lunedì 8 febbraio 2010

SULL'EUROPEITA' DELL' UCRAINA

Ukraine - the cradle of Europeans.L'Ucraine: berceau des Européens Ukraine: Wiege der Europaeer


Sembra che le elezioni presidenziale ucraine abbiano dato per vincitore Janukovic, leader del Partito delle Regioni e sostenuto dalle minoranze etniche -innanzitutto, ma non solamente, quella russa-.

Chi dicesse che questo esito costituisce una sconfitta per l' Europa, farebbe meglio a considerare che cosa le minoranze etniche dell' Ucraina significano l' Europa stessa: semplicemente, la sua storia.Infatti, non v'è praticamente alcun popolo d' Europa che non sia "passato" dall' Ucraina e non abbia contribuito alla sua storia.

Antichità

Intanto, il misterioso "popolo dei kurgan", comprensivo quasi certamente dei primi indoeuropei, e, con molta probabilità, anche dei primi Turchi e Ugrofinni.

Poi, gli Sciti esaltati da Erodoto, i Sumeri e gli Assiri, che commerciarono nel Caucaso e portarono tracce della civiltà mesopotamica.

Poi, i Micenei, che esplorarono la "Tauride", a cui si riallaccia la famosa Ifigenia, la cui storia fu ripresa da Goethe, e che, per Adorno, rappresenta la quintessenza dell' umanesimo europeo. Nella vicina città greca di Olbia, vicino a Odessa, furono trovate le tavolette auree degli Orfici, che ci rivelano questa antica religione, "anello di congiunzione" fra la cultura greca e quella dell' Europa Centro-Orientale.

Poi ancora le Amazzoni e i Sarmati, che secondo la leggenda sono discendenti delle Amazzoni e dei Greci di Giasone, e i Persiani, che annessero parte dell' Ucraina al loro impero.

Poi, il Regnum Bospori, "socius" dei Romani per lunghi secoli.

Medioevo

Arrivarono poi i Goti, i Bulgari, gli Slavi e gli Ungheresi, che partirono di qui per creare i loro regni europei.

Infine, ancora, i Turchi, una tribù dei quali, i Khazari, fondarono un grande impero di religione ebraica, esaltato, dagli scrittori ebrei dalla Spagna Mussulmana, come una specie di paradiso. Secondo Koestler, sono loro gli antenati degli Askhenazim.Altre tribù, i Cumani e i Peceneghi (detti anche "Polovesiani", ciè quelli del Principe Igor, prima epopoa russa, e delle "Danze Polovesiane" di Borodin), furono respinti dai Mongoli in Crimea, dove costituiscono i Tartari di Crimea, e in Ungheria, dove costituiscono il Kiskùnhàlas, la "Piccola Cumania". Infine, il Khanato tartaro di Crimea fu parte per secoli dell' Impero Ottomano.Ad esso è dedicata l' indimenticabile novella di Pushkin "La Fontana di Bahcisaraj"

Anche gli Ebrei furono attivissimi in Ucraina, nelle varie suddivisioni dei Khazari, dei Karaiti, provenienti da Baghdad in seguito a dissidi con il Califfo e con il Gaon ebraico, ed emigrati, infine, a Trakai, presso Vilnius, come guardie del corpo del Gran Principe di Lituania. Infine, gli Askhenasiti, che, prima dell' Olocausto, rappresentavano una gran parte della popolazione ucraina, e dai quali sono originati molti dei leaders sionisti e degli emigrati in Israele.

La Russia (Rus' di Kiev), origine dell ' Impero Russo, nasce con il centro in Ucraina "solo" nel 10° secolo (dopo tutte le vicende che abbiamo narrato). Fu fondata dagli Svedesi (in Finnico, "Ruotsilainen", da "ròdrr", i "rematori" delle navi vichinghe a forma di drago, i "drakkar", la cui immagine è il simbolo dello Stato ucraino

.In seguito, il Khanato mongolo-tartaro dell' Orda d' Oro occupo' l' Ucraina, mentre, da nord-Ovest, arrivavano i Lituani, e, da Nord-Est, i Cosacchi.

Le parti più occidentali dell' Ucraina appartennero al voivodato di Moldavia, di cultura rumena. Nel Budjak, vivevano i Tartari Nogai.Oggi, i Tartari dell' Ucraina sono presenti in piccole comunità in Polonia e Bielorussia.I Polacchi chiamavano questa regione "campi selvaggi".Sulla costa, c' erano le colonie genovesi del Budjak e di Giaffa (oggi Kerc), in Crimea.

Età moderna

Nel '500, l'Ucraina settentrionale fu ceduta dalla Lituania alla Polonia, mentre la parte centro-orientale (quella oggi russofona) restava integrata nell' Impero Ottomano.Nell' Ucraina polacca, nonostante la fiera difesa dello "Slavone" (slavo ecclesiastico regionalizzato) si sviluppò una raffinata letteratura in lingua polacca, mentre la principessa ucraina Roxana fu la favorita di Solimano il Magnifico, il Sultano "europeo", che le dedicò splendide poesie in Turco Ottomano.Il "sarmatismo", cioè l' esaltazione della cultura orientaleggiante dell' Ucraina e dello stile di vita ribelle dei Cosacchi, divenne l' ideologia dominante in Polonia.

Nel secolo successivo, i Cosacchi si ribellarono alla Polonia, e Kiev fu attribuita al nuovo Impero Russo, apportandovi la cultura teologica del Seminario di Kiev.

Caterina Seconda aggregò l' Ucraina alla Russia, togliendola alla Polonia e alla Turchia, e popolandola di Russi, di Tedeschi, di Ebrei e di Greci ne costruendo città come Odessa.Leibniz avrebbe voluto che questa diventasse la capitale della Russia e dell' Europa.

La parte sud-Orientale fu assegnata all'Austria-Ungheria, dove le rivolte dei contadini ortodossi contro i nobili polacchi costituirono il primo fermento di identità ucraina moderna.Questa regione dette i natali a scrittori di lingua tedesca come Von Sacher Masoch e Von Rezzori.

Una lingua ucraina, o, meglio, rutena, fu ufficializzata per prima all' interno dell' Austria-Ungheria, mentre fu osteggiata all' interno dell' Impero Russo.Nasceva una letteratura ucraina, mentre l' ucraino Gogol' esaltava in Russo le gesta dei cosacchi ucraini.L'ebreo polacco Zamenhof creava a Odessa l' Esperanto.La rivolta a Odessa dei marinai russi dà l' occasione per il capolavoro sovietico "La Corazzata Potiomkin".

Era contemporanea

Dopo la 1a Guerra mondiale, la Germania diede l' indipendenza all' Ucraina, indipendenza sancita dalla Pace di Brest-Litovsk, mentre il Sud dell' Ucraina era occupato dalle truppe "bianche" del Generale Wrangel'.

Nell' ambito della Guerra Civile russa e della guerra Sovietico-Polacca, le truppe sovietiche occuparono la parte centrale dell' Ucraina, dove fu costituita una Repubblica Socialista Ucraina, che confluì nell'URSS, mentre l'Ovest era diviso fra Cecoslovacchia, Polonia e Romania, e la Crimea apparteneva alla Repubblica Socialista Federativa Russa.

Negli Anni '20, la Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina fu teatro di una lotta spietata fra il PCUS, dominbato da Stalin,che voleva farne il paese di elezione della "dekulakizzazione", e il Partito Comunista Ucraino, che percorreva una via nazional-comunista.Questo scontro fece, dell' Ucraina, l' epicentro del Holodomor, la grande carestia che fece milioni di vittime.

Nel corso della 2a Guerra Mondiale, l' Ucraina fu completamente occupata da Hitler, il quale, nonostante le simpatie di cui godeva in parte della popolazione ucraina (che aderì alle SS "Galizien"), non volle riconoscere, contrariamente al II Reich, nessuno Stato ucraino.

Perciò, i nazionalisti ucraini (UPA), pur essendo sostanzialmente collaborazionisti dei Tedeschi e anche antisemiti, combatterono su vari fronti, contro i partigiani ucraini filosovietici, contro i sovietici stessi, contro i partigiani polacchi dell' Armia Krajowa, e, talvolta, anche contro i Tedeschi.Fu un periodo di lotte durissime, che ha lasciato strascichi profondi non solo fra Ucraini antisovietici e Ucraini filorussi, ma anche fra Ucraini, Ebrei, Polacchi e Tartari di Crimea ,questi ultimi deportati da Stalin in Kazakhstan per timore di simpatie filotedesche.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l' Ucraina fu soggetta ad un' ondata di "russificazione", anche perché Khrusciov (che, come il successivo Segretario Generale, era ucraino), "regalò" all' Ucraina la Crimea, la quale, svuotata dei Tartari e dai Tedeschi, era (ed è essenzialmente ) esclusivamente di lingua russa.L' Ucraina divenne anche un importante centro dell' industria aerospaziale sovietica (Antonov).

Dopo l' indipendenza, la tensione fra le varie minoranze ha portato alla richiesta di una "federalizzazione" dell' Ucraina. Infatti, oltre ad un "nocciolo durao" ucraino ed ortodosso nazionale ed un Donbass russofono e ortodosso moscovita, esistono la Crimea, dove sono tornati anche i Tartari e i Tedeschi, e una regione di Odessa, di lingua russa, ma con forti componenti ebraiche, rumene, bulgare e greche. Infine, c' è la Galizia Orientale, di religione uniate e di cultura polacca, la Polessia di cultura bielorussa, la Rutenia Transcarpatica, con una popolazione mista di Ungheresi, Ruteni e altri piccolissimi popoli slavi, e, in fine, la Bucovina Settentrionale, con presenza di Rumeni, Ebrei e varie minoranze russofone e germanofone.

Crediamo, con ciò di avere contribuito almeno un poco a sipegare perchè la politica ucraina sia così difficile.









PAURA DELL' IDENTITA' EUROPEA?

We Publish Integrally the Post of Eurobull, which Corresponds to Our Worries of Preceding Posts.Nous publions ci-dessous le post sur Eurobull, qui correspond aux soucis de nos posts précédents.Wir publizieren Eurobull's Post, entsprechend den Sorgen unsrer vorigen Stellungnahmen:

Pubblichiamo qui di seguito un post di Eurobull che corrisponde alle preoccupazioni da noi espresse nei post precedenti di questo blog:

"Paura dell’identità europea venerdì 5 febbraio 2010 di Federica Martiny | 0 commenti |
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Ci troviamo inesorabilmente davanti al fatto che negli ultimi anni l’Europa, proprio nel momento in cui sarebbe dovuta giungere alle soglie dell’unità politica ed economica, si scopra sconvolta da resistenze di ogni tipo, al punto che oggi il segno più profondo dell’unità europea sembra riscontrarsi soprattutto in una sempre più forte e tangibile presa di distanza dall’Europa, da parte dei cittadini e degli Stati europei.

Motore di quelle spinte xenofobe e antieuropeiste –di cui le ultime elezioni del Parlamento europeo sono ancora viva testimonianza- che imperversano da più parti sul vecchio continente sembra davvero essere la paura della perdita della propria identità, di quella identità rinchiusa tra le mura della singolarità e del particolarismo, a cui da sempre gli uomini si aggrappano e si ancorano nei periodi di crisi, di assenza di certezze e di mancanza di stabilità.

Ora dobbiamo però e perciò chiederci se questa soluzione sia efficace o se invece sia la mera illusione di ritrovare in se stessi quelle risposte e quelle certezze che le istituzioni politiche non riescono a garantire.

Bisogna partire innanzitutto dall’assioma fondamentale per cui l’identità del singolo non può in alcun modo prescindere dall’incontro, dal confronto e anche dallo scontro con l’altro, con il diverso da sé, con lo straniero. È questo incontro-scontro che ci permette di avvicinarci alla nostra identità, che ci permette di scoprirne le frange più nascoste e fondamentali.

A sessant’anni dalla Dichiarazione Schuman occorre ricordarci e riscoprire le nostre responsabilità nei confronti non solo di noi stessi ma anche e soprattutto della storia, e ribadire con voce ferma e sicura che realismo e utopia si compenetrano nel tentativo di frenare gli impulsi disgregatori, inesorabili conseguenze di una lotta intestina per un’egemonia che ormai non è più reale, e di ritrovare equilibrio e forza nella Federazione europea."

Ci complimentiamo con l' Autrice, ed inviamo, a nostra volta, il nostro Post "Annus horribilis o 'Linea punteggiata'?", quale nostro contributo a Eurobull.


domenica 7 febbraio 2010

EUROPA: ANNUS HORRIBILIS O "LINEA PUNTEGGIATA"?

For Overcoming the Blocking of Europe, Direct Action of Civil Society is Required.Pour éviter le blocage de l' Europe, une action directe de la société civile est requise. Um Europas Sackgasse zu vermeiden, Direktaktion seitens Zivilgesellschaft ist erforderlich.

In un precedente blog, avevamo accennato alla nostra preferenza, per descrivere la situazione in cui stiamo vivendo, per la "teoria degli equilibri punteggiati", anziché per la "concezione lineare della storia" .

In concreto, le mutazioni antropologiche, culturali, socio-economiche, istituzionali e strategiche indotte dalla fine della Modernità stanno lavorando "nel profondo": erodendo la fede nol carattere provvidenziale della "civiltà occidentale"; indebolendo culture, istituzioni e dirigenti legati ai temi "forti" della Modernità; facendo emergere nuovi Paesi, nuovi paradigmi, nuove culture.Ad un certo momento, tutte queste "faglie", per ora sotterranee ed impercettibili, si apriranno improvvisamente, mostrando allo sguardo uno scenario assolutamente inedito.

Perciò, non ci stupisce il tono catastrofistico di uomini politici, giornalisti e intellettuali in questo inizio di secolo. Essi si rendono, seppur confusamente, conto del fatto, che, nei nuovi scenari, l'Europa così com' è sarà assolutamente spaesata e impreparata.

Essi denunziano anche, come Nicola Bonanni su "La Repubblica", o Barbara Spinelli su La Stampa, una lista di sintomi preoccupanti ( rallentamento economico, esclusione dalle grandi decisioni internazionali, disinteresse da parte dell' America); alcuni, come Guy Verhofstadt nella sua Lettera aperta al Presidente Van Rompuy, fanno anche un elenco di cose da farsi.

A nostro avviso, tuttavia, nessuna di queste critiche, né di questi appelli, potrà essere efficace.

Come osserva giustamente Barbara Spinelli, la ragione prima di questa irrilevanza va ricercata in un' opzione dello stesso "establishment" europeo: puntare tutto, per la sopravvivenza dell' Europa, sulla prosecuzione all' infinito di un'assoluta egemonia americana, che si sta, invece, progressivamente indebolendo.

Questa osservazione non è, a nostro avviso, sufficiente. Questo "establishment" europeo non può muoversi per ricercare opzioni diverse, in quanto la sua natura e la sua cultura glielo impediscono.

Una cultura modernistica, millenaristica, pragmatistica e tecnicistica, come quella dell' attuale "establishment", non riesce neppure ad immaginare un futuro del mondo diverso dall' omologazione sul modello culturale "occidentale", né un Occidente che non sia guidato dall' antropologia puritana.

Eppure, per competere efficacemente con le nuove realtà emergenti da tutte le parti del mondo, occorrerebbe comprendere la forza che promana, anche sulla costruzione politica, sulle attività economiche e sulle strategie militari, dall' appartenere a culture "olistiche" che non guardino solamente all'economia e alla politica.

Soprattutto, comprendere che, nella gestione del futuro mondo "multipolare", ciascuno conterà solamente in funzione della capacità che esso avrà di gettare sul piatto della bilancia esigenze, proposte e soluzioni che, da un lato, riuniscano un ampio consenso in patria e risolvano i problemi del proprio Continente, e, dall' altro, non siano contrarie alle esigenze di base di tutta l' umanità, ed alle ineludibili scelte socio-culturali degli altri Continenti.

L'America continua a proporre, a quel tavolo, l' esportazione dell' efficienza economica, sorretta dai valori della liberaldemocrazia e del mercato.La Cina butta, sul piatto della bilancia, il culto dell' "armonia", il rifiuto dell' egemonia mondiale. In fondo anche il mondo islamico, anche se in modi contraddittori, e, tavolta, distruttivi, apporta, a questo dibattito, un contributo fondamentale: l' importanza delle religioni nell'affrontare i problemi del mondo.

Che cosa apporta l' Europa al tavolo mondiale, che non sia un sottoprodotto della civilità americana?L' unica cosa che distingua l' Europa attuale dall'America è l' economia sociale di mercato. Tuttavia, Cina e Paesi in via di sviluppo sono, nella sostanza, ancor più "sociali" dell' Europa ( in quanto mirano a risolvere, con la spinta decisiva dello Stato, le esigenze drammatiche di centinaia milioni di loro cittadini).Essi non hanno molto da imparare a questo riguardo, e, comunque, non potrebbero applicare un' "economia sociale di mercato" che presupporrrebbe comunque condizioni storiche ed economiche molto diverse.

Al massimo, chi potrebbe imparare da noi sono gli Americani, i quali, però, tranne alcune modeste eccezioni, come Jeremy Rifkin, non sembrano averne una grande intenzione. Lo stesso Obama è stato costretto, dal Congresso e dagli elettori, a smorzare molto le proprie politiche sociali e ambientaliste, aventi una qualche affinità con la "economia sociale di mercato".Inoltre, si è sempre guardato bene dal fare qualunque cosa che assomigli al prendere atto che un' Unione Europea esiste. Termine mai usato da alcun Presidente americano. Come stupirsi che non sia voluto venire a Madrid? Come afferma giustamente Barbara Spinelli, gli americani non sono disposti a riconoscerci una superiorità intellettuale (a mio avviso, neppure un' eguaglianza).

Quest' apparente posizione di stallo non è inevitabile.

Il blocco culturale in cui versa l' "establishment" europeo non è "colpa" della cultura europea. Anche se oggi ci sono pochi intellettuali che "pensino fuori del coro", la maggior parte della tradizione culturale europea non è millenaristica (vedi San Paolo, Sant'Agostino e Maimonide); né economicistica (vedi Aristotile, Dante, Goethe, Tolstoj); né "suprematista bianca" (vedi De las Casas, Vieira, ancora Goethe, Carlyle, Simone Veil).

L' Europa è culturalmente attrezzata a comprendere la storia dell' Umanità nel suo complesso, senza pregiudizi "eurocentrici" o "occidentalistici" (cfr. p. es. Matteo Ricci, Schopenhauer, Guénon, Toynbee, Panikkar).Essa ha denunziato i pericoli di un futuro puramente tecnocratico (Zamiatin, Capek, Huxley, Orwell ), e tentato di elaborare "utopie" che non implichino anche, nel contempo, la "Fine della Storia" (Platone, Moro, Coudenhove Kalergi, Spinelli,Latouche).

Che questi grandi filoni della cultura europea vengano studiati ed approfonditi non potrà essere opera degli attuali "establishments", che, delle loro vecchie culture, hanno fatto la base delle loro carriere e del loro potere. Si impone un rinnovato sforzo della società civile, per incontrarsi, discutere, studiare questi temi e gli autori che li trattano, per confrontarsi con la società e formulare proposte condivise, da portare a livello europeo.

Alpina continua a proporsi come luogo di incontro e dibattito a questo fine.

Intervenite alla riunione del 9 Febbraio alle ore 21

presso Alpina Srl

Via P. Giuria n.6

10.125 Torino

tel 011 668758

E.mail: info@alpinasrl.com








sabato 6 febbraio 2010

ALTI E BASSI DELLA TRATTATIVA FRA USA E RUSSIA


News about American Missiles in Poland and in Romania Show Threat to Europe for Exclusion from Strategical Talks. Les nouveautés concernant les missiles américains en Pologne et en Roumainie démontrent risques pour Europe de l' exclusion des négotiations stratégiques. Nachrichten ueber US-Raketen in Polen und Rumaenien zeigen Europa-Risikos wegen Ausschusses aus strategischen Besprechungen.

Le ultime notizie circa la decisione americana di dislocare missili in Polonia e in Romania dimostra due cose:

-le trattative sui missili fra America e Russia sono lungi dall' essere concluse;

-le discussioni sulla politica estera e di difesa comune dell' Europa dovrebbero vertere innanzitutto su argomenti come questo.

Infatti, è difficile intravvedere una minaccia militare più grave per la sicurezza dell' Europa che una guerra nucleare sul suolo europeo per un conflitto fra due potenze che tranquillamente ci ignorano quando discutono di queste cose.

Se ambedue ci considerano alleati, o almeno amici, non possono disporre dei nostri territori e della nostra sicurezza a loro piacimento.

La breccia ai danni dell' Europa è costituita dal fatto che le decisioni circa la politica estera e di difesa possono essere adottate solamente all' unanimità. Tuttavia, il Trattato di Lisbona ha conferito all' Alto Rappresentante il compito di coordinare queste decisioni.Questo, dal punto di vista legale. Inoltre, dal punto di vista politico, nulla ci vieta di fare pressioni su Paesi come la Polonia e la Romania perchè non adottino decisioni che possono essere dannose per l' intera Europa.

I Russi si lamentano del fatto che gli Americani non abbiano rispettato il recentissimo impegno di Obama a discutere preventivamente ogni novità nel campo dei sistemi antibalistici. Ma cosa dovremmmo dire noi circa il comportamento dei governi polacco e romeno? Si sono consultati con Solana e/o Ashton, e/o van Rompuy? Questi li hanno mai convocati? Che cosa serve la Politica Estera e di Difesa Comune se non si parla di queste cose?

In questi giorni, si sta parlando nuovamente, a proposito delle politiche monetaria ed economica, di Europa a più Velocità. Sarebbe urgentissimo che ciò avvenisse anche per la Politica Estera e di Difesa Comune.

venerdì 5 febbraio 2010

UNA POLITICA INDUSTRIALE UE PER L'AUTO

Positions of Marchionne and Tajani Confirm Our Hypotheses.Les positions de Marchionne et de Tajani confirment nos hypothèses.Stellungnahmen von Marchionne und Tajani bestaetigen unsre Hypothesen.


A Natale avevamo reso conto della presa di posizione del Presidente della FIAT, Montezemolo, a favore di una politica industriale europea per il settore automobilistico.In quell' occasione, avevamo proposto di dare a tale politica (che, sulla carta, già esiste, ma, come si vede, non funziona), un ben maggiore "spessore" politico e giuridico, facendone oggetto di un' "azione concertata", non solamente a livello ministeriale.

Più recentemente, avevamo segnalato l'eccezionale opportunità che si sta aprendo all' Italia, la quale dispone, in questo momento decisivo, del Commissario all'Industria, Tajani, il quale, tra l' altro, è anche particolarmente interessato (per il mproprio background e per la propria origine territoriale), alla politica industriale dello spazio, appena entrata a far parte delle sue competenze, e sulla quale si è già pronunziato.

Ieri, si è registrata una significativa convergenza, sulla priorità di una politica industriale, anche già per risolvere il problema di Termini,nel settore dell' automobile.

Avevamo poi anche fatto notare in un altro post che, a nostro avviso, le attuali basi delle politiche industriali UE, anche quando esistono, sono deboli a causa di:

-ottica teorica ed ottimistica, che non tiene conto anche delle realtà negative, come le chiusure;

-insistenza retorica sulla concorrenza, che diviene un tabù, che neppure
il legislatore comunitario può superare;

-mancanza di coordinamento, in quanto le "leve" per fare una politica industriale sono normalmente sparse in 15 Direzioni Generali della Commissione, non permettendo così, né un monitoraggio continuo, né interventi di emergenza.

Il caso dell' industria automobilistica potrà costituire un "banco di prova" per un effettivo miglioramento del sistema sotto la nuova Commissione.

Segnaliamo, per informazione, che l'industria automobilistica costituisce uno dei rami per i quali esiste già un' azione settoriale dell' Unione:"

la Commission européenne entend:

1) Renforcer la compétitivité du secteur

L'objectif est d'identifier et d'évaluer les difficultés politiques significatives ayant trait à la compétitivité de l'industrie automobile européenne et de proposer des solutions qui tiennent compte des enjeux économiques, sociaux et environnementaux.

2) Compléter, adapter et simplifier le cadre réglementaire du marché intérieur

La réalisation du marché intérieur repose sur l'introduction du système communautaire de réception complète (EC WVTA, en anglais, Whole Vehicle Type-Approval), qui permet aux constructeurs d'obtenir une réception pour un «type» de véhicule dans un État membre et de le commercialiser ensuite dans l'ensemble de l'UE, sans avoir à effectuer d'essais supplémentaires.

3) Promouvoir la globalisation du cadre réglementaire technique à travers la CEE-ONU

L'harmonisation technique globale est un facteur clé de la consolidation de la compétitivité de l'industrie automobile européenne au niveau mondial. L'UE est une partie contractante à deux accords de la Commission économique pour l'Europe des Nations unies (CEE-ONU): l'Accord de 1958 concernant l'adoption de prescriptions techniques uniformes applicables aux véhicules à roues et l'Accord mondial de 1998."(http://ec.europa.eu/enterprise/sectors/automotive/index_fr.htm#top)




ISTANBUL CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA


For First Time, non-EU city designated as Ueuropean Cultural Capital. Pour la première fois, une ville non communautaire designée comme "Capitale européenne de la Culture. Fuer den ersten Mal, wird eine aussserhalb der EU liegende Stadt als Kulturhauptstadt ernannt.

Purtroppo, l' istituzione delle "città europee della Cultura", che dovrebbe svolgere un ruolo centrale nella formazione dell' identità europea, si è progrezzivamente snaturato, anche a causa della prassi lottizzatoria, in forza della quale vengono nominate due, se non tre, città.

Quest' anno, sono state nominate tre città: Istanbul, Essen e Pecs.

Mentre Essen e Pecs hanno lasciato poco entusiasti gli stessi Tedeschi e Ungheresi, visto il non eccessivo messaggio culturale legato a tali città, Istanbul campeggia incontrastata, come una scelta importante, che, comunque, farà discutere.

Intanto, è il primo anno che questo titolo verrà attribuito ad una città che non fa parte dell' Unione Europea.In secondo luogo, si tratta di una storia così importante, da costituire per tutti una fonte di riflessione e di confronto.

Intanto, Istanbul (Costantinopoli) è una delle tre città che si proclamarono "successore di Roma", con Veliko Tarnovo (in Bulgaria), e Mosca.Tant' è vero che, in varie lingue orientali, la Turchia è designata come Rum, o Rom.

Poi, è sita geograficamente all' esatta metà fra l'Europa e l' Asia.SE non fosser per questo, essa sarebbe automaticamente, coi suoi 12 milioni di abitanti, la maggiore città d' Europa.

Infine, è, oggi, una città prevalentemente mussulmana, facente parte di uno Stato che ha visto lo scontro più accanito fra tre concezioni dell' Islam: quella ottomana, di monarchia assoluta partimoniale e multiculturale, poco interessata alla supremazia religiosa; quella islamica militante dell' ultimo periodo ottomano, in cui l'Impero Ottomano rivendicò il Califfato (cioè la guida religiosa di tutti i Mussulmani), a partire dal 1774; infine, il periodo laicistico di Kemal Atatuerk, in cui la religione fu strattamente sottoposta al Governo. Il dibattito sull' Islam in corso in Turchia interessa quindi tutti, in Europa e in Medio Oriente.

Infine, come città, Istanbul conserva le memorie della civiltà bizantina, delle popolazioni greca, armena, albanese e italiana (Galata) che la abitavano accanto a quella turca, dell' architettura islamica, dell' Impero, ma anche degli stili europei degli ultimi tre secoli.

Per ultimo, Istanbul è anche una città moderna, pulsante di vita economica e culturale.

Istanbul non è la capitale della Turchia.

Kemal Atatuerk, leader nazionalista, non la amava, per il suo carattere monarchico e cosmopolita, nonché per la facile raggiungibilità da parte degli eserciti e delle flotte di invasione.

Coerente con la sua idea della costruzione di una nazione etnicamente pura, anatolica e turanica, costruì la nuova capitale, Ankara, nel cuore dell' Anatolia.Contemporaneamente, proibì la lingua ufficiale dell' Impero (Osmanli), una koiné di arabo, persiano e turco, modernizzando la lingua, più "turca", usata dai contadini dell' Anatolia.

Nel caso in cui la Turchia entrasse, finalmente, a far parte dell' Unione Europea, sarebbe, quindi, probabilmente, di nuovo la cosmopolita Istanbul a prendere il sopravvento sulla provinciale Ankara.

Ricordiamo che Alpina possiede una propria area di attività, chiamata Evrazija-Avrasya (che utilizza anche come marchio il Ponte Atatuerk, che, nella foto, si intravvede dietro Rumeli Hisari), nell' ambito della quale vorremmo realizzare iniziative anche per il 2011, anno italo-russo.

Saremmo lieti se ci segnalaste iniziative che possono rientrare in queste categorie.

info@alpinasrl.com

Alpina srl
Via Pietro Giuria 6
10125 Torino



giovedì 4 febbraio 2010

IL FUTURO DELLA LIBERTA'

Fini's Book Stimulates Reflexion and Critics.Le livre de Fini stimule la reflection et la critique.Fini's Buch reizt Ueberlegung und Kritik.



Rientra certamente nei compiti delle figure istituzionali, come il Presidente della Repubblica e quello della Camera, esprimere in modo persuasivo le convenzioni culturali che stanno alla base del sistema politico di cui sono rappresentanti, ed invitare le giovani generazioni ad aderirvi.

Perciò, non resta che da applaudire al fatto che i nostri Presidenti lo facciano autorevolmente.

Una tipica espressione di questa attività è il libro di Giancarlo Fini, "Il Futuro della Libertà"(Edizioni Rizzoli).

Tuttavia, è, a nostro avviso, altrettanto ovvio che tale tipo di pubblicistica, proprio per la sua natura e la sua genesi, corra il rischio di lasciare un poco un senso di incompletezza, se si pensa alla complessità delle questioni che essa affronta, e alle rigidità entro cui le posizioni istituzionali in genere sono costrette ( al contrario di quelle dei "bloggers").

La storia della libertà

Concordo con l' idea di fondo di Fini, vale a dire che il tema della libertà sia il più critico per le giovani generazioni, ma credo che visioni irenistiche, come quella offerto dal libro di Fini, corrano il rischio di indebolire, più che rafforzare, la consapevolezza dei giovani per il problema, e la loro disponibilità a battersi per esso.

L'identificazione della storia con la storia della libertà è una grande tradizionieitaliana, di cui il massimo rappresentante fu Benedetto Croce(di cui, stranamente, non si parla più). Un limite di questa impostazione è quella di fare perdere il senso della complessità della storia, ma, soprattutto, del concetto di libertà.

Come Fini giustamente ricorda verso la fine del libro, occorre distinguere una "libertà negativa"(libertà da ingerenze altrui) e una "libertà positiva"(libertà di fare delle specifiche cose concrete). Filosofi e teologi ci ricordano che esiste anche una "libertà morale" (libertà di fare il bene, qualunque cosa questo sia).

Esempio della prima: poter vivere in un' isola deserta, senza seccatori.

Esempio della seconda: poter essere curato in un ospedale.

Esempio della terza: avere il coraggio di rifiutare un ordine disumano, affrontando la morte.

Bene, contrariamente alla "storia della Libertà" che ci viene costantemente insegnata, la storia non procede necessariamente ed incontrovertibilmente verso un incremento indiscriminato della libertà. Anche perchè i tre tipi di libertà non sono paralleli, ma si condizionano (e, talvolta, si escludono) a vicenda.

Per esempio, la libertà negativa tende a diminuire sempre più, a mano a mano che il legame sociale si fa intenso, ed aumenta la "libertà positiva", qualla di ricevere "prestazioni" dalla società.Infine, la "libertà morale", difesa da Catone, Seneca, i Martiri della Legione Tebana, Bonhoeffer, Kolbe, ecc.... in genere ha modo di manifestarsi in tempi duri, in cui tanto la libertà positiva che quella negativa vengono negate.

La libertà oggi

Orbene, come si stanno muovendo, oggi, i tre tipi di libertà, e che cosa ci attende per il futuro?

La libertà negativa si sta certo affievolendo sempre più.Come rileva Conrad Lorenz, lo stesso sovraffollamento del pianeta costituisce l' attacco più violento a questa libertà. Non parliamo degli orari senza interruzione, delle luci e delle musiche sempre accese, della regolamentazione del traffico, ecc..

La libertà positiva, dopo avere conosciuto un vertice nell'Europa Comunitaria di fine secolo, dove si cumulavano le prestazioni materiali dell' "affluent society" di tipo capitalistico, con la più completa gamma delle prestazioni sociali del socialismo, sta subendo bruschi contraccolpi, in quanto, né il mercato è più in grado di garantire agli Europei una crescita quantitativa continua, né lo Stato è in grado di mantenere le vecchie prestazioni sociali.

Quanto, infine, alla libertà morale, essa è, oramai, praticamente inesistente, in quanto la stessa struttura antropologica che la sosteneva (fondata sulla civiltà classica)è stata minata in tuttio i suoi aspetti (rifiuto dei modelli dell' antichità e delle religioni trascendenti, funzionalizzazione e giuridicizzazione di tutte le decisioni, mancanza di veri margini di manovra per il singolo).

I pericoli per la libertà

Nel futuro, questo panorama tenderà a peggiorare in modo drastico.

La libertà negativa tenderà a scomparire nel modo più assoluto in un mondo di dieci miliardi e più di persone. Tutto sarà razionato e regolamentato. Qualunque atto ostile o di sabotaggio potrebbe provocare catastrofi immani: le Autorità saranno obbligate a controllare e reprimere senza remore qualunque anomalia. La robotica, la cibernetica e le tecniche elettroniche di controllo stanno fornendo strumenti spaventosi, come i "centri di ascolto" intercontinentali, la censura del web,i campi di concentramento "segreti",i "robot guardiani", i droni, lo "scanner del pensiero", ecc...

La libertà positiva, se ci sarà, si tradurrà in una progressiva sostituzione della macchina all' uomo.Per rendere tutti più intelligenti, e possibilmente egualmente intelligenti, si accrescerà la simbiosi fra l' uomo e il computer.Per garantire la salute e la longevità, si sostituiranno tutti gli arti, e perfino il cervello, con delle protesi. Lo stesso uomo verrà programmato biologicamente, poi tramutato gradualmente in un cyborg, e infine connesso ad una rete intelligente, di cui sarà solamente un "terminale"....L'eccesso di prestazioni tecnologiche e sociali si tradurrà cosìnella dipendenza totale da un universo macchinico organizzato a livello mondiale.Ideologia, informatica, cibernetica, finanza e tecnica saranno uniche a livello mondiale, e tutto ciò che si muove nel mondo sarà controllato centralmente in modo elettronico.

Le profezie di Zamiatin, di Capek, di Asimov, di Lem, di Huxley e di Oorwell si sono già realizzate: il futuro potrebbe essere molto peggio!

Un programma di battaglia per la libertà morale

La libertà diventa cruciale proprio perchè tende a sparire.In queste condizioni, quella che torna ad essere determinante è la libertà morale.

La fine della libertà negativa può essere scongiurata innanzitutto da una cultura critica, che veda i limiti dello sviluppo, e da un' educazione alla sostenibilità, che abitui ad accontentarsi di poco, come gli antichi.Poi, da un' attenzione accresciuta per gli aspetti anche procedurali della libertà. Per esempio: il diritto di parola, anche contro i dettati del "politicamente corretto"; il diritto alla "privacy" contro gli arbitri polizieschi e informatici; la tutela di tutti contro i trattamenti inumani e contro la detenzione abusiva, ecc.....Infine, la democrazia non già come "dittatura dei sondaggi", o "apoteosi della mediocrità", bensì come partecipazione quotidiana,agita e combattuta.

Che la libertà positiva non si traduca nella "trasfusione senza spargimento di sangue" , dall' umano alla macchina, può essere scongiurato solo da un rinnovato pensiero teologico, il quale, dedicandosi alla "cosa ultima", fornisca una leva contro l' autoreferenzialità della tecnocrazia. Tale pensiero, per essere operativo, non potrà essere disgiunto da una robusta cultura scientifica e tecnologica, capace di penetrare a fondo la dialettica delle "macchine intelligenti", di proporre alternative, di intervenire in tale dialettica, di limitarla, di condizionarla. Anche qui, bisogna difendere la "libertà delle religioni", cioè una laicità ben intesa, con creazione di uno spazio difeso, in cui la tecnocrazia non possa entrare, e la "libertà di ricerca", intesa come accesso agli aspetti più esoterici della tecnica, e libertà di critica della tecnocrazia.

Tutte queste cose si potranno realizzare solamente nella misura in cui si saprano utilizzare al massimo le sinergie fra le tradizioni liberali (che garantiscono l' "habeas corpus", il "due process of law" e la certezza del diritto), e quelle democratiche, che partono dall' originaria libertà positiva (il "diritto naturale"), per riconoscere il ruolo insostituibile delle formazioni sociali storiche (famiglia, città, professione), per poi costruire sistemi storici e concreti di partecipazione attiva di circolazione delle élties, di formazione dell'opinione, di deliberazione e di controllo. Quanto gli attuali strumenti normativi permettano tutto questo, va riverificato in ogni momento, soprattutto in una fase che, come dice Fini, è "costituente" (ma, a nostro avviso, più per l' Europa che per l' Italia).Vorrei solo ricordare, a quest'ultimo proposito, che l' unico soggetto politico che abbia seriamente intrapreso autonomamente l' impresa di scrivere la costituzione europea (nel 1944), il comandante partigiano piemontese Duccio Galimberti, lo fece scrivendo "in simultanea" (prima di essere ucciso), e la Costituzione Europea, e la nuova Costituzione Italiana. E' ovvio, infatti, che le due non potrebbero essere in contrasto fra di loro.

Come si vede, c' è un enorme programma di intervento culturale, educativo, scientifico, imprenditoriale, politico e giuridico.

A nostro avviso, solo sul presupposto di un siffatto programma sarà possibile lanciare un appello concreto ai giovani per la difesa della libertà.

Giacché la libertà è un valore tipicamente europeo, crediamo anche che il livello giusto per proporre un programma come quello sopra sia quello europeo.