con il Marxismo (definito, recentemente "stile di Studio").Oggi, per altro, esistono, in Cina, anche 100 milioni di Cristiani e 100 milioni di Mussulmani.Per queste sue caratteristiche, il Confucianisimo fu additato come modello da Leibniz e da Voltaire, e non fu visto negativamente neppure da missionari come Matteo Ricci.

Il fatto che questi eventi culturali, fondamentali per il futuro della Cina e del mondo intero, avvengano a New York, ci fa capire quanto New York conti nello stesso mondo multipolare che sta nascendo sotto l' egida della Cina.Del resto, la stessa mostra della Civiltà Danubiana, per la quale noi ci stiamo battendo, si svolge a New York, mentre ci rendiamo conto con quante difficoltà ci si debba scontrare per farla qui in Europa.

Certo che, se noi Europei continuiamo a dormire mentre gli altri ricercano con costanza, umlità e dialogo, la loro identità, ci sveglieremo, un giorno, a non contare nulla non solamente in economia e sugli scacchieri politico-militari, ma anche nel dialogo interculturale.






LE GRAND DEBAT SUR L'IDENTITE' NATIONALE

We are Pleased with the Debates on National Identities. However, We Would make them thoroughly Different. Nous nous félicitons des débats sur les identités nationales; toutefois, nous aimerions les rendre tout-à-fait différents. Wir nehmen sehr gerne heutige Debatten ueber nationale Identitaeten an; ungluecklicherweise, wuerden wir sie in eine ganz underschiedliche Richtung fuehren.


Quando, nel 2006, pubblicammo il primo volume di "10.000 Anni di Identità Europea", non avremmo sperato che, dopo solo 4 anni, il dibattito sull'eidentità sarebbe divenuto così acceso in tutto il mondo.

Per questo, anziché deprecare che esso sia ancora rimasto, quanto a basi teoriche ed a contenuti, a livelli che definiremmo primordiali, non possiamo, tuttavia, esimerci dalla speranza che si tratti solo di quei segni premonitori che annunziano i cambiamenti epocali che, con la terminologia di Jay ed Eldridge, abbiamo definito come "Linea Punteggiata".

Nonostante che anche in Russia, Olanda, Ucraina, Turchia, sia, di fatto, in corso un dibattito serratissimo sulla propria identità, è in Francia ed in Italia che lo Stato stesso ha promosso ufficialmente un "dibattito sull' identita'".

Questa volta, ci occuperemo del "grand débat" promosso dal Governo Francese.

Apparentemente, il dibattito verte sul rapporto fra l' "identità repubblicana figlia della Rivoluzione Francese" e il multiculturalismo imprtato dagli immigrati. Se e nella misura in cui il dibattito dovesse ridursi a questo, avrebbero ragione i socialisti a boicottarlo, e Guy Verhofstadt a dichiararlo inattuale.

Tuttavia, la difficoltà obiettiva che esiste a ridurre il dibattito sull' identità francese alla difesa dei "Valori repubblicani" fa sì che esso non possa che debordare in tutte le direzioni. Tra l' altro, ma non solo, dimostrando il superamento del nazionalismo nell' "Europa Postnazionale".

Il punto è che la cultura francese non è mai stata allineata con il trionfalismo patriottico e modernista della classe politica.

I primi intellettuali francese sono stati i Trobadors, di lingua provenzale, di irradiazione paneuropea, eretici ed aristocratici.

Il poema nazionale francese, la "Chanson de Roland", fu scritto alla Corte d' Inghilterra, in dialetto normanno, ed esalta, da una parte, la "Douce France" feudale, e, dall' altra, un eroe chiaramente francone e renano come Roland (vedi "Rolandsbogen" a Bonn). Così pure, Chrétien de Troyes esalta le avventure, in Inghilterra, di Perceval "le Gallois", riportando l' Historia Regum Britanniae, dell' Inglese Geoffrey of Monmouth.

Cartesio e Pascal, ben lungi dall' essere razionalisti, partivano dall'ipotesi che il mondo potesse non essere altro che la rappresentazione di un demone, mentre Montesquieu e Boulanger esaltavano la monarchia come la forma migliore di governo. Per Voltaire, il modello ideale di stato era l' impero cinese. Per Tocqueville, la Rivoluzione Francese era stata fatta con gli stessi elementi dell' Ancien Régime. Balzac esaltava gli "Chouans" e Baudelaire odiava la modernità.

Non stamo parlando di De Maistre, Chateaubriand, Barrès, Maurras, Drieu-la-Rochelle o Céline, e neppure di Robespierre, St.Simon, Proudhon,Péguy, Lèvy-Strauss, Benveniste, Simon Weil, Bataille,Mauriac, Roland Barthes , che vevano visioni, se possibile, più estreme.

Ma veniamo al '900.

Guénon decide che l' India sia l' unico Paese che abbia tenuto fede alle verità universali; per parte sua, si converte all' Islam, come faranno anche Béjart e Garaudy.

Anche Simone Weil e Antoine de St.Exupéry sono degli ammiratori incondizionati del mondo islamico, proprio per i motivi per cui gli attuali "identitaristi" francesi lo vorrebbero combattere: per "la ferveur"("hamas"), per il comunitarismo, per l' estetismo, per il principio di autorità. St. Exupéry, eroe della Resistenza caduto in una missione aerea suicida, vorrebbe che l' Imperatore berbero "costruisse la Cittadella nel cuore dell' uomo".

Ma non è solo la letteratura, bensì anche la storia e la politica, che smentiscono i miti "repubblicani".

L'unificazione del Nord e del Sud della Francia fu la crociata sanguinosa di Simon de Monfort.La maggior parte della Francia apparteneva, nel Medioevo, agli Inglesi e ai Borgognoni. L' Alsazia e la Corsica sono francesi solo dal '700, Nizza e Savoia solo dall' '800.

Perfino il Generale De Gaulle era tutt'altro che un tretragono sostenitore di un repubblicanismo monolitico, antistorico, borghese, centralistico. Piccolo aristocratico del Nord-Pas de Calais, il suo nome stesso (fiammingo), lo designa come discendente di antichi Celti.De Gaulle, cultore di Maurras, fu un fervente cattolico ("nous sommes des batisseurs de cathedrales"). La frase della Costituzione "La France est une République laique et sociale" fu concordata con il Primate di Francia, che la ritenne una vittoria per la Chiesa. L'ultima battaglia di De Gaulle fu quella per la Regionalizzazione. Dopo tante battaglie, fu sulla sconfitta nell referendum per la regionalizzazione che egli decise di dimettersi, dimostrando quanto essa fosse importante per lui.
E, tuttavia,nonostante i decreti della Convenzione e tutte le politiche centralistiche di due secoli, oggi si insegnano, nelle scuole francesi: Bretone, Occitano, Basco, Catalano, Nizzardo,Corso, Alsaziano e Francique.

Anche l' attuale polemica circa i "Francais de souche" è grottesca, quando si pensi che, né De Gaulle, né Mitterrrand, né Sarkozy (né Bonaparte, né Blum, né Weil,né Veil, né Pasqua, ecc...) sono nomi francesi, e, in particolare, Sarkozy è un "immigrato di seconda generazione".

Invece di andare a cercare i "Francais de Souche", che, a nostro avviso, semplicemente non esistono, la Francia può ben essere fiera di essere stata, almeno dopo la Seconda Guerra Mondiale, la vera "roccaforte pratica dell' Europeismo", con De Gaulle, Schumann, Monnet, Mitterrand, Delors, ecc.., con il "modello renano", la "force de Frappe", l' Ariane, il TGV, ecc...

domenica 7 marzo 2010

"NORD" E L'IDENTITA' NORVEGESE

Langlo's Film Represents Abroad Traditional Face of Norway.Le film de Langlo communique à l' étranger le sens de l' identité norvégienne.Langlo's Film darstellt im Ausland Sinn der norwegischen Identitaet



Nel panorama piuttosto deprimente della cinematografia europea contemporanea, è raro che un film riesca nel contempo a fornire un messaggio autentico ed universale e a comunicare il senso di un' identità collettiva. Questo risultato ci pare conseguito dal film di Langlo (Nord), espressione sobria ed efficace di una vicenda personale semplice e pregnante: il cammino verso la rinascita di un giovane norvegese caduto in una crisi profonda (salute, famiglia, droga).

Questo cammino iniziatico è segnato da un viaggio, epico ma bellissimo, attraverso una Novegia Settentrionale marginale, una taiga infinita, dove i rari uomini sembrano le apparizioni sovrannaturali delle leggende nordiche.

Il viaggio trae l' avvio dalla rivelazione, fatta al protagonista, che la moglie, che lo aveva abbandonato, è, ora, sola con un figlio che egli non credeva di avere, in uno sperduto villaggio della Lapponia.

Il protagonista parte per questo villaggio per strade non battute, in mezzo all' immancabile neve.

I personaggi che egli incontra sono solitari come lui, e vivono nella taiga per scelta o per destino.Essi sono, però, accomunati da una profonda umanità, dall' amore per quella terra selvaggia, dal senso dell' ospitalità, dal desiderio di amicizia e di dialogo.Essi ricordano l' "ethos" singolare del "Capitano" di Hamsun, che aveva scelto di vivere da solo sul fiordo.

Particolarmente determinante è l' incontro con il vecchio che vive, vestito da Lappone, in una tenda sull' orlo di un lago ghicccaiato. Come gli Inuit, o come gli Indiani dei Veda, ha deciso di passare gli ultimi anni della sua vita lontano dalla civiltà, per meditare e lasciarsi morire.Anzi, ha deciso di morire proprio allora, al momento dello scioglimento dei ghiacci, facendosi trascinare nel lago dalla sua motoslitta.

Forse preferirebbe che lo straniero non venisse, che non gli facesse cambiare idea. Alla fine, però, si intendono: il vecchio impartisce al giovane qualche consiglio, gli regala la tessera a punti di un supermercato e scompare nel sonno nel lago ghiacciato.

Alla fine del viaggio iniziatico, il protagonista è rinato: riesce nuovamente a padroneggiare gli sci come un maestro: è infine pronto ad incontrare il figlio sconosciuto che lo attende dinanzi alla capanna nella neve.

"Norge" (Norvegia) è "il Paese del Nord", e "Norsk Tunga" è il "Norreno", la lingua dei Vikinghi, o "Normanni", gli "Uomini del Nord"(oggi, "Norsk" significa semplicemente "Norvegese"). Un viaggio nella tundra verso il Nord è, per un Norvegese, un viaggio verso il centro mitico della propria cultura.Che però non è solo norvegese, ma anche, generalmente, scandinava, baltica e "nordica". Non per nulla, alla fine, compare il vecchio vestito da Lappone, e che si comporta come un Inuit.

Un bell' esempio di approccio artistico e modernissimo alla propria identità, molto più efficace delle tronfie celebrazioni dei governi dei grandi Stati Nazionali.

venerdì 5 marzo 2010

NUOVI PERCORSI DELLA RUSSIA IN EUROPA

Mistral's Sale to Russia Shows New trend in European-Russian Relationships. La vente des Mistrals à la Russie indique le nouveau trend dans les rélations Euro-Russes.Mistral-Verkauf zu Russland oeffnet den Weg zu neuem Euro-russischen Trend.

La vendita delle quattro porta-elicotteri francesi Mistral alla Marina russa costituisce semplicemente la conclusione di una serie, oramai lunghissima ,di segni di sinergia fra Europa e Russia, forieri di una trasformazione sostanziale degli equilibri politici, ma anche culturali e militari, dell' Occidente.Occidente del quale, concordano almeno i Russi e gli Europei, la Russia fa parte, e, all' interno del quale, essa ha diritto di esercitare tutto il peso che le deriva dalla sua storia, dalla sua cultura, dalla sua forza, dalle sue dimensioni, dai suoi legami con gli altri popoli europei

Fra gli eventi più recenti, ricordiamo:

-collaborazione fra Russia e Germania per North Stream;

-Solidarietà dell' Italia alla Russia in occasione della guerra nell' Ossezia, e mediazione francese sulla stessa guerra;

-investimenti italiani e tedeschi in Russia;

-sostegno di una dozzina di paesi europei a South Stream;

-lancio, da parte del presidente Medvedev, della parola d' ordine dell' "Evroremont", e, da parte di Edinaja Rossija, del programma del "Rossijskij Konservatizm";

-nuove forme di collaborazione fra Serbia e Russia;

-presa del potere in Ucraina del Partito delle Regioni, sotto gli auspici della Chiesa Ortodossa, con visita-lampo del neo-presidente Janukovich a Van Rompuy e Catherine Ashton;

-presa di posizione alla NATO, da parte del Presidente Napolitano, a favore dell' ingresso della Russia nella NATO stessa;

-acquisizione, da parte di Severstal, del 100% della Lucchini Spa.

Questo avvicinamento a tappe forzate fra Europa e Russia contrasta in modo evidente con l' allontanamento in corso fra Russia e Stati Uniti, in particolare per ciò che concerne gli aspetti militari, relativamente ai quali si riscontrano alcune nuove, preoccupanti, tendenze:

-insistenza, da parte degli Stati Uniti, nel voler sistemare vari generi di nuovi missili in Polonia ed in Romania;

-risposta, da parte della Transnistria, che ha proposto di collocare sul suo territorio le difese antimissile russe;

-organizzazione, da parte del Governo georgiano, di un complesso sistema amministrativo-militare avente come obiettivo la "riconquista" delle "Repubbliche secessioniste" dell' Ossetia Meridionale e dell' Abkhasia;

-proclamazione, da parte della Federazione Russa, di una Nuova Dottrina Militare, in base alla quale:

la principale minaccia alla sicurezza della Russia è costituita dal progetto dell' estensione ad Est della NATO;

viene conferito, al Presidente Medvedev, il mandato di reagire con le armi nucleari a qualunque attacco al territorio della Russia (rovesciando, con ciò, la dottrina del "secondo colpo", che era stata la dottrina militare ufficiale dell' Unione Sovietica e della Repubblica Russa sotto le Presidenze di Jeltzin e di Putin).

Speriamo che l' insieme di questi eventi faccia riflettere i politici, innanzitutto europei, poi russi ed, infine, americani, sul fatto che non vi è necessariamente né deve per forza esserci, una "corrispondenza biunivoca" fra Occidente, NATO e Europa.