giovedì 6 maggio 2010

COMMEMORARE O NON COMMEMORARE L'UNIFICAZIONE DELL'ITALIA?

Polemics about Garibaldi's Anniversary opens up Fundamental Historical Debate. Les polémiqes à propos de Graibaldi ouvrent un débat historique fundamental. Polemik um Garibaldi oeffnet grundsaetzlichen Historikerstreit






Nell' attuale disputa sul se sia,o meno, opportuno commemorare i 150 anni d' Italia, così come sul se, nella prossima parata del 9 maggio a Mosca, sia opportuno, o meno, esporre i ritratti di Stalin, assume un rilievo prevalente, non già la Storia, bensì la polemica politica contingente. Questo perchè, nella versione "modernistica" della Storia, Storia e politica coincidono ("la Storia è sempre Storia Contemporanea" - per dirla con Croce-).

Il problema è che, a nostro avviso, i due contendenti - i vertici dello Stato Italiano e la Lega - condividono una visione limitativa e "censurata" della Storia europea. Pertanto, plaudiamo alla loro polemica, non già perchè ne condividiamo il merito, bensì come sintomo di una "frattura" nella "Grande Narrazione" modernistica italiana.

Per semplificare il discorso, partiremo da una sorta di "lapsus freudiano" commesso dal Ministro della Difesa La Russa, il quale, alla commemorazione della Battaglia di Solferino (una delle più sanguinose battaglie inter-europee, dove, per una questione di equilibrio di potere fra l' Impero d' Austria e quello francese, morirono migliaia e migliaia di Francesi, di Provenzali, di Piemontesi, di Lombardo-Veneti, di Tedeschi, di Austriaci, di Slavi e di Ungheresi) , si pose, e molto opportunamente, la questione del se, in un' Europa cristiana che aspira all' unità, avesse avuto un senso questo antico macello di Europei.

Paradossalmente, la risposta di La Russa era stata: Sì.

Noi, invece, risponderemmo piuttosto: no, come non l' ebbero le precedenti e successive guerre infraeuropee, aventi di mira varie forme di riconoscimento e di supremazia di singole aree, etnie, ideologie o classi, che, una volta acquisite, hanno lasciato l' Europa come'era prima, ma solamente più debole verso il resto del mondo.

Questo perché la Federazione Europea, a cui noi aspiriamo, era già prevista dai politologhi e giuristi ai tempi dell' Ancien Régime,(progetto per la Pace Perpetua), era già quasi stata realizzata da Napoleone, ed, addirittura, realizzata, almeno formalmente, dalla Santa Alleanza, che l' aveva addirittura prevista nel proprio atto costitutivo.Nel caso in cui si fossero sviluppati i "germi" di Federazione Europea già contenuti nel pensiero della Restaurazione, si sarebbe potuto conseguire la Federazione Europea negli stessi tempi, e praticamente senza spargimento di sangue.I fautori del rigido determinismo storico dicono che la storia non si fa con i "se".Tuttavia, proviamo a immaginare un possibile corso alternativo degli eventi.

Sarebbe stato solamente sufficiente derivare, con il metodo pacifico che utilizza oggi l' Unione Europea, dai principi generali impliciti nella Santa Alleanza, principi giuridici più specifici di carattere federale.A ciascuna delle crisi che furono risolte con guerre e rivoluzioni(1821,1824,1831,1848,1849,1852,1854,1859,1860, 861,1870,1871,1905,1918,1922,1924,1945,1968,1989) , si sarebbe potuto fare fronte con trattative con il "metodo comunitario", raggiungendo, comunque, risultati identici, se non migliori.

L'idea di Novalis, di Baader, di De Maistre, di Kruedener, era il superamento dello Scisma d' Oriente e della Riforma con un dialogo ecumenico, che avrebbe facilitato l' integrazione fra i popoli d' Europa.Il progetto "russo" di Santa Alleanza (ma elaborato dal Polacco di Czartorysky, e "censurato" dall' Austria e dall' Inghilterra) ricalcando il "Gran Dessin" di Enrico IV, prevedeva la conservazione delle costituzioni aristocratiche in Finlandia e in Polonia e una federazione di Stati italiani sotto la direzione del Papa.Le idee dei Neoguelfi italiani e dei federalisti di tutt'Europa(Proudhon,Cattaneo, Frantz, Dehio), trassero ispirazione proprio da questi modelli.

Durante i moti della prima metà dell' Ottocento, si sarebbe potuta rafforzare la struttura federale appena abbozzata, includere l' Impero Ottomano e allargare le autonomie . Fra il 1854 e il 1866, si sarebbero potute far partecipare direttamente le nazionalità ad un organo federale, allargandone la base sociale. Dal 1870 si sarebbe potuta creare a livello europeo quella legislazione sociale che , invece, fu creata solo nell' Impero Germanico.Tutte le riforme adottate dal 1918 a oggi avrebbero potuto benissimo esserlo senza bisogno delle Due Guerre Mondiali e dei totalitarismi, visto che, comunque, esse partirono "dall' alto".

Oggi, vivremmo nello stessissimo modo, ma senza le stragi degli ultimi due secoli.

Grandi Autori di tutte le tendenze, come
Rousseau, Novalis, Gioberti (oltre che politici come lo zar Nicola 1° e Coudenhove Kalergi), ne avevano parlato, ma nessuno li aveva voluti ascoltare.Perchè?Perchè il vero obiettivo non era nazionale, bensì ideologico e di classe.

Bisognava
impedire che lo Zar, il partito "aristocratico" di Czartoryski, De Maistre e Novalis, i "neo-guelfi" e "federalisti" "prendessero il merito" dell' unificazione d' Europa. Bisognava mobilitare i nazionalisti per fare le rivoluzioni liberali, usare gli Stati Nazionali per fare nascere l' industria, fomentare le guerre e i totalitarismi per creare il gigantismo industriale e il predominio della tecnocrazia.

Peccato (per i suoi ideatori) che questo disegno non sia riuscito.

Dopo
decine di milioni di morti in "inutili stragi",le guerre nazionali del XIX Secolo, le Guerre Mondiali, i Lager e i Gulag, l' Europa è tornata ad essere quella di prima, sempre più unita su base federale, sempre più attaccata alla terra e alle "Heimat"locali, sempre più delusa dallo scientismo ed attratta dallo spiritualismo.

A questo punto, riteniamo che
non si debbano commemorare i tanti,da Metternich a Castelreagh, da Mazzini a Garibaldi, da Cavour a Napoleone III, da Bismarck a Stalin,che, in un modo o nell' altro, resero possibili queste guerre, bensì coloro che, come Rousseau e Kant, Novalis e De Maistre, Gioberti e Coudenhove-Kalergi, Weil e Giono, cercarono di evitarle. Capiamo che questi elenchi siano "scandalosi" (perchè "trasversali"), ma noi giudichiamo in base all' Europa, non già in base a settarismi religiosi o ideologici.

Se non avessimo seguito le "Ideologie della Modernità", oggi avremmo già un' unica Europa come Stato, con lo stesso tipo di diritto e di società, senza una sola guerra, e, semmai, con rivoluzioni di modesta entità.

Per questo,
a noi sembra che il primo autore da commemorare sia Novalis, romantico ed aristocratico giovane profeta, morto giovanissimo, e che, pur essendo stato il primo grande teorico di quest' Europa, non poté neppure vedere pubblicata la sua opera, perché Goethe (che pure ammiriamo come uno dei più grandi Europei),da grande "barone", quale fu, non volle, per decenni, che fosse pubblicata un' opera che, se ben si sarebbe conciliata con la sua politica senile, certo non aveva nulla a che vedere con le sue posizioni della prima giovinezza.

Per ciò che riguarda l' Italia, una cosa è compiacersi della sua unità, un' altra approvare le modalità con cui fu raggiunta.

9 MAGGIO 2010: UN PUNTO DI PARTENZA

Meeting in Alpina/Diàlexis for Europe's Day to Become Starting Point For Construction of New, Cultural Europe.L'assemblée du 9 Mai 2010 auprès d' Alpina/Diàlexis ambitionne à devenir le départ pou la construction d' une Nouvelle Europe, fondée sur la culture.
Nel mondo globalizzato, la capacità di produrre cultura è divenuta un elemento “centrale” anche del vantaggio competitivo internazionale.Ciò, certo, non solamente per il turismo, bensì anche per ciò che concerne le capacità aggregative di carattere politico, la riproduzione del legame sociale, il sostegno all’industria culturale, l’attrazione di personale qualificato e degli intellettuali, il prestigio per i propri prodotti di esportazione, ecc…

Mentre, fino a poco tempo fa, l’ Europa poteva vantare una grande attrattività come “Paese di Cultura”, negli ultimi decenni, essa si è vista scalzata, non solamente dall’ America, ma anche dal Giappone, dall’ India e dalla Cina.Inoltre,molti dei grandi intellettuali che avevano fatto la fama dell’ Europa nel Dopoguerra sono oramai scomparsi, e non si è ancora formata una generazione capace di sostituirli.Come “rintracciare” le nuove eccellenze nel “mare magnum” dell’ industria culturale e dei media?Cosa fare per promuoverle?

Alpina si propone di stimolare uno sforzo corale di Associazioni e Autorità Torinesi per dibattere su questo tema, con l’ obiettivo di fare di Torino un centro propositivo capace di aggregare competenze di tutta Europa, e di verificare lo stato di avanzamento di questo progetto con un’ulteriore iniziativa, di respiro internazionale, da realizzarsi nei prossimi mesi

L’Europa che noi vogliamo non è quella di oggi. Tuttavia, questo non è un buon argomento per “chiamarsi fuori” dell’Europa, ma, anzi, è uno stimolo per battersi affinché l’Europa divenga ciò che noi vogliamo che essa sia.

Alpina, Diàlexis e tutti i nostri ospiti sono associazioni, e/o intellettuali, che si dedicano in modo prevalente alla promozione della cultura in ambito piemontese, con un respiro “lato sensu” globale, e con un accento speciale per l’Europa.La politica culturale locale è stata fatta per molti decenni sulla base delle ideologie, dei “clan” e del “lasciar vivere”: non ci su è mai posti la questione delle priorità.Priorità politiche della nostra Regione e gerarchia (quasi) obiettiva dei valori culturali.

Oggi noi non possiamo più limitarci a proporre gli Autori locali. Noi dobbiamo avere l’ambizione di rappresentare in Medalp i grandi intellettuali europei, di fare di Medalp il trampolino di lancio dei grandi intellettuali europei.Ma, per potere fare ciò, dobbiamo, preliminarmente, novelli Edipo, risolvere il fatale enigma: chi saranno i maestri dell’Europa?Domanda retorica, ma di soluzione tutt’altro che facile.

Non solamente noi abbiamo delle sensazioni preoccupanti in proposito, ma prendiamo pure atto di gravi messaggi che emergono da prese di posizioni autorevoli sugli organi di comunicazione dell’“establishment”, come La Stampa e La Repubblica, dove, prima, Marc Augé, e, dopo, Robert Compagnon, i quali hanno, e giustamente, “puntato il dito” contro la “décadence” dell’industria europea (ciò sia per ciò che riguarda la capacità di produrre e di riprodurre “geni epocali”, sia per quanto riguarda quella di generare una “cultura popolare” ma non deteriore).

Condividiamo il senso di preoccupazione di Augé e di Compagnon.

Quanto al primo, ricordiamo che, mentre, fino agli Anni ’20, l’imitazione dei modelli europei era la regola in America, in Russia, in India, in Cina e nel Medio Oriente, ad oggi, la produzione culturale europea è praticamente ignorata in tutto il resto del mondo, mentre le opere (letterarie, filosofiche, politologiche, artistiche) europee risentono pesantemente dell’influenza nord-americana.

Come se ciò non bastasse, vi è, “a rovescio”, un “irraggiamento culturale” della Cina e dell’Islām sul resto del mondo, che serve a cancellare ulteriormente le tracce della presenza culturale europea, già massacrata dall’egemonia americana.

Ma questo fenomeno, denunziato (assai opportunamente) da Marc Augé, è, purtroppo, soltanto una faccia della medaglia.L’altra faccia è che, anche all’interno stesso dell’Europa, stanno venendo meno i grandi “mostri sacri”, la cui eccellenza era incontrastata ed incontestata.È, certamente, un fatto generazionale, eppure è anche una vicenda culturale e politica. Vorrei citare, come esempio, un dibattito che ho intrattenuto con il grande scrittore albanese Ismaïl Kadaré in occasione del suo intervento a "Torino Spiritualità" di un paio d’anni fa.In quell’occasione, interrogai Kadaré , in modo, forse, fin troppo diretto, su di un problema quantomeno scottante: non è, forse, che, con la vittoria del sistema liberaldemocratico occidentale, venga meno la concezione tradizionale di cultura, elitaria, ma anche critica?Non credo di avere avuto una significativa risposta, in quanto ,probabilmente, anche i grandi Autori dell’Est sono stati, sostanzialmente, "travolti "da questa questione.

Venendo all’Europa Occidentale, i decrescere progressivo, nei successivi decenni, delle grandi personalità artistiche, è, forse, l’estremo prolungamento della “décadence” nietzscheana.Gli ultimi “grandi artisti, scrittori e pensatori” ci hanno lasciati nell’ultimo decennio: pensiamo ad Althusser, a Gadamer, a Tarkovsky, a Kieslowsky, a Solzhenitzin, a Jünger, eccetera.Esistono nuovi Autori di un livello sufficientemente elevato per riempire il vuoto lasciato da quei grandi predecessori?


Dibattito

DOVE STA ANDANDO OGGI LA CULTURA EUROPEA?

Via P. Giuria n. 6 c/o Alpina srl/Associazione Diàlexis

Tel.011 6688758 E.Mail: info@alpinasrl.com

Ore 21: Saluti di Riccardo Lala (per Alpina/Dialexis), Stefano Commodo (per IPSEG), Bruno Labate (per Poesia Attiva), Mauro Carmagnola (il Laboratorio)

E’ possibile oggi riconoscere ed individuare una “Cultura Europea”?

Esistono oggi momenti di eccellenza della cultura in Europa?

Quali le priorità di una politica europea della Cultura?

Come configurare a Torino un’ iniziativa di respiro internazionale su questi temi?

Ore 21,30.Introdurranno il dibattito di Gianpiero Leo,Costanzo Preve , Alfonso Sabatino e Marcello Croce

modera: Riccardo Lala

Ore 22,15 Dibattito

Chi desidera iscriversi a parlare, può contattarci all’ E.mail :

info@alpinasrl.com


LAì TIS EVRòPIS, XESIKOTHìTE!

Greek Crisis Obliges Everibody in Europe to Rethink Thoroughly Last 20 Years.La crise grècque oblige tout le monde en Europe to reconsidérer radicalement les derniers 20 ans. Griechische Krisis zwingt alle in Europa die letzten 20 Jahre grundsaetzlich zu umdeuten.


L'immagine del Partenone occupato, con lo striscione: "POPOLI D' EUROPA, INSORGETE!" non può farci meditare.

Siamo fra coloro che, da sempre, hanno ritenuto prima o poi inevitabile una "frattura forte" con il mondo "globalizzato".

Riteniamo anche che le ragioni della nostra preoccupazione siano quelle che stanno portando la Grecia sull' orlo della guerra civile, come ha affermato lo stesso Primo Ministro Papandreu, facendo appello alla solidarietà dell' opposizione.

"Nocciolo duro" di questa preoccupazione: STIAMO COLPEVOLMENTE SPRECANDO LE PPNOSTRE VITE! (ciò che avrebbe voluto evitare la "Parabola dei Talenti").

Le crisi cicliche, che sono una caratteristica strutturale delle economie moderne (capitalistiche e socialistiche: chi non ricorda le "rivolte per il pane" nell' Europa dell' Est?), sono in netto contrasto con l' idea classica e cristiana del "bene vivere", che significa un' organizzazione moderata dei beni economici ("oikonomìa"), per garantire arminia e continuità alla vita della famiglia e della Città.

Esse sono tipiche di un sistema economico manipolato, dove le crisi servono a mascherare l'inconsistenza del preteso progresso economico e della pretesa mobilità sociale.Inoltre, sono il sintomo del prevalere di valori razionalistici ed utilitaristici (la "crescita", la "speculazione"), contro i valori spiritualistici ed umanistici (l'"armonia", la "solidarietà", la "Cultura").

Nel corso degli ultimi 20 anni, si è tentato di persuadere il mondo intero che tutti i problemi della storia dell' Umanità fossero in procinto di essere risolti, in quanto il "General Intellect" si sarebbe liberato dell' ultimo "errore", il Marxismo.

A questo punto, la Ragione, la Scienza e la Tecnica, attraverso l' America, l' Occidente, le Organizzazioni Internazionali e il Mercato Globale, avrebbero abbattuto i limiti ideologici, i pregiudizi culturali, le strozzature organizzativa, e sarebbe cominciata un' era di crescita illimitata, in cui ciascuno avrebbe trovato la piena soddisfazione dei suoi bisogni.

Nulla di tutto questo.

Al contrario, i più feroci pregiudizi (spirito di elezione, esclusivismo religioso e ideologico), il più chiuso egoismo (spirito "punitivo" verso tutti gli "Altri"), la più incredibile incultura ("realities", "talk shows").Ma non solo: intere classi sociali rovinate; intere generazioni che non entreranno mai nel mondo del lavoro; interi popoli, come quello irakeno e quello afgano, che sono in guerra da 20 anni.

Di fronte a questo sfacelo, che cosa obiettare a coloro che ci chiedono DI INSORGERE?

Ovviamente, insorgere contro la riduzione della società ad economia, contro l' egemonia dei mediocri, contro la propaganda menzognera. Ma anche contro l' assurda fiducia che lo Stato ociale possa sopravvivere fondendosi con la finanza internazionale; che l' Euro possa fondare la sua forza sull' alleanza con le banche d' affari americane.

L' unica speranza è che le società reali (la Società Civile Europea, gli "intellettuali inorganici", le strutture pubbliche europea e nazionale) oppongano un adeguato "contrappeso" alla globalizzazione selvaggia, ed un nuovo progetto, che ritorni alle basi originario del Sistema Socio-Politico Europeo:

-politica sociale di "armonia", fra "sviluppo" e "conservazione", fra "élite" e "popolo";

-programmazione concertata a lungo termine;

-bassi tassi di profitto ma sicurezza degli investimenti;

-privilegio della cultura e della solidarietà sul consumismo.

Non possiamo sperare che questo movimento parta da solo, o sia attivato da qualcuno di esterno (Governi, Chiese).Dev' essere attivato dalle "minoranze pensanti" del popolo europeo.

mercoledì 5 maggio 2010

TUTTO SOTTO IL SOLE (T’IEN XIA)

In recent years in China there has been renewed talk of a Tianxia, in particular in the context of international politics.Récemment, en Chine on assiste à un renouveau du siscours concernant le T'ien Xia, notamment dans la politique internationale.In den naechsten Jahren, erlebt China eine erneuerte Debatte ueber T'ien Xia, insbersondere was internationale Politik anbelangt.



Il 17 Luglio 2009, all' 11a conferenza degli Ambasciatori Cinesi a Pechino, Hu Jintao ha sottolineato l' importanza, per la Cina di oggi, delle "Quattro Forze"(si li 四力):

L'accresciuta influenza politica (zhengzhishang geng you yingxiangli 政治上更有影响力);
L'accresciuta competitività economica (jingjishang geng you jingzhengli 经济上更有竞争力);
Un carisma nazionale (xingxiangshang geng you qinheli 形象上更有亲和力);
Un fascino di carattere morale(daoyishang geng you ganzhaoli
道义上更有感召力).

Queste "Quattro Forze" si sono manifestate innanzitutto attraverso la grandiosità di manifestazioni come le Olimpiadi di Pechino e l’Esposizione Universale di Shanghai (attualmente bin corso), le quali non possono celare, tuttavia, le contraddizione nelle quali la Cina e destinata a dibattersi sempre più nei prossimi anni.

La cultura cinese, fino a Mao-Tse-Dong, non aveva mai cessato di sottolineare la specificità cinese di uno Stato, in fondo, imperiale, ma, cionondimeno, chiuso su se stesso.

Questa concezione, chiamata T’ien Xia (“Tutto sotto il cielo”) risale all’antichissima (e mitica) dinastia Zhou, la quale, pur dirigendo uno Stato federale comprendente solo una piccola parte della Cina, era convinta di comandare il mondo intero, poiché le sue conoscenze geografiche non andavano molto più in là.

I Cinesi condividevano questa persuasione con tutti i più antichi imperi, da quello egizio a quelli assiro-babilonese, fino, perfino, a quello romano, che pensava di governare l’"Oikuméne”.

Invece, imperi più recenti, come quello persiano ed il Sacro Romano Impero, pur aspirando a governare il mondo intero, si rendevano conto dei loro limiti, e ritenevano che la lotta per la conquista del mondo fosse un problema ed un rischio.

Infine, l’Islam, e, poi, l’attuale Impero Occidentale, hanno manifestato l’ambizione di governare effettivamente il mondo intero, attraverso una ben programmata politica di conquiste.

La Cina non ha ancora rinnegato la sua vecchia vocazione isolazionista, coerentemente con la quale è gelosissima della propria sovranità su Taiwan, sul Tibet e sul Xin-Jiang, ma non aspira ad esportare, né eserciti, né valori politici.

Eppure, le dimensioni della sua forza e le esigenze della sua economia, che si rivelano ora in tutta la loro impressionante grandezza, la forzano, giorno per giorno, ad intervenire sempre più pesantemente in questioni che non riguardano il tradizionale T’ien Xia: lo sviluppo dell’Africa, la sicurezza dell’Oceano Indiano, la politica monetaria internazionale, i corridoi infrastrutturali eurasiatici, eccetera.

Il fatto stesso che, a Shanghai, siano presenti, ed in forze, tutti i Paesi del mondo e tutte le organizzazioni internazionali, dimostra che la Cina si identifica oramai sempre più con il mondo.

Come configurare questa massiccia compresenza? Come evitare il conflitto con gli altri soggetti che fino ad ora si sono combattuti per il controllo del mondo, come l’America e l’Islam? Saprà la Cina, forte della sua antica cultura, imporre alle altre grandi potenze un’autolimitazione che vieti conflitti distruttivi?Cosa può fare l' Europa in tutto questo?

IL PAPA A TORINO

Presence of Benedict XVI in Turin Stresses Roles of Holy Shroud and of Turin. La présence du Pape à Turin souligne l’importance du Saint Suaire et de Turin. Papstes Besuch in Turin verstaerkt Rolle des Grabtuches
und von Turin


L’ostensione anticipata della Sindone, e la corrispondente presenza del Papa, dimostrano l’importanza che reliquie come la Sindone rivestono ancor oggi nella religiosità, ufficiale e popolare.
Questa ritrovata importanza costituisce, certo, un ridimensionamento delle pretese scientistiche, secondo le quali, con il diffondersi della scienza e della tecnica, se non la religione, avrebbero regredito, almeno, le sue forme “più arcaiche”, come il culto delle reliquie.
Questa pretesa non era certo nuova, in quanto il rifiuto dell’adorazione di oggetti od immagini aveva già fatto apparizione in epoche diverse, presso gli Ebrei, la Cristianità bizantina e l’Islām. Essa non si collegava, allora, ad una pretesa scientista, bensì ad una nozione estremamente trascendente della divinità, che non ammetteva compromissioni con la contingenza terrena.
Come si sa, questa concezione fu perdente nella storia della Cristianità.
E non ne mancano i motivi. L’uomo non è puro spirito. Anche la religione non può essere puramente spirituale, ma è chiamata a rappresentare l’inscindibile connessione fra il terreno ed il divino. L’essenza stessa del Cristianesimo è nell’incarnazione, passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo.
Come potrebbe non essere rilevante ciò che testimonia di questa vicenda?
Diversa la questione della verità obiettiva, e/o scientifica, della tradizione legata alle reliquie. Verità obiettiva che non è, per altro, decisiva, neppure per la Chiesa, che non se ne rende dogmaticamente garante.
Quello che conta è la memoria culturale che è legata alla reliquia. Memoria che è di per sé un elemento fondante molto forte, come dimostra il peso che la riconquista della Sindone ebbe, per esempio, per l’Impero bizantino.
Il fatto che tale reliquia, unica nella Cristianità, sia passata alla Savoia, e, poi, a Torino, non è, quindi, priva di collegamento perfino con la dottrina della “Translatio Imperi”.
Chi fosse titolare della reliquia poteva, addirittura, vantare pretese al trono imperiale; tant’è vero che il Re d’Italia era, per diritto dinastico, anche Re di Gerusalemme.
Qualche volta, occorrerebbe riflettere sul senso di particolare predestinazione che la Sindone conferisce alla nostra Città.

giovedì 29 aprile 2010

DUE NUOVE INIZIATIVE DI ALPINA E DIALEXIS A MAGGIO

Alpina and Diàlexis Have Ambition to Federate Initiatives of Cultural Associations for Europe in Piedmont.Alpina et Diàlexis ont l' ambition de fédérer les initiatives des Associations culturelles pour l'Europe.Alpina und Diàlexis haben die Anwartschaft, die kulturellen Bewegungen fuer Europa zu verbinden.



All' inizio di Maggio, si svolgeranno, presso la sede di Alpina-Diàlexis due importanti manifestazioni, unite dall' obiettivo di fare, delle nostre organizzazioni, il fulcro degli sforzi per unificare e razionalizzare le forze di coloro che si adoprano per fare di Torino un centro propositivo più favorevole,

La situazione non potrebbe essere più favorevole.

A livello mondiale, la crisi della finanza internazionale e l' emergere dei BRIC's pone le pre-condizioni affinché possa essere accettata l' idea di una nuova cultura post-moderna, che tenga conto delle tradizioni e dei valori di tutte le parti del mondo.

A livello europeo, la crisi dell' Euro ribadisce che un' Europa puramente materialistica non poò sopravvivere, se non è sostenuta da un forte afflato spirituale e dall' amicizia fra i popoli, anche quelli (come, per esempio, i Turchi e i Russi), sono stati da molti considerati come "Nemici ereditari".

In Italia, si apre, all' interno di una maggioranza tradizionalmente considerata autoritaria, una forma di dibattito che, con tutti i suoi limiti, cerca di coniugare le preferenze popolari (certamente conservatrici), con le tradizioni culturali italiane (molto più pluralistiche che quelle di certi grandi Paesi).

A livello locale, il cambiamento inaspettato e radicale della leadership regionale comporta l'esigenza di un serio ripensamento di tutti gli attori della politica culturale, al di là degli schemi precostituiti e dei privilegi ereditari.

L' obiettivo che noi perseguiamo è un dibattito aperto e senza pregiudizi fra tutti coloro che hanno a cuore la cultura in Piemonte, al fine di pervenire a:

-una definizione condivisa delle tendenze culturali presenti in Europa e dei fabbisogni culturali del Piemonte;

-un "networking" mirato alla "messa in rete" di intellettuali, associazioni, Autorità, istituzioni culturali, tutti finalizzati ad offrire in Piemonte prodotti culturali per l'Europa;

-una nuova forma di associazionismo ,capace di proporre in modo selettivo ai finanziatori ed alle Autorità prodotti culturali di eccellenza, coerenti con l' Identità Europea e Piemontese e finanziariamente sostenibili;

-un "forum" europeo delle eccellenze;

-la base programmatica per la collaborazione euroregionale fra le Regioni del Nord-Ovest, le Francia di Sud Est e la Svizzera.

Sulla strada per raggiungere questi obiettivi, Vi proponiamo, nei prossimi giorni due significative iniziative:

-4 maggio, ore 17,3o presso Alpina-Diàlexis, Via p. Giuria 6, Torino:

La presentazione presso la sede di Alpina-Diàlexis dell' iniziativa "Napoleone a Cherasco":


214° ANNIVERSARIO DELL'ARMISTIZIO DI CHERASCO

Sfilate di truppe, rievocazione storica
musiche napoleoniche e "sons et lumières"

napoleone_a_cherasco

14 -15 - 16 maggio 2010 - Centro Storico di Cherasco

Dopo i successi delle passate edizioni, tornerà "Napoleone a Cherasco" anche quest'anno: sarà il 14, 15 e 16 maggio, la manifestazione dedicata a NAPOLEONE BONAPARTE e all'Armistizio di Cherasco, proposta dalla Città di Cherasco, in collaborazione con la Fondazione De Benedetti "Cherasco 1547" (Onlus).

L'Armistizio di Cherasco, firmato il 28 aprile 1796, tra il Bonaparte (il Generale aveva solo 26 anni quando prese il comando dell'armata d'Italia che in un'inesorabile avanzata avrebbe condotto al grande successo di battaglie e vittorie) e Vittorio Amedeo III di Savoia, in seguito alla Battaglia di Mondovì, metteva fine alla prima fase della Campagna d'Italia e sanciva l'occupazione francese del territorio sud occidentale del Piemonte, dalla Valle Stura ad Alessandria, e delle fortezze di Cuneo, Ceva e Tortona, nonché l'abbandono dell'alleanza con gli Austriaci.

Quest'anno il programma si articola su tre giornate, venerdì, sabato e domenica, dedicate alla rievocazione dell'Armistizio, in base al quale la Francia annetteva Nizza, Tenda e la Savoia, e otteneva il libero transito attraverso il Piemonte per le sue truppe al fine di proseguire la guerra contro l'Austria: oltre alla battaglia tra truppe francesi, austriache e piemontesi e alla firma della tregua, sono previsti momenti culturali legati all'evento.

È prevista la partecipazione di circa 30 gruppi storici d'Italia, di Francia e d'Austria che si accamperanno ai margini del Centro Storico, lungo gli antichi bastioni della Città e sfileranno per le vie cheraschesi in diversi momenti delle giornate, riportando Cherasco all'epoca di quel fine aprile del 1796. Come le scorse edizioni, parteciperanno circa 400 soldati provenienti da tutta Europa, con reparti di artiglieria, fanteria, cavalleria, stato maggiore e vivandiere: con armi e uniformi fedeli al periodo storico rievocato, faranno rivivere lo spirito dell'epoca.

Lo scopo è quello di accostare il pubblico e i visitatori, in modo curioso, divertente e attivo, alla Storia: quella di Cherasco in particolare, che è stata per secoli parte integrante della Storia d'Italia.

Anche quest'anno ci sarà lo spettacolo di "Sons et lumière", previsto nella serata di sabato 15 maggio, dalle ore 22 alle 24, nella piazza dell'Arco del Belvedere, uno spettacolo che riproduce le vicende del periodo napoleonico, dove le immagini proiettate si fondono con l'elemento architettonico. La colonna sonora, composta da brani della Rivoluzione Francese, accompagnerà la video proiezione e narrerà la prima campagna d'Italia del 1796 e la vita di Napoleone Bonaparte.

Saranno invece due le novità per questa edizione: la presenza di un'"Antica taverna" nel piazzale Möckmühl che distribuirà il "Rancio delle truppe" (zuppa di trippe e legumi, salsiccia allo spiedo, verdure dell'orto, frutta, vino rosso di Langa a 10 Euro, con servizio il sabato dalle ore 18 alle 23 e la domenica dalle 11 alle 15). E, in collaborazione con la scuola Media Statale S. Taricco di Cherasco, la mostra e l'"atelier del fumetto Napoleonico" con il fumettista francese Stéphane Pêtre, autore di numerosi libri sull'epoca Napoleonica (nelle sale della scuola in via Beato Amedeo).

Ed ecco il programma della tre giorni napoleonica.

VENERDI' 14 MAGGIO

Ore 21 Palazzo Comunale - Conferenza storica
"Napoleone e le donne: Joséphine ele altre..." a cura del prof. Francesco Bonifacio Gianzana

SABATO 15 MAGGIO

Ore 10.00 Arrivo delle truppe e allestimento del bivacco
Movimento delle truppe nel Centro storico
Atelier "Antichi mestieri"

Ore 11.30 Scuola Media S. Taricco - Inaugurazione mostra "Fumetti Napoleonici"

Ore 15.00 Battaglia campale ed esercizi di cavalleria

Ore 17.30 Piazza del Municipio - Letture e musiche

Ore 20.00 Visita al bivacco

Ore 20.45 Centro Storico - Musiche napoleoniche e canti rivoluzionari

Ore 21.30 Concerto di Grognards e Ussari

Ore 22 - 24 Centro Storico - Grande Spettacolo "Son set lumiere"

Ore 22.15 Movimento di truppe

Ore 24.00 Ronde notturne nel Centro Storico

DOMENICA 16 MAGGIO

Ore 9.00 Centro Storico - Apertura Mercatino Napoleonico

Ore 10.00 Movimenti di truppe - Addestramento per singoli reparti

Ore 11.00 Piazza del Municipio - Saluto del Sindaco
Partenza della parata ed adunata dei reparti per la presentazione alle Autorità e agli ospiti illustri

Ore 11.30 Concerto di musiche napoleoniche

Ore 12.00 Sfilata di truppe. Movimenti della cavalleria e della fanteria

Ore 13.00 Visita al bivacco

Ore 15.00 Centro Storico - Simulazione della battaglia

Ore 16.30 Termine delle ostilità

Ore 16.40 Piazza del Municipio - Schieramento dei reparti
Rievocazione della firma dell'Armistizio tra plenipotenziari francesi e piemontesi presente Napoleone Bonaparte

Ore 17.00 Scene di giubilo e festa per le strade, tiro delle salve con cannoni schierati. Premiazione soldati


-9 Maggio:Festa dell' Europa

Ore 21,00 presso Alpina-Diàlexis,Via P. Giuria 6

DOVE STA ANDANDO OGGI

LA CULTURA EUROPEA?

Nel mondo globalizzato, la capacità di produrre cultura, (che, da sempre, ha costituito un elemento di forza per qualunque società), è divenuta un elemento “centrale” anche del vantaggio competitivo internazionale.

Ciò, certo, non solamente per il turismo, bensì anche per ciò che concerne la capacità aggregativa di carattere politico, la riproduzione del legame sociale, il sostegno all’industria culturale, l’attrazione di personale qualificato e degli intellettuali, il prestigio per i prodotti di esportazione, ecc…

Mentre, fino a poco tempo fa, l’ Europa poteva vantare una grande attrattività come “Paese di Cultura”, negli ultimi decenni, essa si è vista scalzata, non solamente dall’ America, ma anche dal Giappone, dall’ India e dalla Cina.

Inoltre,molti dei grandi intellettuali che avevano fatto la fama dell’ Europa nel Dopoguerra sono oramai scomparsi, e non si è ancora formata una generazione capace di sostituirli.

Come “rintracciare” le nuove eccellenze nel “mare magnum” dell’ industria culturale e dei media?Cosa fare per promuoverle?

(Alpina) si ripropone di stimolare uno sforzo corale di Associazioni e Autorità Torinesi per dibattere su questo tema, con l’ obiettivo di fare di Torino un centro propositivo capace di aggregare competenze di tutta Europa, e di verificare lo stato di avanzamento di questo progetto con un’ulteriore iniziativa, di respiro internazionale, da realizzarsi nei prossimi mesi.

Torino, 9 maggio 2010,


Dibattito:

DOVE STA ANDANDO OGGI

LA CULTURA EUROPEA?

Via P. Giuria n. 6

c/o

Alpina srl/Associazione Diàlexis

Tel.011 6688758 E.Mail: info@alpinasrl.com

Ore 21: Saluti di Riccardo Lala (per Alpina/Dialexis), Stefano Commodo (per IPSEG), Bruno Labate (per Poesia Attiva), Mauro Carmagnola (il Laboratorio)

E’ possibile oggi riconoscere ed individuare una “Cultura Europea”?

Esistono oggi momenti di eccellenza della cultura in Europa?

Quali le priorità di una politica europea della Cultura?

Come configurare a Torino un’ iniziativa di respiro internazionale su questi temi?

Ore 21,30.Introdurranno il dibattito di Gianpiero Leo,Costanzo Preve , Alfonso Sabatino e MArcello Croce


modera: Riccardo Lala

Ore 22,15 Dibattito

Chi desidera iscriversi a parlare, può contattarci all’ E.mail :

info@alpinasrl.com





mercoledì 28 aprile 2010

IPAZIA E L'EUROPA

Recent Film Renews Interest for Haethen Martyr.Film récent renouvelle l' intéret pou la martyre payenne.Film erneuert Interesse fuer heidnische Martyrerin.









Il film su Ipazia di Amenàbar riprende un recente romanzo, ma il tema era già noto dalla storiografia bizantina e dalla letteratura sette e ottocentesca.

L' argomento si presta a strumentalizzazioni ideologiche: dopo l' editto di Teodosio, non sono più i pagani a perseguitare i cristiani, ma viceversa.

Nella metropoli orientale di Alessandria, i cristiani sono strutturati come una vera e propria milizia, che organizza "pogrom" contro i propri avversari e tiene in ostaggio le autorità imperiali.

La filosofa e scienziata Ipazia, custode della Biblioteca di Alessandria, rifiuta di convertirsi, prosegue i propri studi e incoraggia il Prefetto Oreste a resistere alle imposizioni del Vescovo.

Per questo, essa è presa di mira dalla "milizia" cristiana e linciata.

Nonostante l' inevitabile deriva anticlericale, il film presenta un quadro ampio e differenziato della società tardo-imperiale, dove diverse culture (quella greco-romana, quella ebraica e quella cristiana) lottano per prevalere.

Ciascuna di essa viene mostrata con i suoi pregi e con i suoi difetti.Alla fine, lo "spirito della storia" privilegia quella cristiana. Ma, intanto, si tratta di un Cristianesimo molto di facciata: tutte le Autorità si convertono per avere salva la vita.Poi, prevale uno spirito settario e violento, che, oggi, verrebbe definito "fondamentalista". Ciò che è effettivamente più scioccante è che i Cristiani sono descritti un pò sulla falsariga dello stereotipo del fondamentalismo medio-orientale. Viene in mente la misteriosa setta evocata da Jusef Shahin ne "Il Destino". E, in effetti, non è che non vi siano affinità. Siamo in Egitto, l' Islam non c'è ancora, ma ci sono già tutte quelle caratteristiche culturali e sociali che alimenteranno i settarismi cristiani ed islamici.

Inoltre, le vicende dell' Irak e dell' Afganistan ci mostrano quanto si assomiglino i fondamentalismi islamico e occidentale.

Troppo schematica la figuradi Ipazia, che, con il solito anacronismo progressista, viene dipinta come se fosse atea, o almeno agnostica, femminista e tutta dedita alla geometria.

Ora, è praticamente impossibile che ,nel basso Impero, vi fossero degli atei: semmai, i filosofi neo-platonici, come Ipazia, erano dediti ad un misticismo che sconfinava nel paganesimo. Ed è per questo che si scontravano con i cristiani.

Comunque, nel complesso, un' opera equilibrata, che ci fa riflettere sulle nostre origini.

Anche perchè, oggi, Alessandria è nell' Islam.